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venerdì 11 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PRIMA È, MEGLIO È...

La valle dei Mumin
, Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Cecilia Heikkilä 
(trad. Alessandra Scali) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Poi Mamma Mumin si mise a raccontare di quando era piccola, dei tempi in cui i Mumin vivevano nelle case degli esseri umani - preferibilmente dietro le loro stufe di maiolica. 
'Magari qualcuno di noi ci vive ancora' disse 'nelle case che hanno mantenuto le stufe di una volta. I termosifoni non fanno proprio al caso nostro'. 'Ma a quei tempi gli umani lo sapevano che c'eravamo anche noi?' chiese Mumin. 
'Sì, alcuni sì.' rispose Mamma Mumin. A volte se erano da soli e sentivano un brivido sulla nuca, allora capivano che eravamo lì con loro.'" 

Ora la vita dei Mumin è molto diversa. 
Per esempio, adesso come adesso, il piccolo Mumin, per mano a Mamma Mumin sta camminando ormai da giorni nella grande foresta in cerca di un luogo adatto dove costruire una casa che li accolga entrambi per il loro letargo invernale. Con i piedi a mollo per la grande inondazione dovuta alla grande pioggia, avanzano a fatica. 


Loro non sopportano il freddo (per questo le stufe di maiolica), ma fortunatamente Mamma Mumin nella sua borsetta ha sempre quattro cose essenziali: zucchero, caffè, polverina contro il mal di pancia e calzini asciutti. Mentre avanzano a fatica, papà Mumin non è con loro perché è partito per uno dei suoi viaggi ed è scomparso da un bel po', non restano soli a lungo: sul cammino incontrano Sniff, che al loro invito, decide con entusiasmo di seguirli. 


Saranno loro tre a incontrare nella palude il Serpente Gigante, e poi Tabacco che, con la sua musica, ammalia il Serpente. Intorno a fuoco, i quattro girovaghi bevono assieme un bel caffè, ma all'invito a unirsi al piccolo gruppo, Tabacco rifiuta: lui è uno spirito troppo libero per farsi coinvolgere nella ricerca di un posto asciutto e di una casa. Magari si ritroveranno più in là. Magari. 
Il loro viaggio prosegue, tra alti e bassi - è proprio il caso di dirlo. Attraversano giardini in cui il latte scorre e lo zucchero filato è al posto della neve e i fili d'erba sono caramelle, vengono poi sbattuti sulle rive di un fiume impetuoso fino al momento in cui trovano tracce importanti di Papà Mumin, nonché un paio di occhiali persi dal vecchio Marabù che per gratitudine... Basta! 

In questo libro succedono molte cose inaspettate. 
La prima e la più eclatante: sopra il titolo La Valle dei Mumin non compare il nome Tove Jansson come autrice, ma tre cognomi differenti. Due autori del testo e una illustratrice. Il suo nome è "solo" il punto di partenza...
La seconda e altrettanto eclatante: un romanzo dei Mumin si è trasformato in un racconto illustrato.
Breve spiegazione di quello che sta capitando in Svezia: sotto l'occhio vigile e attento degli eredi di Tove Jansson (la sua nipote in testa, che firma una sorta di attestato di affetto nei confronti di Tove e della sua opera, auspicando che tutti i bambini che ci sono e che verranno ne possano godere) tre autori si sono metaforicamente messi sulle spalle la grande mole dei suoi romanzi per bambini (in originale: 9 romanzi) e li hanno trasformati in qualcosa di molto simile a un lungo albo illustrato (il testo è ben più lungo), perché appunto possa accedere quello che Sophia Jansson auspica nella letterina iniziale, A te che stai leggendo...: più Mumin ci sono, meglio è. 


