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lunedì 5 agosto 2024

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

LA COSA DA UN ALTRO MONDO

29 giugno 2029, David Wiesner
Orecchio acerbo 2024 


Nel 1992 negli Stati Uniti esce June 29 1999


La fulgida carriera di David Wiesner è appena agli inizi, ma è già pazzesca: tutti si sono accorti dell'enorme talento di questo autore. Infatti, con il suo primo libro in solitario, Free Fall, vince la Honor della Caldecott. Con il suo secondo libro, Tuesday, vince la sua prima Caldecott. Wiesner capisce di essere sulla strada giusta quindi decide di proseguire. Pubblica Hurricane nello stesso anno, ma si tratta di un libro che è un po' un'anomalia per i suoi standard, avendo una buona porzione di testo. 
Come era già successo per esempio in Tuesday, Wiesner ripesca nell'immaginario della sua infanzia per dare forma alle idee da adulto, in cerca di nuove storie da raccontare. 

© David Wiesner


© David Wiesner

In questo caso convergono tre passioni che hanno radici che risalgono a quei tempi: la passione per i vegetali che fin da piccolo ha dimostrato di avere, la fascinazione nei confronti della pittura surrealista, e terza la produzione di B movie di fantascienza di cui ha fato indigestione per tutta la sua infanzia. 
Nel suo portfolio, già da tempi immemori c'era un peperone (passione nr. 1) di dimensioni giganti (passione nr. 2) che fluttuava nell'aria e che piccoli uomini tenevano fermo con delle corde.
Evidentemente qualcosa di alieno sul pianeta (passione nr. 3).... 

© David Wiesner 

June 29 1999 nasce da quel peperone gigante che inspiegabilmente fluttua nell'aria. E il resto è arrivato con estrema naturalezza: da una parte questo evento, ne ha generati altri simili: un broccolo in giardino, i cavoletti di Bruxelles che volano su una tavola calda in mezzo al nulla, rape giganti atterrate in una gola di montagna. 
Poi è arrivata la storia in sé e l'atmosfera generale che con la fantascienza ha davvero molto a che spartire e poi è arrivato un testo che in inglese splende cento volte di più che in qualsiasi altra traduzione: e qui arriva l'altra cifra di Wiesner, il grande sense of humor, che molti osservatori, almeno qui da noi, sembrano non voler notare, abbacinati dalla bellezza e dal pregio delle sue tavole e dalla qualità delle sue storie. 


Il libro grossomodo ripete il formato di Hurricane [il formato mutuato da quello del cinema Superpanavision - 2,2 : 1 - che gli permette grandi tavole che occupano grossomodo due terzi di una doppia tavola n. d. r.]: piccoli blocchi di testo giustificati che si alternano a grandi tavole ad acquarello. 
La storia è presto detta: una ragazzina piuttosto sveglia sta preparando il suo esperimento per l'ora di scienze. S tratta di spedire nello spazio semi di verdure e piante, per valutare gli effetti fuori dall'atmosfera sulla loro crescita. Dopo sei settimane circa accade un fatto incredibile: dal cielo piovono enormi vegetali, il 29 giugno 1999. 


C'è una relazione tra i due eventi? L'ambiguità rimane fino a una figura dalla fine quando si capisce che i due fatti non sono concatenati perché i vegetali che piombano sulla terra non sono gli stessi che lei ha spedito nello spazio... 
Mi fermo qui nel racconto. 


