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sabato 30 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 

CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2023


Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 

perché

"Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 
E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. "




perché

"Gli argomenti sono tanti e vanno dalla ricerca di fonti di energia alternative e che quindi non comportino l’emissione di anidride carbonica, al problema della sussistenza di miliardi di esseri umani, con la sperimentazione di fonti proteiche diverse: insetti, alghe, funghi; l’utilizzo delle deiezioni animali e umane per la produzione di energia; la progettazione di materiali da costruzione provenienti dal riciclo; le sperimentazioni per ripulire gli oceani dalla micro plastica o per difendere le città costiere dal probabile innalzamento del livello dei mari. Insomma, moltissimi argomenti, che si intrecciano fra loro in una fitta rete di idee e invenzioni che forse in futuro aiuteranno l’umanità a sopravvivere a se stessa."

                                               Febbraio 2023



perché

"Che Moeyaert sia un eccellente scrittore e la Pignatti la sua valente voce italiana per Sinnos, non credo vada ancora dimostrato, ma in Morris, con le sue scarse sessanta pagine, riesce a concentrare così tanto valore che diventa anche difficile ragionarci senza perdersi pezzi importanti lungo la strada. 
Forse la cosa che appare più evidente è la sua capacità di essere elusivo. In qualche modo dimostra di saper usare uno degli strumenti principali dello scrittore, ossia il silenzio. 
Moeyaert tace. Sa tacere quando è il momento giusto per farlo. Per esempio, avvolge nel silenzio le prime 5 pagine. Tace su quel 'è meglio così' e lascia a chi legge il compito di annodare i fili."




perché

"In questo romanzo, che consiglierei a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, si intravedono moltissime tematiche: dal rapporto fra le generazioni, alle difficoltà della crescita, alla scoperta della propria identità sessuale. Un romanzo denso che in nessun momento scade nel didascalico, al contrario riveste i personaggi con uno sguardo ironico e affettuoso nello stesso tempo, osservando gli ingenui tentativi dei più giovani con la stessa partecipazione con cui descrive la malinconia dei vecchi."

Marzo 2023


Come dinosauri dopo l'asteroide, Gayle Forman (trad. Alice Casarini) 

perché

"E così al valore di una storia costruita su un grande silenzio che prende una china verso una inevitabile collisione, se ne aggiungono altri: primo fra tutti appunto la capacità dimostrata nel dare crescente spessore e complessità ai diversi personaggi, ottenuto con un sapiente e parco dosaggio di informazioni. Ma ancora, a mettere sul piatto un buon numero di questioni e di saperle intrecciare senza mai cadere nell'ovvio o nella didascalia. 
L'amore, la solitudine, le dipendenze, la disabilità, il lavoro di squadra, l'amicizia, la ricerca di sé, i libri, la musica, le seconde possibilità, l'abbandono, la morte, la paura, i problemi finanziari, la passione, l'ottimismo e la sfiducia. Non è poca roba. 
E tutto questo, per sapiente costruzione narrativa, trova un suo preciso posto."


perché

"Syberia’, come dicevo all’inizio, è un romanzo complesso, che utilizza almeno due registri: quello del romanzo di avventura, rimandando a London, a Krakauer, a Conrad, dipingendo con infiniti accurati dettagli la meraviglia e l’orrore di una natura incontaminata e ostile; e quello del romanzo di formazione, del viaggio inteso come trasformazione, se non trasfigurazione, una ricerca del vero sé allontanandosi dal mondo." 


Aprile 2023


Il giorno in cui la talpa (quasi) vinse la lotteria
Kurt Bracharz, Tatjana Hauptmann (trad. Valentina Freschi) 

perché

"Dunque, le piccole comunità boschive. Credo che la bellezza possa nascondersi lì, in quella piccola e semplice società animale che d'incanto diventa, tra zampe e pellicce, riflesso brillante di una società ben più grande e complessa. Complice anche il sapiente pennino di Hauptmann che con Brachartz condivide più di un intento, su tutti l'ironia puntiforme e lieve che si concede qui e lì, ma anche il piacere di uscirsene dalle cornici e da certe convenzioni. Il meccanismo è rodato e funziona: piccoli animali del bosco che hanno le loro tane arredate come casette, che hanno abitudini europee nel prendere un tè assieme, che hanno un servizio postale lento ma efficiente, che procedono con contratti e verbali in fatto di transazioni commerciali, che credono di curare la loro salute con un sistema di welfare celere e affidabile, che sconfiggono la congenita miopia con occhiali, che scrivono e firmano atti importanti con penne stilografiche di pregio, che si divertono e sperano nel futuro con le lotterie, che mangiano gomme americane e che usano principalmente il trasporto su gomma. 
Ecco fatto: ci siamo dentro con tutte le scarpe, dentro scenari del genere."