Breve spiegazione di quello che sta succedendo nel versante italiano è diretta conseguenza di quello che accade in Svezia: i romanzi di Tove Jansson stanno in casa Salani, ma questi lunghi racconti illustrati per più piccoli hanno trovato la loro 'stufa di maiolica' a casa Iperborea. 
E in perfetta armonia, come piacerebbe ai Mumin, creaturine gentili per eccellenza, accade che Salani pubblichi proprio ora il romanzo finora inedito in Italia, Il piccolo Troll e la grande pioggia, che è anche il primo che Tove Jansson abbia scritto, e che Iperborea pubblichi il racconto di Haridi, Davidsson, e Heikkilä alle matite, che è di fatto il racconto illustrato del romanzo suddetto, e che, per ovvie ragioni è pensato per lettori più piccoli. 
La terza cosa inaspettata e felicissima è averci pensato e, mi verrebbe da dire, aver osato. Da questa terza cosa scaturiscono tutta una serie di considerazioni più generali. 
La più istintiva, in quanto amante dei Mumin, è valutare che più Mumin ci sono in giro, meglio sarà per l'intera comunità dei lettori. E ancora: prima si entra in contatto con il loro magnifico mondo pieno di gentilezza e pace e armonia meglio sarà per la suddetta comunità. In questo senso, quando si svela l'operazione editoriale che c'è a monte viene proprio da pensare che questi 'alboni' illustrati siano propedeutici ai suoi romanzi. Si comincia a frequentare queste creature fin dalla prima infanzia, ci si affeziona, e poi dopo tre o quattro anni che sono stati lì a sedimentare negli immaginari di ciascuno, li si ritrova in un libro di più di centocinquanta pagine, che racconta per filo e per segno quello che qualcuno ci aveva letto ad alta voce, rannicchiati....(cfr la letterina di Sophia Jansson). Va da sé che anche il romanzo può essere letto ad alta voce, e ascoltato rannicchiati, ma questa è un'altra storia. 
Una ulteriore considerazione che viene da fare riguardo a questi racconti illustrati concerne la loro struttura. In questa loro forma abbreviata, così rispettosa del loro genitore, è possibile cogliere ancora più evidente la capacità di Tove Jansson di costruire, attraverso un continuo gioco di tensione e rilassamento, una piacevolezza e uno spessore emotivo davvero magnifico.


Neanche un briciolo delle caratteristiche proprie dei romanzi dei Mumin qui è andato perduto: c'è lo spirito della scoperta, dell'avventura, c'è il piacere di fare comunità, famiglia, famiglia allargata, c'è il rispetto e la fiducia reciproci, c'è la magia dei luoghi, c'è una natura forte, c'è la dolcezza diffusa e l'accoglienza programmatica nei confronti di chiunque, c'è la gentilezza, c'è il gusto per la libertà sopra ogni vincolo e convenzione; c'è l'ignoto del fuori e la pace delle case, c'è la giusta dose di freddo e di calore. 
 Nulla è rimasto indietro, c'è proprio tutto: anche i calzini asciutti. 
Lunga vita ai Mumin! 

 Carla

venerdì 27 dicembre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

DA PRODIGIO E RICORDO DI INFANZIA 
A OGGETTO DI STUDIO


C’è chi si prepara e l’aspetta e chi non l’ha mai conosciuta. C’è chi la teme, chi la studia, chi sorride davanti a quel suo sbriciolarsi dolce e silenzioso come il sonno di un bambino. Come cosa viva la neve ci parla, e parla al campo, alla strada, al bosco con una voce gelata e rigorosa. La neve celebra l’arrivo dell’inverno, una stagione che immobilizza, intorpidisce... e richiama Persefone verso il buio degli inferi.”

Quinto volume di una bella serie che comprende Nuvolario, Ondario, Ventario e Cometario, Nevario completa l'esplorazione del mondo vivente attraverso quegli elementi considerati meno, se non all'interno di studi di settore specifici. 
Eppure, a meno che qualcuno di noi non abbia una formazione scientifica o abbia, per ragioni legate al proprio lavoro, necessità di conoscere qualcuno di questi argomenti, difficilmente possediamo anche solo superficialmente le nozioni contenute in questa collana. L'editore ha scelto coraggiosamente di proporre un approfondimento su temi poco frequentati anche nella divulgazione per ragazzi e lo ha fatto scegliendo di non lesinare sulle nozioni, ma al contrario, di offrirne una approfondita esposizione corredata però da illustrazioni dal ricercato gusto grafico e che prediligono l'uso di due soli colori e da un interessante sezione di narrativa.


Ciò che sorprende leggendo le pagine dedicate alla descrizione della morfologia di un fiocco di neve è la sua straordinaria complessità e varietà. Ogni cristallo di neve è il risultato di un processo di formazione lungo che può presentare moltissime variabili, parte dal germe di cristallo fino ad arrivare al cristallo di neve e da qui a quello che comunemente definiamo fiocco. A sua volta la neve, formata da migliaia di quei fiocchi risulterà diversa a partire dalle condizioni ambientali e meteorologiche. Il libro ci mostra prima una descrizione sintetica ed esaustiva del cristallo, poi in una tabella elenca i diversi tipi di grani. E ognuno di questi viene poi proposto come protagonista dei brevi brani di narrativa che seguono. Non racconti originali, ma riferimenti a episodi storici e/o romanzi importanti come Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern in cui la neve ha rivestito un'importanza centrale, ma nella sua forma generica, bensì in una di quelle classificate e individuate a partire dal tipo di grano.