E, per di più, lascio alle parole di Wiesner il racconto della genesi di questo magnifico libro: 
"Quando portavo il mio portfolio agli editori, le immagini di fiabe/racconti popolari erano ben accolte dagli editori. Le altre cose, invece, non venivano capite. Mi sono reso conto che se volevo illustrare libri con immagini del genere, avrei dovuto scriverli io stesso. L'ho fatto. 
Nel 1991, dopo aver finito Tuesday, stavo guardando la mia immagine con il peperone fluttuante nel cielo per la centesima volta e mi chiedevo per la centesima volta: perché il peperone galleggia sulla terra? Questa volta, però, ho avuto un pensiero [che poi è il pensiero che lo ha sempre guidato verso l'illustrazione e non verso la pittura pura: il desiderio di costruire su una immagine una intera storia n.d.r.]: forse prima è successo qualcosa. Ma cosa? Forse un seme? E poi sono tornato al classico progetto di scienze della scuola elementare in cui dovevi coltivare fagioli dai semi in una Dixie Cup. Voilà – una storia! Le verdure giganti erano il risultato di un esperimento scientifico estremamente ambizioso condotto da una precoce studentessa di terza elementare. 


L'altro elemento dell'immagine del peperone gigante è il cambiamento di scala. Adoro il modo in cui realizzando qualcosa di più grande o più piccolo del normale, cambi completamente il suo rapporto con l'ambiente. Per una persona rimpicciolita, il suo soggiorno diventa il Grand Canyon. Sono stato drammaticamente colpito da questa idea da bambino guardando i film sugli insetti giganti atomicamente mutati degli anni '50 in TV. Quindi, perché non sostituire gli insetti con le verdure? Che è quello che ho fatto in 29 giugno 1999."
Il resto è sotto gli occhi di tutti. 
Poi, come è già accaduto in passato, il libro di Wiesner arriva in Italia dopo un bel po'. 
Ma necessariamente ha bisogno di un restyling, che nelle sapienti mani di Fausta Orecchio, in accordo con un David Wiesner a dir poco entusiasta e grato [a tal punto che vorrebbe che anche l'edizione americana assomigliasse a quella italiana n.d.r], diventa una nuova copertina e un titolo aggiornato: 29 giugno 2029
Poi arriva la traduzione che, per quanto possibile, ha cercato di mantenere quel sottile gusto umoristico e una qualche musicalità con nomi di località americane piuttosto aliene per i lettori italiani. 
Per cui "i cetrioli calano su Kalamazoo", "ancora carciofi ad Anchorage" oppure "gli avocado difendono l'economia del Vermont" o per finire "la Grande Mela viene prontamente ribattezzata la Grande Rapa. Rossa". 
Cose così. 
Contrariamente a libri come Flotsam (Flutti, 2022) e Mr. Wulffles! (Mr. Ubik! 2015), che hanno avuto una fase eleborativa molto lunga e complessa, questo libro ha avuto una genesi rapida come quella di Tuesday (Martedì, 2016). 
Ciò non di meno Wiesner ha seguito la meticolosa preparazione di sempre. 
Quindi anche qui modellini per studiare le luci. 

© David Wiesner

Lui stesso pubblica gli studi fatti sul broccolo che col botto ora blocca il giardino della ragazzina dell'esperimento di scienze, Holly Evans. 


E non a caso, le due tavole con il broccolo, dal punto di vista della loro efficacia e capacità evocativa, sembrano essere magicamente il perno dell'intero racconto! 
E per finire, affiderei ancora a David Wiesner la morale della storia: 

"Un'idea si presenta senza una buona ragione? 
Non respingerla. 
Giocaci, esplorala. 
Non sai mai dove ti porterà!" 


E se qualcuno dubita ed è ancora lì che ci pensa, si fidi. 

Carla

lunedì 28 settembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I GIUSTI INGREDIENTI

Una merenda deliziosa, Christian Voltz (trad. Marta Bono)
Kalandraka 2020




ILLUSTRATI DA PICCOLI (dai 4 anni)

"'Che disastro! Ho invitato Bianca per la merenda... Ed è da più di un'ora che cerco di prepararle una torta deliziosa, ma niente va per il verso giusto! Impasto cremoso! Non ha alcun senso questa ricetta!'
'Una torta?, Ma è una cosa da nulla!'
'Tu sai fare le torte? Grandioso!'
'Come diceva la mia nonnina...'"

