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lunedì 24 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

OF BEARS AND MEN 

Il viaggio di Oregon, Rascal, Louis Joos (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Finite le mie pagliacciate, lo riaccompagnavo nella sua gabbia. 
Una sera Oregon mi ha parlato. Come nelle fiabe... 
'Portami nel grande bosco, Duke'. Lì per lì non sono riuscito a rispondergli niente. 
Ma dopo, solo nella mia roulotte, ho capito che il suo posto era in mezzo a quelli come lui, in un bel bosco di abeti rossi. 
Chi lo sa? Magari avrei pure incontrato Biancaneve..." 

Duke e Oregon lavorano sotto lo stesso tendone. Uno è l'orso del circo, l'altro è il clown. Nano. 
Infelici entrambi, perché esibiti, come fenomeni, semplicemente per la loro natura.
Non lasciandosi bei ricordi alle spalle, i due partono per un lungo viaggio. 
Prima stazione, la fuliggine di Pittsburgh. Da lì si mettono in cammino con pochi soldi in tasca che finiscono presto. Dopo aver fatto tappa a Chicago e dopo aver mangiato un bel numero di hamburger, i due si rimettono in marcia verso ovest. Un passaggio sul camion di Spike diretto nell'Iowa e poi tanta strada a piedi: con ogni tempo, in mezzo alle grandi distese di mais e avanti lungo il fiume Platte, attraversano il Nebraska fino ad arrivare alle Montagne Rocciose.
 

Lì un po' di autostop e poi il 'cavallo di ferro' per fare l'ultimo tratto. 
E poi, al mattino al loro risveglio nel carro merci, appare ai loro occhi, proprio come nel sogno, L'Oregon, le sue montagne, le sue foreste. 
L'orso è finalmente a casa, adesso tocca a Duke trovare la propria. 
Come è bene che sia.

Non sembra possibile che Rascal e Joos, insieme così tante volte nei libri illustrati, abbiano potuto fare qui un brutto libro.


E infatti, in questo, che ha più di trent'anni e lo si può considerare un classico, magicamente ancora una volta accade. 
In questa lunga fuga, dall'est all'ovest degli Stati Uniti, da parte di due personaggi perdenti in cerca di riscatto, rivediamo un viaggio che ne richiama alla memoria tanti altri, visti in grandi film, letti in grandi romanzi. 
Si ritrova intatta, nel testo e nelle immagini, l'atmosfera della provincia americana: le grandi strade deserte, le distese a mais, le fattorie e i mulini a vento, la pompa di benzina nel nulla, tipologie umane consuete - attricetta, commesso viaggiatore e indiano ormai senza piume - il treno merci interminabile che attraversa flemmatico le lunghe distanze, e infine lei, la grande natura. Selvatica e magnifica. 


Qui le foreste dell'Oregon con il monte Hood sullo sfondo. E altrettanto inviolata è l'iconografia del viaggio. Una partenza di due che non hanno più niente da perdere andandosene. Anzi, è in libertà che ci guadagnano. Niente denaro in tasca, contano solo sul buon cuore di altri come loro, ossia persone che non hanno niente da perdere nel dargli una mano... 
Fatto salvo tutto questo che fa da scenario, che non è affatto poco (per la rievocazione di un immaginario già consolidato nei grandi e per la costruzione di un nuovo immaginario per i piccoli, che magari Steinbeck o Thelma e Louise non sanno chi siano, ma chissà che in un domani potrebbero goderne), Il viaggio di Oregon è capace di attraversare una grande questione ma sa anche trovare il suo senso in alcune piccolezze, che quasi quasi rischiano di passare inosservate. Quasi quasi. 
La grande questione è quella che muove un orso e un clown a cercare la propria felicità.
Le piccolezze, invece, qui di seguito, solo alcune. 


La costruzione di questa improbabile coppia, uno enorme e l'altro minuscolo. Così piccolo che lo si potrebbe paragonare a un bambino, cosa che Rascal peraltro, lieve lieve, fa più di una volta. 
Così grande eppure così fragile e sperduto, così piccolo eppure così determinato e sollecito. Solo a me tornano alla mente Lennie e George di Uomini e topi
La geografia solida dell'itinerario di cui ogni tappa è segnata. Sorge spontaneo il desiderio di seguire con il ditino sulla carta geografica il loro lungo percorso. 
Messi come punteggiatura una serie di riferimenti alle grandi questioni che negli anni hanno segnato e segnano tuttora la cultura americana: i nativi, gli afroamericani, le minoranze, i diversi.
Sia nel testo, per esempio con il breve dialogo tra il camionista nell'Iowa, con cui Duke discute di bianco e di nero, sia nelle immagini con il film nel motel e l'insegna stessa del motel. 
L'idea, spesso ormai considerata fuori moda, che una promessa è sempre una promessa. E come tale va mantenuta. I bambini e i clown lo sanno bene. 
E poi arriva il finale. 
Il finale è un buon finale perché è aperto verso un altro pezzo di strada da fare e ha un lieve sapore di malinconia. 
Come è bene che sia. 

