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giovedì 2 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E SE... 


Letargo, Claudia Mencaroni, Gioia Marchegiani 
InternoPoesia 2024 

NARRATIVA & POESIA

"Si è raggomitolata per benino, ha chiuso un occhio 
poi ha chiuso l'altro, infine il suo respiro 
è diventato così lento e cavernoso che i bambini 
si sono guardati per ben ventisette secondi, finché 
uno di loro il più scientifico 
si è avvicinato a lei 
ha posato l'orecchio sulla sua schiena e ha detto:
- Dorme. 
- Citrullo, si dice 'è in letargo', 
ha replicato l'altro che alle parole ci tiene parecchio." 

Prima di raggomitolarsi sul tappeto del salone, aveva preso il suo cuscino e la coperta di lana da un lembo e, lentamente, aveva attraversato il corridoio con quell'insolito strascico. Insonnolita aveva incrociato i suoi due bambini, aveva appoggiato sulle loro teste il bacio della buonanotte e aveva sfregato il suo naso freddo nei loro colli ancora caldi di letto. E aveva proseguito, in silenzio. Poi era andata giù e si era addormentata. Di un sonno profondo. 
Che nessun richiamo di figlio, nessun profumo di caffè, nessuno scuotimento riesce a sconfiggere. Così i due bambini avevano ripreso le loro abitudini: la colazione, la scuola, il gioco, le cose proibite. Sempre davanti, intorno, sopra di lei. Che, addormentata, faceva solo piccoli movimenti, quelli che si fanno nel sonno. Il suo letargo attraversa le stagioni, con i suoi bambini che non perdono il contatto con lei, che diventa cavalluccio per giocare, scrivania per i compiti, tana per trovare il sonno quando arriva la paura... E se questo letargo dovesse superare anche la primavera senza risveglio? E se invece tra il muschio coperta si cominciasse a intravedere un nuovo germoglio? 
E se...? 

Come miccia di innesco c'è la grande domanda che spesso accende altrettanto grandi storie: e se? 
E se una mamma un mattino si svegliasse con l'idea di riaddormentarsi, ma non per cinque minuti ancora dopo la sveglia per andare incontro alla sua giornata di compiti, ma per dormire. Dormire tanto: una cosa che abbia la forma del letargo. Quindi un letargo per uscire di scena, o meglio per restare in scena, pur tirandosi indietro dal suo ruolo, dal suo personaggio. 


