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venerdì 15 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NON DIMENTICARE POMMAUX 

La rana e lo specchio e altre storie, Yvan Pommaux (trad. Mario Sala Gallini) 
Babalibri 2023 


POESIA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Tutti i giorni per andare a scuola 
il timido leprotto con il cuore in gola 
va per il sentiero attraverso la boscaglia 
e ha tanta paura 
che ancora un po’ si squaglia. 
In mezzo alla foresta 
la solita ciurmaglia: 
una donnola, una puzzola e un furetto 
lo attendono al varco 
per fargli dispetto, 
per sfilargli la merenda 
dallo zainetto." 


Ma un giorno qualcosa cambia: sul suo cammino si presenta un lupo, anzi un lupacchiotto, che da poco si è trasferito nel quartiere. Robusto e gagliardo, ma gentile, si offre di accompagnarlo per tutta la strada fino a scuola. Il leprotto, rassicurato, pensa che sarebbe proprio bello averlo come amico ed è quel che accade. Camminano vicini e parlano di quei tre furfanti e il lupacchiotto lo convince a metter via la sua tremarella. 
I tre gaglioffi, vedendo arrivare la loro vittima da cotanto lupo accompagnata, fuggono a gambe levate. Al corvo, che dall'alto osserva, non resta che commentare e trovare la morale della favola: i tre bulli, gran vigliacchi, probabilmente nella loro vita vessati da altre ingiustizie ed angherie, conoscono solo quel modo da meschini per vedersi ripagati. Senza pensare neanche un po' che il loro fare altro non è che "esercizio di pura crudeltà". 
Accanto alla favola del leprotto spaventato, il corvo o chi per lui commenta le storie di Silvana la rana che si sente brutta, finché non incontra il rospo Marcello, quella dell'oca razzista che difende il suo prato, quella dell'assortita coppia di amici bulldog e bassotto. E ancora quella del topo geloso e del suricato appassionato nel proprio lavoro, della volpe che mente ma poi si pente, della talpa egoista e solipsista, di Gaia in cerca di un marito topo piùccheperfetto, di Raimondo un elefante volante che non si cura di cosa la gente pensi di lui. 


Il primo approdo in Italia di Pommaux è nel 2002 con i suoi gatti: Una notte, un gatto... e L'investigatore John Gattoni. Chi ha la fortuna di esserci in quel momento e di intercettarne la qualità altissima non se la dimentica più. L'anno successivo arrivano i due piccoli esploratori di Mostrilia e l'inarrivabile Quando non c'era la televisione, che vince anche dei premi. 
Lì si apprende che Pommaux, classe 1946 nutre una passione pura per il passato, vicino e lontano. Lì, in quel libro come sempre a metà tra l'albo e il fumetto, racconta un'epoca che, a guardarla oggi, pare mitica. 
I suoi libri circolano, ma forse non abbastanza, perché al di qua delle Alpi, Babalibri pubblica di nuovo due libri suoi solo dopo un bel po' di anni: Ulisse dalle mille astuzie e Siamo noi la storia
Ben fatto perché l'importante è non perderlo di vista. E John Gattoni dà il suo contributo alla causa.
La rana lo specchio e altre storie esce nel 2023 ma in Francia nel 2019 con un titolo meno bello, ma più dichiarativo: Fables d'aujourd'hui. Effettivamente di questo si tratta. 


Niente più fumetto (o quasi) per i dialoghi. Ma strofe in rima, alternate alle illustrazione. 
Dieci favole, ogni volta un animale differente come protagonista, ogni volta alle prese con un vizio o un pregio che perdura nella contemporaneità: dal bullismo all'ossessione di un geloso, dalla smania di possesso al sarcasmo, dalla serenità interiore alla passione per quello che si fa per gli altri. 
Tutto rigorosamente in rima, morale compresa. Una morale che è sempre molto ben ponderata, mai superficiale, mai scontata. Decisamente più attuale di quelle di La Fontaine. 
E forse anche questo sguardo rispecchia l'attitudine di Pommaux ad essere preciso e rigoroso. 
Tanto le brevi storie, due pagine ciascuna, tradotte con molta sapienza e altrettanta vivacità da Mario Sala Gallini, quanto le belle illustrazioni sono dei piccoli gioielli di precisione, appunto. 
Ed è proprio questa esattezza e la grazia nel raccontarla la sigla distintiva di tutta l'opera di Pommaux. La cura appassionata per ogni sguardo, per ogni particolare, ogni dettaglio fa sì che il lettore rimanga, così senza parere, semplicemente ammaliato e convinto.
 