perché

"Letture e mondi immaginari ad esse collegati, quanto possono essere importanti nella crescita di un ragazzo, o di una ragazza, e quanto condividerle crei una comunità che si riconosce in un immaginario; e quanto è importante portarsi questo bagaglio nella vita e potervi ritornare, magari cambiati, quando se ne sente la necessità (…) "

Maggio 2023


Da grande sarò una foca, Nikolaus Heidelbach (trad. Valentina Vignoli) 

perché

"E qui si apre uno dei tanti scenari scomodi, quegli stessi scenari scomodi che Heidelbach cerca con determinazione e costanza con l'obiettivo di metterli dentro un libro illustrato per farli arrivare a chi di dovere. 
Credo di non allontanarmi troppo dal vero se penso che il buon Heidelbach lo faccia in modo programmatico, con l'intento di voler raccontare la verità, di voler raccontare la complessità dell'infanzia per quella che è e quindi scompaginare certe sicurezze, che appartengono al mondo degli adulti e che gli adulti si danno un gran daffare a inculcare nella testa dei bambini. 
Una di queste - peraltro distante da quella che è l'esperienza del reale che molti bambini possono aver sperimentato - è quella che mamma non ti lascerà mai. Affermazione che già di per sé crea un bel po' di guai. 
La seconda, da questa derivante, ha a che fare con la lontananza che non è di per sé - ad eccezione del territorio italiano - un sinonimo di disinteresse o mancanza d'affetto verso chi si lascia. 
Non a caso, Heidelbach dice la sua al riguardo, senza spendere neanche una parola, ma disegnando una scena che in questo senso è inequivoca. Ma forse per un adulto, non abbastanza rassicurante. 
Arriva con chiarezza addirittura a libro chiuso."



perché

"è a suo modo un romanzo esemplare nel saper trattare con delicatezza un tema tanto drammatico e spesso stigmatizzato nella letteratura per ragazzi. I personaggi sono destinati a restare nel cuore di lettrici e lettori proprio per la loro fragilità, incoerenza, rabbia. Nello stesso tempo si parla di morte senza eufemismi, senza inganni consolatori, parlando del dolore e del lutto per quello che sono realmente."

Giugno 2023


perché

"Almeno tre sono le questioni che questo libro norvegese, tradotto ovunque e pluripremiato anche con il Deutscher Jugendliteraturpreis nel 2021, mette nero su bianco. 
La prima, decisamente la meno scontata e la più felice anche in senso letterario, è il grande 'progetto' di questi due ragazzini che non vanno in vacanza. 
Pieni di bellezza e tenerezza gli esiti cui porta. 
La seconda, non esattamente una novità nella letteratura rivolta ai più giovani, ruota intorno a una questione centrale: la pressione che ogni persona avverte su di sé da parte del prossimo. In questo caso appare declinata in un contesto in cui ragazzi e ragazze dodicenni, più o meno consapevolmente, la esercitano e la subiscono giorno dopo giorno. Soprattutto tra i banchi di scuola. Va da sé che la storia metta davanti ai lettori la grande domanda: qual è il prezzo che si è disposti a pagare per essere accettati dagli altri? "




perché

"un interessante approccio al libro di divulgazione, dove si affiancano contenuti prettamente scientifici a suggestioni narrative o artistiche, quasi a suggerire la complessità dell’oggetto indagato, al di là del più stretto tecnicismo. Si tratta di un esperimento interessante che allarga anche il bacino dei potenziali lettori e lettrici: non solo ragazzi appassionati di mare, non solo estimatori di libri illustrati. Lettrici e lettori, in base alle proprie propensioni e competenze, potranno trarre informazioni e suggestioni fra loro connesse; possono essere, come dicevo, ragazze e ragazzi, ma anche adulti, che apprezzino in particolare i libri ben fatti, ben pensati e ben costruiti."

