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lunedì 26 agosto 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LE VIE DELLA RISCRITTURA

Il lupo cattolico e altre storie, Alex Pardi 
Marcos y Marcos 2024 


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni) 

"'Ciao' disse 'E tu chi sei?' 
Il lupo che era ancora sovrappensiero e comunque non era abituato a tanta disinvoltura, fu colto di sorpresa. 
'Io? Io sono il lupo catt...' iniziò a dire, ma riuscì a mordersi la lingua, proprio all'ultimo, tossì un paio di volte, e continuò: 'Cattolico. Sì sono il lupo cattolico'. E fece un bel sorriso. 
'Oh!' disse Cappuccio. 'Un lupo religioso! Forte!' 
'Già!' disse il lupo." 

Come vuole la consuetudine, fu poi il lupo a chiedere alla bambina chi fosse e lei con assoluta sicurezza e anche un po' di fierezza, rispose che il suo nome era Cappuccio e non era più una bambina. Stava andando da Nonna Lea a portare due focaccette e soprattutto a fare rifornimento di marmellata di cipolle di cui era ghiottissima. Tutto questa storia che Cappuccio raccontò in poche parole prima di andarsene per la sua strada, fece venire in mente al lupo la ben più nota fiaba e quindi indicò a Cappuccio una scorciatoia, ma lei non lo ascoltò nemmeno. Fu lui a decidere di seguirla e poi di superarla al momento opportuno per arrivare prima di lei e fare pranzo con la nonna e poi merenda con Cappuccio in persona. E mentre - faticosamente, molto faticosamente - cercava di arrivare a destinazione (ma dov'era mai questa casa della nonna?), elaborava il suo piano e si esercitava a imitare la voce della ragazzina per prendere in castagna la nonna e farsi aprire. Non servì perché quando arrivò, la nonna gli aprì la porta e Cappuccio - che nel frattempo era già arrivata e l'aveva aiutata a spaccare un po' di legna - nel vederlo lo riconobbe  - Ciao! Nonna, lui è il lupo cattolico!
E lui, nel suo nuovo ruolo, cosa avrebbe potuto rispondere se non un classicissimo Sempre sia lodato

Ecco. Quando qualcuno ha una bella idea, è sempre cosa buona e giusta segnalarla. 
A me pare che Alex Pardi, dietro al suo lupo, qui abbia avuto un bel guizzo, trasformando, con una arguta capriola di senso, il catt di catt-ivo in un molto meno pericoloso (?!) catt-olico. E poi, giustamente, gli è andato dietro. Quindi il lupo che lui racconta, già un po' in disarmo di suo, è ancora furbetto, ma deve adattarsi alla circostanza e da feroce predatore si trasforma un mite pastore di anime, nonché in un valente giocatore di carte. Contento di avere finalmente compagnia e buone amicizie, ogni settimana si ripresenta tutto azzimato e con qualche regaletto per nonna e nipote per giocare con loro a grattanaso, strozza e coppino. 
Le vie del signore e della scrittura sono infinite. 
Come infinite - o quasi - sono le riscritture delle fiabe. 
In questo tipo di storie, tuttavia, la differenza tra il buon artigianato e il bel libro la fa l'originalità del punto di vista e naturalmente la qualità dello stile. 
Direi che Alex Pardi qui ha dimostrato, almeno nella maggioranza dei casi, di saper essere all'altezza. 
Nelle sei fiabe rivisitate (in verità alcune sono costruite non su fiabe precise ma su archetipi che a quel mondo appartengono, i draghi, per esempio) lui ha fatto una scelta di campo e di sguardo: divertirsi e divertire.
Gioca con le parole - dal cattolico del lupo ad Anselmo e Greta con la loro pasticciera strega, nonché ufficialmente zia ricca - e, più in generale, con la nomenclatura di personaggi e luoghi che spesso e volentieri fa davvero ridere. 
Ma gioca e si diverte anche con il senso più profondo che a ogni racconto vuole dare. E anche in questo l'ironia continua a essere la sua cifra. 
Sebbene non sempre con lo stesso risultato, Pardi nella maggioranza delle storie ha saputo trovare un suo originale nodo di senso, rielaborando quello di partenza, e ribaltandolo per dire qualcosa di più denso. 
In sostanza, ne Il lupo cattolico e altre storie, come in ogni buona fiaba, pur con quella cercata vena ironica che le attraversa, continuano a fare luce sulle pochezze e sui vizi dell'umano genere. Necessariamente, tutto intorno, Pardi ha dovuto costruire anche molto altro, allontanandosi di fatto dal canone originario, ma sapendo comunque mantenere della fiaba il linguaggio, nonostante lunghezza e complessità delle sue trame.Tutti i suoi personaggi, diciamo così, originali hanno un loro senso di esistere nel plot, ma sono capaci anche di mantenere un loro habitus tipico, ovvero quel loro essere simboli, icone fuori dal tempo: penso ai vari re e regine, conti e contesse, alla sindacalista Bianca, al coraggioso Arturo o ai naturalisti Camillo e Nasturzia o al generoso e balbuziente Saverio. 
Così di fiaba in fiaba, di archetipo in archetipo, chi legge riconosce, tra un sorriso e una risata, quel che c'è da riconoscere. E, nel frattempo, può decidere di andare anche oltre. 
Ed è proprio in questo oltre mi pare di cogliere un'altra scelta di Pardi: una voluta attenzione e stima nei confronti di una categoria umana che più di altre nelle sue storie brilla. I bambini che, come in ogni fiaba classica, stanno lì a cimentarsi e soprattutto a sfidare e superare gli ostacoli (qui anche le convenzioni e certi stereotipi) del mondo degli adulti, in particolare di quelli che decidono per loro e che comandano, cioè quasi tutti. 