Le particelle sono quelle che compongono la neve naturale, ma sono quelle che formano la neve artificiale: e nel confronto tra questa e il modello al quale si ispira la riproduzione, c'è tutta la distanza tra un elemento che in sé reca i segni e le tracce di vita e di tempo e un'altra che impoverita propone un agglomerato di acqua e aria compressa.


La neve si può sentire e allora ci potrà apparire polverosa, o crostosa, sarà ventata o primaverile; e allora sarà quella che introduce la bella stagione e che potrà quindi nascondere pericolose insidie come quelle incontrate da Christopher McCandless nel 1990 e che gli sono costate la vita.


Libro da esplorare autonomamente a partire dai 10 anni di età.
Teodosia

"Nevario. Le forme della neve"  S. Zambello, ill. S. Zanella, Nomos 2024


lunedì 21 ottobre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FACEVA UN FREDDO CANE

L'amico inatteso
, Ivan Canu, Gianni De Conno 
Lapis 2024
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Dentro la tana, tremando nel suo pelo grigio, Lupo socchiuse gli occhi. 
Voleva dormire, ma nella grotta entrò la creatura che Cervo, Pernice, Lepre, Lince, Falco, Puma e anche Lupo temevano di più. 
Cacciatore portava in mano i suoi artigli di osso e pietra ed era coperto di pellicce. Alcune erano di lupo." 

Antefatto: quando un mattino il freddo si fa sentire Lupo si accorge di essere scontento perché è solo. E con la solitudine il freddo è ancora più freddo. Così si incammina e a tutti gli animali che incontra chiede amicizia. Lo fa con Cervo, con Pernice, con Lepre, persino con Lince e Puma e Falco. Nessuno lo asseconda. Tutti, chi per un motivo chi per un altro, gli fanno capire che di lui non si fidano, gli fanno capire che tra loro sono rivali. Allora Lupo capisce che forse deve cercare chi sia più simile a lui. 
E con questo pensiero entra nella sua tana fredda. E cerca di addormentarsi. 
Fine dell'antefatto. 


Cacciatore, la creatura che tutti devono temere, entra nella caverna. Probabilmente anche lui in cerca di riparo dal freddo e dalla neve che adesso cade abbondante. 
Quel che succede dopo è il fuoco che l'uomo accende per cuocere la carne, le radici e le bacche che ha con sé. L'odore che si diffonde è buono. 
Entrambi hanno fame. Si studiano. Il lupo sta a distanza e l'uomo gli tira un pezzo di carne... 
E il resto è il principio di una storia che non è ancora finita. 

La domesticazione del lupo è roba di 15.000 anni fa e, a leggere gli studi sulla questione, non deve essere andata poi troppo diversamente da come la racconta Ivan Canu. 
Comunque, così come la racconta lui è bella. 
Ed è bella perché è piena di sottintesi, di cose non dette o solo evocate, e quindi ha un bel po' di silenzio intorno. 


Proprio quel silenzio di cui Gianni De Conno ha amato avvolgere i suoi scenari sempre un po' velati, nebbiosi. Mai nitidi, così come Leonardo ha teorizzato nel Quattrocento. Una voluta rappresentazione della obiettiva mancanza di nitidezza che si prova nel guardare un paesaggio, ma anche un volto, da una certa distanza. La percezione visiva dell'atmosfera, con la sua umidità sospesa: quella 'nebbiolina' appunto. 
In Gianni De Conno 'lo sfumato leonardesco' sembra alludere anche a un qualcos'altro: a un tempo sospeso, un tempo quasi fermo, che si fa attraversare da pochi fatti e personaggi che lui mette lì ad abitarlo. Più che creature, paiono simboli. 
Ivan Canu e Gianni De Conno, che sono due giganti, hanno condiviso molte cose assieme e sono stati tra loro grandissimi e fedeli amici. Ma di libri fatti assieme, a parte questo, io non ne conosco altri. E trovo magnifico il caso, ma forse non lo è affatto un caso, che proprio su questa storia ci abbiano lavorato assieme, nel 2013 per l'editore francese Casterman che quell'anno lo ha pubblicato con il titolo, Froid de loup (il nostro freddo cane, direi). 
Ora il libro torna in qualche modo a casa, attraverso Lapis che lo pubblica, facendo un'operazione che con il titolo ha una curiosa risonanza: "l'amico inatteso", almeno a me è subito venuto in mente, è proprio De Conno alle figure. 