[continua]



venerdì 30 giugno 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SOPRAVVIVERE

Come nel precedente romanzo, ‘The Skeleton Tree’, pubblicato anch’esso dalle Edizioni San Paolo, in ‘Fuoco sul Monte senza Testa’ tradotto da Christina Mortara, Iain Lawrence, si conferma come uno scrittore votato ai romanzi d’avventura.
Protagonista di questo romanzo è Virgil Pepper, dodicenne, in viaggio col fratello diciannovenne Joshua e la sorella, anche lei più grande, Kaitlyn. Stanno portando l’urna con le ceneri della madre verso l’amatissimo Little Lost Lake, un lago sperduto nella foresta canadese. Il padre, uno scrittore, non ha voluto andare con loro. I tre fratelli partono sul camper di famiglia, ‘Rusty’ e si inoltrano nella strada, chiamata Il Cimitero, che porta al lago; stanno ripercorrendo un viaggio che hanno fatto tante volte con la madre, scienziata e naturalista. Virgil ricorda con esattezza quante cose la madre gli ha mostrato, come gli ha insegnato a orientarsi nel bosco, di cosa e di chi avere veramente paura.
Si scatena una tempesta di fulmini, che, nell’altro versante della montagna, incendia un abete secolare, scatenando un incendio.
Questo i tre ragazzi non lo sanno, sono invece preoccupati perché il loro camper si ferma e non sembra intenzionato a ripartire. Siamo in una zona tutt’altro che turistica, il cellulare non ha campo, non passano macchine, non ci sono centri abitati vicini, sono partiti dimenticandosi le provviste a casa. Joshua, dopo la prima notte popolata da richiami agghiaccianti, che alimentano la leggenda del Sasquatch, una sorta di yeti locale, decide di partire a piedi da solo per cercare aiuto. Sarà il primo di loro ad avvistare l’incendio, che nel frattempo le guardie forestali decidono di lasciar bruciare, sottovalutandone la potenziale estensione.
Virgil è un ragazzino pieno di risorse e con grande fatica e mezzi di fortuna, riesce a riparare il camper; deve essere avviato a spinta e nel farlo, più o meno maldestramente, perde il contatto con la sorella, infortunata. L’incendio li ha raggiunti, sembra impossibile qualunque cosa, anche se gli elicotteri perlustrano la zona.
Non è davvero possibile dire di più senza svelare le svolte narrative del romanzo, che ha alcuni incontestabili punti di forza: una potente descrizione della natura selvaggia, raccontata senza romanticismo, in tutta la sua potenza e pericolosità, rappresentata dall’incendio stesso, dagli animali selvatici come gli orsi e i puma; la scelta di un protagonista, Virgil, fragile ma dotato di capacità non indifferenti, che mette all’opera ricordando gli insegnamenti della madre. Viene facile qui il parallelo con l’episodio realmente accaduto in Colombia, dove quattro ragazzini sono riusciti a sopravvivere per quaranta giorni nella giungla. E dunque, una lezione di sopravvivenza legata alla conoscenza del mondo naturale, dei suoi abitanti, dei fenomeni atmosferici; conoscenza che non nasconde le pericolosità della natura, ma non cerca di piegarla alle esigenze umane.
Virgil è un personaggio a metà strada fra il mondo infantile e quello degli adulti, crede alle leggende, ha paura del buio, ma si fa forte di quello che la madre gli ha insegnato: soprattutto non si arrende, anche quando tutto sembra perduto.
Scritto con ritmo incalzante, alternando la storia dei tre ragazzi con le azioni delle squadre di soccorso, il romanzo è un vero romanzo d’avventura, che molto deve, nel continente nordamericano, a Paulsen.
Sono certa che piacerà moltissimo a lettrici e lettori, a partire dai dodici anni, che amino l’avventura, la natura per come è e non come una bella cartolina; è un romanzo che tiene con il fiato sospeso, in cui non si vede l’ora di scoprire come andrà a finire, ma anche una storia che parla di legami che non finiscono mai, lezioni che, impresse nella memoria, possono anche salvarti la vita.