Carla

mercoledì 2 ottobre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DI ORSI, PRINCIPI E FUMETTI


La saga degli Orsi Nani del fumettista Émile Bravo torna di nuovo disponibile grazie alla casa editrice Logos che dall’estate del 2023 sta ripubblicando i titoli usciti più di dieci anni fa per Bao Publishing.
I protagonisti sono sette orsi nani che hanno delle caratteristiche a ben vedere molto affini alla loro natura di orsi: hanno uno spirito molto pratico, sono schietti, diretti, e cercano sempre di tornare il più velocemente possibile a una situazione di quiete e di riposo (o di pancia piena, come nel caso di La grande fame dei sette orsi nani). 

© Emile Bravo, La bianca addormentata e gli orsi nani, #Logosedizioni

Nel caso di La bianca addormentata e gli orsi nani, gli orsi si ritrovano, con molto disappunto, con una piacente ragazza che cerca di entrare nella loro casetta. La sciagurata racconta loro della sua matrigna cattiva che la vuole uccidere e chiede di essere accolta dai gentili orsi: 
“Farò tutto ciò che vorrete…”, prega la preoccupata principessa. 
“Le pulizie?” chiede uno degli orsi 
“Eh? Siete fuori di testa? Sono una principessa, io…” 
Parte così la ricerca del famigerato principe azzurro per togliersi da casa la principessa fannullona. 
Nel bosco il piccolo orso incaricato trova improbabili pennuti, castelli illuminati, ma soprattutto molti principi: uno che ha appena lasciato un ballo, uno bruttino che chiede di essere baciato, e poi anche una fata madrina bellissima ma dal carattere irascibile. 
La conclusione della fiaba, naturalmente, sarà alquanto originale. 
Due cose mi sono venute in mente leggendo (e ridendo nel contempo) il fumetto di Bravo. 
La prima è l’importanza dei fumetti come prime letture, e allo stesso tempo la fatica con cui si vendono fumetti in Italia in quanto prime letture. 
Negli anni passati sui fumetti si sono formate schiere di quelli che oggi vengono chiamati i ‘grandi lettori’, anni in cui, paradossalmente, c’era molta scarsità di ‘libri con le figure’. 
Oggi invece che i bambini e le bambine nuotano in un mare di proposte di albi illustrati, il fumetto non è ancora riuscito a fare da ponte tra questi e la categoria di romanzi definiti ‘prime letture’. 
Eppure il fumetto di Bravo è un ottimo esempio per capire perché questa categoria di libri andrebbe fatta entrare nelle scuole e nelle case con gran velocità. 
Andiamo così al secondo punto a cui ho pensato e che caratterizza questa serie di piccoli libri intitolata appunto Le mirabolanti avventure dei sette orsi nani
La caratteristica più avvincente della serie degli orsi nani è la miscellanea di personaggi famosi di fiabe altrettanto famose che si incontrano nelle pagine e che si susseguono senza sosta. 

© Emile Bravo, La bianca addormentata e gli orsi nani, #Logosedizioni


 
© Emile Bravo, La bianca addormentata e gli orsi nani, #Logosedizioni


In una forma di parodia, il racconto procede evidenziando caratteristiche dei personaggi in modo estremamente buffo: la fata madrina isterica, il principe ingessato di Cenerentola, i tre porcellini preoccupati dei soldi, eccetera. In questo carnevale di fiabe, in questo continuo passaggio del buono a cattivo e viceversa, gli orsi nani appaiono gli unici esseri di senno, preoccupati di liberarsi il prima possibile di questi scriteriati famosi delle fiabe, per tornare alla loro quieta realtà. 
Un bambino o una bambina che sta uscendo, non solo metaforicamente, dal mondo delle fiabe, che sta imparando a leggere in autonomia, a volte anche con molta fatica, non può che sentirsi premiato leggendo un fumetto che gli permette di non abbandonare ancora completamente la parte figurativa e allo stesso tempo di affrontare una tematica ‘adulta’ qual è quella della parodia e, ancor più in profondità, dell’ironia. 
In forma di albi illustrati molti autori hanno utilizzato questa formula dell’ibridazione e del mescolamento di fiabe famose: dallo Shrek di Steig, alla trilogia del coccodrillo di Mario Ramos, ai cartonati di Matthieu Maudet. 
Il passaggio alla forma del fumetto affina quest’arte della parodia che premia il sapere del lettore – i bambini sanno chi sono i personaggi – capovolgendo e stravolgendo le carte. 
I bambini diventano così grandi, perché leggono in autonomia, e ridono di ciò che avevano letto coi propri genitori, pronti a prendere il largo verso altri lidi. 
(Una chicca mi è venuta in mente scrivendo degli orsi nani: su Piccola Radio, i podcast di Radiotre per i più piccoli, c’è questa chicca che si intitola Chi ha rapito cappuccetto rosso? scritta da Italo Fasan (guarda caso anche lui fumettista) nel 1966 e interpretata da grandissimi attori tra i quali Vittorio Mezzogiorno. E’ un giallo in cui tutti i personaggi delle fiabe si mobilitano alla ricerca della scomparsa Cappuccetto. E’ divertentissima, e se siete in coda in auto, vi può pure aiutare a passare il tempo.)

