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venerdì 30 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL GIOIELLO 

Lo scheletro nell'armadio, Lilija Berzinska, Anna Vaivare 
(trad. Rita Tura, Margherita Carbonaro) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli otto anni) 

"Allora non ci sarebbero stati né il fresco venticello primaverile né il caldo torrido e odoroso di fieno dell'estate. Lollo Mollo non avrebbe potuto arieggiare la casa e lo scheletro sarebbe rimasto nell'armadio per un altro anno. 
Questi pensieri gli fecero venire mal di pancia. Bisognava fare le cose per bene e tirare fuori lo scheletro dall'armadio, proprio come ogni anno. Eppure l'ansia continuava a graffiargli il petto. E se la primavera fosse arrivata dappertutto tranne in quel posticino solitario, lasciandolo immerso nell'alito gelido e ostile dell'inverno? Cosa avrebbe fatto?" 

La questione è complessa. Lollo Mollo ogni anno si prefigge questa incombenza: tirare fuori l'armadio da casa, pesante e scomodo, ma con le fette di patata sotto le zampe ce la fa, e dopo averlo caricato sulla carriola, arrivare sulla collina isolata e solo lì tirare fuori lo scheletro dall'armadio per spolverarlo a dovere, togliere gli eventuali ragni che si sono annidati tra le costole, mettere due palline di antitarme nell'armadio (non si sa mai).
Tutto questo richiede una bell'aria di primavera un bel sole, una collina isolata, appunto, dove nessuno lo veda. 
Questa incombenza va svolta in assoluta solitudine: è sempre stato così e così sarà per sempre. 
Ma quella mattina tutti i segnali, compreso l'entusiastico vociare di Gracchio che annuncia in giro la primavera, confermano che il sole e il caldo sono arrivati. 
Si può procedere. 
Portata a termine la consueta procedura, Lollo Mollo si siede soddisfatto e comincia a pensare quando quello scheletro era apparso per la prima volta nel suo armadio... E mentre è lì che pensa si chiede anche che cosa sarebbe potuto succedere se gli altri abitanti del bosco avessero saputo del suo scheletro nell'armadio... Certo potersi confidare gli sarebbe piaciuto, ma come farlo? E gli sarebbe anche tornato utile che gli altri gli dessero una mano nel trasporto dell'armadio. Ma no! 


La cosa migliore era continuare a conservare il proprio segreto. E mentre lo pensa, temendo la pioggerella primaverile, si sincera che nessuno sia in vista per ricaricarsi l'armadio e rimetterlo a posto in casa. Con lo scheletro dentro. 
Intanto Occhiolungo e Gracchio, non lontano da lì, decidono di non andare al mare perché se Lollo Mollo ha rimesso dentro l'armadio con il suo scheletro, vuol dire che la pioggia sta davvero per arrivare... 

Se un libro di racconti (il genere e passo narrativo che amo di più) esordisce così, con un piccolo gioiello perfetto, da lì in poi la voglia di proseguire nella lettura schizza a mille. E infatti è quello che accade. Due parole sul gioiello. 
Molto giusto che dia il titolo all'intero libro, se lo merita. 
Il ritmo pacato. 


La scrittura esatta al millimetro. 
L'ambientazione che è quella di un gruppo di case tra bosco e mare, tra fiaba e realtà. 
Ed è un contesto che ricorda molto quello di altri potentissimi libri: il migliore tra tutti, Lettere dal bosco di Tellegen. 
Il gioco linguistico che dà l'avvio all'intero racconto e che ne costituisce l'ossatura, lo riempie di una sana follia. Lo scheletro nell'armadio è contemporaneamente metaforico e letterale e su questo si regge l'intero dialogo tra i due significati e di fatto l'intera storia. Bella idea, non l'unica. 
La piacevolezza della lingua delle due traduttrici lo illumina possibilmente ancora di più: una lingua curata, parola per parola. 
Il colpo di teatro finale che ti lascia lì, stupito, sorridente e intenerito. 
Da qui in poi, tutto quello che viene dopo questo gioiello iniziale. 
Siamo piombati nel mezzo di una piccola comunità pacifica di animali diversi - e alcuni piuttosto inconsueti - e una ragazzina, di nome Sipriki, che vale uno come tutti gli altri. 


Vivono insieme, condividono con grazia e gentilezza lo spazio e il tempo comuni. 
Non tutti loro agiscono all'unisono. Ci sono storie a due, per esempio quella di Leprotto e Lupo di mare (!) - sono io che stravedo o potrebbe essere una allusiva declinazione del mito della donna foca? Ci sono storie più corali in cui si impara a conoscere la personalità dei singoli protagonisti. Alcuni di loro portano nel nome la loro fragilità: Goffofredo o Sperperina, per esempio. 
E alla fine, letti tutti e nove i racconti, è possibile avere una visione di insieme che tanto da vicino ci riguarda in quanto razza umana. 
Questo attesta che l'intero libro può essere letto come collezione di racconti oppure come piacevole trattatello di filosofia. 
In questo diffuso e generale stato di grazia, grandi domande attraversano le singole storie: Stridulone che non vuole lasciar andare la giornata perfetta. L'inadeguatezza di Farfalla che, per la sua ala a cui manca un pezzetto, non si sente vera e completa...Riccio e il suo problema di misantropia, o Pigolino non proprio convinto che nella vita il traguardo sia tutto.... 
A ben vedere si tratta di grandi questioni che si pongono, tra gli altri, un gatto, Occhiolungo, un corvo, Gracchio, un lumacone, Lollo Mollo, un leprotto, Leprotto, un lupo, Lupo di mare... 


E poi c'è lei: la traduzione, ossia la lingua scritta che tutto tiene insieme. 
Studiata e limata per essere perfetta nel suo essere rispettosa dell'intreccio fittissimo di doppi significati, di allusioni lessicali. 
Tanto per dire: la brillante scelta dell'onomastica dei singoli personaggi è un raffinato lavoro di cesello, che in un gioiello, appunto, ci sta perfetto. 
Libro necessario, da tenere stabile per mesi o anni sul comodino, per leggerlo e rileggerlo ogni sera, prima di fare bei sogni. 