Eleonora

“Fuoco sul Monte senza Testa”, I. Lawrence, trad. C. Mortara, Edizioni San Paolo 2023



lunedì 13 marzo 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SYBERIA


Annunciato, atteso ed eccolo qui, l’ultimo romanzo di Guido Sgardoli, pubblicato dalle Edizioni San Paolo: ‘Syberia’.
Con un collegamento ideale con i precedenti impegnativi romanzi pubblicati con lo stesso editore, ‘Frozen Boy’ e ‘L’Isola del Muto’, ‘Syberia’ è un romanzo complesso, cui è possibile attribuire diversi risvolti, dal metafisico al religioso. Oppure, più semplicemente, è uno sguardo attento alla solitudine di un personaggio messo di fronte a qualcosa d troppo grande, troppo complesso per essere compreso realmente.
La trama: Janis è un giovane polacco, che all’inizio del ‘900, è recluso in una katorga, un campo di lavori forzati in Siberia, quegli stessi campi che Stalin avrebbe chiamato gulag. Riesce a fuggire, portandosi dietro una scatola da sigari che contiene i suoi pochi averi e i suoi ricordi. Janis è stato arrestato in seguito alle manifestazioni anti-zariste; durante l’arresto i suoi genitori vengono uccisi.
Dunque è solo al mondo ed è completamente solo nell’affrontare l’immensità della taiga siberiana: il viaggio verso un’agognata, e improbabile, salvezza, è anche un viaggio dentro se stesso, un’iniziazione a un superiore livello di consapevolezza.
Nel suo percorso incontra uomini malvagi, Kemec, un altro evaso, e il cacciatore, entrambi espressione del lato peggiore dell’umanità, ma incontra anche un villaggio di buriati, la popolazione di origine mongola che occupa parte della Siberia. Viene accolto, nutrito, aiutato a riprendere il suo cammino, che parrebbe interrompersi per opera di un’orsa infuriata che lo aggredisce; a salvarlo è uno sciamano, un altro incontro fondamentale in questo viaggio iniziatico.
L’ultimo incontro non lo si può raccontare, a meno di non svelare la complessità del finale; posso però dire che ha a che fare con un fenomeno inspiegato, un’esplosione potentissima avvenuta il 30 giugno del 1908 in Siberia.
‘Syberia’, come dicevo all’inizio, è un romanzo complesso, che utilizza almeno due registri: quello del romanzo di avventura, rimandando a London, a Krakauer, a Conrad, dipingendo con infiniti accurati dettagli la meraviglia e l’orrore di una natura incontaminata e ostile; e quello del romanzo di formazione, del viaggio inteso come trasformazione, se non trasfigurazione, una ricerca del vero sé allontanandosi dal mondo reale.
Ma c’è poi un registro poetico, che descrive l’incanto del mondo naturale, e che, nello stesso tempo, avvicina all’indicibile, come nei film di Tarkovskij.
Nella narrazione convivono la concretezza e l’accuratezza delle descrizioni dei luoghi, degli animali, dei mille modi per sopravvivere mangiando insetti e licheni e l’allusione al mondo sciamanico, i suoi riti, l’idea di un sovrannaturale magico.
Credo che ciascuna lettrice, ciascun lettore avrà una propria visone dei capitoli finali, che lasciano aperte diverse interpretazioni; ma tutti sicuramente apprezzeranno la consueta cura della lingua, la precisione dell’ambientazione, il ritmo serrato e incalzante che accompagna il giovane protagonista, così come apprezzeranno la figura del giovane Janis, fragile e indifeso eppure capace di affrontare le prove di un mondo ostile.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi con più di quattordici anni, amanti dell’avventura, ma che apprezzino la sfida intellettuale che il romanzo propone loro.

Eleonora

“Syberia”, G. Sgardoli, Edizioni San Paolo 2023



lunedì 17 ottobre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA CACCIA E LA NATURA