Valentina 

"La bianca addormentata e gli orsi nani", E. Bravo (trad. F. Regattin), #Logosedizioni 2024

lunedì 23 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SGRANARE GLI OCCHI

Ö
, Guridi 
Kite edizioni 2024 


ILLUSTRATI  

"Per i miei figli, 
i figli dei miei figli 
e tutti quelli che verranno... 
Non c’è un pianeta B." 

Guridi 

Queste sono le uniche parole di un libro senza parole. 
Fa eccezione questa dedica, appunto, e la breve frase della quarta di copertina. Neanche il titolo è una parola vera e propria: è un segno grafico che, se capito a dovere, non è quello che sembra, ovvero non è (solo) una o con la dieresi... 
In bianco e nero, a parte la palina segna neve - bianca e rossa - e un sacchetto di plastica giallognolo abbandonato e pieno di scarti di un picnic. Forse. 
Il resto è neve e un orso che ci passeggia dentro e fa cose in un inverno senza ibernazione per lui. Si dirige verso le rocce. Annusa e scruta un ramo su cui c'è una spruzzata di neve, scuote l'albero perché la neve gli cada addosso. 
Gioca a far il cervo. 
Fa le nuvole col fiato. 
Si specchia nell'acqua. E più in là vede il ghiaccio incrinato. 
Si sdraia e fa il gioco dell'angelo nella neve... e poi raccoglie il sacchetto abbandonato per buttarlo nell'apposito cestino. 


Quindi si dirige verso la sua caverna invernale. Ma... 

Guridi è una fortuna che esista e che faccia così il mestiere che fa. 
I suoi libri italiani non sono poi moltissimi, lui ne ha pubblicati una sessantina, tuttavia non ce n'è neanche uno che non lasci una traccia forte dopo il suo passaggio editoriale. 
Quando lavora in solitario si percepisce con ancora più chiarezza la potenza del suo disegno. 
E nel silenzio e da solo come qui, ovviamente, dà il meglio, ovvero può essere Guridi fin nel midollo. 
Per esempio, da grafico, lui sa bene che il silenzio gli permette di essere ambiguo, quel tanto necessario perché il lettore si trovi spaesato, si guardi intorno, si interroghi, si attivi e cerchi punti di riferimento per ancorarsi e capire quel che c'è da capire. 


Quello che Guridi vuole succeda è che il lettore nel silenzio di parole-guida - che se ci fossero privilegerebbero un senso e uno solo - da solo debba trovarsi una strada, e fino alla fine non sappia mai se ha imboccato il sentiero giusto. Ammesso che ce ne sia uno solo. 
Il gioco che Guridi mette in atto è quello di "parlare" figura dopo figura con la dovuta lentezza perché il lettore abbia il tempo di percorrere a ritroso la strada fatta fin lì e confermare a sé stesso di non essersi sbagliato. 
L'esempio del titolo è dirimente: lo si capisce solo a libro letto. E solo a quel punto che si smette di vedere la O con la dieresi. Guridi qui si è preso tutto lo spazio necessario: bravo! 
Neanche la quarta di copertina viene in aiuto con una freccia di segnalazione - per di qua o per di là - è mistero puro. Dalla parte del lettore c'è solo quella dedica di cuore. Che non è poco. 
Se si procede nella lettura si incontra la palina nella neve, primo elemento a colori a comparire con lo scopo di accendere i sensori... 
Non è lì a caso. Perché? 
Silenzio. Pausa. La pagina gira. 
La nostra testa attenta ha comunque registrato l'informazione , ovverosia l'incertezza resta, ma quando si segue l'orso nel suo incedere lo si osserva con uno sguardo lievemente più consapevole. 


L'orso si ferma davanti a un ramo e guarda verso l'alto. Perché? 
Silenzio. Pausa. La pagina gira. 
Scrolla il tronco e si fa cadere addosso la neve che si è posata sui rami. 
La palina segna neve, l'orso che si fa la doccia con la neve scossa... L'orso poi si traveste da cervo... 
E pensare che credevo di procedere nella giusta direzione... Si va da un'altra parte? O serve solo a dare un cuore pulsante a quell'orso insonne?
E' uno dei molti gesti espressivi di quella silhouette nera. Che si impara a conoscere. Inevitabile l'empatia.


Insomma la lettura è un incedere cadenzato tra molte domande e ancora più numerose possibili risposte. Si procede con circospezione e sempre maggiore affezione. 
Si tiene conto di tutto, e bisogna essere disponibili anche a tornare indietro e ritrattare. 


La cosa che va fatta è osservare. Esattamente come fa l'orso. 
Poi bisogna partecipare. Esattamente come fa l'orso. 
E solo alla fine, sgranare gli occhi. Esattamente come fa l'orso. 
Per questo motivo forse val la pena fermarsi qui per non mettere parole dove Guridi non vuole ce ne siano. 
Però una cosa va assolutamente detta: l'editore francese, Cot Cot Cot, l'editore coreano, Namumalmi, l'editore italiano, Kite, e modestamente Lettura candita, hanno annotato lungo il cammino dettagli diversi e quindi hanno deciso di prendere sentieri distinti per arrivare sulla vetta di questo gran libro. 
Sgranare gli occhi per credere! 