Solo per citare qualche esempio: nel racconto L'anatra, l'oca e la gallina Pommaux arriva a disegnare la cuffietta della gallina con la forma di una cresta, i migratori/migranti che tanto mettono in subbuglio i pensieri xenofobi dell'oca sono magnifici corvi neri che indossano sul capo ciascuno la propria kefiah azzurra, come tuareg del deserto, che poi sciolgono nel momento di andare a dormire. Per non parlare degli abiti con i motivi geometrici tradizionali. 


E ancora la felpa del leprotto fifone o del suricato.
 

Attento e divertito nel comporre i contesti di ciascuna storia: dal deserto dei suricati all'arredo di design della casa dell'esigente topolina Gaia. 
Minuzioso fino allo stremo, dall'etichetta della bustina che si nota sulla teiera del corvo, fino ai motivi decorativi del maglione del bulldog 'idrante'. 


Tutto questo lo rende unico, e quindi indimenticabile. 

Carla

venerdì 15 settembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN CAPPELLO ROSSO: DA DISNEY A PINTOR

Tartaruga vs Lepre. La rivincita, David Pintor (trad. Emma Vaccaro) 
Kalandraka 2023 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)  

"'Facciamo una gara?' 'D'accordo!' 
'Prova a prendermi!' 'Sono molto più veloce della tartaruga.' 
'Posso schiacciare un pisolo che comunque vincerò lo stesso'"

Al suo risveglio la lepre è del tutto sicura di essere in vantaggio, ma arrivata al traguardo, quello con le bandierine colorate, la sua rivale, la tartaruga con il cappello rosso, è lì che l'aspetta. E poi esulta vittoriosa.
Rivincita. Accordata. 
La lepre si impegna questa volta, ma scopre anche che la tartaruga hai i suoi personali sistemi per vincere. Non proprio legalissimi. Per esempio, l'aeroplano giallo che sta pilotando sulla testa della lepre... E non sarebbe nemmeno consentito dal regolamento guidare un fuoristrada, parimenti giallo, su cui lei appare seduta mentre la lepre, ancora una volta trasecola. 
Imbroglio dopo imbroglio, la lepre la scopre e ribadisce le regole d'ingaggio: non questo, non quello e via andare. 
Ma la tartaruga non molla. E continua a sfoderare uno dopo l'altro i suoi sistemi - diciamo così - alternativi per raggiungere prima della lepre il traguardo. 

Allora. Da che Esopo ne ha parlato più o meno tutti sanno che la lepre è una sbruffona, mentre la tartaruga è una che conosce la tenacia e l'impegno. La lepre, vantandosi con gli altri animali, la provoca e lei, modesta ma forte delle sue sicurezze, accetta la sfida e si mette in cammino. Lento pede, va avanti. La lepre si ferma addirittura a dormire, con ancora maggior sicumera di quella mostrata alla partenza. Quell'altra invece, con il suo carapace e il solito lento pede, tippete tippete arriva al traguardo e in tal modo per un soffio la lepre perde la gara. 



Visto che così sono andate le cose, va da sé che Esopo concepisca la seguente morale: a volte con l'impegno si può ottenere ben più che con un talento naturale. 
Ma alla fine del libro di David Pintor la morale, ovvero le ragioni della morale, saranno un po' diverse. 
Le cose che mi piacciono di questo libro sono sostanzialmente tre. 
La prima è David Pintor, ossia i suoi disegni: gli occhi, gli sguardi...
La seconda è di nuovo David Pintor, ossia il suo modo di 'correggere' una storia che tutti ormai hanno stradigerito. 


In questo senso sono sempre molto interessanti le riletture, perché spesso sfidano colossi dalle profonde radici. Di solito il cimento sta proprio nel gusto di ribaltare il punto di vista e non sempre il senso va nella direzione del politicamente corretto. Nelle favole, questo si verifica ancora di più, visto il loro insito contenuto morale. E infatti Pintor qui si prende un bel gusto nel mostrarci una tartaruga che è la quinta essenza del baro. Imbroglia, fino all'esaurimento delle forze e dei mezzi di locomozione e dei nervi della lepre. 
Evviva. Adoro gli imbroglioni. Un'arte sopraffina che - a mio parere - ha il pregio di affinare il pensiero, di renderlo lievemente più acuto di quello diffuso. E questo, anche se scorretto, può solo far bene all'intelligenza. E, a quanto pare, David Pintor fa la sua scelta di campo (come non condividerla) e la mette in mano ai piccoli lettori. Seppur con la dovuta ironia, sembrerebbe dire, non mettendo nessuna morale esplicita, quando si è in gioco, bisogna giocare. E vale tutto.