Evgenij Rudaševskij è un giornalista russo, con grande esperienza internazionale, che si è occupato e si occupa tuttora di conservazione ambientale e di diritti delle minoranze indigene. Le Edizioni San Paolo pubblicano ora un suo romanzo, ‘Il Corvo’, inserito nel 2017 nella selezione White Ravens.
Si tratta un un romanzo particolarmente interessante, che racconta, in modo anche molto diretto, dell’iniziazione di Dima, quattordicenne, alla caccia. Durante le vacanze invernali, parte con lo zio Nikolaj e con suoi due amici, Artemič e Vitja. Il ragazzo è pieno di aspettative, immagina avventure da poter condividere, al suo ritorno in classe, con gli amici; l’inizio di questa lunga vacanza della taiga è proprio così, gravido di promesse; con gli altri compagni di viaggio, Dima partecipa alla preparazione delle trappole, alla cura dei fucili, all’organizzazione della vita quotidiana nel capanno che fa da rifugio. Il mondo intorno è racchiuso nella neve, ogni rumore ovattato, le serate passano giocando a carte e raccontandosi aneddoti delle stagioni precedenti. Sono lì per la caccia allo zibellino, dalla pregiata pelliccia. I primi giorni passano nell’osservazione attenta delle mosse dei cacciatori, nella ripetizione quotidiana dei gesti che consente loro di catturare e uccidere le diverse prede. Pian piano, però, nella mente di Dima si fa strada una sorta di inquietudine come se inconsapevolmente percepisse che in tutto questo c’è qualcosa di sbagliato.
A questo punto, però, si inserisce un nuovo attore: un corvo che approfitta della carcassa di un cervo, le cui carni sono esposte a essiccare. Nonostante gli appostamenti, i tre cacciatori esperti sono gabbati da un misero uccello, che ogni volta riesce a sottrarre loro un lembo di carne. Fino a quando allo zio Nikolaji non viene in mette un trucco ancora più astuto dei precedenti.
Sono dunque due i fili narrativi che si intrecciano, in un racconto incalzante e avvincente: uno riguarda la crescita di Dima, la maturazione di un senso di alterità e di distanza da quegli adulti che all’inizio ammirava e aveva preso a modello, un sentimento all’inizio confuso e poi, via via, più chiaro di amore per la natura e soprattutto di rispetto per essa.
L’altro filo è rappresentato dal rapporto che proprio con la natura hanno i cacciatori: una sorta di spersonalizzazione di ogni elemento naturale al fine di poterlo sfruttare al meglio. In realtà, anche chi dice di amare la natura, lo fa spesso con un approccio egoistico e contraddittorio, confondendo i propri bisogni di gratificazione per generoso slancio a difesa di questo o quel animale. Nello stesso modo anche nel cuore dei cacciatori c’è il ricordo di questo o quel cane, o dell’uccellino caduto dal nido e salvato.
Percepire la natura come oggetto consente a tutti noi di sfruttarla e, paradossalmente, le prime vittime di questo sfruttamento siamo proprio noi, costretti a vivere in un ambiente alterato e minaccioso.
Come si può immaginare; Dima sarà costretto a una scelta, che spezzerà alcuni legami ma che gli aprirà un rapporto nuovo col mondo naturale.
Romanzo di formazione intenso, complesso, anche se consente una lettura in chiave puramente avventurosa, ‘Il Corvo’ riprende e riannoda fili di riflessioni che in questi ultimi anni si sono susseguite anche con un grande interesse nel pubblico dei non addetti ai lavori.
Mi permetto di riportare una delle citazioni che aprono il libro, tratta da ‘La casa estrema’ di Henry Benson:
‘..gli animali...non sono né fratelli né esseri inferiori: sono altre nazioni, intrappolate con noi nella rete della vita e del tempo, nostri compagni di prigionia nello splendore e nel travaglio del pianeta’.
Consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi maturi a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Il Corvo”, E. Rudaševskij, trad. F. Mastruzzo, Edizioni San Paolo 2022



mercoledì 9 febbraio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SE L’APPARENZA INGANNA