Carla
 
Noterella al margine."No quiero que mis imágenes hablen por mi, sólo que acompañen mis pensamientos, mis palabras, para dejar que los demás encuentren los suyos". Guridi

venerdì 13 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FARSI MINUSCOLI

La casetta piccola piccola, Michaël Escoffier, Clotilde Perrin 
(trad. Edvige Le Noël) 
L'Ippocampo 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Per terra c'è una casetta di legno, col tetto di muschio.  Chi mai ci abiterà? 
Arsenio avvicina un occhio alla finestra, mentre Bartolomeo bussa alla porta con la zampona.Tutto tace eppure esce fumo dal camino. 
'Andiamo a nasconderci dietro quell'albero e vediamo che succede', propone Bartolomeo. 
I due fratelli aspettano a lungo senza vedere anima viva. Dopo un po' Arsenio si stufa." 

I due orsetti fratelli decidono quindi di tornare il giorno seguente per capire chi abiti in quella casetta davvero piccola piccola che hanno visto, passeggiando assieme nel bosco. 


Ma il giorno dopo qualcosa è diverso: la casa sembra sempre silenziosa e disabitata, ma intorno si spande un profumino di pasticcino di mela che è un vero piacere. E il pasticcino effettivamente è lì in bella mostra sul davanzale. E sembra dire Mangiami! Arsenio non resiste e lo manda giù in un boccone e - come capitò anche ad Alice - comincia a rimpicciolire. Fino a diventare piccolo. 
Davvero piccolo. Torna a casa con il fratello e durante la notte ripensa al pasticcino e tanto è il desiderio che decide di ripartire verso la casetta e mangiarne un secondo. Lo trova lì ad aspettarlo sullo stesso davanzale e quindi anche questa volta lo mangia e rimpicciolisce ancora. 
Viste le dimensioni oramai minuscole, decide di passare lì la notte: nel lettino vuoto della casetta. Ed è qui che fa la conoscenza con il padrone di casa che all'alba rientra a casa. 


Illuminanti sono le chiacchiere che fanno assieme e ancora più utile si rivela la presenza del piccolo coniglio che si prende la briga di riportarlo al punto di partenza: a casa dal fratello. 
Riattraversare il bosco sulla sua groppa, come se fosse su un focoso destriero, è un'esperienza indimenticabile e si rivela ricca di sorprese e di scoperte interessanti. 

Diviso in cinque capitoli più un preludio, La casetta piccola piccola ha diverse qualità.
La prima delle quali è il passo. Ossia un ritmo cadenzato in brevissimi capitoli, meno di un minuto per leggerne uno, in un libro decisamente per lettori minuscoli come Arsenio. 
E a proposito di passo, degno di nota è l'incedere del testo scritto nel suo alternarsi con il fumetto. Come ad attestare una volta di più la ormai completa ibridazione dei due linguaggi. Questo naturalmente ha come conseguenza quella di dare toni differenti alla voce narrante e a quella dialogante, creando un funzionale richiamo all'attenzione da parte delle orecchie minuscole in ascolto. 
Insomma, piccole variazioni sul tema della struttura canonica che denotano sapienza. Ed è forse dire una banalità visto che parliamo di Escoffier ai testi e Perrin alle figure. 


A parte questi aspetti che si potrebbero definire formali, ma che invece sono di contenuto, La casetta piccola piccola dimostra di saper parlare una lingua per niente petulante e grazie a questo di saper dire senza mai essere saputella. 
In una struttura narrativa tutto sommato complessa e ben architettata, tanto da poter sostenere una divisione in capitoli, in cui ogni volta succede qualcosa di diverso: entrano nuove figure, avvengono sensibili cambiamenti, si nasconde un nocciolo della questione importante che però non viene mai reso manifesto se non attraverso la sequenza dei fatti e un po' di dialogo. 
La questione è appunto quella di due orsetti che - cuccioli un po' troppo esuberanti - fanno del bosco e dei suoi abitanti terreno di gioco, di scherzo, spesso superando la soglia dell'essere nocivi per gli altri: trappole ai conigli per vederli saltellare in fuga, schiacciamento dei vermetti e cose così. 
Come risolvere la questione? 
Con il vecchio e sempre efficace sistema di cambiare la propria prospettiva di osservazione e guardare le cose da un altro punto di vista... 


Su tutto questo che non sembra essere poco si srotola il tappeto fiorito della Perrin che è già di per sé una bellezza, ma si accresce di valore nell'essere il luogo dove l'infinitamente piccolo trova cittadinanza.


Quello stesso luogo, elettivo campo di esplorazione della stragrande maggioranza di bambini che, se non altro per oggettiva minor distanza dal suolo,  riescono a vedere cose che due orsi grandi, al pari degli adulti, si limitano a cacciare a manate o a pestare distratti.
Un po' come accade nei libri di Kitty Crowther, anche qui con un gusto botanico sincero e curioso il mondo degli invisibili o quasi svolazza, striscia e saltella. 

Carla

lunedì 24 aprile 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INVASIONE DI SPAZIO

Se incontri un orso
, Malin Kivelä, Martin Glaz Serup, Linda Bondestam 
(trad. Maria Valeria D'Avino) 
Iperborea 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Che cosa devi fare se incontri un orso? 
Non correre. L'orso corre più forte di te. 
Non nuotare. L'orso nuota meglio di te. 
Non ti arrampicare da qualche parte. L'orso si arrampica meglio di te. 
Però potresti giocare un po' col tablet. In questo dovresti essere più bravo di lui." 