Così comincia una tiritera di ingredienti, ognuno snocciolato da un visitatore diverso che passa lì, dalla cucina del povero Alfonso.
Il primo è il maiale la cui nonna nella torta metteva una patata ben tagliata. Poi arriva il contributo della lepre la cui nonna usava i pezzi di carota. Il topo porta la rapa, perché così faceva sua nonna e infine arriva una rana il cui suggerimento è veramente troppo orrendo per Alfonso e gli altri.
La rana è allontanata. Tutto galleggia nel tegame, e l'aspetto non è proprio quello della torta. Ma quando suona il campanello è ormai troppo tardi per poter rimediare... Alfonso è disperato perché già immagina il fallimento e il disappunto di Bianca che, al contrario, nell'entrare in casa apprezza il profumino che si è diffuso. Un tipico profumo di... zuppa di verdura.

Costruito con tutti gli ingredienti che fanno divertire i bambini.
Il primo, una trama esile su cui si inseriscono via via nuovi personaggi che ripetono un rituale sempre uguale con alcune impercettibili viarianti.
Il secondo, la presenza di solo dialogo tra un personaggio guida, Alfonso, e i suoi diversi interlocutori, ogni volta diversi.
 

Il terzo, il gioco dell'accumulo. Ingrediente dopo ingrediente, qualcosa sta prendendo forma.
Il quarto, il cibo come momento di aggregazione.
Il quinto, l'elemento discordante: quella povera rana, emarginata da tutti.
Il sesto, il colpo di coda finale con l'arrivo di Bianca cui fa seguito la soluzione del mistero e tutto che finisce per il meglio, "e vissero tutti felici e contenti".
Il settimo, l'ultimo colpetto di teatro affidato al personaggio della rana: la grande esclusa che si prende la sua personale rivincita.
 

Su questa struttura che garantisce successo e apprezzamento per una lettura condivisa e ad alta voce, si materializzano - è proprio il caso di dirlo - le figure di Voltz, fatte di fil di ferro e oggetti che si trasformano in nasi, capelli, cappelli, pentoline e fornelli. L'effetto che ottiene è da un lato la sua riconoscibilità, un marchio personale, e dall'altro un inevitabile effetto comico, forse apprezzabile appieno dallo sguardo indagatore dei più grandi.
 

In questo divertimento diffuso c'è una unica nota che stona: la traduzione che perde colpi con il passare delle pagine: un titolo poco 'giocato' al contrario dell'originale francese, un gâteau au goûter, rime che saltano e assonanze un po' deboli. Poi su tutto, si diffonde quella zuppa di legumi che proprio non ha senso lì, in quella cucina, vista la ricetta composta di rape, carote e patate. 
 
 
Neanche un fagiolo e un cece a scagionarla.
Come può succedere in cucina, anche se la ricetta si rivela imprecisa, la merenda alla fine la si può salvare, altrettanto si può mettere a posto una storia che ha dei meriti: basterà ricordarsi in una lettura ad alta voce a bambini e bambine che quella zuppa di legumi, va trasformata ogni volta in una zuppa di verdura (o in minestra di verdura o, come in molte case italiane, in minestrone) in quella che in Francia si chiama per l'appunto soupe aux légumes. 
E il 'falso amico' è magicamente neutralizzato. A patto che il pubblico non sappia già leggere e possa smentire con gli occhi ciò che sente con le orecchie.

Carla

venerdì 23 febbraio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ANNO DEL CONIGLIO

L'orto di Simone, Rocío Alejandro (trad. Emma Vaccaro)
Kalandraka 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Finalmente è arrivata la primavera! Simone, come ogni anno, si preparava a seminare le sue carote. Per prima cosa recintò l'orto. Poi preparò la terra, cercò i semi e li sparse. Si prese gran cura delle piantine, che pian piano crescevano. Diversi giorni dopo... le carote erano pronte per essere raccolte."