Fortunatamente, nonostante lui sia sfortunatamente morto nel 2017, i suoi libri circolano ancora, ma vederne di nuovi non capita dal 2018. 
Quindi ora vedere il suo muso di lupo, già quasi di cane, nella nebbiolina, vederlo attraversare mari diversi, foglie, erba, neve, dà esattamente quel brivido di chi incontra un amico che non si aspettava di vedere... 
A parte questa magnifica sorpresa, anche solo sfogliandolo, verrebbe da dire che le qualità di questo libro sono proprio, e ancora una volta, nelle sfumature. 
La stessa delicatezza che c'è nel testo, in questi brevi dialoghi tra il lupo e gli animali che incontra, in cui ogni volta si rinnova il canone del lupo feroce e infido, altrettanta la si ritrova in questo mondo nuovo e quasi vuoto che De Conno crea. 
Lo sfumato di De Conno, e certa ambiguità nel disegnare un lupo per niente vicino al lupo vero, ma invece cucirlo sull'icona che ognuno di noi ha del lupo letterario, corrisponde alla medesima mancanza di nettezza che mette Canu nel descrivere l'esigenza del lupo di avere un compagno con cui affrontare l'inverno - fino alla fine non è detto e non è chiaro se davvero quel lupo lì stia impersonando il suo omologo delle fiabe, o se invece sia davvero in cerca di un amico... 
Beh, De Conno per parte sua salta a piè pari oltre il problema e ancora una volta va diritto all'icona di ciò che vuol rappresentare. Riuscendo in qualche modo già ad anticipare i connotati del cane. 
Altrettanto evanescente sembra essere l'incontro nella caverna tra uomo e lupo. Alcune frasi alludono alla loro affinità che non parrebbe solo di intenti, ma arriva quasi a essere fisica, quegli occhi gialli e quelle zampe e quella pelliccia che indossano entrambi... 


De Conno però se ne impossessa e, sebbene distingua il lupo scuro dal cacciatore chiaro, gioca da solo la sua partita: il gesto di chi comanda è evidente...
Ma, laddove Canu al principio di questo incontro nella caverna scrive "si fissarono con gli stessi occhi gialli", De Conno si inventa invece uno sguardo in tralice che è portatore di significati ancora ulteriori e anche più veritieri. Non ultimo quello che "guardarsi dritto negli occhi" nel mondo animale è forse il gesto di maggiore sfida possibile... 


Ci sta che il mattino dopo quando De Conno li raffigura davvero occhi negli occhi, l'attimo successivo il lupo abbia abbassato i suoi... per farsi cane. 

Carla

lunedì 23 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SGRANARE GLI OCCHI

Ö
, Guridi 
Kite edizioni 2024 


ILLUSTRATI  

"Per i miei figli, 
i figli dei miei figli 
e tutti quelli che verranno... 
Non c’è un pianeta B." 

Guridi 

Queste sono le uniche parole di un libro senza parole. 
Fa eccezione questa dedica, appunto, e la breve frase della quarta di copertina. Neanche il titolo è una parola vera e propria: è un segno grafico che, se capito a dovere, non è quello che sembra, ovvero non è (solo) una o con la dieresi... 
In bianco e nero, a parte la palina segna neve - bianca e rossa - e un sacchetto di plastica giallognolo abbandonato e pieno di scarti di un picnic. Forse. 
Il resto è neve e un orso che ci passeggia dentro e fa cose in un inverno senza ibernazione per lui. Si dirige verso le rocce. Annusa e scruta un ramo su cui c'è una spruzzata di neve, scuote l'albero perché la neve gli cada addosso. 
Gioca a far il cervo. 
Fa le nuvole col fiato. 
Si specchia nell'acqua. E più in là vede il ghiaccio incrinato. 
Si sdraia e fa il gioco dell'angelo nella neve... e poi raccoglie il sacchetto abbandonato per buttarlo nell'apposito cestino. 


Quindi si dirige verso la sua caverna invernale. Ma... 

Guridi è una fortuna che esista e che faccia così il mestiere che fa. 
I suoi libri italiani non sono poi moltissimi, lui ne ha pubblicati una sessantina, tuttavia non ce n'è neanche uno che non lasci una traccia forte dopo il suo passaggio editoriale. 
Quando lavora in solitario si percepisce con ancora più chiarezza la potenza del suo disegno. 
E nel silenzio e da solo come qui, ovviamente, dà il meglio, ovvero può essere Guridi fin nel midollo. 
Per esempio, da grafico, lui sa bene che il silenzio gli permette di essere ambiguo, quel tanto necessario perché il lettore si trovi spaesato, si guardi intorno, si interroghi, si attivi e cerchi punti di riferimento per ancorarsi e capire quel che c'è da capire. 


