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venerdì 10 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FINALMENTE IN BRAGHETTE DI TELA

Finalmente in campeggio!, Philip Waechter (trad. Anna Patrucco Becchi) 
Babalibri 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Di tanto in tanto in campeggio può capitare che piova. Allora ci mettiamo al riparo nei nostri sacchi a pelo e giochiamo a carte. Questa volta il temporale è stato particolarmente violento! Se la pioggia dura più di due giorni, però, diventa noioso. 
E se poi si aggiunge anche il vento, la situazione si fa piuttosto spiacevole. Questa volta il temporale è stato particolarmente violento..." 

Ma anche se il vento ha sradicato la tenda e, solo dopo lunghe ricerche con gli altri campeggiatori, è stata ritrovata - e anche se è un po' lacera - è stato bello rimontarla e ripararla tutti assieme. 


Il bello del campeggio è proprio questo: essere tutti un po' più uguali in braghette di tela, stare tutti abbastanza vicini, e darsi una mano quando ce ne sia bisogno. 
Per questa ragione, tutte le estati, finita la scuola, la famiglia parte, caricando la macchina fino all'inverosimile (d'altronde in campeggio sono mille mila le cose che servono), farsi dieci ore di macchina per poi arrivare al campeggio al mare. E lì provare a vedere se ancora si sa montare una canadese... 
Il bello del campeggio è che tutto è già un po' conosciuto: i vecchi amici che sono già lì, il ristorante con la pizza di Pepe, la bottega dove anche un bambino può comprare il pane e il latte per la colazione del mattino. 
Il bello del campeggio è che ci si può divertire se si è iperattrezzati e iperorganizzati o se non lo si è per niente. Ci sono camper con la veranda per cucina e frigo e tende canadesi con fornelletti instabili e senza possibilità di tenere in fresco il burro... 
Il bello del campeggio è che si sente tutto: dall'amaca dove ci si dondola si ode il vicino che di notte russa e la radio a palla del dirimpettaio durante il giorno. 
Questo è il dettagliatissimo quanto autentico racconto di una vacanza indimenticabile perché, ovviamente, è in campeggio! 

Ci sono autori e ci sono argomenti che mi calzano a pennello. 
Ecco. Qui in un solo libro si presentano entrambi. 
Partiamo da Waechter. 
Confermo questa sensazione che si prova leggendo i suoi libri: l'assoluta mancanza di retorica nel racconto che si snoda con altrettanta assoluta naturalezza, leggerezza e armonia, pur essendo ricco di contenuti. 
Se si dovesse riassumere in una frase il suo talento: è un prodigioso narratore, con parole e figure. 
Sia che racconti cosine piccole, sia che vada più a fondo, Waechter ha la capacità di catturare il lettore e di evocare nei suoi pensieri interi mondi riconoscibili. 
E qui si arriva alla seconda questione, ossia il tema trattato: le vacanze di un bambino in campeggio. 


Sono piuttosto convinta, anche sulla base di una buona casistica e di una pluriennale esperienza, che i bambini che hanno avuto la fortuna di crescere con un animale accanto e quelli che hanno avuto per sorte dei genitori che li hanno portati in campeggio crescano più felici. 
Da questo nessuno mi smuove né può convincermi del contrario. 
Ma a parte questa mia rigidità di fondo, da adulti campeggiatori non è possibile non notare quanto Waechter parli con precisa cognizione di causa di questa esperienza. Se ne potrebbe cogliere un segnale inequivoco nei lunghi ringraziamenti che ci sono alla fine del libro. 
Ma questo lo capiranno ancora meglio tutti quegli adulti che conoscono quel tipo di vacanza lì. Si riconosceranno su ogni pagina, sia che siano stati campeggiatori accessoriati, sia che abbiano conquistato Capo Nord in canadese. 
E questo fa un po' la differenza, ossia la capacità di questo grande autore di essere così profondamente onesto con i propri lettori, nel momento in cui decide di raccontare qualcosa. Sia che si metta nei panni di orsi e volpi, sia che inanelli aneddoti sulla propria esperienza di campeggiatore negli anni. 
Tutti riconosceranno la pila di piatti e pentole da lavare o l'estrazione di chi debba portare la spazzatura nei cassoni all'entrata del campeggio... si riconoscerà nell'indipendenza conquistata dai bambini, si riconoscerà nel fittume di tende e roulotte, nella promiscuità con i vicini, nella bellezza di essere tanti e tutti assieme, nella gioia di scoprire cose nuove e di ripetere cose già fatte. 
Riconoscerà miriadi di dettagli e dovrà convenire che l'elenco che Tim fa di cosa non bisogna assolutamente dimenticare di mettere in valigia è semplicemente perfetto. 


Ma ci sono come al solito una miriade di minuscoli dettagli che, a mio parere, riassumono in sé il senso ultimo e la bellezza di una vacanza all'aria aperta. 
Sulle orme di Waechter, ognuno peschi nei propri ricordi... 


E mentre si aspetta che il libro esca in libreria, il 17 di luglio, si monti l'amaca.

Carla

lunedì 8 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FAVOLE AL CITOFONO  

Il citofono. Sono Alice e amo una voce, Sara Piazza, dido 
Biancoenero 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 10 anni) 

"A un certo punto alzo gli occhi e vedo il citofono. Il citofono! 
Perché mi ci è voluto tutto questo tempo per arrivarci? Il citofono è esattamente quello che fa per me. Eccolo, il ponte nascosto verso l'esterno, una specie di buco per la serratura, per ascoltare senza essere visti né sentiti. 
Corro alla cornetta e con grande emozione la sgancio, curiosa di decifrare i suoni confusi che vengono da giù. 
Ogni rumore è interessante, come un indizio." 

Bloccata a casa dalla mononucleosi, Alice - che era in procinto di partire per il campeggio della parrocchia con la sua amica Lucrezia - vede sbriciolarsi la sua vacanza estiva. Finché c'è la febbre, deve restare chiusa in casa. Questa è la sentenza del medico. 
Il campeggio saltato, ma anche le successive due settimane al mare con i genitori sono in serio pericolo, e come se non bastasse, è stata affidata - dalle 9 alle 13 di ogni santo giorno - alla custodia della scontrosissima sorella maggiore diciottenne, Chiara. 
Alice cerca di dare un ritmo alle sue mattinate, ma obiettivamente il tempo non passa mai. Fino al momento in cui capisce che forse una soluzione alla sua noia potrebbe essere proprio il citofono: l'unico canale di comunicazione aperto verso l'esterno. Comincia così una sua esplorazione sonora dell'esterno, ma anche quella, dopo un paio di giorni, esaurisce il suo appeal, così Alice - ragazzina parecchio timida, ma determinata a far scorrere le sue giornate in modo dignitoso - decide di usare la sua voce come gancio che la tenga collegata con l'esterno che le è temporaneamente precluso. L'idea iniziale di recitare poesie a loop dà insperati frutti, tanto che davanti al suo portone si forma nel giro di pochissimo un piccolo ma entusiasta uditorio di vecchietti e vecchiette che ogni giorno dalle ore 9.30 alle ore 10, con puntualità assoluta, si riunisce intorno al suo citofono per ascoltare una o due delle Favole al telefono di Rodari, che con grande maestria Alice legge a voce alta. 
Al gruppo, improvvisamente e inaspettatamente, si aggiunge un uditore 'anomalo', ma altrettanto appassionato che, a lettura terminata e a vecchietti ormai andati, chiacchiera con lei: Tommaso un ragazzino suo coetaneo, la cui voce caratterizzata da una esse blesa, diventa per Alice come un bicchierone d'acqua quando si ha sete. 
Questa è l'estate indimenticabile di una ragazzina schiva che si innamora di una voce... 