In realtà non è l'unica cosa che un bambino sa fare meglio di un orso: un bambino se disegnare meglio gli orsi, e in generale anche tutto il resto che vuole disegnare. Ma l'orso lo batte con l'olfatto e con l'udito, ma stranamente un bambino nell'oscurità ci vede leggermente meglio dell'orso. 
Riassumendo, se un bambino incontra un orso non deve scappare, ma piuttosto camminare piano all'indietro, non fare gesti agitati e se ha qualcosa da offrirgli, è meglio che lo faccia alla svelta. 
È pericoloso urlagli davanti, ma invece se gli parla del più e del meno, va a finire che l'orso si mette in ascolto. 
In sostanza, la cosa migliore da fare è fargli capire che ha davanti una brava persona, ma senza mai voltargli le spalle, per esempio arrostendo due salsiccette. 
Forse sarebbero utili da sapere anche due ulteriori cosette riguardo al linguaggio del corpo: cosa significa per l'orso stare ritti sulle zampe posteriori? In che rapporto sono con i corpi di bambini che si fingono morti? E poi cosa si sa della relazione che gli orsi hanno con le gomme americane? 

Di stringente attualità. 
Un piccolo, in realtà bello grande, vademecum su come comportarsi se si incontra un orso bruno durante una escursione fatta nel bosco da soli. 
Una guida in piena regola che, a parte due o tre facezie, ha un tono molto serio e competente. 

Tra parentesi se l'incontro fosse con un orso bianco, le cose da fare o da non fare sono tutte altre, ma anche la storia sarebbe tutta un'altra. 
A quattro mani, una drammaturga e un poeta, lei finlandese di lingua svedese, lui danese e basta, hanno prodotto questo testo che è allo stesso tempo crudele quanto lucido, divertente e serissimo. 
E anche giustamente un po' fatalista.
Poi è arrivata Linda Bondestam, da Helsinki anche lei, a illustrarlo. 
Ed è subito gioia. 
Almeno quattro le cose degne di nota. 
La prima è quella testona di orso che sbuca dal margine inferiore della copertina e che, complice, un lieve strabismo, guarda a pochi centimetri dal fuoco in cui converge lo sguardo del lettore. La rilegatura in tela fa sì che il pelo ispido dell'orso che Bondestam rende a grandi pennellate dal blu dell'orecchio destro al bruno dell'orecchio a sinistra diventi quasi palpabile. 
La seconda è lo spazio. Da intendersi in molti sensi.


Si apre grande la prima doppia pagina in cui è possibile vedere in contemporanea lo stesso bambino che arriva nel bosco da sinistra in alto con zaino e cestino, si mangia qualche frutto rosso, si spoglia fa un bagno nell'acqua gelida di un ruscello, riparte vestito di tutto punto con il suo cestino, attraversa su un tronco il corso d'acqua, ci molla una pipì (forse il freddo del bagno) e caccia le api che gli ronzano intorno, quindi riprende la sua strada verso l'angolo destro del foglio in basso, dove lo si vede sparire. Giro di pagina: altro scenario. 
Il ritmo ora lo danno le indicazioni del vademecum perché nel frattempo è arrivato l'orso: occorre concentrare l'attenzione sulle cose da fare e da non fare. 
Di notte,invece, in una sorta di cessate il fuoco, tutto rallenta di nuovo per poi dare un ulteriore colpo di gas per cui lo spazio torna a moltiplicarsi, in una sequenza di azioni così importanti da far impallidire ogni possibile contesto boschivo. Bosco che si mostra in tutta la sua bellezza, alle diverse ore mentre si stempera in mille sfumature. 


Poi lo spazio del libro diventa insufficiente e l'orso in tutta la sua maestà si deve mettere per lungo, fino ad arrivare a occupare la doppia pagina con la sua boccona spalancata e piena di denti. 
Doppia pagina è anche per il falso morto, poi tutto torna nei ranghi, si fa per dire. 
La terza è l'ironia che si espande nel testo, ma anche nei disegni, negli occhi, nei loghi del tablet, nella fatica di stare su un albero. 
La quarta è la voce che questo libro ha, nella sua versione italiana, perfetta per essere detta, più che letta. Un unico grande monologo, intervallato da qualche intercalare interiore, ma fatta anche questa a voce alta. 
Un vero piccolo pezzetto di teatro che suona davvero bene. 
Questo è qualora si decida di fermarsi all'aspetto più esteriore, ma a voler leggere tra le parole, scelte una per una con tanta esattezza, il nocciolo della questione viene fuori in tutta la sua serietà. 


Agli orsi i boschi, agli esseri umani i parcheggi per le macchine. 
Agli orsi le salsicce, agli esseri umani i tablet. 
Agli orsi e ai boschi che li contengono, l'indefinitezza dei contorni dell'acquerello, alle persone e ai fagiani il segno preciso di un pennino. 
Quindi, a dar retta a questi tre brillanti autori, come si diceva al principio, pare davvero una questione di spazio, ossia di invasione di spazio. 
Nessuno faccia l'ipocrita e metta mano alla coscienza. 
Direi che è tutto molto chiaro. 