Quello che Guridi vuole succeda è che il lettore nel silenzio di parole-guida - che se ci fossero privilegerebbero un senso e uno solo - da solo debba trovarsi una strada, e fino alla fine non sappia mai se ha imboccato il sentiero giusto. Ammesso che ce ne sia uno solo. 
Il gioco che Guridi mette in atto è quello di "parlare" figura dopo figura con la dovuta lentezza perché il lettore abbia il tempo di percorrere a ritroso la strada fatta fin lì e confermare a sé stesso di non essersi sbagliato. 
L'esempio del titolo è dirimente: lo si capisce solo a libro letto. E solo a quel punto che si smette di vedere la O con la dieresi. Guridi qui si è preso tutto lo spazio necessario: bravo! 
Neanche la quarta di copertina viene in aiuto con una freccia di segnalazione - per di qua o per di là - è mistero puro. Dalla parte del lettore c'è solo quella dedica di cuore. Che non è poco. 
Se si procede nella lettura si incontra la palina nella neve, primo elemento a colori a comparire con lo scopo di accendere i sensori... 
Non è lì a caso. Perché? 
Silenzio. Pausa. La pagina gira. 
La nostra testa attenta ha comunque registrato l'informazione , ovverosia l'incertezza resta, ma quando si segue l'orso nel suo incedere lo si osserva con uno sguardo lievemente più consapevole. 


L'orso si ferma davanti a un ramo e guarda verso l'alto. Perché? 
Silenzio. Pausa. La pagina gira. 
Scrolla il tronco e si fa cadere addosso la neve che si è posata sui rami. 
La palina segna neve, l'orso che si fa la doccia con la neve scossa... L'orso poi si traveste da cervo... 
E pensare che credevo di procedere nella giusta direzione... Si va da un'altra parte? O serve solo a dare un cuore pulsante a quell'orso insonne?
E' uno dei molti gesti espressivi di quella silhouette nera. Che si impara a conoscere. Inevitabile l'empatia.


Insomma la lettura è un incedere cadenzato tra molte domande e ancora più numerose possibili risposte. Si procede con circospezione e sempre maggiore affezione. 
Si tiene conto di tutto, e bisogna essere disponibili anche a tornare indietro e ritrattare. 


La cosa che va fatta è osservare. Esattamente come fa l'orso. 
Poi bisogna partecipare. Esattamente come fa l'orso. 
E solo alla fine, sgranare gli occhi. Esattamente come fa l'orso. 
Per questo motivo forse val la pena fermarsi qui per non mettere parole dove Guridi non vuole ce ne siano. 
Però una cosa va assolutamente detta: l'editore francese, Cot Cot Cot, l'editore coreano, Namumalmi, l'editore italiano, Kite, e modestamente Lettura candita, hanno annotato lungo il cammino dettagli diversi e quindi hanno deciso di prendere sentieri distinti per arrivare sulla vetta di questo gran libro. 
Sgranare gli occhi per credere! 

Carla
 
Noterella al margine."No quiero que mis imágenes hablen por mi, sólo que acompañen mis pensamientos, mis palabras, para dejar que los demás encuentren los suyos". Guridi

venerdì 25 febbraio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ELIMINARE IL SUPERFLUO

Il giorno felice, Ruth Krauss, Marc Simont (trad. Sara Saorin) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Scende la neve. I topi di campagna dormono, gli orsi dormono, le chioccioline dormono nei loro gusci; e gli scoiattoli dormono dentro gli alberi, e le marmotte dormono nelle loro tane sottoterra. Ecco: aprono gli occhi. Annusano. I topi di campagna annusano, gli orsi annusano..." 

Anche le chioccioline lo fanno, così come gli scoiattoli dai tronchi degli alberi. E poi anche le marmotte annusano. Tutti loro annusano e poi cominciano a correre. Tutti insieme e nella stessa direzione. Le chioccioline nei gusci e gli scoiattoli lasciandosi dietro le tane negli alberi. 
Tutti, ma proprio tutti hanno finalmente davanti agli occhi la misteriosa ragione di questo brusco risveglio durante l'inverno, durante una nevicata. 
Ne valeva di certo la pena, hanno di certo pensato tutti loro, disposti in cerchio, intorno a una unica meraviglia... 