Carla

venerdì 2 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MISSIONE DEI NONNI 

Nonnamatta e la missione detective, Moni Nilsson, Anna Fiske 
(trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Nonnamatta gira ed esce dal cortile. Io mi tengo stretto a lei. Forte. 
In meno di un minuto siamo al parco giochi, che esiste ancora. Niente incendi in vista. Corro verso la sabbiera. Nella buca c'è la scatola di fiammiferi, o meglio, quel che ne rimane. È bruciata quasi tutta.. 'Giocare con il fuoco è pericoloso' dice seria Nonnamatta, 'anche se siete stati furbi a mettere la scatola in una buca, visto che la sabbia non brucia. Però avreste potuto farvi molto male. Sai quanto sono dolorose le ustioni?' 
Scuoto la testa e sento che stanno tornando le lacrime." 

Tutto è cominciato quando Tarzan e il suo amico Toro, con una scatola di fiammiferi appena rubata in cucina non si sa perché, vanno al parco giochi e si sfidano a tenere con coraggio il fiammifero accesso in mano. Ma da sfida nasce sfida, quindi quei due decidono di fare una 'bomba', ossia erba secca nella scatolina semivuota dei fiammiferi, interrata di pochi centimetri nella sabbiera, poi con un fiammifero superstite accensione di detta scatoletta che dovrebbe - a detta di Toro - esplodere e saltare in aria come un razzo... ma proprio in quel momento passa di lì il padre di un loro compagno di classe che li spedisce all'istante verso il cancello della scuola. 'Dovreste essere a scuola!' Nessuna possibilità di vedere l'esplosione, accidenti. L'ansia che dal loro giochetto possa sprigionarsi un incendio di dimensioni importanti fa il resto. Genera in Tarzan un mal di pancia senza pari che richiede l'arrivo immediato di Nonnamatta. 
A lei confessa il misfatto e, a cavallo di un motone (lo Stregaexpress),insieme vanno a controllare che il parco giochi sia salvo. 
Il mal di pancia è passato, niente ospedale dunque, ma neanche il ritorno a scuola. 
Nonna e nipote si sono ritagliati una giornata tutta loro, con l'intento comune di inventarsi qualcosa di bello. 
Dado alla mano, chi tira su il numero più alto decide il da farsi: Nonnamatta tre, Tarzan cinque! Evvai! 


Questo è il racconto di quel giorno. 

Come già è stato detto, nei libri di Nonnamatta ne succede di ogni. 
E anche in queste 150 pagine si passa dal pedinamento di una bambina apparentemente in grave pericolo, alla discesa da un balcone con una corda. Tutto quello che la fervida immaginazione di un ragazzino potrebbe pensare possa stare tra questi due eventi è probabile che sia venuto in mente anche a Moni Nilsson e che quindi lo troviate scritto sulle pagine di questo suo libro. 
Ma a parte il ritmo incalzante e il pensiero che davvero deve muoversi dentro la testa del lettore un po' come capita a una pallina in un flipper, forse val la pena tirare alcune conclusioni di tipo più generale sul tipo di rapporto che può legare un piccolo a un vecchio (qui in particolare, se diamo retta a Anna Fiske, davvero grinzoso e molliccio al limite del cadente). 


Diciamo che del mutuo soccorso si è già detto, ma ora mi pare che della naturale intesa che spesso si instaura tra vecchi e bambini, nella fattispecie tra nonni e nipoti, in questo libro tra le righe si trovi una delle ragioni, forse la principale. 
In verità la cosa mi è apparsa chiara discutendone con Susie Morgenstern, a proposito delle sue nonne e dei suoi nipoti. E tanto in Moni Nillson quanto nella mente di Susie Morgenstern, la cosa ha a che fare con i ruoli e con l'imparare a starci dentro. Susie Morgenstern, se guarda indietro alla sua attività di giovane madre educante, vede i tantissimi errori fatti, dovuti forse all'inesperienza o, ancora di più, alla responsabilità educativa che come madre si sentiva di dover esercitare. E via a far sbagli su sbagli. Poi si impara. Si impara anche che dagli errori qualcosa di buono si ricava sempre. Nonnamatta ha molto chiaro in testa che tra una madre e una nonna la grande differenza sta nel fatto che una madre non può sottrarsi alla responsabilità di insegnare come volare ai propri figli... 

"Una mamma deve potersi arrabbiare, e a me qualche volta succede ancora, se fanno cretinate. Diciamo che fa parte del lavoro di mamma. Però, per quanto ci provi, con i miei nipoti non riesco ad arrabbiarmi, Lascio che lo facciano i loro genitori." 

Mentre a una nonna sono richieste proprio nuove occasioni di volo da far sperimentare. Ed è in questa prospettiva che Moni Nilsson, in fondo alla sua rocambolesca storia, scrive
 
"La vita consiste nel giocare più che si può e tenere gli occhi aperti in modo da cogliere al volo le avventure che stanno lì ad aspettare. Nonnamatta si avvicina alla corda ancora appesa al balcone. Le viene un brivido nella pancia al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se Tarzan avesse perso la presa. Scuote la testa per mandarlo via. Sono pensieri che non portano a niente di buono. I bambini devono mettere alla prova le ali. Come farebbero, se no, a imparare a lanciarsi nel vuoto attaccati alla liane, a imparare a volare da soli?" 

Ecco a cosa servono i nonni. 
In una sola giornata con lei Tarzan ha imparato moltissimo. 
La più importante di tutte: il coraggio di sfidare sé stesso. 


Dal calarsi da un balcone fino ad assaggiare le lasagne di Fatima, o entrare nella squadra di pallone, Tarzan è stato davvero molto coraggioso, e presto di Nonnamatta non avrà più bisogno. 
E lei lo sa, ed è per questo che se la gode, finché dura.
Proprio come dev'essere. 