‘Se fossi in te’, romanzo firmato da Susanna Bo per le Edizioni San Paolo, ha un’idea di partenza intrigante: due sorelle gemelle, Adele e Arianna, diversissime come comportamenti e stile di vita, per punizione devono scambiarsi di ruolo per una settimana.
Adele è la sorella sfacciata, che parla in una lingua astrusamente gergale, frequenta parecchi ragazzi, ma è innamorata di uno solo, non le piace studiare, ma è molto attenta ai social e alle mode giovanili. Arianna è la sorella troppo seria, senza amici, brava a scuola e con molte ambizioni, incapace di cogliere le attenzioni di un ragazzo innamorato di lei.
Sono le figlie di una coppia di genitori separati ormai da anni; Adele non vede il padre, Arianna, si e, anzi, sogna di seguirne le orme nel mondo del cinema.
Nei primi capitoli la storia, raccontata in prima persona alternativamente dall’una e dall’altra, ha il tono della commedia: Arianna catapultata nella vorticosa vita sociale di Adele, e quest’ultima costretta ad andare a scuola senza truccarsi, con un cellulare privo di contatti, tagliata fuori dal suo mondo. Sembra dunque che il fine pedagogico di questo scambio di persona, foriero di equivoci e scambi di persona, sia stato raggiunto, ma ecco profilarsi il nuovo registro del racconto.
Dietro l’apparenza dei comportamenti delle due ragazze e della madre si nascondono problemi ben più seri e drammi che hanno l’origine al tempo della separazione dei genitori.
Così, pagina dopo pagina, emergono i diversi problemi delle tre donne: la dipendenza dall’alcol, la solitudine, traumi del passato che impediscono a tutte e tre di avere una vita normale. Dalla commedia iniziale si scivola via via nel dramma, che frantuma gli equilibri precedenti, costringendo tutti i personaggi a rivedere scelte e stili di vita.
Dal punto di vista dell’immediatezza del racconto, il romanzo tiene, nonostante il progressivo cambiamento di registro; tiene sicuramente l’idea di partenza e la capacità dell’autrice di rappresentare l’universo degli adolescenti di oggi, il gergo, i riferimenti culturali, qui rappresentati dalla serie televisiva de ’La casa di carta’. Viceversa, trovo il romanzo meno credibile nella seconda parte, nonostante la condivisibile aspirazione a rappresentare il lato oscuro delle famiglie, i non detti, i drammi rimossi. Forse toni più contenuti, magari un approfondimento psicologico maggiore nella descrizione delle due protagoniste, magari mantenendo quella leggerezza che contraddistingue la prima parte, avrebbero reso più efficace la scrittura.
Trovo comunque interessante il tentativo di rappresentare il mondo giovanile al di là degli stereotipi, e la vita familiare come luogo di fragilità e incomprensioni.
Non posso svelare il finale, che devo dire, non riesce a convincere fino in fondo.
Per il linguaggio e le situazioni presentate, consiglio la lettura a ragazze e ragazzi a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Se fossi in te”, S. Bo, Edizioni San Paolo 2021




mercoledì 8 dicembre 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UNA STORIA DI NATALE


Nasce proprio, almeno nelle intenzioni iniziali dell’autore, il canadese Iain Lawrence, come una storia di Natale, basata sul famoso episodio della tregua di Natale che caratterizzò alcuni luoghi lungo il fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale: questa è la prima missione del romanzo ‘L’esercito degli schiaccianoci’, pubblicato nel 2001 e ora tradotto dalle Edizioni San Paolo.


Ma la storia prende decisamente un’altra piega e vedremo perché. Intanto a raccontarcela è un ragazzino di dieci anni, Johnny, il cui padre è appena partito per il fronte e la madre, impiegata in fabbrica, lo ha da poco spedito in campagna, nella cittadina di Cliffe.
Il padre di Johnny è un giocattolaio e nel tempo gli ha fabbricato un bellissimo esercito di schiaccianoci a forma di soldatino con cui il ragazzino gioca alla guerra.
Quando parte per il fronte, il padre continua ad intagliare soldatini, che gli spedisce insieme a lettere piene di ottimismo, promettendo di tornare a casa per Natale.
Con questi eserciti meravigliosi è facile per Johnny, affiancato da Sarah, una coetanea con il padre ufficiale, anche lui al fronte, dare vita ad epiche battaglie, scavare trincee e gallerie, immaginando le azioni compiute dai soldati. Le imprese dei loro soldatini hanno un eco negli eventi raccontati dal padre di Johnny, tanto da convincere Sarah, quando il padre muore al fronte, che a provocarne la morte sia stato il loro gioco.
La collezione di soldatini continua ad accrescersi, mentre le lettere del padre perdono via via ogni traccia di ottimismo. In questo contesto così cupo, in cui è difficile preservare l’innocenza del gioco, compare anche uno strano soldato, ferito ad una gamba, macilento, che poi si rivelerà un disertore.
Natale si avvicina, ma la guerra non accenna a fermarsi, anzi, cominciano a vedersi degli aerei nemici sorvolare le campagne alla ricerca di istallazioni militari. Johnny placa i suoi soldatini, dispone gli eserciti esausti in modo che possano riposarsi; ed ecco arrivare una lettera del padre che racconta di quella strana notte in cui la guerra si è fermata.
‘L’esercito degli schiaccianoci’ è un romanzo notevole, intenso, drammatico senza mai superare la misura dell’orrore che la guerra comporta. C’è una componente magica, ma vive sotto traccia, è una delle spiegazioni possibili degli avvenimenti; c’è la sacrosanta esigenza di trovare un lieto fine anche quando le circostanze lo impedirebbero ed è questo il pensiero di un bambino che vuole essere rassicurato che il brutto momento passerà. C’è l’ottimismo stupito di un momento di tregua prima che la guerra, quella vera, incrudelisca ulteriormente, producendo quei milioni di morti che descrivono i libri di storia. Ma c’è, sopra tutto, la consapevolezza che l’orrore della guerra, con le sue leggi spietate, non può essere cancellato dai canti natalizi che si levano dalle trincee o dall’apparizione di un angelo.
L’autore, che conosciamo già per l’eccellente ‘The skeleton tree’, è molto bravo nel delineare con cura anche i personaggi secondari, l’acida zia Ivy e il provvidenziale professor Tuttle, il signor Sims, padre del soldato disperso, con un uncino al posto della mano.
Tutti colpiti, in modo diverso, da una guerra che si annuncia molto più lunga di un anno e che si porterà via anche l’innocenza del gioco di Johnny.
Bella lettura, molto più densa di quel che sembra, adatta a ragazze e ragazzi riflessivi a partire dai dodici anni.