Che Ruth Krauss fosse una donna geniale, ma non certo mansueta o accondiscendente sono in molti a raccontarlo. Il primo è proprio Maurice Sendak che, giovanissimo e timido, viene chiamato da Ursula Nordstrom a illustrare il primo di una più lunga serie di suoi libri. 


Lui non è ancora nessuno e lei è già un gigante (per non parlare del grande e mansueto Dave, in arte Crockett Johnson). Comincia così per il poco più che ventenne Maurice uno dei periodi più intensi della sua vita lavorativa e umana: facendo su e giù da NY per raggiungere nei fine settimana la casa di Rowayton dove la coppia Krauss/Johnson aveva scelto di ritirarsi. 
La ragione ufficiale di questi incontri era il piacere di stare assieme, ma il motivo vero era che Ruth Krauss voleva seguire, controllare, discutere e ridiscutere con Maurice i suoi disegni, i suoi bozzetti. 
La seconda persona che ha più volte raccontato di quanto Ruth Krauss ci tenesse che i suoi testi fossero rispettati nel profondo è la sua editor dentro Harper, Ursula Nordstrom. 
L'affetto e la stima reciproche le ha tenute strette per una vita. Ciò nonostante tra loro spesso nascevano interminabili discussioni. 
Un autentico tiraemolla si verificò per esempio su una singola parola che nel testo originale di questo libro compariva e che la Nordstrom invece voleva eliminare. Alla fine di ogni frase - obiettivamente molto musicale e con la consueta purezza adamantina, carattere distintivo dei testi della Krauss - l'autrice aveva messo, come sorta di ritornello a chiusa della frase un see?, vedi?,  che la Nordstrom considerava superfluo. 


Alla Krauss invece piaceva, se non altro il suono di quella parola see. Ne nacque una vera e propria disputa che finì, come si può ricavare anche nella traduzione di Sara Saorin, con una vittoria della Nordstrom che chiese come regalo di natale alla Krauss proprio quella parola: vedi! 
A parte l'aneddoto divertente, ma emblematico dei rapporti che tenevano unite queste due stelle dell'editoria per l'infanzia, non si può non notare quanto la lingua della Krauss anche in questo libro - con o senza quel vedi? in finale - si dimostri rivoluzionaria e nello stesso tempo perfetta per delle giovani orecchie. 
Il suo più grande merito, o forse talento, è stato quello di aver saputo parlare - senza nessun accento - la lingua dei bambini e di averla fatta diventare letteratura allo stato puro. 


La Krauss con i bambini ci parlava, i figli degli amici o dei vicini di casa, oppure quelli che frequentavano la Bank Street School. Li conosceva a fondo, li capiva, li sapeva ascoltare e soprattutto li rispettava, nel loro essere così diversi dagli adulti. 
Sapeva tradurre il loro pensiero in una lingua poetica, alta ed esatta, maledettamente onesta e semplice, la quale essi potevano riconoscere senza sforzo. 
Le cose sono chiamate con il loro nome: i topi di campagna, le chioccioline, orsi, marmotte: un solo diminutivo necessario, ma nessun aggettivo di corredo. 
La sequenza temporale è coerente: dormono, si svegliano, annusano, corrono. Tutti verbi all'indicativo: non c'è nessuna magia o tempo sospeso. 
Tanta precisione è anche diffusa nel contesto spaziale: nei gusci le chiocciole, negli alberi gli scoiattoli, nelle tane sotterranee le marmotte. 
Di dove si trovino orsi e topi, il testo iniziale tace e lo lascia dire alle figure. 
E a proposito di figure, anche con Marc Simont, che all'epoca aveva già alle spalle almeno dieci anni di carriera come fumettista e come illustratore, la Krauss si impose. 


Avevano già collaborato, l'anno precedente in un altro magnifico libro, The Big World and the Little House e, visto il risultato, si devono essere intesi. 
In questo secondo la Krauss fu molto chiara fin dal principio: pretese di discutere con lui, circostanza che per lui non era consueta, persino la collocazione del suo testo, dei singoli a capo, nello spazio della pagina, addirittura a quale distanza porre il testo rispetto alle immagini. E già che erano lì assieme, anche sui disegni si confrontavano. Ma è lo stesso Simont che, a posteriori, ha dovuto riconoscere che questo metodo di lavoro ha dato i suoi frutti, vista anche la Caldecott Honor, in altri termini un onorevole secondo posto, al più ambito dei premi per un illustratore. Premio che poi vincerà nel 1957, con Janice May Udry, con A Tree is nice
La qualità del disegno è sotto gli occhi di tutti. Il libro, necessariamente in bianco e nero, visto il finale, è pieno di magnifici dettagli che emergono a una rilettura più approfondita, ancora prima che la storia abbia inizio. Con Ruth Krauss collaborerà ancora una volta in un altro libro geniale, di nuovo a colori, anche se con un tipo di segno completamente diverso, The Backward Day, che c'è da augurarsi di vedere presto tradotto e pubblicato per i bambini italiani che di giornate felici hanno certo molto bisogno, ma anche di giornate alla rovescia!