 Carla

venerdì 11 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PRIMA È, MEGLIO È...

La valle dei Mumin
, Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Cecilia Heikkilä 
(trad. Alessandra Scali) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Poi Mamma Mumin si mise a raccontare di quando era piccola, dei tempi in cui i Mumin vivevano nelle case degli esseri umani - preferibilmente dietro le loro stufe di maiolica. 
'Magari qualcuno di noi ci vive ancora' disse 'nelle case che hanno mantenuto le stufe di una volta. I termosifoni non fanno proprio al caso nostro'. 'Ma a quei tempi gli umani lo sapevano che c'eravamo anche noi?' chiese Mumin. 
'Sì, alcuni sì.' rispose Mamma Mumin. A volte se erano da soli e sentivano un brivido sulla nuca, allora capivano che eravamo lì con loro.'" 

Ora la vita dei Mumin è molto diversa. 
Per esempio, adesso come adesso, il piccolo Mumin, per mano a Mamma Mumin sta camminando ormai da giorni nella grande foresta in cerca di un luogo adatto dove costruire una casa che li accolga entrambi per il loro letargo invernale. Con i piedi a mollo per la grande inondazione dovuta alla grande pioggia, avanzano a fatica. 


Loro non sopportano il freddo (per questo le stufe di maiolica), ma fortunatamente Mamma Mumin nella sua borsetta ha sempre quattro cose essenziali: zucchero, caffè, polverina contro il mal di pancia e calzini asciutti. Mentre avanzano a fatica, papà Mumin non è con loro perché è partito per uno dei suoi viaggi ed è scomparso da un bel po', non restano soli a lungo: sul cammino incontrano Sniff, che al loro invito, decide con entusiasmo di seguirli. 


Saranno loro tre a incontrare nella palude il Serpente Gigante, e poi Tabacco che, con la sua musica, ammalia il Serpente. Intorno a fuoco, i quattro girovaghi bevono assieme un bel caffè, ma all'invito a unirsi al piccolo gruppo, Tabacco rifiuta: lui è uno spirito troppo libero per farsi coinvolgere nella ricerca di un posto asciutto e di una casa. Magari si ritroveranno più in là. Magari. 
Il loro viaggio prosegue, tra alti e bassi - è proprio il caso di dirlo. Attraversano giardini in cui il latte scorre e lo zucchero filato è al posto della neve e i fili d'erba sono caramelle, vengono poi sbattuti sulle rive di un fiume impetuoso fino al momento in cui trovano tracce importanti di Papà Mumin, nonché un paio di occhiali persi dal vecchio Marabù che per gratitudine... Basta! 

In questo libro succedono molte cose inaspettate. 
La prima e la più eclatante: sopra il titolo La Valle dei Mumin non compare il nome Tove Jansson come autrice, ma tre cognomi differenti. Due autori del testo e una illustratrice. Il suo nome è "solo" il punto di partenza...
La seconda e altrettanto eclatante: un romanzo dei Mumin si è trasformato in un racconto illustrato.
Breve spiegazione di quello che sta capitando in Svezia: sotto l'occhio vigile e attento degli eredi di Tove Jansson (la sua nipote in testa, che firma una sorta di attestato di affetto nei confronti di Tove e della sua opera, auspicando che tutti i bambini che ci sono e che verranno ne possano godere) tre autori si sono metaforicamente messi sulle spalle la grande mole dei suoi romanzi per bambini (in originale: 9 romanzi) e li hanno trasformati in qualcosa di molto simile a un lungo albo illustrato (il testo è ben più lungo), perché appunto possa accedere quello che Sophia Jansson auspica nella letterina iniziale, A te che stai leggendo...: più Mumin ci sono, meglio è. 


Breve spiegazione di quello che sta succedendo nel versante italiano è diretta conseguenza di quello che accade in Svezia: i romanzi di Tove Jansson stanno in casa Salani, ma questi lunghi racconti illustrati per più piccoli hanno trovato la loro 'stufa di maiolica' a casa Iperborea. 
E in perfetta armonia, come piacerebbe ai Mumin, creaturine gentili per eccellenza, accade che Salani pubblichi proprio ora il romanzo finora inedito in Italia, Il piccolo Troll e la grande pioggia, che è anche il primo che Tove Jansson abbia scritto, e che Iperborea pubblichi il racconto di Haridi, Davidsson, e Heikkilä alle matite, che è di fatto il racconto illustrato del romanzo suddetto, e che, per ovvie ragioni è pensato per lettori più piccoli. 
La terza cosa inaspettata e felicissima è averci pensato e, mi verrebbe da dire, aver osato. Da questa terza cosa scaturiscono tutta una serie di considerazioni più generali. 
La più istintiva, in quanto amante dei Mumin, è valutare che più Mumin ci sono in giro, meglio sarà per l'intera comunità dei lettori. E ancora: prima si entra in contatto con il loro magnifico mondo pieno di gentilezza e pace e armonia meglio sarà per la suddetta comunità. In questo senso, quando si svela l'operazione editoriale che c'è a monte viene proprio da pensare che questi 'alboni' illustrati siano propedeutici ai suoi romanzi. Si comincia a frequentare queste creature fin dalla prima infanzia, ci si affeziona, e poi dopo tre o quattro anni che sono stati lì a sedimentare negli immaginari di ciascuno, li si ritrova in un libro di più di centocinquanta pagine, che racconta per filo e per segno quello che qualcuno ci aveva letto ad alta voce, rannicchiati....(cfr la letterina di Sophia Jansson). Va da sé che anche il romanzo può essere letto ad alta voce, e ascoltato rannicchiati, ma questa è un'altra storia. 
Una ulteriore considerazione che viene da fare riguardo a questi racconti illustrati concerne la loro struttura. In questa loro forma abbreviata, così rispettosa del loro genitore, è possibile cogliere ancora più evidente la capacità di Tove Jansson di costruire, attraverso un continuo gioco di tensione e rilassamento, una piacevolezza e uno spessore emotivo davvero magnifico.