E ora che il lavoro pesante è tutto alle spalle, compare il primo collaboratore non richiesto. Paolo, appena arrivato, si offre volontario per la raccolta e mentre è lì che sgranocchia la prima carota suggerisce a Simone, piuttosto contrariato, di piantare anche la lattuga. Come se non bastasse, arriva Cora che suggerisce la coltivazione dei pomodori. E ognuno che passa dice la sua, e si dà da fare per ampliare il piccolo orto di Simone. Melanzane, mais, fragole e il gruppo di 'contadini' cresce almeno quanto il terreno messo a fruttare. 


Ormai sono tutti lì, galline, caprette e maiali a zappare e annaffiare: l'unico che è scomparso è proprio Simone.
Sorge spontaneo il dubbio che si sia arrabbiato dell'intrusione a tal punto da andarsene altrove.
Ma quanto può resistere un coniglio lontano dalle sue carote?

Partito da un'idea 'germogliata' guardando gli orti comuni nel suo quartiere e costruito su uno schema semplice che gioca su successive entrate che si vanno ad addizionare l'una sull'altra in modo sostanzialmente analogo, questo libro color guscio d'uovo di Rocío Alejandro ha una serie di meriti.
Se una lettura superficiale potrebbe suggerire il paragone con libri decisamente migliori sotto il profilo del disegno e della qualità del testo, come per esempio Zuppa di sasso, che ha sostanzialmente la medesima struttura, ciò nonostante L'orto di Simone nasconde piccoli dettagli che lo rendono interessante.


Il primo dei quali, proprio con il segno ha a che fare. Fin dalla prima occasione Rocío Alejandro sfrutta l'idea della superficie della pagina come superficie coltivabile. Per cui, con un azzardo prospettico, si vede crescere la recinzione come se fosse cornice del foglio. E ancora nella parte centrale del foglio, con rigore maniacale le piantine si dispongono lungo linee precise che di fatto 'quadrettano' il foglio. Come se ancora non fosse sufficiente a ribadire l'effetto geometrico, i solchi del dissodare e del sarchiare la terra hanno l'aspetto di una carta millimetrata. Le carote in bell'ordine, le lattughe, i germogli di mais e le piantine di fragole sono tutti elementi che contribuiscono a dare dell'agricoltura amatoriale un'idea piuttosto geometrica. Come effettivamente ogni buon contadino potrebbe confermare.
Anche il secondo merito riguarda il disegno, o forse sarebbe più corretto dire la stampa. Difatti Rocío Alejandro ha lavorato qui con la stampigliatura di timbri colorati, che si autodenuncia nella inevitabile sovrapposizione cromatica di alcune forme. Usando solo due colori, il nero (nelle sue sfumature fino al grigio) e l'arancio (in onore delle carote), lei costruisce timbri ad hoc per ogni singolo elemento: un timbro per l'insalata, uno per per le gocce d'acqua, uno per i germogli di mais, uno per le carote e uno per le loro foglie. E via andare fino a conquistare la doppia pagina e anche di più. Un lavoro minuzioso e certosino che però crea un effetto straniante e allo stesso tempo piacevole per lo sguardo. Così come avviene nella storia raccontata a parole, così avviene nel riempimento della pagina che, sul finale, raggiunge l'effetto di una vera e propria tessitura con diversi pattern a carattere vegetale che solo a una attenta osservazione riprendono la loro forma concreta: le nascenti pannocchie di mais o le tondeggianti melanzane. E qui subentra il terzo dettaglio interessante: tanto più stilizzate sono le forme, tanto più leggibili continuano a essere. Evidente risultato di un ragionamento sull'essenza formale di oggetti e animali.


Ben meritato il Premio Internazionale Compostela 2017.

Carla

domenica 13 marzo 2016

POLPETTE DI MIGLIO A VOLONTÀ

Una grande bontà scoperta grazie a una riunione del Gruppo di acquisto solidale quando Eleonora ha portato delle deliziose polpette di miglio. Questi bocconcini si prestano a infinite varianti di sapore grazie alle verdure di stagione che vi vengono aggiunte. Possono essere cotte sia in padella, come ho fatto io, sia al forno per una versione più leggera. Ho sperimentato porri e zucca, porri e carote, borragine, spinaci, peperoni e melanzane.