Carla

Noterella al margine. Credo vada dato merito allo stampatore che, in un libro così difficile per il così tanto nero e grigio, ha saputo fare così bene.

mercoledì 20 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


 ATTENTI AL PASSERO

Guarda fuori, Silvia Borando
Minibombo 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Nevica. Solo un albero spoglio nella notte. L'unica luce è quella di una finestra. Ad essa sono affacciati, ben protetti dal vetro, una bambina dalle trecce rosse e un bambino dai capelli blu. 


Sorridono e poi indicano qualcosa sulla destra nell'arco della loro visuale. Ma non della nostra che stiamo leggendo.
Ed ecco di nuovo il cielo della notte, di nuovo la neve che cade, l'albero spoglio, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: un uccellino grigio con le ali rosse.
Immobile è lui che ha attirato l'attenzione dei due bambini chiusi in casa. 


Adesso è di nuovo la finestra a essere inquadrata. I due bambini indicano qualcosa che è al di là dei vetri, sulla sinistra. Qualcosa che genera in loro un sorriso.
Di nuovo il cielo notturno, la neve, l'albero spoglio e l'uccellino, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: tre conigli rosa.
Sono loro che hanno attirato l'attenzione dei due bambini chiusi in casa.
Adesso è di nuovo la finestra a essere inquadrata. I due bambini indicano qualcosa che è al di là dei vetri, davanti a loro. Qualcosa che genera in loro un certo stupore lievemente preoccupato.
Di nuovo il cielo notturno, la neve, l'albero spoglio e l'uccellino, i tre conigli, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: un gatto che guarda con desiderio l'uccellino.
Il gioco si ripete, perché è di nuovo la finestra a essere inquadrata. Dietro i vetri i bambini sono molto preoccupati...


Con un tratto consueto, semplice, con colori piatti, il nuovo libro di Minibombo gioca, come spesso accade.
Questa volta gioca con il dentro e con il fuori che si alternano con la precisione del pendolo. Prima un fuori buio e nevoso, abitato da animali tra loro non esattamente pacifici, cui segue un dentro luminoso, caldo e abitato da bambinetti espressivi.
La mimica facciale è la seconda chiave del libro. Attraverso gesti minimi, sguardi espressivi, noi lettori siamo messi a parte dello stato d'animo di bambino e bambina. Intuiamo che stiamo assistendo a qualcosa di bello quando li vediamo sorridere; a qualcosa di pericoloso quando li vediamo a bocca spalancata; a qualcosa di rassicurante quando li vediamo esultare. 

Quando però li vediamo sparire, e la finestra è vuota, intuiamo che qualcosa di tremendo deve essere accaduto. Ed infatti così sembrerebbe....o era tutto uno scherzo? Una burla per occupargli il posto al calduccio e lasciar loro all'addiaccio con un palmo di naso.
Ben costruito, perché giocato in assoluto silenzio attraverso un codice di comunicazione insolito: lo sguardo.


Penso a capolavori come Questo non è il mio cappello di Jon Klassen che è raccontato tutto attraverso gli sguardi del grande tonno. La sua potenza ironica nasce nella discrasia tra testo e immagine. Bella idea.
Qui siamo davanti a qualcosa di analogo, anche se costruito più in economia.
Alcune soluzioni mi hanno fatto molto ridere e mi hanno fatto ben sperare che Silvia Borando abbia ritrovato la sua vena più tagliente, quella di Apri la gabbia! per intenderci: la mia preferita.

Carla

Noterella al margine. Massimamente divertente l'uccellino che, nella sua fissità, denuncia di essere un fantoccio, quindi parte di un piano strategico dei protagonisti animali che hanno in progetto di impossessarsi di uno spazio al chiuso a loro di norma interdetto. Per non parlare del coniglio sputato.

venerdì 26 febbraio 2016

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


NEVER ALONE IN THE WOODS

The Tea Party in the Woods, Akiko Miyakoshi
Kids Can Press 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Grandma's house was on the other side of the woods.
Kikko set out, following her father's tracks in the fresh snow.
The woods were very still. And so quiet. Kikko's footsteps were the only sound."