Certo ci vuole un po' di moderazione e di stile, ma la tartaruga ne ha da vendere. 
E a proposito di stile, si arriva al terzo merito di questa storiellina. 
Quel cappello rosso, che poi è la chiave di tutto... da dove arriva? Forse da nessuna parte, se non dalla fantasia di Pintor. Eppure, quel cappello non sta lì a caso. E perché è proprio rosso? 


Nel ricordo riemerge un cortometraggio. Uno dei primi della Disney, datato 1935, che si intitola The Tortoise and the Hare e fa parte di una serie di film di animazione che va sotto il titolo di Silly Symphonies, dedicate a rivisitazioni di favole e fiabe. Questa è la prima Silly Symphony, firmata da Wilfred Jackson, in cui si cerca di dare una forma visiva alla velocità. 
Un piccolo capolavoro in cui si toccano diversi colmi della velocità, di cui la lepre delizia il suo pubblico, di conigliette e non. 
Al contrario, la tartaruga in questione, sempre con quella sua aria da sprovveduta,  ovviamente vince. Legalmente. Ed ecco il punto: indossa una cravatta rossa (che quella di Pintor non porta più) e un meraviglioso cappello rosso con il quale moltiplica gag e divertimento. Vista la longevità delle stesse, chi mi dice che la tartaruga Toby, per restare in mezzo ai bambini, non abbia attraversato l'oceano e sia approdata nella matita di Pintor. 
Ecco. 
Qui gli otto minuti e rotti per i quali dobbiamo dire grazie alla tartaruga di Pintor che li ha riportati a galla.


Carla 

lunedì 28 agosto 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FAVOLE ANTICHE


Quando li ho visti, alla Fiera di Bologna, nello stand di Corraini, sono rimasta di sasso: avevo davanti agli occhi un pezzo della mia infanzia, rappresentato dai libri dedicati alle favole di Esopo, Fedro e Apione, illustrati da Pirro Cuniberti.
Si tratta di quattro libretti, stampati in brossura, intitolati così: ‘Favole della Volpe’, da Esopo e Fedro; ‘Favole dell’Asino’, da Esopo; ‘Favole del Lupo’, da Esopo e Fedro; ‘Favole del Leone’, da Esopo, Fedro e Apione, tutte tradotte da Mario Ramous, fine letterato e latinista, dal 1950 direttore della casa editrice Cappelli, di Bologna.


Di Bologna era anche Pier Achille (Pirro) Cuniberti, artista poliedrico, cresciuto all’Accademia di belle Arti di Bologna, dove insegnava anche Giorgio Morandi. Maestro del disegno, ma esploratore di svariate tecniche artistiche, raggiunge il successo internazionale negli anni ‘80.
Del suo talento di illustratore si accorge Ramous, che lo convince ad illustrare i quattro libretti dedicate alle favole di animali.
Ed ecco queste tavole coloratissime, che accompagnano favole assai note, oggi molto meno di allora, che raccontano le vicende, a sfondo morale, di una serie di animali, furbi, ingenui, forti, astuti, ingegnosi, ambiziosi.


Anche la scelta di raggruppare le favole selezionate in base all’animale che ne è protagonista, è originale e consente di vedere ciascun personaggio nelle diverse vesti di scaltro profittatore o ingenua vittima di raggiri.
Il tratto caratteristico dei disegni di Cuniberti è l’ironia: non c’è tavola in cui gli animali protagonisti non coinvolgano il lettore con sguardi di sottecchi, languidi, furbi, annoiati; basta guardarli per capire qual’è la morale della favola, chi sarà il povero gabbato e chi il furbo vincitore, in una girandola di situazioni in cui, qualche volta, anche i buoni hanno la meglio.


Corraini ripropone la vecchia edizione del 1952, proprio di Cappelli, esattamente com’era ed esattamente come la ricordavo: protagonisti delle mie letture infantili, ho letto e riletto questi libri fino a consumarne le pagine. Anche l’editore Principi e principi ne aveva curato un’edizione nel 2011, raccogliendo le favole del Lupo e della Volpe.
L’estro creativo di Cuniberti ha incontrato la carta stampata anche in un’altra occasione: insieme a Stefano Benni, altro grande emiliano, ha firmato nel 1984 ‘Stranalandia’, pubblicato da Feltrinelli.
Riproporre questi piccoli straordinari libretti, espressione del fruttuoso sodalizio fra Ramous e Cuniberti, grazie alla sensibilità dell’editore Corraini, consente ai piccoli lettori di oggi di avere fra le mani un vero gioiello dell’editoria italiana per ragazzi.
Ne consiglio la lettura a tutti e a tutte, per la bellezza e l’originalità di queste pagine.