Chissà se davvero a Sara Piazza l'idea è venuta pensando di giocare con il titolo di Rodari, Favole al telefono, e riconvertirlo in un più insolito Favole al citofono... E poi costruirci questa bella storia intorno... 
Una serie di cose mi paiono molto divertenti e, soprattutto, piacevolmente insolite. 
La prima è proprio il citofono: strumento ormai desueto che però in modo ostinato continua ad avere una sua residuale funzione e quindi a esistere - per i più ansiosi nella sua forma televisiva di videocitofono - accanto alle porte delle case di ciascuno. Sono rari quelli che ti passano a prendere e ti dicono, ti citofono e tu scendi. Molto più spesso ti senti dire: ti faccio uno squillo e tu scendi. 
La seconda è l'idea di passare del tempo ad ascoltare il mondo fuori, in un modo molto discreto, e nel contempo di provare a leggerlo con le orecchie. Altra esperienza insolita, quanto utile: imparare a leggere i suoni che ci circondano e che di solito tendiamo a ignorare. 
La terza è il passaggio successivo, ovvero quello di dare vita a delle letture condivise e di farlo in un modo del tutto imprevisto: attraverso un gracchiante citofono. 


La quarta è quella di mettere una ragazzina che ha del tempo a disposizione al servizio di una piccola comunità, ossia il gruppetto di vecchietti che gironzolano nel quartiere. E l'idea di metterla lì a leggere storie - seppure solo attraverso un citofono - mi pare vincente. Intendo dire, vincente in assoluto, nonostante l'insolito assortimento delle età dei partecipanti. Ho sempre pensato che mettersi a leggere ad alta voce da una panchina di un parco avrebbe avuto un effetto catalizzante e aggregante per quella popolazione che non ha grande premura e che fa dell'attenzione verso le piccolezze del quotidiano una necessaria occupazione: gli umarel della letteratura. 
La quinta è la deriva tenera che la storia a un certo punto prende. Sulla quale tacerei... 
Ma non posso esimermi dal dire, in assoluto accordo con Sara Piazza, che la voce rappresenta l'ottanta per cento del fascino di una persona (insieme alle mani, ma questo lo dico solo io).

Carla 

Noterella al margine: io, il libro che si 'beve' in un'ora, l'ho letto due volte, ma continua a rimanermi oscura la fine che fa la esse (effe) blesa di Tommafo...

venerdì 5 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CRIMINI DI GHIACCIO

Pia, Pepe e i ladri di biciclette, Marie Hüttner (trad. Valentina Freschi) 
Emonsraga 2026 


NARRATIVA PER MEDI (dai 10 anni) 

" 'Santo cielo, avrò chiamato Lore sul cellulare almeno dieci volte, ma non risponde. E cinque volte sul numero di casa. Hai idea di quanto fossimo preoccupati? State bene? È successo qualcosa? Perché hai risposto tu al telefono e non Lore?' 
Era una buona domanda. Un'ottima domanda. Dovevo dire la verità? Ovvero che nonna Lore era sparita senza lasciare traccia? Cosa sarebbe successo? Papà e Tanja avrebbero fatto subito dietrofront e sarebbero sfrecciati dalle Alpi fino a Klein Funkenwalde e, quando sarebbero arrivati, probabilmente la nonna sarebbe saltata fuori già da un pezzo. Ma ormai sarebbe stato troppo tardi e io avrei dovuto ripartire con loro e salutare nonna Lore dal lunotto posteriore e guardarla diventare sempre più piccola davanti alla sua bellissima casetta gialla." 

Breve antefatto: Pia, undici anni, è appena arrivata nel paesino dove vive sua nonna per trascorrere con lei un po' della sua estate. Sua madre è irraggiungibile in una delle sue settimane di digital detox (da cellulari e altri device). Suo padre è in vacanza con la sua nuova fidanzata che Pia detesta. 
Il problema è che alla stazione non c'è nessuna nonna Lore ad aspettarla, e anche a casa sembra non esserci. 
Così Pia, dopo quattro lunghe ore di attesa nella sala d'aspetto, si fa coraggio e cerca di arrivare da sola alla casa della nonna. Con un po' di scaltrezza, entra e l'unico ad accoglierla è il gatto Sbaffo. Della nonna, appunto, nessuna traccia. Scatta in questa ragazzina la sindrome da detective (della serie Crimini di ghiaccio lei non si perde neanche un episodio) e, con il taccuino e una buona dose di capacità deduttive, ma soprattutto facendosi coraggio da sé, prova a trovare una logica per quella insolita situazione. 
E - ancor di più - cerca di salvare la sua idea di vacanza lontano da mamma e papà e addentelati, mentendo alla grande. E anche un po' rubando.
Questa è la sua rocambolesca, avventurosissima e bugiardissima settimana, in cerca di sua nonna. Ma è anche una storia gialla, in cui lei, con il pedante ragazzino vicino di casa, prova a risolvere l'intricato caso delle bici rubate, che con ogni probabilità è alla base di tutta questa inarrestabile baraonda. 

