venerdì 11 novembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I CINQUE GRAZIE

Sotto lo stesso tetto, Chris Raschka (trad. Francesco Piperno) 
Biancoenero 2022 


 NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Theo trovò Bunchley sul marciapiede, con tutta l'aria di una begonia appassita. 'Che problema c'è signor Bunchley? gli chiese Theo. Questa è la mia ultima settimana al 777' disse Bunchley, calciando un sassolino nel canale di scolo. 'Sul serio? Come mai?' 'Non so parlare di baseball' 'Neanche io' disse Theo. Mentre apriva la pesante porta d'ingresso che il signor Bunchley aveva trascurato di aprire, Theo si fermò un attimo pensieroso. Bunchley, tornando in sé, balzò verso la porta per tenerla aperta. 'Grazie, signor Bunchley. Penso di sapere come fare a tirarci entrambi su di morale. Torno subito." 

Theo, ragazzetto delle medie che vive al diciannovesimo piano del palazzo al civico 777 di Garden Avenue a New York, ha un problema anche lui: scrivere un tema dal titolo Quale sarebbe stato il social media preferito da Jane Austen se fosse stata una teenager oggi?
Il portiere, autorevole e pieno di ottime qualità che però non sa parlare di baseball con gli inquilini a cui rispettosamente rivolge sempre almeno un saluto nel aprire loro il portone di accesso, e un ragazzetto, che ha bisogno di schiarirsi le idee, trovano il loro modo di superare la difficoltà grazie a una Painted Lady, un garofano a strisce bianche e rosse. 
Quei due, un omone dentro il suo cappottone e con un autorevole cappello in testa e un ragazzino entrano in connessione su una cosa che li tiene insieme, l'amore per la botanica, e cominciano a disporre sul davanzale nell'atrio del palazzo una pianta dopo l'altra, una più bella e rara dell'altra. 
La prima cosa che succede è che gli abitanti del palazzo se ne accorgono e se ne compiacciono (e smettono di commentare il baseball, parlando piuttosto delle nuove piantine), tra loro anche l'anziana proprietaria dell'intero stabile di più di venti piani, la signora Rotterdam-Bottom. 
a seconda cosa che succede è che per questa profumata novità, non solo Bunchley non perde il posto per la sua insipienza nel baseball, ma riceve anche un aumento di stipendio. Potere delle connessioni. 
Un edificio di ventidue piani nell'East Side costruito ai primi del Novecento da due valenti architetti, uno strutturista e uno creativo che potrebbe essere definito neo-proto-azteco-egizio-gotico con elementi vichinghi qui e lì. Questo è il contenitore, tutt'altro che silenzioso nelle sue strutture (dall'ascensore alla caldaia), in cui agiscono, si muovono entrano in connessione tra loro i diversi inquilini: musicisti jazz (a due e a quattro zampe), coppie inseparabili, ragazzine con la passione per l'idraulica e della maglia, signore che hanno a cuore il decoro, vecchi piloti di jet che hanno a cuore, invece, la gravità e i piccioni, cantanti d'opera con la passione per i dolci, psichiatri (a due e quattro zampe), oltre naturalmente all'amministratore, il manutentore e lui, il portiere. 