Carla

venerdì 21 giugno 2024

ECCEZION FATTA!

UN SEMINO NELLA SCARPA 

Papiro, Sante Bandirali 
Marcos y Marcos 2024 


Sta qui dentro, in Lettura candita per tre soli punti di tangenza. 
Il primo punto di tangenza dipende dal fatto che racconta la storia di un piccolo, davvero piccolo e dei suoi primi anni di crescita in famiglia. 
Il secondo punto di tangenza sono i molti libri di cui si parla, in modo velato o anche in maniera esplicita che riempiono gli scaffali della casa e ai quali il bimbetto non si mostra indifferente. 
La terza tangenza sta nella testa dello scrittore, che è la stessa testa dell'editore Uovonero, i cui libri spesso qui fanno la loro comparsa. 
Tre tangenze e chiudiamo il cerchio. 
Non lo definirei un libro per bambini o ragazzi anche se non ne vieterei loro la lettura, perché comunque la storia guarda con un certo disincanto e una buona dose di ironia il complicato rapporto tra genitori e figli. 
La storia è presto detta: due improbabili personaggi, Sofia Savi e Brando Cerberoni, sono marito e moglie ed entrambi sono sapientissimi studiosi (di ogni cosa). Tutto questo sapere, frutto di anni e anni di studi matti e disperatissimi, potrebbe perdersi con la loro fine terrena, quindi decidono di mettere al mondo un figlio. Pianificato tutto fin nei minimi dettagli, il bambino arriva: è Papiro. Perfetto come loro, amatissimo e sorridente con una unica ombra, diciamo piuttosto una peculiarità, che con il passare dei mesi incrina le loro sicurezze... 
Da questo punto in poi, parte una grande sarabanda di riflessioni e pensamenti, ricerche e ragionamenti, nonché un buon numero di batoste che spaziano dall'ambito della medicina convenzionale a quello della filosofia, dalla logopedia (sto rivelando troppo?) alla paleografia, fino alla chiromanzia... per far sì che Papiro ottenga agli occhi del mondo un posto luminoso e preminente. 
Peccato che in tutto questo turbinio si stia perdendo di vista cosa Papiro sia prima di ogni altra cosa: un bambino. 
Cuore di mamma e cuore di papà, lascia fare a noi che siamo grandi, tu sei nostro figlio e quindi dovrai essere il migliore! 
Papiro, almeno al principio, è un racconto che cresce piano, tra un'ironia e l'altra: nella nomenclatura (dove ci sono una serie di apici interessanti), nel contesto, nelle singole situazioni descritte - una su tutte l'atto di procreazione che dura tre secondi esatti, ma garantisce una perfetta riuscita del progetto, magari a scapito della soddisfazione personale e del ricordo... 
Brando e Sofia sono due intellettuali 'spinti' e Bandirali nel raccontarli si prende gioco di loro, del loro habitat e della loro inaffondabile sicumera. Ma Brando e Sofia sono al contempo anche due genitori e Bandirali anche su questo aspetto non perdona. Li guarda perplesso, li ridicolizza, li rende goffi, sorride della loro mancanza assoluta di senso delle cose. Ironico spesso e volentieri, al limite del sarcasmo, li compiange e nello stesso tempo li guarda con l'affetto del creatore, ma così facendo si toglie dalla scarpa un bel semino... e sotto sotto si mette lì a ragionare - per contrasto - su cosa significhi essere buoni e onesti genitori e bambini nuovi alla vita. 
Accanto a questo che rappresenta il nocciolo della storia, Bandirali mette intorno molta altra polpa che colpisce per originalità di visione. Sto pensando alla breve ma esilarante divagazione sul frammento autografo del Vangelo di Marco che per chi ha fatto, come la sottoscritta, ben due annualità di Paleografia e diplomatica con il mai dimenticato e compiantissimo professor Petrucci, assume un valore ancora più emblematico ed esilarante. 
E ancora. Ci devono colpire, a poche pagine dalla fine, le soluzioni che mette in campo e una su tutte, il repentino cambio di registro, di prospettiva, di narratore in un inaspettato quanto felicissimo meta racconto che è un piccolo gioiello per uscire indenne da una storia che poteva diventare una strada senza uscita. 
Va da sé che il finale, di cui non posso dire nulla, mi apre il cuore perché è affidato a un abbecedario che contiene Van Gogh, Leonardo, Caravaggio & co. 

Carla

mercoledì 20 dicembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CONTROCORRENTE

Come un germoglio di bambù
, Chiara Lorenzoni, Pino Pace, Alice Barberini
Marcos y Marcos 2023 


NARRATIVA E POESIA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Sora e il suo maestro camminano insieme da molto tempo, sono passati giorni. Hanno incontrato guerrieri e delinquenti, signori e mendicanti. Si sono divisi cibi prelibati, frutta o solo qualche radice amara, hanno avuto freddo e caldo. Hanno dormito in palazzi e sotto la luna. 
Una sera una pioggia fitta li sorprende su un sentiero. 
Sora si domanda cosa succederà alle poesie. 'Si scioglieranno tutte le parole' pensa. Di tanto in tanto si erano seduti su una roccia, sullo scalino di un tempio per scrivere con un carboncino sulle pietre che costeggiavano la via. Comporre una poesia e lasciarla lì, donarla a chi passerà Una poesia che la pioggia e il sole scoloriranno. Una poesia che sia piccola e anche immensa". 