Neanche un briciolo delle caratteristiche proprie dei romanzi dei Mumin qui è andato perduto: c'è lo spirito della scoperta, dell'avventura, c'è il piacere di fare comunità, famiglia, famiglia allargata, c'è il rispetto e la fiducia reciproci, c'è la magia dei luoghi, c'è una natura forte, c'è la dolcezza diffusa e l'accoglienza programmatica nei confronti di chiunque, c'è la gentilezza, c'è il gusto per la libertà sopra ogni vincolo e convenzione; c'è l'ignoto del fuori e la pace delle case, c'è la giusta dose di freddo e di calore. 
 Nulla è rimasto indietro, c'è proprio tutto: anche i calzini asciutti. 
Lunga vita ai Mumin! 

 Carla

lunedì 30 dicembre 2024

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE
PER FARE LUCE 
PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, 
un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
(BUM!) 



gennaio 2024


Grande, bro!, Jenny Jägerfeld (trad. Laura Cangemi) Iperborea 2024 

perché 

"Centoventi pagine che, come sempre è successo con i libri italiani della Jägerfeld, si bevono a grandi sorsate. A libro chiuso, si percepisce la stessa sensazione di appagamento che si prova quando si ha tanta sete e si manda giù dell'acqua. Ma la grandezza della Jägerfeld non sta solo nello spessore delle questioni che pone, ma anche nella leggerezza della sua architettura per raccontarle." 


L'altalena, Britta Teckentrup (trad. Sante Bandirali) Uovonero 2023 

 perché 

"Il volo è interdetto a chi non è progettato per farlo... E quindi poterlo avvicinare con tanta immediatezza e semplicità non è roba da poco, che si scorda facilmente. Ragione per la quale, molto spesso ai giardini - spesso fuori orario - sulle altalene ci sono i ragazzetti che ne fanno usi 'sperimentali', oppure gli adulti che ci si dondolano per svuotare o riempirsi la testa e qualche nonna più ardimentosa di altre che, accennando con le gambette solo all'abbrivio del movimento, riesce a rievocare quanto fosse emozionante, all'epoca dondolarsi con tutta l'energia. Credo di non allontanarmi dalla verità sostenendo che la stragrande maggioranza delle persone ha un proprio personale immaginario sulle altalene."

febbraio 2024 


Un mondo di isole, S. Quarello, C. Tasin Bertoldi, Editoriale Scienza 2024 
 
perché 
 
"È piuttosto difficile mettere insieme isole come la Groenlandia con isole molto più piccole, poco più di un insieme di scogli, ma Serenella Quarello riesce nell’intento di proporre un filo conduttore comune che non ha la pretesa della sistematicità, ma risponde alla curiosità del lettore, affrontando di capitolo in capitolo punti di vista differenti."


Kosmos, Matteo Meschiari, Roger Olmos  #Logosedizioni 2023  

perché 

"Il valore profetico - e quindi in qualche modo salvifico - di questa parabola ti aggancia e non ti molla fino alla fine.  Un lungo racconto illustrato, o un breve romanzo, che mette insieme una sequenza di belle idee che, attraverso una altrettanto bella scrittura per parole e immagini, costruisce uno scenario complesso e articolato, che implica un bel po' di ragionamenti.  Su tutto questo però si impone un ulteriore elemento, particolarmente interessante.  Esiste, fin dalla prima pagina, un doppio valore della narrazioni, sia iconica sia testuale: da una parte si tratta di pura letteratura, pura finzione, ma dall'altra il lettore è messo di fronte a una riflessione antropologica alla quale non può sottrarsi. Toccando corde profonde, aggiunge in chi legge e in chi guarda inquietudine alla propria inquietudine." 

marzo 2024 



Il tuo nido, il mondo, Carl Norac, Anne Herbauts (trad. Silvia Vecchini)  Topipittori 2023  

perché 

"Ancora prima che tutto cominci a suonare, vale la pena vedere Carl Norac che si infila le scarpe, se le allaccia e, spinto da una farfalla sulla testa, esce di corsa con la sua sciarpa al vento, attraversa un boschetto e poi quelle scarpe se le ritoglie per infilare nell'acqua di un lago prima le dita dei piedi (sarà fredda?) e poi tutto se stesso e godersela tra lontre e pesci."  



Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo)  Uovonero 2024  

perché 

"Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno."

aprile 2024 



Parenti serpenti, Teresa Porcella, Roberta Balestrucci, Marianna Balducci  
Rizzoli 2024  

perché 

"Tutte e tre le autrici condividono il senso ultimo del progetto, come pure lo sguardo divertito che hanno nel raccontarlo, con tre linguaggi diversi, ma accordati tra loro.  Ecco. Qui c'è forse il primo merito di Parenti serpenti, in questa regolare e molto armonica cadenza, un passo da montanare (nonostante le loro orgini), che va avanti per 21 volte con 21 diverse tipologie di parenti: quando una delle tre rallenta le altre due la prendono per mano e la tirano in avanti, con l'intento di arrivare insieme in cima: a libro ben fatto."



The Kissing Game. Short Stories, Aidan Chambers (trad. Marta Barone)  Equilibri 2024  

perché 

"Chambers è un autore necessario.  Ragion per cui in casa Equilibri, forse i più devoti apostoli del chambersianesimo, non si perde occasione di diffondere la sua poetica e soprattutto i suoi pensieri e le sue pratiche intorno alla letteratura: dalla 'rilettura' del diario di Anne Frank in una prospettiva ancora ulteriore che possa servire a una riflessione sull'adolescenza tout court, ai suoi 'manuali' su come far radicare in modo efficace e duraturo la letteratura di qualità nelle terre dove pascolano i lettori difficili."  

maggio 2024 



La maestra è scomparsa!, Harry Allard, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier)  Lupoguido 2024  

perché 

"Tanto Marshall, come illustratore preferito di Allard, quanto soprattutto Allard, in quanto scrittore d'elezione di Marshall, con Ungerer hanno condiviso la stessa visione di un'infanzia che sa essere anche molto scorretta, con Ungerer hanno condiviso il coraggio di non fermarsi in nome del politicamente corretto, ma di proseguire per la propria strada, raccontando e disegnando adulti stupidi che fanno cose stupide, oppure brutti e severi, oppure ancora carini, ma bugiardi e lievemente disonesti e anche un filino omertosi..."