Eleonora


“Favole della Volpe”, Esopo e Fedro, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole dell’Asino”, Esopo, trad, M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole del Lupo”, Esopo e Fedro, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole del Leone”, Esopo, Fedro e Apione, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023




lunedì 3 aprile 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RASATEVI LE ORECCHIE E ASCOLTATE!

La magica Kolyma, Andrej Usačëv, Igor Olejnikov (trad. Francesco Bigo) 
Valentina Edizioni 2021 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"L'afa d'agosto, la mia naturale superficialità e la passione per le avventure presero il sopravvento. 
'Ma sì, in fin dei conti, cos'ho da perdere'. 
Al mattino lo richiamai. 'D'accordo, vengo.' 
'Compra un biglietto aereo per Magadan e parti. Ti verrò incontro...' 
'Cosa devo portare con me?' 
'Hai la patente?' 
'Sì' 
'Allora non ti serve altro. In aeroporto ci sarà una Nissan Safari...' 
All'aeroporto di Magadan non mi venne nessuno incontro proprio nessuno. 
Imprecando contro me stesso e contro lo sconosciuto Jukagiryč vagai per mezz'ora, poi alla fine uscii sul piazzale davanti all'edificio. In lontananza, sotto i raggi del sole, brillava un'automobile: era proprio una Nissan Safari." 

La notte prima di partire per la sua dacia fuori Mosca e andare due giorni a pesca nello stagno vicino, squilla il telefono: una voce gracchiante, quella di Jukagiryč il corvo, così ha detto di chiamarsi, lo invita per un periodo nella Kolyma dove anche lì si può pescare: temoli salmoni e lucci. 
Tutto sembra davvero assurdo: la voce sconosciuta, sconosciuta almeno quanto la Kolyma... 
Al mattino dopo però, quella telefonata non l'ha dimenticata e in fondo un bel viaggio alla ventura può essere un bel diversivo e così arriva, come richiesto, a Magadan e lì c'è effettivamente una Nissan Safari ad aspettarlo e dentro c'è... un corvo. 
Le domande in lui sorgono spontanee: come ha avuto il suo numero di telefono? Di chi è la Nissan? Dove ha preso quella borsa che porta a tracolla sulle sue belle penne nere? 
La risposta del corvo di 160 anni è sempre la stessa: Amici. 
La domanda, unica, che invece il corvo rivolge a lui è secca: Tu credi alle fiabe? La risposta è altrettanto veloce e sicura: Certo che ci credo. Ne scrivo anche... 
Perfetto, allora. Nessun errore e si può partire. 
Questa è la storia del viaggio di uno scrittore e di un corvo attraverso la regione della Kolyma: da un luogo all'altro e, soprattutto, da una fiaba all'altra. 

Una storia cornice che ne racchiude una ventina più un addio finale che hanno il tono dell'apologo, della favola, ma che sconfinano anche nella fiaba. 
Per ogni luogo fisico che i due insoliti compagni di viaggio attraversano, il corvo racconta. 


Così, passando davanti al magnifico mare, una baia soleggiata, esce dal suo becco la magnifica storia del perché la balene non si avvicinano più alla riva. Pur volendo molto bene all'uomo, al punto di averlo salvato dal diluvio dentro la sua capiente pancia, non è riuscita a dimenticare che quello stesso uomo è stato capace di approfittarsi del suo grasso, gli ha acceso un fuoco nel ventre per scaldarsi, si è nutrito con un pezzo del suo fegato. La balena, pur dolorante, ha continuato a portare pazienza, a considerare gli uomini come suoi fratelli fino al momento del loro sbarco sulla riva a diluvio finito. Però. Così come l'uomo ha dichiarato di non voler dimenticare mai la balena, altrettanto afferma lei a lui, con un non detto ben diverso, s'intende. E sarà per sempre. 
Nello stesso modo si può sapere perché le pulcinelle dal ciuffo e quelle dal corno hanno la loro curiosa livrea e soprattutto quel becco così appariscente. 
Da dove piove il sale sulla terra, cosa sono le belve di ferro e da dove arrivano i moscerini. 


Più di un centinaio di pagine, di belle storie e nessuna che ti lasci indifferente. 
Divertente e profondo, intelligente e ironico, illustrato magnificamente da un artista, che ha nella sua bacheca di premi, anche un Hans Christian Andersen. 
Questo è il suo novantasettesimo libro illustrato. Grandi doppie tavole, tavole singole: una più bella dell'altra e un certo numero di bozzetti a china: uno più esilarante dell'altro.
Ma il divertimento e la qualità migliore onestamente sono nel testo (e nella sua traduzione), nelle parole dense di Usačëv, altro Hans Christian Andersen nel 2012, che ha il dono di essere, è ovvio, molte cose insieme. 