Maestro e allievo sono in viaggio. 
L'incendio della casa di Bashō, il maestro, lo ha spinto verso la scelta di partire. Nessuna disperazione per tutto quello che è diventato cenere. Piuttosto il desiderio di andare con una gerla con poche cose dentro, dei sandali ai piedi. E tante storie da raccontare. Se qualcuno vorrà ascoltarle, sarà gentile e in cambio offrirà loro una ciotola di riso. Sora il suo allievo lo segue perché anche lui sente un formicolio nell'anima e i suoi occhi chiedono di vedere cose che non hanno mai visto.
La pioggia fitta li spinge verso una luce in lontananza: una fattoria in fondo alla strada, dove un contadino li accoglie e offre loro un giaciglio asciutto nel fienile. 
L'odore di paglia e il fiato degli animali che gli sono intorno li rifocillano. Fino al momento in cui la piccola figlia del contadino porta loro del cibo. 
Una bambina dai capelli lucidi di pioggia tiene in mano una scatola. Si inchina davanti agli ospiti e, aprendola davanti ai loro occhi, esce uno sbuffo di vapore: una zuppa calda e del riso. Il nome di questa bambina è Takenoko, germoglio di bambù. 
Questo è il dialogo poetico tra questa piccolina che sogna di diventare una samurai e un maestro che, nonostante un padre samurai, ha scelto di versare inchiostro e non sangue. Di usare il pennello e non la spada. L'inchiostro racconta storie, il sangue urla e basta. 
Ma questo è anche il racconto di un viaggio e del senso che attraversa ogni partenza, il racconto di tanti incontri: monaci, samurai. 
Ma questo è anche il racconto di come saper trovare la bellezza. Di come saper vivere con poco. Con quasi niente. 

Sono diverse le cose che sollecitano una riflessione. 
Le prime sono la cadenza e l'aria che abitano questa storia. Un ritmo lento e un'aria tersa. 
Lentezza e nitore sono due 'oggetti' di cui in questi tempi si avverte la mancanza. Entrambi vanno in una direzione opposta e contraria alla frenesia e all'appannamento del pensiero che si impadronisce di tutti coloro che nel grande flusso, non riescono a fare neanche una bracciata controcorrente. 
Leggere questo libro in un silenzio voluto e conquistato genera la stessa sensazione che si avrebbe nel respirare una profonda boccata d'aria fresca, dopo aver inghiottito lo smog a un semaforo. 
Ecco. Quello che Bashō e Sora raccontano nel loro diario di viaggio è un paesaggio fatto di aria, natura e poca umanità. Fatto di tanta meraviglia e di poche cose. Bagnato dalla pioggia, illuminato dal sole. Un paesaggio che loro attraversano in cerca di bellezza da raccontare, ossia da dipingere e racchiudere nelle diciassette sillabe di un haiku. 
Una sorta di distillato di parole - in generale questa è la poesia, ma l'haiku lo è ancora di più - che fa piazza pulita del superfluo. Bandito per scelta dai due viaggiatori che hanno con sé solo una gerla leggera con l'indispensabile e forse ancora meno, il superfluo è la punizione della contemporaneità. 
Ragione per cui mi sembrerebbe necessario dare in lettura questa piccola storia a tutti i frettolosi, e in particolare agli accumulatori di oggetti, pacchettini col fiocco compresi.
E ulteriormente la darei da leggere ad altri piccoli germogli che, come Take, coltivano un sogno. 
Non c'è da illudersi che possa essere preso come un libro facile. 
A parte la perfezione degli haiku che punteggiano il racconto, c'è anche una serie di piccole perle che sarebbe bello che ragazzini e ragazzine potessero apprezzare, leggendole e ragionandoci sopra. Se non altro, per guardare le cose da un diverso punto di vista. Cosa che non fa mai male. Anzi. 
Qui di seguito, alcune. 
Ringraziare le proprie scarpe per la strada che ci fanno fare. 
Chiedere alle proprie scarpe di portarci a vedere cose mai viste. 
Dare ascolto ai grilli nel petto. 
Non tenere i grilli in gabbia, ancorché fatta di fili d'erba. 
Basta poco per sentirsi a casa. 
Se sguaini la spada devi essere pronto a morire o a uccidere. 
Per fare il primo passo bisogna perdere l'equilibrio. Almeno per un istante. 
Per viaggiare bisogna essere pronti a perdersi. E per trovare la strada occorre perderla. 
Per trovare amici occorre non aver paura della solitudine. 
Non sempre si può capire tutto. 

 Carla

venerdì 29 settembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MORALE DELLA STORIA

Le mucche di Chernobyl
, Fulvio Ervas 
Marcos y Marcos 2023 


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Quando la centrale nucleare si era scassata, il cervo se ne stava accucciato nel bosco dietro una quercia e forse sognava. 
S'era udito un boato e dopo tanti rumori. Tra gli alberi si era scatenata una grande confusione: gli uccelli s'erano alzati in volo e nuvole di insetti erano scappate in ogni direzione, pareva fosse scoppiato un incendio. Le formiche erano più agitate del solito. Nemmeno l'arrivo dei cacciatori con i cani suscitava un tale pandemonio. 
Il cervo aveva annusato. Un'aria strana. 
Qualcosa era successo." 