Papera, Coniglio e Grande Orso, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec  
(trad. Tommaso Gurrieri)  Edizioni Clichy 2024  

perché 

"Dote rara, la loro, quella di saper cogliere il nocciolo di una questione, mai banale e mai trita, e di riassumerla in pochi segni, in poche parole che mettono in bocca a qualcuno che è terzo rispetto a noi lettori, ma che - proprio per questa sua apparente estraneità - può diventare emblematico. A quei due riesce facile come disegnare un lupo senza mai staccare la matita dal foglio in poco meno di due secondi, o come racchiudere in un puntino nell'occhio un'espressione inconfondibile, facile come definire il sentiero "lungo e tortuoso" o solleticare in una frase Se solo i miei amici potessero vederlo! il ricordo di quello che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha pensato, scoprendo in totale solitudine qualcosa di magnifico."

giugno 2024 


Stardust. Polvere di stelle,  H. Arnesen, trad. L Cangemi, Orecchio Acerbo 2024  

perché 

"è un libro importante e ambizioso, perché si muove su un terreno molto battuto recentemente e pretende di farlo con una forma e un linguaggio tutt’altro che comune.  Si potrebbe sintetizzare l’argomento affermando che Stardust parla di cambiamento climatico.  Ma come tutte le sintesi, anche questa rischierebbe di essere limitativa, banalizzante e in parte fuorviante.  Perché il tema invece è complesso e perché il libro rifugge dal tentativo di ridurlo a poche frasi ad effetto.  Trattandosi di un libro illustrato che possiede una parte informativa, ma una ben più ampia narrativa e in versi, l’autrice avrebbe potuto procedere soltanto sul sentiero dell’aggancio empatico: le sue immagini molto forti lo avrebbero permesso e lei ne sarebbe venuta fuori sicuramente molto bene.  E invece sceglie di parlare al lettore in modo differente, di chiamarlo direttamente in causa, di rivolgersi a lui e alla sua storia."


Il lupo, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) Iperborea 2024 

perché 

"A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti."

[continua]

venerdì 13 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DIVENTERO' UNO STARK! 


Diventerò una star, Ulf Stark, Mati Lepp (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2024 

NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 6 anni) 

"Gli lessi una fiaba intitolata Il brutto anatroccolo. Parlava di un anatroccolo che tutti prendono in giro perché è brutto e maldestro, ma alla fine si scopre che è un cigno. 
Astor mi guardava con gli occhi sbarrati, come se non avesse mai sentito niente di più emozionante in vita sua. 'Cavoli, è proprio così!' esclamò quando la storia fu finita. 'Esattamente così! Come faceva quello che l'ha scritta a sapere come me la passo io? Mi ha sbirciato dentro di nascosto?' 
 'Gli scrittori sanno un sacco di cose', risposi. 
'Sì, perché io mi sento proprio così: brutto e sbagliato.' 
'Ma va'. Secondo me sei perfetto.'" 

La situazione è la seguente: due grandi amici e compagni di scuola - Astor e Ruben - passano quasi tutto il loro tempo insieme. Le grandi doti di Astor sono quelle di saper fischiare con 2 dita, di saper scoreggiare a comando, di saper imitare il suono della campanella di scuola, di saper fare la verticale e muovere le orecchie. E di far arrabbiare spesso i suoi con le sue stupidate... 
Invece, la migliore dote di Ruben è quella di avere ottimismo e fiducia da vendere, anzi da regalare! Cosa che prontamente fa con il suo amico che in questo momento è un po' in crisi e ne ha un gran bisogno: perché si crede brutto, perché la sua mamma è pallida in un letto di ospedale e il suo papà da solo nel negozio di parrucchiere fatica un bel po', tra le tinte sbagliate e i tagli un po' sghembi. 
Complice l'affetto di un amico, un vecchio giornalino e un manuale difficile sull'ipnosi, molte cose sembrano mettersi in riga per marciare nella direzione giusta... 

Di Ulf Stark credo nessuno dubiti. 
E a quei pochissimi che ancora non hanno mai letto un suo libro, non si può che intimare di andare a colmare la grande lacuna. Immediatamente. 
Qui molto è stato già detto: su Le scarpe magiche del mio amico Percy, Sai fischiare, Johanna?, Il bambino dei baci, Il bambino mannaro, Animali che nessuno ha visto tranne noi, Ulf il bambino grintoso, Tuono, Il paradiso dei matti, La grande fuga e Piccolina tutta mia. Quest'ultimo è materia di studio e dà anche il titolo a un incontro di formazione sulla genitorialità nella letteratura del Nord...
(fine della autopromozione). 
Tuttavia ogni volta che un suo libro esce, c'è da esserne contenti perché più ce n'è, meglio è. Diventerò una star credo che non si possa considerarlo il suo miglior libro, ciò nonostante nelle sue pieghe nasconde una serie di semini che possono far germogliare pensiero sulla sua bravura. 
La prima di queste è già a pagina 6. Una frasetta, anzi due, che sembrano insignificanti e invece non lo sono, o per meglio dire conservano in poche parole, una dozzina, la grande misura di uno scrittore: Astor era il mio miglior amico. Non aveva paura quasi di niente. 
Lo penseranno tutti perché a posteriori, a libro letto, tornerà chiaro a ciascuno che questo incipit è magicamente perfetto per definire Ruben, per definire Astor e soprattutto la loro storia assieme. 
Un altro paio di semini li si trova a pagina 8: tutta la pagina è dedicata alla mamma di Astor in ospedale (chissà se è una delle cose di cui lui ha paura?) e ai tentativi che Astor mette in atto per divertirla e che irritano la zelante infermiera, Il risultato è che l'immagine e il testo che la guida ci raccontano una mamma a occhi chiusi ma con un sorriso sulle labbra pallide... 