Una serie di racconti che ricordano Kipling nelle sue Storie proprio così, ossia prendono spunto da alcune caratteristiche peculiari di animali e ci costruiscono sopra una loro divertente ragion d'essere. 
Ma tra la ventina ci sono anche storie che vanno nella direzione della mitologia, oppure altre che sono veri e propri apologhi sull'uomo e sul suo non semplice rapporto con ciò che lo circonda. 
Ma anche, tra le righe, sono disseminate un bel po' di riflessioni a carattere sociale e politico. 
D'altronde si sta viaggiando nella Kolyma... 
Più di una volta nasce il desiderio di copiarsi su un taccuino le frasi che il corvo pronuncia qui e là con noncuranza e con quel suo consueto disincanto. Frasi che hanno valore universale: sono le frecce all'arco di Usačëv. 
Pieno di spunti di riflessione sulla direzione che l'umanità pare aver preso. Ma soprattutto su quello di cui la Kolyma è stata testimone, negli ultimi cent'anni. 
Ironia e saggezza che si alternano per costruire una trama bella spessa. 
E sullo sfondo c'è per l'appunto lei, la Kolyma e la sua cultura e la sua più recente storia. Quella terra che tutti hanno cercato di dimenticare è l'estremo nord est della Russia. 


Lo dice il corvo: questa è la saggezza del Nord. Dove c'è un po' più di caldo., la posizione sociale è importante, ma qui siamo al Nord... qui c'è il freddo... La gente da noi dice:" Non c'è luogo di esilio più lontano della Kolyma!" Qui in questa terra vivono persone libere. E anche uccelli liberi... 
La Kolyma è dunque la ragione primaria che ha spinto scrittore e corvo a intraprendere questo viaggio, a farlo diventare un libro con l'intento di far conoscere non solo le ragioni che muovono i salmoni ad andare in modo ostinato controcorrente oppure spiegarsi perché alla fine è stato scelto il piccione per fare il postino tra il Cielo e gli uomini, lui che poi tanto furbo non sembra essere... 
La Kolyma, così lontana, dura e fredda, e così poco conosciuta, la Kolyma così bella, magica e selvatica, la Kolyma con le sue tradizioni, la sua cultura, insieme con la sua storia dolorosa, sono state le scintille per accendere tutto questo. 


E quindi - a orecchie rasate - c'è solo da ascoltare. 

Carla

venerdì 10 dicembre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CORAGGIO DI ESSERE LIBERI 

La traversata degli animali
, Vincent Cuvellier, Brice Postma Uzel 
(trad. Flavio Sorrentino) 
Biancoenero Edizioni 2021 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

 "'Coraggioso'. La gazzella non aveva mai sentito quella parola, ma le piaceva. Coraggioso. 
Fino a quel mattino non sapeva proprio cosa volesse dire. 
 L'orso glielo aveva spiegato: 'Sei coraggioso quando hai paura di fare qualcosa ma la fai comunque. 
'Per esempio?' Era una gazzella ebrea: rispondeva sempre a una domanda con un'altra domanda. 
'Per esempio evadere quando si è prigionieri...'" 

Sono in quindici, anzi in sedici a partire. Gli animali che una notte sono fuggiti dal giardino zoologico di Mosca. Alla guida, l'orso che per giorni e giorni aveva studiato un piano per eludere i controlli, aprire le gabbie, incoraggiare i più pavidi e sorvegliare gli intemperanti. Lui, che ora è diventato il re degli animali, perché il leone aveva scelto di restare in gabbia dove il cibo veniva servito comodamente due volte al giorno, ha dietro di sé piccoli come il porcospino e grandi come l'elefante. In fila ci sono anche un pinguino, tre lupi (almeno per un po'), una gazzella, una donnola, una iena, due scimmie, un coccodrillo, un asino e, per aria, un gufo e un grande trampoliere. 


Nonostante il cancello dello zoo sia stato aperto con le chiavi che il porcospino portava sul fianco, gli animali titubano. Sono davanti a un grande passo. 
Spetta all'asino, che più degli altri sa cosa sia la libertà, incoraggiarli a superare le inferriate. Tanto più che è in arrivo il guardiano che, in assoluto silenzio, non ne ostacola l'uscita, anzi si unisce al gruppo. Tra le mille incertezze dell'orso cui non piace fare il capo, gli animali si mettono in cammino. 
In mente hanno di attraversare l'intera Russia e di andare verso la libertà. 
Questa è la storia della loro traversata, molto più simile a una passeggiata che non una fuga dall'oppressione. Una traversata diretta verso un avanti, guidati dal loro istinto, ora che sentivano di possederne uno. Boschi, un fiume, neve, tanta neve, molte chiacchiere e molti pensieri li accompagnano, fino al punto in cui tutti capiscono sia arrivato il momento e il luogo dove fermarsi. 