Gli ingredienti sono:

Una tazza di miglio
Tre tazze di acqua
4 porri
Una grossa fetta di zucca
Semi di sesamo, zucca e girasole
3 cucchiai di farina di ceci
Sale
Salsa di soia
Olio extravergine di oliva

Cuocete il miglio in tre tazze di acqua bollente salata per 15-20 min (leggete quello che c’è scritto sulla confezione perché il tempo può variare leggermente).
Tagliate i porri a rondelle e fateli stufare con un po’ di olio e acqua per 15 minuti circa. Frullatene la metà.
Tagliate la zucca a pezzi piccoli e cuocetela in padella fino a quando sarà possibile schiacciarla con la forchetta.
Frullatela fino a ottenere una crema.
Quando il miglio sarà cotto avrà assorbito completamente l’acqua. Aggiungete quindi i porri sia frullati sia a rondelle e la zucca.
Aggiungete i semi a piacere, 3 cucchiai di salsa di soia, il sale (se necessario) e la farina di ceci possibilmente setacciata.
Modellate le polpettine delle dimensioni che preferite facendole rotolare in poca farina di ceci; potete realizzare anche dei piccoli hamburger.
In una padella antiaderente fate scaldare tre, quattro cucchiai di olio. Cuocete le polpettine per 5 minuti girandole a metà cottura fino a quando non avranno assunto un colore dorato.

Lulli

domenica 7 febbraio 2016


PANE IMBOTTITO

 
Prima di Natale ho fatto da aiuto in cucina a una cena di raccolta fondi per Legambiente.
Il capocuoco era un mio amico e le altre aiutanti erano comunque persone che conoscevo, quindi anche se il ritmo è stato serrato, più di cento persone da sfamare, l'esperienza per me è stata molto piacevole. Trovo che nel cucinare insieme ci sia qualcosa di vitale, purché ci sia una regia indiscussa e salda. Ogni volta che mi è capitato di farlo ho potuto apprezzare il valore del lavoro manuale inserito in un progetto collettivo. E questo per me vale anche fuori dalla sfera culinaria.
Il secondo di questa cena era costituito da una preparazione che mi è stata raccontata come tipica piacentina, anche se in più di vent'anni che vivo qui non ne ho mai scorto traccia.
Ma indipendentemente dalle sue origini, riguardo a cui non assumo nessuna responsabilità, trovo che sia un'idea interessante.
Si tratta di utilizzare un panino come contenitore di verdure, formaggi e uova, il tutto reso croccante al forno.
È una di quelle ricette in cui si possono utilizzare le cose che ci sono nel frigorifero, è veloce da preparare e da sola può costituire la base di una cena.
Vi do le indicazioni con gli ingredienti del mio primo assaggio, ma come detto potete fare tutte le declinazioni che la vostra fantasia vi può suggerire.

Ingredienti per una porzione 
un panino di dimensioni medie che possiate svuotare all'interno (vanno benissimo le 'rosette' o per i milanesi come me le 'michette')
zucchine e porri
gorgonzola e caprino
un uovo
un goccio di latte

Tagliate la parte superiore del panino, come se doveste ricavarne un coperchio e svuotatelo dalla mollica interna senza indebolire troppo le pareti, in modo da ricavarne una ciotola.
Bagnate l'interno con qualche cucchiaio di latte.
Schiacciate con le dita sul fondo della ciotola qualche pezzetto di gorgonzola e sopra un cucchiaio di caprino.
Riempite quasi tutto il resto (3 o 4 cucchiai) con delle zucchine cotte in padella con porri, olio e sale.
Per ultimo, appoggiate sopra al tutto un tuorlo.
Mettete in forno già caldo a 180° circa indicativamente per un quarto d'ora, ma una volta che il pane inizia a dorare potete scegliere quanto volete cotto il tuorlo e quanto croccante il pane.
Servire caldo.