Un altro semino potrebbe germogliare, zitto zitto, a pagina 12. Lì tra una parola e l'altra si vede quanto un adulto possa trovarsi in difficoltà e quanto non gradisca che suo figlio e il suo miglior amico, che davvero non lo lascia mai (chissà se non lo lascia mai perché sa che non è un gran momento per lui?), lo infastidiscano con la loro presenza... 
Un semino piccolo piccolo è il dialogo tra bibliotecaria e Ruben: 
"Questo voglio prenderlo in prestito", dissi. "Non lo capirai", mi avvertì la bibliotecaria. "E' troppo difficile." "Bene" risposi. 
Et voilà. 
Si potrebbero scrivere pagine su questo piccolo siparietto tra un adulto e un ragazzino e su come tutto poi semplicemente succeda... La capacità di Stark di essere cristallo, nel mettere un fatto dietro l'altro, poche parole e nessuna spiegazione. 
In questo senso forse vale la pena notare una volta ancora tutto il "non detto" che viene a galla nella scena dell'ipnotizzamento del padre di Ruben da parte di Ruben stesso, per ottenere 100 corone necessarie per il pomeriggio al luna park con Astor, che di soldi non ne ha tanti adesso... 
Et voilà, di nuovo.

O ancora il suono della campanella a scuola, il giorno del luna park, e il necessario ipnotizzamento del maestro... 
Ari et voilà. 
O quello della maga che predice il futuro e fa le diagnosi, come fosse un dottore.
Ari ari et voilà. 
Non so se sentirmi sotto ipnosi quando leggo Stark, ma a me pare molto evidente come sappia dire tra una riga e l'altra, nel bianco che c'è in mezzo e nelle teste di chi legge, così tante cose.... 

Carla 

Noterella al margine: un applauso a Laura Cangemi per la 'sputatrice a segno'!!

lunedì 10 giugno 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SHOW, DON'T TELL!"

Il lupo
, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) 
Iperborea 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Visto che è di nuovo saltato fuori Jörg, avrai già capito che qui si parla anche di lui. Diamo un'occhiata alla stanza e già che rifletto su di lui mentre aspetto la sua risposta alla mia domanda se preferisce sopra o sotto nel letto a castello, ne approfitto per raccontare ancora un po' di Jörg. Le cose stanno così: nessuno vuole avere a che fare con lui. Passa tutte le ricreazioni da solo con il suo panino. Nessuno si dà appuntamento con lui dopo la scuola. E quando ci sono lavori di gruppo da fare, gli insegnanti lo mettono sempre con ragazzi di cui sanno per certo che lo lasceranno in pace. 
Jörg è il classico tipo che conoscono tutti. Uno che è diverso, e per favore non fraintendermi! Ovviamente siamo tutti diversi e bla bla bla..." 

Dopo lo sfogo avuto con gli educatori e davanti a tutti - IO ODIO LA NATURA - in cui dichiara chiaro e tondo che lui è lì non per sua scelta ma perché è stato obbligato, va da sé che intorno a lui, in quel campo estivo nel bosco, gli altri partecipanti felici di essere lì, lo lasciano da solo. 
L'unico altro solo "storico" è per l'appunto Jörg. Casetta di legno da condividere con il bersaglio per eccellenza: quel ragazzino che tutti evitano e che catalizza le peggiori cattiverie di tre bulletti, anche loro in questa famigerata settimana nei boschi. 
Giorno dopo giorno, le attività fervono e, mentre Jörg nei boschi sembra trovare una propria dimensione ideale, lui fatica. Si autoesclude da ogni attività di gruppo, incrocia il meno possibile i suoi educatori e impara a tener loro testa. Incrocia però anche la simpatia del burbero cuoco, l'unico a prenderne le parti. Riesce ad avvicinarsi a una sua compagna, tra una goffata e l'altra, ma soprattutto lentamente entra in sintonia con quello Jörg che, a vederlo da vicino, ha un suo fascino. 
Tra farfalle vere e cervi immaginati, tra zanzare frequenti e rari momenti di pace, tra prove di coraggio mancate e fughe riuscite, il tempo scorre. E tutto assume contorni più definiti per poter distinguere eventuali percorsi da fare... 

Il topos di partenza lo si può considerare un classico della letteratura per ragazzi: partenza per campo estivo, controvoglia. Si potrebbero citare esempi illustrissimi e si potrebbe costruire una ricca e bibliografia sull'argomento, sapendo che anche il punto di arrivo rientra in qualche modo nel medesimo canone. 
Ma, se si vuole dare retta a una delle tante frasi lapidarie che costellano questo buon racconto di Stanišić, il cimento non sta nel raggiungimento del traguardo, ma nel percorso da fare per arrivarci, in sostanza, si può riassumere così:"la meta è il cammino". 
Quindi ho pensato che potesse essere quello il terreno in cui andare a cercare il senso ultimo di questa storia. 
A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti.
Accanto a questo entrare e uscire dalle due dimensioni, è appunto l'ironia l'altro importante registro. Con ironia, sarcasmo alle volte, è stato messo a fuoco l'intero panorama degli adulti che abitano in questa storia: gli educatori. Loro sono, per ruolo, il bersaglio dell'io narrante, dettato ad evidenza dal quel suo essere lì, giocoforza, vittima degli adulti. Due parole su di loro. 