Un grande libro, pieno di cose belle, che va letto e riletto, guardato e riguardato. 
Ha contemporaneamente il tono della favola con una sua morale non dichiarata, ma anche quello del racconto filosofico. Talvolta arriva anche la meraviglia del testo poetico. Però è anche una storia che racconta un'avventura, e nello stesso tempo sembra un testo per una breve pièce di teatro (da leggere per forza ad alta voce) e, come se non bastasse, è anche pieno di ironia e sapienza, ma è anche un'esperienza visiva che, tavola dopo tavola, ripete echi che arrivano da lontano, ma che sono parte di un immaginario estetico che in qualche modo ci appartiene.
 

E su tutto questo si diffonde una cura grafica e di stampa che non possono essere ignorate. 
Complice il formato che a tutto questo rende omaggio, in questo lento e cadenzato dispiegarsi di immagini e dialoghi si entra in una dimensione diversa, un inverno russo, in cui i protagonisti assoluti sono gli animali. Raccontati con un doppio intento, ovvero quello di restituirli per quello che sono, di non snaturarli nelle loro attitudini, ma nello stesso tempo di renderli incarnazione di una qualche umanità nel mettere loro in bocca un linguaggio che è solo nostro. Per non parlare del contesto geografico che è allusivo di molto altro ancora. 
In altre parole, e questo accade anche a livello visivo, sono riconoscibili nei loro profili, ma nello stesso tempo sono forme grafiche sintetiche, simboli di qualcos'altro, di più profondo. 
Inevitabile partire dal testo che può essere letto, davvero, a livelli diversissimi. 
Ci si può divertire alle battute della iena o ai battibecchi tra asino e orso sulle modalità di comando di una truppa di subalterni. Oppure si può decidere di volerne privilegiare l'aspetto più filosofico e, in quegli stessi brevi ragionamenti tra i due, porsi domande circa il senso ultimo del potere che si esercita sugli altri. Si possono cogliere gli spunti che la fuga dei lupi offre per ragionare sul concetto di istinto e su quello di libertà e cattività. Ci si può interrogare sul significato simbolico che il guardiano muto e consenziente, che ha visto una rivoluzione e due guerre, ricopre. 

Per non parlare del finale che non si può definire aperto, quanto piuttosto spalancato. 
Il lettore è continuamente chiamato a spostarsi: tra il sorriso che nasce dall'ironia dei dialoghi, per esempio quello tra orso e iena di fronte ai soldati morti assiderati che alcuni vorrebbero seppellire, mentre lei apprezzerebbe come cibo surgelato, e la profondità delle questioni messe sul piatto, come per esempio l'assenza di giudizio morale che esiste in natura: "Puoi mangiarle, se vuoi. Ora sei di nuovo un animale selvaggio, un animale che mangia carogne. Nessuno ti giudicherà, qui"


Questa alternanza è continua e rende la lettura del testo nello stesso momento piena di dialoghi leggeri e ariosi e anche di silenzi e profondità. 
Impossibile non fermarsi a sorridere e non fermarsi a domandarsi. 
Continui echi di cose amatissime che risuonano nelle orecchie e negli occhi. Dagli animali filosofi di Toon Tellegen, all'orso in cerca di identità di Oran Lavie (lui, le tasche le aveva), dagli animali pieni di vizi e difettucci di Ulrich Hub, dall'effetto serigrafico nelle sovrapposizioni delle forme, al vezzo dei registri fuori registro, di Blexbolex, alla programmatica assenza del disegno alle sintesi, alla composizione del disegno e gli scorci di artisti che hanno fatto la storia delle avanguardie sovietiche. 


Questo lo rende un libro indimenticabile. 

 Carla

mercoledì 14 aprile 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AMARE IL MARE
 
Il fato di Fausto. Una favola dipinta, Oliver Jeffers
Zoolibri 2021


ILLUSTRATI
 
"C'era una volta un uomo convinto di possedere ogni cosa e per questo deciso a fare la conta dei suoi averi.
'Tu sei mio', disse Fausto al fiore. 'Sì,' disse il fiore, 'Io sono tuo'.
Contento, Fausto andò oltre.
'Tu sei mia' disse alla pecora. 'Sì,' disse la pecora, 'Credo di sì'.
Sentendosi soddisfatto, Fausto andò oltre."