Il punto di partenza di questa storia contiene in sé tutti gli ingredienti di una buona storia avventurosa: l'imprevisto, ossia qualcosa che non accade come pianificato; l'età della protagonista, undici anni è età perfetta;  il suo essere da sola in un luogo conosciuto, ma non del tutto, e neanche tanto grande; la agognata lontananza dei genitori e soprattutto la grande difficoltà a essere raggiunta da uno di loro nell'immediato; l'impossibilità di fare marcia indietro e tornare al punto di partenza. 
Su questo intreccio di fattori si appoggia l'intraprendenza della protagonista. 
"So che posso farlo" è il motto di Harusha Mikaro, una famosa scalatrice, uno dei miti indiscussi di Pia. Così, vista la situazione, lo fa diventare all'istante anche il suo (e di sua nonna), di motto: spegni la paura, accendi il coraggio! 
Come da canone, a Pia si affianca dopo poche pagine un socio, e come da copione si tratta di un suo coetaneo, maschio e lievemente pedante, che altri non è che il vicino di casa della nonna. Con lui, sebbene non goda - almeno non subito - della fiducia della ragazzina, Pia condivide la passione per risolvere i misteri. Ma, come da canone, se al principio i due si guardano con sospetto, dopo un altro po' di pagine si alleano, pur non smettendo mai del tutto di battibeccare tra loro. 
Altrettanto canonico è l'animale, il gatto della nonna, Sbaffo, che funziona come una sorta di transfert nei confronti della signora, assente ingiustificata. 
Intorno a tutto questo ruotano come satelliti due fattori. 
Il primo: un'evidente passione da parte della protagonista per gli stereotipi da kolossal cinematografico, cui lei attinge appena può per immaginarsi finali della sua storia pieni di pathos: tramonti indimenticabili, addii lacrimevoli... cose così. 
Il secondo: una certa tendenza a sfociare nell'inverosimile quando entriamo in contatto con l'immaginazione di Pia, per esempio per spiegarsi l'assenza della nonna. 
Se al principio si potrebbe rimanere basiti delle ipotesi che lei formula per dare un senso a questa inspiegabile assenza - nonna Lore è chiusa nel bagno del parrucchiere perché non le piace il taglio; si è dimenticata del mio arrivo ed è partita per i Caraibi; è caduta dal ciliegio e, con la mano rotta, va dal medico e rimane bloccata nello studio, dopo la chiusura... Ebbene, con l'andare avanti ci si fa l'abitudine e nulla o quasi ci sembra più tanto inverosimile. 
In questo alternarsi di realtà vera e fantasie spinte, fanno capolino un paio di cose interessanti.  
La prima: nonna Lore compare solo intorno a pagina 200, ma noi di lei sappiamo tutto grazie ai racconti di Pia. Divertente conoscere un personaggio attraverso gli occhi di un altro... 
La seconda: la lettura intelligente che detta nipote fa di ciò che la circonda. È una ragazzina nel contempo visionaria, ma anche molto attenta a leggere i dettagli e interpretarli: uno su tutti, le saponette asciutte nel bagno che per lei sono, giustamente, sintomo di qualcosa… 
La storia gialla, che si intreccia con la settimana 'in solitario' di Pia, è, in sé, poca cosa ed è lì solo come strumento per mettere alla prova i semplici ragionamenti e le successive deduzioni di due ragazzini piuttosto svegli, ma soprattutto è lì per far succedere ciò che succede e per dare modo alla tensione di non mollare mai del tutto. 
Ecco perché un libro fatto praticamente solo di cose che accadono sarà una lettura riposante da fare d'estate.

Carla

mercoledì 27 agosto 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CONNESSIONI AUTOMATICHE LIBERE 


" 'Lo sai che ci sono otto milioni di persone in città?' disse Magnolia. 'Come ti aspetti che troviamo quelle giuste?' 
'Vedila così: ogni calzino è uno scorcio sulla personalità di qualcuno' disse Iris."

Estate, New York. Magnolia ha nove anni e vorrebbe averne dieci per sfidare il mondo… in realtà le basterebbe anche solo qualcosa di diverso dalla prospettiva di un tempo prossimo da trascorrere in solitudine nella lavanderia di famiglia. I suoi genitori sono arrivati anni prima dalla Cina e si guadagnano da vivere con questa attività che gli assorbe completamente. 
Magnolia non ha amici. Raccoglie i calzini dimenticati, che spesso finiscono sotto la lavatrice, e li appende a una bacheca, nella speranza che i loro legittimi proprietari tornino a riprenderli. Ma questo non accade mai. 
Poi arriva Iris, bambina di origini vietnamite che si è appena trasferita dalla California. Dopo l’iniziale diffidenza, tra le due nasce una salda amicizia e insieme decidono di dedicarsi alla ricerca dei proprietari di quei calzini. 
Magnolia è nata a New York, conosce bene almeno il suo quartiere e le persone che frequentano regolarmente la lavanderia, ma non immagina come si possa risalire ai proprietari dei calzini, ma qui interviene Iris che suggerisce il metodo CAL, ossia connessioni automatiche libere, in pratica di fronte al calzino ognuna lascia libero spazio a pensieri ed elementi che le caratteristiche dell’oggetto stimolano. Ovvio che nessuna delle deduzioni alle quali arrivano si dimostra immediatamente esatta, ma consente loro di ottenere l’indicazione di un punto dal quale partire.  
E di calzino in calzino le due bambine risalgono in primis alle storie che ognuno di questi cela, perché nelle fantasie, nelle tessiture, si nascondono vicende umane non sempre note. 


Magnolia e Iris imparano ad avvicinare i ragazzi che fanno battere il loro cuore, come quelli che invece sono solitamente evitati a causa del loro comportamento scorretto. E sia l’uno che l’altro rivelano loro desideri, aspirazioni, ma anche dolori non confessati. Chi l’avrebbe mai detto che il calzino con i fenicotteri rosa potesse appartenere ad Aspen, bullo che perseguita Magnolia? Si scopre che si rifugia abitualmente in biblioteca e che nei fenicotteri ha scoperto una chiave di resistenza alle brutture che si consumano nelle mura domestiche, ma soprattutto si scopre che la sua aggressività nei confronti di Magnolia è dettata solo da paura. 
Come questo, anche gli altri calzini di cui le due protagoniste riescono a rintracciare il legittimo proprietario rivelano qualcosa di assolutamente insospettato. A un piccolo pezzo di stoffa indossato quotidianamente, in maniera forse inconscia ognuno di loro consegna una porzione importante della propria vita. L’abilità deduttiva, e non meno la fortuna, permettono a Magnolia e Iris di accedere anche a sogni e desideri serbati per timore di non essere accettati. Ma una volta venuti alla luce acquistano legittimità e diritto di essere coltivati. La maniera poi in cui le due piccole investigatrici arrivano alla soluzione diventa ogni volta parte fondamentale del processo di svelamento ma anche di consapevolezza: è grazie al calzino fatto ai ferri e riconsegnato ad Alan che il ragazzino troverà il coraggio di confessare la sua segretissima passione, così come è grazie a un calzino dal forte profumo di cocco che il custode racconterà della sua passione per il pattinaggio e la danza. 


Ma ovviamente cercare il proprietario di un oggetto partendo dai suoi gusti e abitudini significa anche affinare una pratica di empatia con la principale conseguenza di mettersi in gioco fino al punto di rivelare la propria parte nascosta. E questo sarà vero sia per Magnolia che chiederà conto per la prima volta a sua madre di come riesca a gestire i numerosi episodi di avversione, sia per Iris che nasconde una ferita profonda e che trova nell’altra ragazzina e nell’impresa che hanno messo in piedi la maniera per riuscire a sanarla. 
E a chiudere il cerchio in questo modo Chanel Miller ci arriva confezionando una storia non banale, che manovra argomenti anche scivolosi come quello della discriminazione verso gli immigrati. La famiglia di Magnolia e quella di Iris hanno una storia molto diversa, ma entrambe sono testimonianza di tenacia. Le bambine elaborano personali strategie di sopravvivenza in un mondo non sempre facile. Eppure imparano presto che sì, è vero in quanto immigrate partono da una condizione di svantaggio, ma non sono le uniche a vivere condizioni di disagio. 
Otto milioni di abitanti sono tantissimi, ma anche le più grandi realtà urbane sono costituite di porzioni più piccole in cui le persone riescono a ritagliarsi momenti e occasioni di sostegno reciproco. E in fondo, se le due ragazzine camminano da sole per le strade della Grande Mela, è perché possono contare sulla presenza di una comunità di individui che si conosce e si supporta. 
Non è difficile intravedere, nei modi in cui questa umanità e questa brulicante realtà metropolitana viene descritta uno sguardo ironico dell’autrice, nutrito non meno di profondo affetto. 
Un romanzo per giovani lettori a partire dai 9 anni. 