Il più "rotondo" di tutti è il cuoco. A lui il compito di essere l'anello di congiunzione tra due mondi che secondo l'io narrante, faticano tanto a intendersi. Lui, con la sua forte dose di empatia che lo rende capace di creare subito buone sintonie nei confronti dei piccoli, con gesti silenziosi, con richiami secchi: "Witschi", incarna "la zia mitica" (cfr. La porta segreta, p. 38). Pur non venendo mai meno a se stesso e al suo ruolo nella comunità, è in grado di ascoltare e quindi di dare spazio a chiunque. 
E anche di prendere le distanze dei grandi, quando serve, e a criticarne le scelte, se non altro in campo musicale... 
Più monolitico è il resto della truppa di educatori. Seppure con le loro singole declinazioni, descritti con una sottile e costante ironia che ne mette in ridicolo le idiosincrasie personali, dimostrano una certa capacità di voler gestire e/o non voler gestire le singole situazioni.
 

Continua a ronzarmi nella testa una frase detta dagli educatori e che Benisha riporta a Jörg con tono sconfitto, dopo aver assistito a uno degli atti di protervia che il ragazzino subisce: "I nostri conflitti dobbiamo cercare di risolverceli da soli. Prima di rivolgerci a loro." Non so, ma a me è sembrata sottoscrivibile. 
E mi sa che anche Jörg, il vero grande Maestro della storia, ne ha fatto tesoro. E questo, in qualche modo, confermerebbe che la chiave è davvero il "cammino", ovvero quale percorso si sceglie di fare per arrivare a ottenere un po' di pace e un posto dove stare nel mondo. In questo senso, seguire le tracce di Jörg, i piccoli gesti che lui compie per tutto il tempo, può essere davvero illuminante. 
Un capitolo centrale, il decimo, è nodale. Quello che accade in quelle poche pagine, a mio parere, è la chiave dell'intero libro. I personaggi, che semplicemente, al pari di noi lettori, stanno a guardare ciò che Jörg fa, capiscono da che parte si potrebbe andare. 
Sperando che nessuno abbia dimenticato una delle chiavi di una buona storia, Show, don't tell, qui può con facilità constatare che i bla bla bla sono a zero, mentre i fatti sono il senso. 


Bello, così. 
 
Carla

mercoledì 17 aprile 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TUTTI DRITTI A UNA FESTA!

Una coda per Nisse, Eva Jacobson (trad. Giola Spairani) 
Iperborea 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Gli è caduta la coda, dice Hasse. 
Dove? chiede il dottore. 
Non lo sa, dice Hasse, Quindi ne vorrebbe una nuova. Lei che code ha? 
Eh, dice il dottore, io di code non ne ho. 
Sì, ma, dice Hasse, qualcosa ce l'avrà pure! 
Della corda? Un calzino? Una cravatta? chiede il dottore. 
Ma sì, tu cosa dici, Nisse? chiede Hasse. 
Che cos'è una cravatta? vuole sapere Nisse. 
Una cosa che ci mettiamo per essere eleganti, dice il dottore. 
Allora prendiamo la cravatta, dice Hasse." 

Con ogni evidenza Hasse e Nisse sono amici (qualcuno potrebbe pensare anche fratelli). E insieme hanno in progetto di andare a una festa. E mentre ci stanno andando Hasse si accorge che Nisse ha perso la coda. 


La cercano un po' in giro senza successo quindi vanno dal dottore che attacca al fondo schiena di Nisse una elegante cravatta. Sulla via per la festa, ostentando la bella cravatta che adesso sembra addirittura uno strascico, incontrano la maialina che, seduta sotto un albero, 'indossa' la coda di Nisse. L'ha trovata e quindi adesso la considera sua. Si litiga un po' - in verità solo Hasse e lei - fino a che la maialina la restituisce in cambio di un po' di sensi di colpa che cerca di far venire a quei due. 
Cambio per cambio, loro non si fanno venire i sensi di colpa ma le regalano la cravatta che lei prontamente indossa come fosse una bandana. 
E tutti e tre vanno alla festa per mano: chi con la coda riconquistata, chi con una cravatta in testa e chi convinto di essere il capo e di aver saputo gestire la difficoltà al meglio... 

Se letta con testa svagata, Una coda per Nisse, potrebbe sembrare quello che proprio non è: poca cosa. Che cosa c'è di tanto straordinario in una storia che racconta di perdere una coda, metterne una posticcia e poi ritrovarla e ripartire da qui per andare a una festa? 
Almeno tre cose: 
1) i protagonisti 
2) il precipizio dell'assurdo 
3) la velocità con cui ci si cade dentro 
Partiamo dai protagonisti. 
Sono quattro di cui due, maialina e dottore, li si potrebbe definire caratteristi, poco più che comparse. 
Il dottore è un pragmatico, onnisciente, risolutivo ed economico. Quattro doti che tutti noi vorremmo avessero i medici che frequentiamo.
 

La maialina è anche lei piuttosto tipica: una di quelle creature che hanno il dono di far sentire gli altri colpevoli, ancora prima di aver mosso un dito. Sanno piangere su se stessi, per distogliere gli interlocutori dal nocciolo della questione (ne ho incontrate diverse di maialine così). 
Nella fattispecie, lei dimostra di avere una concezione della proprietà piuttosto estesa, per cui se trova una coda perduta, non pensa di cercare il legittimo proprietario per riportargliela, al contrario la indossa e la considera cosa sua. E quando viene scoperta e non ha argomenti di difesa decide di contrattaccare e, spiagnucolando, far venire i sensi di colpa al legittimo proprietario della coda medesima, Nisse appunto, e al suo 'manager', Hasse. 
Ecco, Hasse. L'assoluto mattatore di questa storia: quello che dice, fa, briga, gestisce la vita del suo incerto amico. A tal punto Hasse è la mente della coppia che parrebbe che con Nisse ci sia una qualche parentela: fratello maggiore dal grande carisma? Il che spiegherebbe la lieve, quasi impercettibile, differenza di altezza e robustezza tra i due...