Al cervo cominciano a ballare le gambe, i muscoli urlano e la vista si annebbia. Sopra di lui è appena volato uno sciame di cervi volanti, i coleotteri, e poi è sparito nel nulla. 
Al cervo sono cresciute delle poderose ali. Alle galline che razzolavano nel loro pollaio sono cresciute nel becco due belle file di denti aguzzi. Le formiche, persa la regina, si sono concentrate a formare una sfera che ha il pregio di illuminarsi, emanando energia nei momenti di maggiore tensione emotiva. 
Alle due mucche pezzate sono cresciute scarpe e pantofole, sopra gli zoccoli. 
Il maiale Igor ora ha intesta capelli e barbetta grigia, e gli scarafaggi si sono 'evoluti' diventando filosofi, e sentenziano in rima. 
Tutto questo era accaduto al momento dell'esplosione nucleare della centrale di Chernobyl. 
Questo curioso gruppo di animali si ritrova sotto lo stesso tetto, quello della casa ormai vuota dei coniugi Struganoff. 
La loro vita è molto cambiata, tuttavia il trovarsi tutti assieme li rende felici e amici. Con il passare dei giorni, ognuno di loro si trova una propria occupazione che in qualche modo sia utile per la piccola comunità. Ognuno secondo le proprie attitudini, le proprie competenze. 
Fino al giorno in cui alla porta di casa si sente un inaspettato TOC TOC TOC. 
Davanti a loro, aperto l'uscio, c'è un bimbetto. Muto, ma bravissimo con i numeri. Come spesso accade nella vita degli animali, anche di quelli strani come questi, quando arriva l'uomo (anche se sotto forma di bambino) nulla può essere più come prima. 
E infatti è proprio così che va.  

A metà strada tra i Musicanti di Brema e gli animali di Toon Tellegen, queste strane bestioline costituiscono un felice esempio di 'comune' animalesca pacifica e pacifista. E come tale si muove e agisce, come se fosse un corpo unico: ogni parte con la sua funzione. 
Dei Musicanti di Brema riprende quello stesso incedere fiabesco e dei serrati dialoghi tra gli animali di Toon Tellegen risuona una eco nelle idiosincrasie dei singoli protagonisti, insetti in primis. 
La loro bellezza letteraria si manifesta principalmente nelle loro peculiarità. Ognuno ha la propria che trova un suo senso e una sua assurdità corrispettiva: galline con i denti, cervi che volano, scarafaggi fini pensatori, maiali amanti del cibo raffinato. 
Poi ci sono loro: le formiche radiative e gli scarafaggi filosofi. 
E qui appare la seconda qualità letteraria, ossia la lingua di Ervas. Si ride.
Sempre ironica, un po' ammiccante, nelle rime degli scarafaggi, spesso e volentieri allusiva, nel cervo che vola e che quindi è a tutti gli affetti un cervo volante. Insomma, uno scoppiettante modo di raccontare una fiaba che a sua volta, come tutte le fiabe, nasconde al suo interno un nocciolo di profonda verità. 
La prima di queste verità la si deduce guardando le relazioni interpersonali che tengono insieme la comunità e la rendono salda. Tra loro sono gentili e rispettosi. 
Nonostante le grandi diversità di pensiero, di misure e di consuetudini, nonostante le avversità che si abbattono su di loro, mai nessuno mai si pone in modo conflittuale nei confronti dell'altro. Al contrario, ognuno è sempre teso a contribuire al benessere della comunità; in alcuni casi estremi, si arriva fino al sacrificio estremo. 
La seconda verità la si vede emergere guardando la capacità di adattamento che ognuno di loro dimostra nei confronti della realtà che li circonda. A seguito della grande esplosione della centrale, ciascuno riceve 'in dote' un carattere che non gli appartiene. Dalle ali ai denti, tutti imparano a trasformare quello che potrebbe essere un handicap in una opportunità. Naturalmente per farlo occorre la necessaria tenacia e allenamento. Non è che se ti spuntano le ali sulla schiena significa che tu sappia volare automaticamente. Per farlo, come a ogni pilota si addice, occorrono molte ore di volo. 
La terza verità la si osserva nell'atto stesso di osservare. Atto che si impone. In questo senso la scelta di mettere una squadra di coleotteri e una di formiche quali protagonisti ha un po' il senso di suggerire l'infinitamente piccolo accanto alla maestosità di un cervo, di due mucche e di un pingue maiale. 
In questo senso si dilatano ulteriormente le diversità dei componenti della 'comune' bestiale, pur non percependo tra loro nessuna differenza di sostanza. 
La quarta verità ha a che fare con la morale della storia, ossia quella secondo cui quando l'uomo arriva è meglio non aprire la porta. 
A meno che non sia un bambino... 

Carla

mercoledì 27 maggio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


FAVOLACCIA

Fuori di galera, Sofia Gallo, Pino Pace
Marcos y Marcos 2020


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Insomma: niente regali, niente cane, niente vacanze in inverno. E nemmeno in estate se è per questo.
In compenso pare che guadagnerò un padre: io il 3 gennaio compio gli anni, lui esce di galera, dopo dieci anni. Una coincidenza? un segno del destino? una fortuna? oppure l'inizio della fine?"