Teodosia 

"Magnolia Wu e la missione dei calzini smarriti", Chanel Miller (trad. Loredana Baldinucci), Mondadori 2025 


mercoledì 9 luglio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’AMICA MIGLIORE DI TUTTE


“Non ci saremmo mai dimenticate l’una dell’altra ovvio, ma la mancanza si sarebbe affievolita e le cose non sarebbero mai tornate come prima, perché quel periodo era finito.” 

Marie ha concluso la scuola primaria, l’aspetta un nuovo ciclo che coinciderà anche con un trasloco in un’altra città, sua madre infatti per ragioni lavorative si sposta con la famiglia in un paese in fase di costruzione e per l’esattezza in un quartiere in cui molti lotti di case sono ancora da realizzare e gli abitanti attendono anche la costruzione di un primo supermercato. 
La prospettiva di un cambiamento di vita così importante spaventa Marie soprattutto perché significa allontanarsi dalla sua migliore amica, Zoe, con la quale ha condiviso fino ad ora giochi e pensieri da quando erano alla scuola di infanzia. Zoe per lei è la migliore amica quasi sorella, per lei che non ne possiede una di sangue. 
Ma la frustrazione e la tristezza per questo distacco forzato sembrano essere presto dimenticati quando Marie conosce un’altra ragazzina poco più grande di lei, Yente, che abita a pochi passi dalla sua nuova abitazione e che dimostra sin da subito di possedere una personalità molto diversa da quella di Zoe; il rapporto che instaurerà con Marie sarà turbolento, laddove quello con l’altra amica era segnato da momenti soprattutto di condivisione e gioco sereno. D’altro canto tra le due ragazzine ci sono tre anni di differenza che in questo momento della vita possono essere davvero tanti: se da un lato si vive ancora molto forte il desiderio del gioco scanzonato e sfrenato, dall’altro l’affacciarsi di nuove inquietudini e curiosità possono compromettere la tenuta di un rapporto. 
Yente è intrepida e coinvolge Marie in situazioni e giochi spesso anche molto pericolosi, il suo rapporto con i genitori è burrascoso e gli adulti si trovano nella difficile situazione di contenere una ragazzina vulcanica che spesso è preda di crisi di rabbia e accetta mal volentieri qualsiasi tipo di regole e limitazioni. Marie di contro proviene da un contesto familiare completamente diverso, i suoi genitori non si sono mai arrabbiati, lei si è sempre dimostrata attenta e rispettosa. Eppure la ragazzina minuta e dallo sguardo tagliente esercita sulla protagonista una forte attrazione. La relazione che si instaura è tutt’altro che rassicurante, Marie è continuamente messa alla prova, tanto che in più di un’occasione si chiede se debba continuare ad incontrarla. Ma i pomeriggi trascorsi in giochi e corse a perdifiato hanno tramutato un’estate che si prevedeva noiosa e vuota in una vacanza entusiasmante, Marie non riesce ad allontanare quella che è diventata di fatto la sua nuova migliore amica. Ma fino a quando questo avviene nei limiti della loro relazione esclusiva Marie non ne assume consapevolezza e i turbamenti vissuti vengono presto dimenticati e soppiantati da altri di grande allegria. 
Tutto cambia quando il cerchio del gioco si allarga, quando non sono più due bambine a confrontarsi con i fumetti e le caramelle consumate in una buca di esclusiva conoscenza e frequentazione. I nascondigli, che in infanzia rappresentano il baluardo contro il mondo esterno e rispetto al quale delimitano i confini di un tempo e di una vita speciale e fantastica, perdono completamente la loro eccezionalità quando vengono violati e una buca allora torna a essere semplicemente una zona scavata nel terreno che può essere svelata e aperta a tutti. 
Il patto tra amici si rompe, il mondo esterno irrompe gli amici non bastano più a sé stessi. 
L’equilibrio perfetto del gioco si incrina e allora per la prima volta si soffre davanti a un tradimento e l’esclusività di una relazione non è più possibile. Yente è una ragazzina inquieta, per sua natura instabile e che ora si affaccia su un momento della vita che di per sé coincide con la riscrittura della propria persona. E così oscilla tra un mondo infantile rappresentato da Marie (i giochi, le confidenze ingenue) e uno in cui vorrebbe riconoscersi come grande e frequentare anche ragazzi che la considerino come tale.
La sua irruenza non le consente trapassi morbidi, ma solo strattoni improvvisi che creano subbuglio e sofferenza. Ha bisogno di rilanciare continuamente la sfida, non abbassa mai la guardia. 
Sebbene questo personaggio riesca a coinvolgere il lettore e a tenere alta la tensione rispetto a quello che deciderà di fare e o di dire, la qualità più alta della scrittura di Enne Koens mi pare si misuri proprio nell’escludere qualsiasi forma di psicologismo. In un altro tipo di romanzo probabilmente assisteremmo a descrizioni che prendendo per mano il lettore con l’esplicito intento di condurlo verso una riflessione (commiserata) delle inquietudini adolescenziali rispetto alle quali val bene godersi le spiegazioni che in qualche modo vanno per la maggiore al momento.
Niente di tutto questo invece in un romanzo nel quale lo sguardo e la valutazione di un adulto riesce a tenersi a debita distanza, accostandosi e misurandosi invece con quello della protagonista che è stata opportunamente pensata più giovane dell’altra di qualche anno, giusto quello che occorre per godere di una fascinazione inevitabile e al contempo di una complicità ancora possibile. 
L’argomento affrontato è delicato e non esclude nella sua narrazione anche aspetti meno superficiali, tuttavia sceglie di rimanere un passo indietro rispetto a qualsiasi discorso conclusivo e lasciando invece al lettore il grande piacere di assistere a una costruzione della storia lacunosa nel senso buono del termine. 
 

Vale la pena annotare anche una scelta non comune, quella cioè di inserire un breve componimento in versi a introdurre ognuna delle tre parti in cui il romanzo è diviso che, stampata su una pagina di colore giallo (unico colore oltre al grigio), apre il sipario sul racconto di un’estate della quale introduce gli aspetti salienti senza anticiparne alcuno. Romanzo che farà piacevolmente compagnia a lettrici e lettori a partire dai dieci anni. 