Incontrò un albero a cui dichiarò ancora una volta 'tu sei mio' e l'albero inchinò i suoi rami in segno di sottomissione. Poi si considerò proprietario di un campo, di una foresta e di un lago. E persino di una montagna che, da parte sua, tentò di opporsi, ma quando vide la rabbia e i pugni stretti di Fausto, cedette anche lei. A questo punto il potere di Fausto era ai suoi stessi occhi enorme, tanto da fargli pensare che anche il mare dovesse sottomettersi al suo dominio. Ma il mare tacque e, solo dopo molti strepiti di Fausto, rispose con la calma propria di un mare calmo che senza amore e comprensione non si possiede nulla. Fausto cercò di sostenere, mentendo, che il suo amore e la sua comprensione per il mare erano enormi, ma non smise di pestare i piedi o di stringere i pugni. Ma è davvero possibile pestare i piedi sulla superficie dell'acqua?


Oliver Jeffers in una delle sue maggiori eccellenze.
Su una fitta rete di riferimenti costruisce una storia che assume all'istante il carattere archetipico della favola e inizia come una fiaba. La favola d'altronde ha il merito, nonché il compito, di parlare una lingua universale e di farlo con poche ma esatte parole. Non sono forse questi alcuni degli elementi utili, ovvero necessari, per creare un albo illustrato? Brevità, chiarezza e senso?
E questo è un fatto.
 

I riferimenti, che i lettori più piccoli non hanno neanche bisogno di cogliere, sono invece fondamentali per tutti coloro che apprezzano e studiano questo autore, riconoscendogli un talento fuori dal comune e un pensiero di spessore.
Il primo riferimento spunta già nel titolo: quel Fausto non sembra lì a caso, ma parrebbe un riferimento a un Fausto altrettanto letterario che, come questo, ha dimostrato di non aver saputo porre limite alla propria bramosia.
Il secondo riferimento - decisamente il più importante - è nella dedica iniziale cui fa da specchio il breve racconto, una poesia in verità, di Kurt Vonnegut scritta un paio d'anni prima di morire e dedicata alla memoria di Joe Heller e alla sua saggezza nel definire la vera ricchezza e, in qualche modo, la felicità che ne deriva.
Il terzo riferimento, meno lampante ma altrettanto forte, è in quell'albero e in ricorda tanto l'albero di Silverstein, il giving tree, anche quello, come quello di Jeffers inchinato alla volontà dell'uomo, fino all'atto di annientarsi del tutto, per amore. Il fiore, rosa, e la pecora scettica richiamano inevitabilmente la rosa e la pecora conosciute nei discorsi del Piccolo Principe, anche in quel caso si stava parlando d'amore. Saint-Exupéry, come anche la tradizione fiabesca russa o dei Grimm, peraltro, sembra attraversare l'intera questione che pone il libro, a proposito di non riuscire a mettere freno al desiderio di possedere qualsiasi cosa (il re che vuole il sole e l'uomo d'affari che pretende le stelle o la moglie del pescatore con il pesciolino d'oro).
Tutto questo attraversare grandi storie scritte da altri ha il merito di rendere ancora più archetipico e profondo l'apologo di Jeffers.
La questione che il libro solleva è, a dir poco, enorme. Eppure con la semplicità cui ci ha abituato, anche in questo caso, attraverso poche ma precise e adatte parole, Jeffers ci porta in cima. Ognuno avrà modo di vedere lontano.
"Il mare fu triste per lui, ma continuò a essere mare."
E il fiore, a essere fiore.
 
 
Non si può non notare che il valore di ammonimento morale che lo stesso Jeffers vuole imprimere all'intero racconto è costruito in modo del tutto originale. Il fatto che a me pare straordinario è che lo raggiunga attraverso una serie di soluzioni che non sono speculative, ma, al contrario, soprattutto formali: per esempio il vuoto in cui fa muovere Fausto, l'evidenza e la potenza dell'esiguo testo, che sembra scritto 'a mano' a grandi lettere, anch'esso con quelle imperfezioni tipiche della stampa litografica. Sembra davvero inciso nella pietra. E lascio dedurre agli altri il senso di questa scelta. 
 

A questo si aggiunge una scansione delle pagine che è un fuoco d'artificio di invenzione, un vero jonglage fatto con i pieni e vuoti che si alternano sui fogli: pagine bianche a simboleggiare la pesantezza del silenzio e dello sconcerto e pagine piene di blu del mare a simboleggiare la distensione e la sicurezza di chi sa di possedere la vera forza; giri di pagina sfruttati al massimo, per creare la giusta attesa del lettore che ascolta e vede; un disegno che è nel contempo simbolo e concretezza: laddove vediamo una rosa, una montagna e un lago messi in sequenza verticale, al centro del foglio oppure una gamba residua di Fausto che esce di pagina, nell'atto di abbandonare la scena, oppure, poco più di un dito inquisitore che spunta da destra a intimidire la pecora a sinistra. E come se già questo non fosse sufficiente, Jeffers dà il meglio di sé nell'espressività potentissima del viso e dei gesti del collerico e insaziabile Fausto: piccoli scarti delle gambe, pugni all'aria, occhi fuori dalle orbite. Un vero catalogo che ogni illustratore dovrebbe studiare come uno studente di medicina in una lezione di anatomia all'università.
 