Ilde ha appena ritirato dalla postina una busta verde, una lettera raccomandata, in cui si comunica alla madre la scarcerazione di Angelo, il padre che lei non ha quasi mai visto. Per buona condotta, esce dopo dieci anni per essere stato condannato per rapina a mano armata e omicidio preterintenzionale.
La vita già piuttosto monotona di questa ragazzina, un po' solitaria, piena di desideri che non si realizzano mai, sta per avere un bello scossone.
Alla soglia del suo quindicesimo compleanno, l'ennesimo senza regali, Ilde è nella sua casa torinese di due camere con Manuela, sua madre, e Rita, la madre di Angelo. Questa raccomandata mette in subbuglio tutte e tre, per ragioni molto diverse. Mi amerà ancora? si chiede Manuela; Sarà finalmente cambiato? spera Rita e Ilde, naturalmente, ne ha mille di domande in testa.
Sta per incontrare, sotto la pioggia davanti al carcere di Alba, uno sconosciuto, che però è anche suo padre.
La vita sottotono di questa ragazzina che anche durante le vacanze di Natale passa i suoi pomeriggi nel bar dei nonni materni a chiacchierar di libri con il signor Gianni, ad arrabbiarsi per i messaggi della sua unica amica Martina da Sanremo, a sognare il primo amore con Giovanni, sta per cambiare un bel po'.
Dopo una notte passata solo con Manuela a parlare del futuro che li aspetta, Angelo le sottrae la figlia, la carica in macchina, e si dirige verso il mare della Liguria. Lontano da tutti, solo con Ilde vuole passare due giorni speciali prima di riprendere probabilmente il largo.
Non è esattamente la vacanza che questa ragazzina sognava, tuttavia si rivela un viaggio fondamentale, anche se molto duro.
Necessario per arrivare a capire in che direzione andare.

Misurarsi con il mondo degli adulti è quello che occupa gran parte del tempo di Ilde. A parte Martina e, sullo sfondo, Giovanni e Lorenzo, le sue giornate sono abitate quasi solo da adulti. Alcuni più presenti di altri, e tra questi la squadra dei tre nonni che come spesso accade costituiscono per lei una piccola costellazione di affetti stabili. A loro si aggiunge il vecchio professore, Gianni, che si prende cura delle sue letture, tra un amaro e l'altro.
Madre e padre sono il suo problema. 
A tal punto che la stessa Ilde fatica a chiamarli mamma e papà e opta per un più onesto Manuela e Angelo.
Da un lato c'è una madre ondivaga, che anche affettivamente non dimostra grande solidità, che tuttavia ha il merito di farsi in quattro per mantenere questa strana famiglia tutta al femminile. Usa delle premure nei confronti della figlia come potrebbe farlo uno schiacciasassi. Sebbene tutto questo sia dettato dalla ragion di stato, ovvero da una condizione di povertà sempre latente, ciò nonostante non è un personaggio condivisibile o positivo.
L'ennesimo adulto fragile in un libro per ragazzi.
La seconda questione riguarda il grande assente, Angelo. Quello che sua nonna definisce un padre a fette. La sua assenza è stata così lunga e pesante per Ilde che lei stessa più volte non è capace di riconoscergli il ruolo. Di fatto, lui, almeno fino a oggi, si è illuminato solo di riflesso, nei ricordi di sua madre e di sua nonna. Attraverso l'immaginario della madre - Ilde non ha avuto modo di costruirsene uno proprio - diventa, giocoforza, un mito da tirare fuori nelle grandi occasioni. Salvo poi ricadere nella polvere durante i momenti più bui di solitudine di una quasi quindicenne 'diversamente fortunata'.
Dal momento in cui Angelo le compare davanti, l'assenza, quindi l'alternanza tra mito e polvere, sparisce per lasciare posto a una presenza che di fatto si rivela un percorso molto accidentato di conoscenza reciproca.
Concepito come un fine settimana di vacanza si trasforma in un week end da brivido, al limite dell'inverosimile, architettato secondo le modalità consuete di un ex rapinatore, galeotto e forse assassino. Che incidentalmente è anche un papà.
Attraverso incontri con malavitosi, furti, fughe, scazzottate, padre e figlia misurano il loro affetto reciproco e in qualche modo ci riescono e si conoscono. 
A parte qualche debolezza di troppo nelle parti del racconto dedicate alle relazioni di Ilde con i suoi coetanei, i due elementi di interesse che emergono da Fuori di galera sono condivisi da tanta altra letteratura e, in questo periodo, casualmente, da due film che si somigliano.
Da un lato, sono storie in cui si riconferma che gli adulti spesso e volentieri non sappiano fare il loro mestiere. Si dimostrano fragili, disorientati, egoisti, depressi, in ogni caso si sottraggono alle responsabilità del loro ruolo genitoriale.
Dall'altro lato - di necessità - si vedono figli farsi carico di responsabilità che non dovrebbero competergli, prendere decisioni forti, suggerire ai grandi percorsi virtuosi. Come, per esempio, fa Ilde con Angelo a fine corsa.
E questi ragazzini e ragazzine sono in prima linea, e penso a Favolacce e a Magari, con una compostezza e una lucidità e soprattutto una forza che mette in crisi l'intera categoria degli adulti. 
Forse non aveva tutti i torti Ilde a chiedersi se non fosse davvero l'inizio della fine.