Di fatto è lui che muove tutte le sfere celesti: si accorge della coda sparita, si preoccupa, cerca di ritrovarla, cerca un rimedio migliore, argomenta con il dottore, detta i tempi e il ritmo dell'incedere per arrivare alla festa, discute con la maialina, la contrasta, la blandisce e con lei parrebbe stabilire forse anche termini dello scambio... 
Nel suo cono d'ombra c'è Nisse che è l'incertezza fatta e finita. Vive in una dimensione sempre un po' nebulosa, si fa consigliare e non sa mai bene cosa gli riservi il futuro: Come faccio a saperlo? 
Secondo aspetto: il precipizio dell'assurdo è lì davanti agli occhi di tutti. 
Perdere la coda, come se niente fosse, non accorgersene nemmeno. Gironzolare a cercarla e pensare che possa essere quel tronco d'albero o il gambo di un fungo o una piuma strappata a un uccello (che non ha gradito) e quindi decidere di andare dal dottore per trovare la soluzione, che a sua volta è altrettanto inverosimile: corda, calzino o cravatta? Riaverla in un batter d'occhio - attaccata con ago e filo, come potrebbe accadere a un pupazzo? Ma Eva Jacobson che mondo ci sta facendo vedere, in questa sua prospettiva spesso a volo d'uccello? 
E ultima ma non ultima arriva la terza bellezza che è la velocità con cui tutto procede. 
Lettura ad alta voce per eccellenza: una festa!


Si va di gran fretta: praticamente solo dialoghi (in un bell'italiano parlato), un fraseggiare che lascia indietro addirittura le virgolette. Non c'è il tempo per prendere fiato e ogni cosa accade in modalità accelerata. Unica accortezza è quella di dire chi dice cosa. 
Veloce è anche il disegno, matita per dare espressioni, per costruire piccoli gesti significativi, fare scarpette, fiorellini tutti uguali, fili d'erba, sassolini e 'occhi' sui tronchi di betulla. I contesti sono ridotti all'essenziale e gli oggetti si adeguano. 
Bumburubumbumbum si attraversa rotolando una allegra sequenza di assurdità, tipica modalità di pensiero di un bambino o di una bambina nella media: vietato fermarsi, o rallentare a pensare o a obiettare.


Stiamo andando tutti dritti a una festa! 

Carla

lunedì 5 febbraio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DI SCARABEI E STATUE EGIZIE


Non è esattamente una novità, ma merita di essere proposto ai nostri giovani lettori e lettrici: si tratta di ‘Lo scarabeo vola al tramonto’, di Maria Gripe, pubblicato da Iperborea nella collana Miniborei, con la traduzione di Laura Cangemi, nel 2022.
Il romanzo dell’autrice svedese è in realtà del 1978 e rappresenta un'interessante interpretazione del romanzo di avventura: ci sono tre ragazzi, fra i tredici e i sedici anni, casualmente coinvolti in un intrigo che mette insieme un’indagine classica, fatta di indizi dissimulati e prove da ricostruire; il romanzo storico, poiché l’intera vicenda ruota intorno alle lettere ritrovate di due giovani amanti vissuti nel ‘700; infine, il sovrannaturale, che sottende e orienta lo svolgimento degli avvenimenti.
Annika, il fratello Jonas e l’amico David vengono incaricati di occuparsi delle piante di casa Selander, vuota per l’estate. Ma già dal primo giorno avvengono strani fenomeni; David, in particolare, fa un sogno inquietante e Jonas, cui è stato appena regalato un registratore portatile, nel registrare degli appunti su ciò che vede nella casa, registra anche una strana voce appena percettibile, che li indirizza verso una stanza, in soffitta, dove viene fatto il primo ritrovamento importante: una scatola contiene numerose lettere ricevute da una giovane donna, Emilie.
Leggendo le lettere i ragazzi apprendono le vicende dello sfortunato amore fra la giovane donna e Andreas, un allievo di Linneo.
Si tratta naturalmente di un amore contrastato e sfortunato, le cui vicende sono anche legate ai doni che Andreas fece all’amata: una statua egizia e una pianta molto particolare.
Mentre David è affascinato dalla biografia e dalle ricerche di Andreas, sostenitore dell’unicità della natura dei viventi, l’Anima mundi dei platonici per intenderci, Annika è colpita dalle tristi vicende di Emilie, costretta dalle convenzioni del tempo ad accettare un matrimonio combinato.
L’intreccio è complesso e prosegue come un puzzle, sistemando e spostando indizi per cercare di risolvere l’enigma della statua scomparsa e dei mille segnali misteriosi che accompagnano i ragazzi: le telefonate della signora Julia, che coinvolge David in una lunga partita a scacchi, gli scarabei che appaiono ripetutamente, le voci e le musiche che sembrano attraversare il tempo.
Senza anticipare il finale, bisogna dire che il mistero viene svelato a metà, lasciando pensare a un’altra avventura.
Come dicevo all’inizio, ‘Lo scarabeo vola al tramonto’ è un romanzo di avventura, ma è anche altro: se da un lato fa un’incursione nel passato descrivendo l’atmosfera culturale del ‘700, dall’altra si nutre anche delle atmosfere delle storie di fantasmi, fatte di presagi, messaggi misteriosi, un legame imperscrutabile con il mondo dei morti. L’aspetto forse più difficile da comprendere, per i più giovani, sono proprio quelli inerenti una visione del mondo che contrappone alla fredda logica della scienza un approccio vicino al misticismo.
I giovani lettori e le giovani lettrici, a partire dai dodici anni, possono trovare in realtà molti spunti per loro interessanti, che siano appassionati di romanzi storici, di storie del mistero o di storie d’amore. Tuttavia, potrebbero trovare qualche difficoltà nella lunghezza del romanzo e nelle preziose digressioni, che talvolta disorientano i lettori meno esperti.

Eleonora

“Lo scarabeo vola al tramonto”, M. Gripe, trad. L. Cangemi, Iperborea