Un ulteriore contributo alla potenza del messaggio che esso contiene lo dà il colore. In questo la serigrafia ha fatto la sua parte. Grossomodo per metà del libro sono solo il marrone e il rosa a dominare la pagina. Poi, in corrispondenza della svolta che prende la storia, si contaminano con gli altri due colori che predominano nella seconda parte: i due primari, il giallo e il blu.
 
Che a questo libro Jeffers ci abbia tenuto in modo particolare, lo testimonia il processo creativo. A parte i risguardi marmorizzati di Jemma Lewis, tutte le tavole sono state realizzate con la tecnica della litografia tradizionale, nella stamperia parigina di Idem Press che ha sede a Montparnasse e dove, per i cultori, sono acquistabili a 600 euro l'una.


Carla

venerdì 16 marzo 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ULTIMO VENNE IL VERME
 
Gigi, Mathieu Lavoie (trad. Elena Baboni)
Fatatrac 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 3 anni)

"Oh, un albero! Ma che cosa è caduto dall'albero?
Un uovo! E chi esce dall'uovo?
Gigi! E che cosa urla Gigi?
Mamma!"

Anche la mamma corvo di Gigi urla perché ha avvistato la volpe che però sta dormendo. Nel frattempo il piccolo Gigi trova un verme, che a sua volta urla perché in pericolo e nello stesso frattempo la volpe si sveglia e forse adesso e Gigi a essere in pericolo. La mamma corvo deve aver letto Fedro o Esopo e così attira la volpe con il formaggio. Il resto è favola nota, salvo che qui la sciocca è un'altra e Gigi è salvo...


Sono diverse le ragioni che mi fanno gioire nel leggere questo libro di Mathieu Lavoie. La prima è la constatazione che si apre un nuovo scenario nel campo dei libri per piccolissimi e che ci può essere anche qualcosa di diverso dai libri, seppure in taluni casi geniali, di Minibombo che hanno creato una sorta di monopolio per quella fascia di età. Se con essi condivide il segno grafico, l'uso dei colori piatti, il testo ridotto ai minimi termini, tuttavia mi pare si qualifichi per il gusto compositivo della pagina con cambi repentini di formato, e per una grazia nel disegno e soprattutto per una cura e ricercatezza sottile del testo che si costruisce con ossessiva regolarità tra domande e risposte. La seconda ragione che riempie di gioia che anche i libri di Mathieu Lavoie abbiano cominciato a circolare in Italia. Coeditore (insieme a Nadine Robert e a Marianne Dubuc) di una delle più interessanti case editrici canadesi, Comme des géants, Mathieu Lavoie condivide con loro un'idea dell'infanzia impastata di tenerezza e cattiveria in dosi equivalenti. E questo rappresenta il terzo motivo di gioia.


Lontano da stereotipi e tabù secondo cui ai più piccoli bisogna tenerli lontani da certe durezze della natura, nei libri di Mathieu Lavoie i vermi, ultimo anello della catena alimentare, sono spesso vittime sacrificali. Ne è una prova, il secondo titolo uscito in accoppiata, Toto vuole la mela,


che alla fine di tutto vede il verme finalmente amoreggiare in tutta tranquillità con la sua mela, al buio nello stomaco di qualcun altro...Nessuno sconto per lui, a parte la sua felicità tutta 'interiore'.


Una somiglianza più che casuale con Calimero, Gigi è pieno di piccoli dettagli che lo rendono un libro da leggere e rileggere mille volte. Possibilmente ad alta voce senza mai stancarsi o annoiarsi.
Con una partenza che non lascia presagire l'inserto favolistico e sembra piuttosto concentrarsi sull'alternanza di domande e risposte, sostanzialmente uguali, vira verso la favola, ma solo incidentalmente ne dà una sua lettura originale. La grande cosa che fa Lavoie, e questo particolare sembra rivolto agli adulti lettori, è giocare con la favola a tal punto che la mamma corvo della storia 'recita' a soggetto la parte del corvo nella favola.
Semplicemente geniale!
Spigolature ulteriori sono il lavoro attento sugli sguardi, primo fra tutti quello dall'interno dell'uovo, il nome del formaggio che è un piccolo capolavoro di ridondanze interne.
Devo ripetermi: semplicemente geniale!


Carla