Carla

mercoledì 30 ottobre 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


VAGANDO FRA LE STELLE


Continuo a raccontare le proposte, finalmente abbastanza variate, che riguardano l’ambito della divulgazione: pochi giorni fa abbiamo parlato di recenti novità, riguardanti la fisica quantistica e l’astrofisica, affrontati con metodologie diversissime e con intenti non coincidenti. Qui, con il ‘Piccolo libro illustrato dell’universo’ di Ella Frances Sanders, pubblicato qualche mese fa da Marcos y Marcos, abbiamo una proposta ancora differente: l’autrice tralascia del tutto la trattazione sistematica e ordinata di argomenti, così come non disdegna di unire a elementi divulgativi altri di diversa natura: storici, poetici, evocativi.
Resta l’ambizioso progetto di raccontare il mondo, inteso come insieme di tutte le cose, dalla stella più lontana al batterio che ci provoca un’infezione.
L’assenza di una esposizione sistematica è spiazzante e può mettere in difficoltà il lettore meno informato: nozioni e opinioni sono sparse a piene mani, toccando argomenti diversi, dalla geologia alla chimica, dalla botanica all’astrofisica.
Lo stile dell’autrice, incline all’ironia, rende tutto molto agevole e fa sembrare cosa da poco discettare dell’origine dell’universo o della natura del tempo; il merito di un’esposizione siffatta sta nel poter esporre con leggerezza concetti impegnativi, senza però approfondirli più di tanto. Ad esempio, nelle prime pagine, dice: ‘Sei fatto di residui di stelle. Appese come luci fatate, discrete, bizzarre e insieme intense come solo l’impossibile sa essere, sono le stelle che devi ringraziare per il tuo corpo fragile e straordinario’.
Sicuramente un linguaggio evocativo, suggestivo, che veicola un concetto preciso; ma onestamente non so se l’immagine, pur efficace, raggiunga lo scopo di fissare nell’immaginazione l’idea, straordinaria, che siamo fatti tutti della stessa materia cosmica.
Nello stesso modo, quando si parla del mondo vegetale e della crescente attenzione verso le capacità delle piante, nei confronti delle quali l’interesse è cresciuto a dismisura, le nozioni della neurobiologia delle piante vengono lasciate galleggiare nella pagina che è loro dedicata.


Nell’apprezzare un libro originale, arricchito dalle illustrazioni dell’autrice, denso di argomenti non solo interessanti, ma anche molto attuali, coinvolgenti, resta la mia perplessità rispetto all’uso che ne può fare la lettrice e il lettore giovani, dai dodici tredici anni in poi: intanto, girando in libreria lo prenderebbe in mano, lo sfoglierebbe, lo scambierebbe per un libro per bambini? E cosa ne trarrebbe?
E’ vero che un libro siffatto trova in sé le sue ragioni; si espone al giudizio del pubblico, più o meno giovane, rivendicando l’originalità della sua esistenza. Ma il mestiere di libraia mi impone di ragionare anche sul destinatario finale, quel lettore o quella lettrice a caccia di notizie interessanti, di idee, di arricchimenti. Da questo punto di vista, è proprio la trasversalità a rappresentare un limite: un lettore adulto lo troverebbe troppo semplicistico, un ragazzino o una ragazzina potrebbero smarrirsi in questo insieme un po’ caotico di stimoli.
Detto questo, e chiedo scusa per la pedanteria, non si può non notare la bella veste grafica, la cura nel rendere le immagini, la bella traduzione, anche se, onestamente avrei lasciato il titolo originale: ‘Eating The Sun’.

Eleonora

“Piccolo libro illustrato dell’Universo’, E. F. Sanders, Marcos y Marcos 2019

lunedì 15 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NON IN QUELLA CASA...

PEPI MIRINO e l'invasione P.N.G. ostili, Cristiano Cavina
Marcos y Marcos 2018


NARRATIVA PER GRANDI (da 10 anni)

"Per sbaglio, invece dell'icona di YouTube, toccò quella di fianco, dell'App Store. Nella fretta, poteva capitare. Ci voleva meno di un secondo a spingere il tasto home e tornare alla schermata iniziale. Ma la sua attenzione, in quel millesimo di secondo che impiegò il cervello a ordinare al dito di tornare alla schermata iniziale, fu attirata da un gioco nella parte alta dello schermo e capì al volo. Lo vide pure Santino e capì al volo. 'Quello non possiamo' disse, senza distogliere gli occhi dall'icona. Pepi ci aveva cliccato sopra, aprendo la pagina. Sul rettangolo verde c'era scritto INSTALLA."

Richiamo irresistibile e Pepi clicca. Da qui prende l'avvio l'avventurosa vicenda dei quattro ragazzini del Club dei Cecchini - Sofi, Giamma, Santino e Pepi - doppia coppia di cugini. I primi tre vivono a Borgo, il quarto si divide tra Borgo, dove vive con il padre, detto il Primo ingegnere e la nonna e la città dove vive con la madre, detta la Dottoressa.
Il divieto assoluto di scaricare giochi 'proibiti' sul suo tablet, Pepi lo ha molto chiaro nella testa. La frase che il padre non finisce di ripetergli ogni volta che lui cerca di estorcergli il permesso è sempre la stessa: No! Non in questa casa.
Una ragione ci sarà...
GTA, il gioco in questione viene, invece, scaricato.
A turno, ci giocano tutti e quattro; una notte però accade l'imprevedibile: un personaggio esce dallo schermo ed entra prepotentemente nella realtà e molla una gran legnata sulla testa di Pepi che cerca di prenderlo.
Ai grandi non si può dire la verità e persino gli amici del Club stentano a credergli, ma quando vedono con i loro occhi una nebbiolina verdastra che si alza dal tablet e da cui si materializzano personaggi dei videogiochi, la prospettiva cambia.
Occorre capire che cosa sta succedendo e per farlo occorre indagare sul contesto, sulle cause, sulle condizioni che lo rendono possibile.
Per loro diventa una vera missione e, nei ruoli assegnatisi (una stratega e ufficiale in comando, un ranger tiratore scelto, un addetto alla logistica e un esploratore), i quattro si danno un gran da fare, cercando di tenere i grandi fuori da tutto.
Quello che prima era solo un gioco ora ha assunto tutti i connotati della realtà, ma il problema è che nella realtà si fa sul serio.