Riconosciuto come uno dei migliori illustratori contemporanei, due Caldecott (2006 e 2012) e una Honor (1994) già messe da parte, Chris Raschka dimostra di essere anche un eccellente scrittore. 
Due (ma forse anche cinque) principalmente i fattori che a mio avviso lo rendono tale: da una parte la capacità di costruire una trama, una griglia narrativa davvero molto robusta. 
Un romanzo corale in cui vediamo agire un buon numero di personaggi che entrano ed escono di scena, come accadrebbe nella vita vera, da un grande palazzo di 22 piani a Manhattan, Upper East Side. 
Il topos del palazzo come contenitore delle singole storie e dei reciproci intrecci non è certo una novità, ciò nonostante spicca la sua volontà di fare un passo ancora ulteriore e di dare voce al contenitore stesso, come se fosse personaggio tra i personaggi, in una sorta di animismo meraviglioso in cui anche un ascensore può contribuire a far sbocciare un amore e una caldaia sa reagire dal punto di vista fisiologico allo stesso modo di una ragazzina di quarta elementare, quando beve latte scremato.
Questa sua attenzione rivolta al contenitore è la stessa che lui va sostenendo quando si parla di albi illustrati: l'arte di un libro con le figure, non la fanno solo le figure e le parole (e la loro relazione reciproca), ma anche il libro stesso: il contenitore, appunto. 
A parte questo, che comunque è segnale di un profondo ragionamento di un genio creativo, nel romanzo si coglie all'istante una sua grande capacità di dare corpo - e soprattutto anima - a tutti quelli che transitano sulla pagina. E di farlo, ed è qui lo scatto di qualità, senza spendere neanche una parola su quello che esula dal mero accadimento. 
Mi spiego. Noi capiamo chi sia Theo solo attraverso quello che Theo fa o dice. Lo stesso accade per il signor Bunchley, per la piccola Victoria, per il signor Jones e il signor Norton e per tutti gli altri: da un punto di osservazione distante quanto basta li vediamo agire, li sentiamo parlare o tacere, dialogare o arrabbiarsi, lavorare, dormire, uscire, tornare, pranzare... e lentamente ma inesorabilmente sappiamo chi sono fino in fondo. 
Non una parola spesa da Raschka per spiegarci le cose. Lui, semplicemente, le fa succedere. Nessuna 'voce fuori campo' che spieghi. 
L'intelligenza del lettore è fatta salva. E non potrà che esserne grato all'autore.
Un esempio eclatante è il racconto, a mio avviso il migliore per quanto sappia essere emblematico in tal senso, Acqua caldaCome raccontare, con leggerezza e ironia, cose giganti (su cui fiumi di inchistro e di retorica sono stati spesi) come  l'amicizia, l'amore, la paura, la solitudine. E farlo attraverso una semplice sequenza di accadimenti in sole scarse 24 pagine che ruotano in sostanza intorno a dell'acqua calda, appunto. 
Quella di una vasca da bagno e quella contenuta in una teiera. Chapeau!
E qui arriva la seconda ragione per cui Raschka scrittore eguaglia se non supera il Raschka illustratore. 
E a proposito di illustrazione, devo per forza fare riferimento a un amico di Raschka e suo estimatore, David Wiesner. Si potrebbe dire che abbiano un punto di vista analogo e un medesimo tono nel raccontare. 
La capacità dimostrata da quest'ultimo nel creare l'impossibile dal possibile, di creare l'invisibile nel visibile si ritrova con Raschka anche nella narrativa. 
Tanto Wiesner costruisce per i suoi albi (soprattutto quelli senza parole) strutture narrative pervase di una logica stringente, tanto ragiona perché ciascun dettaglio delle sue tavole abbia un preciso senso e ragione di esistere, tanto il suo progetto mentale, che parte da un'immagine anche la più assurda di sempre -delle rane che volano su delle foglie di ninfea attraverso la notte nel cielo cittadino o dei porcellini su una pagina di un libro di fiabe- deve appoggiarsi sulla solidità di quella logica, di una realtà riconoscibile come tale. Solo in tal modo i lettori possono dargli fiducia, credergli e farsi quindi condurre verso un altrove, per assistere convinti all'impossibile che si manifesta. 
Ecco, altrettanto fa Raschka nel raccontare la vita che accanto a situazioni in cui ci ciascuno si può riconoscere, mutatis mutandis il portinaio che commenta o non sa commentare la partita della Nazionale, riempie con la sua inventiva sacchi di meraviglia. 
In altre parole si tratta di un uso sapientissimo della propria immaginazione che sa insinuarsi e poi crescere e, prendere forma e corpo. Secondo motivo per ringraziarlo.
Ma c'è anche uno scatto in avanti ulteriore. 
Raschka come Wiesner studia, si documenta e riempie di informazioni il racconto. Dopo aver letto le quasi trecento pagine, accanto all'accresciuto immaginario, il bagaglio di conoscenze è decisamente più pesante che alla partenza. 
E qui parte il terzo ringraziamento.
In ultimo due parole sul tono che Wiesner (fin troppo misconosciuto questo suo lato al quale lui tanto invece tiene) e Raschka ancora condividono: l'ironia che attraversa i loro racconti. E il quarto grazie sorge spontaneo.
In ultimissimo apprezzare la cura che ancora tiene insieme questi due giganti. La cura che mettono in ogni dettaglio, la cura del segno e della parola: un atto di grande rispetto di cui esser loro grati. Cura che in questo romanzo raggiunge il suo vertice nelle pagine finali, perfettamente speculari all'inizio e che sono di nuovo un elenco di fatti per dimostrare il nocciolo dell'intera storia. Che non dirò qui.
Da non perdere, per nessuna ragione al mondo.

Carla

Nessun commento:

Posta un commento