Gabriella

Noterella al margine: avrete notato che vi avanza l'albume. Potete congelarlo e riutilizzarlo quando volete o programmare come dessert delle belle meringhe.


sabato 11 ottobre 2014


SALATO FONDENTE

Finalmente una ricetta salata che è anche una delle mie preparazioni preferite: gli gnocchi di patate!
Mi piacciono perché si sciolgono in bocca, perché si lasciano avvolgere perfettamente dal condimento, perché mi ricordano le domeniche in famiglia.


Normalmente per realizzarli uso la proporzione di 1 kg di patate e 250 gr di farina con un pizzico di sale. Non aggiungo altro. Ma questi sono gnocchi gratinati, da ripassare prima in padella e poi nel forno, e quindi devono essere un po' più consistenti, quindi ci vogliono:

1 kg di patate
250 gr di farina
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano
sale

Lavate le patate.
Lessatele con la buccia ponenedole in acqua fredda salata.
Pelatele e passatele allo schiacciapatate.
Fate la fontana e aggiungete al centro l'uovo, il parmigiano, il sale e la farina.
Impastate subito lavorando il composto sul tavolo abbondantemente infarinato.
Dividete l'impasto in pezzi e arrotolateli per ottenere dei cilindri che taglierete a tocchetti.
Lessate gli gnocchi in abbondate acqua salata, scolandoli appena appariranno in superficie.
Quindi metteteli in una ciotola piena di acqua fredda.

Ora il condimento, per il quale sono necessari:

500 gr di spinaci puliti
2 porri
100 gr di burro
50 gr di panna
30 gr di parmigiano
olio extravergine di oliva

Pulite i porri e tagliateli a rondelle.
In una padella mettete a scaldare un filo di olio.
Mettetevi i porri e fateli cuocere per 10 minuti aggiungendo pochissima acqua.
Aggiungete gli spinaci che inizialmente avranno un enorme volume e dopo poco diventeranno un mucchietto verde.
Una volta cotti gli spinaci, aggiungete il burro e gli gnocchi e fate rosolare.
Trasferite il tutto in una pirofila oliata, aggiungete la panna e il parmigiano.
Passate nel forno soltanto per gratinare.

Nota a margine: la ricetta, con alcune modifiche, è ricavata dalla rivista La cucina italiana del gennaio 1992, p. 80.

Lulli

sabato 15 giugno 2013

MARGHERITA È VELLUTATA





È famosetta nella terra d'adozione, Bologna, ma anche a casa passa per essere un'ottima cuoca: estrosa, curiosa e talentuosa. Le zuppe, le creme, le vellutate, dopo i dolci, sono uno dei suoi cavalli di battaglia.

Congiunzioni astrali hanno fatto sì che lei fosse a Roma quando io, reduce dal dentista, avessi il divieto di mangiare cose calde e solide. E così la 'piccola chimica' ha prodotto una nuova vellutata, fresca ed estiva. Finalmente.




Ingredienti:

mezza cipolla

due cetrioli a persona

100 gr di yogurt ogni 2 cetrioli

brodo

erba cipollina

origano fresco

olio evo due cucchiai

sale e pepe





Prendete una pentola di coccio e mettete l'olio per un soffritto di cipolla. Quest'ultima potete anche tagliarla a grossi pezzi tanto verrà frullata alla fine.

Fatela soffriggere poi aggiungete i cetrioli tagliati tagliati a pezzi e non sbucciati, fateli rosolare per qualche minuto quindi aggiungete del brodo un po' carico fino a coprirli. Quindi lasciate cuocere per una mezz'ora abbondante a pentola scoperta.

A questo punto con il minipimer frullate il tutto fino a che non sia eliminato anche il più piccolo pezzetto. Aggiungete erba cipollina, origano e pepe (sale pochissimo perché il brodo contribuisce già) e frullate un altro po', se vi sembra troppo liquida fate cuocere altri pochi minuti (ma di solito non occorre. Lasciate raffreddare il tutto e quindi aggiungete lo yougurt. Fatelo quando la crema è ben fredda, altrimenti lo yogurt si cuoce ed è una schifezza...