Avventura pura che corre lungo un confine oggi sempre più labile: quello tra il vero e il virtuale.
Cavina, che tra i tanti meriti, ha anche quello di saper dare voce alla provincia e di saper costruire intrecci umani interessanti, questa volta costruisce la sua storia intorno a una questione non da poco che solo apparentemente riguarda i più piccoli: il mondo virtuale in cui tutti siamo - volenti o nolenti - immersi.
Come spesso accade, Cavina fa salve le cose che gli vengono meglio quando scrive, ovvero il contesto, la costruzione pulsante dei personaggi e la 'commedia umana' in cui si intrecciano le vicende e che per molti versi ricorda un'altra Commedia umana, quella tanto amata di Saroyan. Su questa robusta tessitura che tiene assieme tutti i personaggi della storia, grandi e piccoli, e li fa agire in uno spazio tutto sommato limitato, rigorosamente di provincia, ma a tal punto ben raccontato da diventare visibile e tangibile, appoggia un plot che ai suoi lettori sotto i 15 anni risulterà molto familiare.
Àncora sapientemente il gioco virtuale alla realtà, e lo fa con un salto mortale che solo la finzione narrativa può permettere. Ma è bravo Cavina perché non eccede mai, al contrario riconduce sempre l'assurdo a una dimensione 'credibile', trovandone in qualche misura una sua spiegazione logica.
E mentre è lì che illustra al lettore le ragioni per cui un videogioco può uscire da un tablet, trova anche il modo di mettere su questioni ben più universali che di fronte al virtuale, hanno una potenza incomparabile: una per tutte, la morte.
A chi non ne sa mezza di videogiochi, mi sento di consigliare di portare pazienza nella parte centrale del romanzo e semplicemente di 'crederci', perché accade dopo che la storia letteralmente decolli nelle mani del miglior Cavina.
Siamo già qui ad aspettare i prossimi due titoli...

Carla


venerdì 18 novembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOVE UNO NON SE LO ASPETTA

Le avventure di Erasmo - Elogio dell'acqua, Daniela Maddalena
Marcos y Marcos 2016


NARRATIVA PER MEDI (dai nove anni)

"Era partito per un viaggio nel Mediterraneo due mesi fa e non era più tornato. Nave ed equipaggio, in tutto dodici persone, tutte scomparse. Polizia e giornalisti se n'erano occupati per i primi giorni, poi si erano stancati. Forse si dovevano occupare di scomparse più fresche.
Erasmo era tristissimo."

Inconsolabile, fiacco e svogliato, questo ragazzino viene prelevato dalla zia, che parla sempre in versi e che ha gli occhi laterali, e portato in mare. Fuggono dagli assistenti sociali, dietro la scia del padre scomparso. 
Il loro viaggio per mare non prevede imbarcazioni, ma solo muscoli allenati. Bracciata dopo bracciata, i due si 'incamminano' alla ricerca del capitano di lungo corso. Nuotano di giorno, mentre di notte avrebbero in progetto di fermarsi a riposare in una confortevole casetta gonfiabile e galleggiante, se non fosse che il mare si alza e manda in pezzi il loro unico rifugio. Per nulla disarmati, i due proseguono per incrociare sul loro percorso: un concerto rock tra pesci, una barchetta di un pescatore generoso, un'arca piena di animali che stanno girando un film il cui regista villeggia su una nuvola...e poi le sirene con le loro illusioni e poi un pescecane che, come nella storia di Pinocchio, li inghiotte tutti interi. Due resort gemelli e ultima non ultima, una ragazzina carina.
Quando ormai le forze sono esaurite, non resta che arrendersi e decidere che il capitano è uscito per sempre dalla vita di suo figlio Erasmo. Non rimane altro da fare che tornare al punto di partenza, ovvero la casa della zia dove tutto li aspetta come prima, o quasi.

Non mi pare possibile definire la storia di Daniela Maddalena, un racconto lineare. Non si può dire neanche che sia una storia di tutti i giorni. La si può al contrario definire un'avventurosa avventura, impastata con quel tanto di follia, con un bel po' di sonorità, e con una giusta dose di ironia.
Il pretesto di partenza, la scomparsa del padre del piccolo Erasmo, bambino dalle grandi e attente orecchie, già mette sulla strada del racconto avventuroso sulle tracce di qualcuno. il binomio nipote-zia è un altro topos letterario (e non solo) che va nella stessa trasgressiva direzione. Terzo elemento, l'acqua che diventa necessariamente contenitore 'anomalo' di una serie di attività, le più disparate e impensabili da svolgere 'a mollo'.
Queste tre componenti, intrecciate a dovere con un ritmo serrato, fanno sì che la storia decolli letteralmente verso l'assurdo senza remora di sembrare inverosimile. In questo, il libro ha davvero l'andamento ondivago tipico del pensiero di un bambino che non teme mai di sembrare folle nei suoi salti logici.
E' una grande festa del 'tutto è possibile' . Basta dirlo (o meglio scriverlo) e magicamente diventa vero.
Se la lettura di un adulto alle volte suda e fatica per mantenere l'orientamento, so che a ragazzini e ragazzine invece questo andare di qua e di là in balia dell'immaginazione a briglia sciolta piacerà parecchio.
A questo si aggiunga una sensibilità per il sonoro, talvolta raccontato per sequenze di lettere lunghe anche un rigo e talaltra descritto e lasciato all'immaginazione di chi legge. Se i suoni di questo libro sono da un lato nella lettura ad alta voce che se ne può fare, dall'altro si ritrovano nella trama stessa del racconto che in più di un'occasione offre visuali di concerti surreali, oppure descrizioni di strumenti musicali improvvisati e fai da te, per lo più ad arco o a percussione. Pochi i fiati, onestamente.
In questa rumorosa sarabanda le voci sono molte, ma a una in particolare occorre dare ascolto. Ed è quella fuori campo, sempre al presente indicativo, circostanza questa che talvolta la fa stridere come una nota stonata, ma che funziona bene per tenere sempre all'erta l'attenzione di chi legge.
Accanto a questa, quella in versi della zia, che pare le sia nata da un amore imperituro per l'antologia.
Il gran finale, che si concentra (forse troppo) in poco più di due facciate, va letto e poi riletto, e forse riletto ancora prima di essere sicuri di averlo in tasca.
E io questa sicurezza, al momento, non ce l'ho.