Carla

lunedì 13 luglio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


DI MONTAGNE E DI ORSI


Non è certo voluta la curiosa coincidenza fra l’uscita, a questo punto tempestiva, di due libri dedicati alla natura e alla storia delle Alpi, proprio mentre il caso dell’orsa JJ4 ha infiammato di polemiche le pagine dei giornali.
Ma a parte l’attualità degli argomenti, abbiamo a che fare con due libri ben fatti, non a caso pubblicati entrambi da Editoriale Scienza, che affrontano con rigore il tema degli ambienti alpini e della fauna selvatica.
Il primo libro, firmato da Irene Borgna, persona colta e preparata che si definisce guida naturalistica, è intitolato ‘Sulle Alpi’ ed è una vera monografia organica che racconta e descrive la storia, la natura, le vicende di questa grande catena montuosa, che ci caratterizza ma di cui in genere siamo poco informati.
E’ un libro molto ben fatto, mai pedante, ma ricchissimo di informazioni: si parla di scontri fra placche, di fondali marini sulle cime delle Dolomiti; si parla della flora caratteristica, ma anche delle specie ‘aliene’ che ne mettono a rischio l’esistenza, di fauna grande e piccola, di mestieri dimenticati e, qualche volta, ritrovati. Si parla di grandi e piccole glaciazioni, degli effetti del riscaldamento globale. Ci sono delle brevi interviste a studiosi e ricercatori, nonché a una coraggiosa guardaparco. Per ogni capitolo c’è un utile suggerimento operativo che indica al giovane lettore o lettrice dove andare per vedere di persona quello di cui si sta parlando: senza essere un manuale per le escursioni, metterei di sicuro questo libro in valigia se avessi in programma una vacanza sulle Alpi. E’ un libro per ragazzi e ragazze delle medie, ma può piacere anche a lettori più piccoli.


Non è la prima volta che mi sorprendo piacevolmente per la cura con cui sono fatti alcuni libri di divulgazione. E questo appartiene di diritto a questa categoria di libri rigorosi, ma attraenti nel linguaggio così come nella veste grafica, in questo caso per illustrazioni di Susy Zanella e per l’impianto grafico di Studio Link. A dimostrazione del fatto che un libro ricco di informazioni non è per questo noioso o respingente; al contrario ha la capacità di stimolare la curiosità e il desiderio di approfondimento su aspetti anche diversi degli argomenti trattati.


L’altro libro è ancora più attuale perché parla direttamente della vita degli orsi: è infatti realizzato da Giuseppe Festa, noto scrittore, divulgatore e naturalista, in collaborazione con il Muse, Museo delle Scienze di Trento. Il titolo, ‘Ursula’, richiama un libro precedente dedicato ai lupi, ‘Lupinella’. Anche in questo caso le illustrazioni sono di Mariachiara Di Giorgio.
Pensato per bambine e bambini dagli otto anni in poi, è la descrizione romanzata di due anni di vita di un’orsa, l’Ursula del titolo, dalla sua nascita fino al momento in cui si prepara ad abbandonare la madre. La seguiamo dalle prime settimane nella tana alle prime esplorazioni nel bosco, fino a seguirne la crescita con l’acquisizione di tutte quelle competenze che le consentiranno di crescere e prosperare: cosa mangiare, cosa temere, come prepararsi al letargo, come imparare ad attraversare una strada, come stare alla larga dagli esseri umani. Quasi a ogni pagina, l’orsologa, la biologa specialista nello studio degli orsi, spiega le ragioni del loro comportamento, fornendo anche un’immagine d’insieme dell’ecosistema in cui vivono.


La convivenza con gli animali selvatici non è mai semplice e lo è ancor meno con animali di grossa taglia o con attitudini predatorie. Entrambi questi libri non danno una visione edulcorata della natura, per cui gli orsetti e i lupacchiotti fanno tenerezza, ma guai se predano un altro animale o si difendono dalle intrusioni umane con i mezzi di cui sono dotati. E’ proprio questa ambiguità, la natura piace, anche agli amministratori, solo se fa da cartolina, se costituisce un richiamo fasullo per turisti, a rendere contraddittorio il rapporto con la fauna selvatica.
Imparare a rispettare il valore della biodiversità è possibile solo attraverso la conoscenza delle reali caratteristiche dei diversi ambienti naturali. Molto importante che ai bambini e alle bambine arrivi un messaggio di consapevolezza e di umiltà, l’unico che consenta un maggior rispetto per i diversi componenti del mondo naturale.
Giuseppe Festa e Mariachiara Di Giorgio riescono in pieno nel raccontare con semplicità e partecipazione il mondo dei boschi montani, con l’intento dichiarato di formare ragazzi e ragazze in grado di proteggerlo.
Belle letture estive per chi è dotato di spirito d’avventura e amore per la natura.