Eleonora

“L’esercito degli schiaccianoci”, I. Lawrence, Edizioni San Paolo 2021



mercoledì 24 novembre 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TARTARUGA OSCURA


Una trama inconsueta caratterizza il romanzo che Luigi Ballerini firma per i tipi delle Edizioni San Paolo, ‘La case del tempo nascosto’.
Inizia come una ‘normale’ storia di fantasmi, per poi evolvere in tutt’altra direzione, affrontando un tema difficile.
In breve la trama: il protagonista è un ragazzino di nome Marco che ci racconta in prima persona una giornata passata insieme alla madre, agente immobiliare, visitando diverse case in vendita.
Già dalla prima comincia a manifestarsi una strana presenza: un bambino, un po’ più piccolo di Marco, ed una vetrinetta illuminata contenente le miniature di diversi animali. Il bambino è spaventato da una gigantesca tartaruga, molto aggressiva. Marco la identifica come una tartaruga alligatore.
Ma anche nella casa successiva, e poi nelle altre, il bambino si manifesta e Marco viene sempre più risucchiato nelle sue vicende: quando scappa lo segue, nello stesso modo quando si rifugia dalla zia. Ad ogni passaggio compaiono nuovi animali, un’upupa, un cucciolo di ippopotamo, alla fine un alce dall’udito finissimo.
La vita del nostro protagonista è, all’apparenza, una vita normale: i giochi online con gli amici, il primo timidissimo amore per la giovane barista cinese, che incontra ogni giorno. Ma la sua vita non è stata affatto normale.
Le apparizioni che tanto lo coinvolgono non sono che reminiscenze di un passato drammatico, legato ad un padre violento; gli animali scelti nella sua maniacale collezione rappresentano le diverse persone coinvolte in questo dramma, per finire con l’alce, ovvero l’analista che lo sta aiutando ad affrontare il suo passato.
Mi dispiace dover svelare il colpo di scena che cambia il senso di tutta la storia, ma capire di cosa l’autore ci sta raccontando è indispensabile per sottolineare quanto questo sia un argomento rimosso: al di là della retorica, raramente ci si chiede cosa succede ai bambini che sono stati testimoni o che sono stati coinvolti direttamente in episodi di violenza familiare. Discorso sicuramente difficile, volentieri evitato proprio perché ci mancano le parole per dirlo; mancano in primo luogo ai bambini, ma mancano anche agli adulti che con loro hanno a che fare.
Eppure proprio la parola, la parola che cura, è indispensabile per poter elaborare un vissuto traumatico. Quanto di tutto questo può entrare in un romanzo? La forma scelta dall’autore, una grande metafora del processo di guarigione, è forse una delle poche vie percorribile per rendere accettabile, agli occhi di lettrici e lettori, una storia molto più ‘oscura’ di quel che sembra.
Lettura non facile, ma certamente utile a illuminare un aspetto della vita dei bambini cui non pensiamo.
Se il romanzo ha un centro emotivo, rappresentato dalla storia di Marco, è anche interessante per la cura con cui sono descritte le case, gli stili, gli arredi, le epoche: l’architettura dev’essere una passione che accomuna l’autore al suo personaggio, descrivendoci Milano con un occhio particolarmente attento alle sue diverse facce.
La lettura è adatta a ragazze e ragazzi sensibili alle vite degli altri, a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Le case del tempo nascosto”, L. Ballerini, Edizioni San paolo 2021