Teodosia 

"Quell’estate con Yente" Enne Koens, Maartje Kuiper, (trad. Olga Amagliani), Camelozampa 2025 

martedì 3 giugno 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA NOSTRA ADORATA ADA 

Ada e le formiche nella pancia, Stefanie Höfler, Philip Waechter 
(trad. Anna Patrucco Becchi) 
Uovonero 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Ada non capisce proprio perché dovrebbe mettere per forza la testa sott'acqua! 
Ci sono molti animali che non lo farebbero mai, cavalli, mucche maiali, asini. I gatti preferiscono stare lontani dall'acqua in generale, i cani nuotano con la testa fuori dall'acqua e l'insetto pattinatore cammina addirittura sulla sua superficie. E le anatre ci si immergono solo brevemente, quando vogliono mangiare le alghe. 
Ada non ha per niente paura dell'acqua. 
Soltanto che non vuole stare con la testa sott'acqua!" 

Come di solito accade nella vita dei bambini tedeschi, e Ada è una bambina tedesca, l'apertura della piscina scoperta, segna un momento di cambiamento. 
Segna l'arrivo dell'estate. 
Nel caso di Ada, non un'estate qualsiasi, ma quella di passaggio dalla scuola materna alle elementari. Finisce l'inverno, la pioggia, la scuola è agli sgoccioli e anche le solite routine lasciano il posto ad alcune novità, al gioco all'aria aperta e a quel meraviglioso periodo che si chiama vacanza. 
Il tempo non è ancora molto stabile: alle giornate di sole si alternano ancora quelle un po' nuvolose, e talvolta arrivano improvvisi anche i temporali. 


Ma poi spunta di nuovo il sole. 
Ecco, questo è quello che sta anche un po' succedendo nella vita di questa bambinetta di sei anni, alle soglie della scuola elementare: momenti di assoluta felicità si alternano a momenti un po' più scuri o a situazioni un po' fastidiose come lo è, per l'appunto, la pioggia. O ancora a momenti un po' burrascosi e non previsti, come lo sono i temporali. 
Questo è il racconto di quei mesi, un po' ai bordi della vasca, un po' ai bordi della vecchia scuola e di quella nuova, un po' in casa, un po' da sola, un po' con la sua amica del cuore Laila, spesso con il fratello più piccolo Max, con la sua mamma e con la sua nonna che non sta sempre alle regole, ride come un motorino e le regala una gallina per il compleanno, con Paul, un amico di mamma, che suona il violoncello e che ha scommesso che lei entro l'estate avrebbe messo la testa sott'acqua... 


Le cose belle che succedono in questo libro sono queste. 
La prima è l'idea di raccontare, usando la metafora meteorologica, un paio di mesi della vita di una ragazzina. Vita che non è sempre soleggiata, serena e senza improvvisi rovesci... 
Attraverso il racconto di singoli episodi della sua vita quotidiana conosciamo, guardandoci attraverso, i membri della sua piccola famiglia, mamma, nonna, Max, Paul, la sua ristrettissima cerchia di amicizie, Leila, Amina e Linus e un paio di maestre che ne stanno curando il transito da una scuola all'altra. 
E soprattutto conosciamo le relazioni interpersonali che tengono insieme questa piccola comunità.
Capiamo subito che Ada è una bambina dalla spiccata personalità. 
Conosce piuttosto bene se stessa (ma anche tutti gli altri, tranne uno), sa fare i conti con i suoi limiti e sa mettere in campo i suoi punti di forza, come per esempio l'affidabilità e una buona dose di pazienza nei confronti del fratello. 
Come tutti i bambini, è agitata da sentimenti, forti ed emozioni che la scuotono e non la lasciano mai indifferente. 
E' leale, generosa, attenta, ma non sempre i suoi pensieri si possono definire edificanti, ma sempre autentici. 


Ed è qui che accade la seconda cosa bella. Ada non è perfetta, ma ha il coraggio di ammetterlo. Fa sbagli, sapendo di farli. Accetta le sue parti più oscure e impara a misurarsi con esse. 
Ovviamente di tutto questo dobbiamo essere grati a Stephanie Höfler che è stata in grado di disegnare un profilo di bambina in cui non è difficile riconoscersi, anche a molti anni di distanza dalla propria infanzia. 
Come accade in questi casi, ossia quando si può parlare di una buona onestà intellettuale, è perché chi scrive, ossia un adulto, ha saputo andare a pizzicare corde interiori che suonano con egual forza, tanto nella propria sfera emotiva quanto in quella dell'infanzia. 
E ancora. E siamo a tre: la struttura narrativa e il suo dialogo serrato con le immagini di un Waechter davvero ispirato. 
I brevi racconti funzionano come un puzzle e le illustrazioni ne determinano il profilo ogni volta differente, e quindi l'incastro perfetto in un preciso punto e non in un altro. 
La cosa che succede: spesso e volentieri il testo lascia in sospeso la questione che, invece, attraverso il disegno si chiarifica. La soluzione fumettistica che Waechter adotta per chiudere 'in bellezza' l'episodio L'unicorno con gli occhiali e la sua relativa restituzione al legittimo proprietario è uno dei diversi esempi. O ancora la tavola che chiude, anche questa volta 'in bellezza', l'episodio Max è morto! 


O ancora la personificazione dell'anima: una delle diverse questioni complesse che torna più volte. O il magnifico quanto piccolo disegno che riassume ciò che le parole avrebbero reso forse troppo mieloso nel finale di Non sono stata io! 
Da leggere e guardare con attenzione, senza se e senza ma. 

Carla 

Noterella al margine. A proposito di attenzione. Un po' di cose che si potevano togliere: le righe finali di alcuni capitoli che sono lì a spiegare cose che il lettore ha già molto ben chiare. Un pugnetto di refusi, e almeno un paio di verbi che stridono con il buon italiano e il buon senso...

lunedì 10 giugno 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"SHOW, DON'T TELL!"

Il lupo
, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) 
Iperborea 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Visto che è di nuovo saltato fuori Jörg, avrai già capito che qui si parla anche di lui. Diamo un'occhiata alla stanza e già che rifletto su di lui mentre aspetto la sua risposta alla mia domanda se preferisce sopra o sotto nel letto a castello, ne approfitto per raccontare ancora un po' di Jörg. Le cose stanno così: nessuno vuole avere a che fare con lui. Passa tutte le ricreazioni da solo con il suo panino. Nessuno si dà appuntamento con lui dopo la scuola. E quando ci sono lavori di gruppo da fare, gli insegnanti lo mettono sempre con ragazzi di cui sanno per certo che lo lasceranno in pace. 
Jörg è il classico tipo che conoscono tutti. Uno che è diverso, e per favore non fraintendermi! Ovviamente siamo tutti diversi e bla bla bla..." 