Eleonora

“Sulle Alpi”, Irene Borgna, Editoriale Scienza 2020
“Ursula”, G. Festa, M. DI Giorgio, Editoriale Scienza 2020


lunedì 2 marzo 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORSO PLASTICO
La notte in bianco dell'orso polare, Bouke Billiet, Marjolein Pottie
(trad. Laura Pignatti)
LO éditions 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Uffa ... non riesco a dormire' dice l'orso bianco. Apre piano piano un occhio per vedere se è vero... e sì, è proprio sveglio.
Rassegnato, si tira su dal letto ed esce di casa, trascinandosi dietro la sua copertina.
Cammina da un po' quando scorge un puntino nero che si muove. È la volpe artica, che si dimentica sempre di incipriarsi il naso prima di andare a caccia.
'Oh Volpe, non riesco a dormire....'


La volpe non riesce proprio a immaginare come possa succedere. Lei dorme sempre benissimo, avvolgendosi nella sua folta coda. Non saprebbe cosa altro consigliargli. L'orso ce la mette tutta, ma la sua codina non è utile per avvolgersi e l'unica cosa che ottiene è un gran giramento di testa. Quando incontra la lepre la domanda è la stessa e la lepre, a pagamento, gli dispensa un altro consiglio inutile. E poi con le sorelle galline che gli parlano di cose impossibili da avere: latte caldo, lenzuola pulite e lucina sul comodino... Per non parlare della marmotta che, ovviamente dorme della grossa e non è di nessun aiuto. 
Nessuno, ma proprio nessuno sa dargli un consiglio utile. 


Lui le prova tutte, ma senza successo. Ormai stremato e con le idee piuttosto confuse, torna a letto e prova a ricordare tutti i diversi consigli che ha raccolto e, nell'enumerarli, magicamente prende sonno.

La cosa che più colpisce di questo libro è tutto quel bianco dell'orso polare e tutto quel nero della notte artica, tutto quel turchese e rosso che saturano il resto.
Immediatamente dopo, colpisce le rotondità del segno di contorno nero che entra in conflitto con la regolarità della copertina che non fa mai una piega.
A seguire colpisce le capacità plastiche dell'orso stesso e quindi della sua disegnatrice che pare molto brava nel disegnare lepri esose e fenicotteri addormentati.
Colpisce anche il fatto che i colori scelti sono di fatto solo quei quattro che però messi insieme sono bellissimi da guardare.
La cosa che colpisce di meno è la storia, dal finale un po' debole. Tuttavia alcune idee divertenti la rendono piacevole per tutto il suo dipanarsi.


A parte il sempre vincente schema a ripetizione di uno stesso frame narrativo - ovvero l'orso che va girando per il polo chiedendo sempre la stessa cosa a diversi abitanti del luogo - che con i bambini più piccoli è garanzia di successo, si possono aggiungere una serie di grazie che la vivacizzano: il non sense dell'occhio che si apre per vedere se si è svegli, la delicatezza dell'orso nei confronti dell'efemera, l'imbattibilità della marmotta, certa idiozia delle galline, il proverbiale mutismo del pesce. 


Cose così.
Ma se è soprattutto merito del disegno il valore del libro, sarà bene vedere un po' più nel dettaglio dove questa forza si esprime. 
Nella capacità di saper disegnare un orso polare e di saperlo fare piuttosto bene, visto che lo vediamo in un buon numero di posture tutte diverse e non necessariamente facili, ma sempre molto plastiche. Alcune sono vere e proprie posizioni da ginnastica posturale, altre sono al limite dell'acrobazia. Per tutte però è fondamentale la relazione con l'insostituibile copertina che di volta in volta diventa mascherina sugli occhi, berretto da notte, panciera, scialle, copertina (sempre troppo corta), tappetino da palestra. Coprotagonista a tutti gli effetti con l'orso insonne, la copertina con i funghi rossi nell'ultima pagina silenziosamente, come solo i disegni sanno fare, si spegne anche lei per fare buio intorno al sonno riconquistato. 


Ma a parte la grazia dell'orso sinuoso e della sua coperta diritta, vanno notate qua e là altre sottigliezze: la neve nel titolo, gli occhi cerchiati, le occhiaie da sonno, le guance con il rossore, le coppe vinte, le ante in prospettiva e la montagna di z che riempiono i risguardi e segnano il profilo dell'orso finalmente addormentato.

Carla


Noterella al margine. Frutto di un soggiorno nella residenza artistica di Björköby che poi è quella bella casetta rossa, che fino a due pagine prima credevamo fosse la residenza dell'orso...

mercoledì 18 dicembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DER BLAUE BÄR

Un cane per Mimma, Mariann Máray (trad. Giulia Giorgini)
Kalandraka, 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Mimma adorava i cani. Desiderava averne uno di qualsiasi tipo: grande o piccolo, feroce o mansueto, silenzioso o rumoroso...
Un giorno, mentre tornava a casa, Mimma incontrò una grande palla di pelo.
'Vuoi essere il mio cane? Ti chiamerò Bruno' gli disse.
Come se avesse capito, l'animale saltò allegramente e la seguì."

Ed è subito amicizia vera: inseparabili, fanno molte cose assieme, come andare a pesca con il retino nel fiume, oppure mangiare - e non solo cibo per cani, ma anche mirtilli e miele - giocare e andare a spasso. Tuttavia, due sono le cose che rendono Bruno un cane speciale: una crescita piuttosto rapida e abbondante e il fatto che non ami camminare a quattro zampe. 