Carla

Noterella al margine. A chi come me ha amato tanto Pinna morsicata di Cristiano Cavina, racconto fatto di grandi profondità, e non solo marine, qui si ritroverà a veleggiare sulla superficie dell'acqua, sempre mossa e mai uguale.

martedì 10 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TESTONI E CODE A MANETTA

Pinna Morsicata, Cristiano Cavina, Laura Fanelli
Marcos y Marcos 2016



NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"'Non sei felice? gli chiese a un certo punto.'Di cosa?' disse Pinna Morsicata, sorpreso. Spigolo era una di quelle creature che avevano un modo tutto loro di fare domande capaci di prenderti alla sprovvista.
E le domande fatte all'improvviso sono le più difficili da ignorare, anche per un delfino che vorrebbe starsene per i fatti suoi."

E Pinna Morsicata è un delfino che vuole starsene per i fatti suoi. È un delfino restio alle regole del branco. Ma è soprattutto un delfino che sta scappando dalle proprie malinconie. Ma il giorno che decide di farla finita inabissandosi ben oltre il limite concesso ai delfini - le novanta pinnate - in un'acqua oscura e pesante sui suoi polmoni, incontra Spigolo. 
Spigolo non è il suo vero nome, ma è difficile chiamarlo diversamente questo strano pesce che di fianco pare una valigia tutta angoli e di fronte una sottile busta di plastica.
Spigolo, in fondo al mare, ci precipita invece perché ha un guasto alle code e appena si appisola, va a fondo, piomba dabbasso.
Negli abissi, anche in quelli della disperazione, i due si incontrano. Ma a un delfino che si sta crogiolando nella propria tristezza, che ha solo occhi per se stesso nella sua vena depressiva, non puoi chiedere un aiuto, un aiuto per tornare verso la superficie. Questo lo coglie alla sprovvista, scombussola i suoi piani, le sue prospettive. Ma tant'è. Quell'incontro inaspettato sul fondo del mare lo distoglie dai suoi pensieri funesti e ribelli e lo costringe a tornare a galla, in tutti i sensi.
Quello che sembrava un breve diversivo nel suo originario programma di farla finita con il mare, con il branco e con i suoi simili diventa invece una quotidiana abitudine. Spigolo, con il suo problema di inabissamento, ha bisogno di un sostegno costante. E Pinna Morsicata, suo malgrado, lo diventa. A tutti gli effetti.
Diversi per carattere e distanti anche nel modo di 'leggere' il mondo marino, i due inevitabilmente e inesorabilmente divengono amici. Un'amicizia fatta di diversità: l'uno scontroso, l'altro solare; l'uno silenzioso, l'altro ciarliero; l'uno egocentrico, l'altro altruista; l'uno corroso dai sensi di colpa, l'altro torturato dai rimpianti; l'uno senza meta, l'altro con una destinazione precisa, l'uno mammifero, l'altro pesce; l'uno amante della profondità; l'altro terrorizzato dall'abisso. Insomma due perfetti amici con una cosa sola che li accomuna: entrambi serbano per sé un grande e pesante segreto.
Mi fermo qui.

Come in uno specchio, il mondo di sopra si riverbera in quello di sotto. Metafora acquatica per raccontare un bel po' di cose intorno all'amicizia, ai rimpianti, alla lealtà, alle bugie, alla solitudine. Tutte cose che hanno parecchio a che fare con il diventare grandi. Insomma, nella leggerezza che sostiene chi nuota, sul pelo dell'acqua dove è visibile il mondo di sopra e quello di sotto, Cavina, uomo di collina, ci convince una volta di più in questo romanzo a metà ittico e a metà di formazione.
Sono una sostenitrice di Cavina fin dalla prima ora. Alla grande! letto e riletto anche ad alta voce in una estate a due ragazzette che avevo sotto mano.
Di Cavina scrittore convincono varie cose che si ritrovano anche in Pinna Morsicata. In primo luogo la capacità di saper leggere aspetti anche complessi dell'animo umano e di saperli tradurre in un lessico quotidiano. E ancora la leggerezza nel mescolare mondi distanti, anche attraverso una buona dose di ironia. Partiamo da questo secondo aspetto: la vena di sottile sarcasmo che si ritrova per esempio nella complessa nomenclatura del libro, vero atlante del mondo marino, fa da spina dorsale (o dovrei dire da lisca) all'intero racconto e ne stempera talvolta gli aspetti più introspettivi e profondi. Così si mescola il sorriso e il divertimento con il flusso di coscienza. E da un lato è proprio l'introspezione profonda che racconta le intemperanze di un adolescente e il suo rammarico tardivo per aver perso tutto, così come dall'altro la saggezza di chi ha visto un po' di mondo, la serenità interiore di chi ha fatto la cosa giusta che confermano il fatto che Cavina sia un attento narratore della vita, quella vera.

Carla