Dopo lo sfogo avuto con gli educatori e davanti a tutti - IO ODIO LA NATURA - in cui dichiara chiaro e tondo che lui è lì non per sua scelta ma perché è stato obbligato, va da sé che intorno a lui, in quel campo estivo nel bosco, gli altri partecipanti felici di essere lì, lo lasciano da solo. 
L'unico altro solo "storico" è per l'appunto Jörg. Casetta di legno da condividere con il bersaglio per eccellenza: quel ragazzino che tutti evitano e che catalizza le peggiori cattiverie di tre bulletti, anche loro in questa famigerata settimana nei boschi. 
Giorno dopo giorno, le attività fervono e, mentre Jörg nei boschi sembra trovare una propria dimensione ideale, lui fatica. Si autoesclude da ogni attività di gruppo, incrocia il meno possibile i suoi educatori e impara a tener loro testa. Incrocia però anche la simpatia del burbero cuoco, l'unico a prenderne le parti. Riesce ad avvicinarsi a una sua compagna, tra una goffata e l'altra, ma soprattutto lentamente entra in sintonia con quello Jörg che, a vederlo da vicino, ha un suo fascino. 
Tra farfalle vere e cervi immaginati, tra zanzare frequenti e rari momenti di pace, tra prove di coraggio mancate e fughe riuscite, il tempo scorre. E tutto assume contorni più definiti per poter distinguere eventuali percorsi da fare... 

Il topos di partenza lo si può considerare un classico della letteratura per ragazzi: partenza per campo estivo, controvoglia. Si potrebbero citare esempi illustrissimi e si potrebbe costruire una ricca e bibliografia sull'argomento, sapendo che anche il punto di arrivo rientra in qualche modo nel medesimo canone. 
Ma, se si vuole dare retta a una delle tante frasi lapidarie che costellano questo buon racconto di Stanišić, il cimento non sta nel raggiungimento del traguardo, ma nel percorso da fare per arrivarci, in sostanza, si può riassumere così:"la meta è il cammino". 
Quindi ho pensato che potesse essere quello il terreno in cui andare a cercare il senso ultimo di questa storia. 
A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti.
Accanto a questo entrare e uscire dalle due dimensioni, è appunto l'ironia l'altro importante registro. Con ironia, sarcasmo alle volte, è stato messo a fuoco l'intero panorama degli adulti che abitano in questa storia: gli educatori. Loro sono, per ruolo, il bersaglio dell'io narrante, dettato ad evidenza dal quel suo essere lì, giocoforza, vittima degli adulti. Due parole su di loro. 


Il più "rotondo" di tutti è il cuoco. A lui il compito di essere l'anello di congiunzione tra due mondi che secondo l'io narrante, faticano tanto a intendersi. Lui, con la sua forte dose di empatia che lo rende capace di creare subito buone sintonie nei confronti dei piccoli, con gesti silenziosi, con richiami secchi: "Witschi", incarna "la zia mitica" (cfr. La porta segreta, p. 38). Pur non venendo mai meno a se stesso e al suo ruolo nella comunità, è in grado di ascoltare e quindi di dare spazio a chiunque. 
E anche di prendere le distanze dei grandi, quando serve, e a criticarne le scelte, se non altro in campo musicale... 
Più monolitico è il resto della truppa di educatori. Seppure con le loro singole declinazioni, descritti con una sottile e costante ironia che ne mette in ridicolo le idiosincrasie personali, dimostrano una certa capacità di voler gestire e/o non voler gestire le singole situazioni.
 

Continua a ronzarmi nella testa una frase detta dagli educatori e che Benisha riporta a Jörg con tono sconfitto, dopo aver assistito a uno degli atti di protervia che il ragazzino subisce: "I nostri conflitti dobbiamo cercare di risolverceli da soli. Prima di rivolgerci a loro." Non so, ma a me è sembrata sottoscrivibile. 
E mi sa che anche Jörg, il vero grande Maestro della storia, ne ha fatto tesoro. E questo, in qualche modo, confermerebbe che la chiave è davvero il "cammino", ovvero quale percorso si sceglie di fare per arrivare a ottenere un po' di pace e un posto dove stare nel mondo. In questo senso, seguire le tracce di Jörg, i piccoli gesti che lui compie per tutto il tempo, può essere davvero illuminante. 
Un capitolo centrale, il decimo, è nodale. Quello che accade in quelle poche pagine, a mio parere, è la chiave dell'intero libro. I personaggi, che semplicemente, al pari di noi lettori, stanno a guardare ciò che Jörg fa, capiscono da che parte si potrebbe andare. 
Sperando che nessuno abbia dimenticato una delle chiavi di una buona storia, Show, don't tell, qui può con facilità constatare che i bla bla bla sono a zero, mentre i fatti sono il senso. 


Bello, così. 
 
Carla

venerdì 2 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GENITORI CHE FANNO ANCHE ALTRO

All'inseguimento del gelato! Katja Gehrmann, Constanze Spengler 
(trad. Anna Patrucco Becchi) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Il furgoncino dei gelati è parcheggiato esattamente fra il venditore di palloncini e il noleggio degli sci d’acqua. 
Forse ho i soldi sufficienti anche per un palloncino. Lo potremmo portare alla nonna che è dovuta rimanere a casa per prendersi cura dei nostri animali domestici. 
Ma non appena capisco che il palloncino costa troppo, il furgoncino riparte. 
'Ehi, aspetta!' urlo, e gli corro dietro. Il furgoncino percorre la strada costiera." 

Il furgoncino dei gelati passa accanto agli asinelli, quelli che si possono cavalcare ordinatamente tutti in cerchio. Ora sono in pausa pranzo, ma se sollecitato a dovere un asinello può essere la carta vincente per raggiungere il furgoncino che, nel frattempo, è ripartito per il suo giro. Al campo di calcio asino e ragazzino arrivano troppo tardi perché il furgoncino è di nuovo in moto per chissà dove. La postina con il suo carretto a pedali lo sa, il furgoncino si ferma sempre al mercato...Così carica asino stanco e bambino e parte. Ma al mercato già non c'è più, quindi a questo punto la postina prosegue il suo giro, mentre a prendersi in carico asino e bambino è la fruttivendola del mercato che quel bambino lo conosce bene. Con lui e l'asino prendono l'autobus, poi un taxi per tornare alla spiaggia, dove pare che il furgoncino sia tornato... Alla spiaggia arrivano, ma sarà quella giusta? 


Un libro per chi ama i gelati e farebbe qualsiasi cosa per averne uno, un libro per chi ama leggere e farebbe qualsiasi cosa per non doversi interrompere, un libro per chi non soffre di ansia: infatti qui si aggiunge alla serie di genitori del Nord che fanno anche altro, oltre a spianare la strada ai loro bambini, un altro meritevole papà distratto e grande lettore.
 
Costruito sul principio del crescendo musicale, All'inseguimento del gelato! è un buffo libro che colpisce per diversi motivi. Alcuni belli evidenti, altri più sottili. 
Il divertimento si genera dalla situazione che va complicandosi e dalla circostanza di arrivare sempre con ritardo sull'obbiettivo. Ma anche dalla progressiva crescita di personaggi che via via seguono il bambino nella sua pervicace ricerca di arrivare a un cono gelato per sé e per il suo genitore lettore. Un po' come è successo con i Musicanti di Brema... 