Questo spinge Mimma a portare Bruno dal veterinario. Pessima scelta, bambina cara. E tra le mura di quello studio, la scoperta per lei del tutto inaspettata: Bruno non è un cane, ma un orso e come tale, le intima il veterinario, va portato immediatamente allo zoo e lì rinchiuso.
Le lacrime della bambina a poco servono perché Bruno viene messo in una gabbia da uccellini che lo contiene appena e portato allo zoo della città. Mimma va a trovarlo quotidianamente, ma legge nei suoi occhi una inconsolabile tristezza. Per Mimma è tutto molto chiaro. Bruno non mangia perché sta soffrendo: non può più andare al fiume o a raccogliere i mirtilli, non può più giocare o correre come faceva prima con lei.

Mimma non si dà per sconfitta ed elabora un magnifico piano...

Arriva dall'Ungheria, Mariann Máray. Ed è una grande fortuna per noi che il suo libro abbia vinto un premio internazionale, la dodicesima edizione del Compostela per l'albo illustrato, che le ha definitivamente fatto varcare i confini dell'editoria del suo paese.
Pubblicato nelle 4 lingue spagnole, più il portoghese, l'inglese e l'italiano, il libro fin dalla sua copertina coloratissima si impone allo sguardo.
E non si dimentica.
In realtà Mariann Máray è tutt'altro che alle prime armi: pubblica i suoi libri coloratissimi in Ungheria e ha già esposto a Bratislava nel 2017, e a Bologna ed è appena arrivata seconda (durante l'edizione cinese della BCBF bolognese, ovvero la CCBF) con le sue illustrazioni originali, nell'ambito del CICLA. Laureatasi in Arti Applicate a Budapest, dove ha studiato anche lingua e letteratura italiana, a poco più di vent'anni decide che non è quella la sua strada e riprende un suo vecchio sogno di ragazzina (dichiara lei stessa di non aver disegnato più dai 13 ai 23 anni) e si iscrive alla Corvin Drawing School a Budapest e poi all'università di Arte e Design, il Mome. E da lì non si è più fermata.
Fortunatamente.
Adesso alterna la sua attività di illustratrice (e di insegnante di disegno con i piccoli) a quella di designer - con il suo marchio Pikku Dot: oggetti, mobili, stampe su cui disegna i suoi coloratissimi animali. Gli utenti finali sono sempre gli stessi: bambini e bambine.
Nel suo libro Un cane per Mimma sono almeno quattro le cose a renderlo speciale.


La prima e la più evidente: la libertà nell'uso del colore. Una vera goduria per gli occhi vedere le colline in copertina che, così colorate, si appoggiano su un nero potente che non sparisce, fortunatamente, all'interno del libro. L'uso così fortemente espressivo del colore richiama, non so se sono visionaria, la stessa libertà giocosa dimostrata da Kandinsky e Mark alla fondazione del gruppo Der Blaue Reiter, negli anni Dieci del Novecento. Durarono solo pochissimi anni e forse non furono nemmeno un movimento, ma di certo quegli artisti rivoluzionarono insieme ai Fauves francesi, la pittura europea.
Così la Máray colora gli alberi di rosso, rosa, blu, giallo, azzurro, dà un pelo blu all'orso (mi piace pensare che sia un omaggio ai cavalli e alle volpi blu e alle mucche gialle di Franz MarK) e nella città che fa da sfondo al passaggio del camioncino che trasporta Bruno allo zoo, colora le case e i marciapiedi, mutatis mutandis, con una tavolozza analoga a quella di Kandinsky per le case di Murnau.


La seconda cosa che lo rende speciale è il tipo di disegno, volutamente vicino all'arte naïf per essere quanto più leggibile e riconoscibile da un pubblico molto piccolo. E attenzione, non sembra proprio trattarsi di mancanza di capacità, visto il tipo di composizione nello spazio della doppia pagina, ma piuttosto di una scelta molto consapevole. 

 
La terza cosa, forse la più sottile, è la chiave di lettura del racconto. Uno sguardo che si schiera, senza mai dichiararlo, dalla parte dei piccoli.
Relega tutti gli adulti e li 'chiude' nello studio del veterinario e dà loro l'arduo compito di interpretare la voce della realtà con il senso che di più essi frequentano: la razionalità (fa eccezione la guidatrice del camioncino che sembra la sorella gemella della Susanne, che scorrazza nei Wimmelbücher della Berner). Se è un orso, si comporterà da orso e come tale va trattato. Poco importa agli altri pazienti in sala d'aspetto o al veterinario che quell'orso sia 'mansueto e tranquillo': va messo dove la regola vuole che stiano gli orsi, quando sono fuori contesto. Al contrario, la vicenda così come l'ha concepita Mariann Máray potrebbe essere a tutti gli affetti un'idea uscita dalla mente di una bambina, Mimma appunto. Trovo un animale peloso che mi fa le feste, perché non può essere lui il cane che tanto vorrei?
Peraltro Bruno non è esattamente il primo animale da compagnia che abita nei libri illustrati e che non corrisponde in tutto e per tutto ai canoni che le convenzioni imporrebbero.


La quarta cosa, forse la più coraggiosa: il finale. Su cui, per ovvie ragioni, qui è d'obbligo tacere.

W. Kandinsky, Straße in Murnau mit Frauen, 1908

Carla