Io l'ho mangiata fredda ed è una delizia. Va giù che è un piacere e come sensazione refrigerante ricorda molto quella del gazpacho (altra mia passione).




La cosa migliore è mangiarla in una calda serata di fine giugno con parenti e amici cari sul terrazzo di casa propria...

Carla


domenica 12 maggio 2013

PANCKES ALLE ZUCCHINE



Agli albori di questo blog, a seguito di sue scorribande in terra teutonica, Carla ha proposto la ricetta dei pancakes, le famose frittelle di zio Paperino. Io invece, già un po' di mesi fa, nelle mie scorribande nel già citatissimo libro "In cucina. Appunti e ricette. Un anno con i migliori food blog italiani" (Arsenale Editrice), ne ho trovato una versione salata, ma dato che sono a base di zucchine, che come si sa sono verdura estiva, aspettavo il momento buono per sperimentarli e proporli.


Ecco, è avvenuto qualche giorno fa. Anche se in alcuni momenti qui al nord si fa fatica a credere che siamo in primavera, siamo pur proiettati verso l'estate e con la velocità con cui mi passa il tempo, mi sono sentita autorizzata a procedere.
Quindi anche se, temo, le zucchine su cui potevo contare fossero di serra, dovendo decidere in che modo contribuire ad una di quelle cene tra amici, in cui ognuno contribuisce con un piatto, ma sapendo già per problemi organizzativi di dover preparare il tutto almeno il giorno prima, ho optato per i pancakes alle zucchine, che se è vero che sono ottimi appena sfornati, come i loro parenti dolci, è anche vero che per un giorno si conservano bene in frigo (non ci ho provato ma penso che si potrebbero addirittura congelare) e con un rapido passaggio in forno riacquistano le condizioni ottimali per essere gustati.
Gli amici-cavie hanno molto apprezzato.

Ingredienti
per i pancake (circa 8 pz diametro 12 cm)
200 gr di zucchine
50 gr di porro
3 uova
40 gr di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
burro q.b. per cuocerli
sale e pepe nero
per la panna acida, se non la acquistate già fatta
200 ml di panna liquida
50 gr di yogurt
1/2 limone

I pancakes vanno accompagnati da una salsina a base di panna acida e se pensate di farvela, la panna, dovete mettervi in moto almeno il giorno prima, dato che questa parte della preparazione richiede del tempo per maturare.
Quindi in tempo utile unite la panna con lo yogurt e il succo di limone, chiudete bene il contenitore e lasciatelo a temperatura ambiente per almeno 24 ore. Una volta fatta andrà conservata in frigo, e durerà solo qualche giorno.


Per i pancakes, pulite le zucchine e grattugiatele, unite poi il porro tagliato finemente. La ricetta originale prevedeva l'erba cipollina, ma siccome non è facile da trovare, se non essiccata, l'ho sostituita con il porro e il risultato mi sembra comunque molto soddisfacente.
Aggiungete la noce moscata, le uova, sale e pepe q.b. e per finire la farina e il lievito setacciati.
Mescolate bene e lasciate riposare la pastella per circa mezz'ora a temperatura ambiente.
Scaldate un padellino antiaderente di 12 cm di diametro (potete farli anche più piccoli, ma sicuramente non più grandi), ungetelo leggermente con il burro, e versatevi una quantità di pastella sufficiente a ricoprirne il fondo con circa mezzo centimetro di spessore. Cuocete a fiamma bassa prima da un lato e poi dall'altro fino a che si è dorato e gonfiato (dovrebbe raggiungere circa 1/1,5 centimetro di spessore). Toglietelo dal fuoco e lasciate intiepidire su un piatto, e mettete in conto che si appiattirà un po'. Continuate finché avete pastella.


Serviteli tiepidi con una salsa ottenuta mescolando panna acida (quella preparata il giorno prima o acquistata) a yogurt, erba cipollina sminuzzata (se ce l'avete), sale e pepe. Oppure anche solamente con la panna acida. 

Gabriella