Asinello, fruttivendola, paracadutisti. Ma l'aspetto più evidente sta proprio nei mezzi di locomozione che li scorrazzano ai quattro angoli dell'isola: dai classici piedi, si passa agli zoccoli, quindi agli pneumatici di un autobus e poi quelli di un taxi, poi ancora gli sci d'acqua, quindi i pattini di un idrovolante fino alle pale di un elicottero e alle corde di un paracadute... 
Tra gli aspetti meno evidenti ci sono alcune sottigliezze nella narrazione che la rendono più autentica di altre. Constanze Spengler si prende tutto il tempo e lo spazio necessari per rendere la situazione piacevolmente condivisibile. 


In questo senso il dialogo di Nico con la fruttivendola e il marito è un piccolo siparietto su saggi comportamenti che metterà il cuore in pace di ogni adulto che legge questa storia. E questo succede anche nei brevi dialoghi successivi, dove la barra del buon senso segna la rotta Di Nico & co. pur nelle tappe sempre più assurde che segnano la loro avventura. Per intenderci, il noleggiatore di sci d'acqua li mette ai piedi di fruttivendola e bambino, mentre l'asino lo carica sul motoscafo. Ma anche con il pilota di elicottero le cose non vanno diversamente. 
Accanto a tanta ragionevolezza, però si insinuano un paio di interessanti bugie: una più divertente dell'altra che, come spesso accade con le bugie, si rivelano risolutive. A parte quella innocente detta da Nico per far salire un asino sul bus, ne segue un'altra ben più articolata, architettata dalla fruttivendola (!) per far montare l'asino sull'idrovolante. Il finale, con la vecchia signora in grembiule che si era illusa di dover solo restituire al legittimo padre il suo intraprendente ragazzino, mai immaginando di doversi lanciare dal portello di un elicottero, attaccata a un paracadutista professionista, vede tutto appianarsi, come è giusto che sia. A parte la sua nausea che le vieta di gustarsi il meritato cono, la situazione si sgonfia in un niente. Così come era decollata. 


Il gusto per uno spazio e un tempo largo la Spengler lo condivide ad evidenza con Katja Gehrmann Si sono incontrate più volte sulle pagine dei libri, condividendo ritmo e andature. Se nel testo abbiamo notato questo gusto per arrotondare bene un racconto, altrettanto si nota nelle grandi tavole che sono un vero incitamento all'osservazione: tutto è raccontato nei disegni con la stessa cura, la stessa esigenza di darsi tempo. 


Francamente non so se sia un caso, ma faccio fatica a non mettere in relazione questo libro con quelli di altri due autori di analoga radice tedesca. Penso ai disegni di Rotraut Susanne Berner e poi a quelli di Scheffler, che seppure inglese d'adozione, l'aria di Amburgo l'ha respirata anche lui, come Katja Gehrmann. 

Carla

lunedì 8 agosto 2022

ECCEZION FATTA!

 

BLOG IN PAUSA

Shaun Tan da Piccole storie di periferia

di nuovo operativo 
dal 
22 agosto 

venerdì 17 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

'PRIMA, QUAND'ERO PICCOLO...'

L'ultimo giorno d'estate, Timothée De Fombelle, Irène Bonacina 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Terre di mezzo 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Il primo mattino, nel vento della prima discesa, le lacrime mi scivolavano dall'angolo degli occhi fino alle orecchie. Pensavo all'immensa estate che mi si stendeva davanti. Così lunga che non ne vedevi la fine nemmeno se ti arrampicavi sugli alberi. Adoravo i giorni che facevano giri lunghissimi per arrivare più tardi alla sera." 

Ogni estate, lo stesso. Prende il treno da solo, arriva alla stazione, scende e lungo il binario c'è solo lui e lo zio Angelo che è venuto a prenderlo. La casa dello zio sempre piena di cose, ogni anno di più ed è circondata da campi di mais. 
Le giornate questo ragazzino le passa sulla bici che lo zio gli presta. E pedala pedala e pedala e cerca di perdersi. 
Fino al giorno in cui ci riesce davvero e arriva a scoprire che lì c'è il mare. 


Grande, immenso gli riempie gli occhi. Corre, si spoglia e fa il suo primo bagno: quel giorno è tutta una sorpresa: anche quella bambina - Esther Andersen - che insegue sulla spiaggia il suo cane Boogie. Non si parlano, incrociano solo gli sguardi (lui nell'acqua, lei sulla spiaggia), ma nulla sarà più come prima. Ritrovare la strada di casa, arrivare da zio Angelo che già annotta con la gomma bucata e nessuna voglia di raccontare del mare e della bambina. E poi a letto, nessuna voglia di leggere un libro. Zio Angelo, aggiustata la bici, lo lascia ripartire e comincia così un lungo girovagare per giorni cercando di rivederla.


D'altronde "le vacanze sono come una spirale di una chiocciola, con la casa al centro, e cerchi sempre più grandi per tentare di arrivare al bordo...
E poi qualcosa succede... 

Di rado capita di leggere libri che siano così pieni e al tempo stesso così lievi,  così esatti, libri che contengano un racconto complesso a tal punto da rivelarsi capace di toccare il profondo di chiunque li legga, libri che mostrino anche nella forma una raffinatezza e un'armonia, che spuntano da ogni suo angolino più recondito. 
Di rado capitano libri perfetti. Beh, questo lo è.  A tal punto, che risulta difficile trovare un punto per prendere l'avvio e raccontarne. 
Partiamo dal topos letterario, quello dell'estate di un ragazzino che cresce. Esistono precedenti illustri che, come è giusto che sia, lasciano indietro tutto quello che è stato fino a ieri e mettono il protagonista a un punto di partenza ideale: da solo, senza genitori e senza routine cittadine, in compagnia di un adulto sapiente, accogliente e anche un po' complice. 
La storia gli mette a disposizione tutto lo spazio e soprattutto tutto il tempo possibile e necessario. Lo si dota di una serie di svaghi diversi dai soliti: scatoloni di libri sotto il letto, un monte di oggetti raccolti, una bici grande su cui crescere negli anni.
 

Insomma lo si mette nelle condizioni di passare delle belle estati. Un anno dopo l'altro. 
Ed è esattamente questo il punto di partenza che sceglie Timothée de Fombelle per raccontare. Ideale per un bel romanzo. 
Questo però non è un romanzo. Timothée De Fombelle ha scelto un contenitore diverso: un libro illustrato. 
Ha più pagine di un albo, ma è pur sempre un libro con le figure e con poche righe di testo. Quindi deve condensare tutto il senso della sua storia in due registri diversi: qualcosa di molto vicino alla prosa poetica da un lato e dall'altro il fumetto e una sorta di copione da leggere ad alta voce.
Che idea. 
Il terzo registro, invece, non dipende da lui ed è quello visivo che Irène Bonacina accorda con grande maestria. 