In quel meraviglioso giorno di inverno, dopo una grande nevicata che ha coperto ogni cosa di bianco, Kikko si incammina tra gli alberi con un pacchetto. Attraversa il bosco silenzioso seguendo le orme del padre che, uscito poco prima di lei da casa, è diretto dalla nonna per aiutarla a spalare la neve.


In quel pacchetto c'è la torta che la mamma di Kikko ha preparato per la nonna e che il suo papà ha dimenticato di prendere. Correndo e seguendo le uniche orme nella neve fresca, la bambina con il suo cappellino rosso, intravede in lontananza davanti a lei il profilo di una figura che indossa un lungo cappotto e un capello.



Lo chiama nel silenzio assoluto, papà!, ma per volerlo raggiungere Kikko inciampa nella neve e il pacchetto si rompe. Con le lacrime agli occhi, Kikko si rialza e si lancia all'inseguimento. Lo segue per tutto il tragitto che la porta davanti a una strana casa nel bosco, una villa signorile che a lei non sembra di aver mai visto prima. Kikko vede suo padre entrare, lo segue e, da una delle grandi finestre del piano terra, la bambina vede l'incredibile. 


Quella figura che Kikko credeva del padre si rivela essere un grande orso bruno che, entrato nella casa, si toglie cappotto e cappello. "Sei qui per il tè?" le domanda una voce alle sue spalle. La bambina si gira e vede che a parlarle è una capretta in cappottino e borsetta. Con gentilezza la prende per mano e la conduce all'interno della casa dove, Kikko couldn't believe her eyes!, sono ad accoglierla tutti gli animali del bosco. 


In abbigliamento umano sono lì riuniti per prendere insieme un tè, per mangiare un buon dolce, per fare due chiacchiere e un po' di buona musica assieme. A fare gli onori di casa una signora daino. La gentilezza dei presenti mettono a proprio agio la piccola Kikko. Tutti hanno qualcosa di gentile da dirle e, quando scoprono che lei era diretta dalla nonna per portarle una torta e vedono il pacchetto così rovinato, non esitano a offrirle una nuova scatola che contiene così tante gustose fette di torta che ne fanno una tutta nuova e coloratissima. Con un nuovo fiocco rosso il pacchetto ora può essere portato alla nonna. Kikko, seguita da una meravigliosa banda musicale di tutti gli animali che l'accompagnano, riprende la strada del bosco.



Arrivata alla casa della nonna, incoraggiata dagli animali, bussa alla porta e lì, sorpresi di vederla, ci sono suo padre e la nonna.
"Tesoro, hai fatto tutta questa strada da sola?" le chiede la nonna. Kikko, a quel punto, girandosi per incrociare di nuovo lo sguardo con quello dei suoi amici animali, si rende conto che loro sono spariti alla vista.


'Non si è mai soli nel bosco.'

Un prezioso albo che arriva dal Giappone, passando per il Canada.
Un racconto per parole ed immagini che corre lungo la sottile linea che divide la realtà dall'immaginario. Il vero dal sogno. In un mondo tutto in bianco e nero una bambina colorata - gialli i capelli, rosso il berretto, la gonna e le muffole - va. Dal suo piccolo errore, lo scambio della figura del padre con quella dell'orso, si snoda un percorso inaspettato che la conduce in una dimensione fantastica, fiabesca.
Già un po' Cappuccetto Rosso, ma anche un po' Alice, Kikko lentamente si allontana dal mondo della realtà per entrare in quello del sogno per poi riuscirne nuovamente e rientrare nella dimensione che le è conosciuta.
L'immaginazione sboccia al di là di una finestra e ha il calore di un'accoglienza inaspettata, la gentilezza dell'ospitalità, il profumo del tè fumante e di un dolcetto farcito.
In quella casa tutto converge verso il sogno, verso 'la concretezza' di un sogno. Quella sensazione di reale che si prova per l'appunto sognando.
Nella storia di Kikko essa non si interrompe in modo brusco, ma al contrario la segue fino al momento del 'risveglio', ovvero dell'incontro con nonna e papà. Si tratta, credo di non sbagliarmi, di quella bella sensazione che per pochi istanti dopo il risveglio si prova al pensiero del sogno appena svanito. Un rapido voltarsi indietro con la mente verso ciò che fino a un minuto ci aveva incantato.
Meraviglia delle immagini, sapienza della lingua del colore (in un mare di grigio), tenerezza e poesia del racconto, perfezione dell'idea che lo attraversa.

Carla