Bella idea su cui ragionare da adulti, ma forse anche da bambini: non sparire fisicamente dalle vite dei propri figli, ma restare lì davanti a loro a sancire il proprio diritto alla pausa. Esserci, ma diventare sfondo. Almeno per un po'. 
Il letargo, così come sentenzia uno dei due bambini, è cosa nota: ha dei contorni che anche i più piccoli possono conoscere. Il letargo è un po' misterioso come è misterioso il sonno, ma non fa paura come l'andarsene o il morire. In fondo è un andarsene per un tempo, e soprattutto prevede un risveglio e un ritorno. 
Trovato questo insolito innesco, accesa la fiamma di un racconto, l'abilità di chi lo ha scritto sta nell'aver saputo governare il fuoco. 
Fin da subito il patto con i propri lettori è chiaro: venitemi dietro e credetemi sulla parola. 
Come succede con il fuoco e con l'acqua, è difficile prevederne l'evoluzione, il tragitto e infatti anche in Letargo per necessità le leggi di realtà saltano più e più volte, ma si impara presto a prendere atto di una serie di fatti. I bambini sanno cavarsela da soli, minuto dopo minuto, fanno la cosa giusta: per proseguire si agganciano a ciò che hanno sotto mano, ossia le loro routine. La fame mattutina li spinge verso la colazione, i compiti da fare gli occupano i pomeriggi e via andare. Nello stesso tempo non possono far finta di niente rispetto all'opportunità che il letargo materno offre loro: una libertà di azione che deve essere sfruttata. Senza divieti espliciti da parte di quel corpo addormentato, le prove di autonomia, di superamento dei limiti imposti si susseguono. Ma c'è sempre da parte di quei bambini la consapevolezza, come se - d'istinto - avessero preso loro il testimone dell'essere ragionevoli e responsabili. 
Certo, questa mamma che dorme sodo in salotto, per terra avvolta nella sua coperta, provoca anche una serie di inconvenienti, ma tutti sormontabili. 
Sarà dura ammetterlo, ma parrebbe proprio che i bambini senza di noi, se la caverebbero molto meglio di come noi possiamo anche lontanamente immaginare... 
Un po' come a dire che a loro va insegnato ad andare, poi, messi sulla strada migliore, a camminare ci penseranno da sé. 
A una cosa, però, sembra non siano capaci di rinunciare: a condividere con quel mucchio di mamma le grandi emozioni. Forse è a questo che un genitore non può proprio sottrarsi. 
Ma forse le cose sono due. 
A un genitore non dovrebbe essere concessa la possibilità di tirarsi indietro nel momento del tentennamento, del dubbio, della perdita di sicurezza da parte di un figlio. Dormire, riposare, farsi da parte fino al punto in cui non sia di nuovo necessario riaprire gli occhi per farsi ancora una volta luogo sicuro. 
Questo e molte altre magnifiche sottigliezze si trovano in questo piccolo libro. Comprese le poche e soffuse illustrazioni di Gioia Marchegiani.
Chi avrà la fortuna di leggerlo, riceverà in dono anche una lingua inaspettata, anzi due. 
Più e più volte i due registri si toccano e si intrecciano: accanto a una scrittura poetica di una voce fuori campo che racconta e che usa gli a capo come punteggiatura ed è piena di raffinatezze, c'è una poesia vera e propria per voce spontanea di bambino: la voce di chi quel letargo lo vive e lo percepisce, e per questo lo mette su un quaderno a righe. Ma proprio a righe.
 
- Lo sai che oggi a scuola abbiamo scritto le poesie, mamma? 
 
Te ne leggo una, 
scritta tutta 
tutta da me? 

Carla







venerdì 18 ottobre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ARCHITETTURA DI UN LIBRO

Il libro azzurro, Germano Zullo, Albertine 
Bompiani 2024 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni) 

"'Hai paura Séraphine?' 
'No, certo che no! Con il libro azzurro non c'è da aver paura... Ma è comunque l'ora che le bestioline escono dai loro nascondigli per sgranocchiare.'
'Le senti sgranocchiare?' 
'Credo di sì... E tu, papà le senti?' 
'Non sono sicuro.' 
'Fanno croc croc croc.' 
'Uhm, adesso le sento... croc croc croc.' 
'Meglio non disturbarle troppo: magari si arrabbiano.' 
'Hai ragione, Séraphine... Andiamo avanti!' '
Andiamo verso la città o verso i campi?' 
'Prenderei la strada che passa per i campi, questa volta.' 
'Anch'io papà, per i campi.'" 

Interno sera. Padre e figlia dialogano sul far dell'ora di andare a dormire. 
Il padre, secondo quanto dice sua figlia, ha preso in mano un libro, il libro azzurro, perché lo vuole leggere alla sua bambina. Il libro azzurro, è lei stessa a dichiararlo, è il suo preferito. 
Tutto comincia nel buio della notte che i due scorgono attraverso la porta di casa... Il loro cammino pare dirigersi verso il mare, attraverso una scorciatoia: la scorciatoia di Séraphine che ha il pregio di portare sia al mare sia alla montagna, ma anche alla città e ai paesini. O anche fino alla giungla tropicale. 
Rischiarati dalla luce della luna, forse, si incamminano con l'intento di perdersi... 
Steccato dopo steccato, l'unica strada da fare è dritto verso l'alto, a zig zag. Ed effettivamente è il percorso che funziona perché gli steccati sono dietro e davanti laghetti, serpenti mansueti, foreste e poi un gufo che, appollaiato su un ramo, sta raccontando una storia ai suoi piccoli (lui pure) per addormentarli. 
Un albero grande grande e vecchissimo, "avrà più di duemila anni, Séraphine", li accoglie tra le sue maestose radici ed è bello sdraiarsi insieme lì sotto. E magari schiacciare un pisolino... 
Ma sarà ancora più bello risvegliarsi lì e trovare la mamma e con lei proseguire il viaggio e il racconto... 