Il silenzio del testo su alcuni momenti importanti. Un silenzio che scende affinché trovi un suo senso attraverso le immagini che raccontano con la medesima delicatezza delle parole: per esempio di un cane ladruncolo e di una bambina gentile, oppure di un incontro desiderato con l'estate agli sgoccioli. Punteggia, davvero in punta di pennino, tutta la gamma di emozioni che Fombelle decide di attraversare: dalla meraviglia davanti all'acqua del mare lì, alla delusione di un incontro mancato.


Irène Bonacina fa molto di più: riempie ogni disegno di minuscoli dettagli - sia il gesto di una mano aperta che sfiora le spighe (chi non lo ha fatto almeno cento volte, di sfiorarle ed averne una fra i denti), sia lo scorrere del tempo su una bici che rimpicciolisce, sia lo zio in attesa sul binario (quelle mani in tasca e quel bavero alzato sono un piccolo capolavoro), sia lo stremo di trascinare una bici bucata con la paura del buio che arriva (quella testa abbassata nello sforzo...), sia lo sguardo pudico di un ragazzino prima dell'ultimo bagno della stagione. 
Non c'è pagina che non sia un solletico per richiamare alla memoria ricordi personali: le lacrime che ti entrano nelle orecchie, le zanzare tra i denti la sera pedalando, gli spaghetti al burro, la cartolina per mamma e papà. 
E qui entra in gioco la capacità che dimostrano entrambi di saper parlare una lingua universale in cui ciascun lettore adulto può riconoscere particole della propria esperienza e contemporaneamente ciascun bambino possa cogliere l'atmosfera di questo racconto, possa sentirne i sapori e gli odori che lo attraversano. Possa immaginare e riconoscere la propria esperienza, persino quella tattile, in quella sabbia in fondo alle tasche o sul carter della bici, appiccicata. 



Che libro.

 Carla

mercoledì 21 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ULLALLÀ, I BUKOWSKI!
 
La straordinaria estate della famiglia Bukowski, Will Gmehling
(trad. Angela Ricci)
La nuova Frontiera Junior 2021


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)


"Io e Katinka non abbiamo perso tempo e ci siamo messi a nuotare fino al bordo della vasca, dove nel frattempo il bambino era finito sott'acqua. Si vedevano soltanto i capelli. Mi sono immerso anch'io l'ho preso per le braccia e l'ho riportato a galla. È stato abbastanza facile. La testa del bambino è spuntata di nuovo fuori dall'acqua, ma lui era immobile e per una attimo abbiamo avuto paura che fosse morto. Poi però ha cominciato a piangere ed è diventato tutto rosso."


Tutto comincia qui: mentre i fratelli Bukowski stanno trascorrendo la loro giornata nella piscina coperta con l'intento di insegnare a nuotare al più piccolo dei tre, Robbie, assistono alla caduta accidentale in acqua di un altro bambinetto. Come premio per il pronto intervento di salvataggio viene loro regalata una tessera gratuita che dà loro accesso per tutto il periodo estivo alla piscina scoperta.
A parte la bellezza e la felicità di ricevere un premio, per la famiglia dei tre Bukowski che non naviga nell'oro e che di vacanze non se ne può permettere, quella tessera significa moltissimo: un'estate diversa per i tre ragazzini e anche per mamma e papà e, forse, anche per lo zio d'America, Carl.
E così sarà. Ogni giorno - con la pioggia o con il sole - i tre fratelli passano le loro vacanze estive in quella piscina. E una volta liberi dai loro lavori, arrivano anche i grandi.
Gli asciugamani, un pugnetto di monete per un po' di patatine o un gelato, il pranzo portato da casa e tutto il tempo da passare sul prato in silenzio a guardare le nuvole o chiacchierando, magari anche in francese, per fare nuove amicizie e magari anche innamorarsi, oppure nuotando o cercando il coraggio di fare il ripidissimo scivolo o tuffarsi nel vuoto per fare colpo su qualcuno.
I tre fratelli Bukowski, Robbie di sette anni, Katinka di otto e Alf, voce narrante, di dieci, si prefiggono una serie di obiettivi da raggiungere a stagione conclusa: imparare a nuotare, fare 20 vasche di seguito a stile, tuffarsi dal trampolino dei dieci metri. Ma soprattutto, entrare di soppiatto, e fare un bel bagno notturno in barba al burbero guardiano. 
Ci riusciranno?


Il titolo originale del libro, che peraltro ha vinto niente meno che lo Jugendliteraturpreis, suona un po' diverso, si parla di piscina scoperta, di estate e di cielo, ma non c'è cenno a qualcosa di 'straordinario'.
E su questa necessità di voler sottolineare il carattere di eccezionalità che ha l'estate dei Bukowski si possono fare due riflessioni.
La prima riguarda il binomio perfetto, almeno nell'immaginario di molti, del tempo di vacanza estiva con il concetto di 'fuori dalle consuetudini'. Chiunque spera sempre di associare alla propria vacanza, ovvero letteralmente a quel periodo vuoto, 'vacante' da impegni, la sensazione di eccezionalità. E sebbene gli adulti imparino presto che tale binomio non sempre è realizzabile, al contrario i ragazzini non ne dubitano mai. Neanche per un secondo. Per loro è del tutto naturale che la vacanza sia portatrice di eventi straordinari. E non è una illusione. Per loro è veramente così ed è del tutto marginale dove la vacanza abbia luogo, perché la vacanza per un bambino è di fatto uno stato dello spirito. E anche i tre Bukowski non fanno eccezione.
La seconda riflessione è derivante dalla prima e ha a che fare con la scrittura di questo racconto. Dato per assodato il fatto che per i ragazzini nello stato di vacanza si è in una condizione straordinaria, qui Gmehling dimostra - attraverso una scrittura pacata e al limite della pedanteria - come, pur raccontando la quotidianità (fatta eccezione per la fuga notturna) di una famiglia normale e di un'estate passata nella piscina scoperta del quartiere, si possa costruire 'qualcosa' di indimenticabile.
Va detto comunque che se la loro estate in piscina diventa indimenticabile per loro come per noi, altrettanto si può dire per il bell'incontro con i tre fratelli. Diversissimi tra loro, anche se legatissimi, i piccoli Bukowski hanno un loro personalissimo modo di stare nel mondo: Robbie, il mio preferito, è un sognatore piuttosto silenzioso che sa vedere sempre cosa ci sia al di là dell'apparenza. Grandi capacità empatiche e visionarie. Katinka, al contrario, è tutta proiettata verso la costruzione dell'immagine di sé, essere in tutto e per tutto come una modella francese: ullallà. Alf è il più confuso dei tre ed è lì che arranca con qualche successo nelle sue prime relazioni sociali. Sullo sfondo, gli adulti. Se da un lato va riconosciuto a Gmehling di aver saputo dare corpo a una bella famiglia, con i Bukowski, al contrario sembra meno convincente la costruzione dei personaggi di secondo piano, dal bagnino burbero, al calciatore fanatico. Rassicurante sapere che il loro effimero passaggio non lascerà traccia nel secondo libro che, si spera, arrivi prima o poi anche lui da queste parti.
 
Carla