Il libro azzurro, se non capisco male, ha davvero un interessante impianto architettonico che lo tiene su e che è anche difficile descrivere a parole. 
Partiamo da quello che gli occhi vedono: un grande libro rilegato che è, ovviamente, azzurro nella copertina. Se lo sia apre, dopo i risguardi blu c'è la pagina del frontespizio con una scimmia, forse, che Albertine ha disegnato nell'atto di leggere un libro. Nella pagina successiva, nel bianco assoluto della carta, avanzano verso il lettore padre e madre e al centro tra loro, tenendone uno per mano, Séraphine con un libro blu sottobraccio. 


Poi la storia comincia ed è raccontata solo attraverso un dialogo serrato tra padre (e poi madre) e figlia: la figura ritrae giocattoli rossi sparsi su pavimento azzurro. Poi le parole tacciono e vediamo l'una sotto le coperte e l'altro seduto sul bordo del letto. Il libro blu, azzurro nella versione italiana, è tra loro ed entrambi non hanno la postura del relax di quel momento, sono entrambi pronti a uno scatto, e si guardano dritto negli occhi. 
Più che a dormire, sembrano entrambi pronti a partire. 
Che intesa e che fremito tra quei due!


A questo punto il libro prosegue, visivamente parlando, come un albo illustrato molto regolare: testo e tavola singola che preannuncia lo scenario, cui segue la doppia tavola senza testo in cui compaiono i due viandanti... cadenzato, ma nulla di insolito. 
Salvo un piccolo dettaglio, che giustamente gli editori nelle loro sinossi, fanno finta di ignorare per non far girar la testa e confondere i futuri lettori. 
Il testo che compone il libro azzurro che abbiamo in mano, se diamo retta alle parole di padre e figlia, e di madre e figlia dalla metà in poi, si costruisce narrando. La loro passeggiata che prende forma istante dopo istante è il testo del libro reale, ma di certo non lo è del libro azzurro che è protagonista della storia. 
Giustamente gli editori scrivono che questo libro è un omaggio a quel momento della giornata in cui un bambino è con un genitore che ha l'intento (spesso la vana speranza) di accompagnarlo verso il sonno, attraverso la lettura di una storia. 
Ma Il libro azzurro è anche un'altra cosa: è la prova provata che la letteratura, e più in generale il racconto, e quello illustrato ancora di più, ha un potenziale di soluzioni che davvero non ha confini. 
Qui noi leggiamo una storia che solo per finta è scritta così nel libro che abita la storia: Séraphine ci illude a p. 1 e fino alla fine noi le andiamo dietro, facendo finta che...


Ma quello che le nostre orecchie sentono e i nostri occhi vedono è il frutto di una invenzione, di un gioco tra padre (e madre) e figlia, che ogni sera pare rinnovarsi, magicamente solo con l'atto di prendere in mano il libro blu, come se quell'oggetto fosse di per sé un generatore di storie: per il solo fatto di esistere - disegnato - tra padre (e madre) e figlia fa partire il loro condiviso viaggio fantastico. 
Chi vuole, ne tragga una morale. 
Io mi limito a notare: che architettura, accidenti! 
Detto questo, che è la mia medaglia al valore da appuntare sul petto dei due autori, forse vale la pena di dire qualcosa sul contributo dell'uno e dell'altra per la realizzazione del libro nel suo insieme. 
Zullo scrive. Solo dialoghi belli serrati, anche se talvolta un po' retorici. E attraverso questo continuo botta e risposta mi pare si possano conoscere padre, madre e ragazzina. I dialoghi e la sequenza dei fatti cui alludono sono intrisi di assurdo, di fantasticherie. Mi ricorda un po' quel modo di concatenare pensieri che si fa quando si è sul punto di lasciarsi andare al sonno. E non solo quando si è bambini, si intende. 
Detto questo, mi parrebbe di leggere tra tutto quel testo, seppure talvolta sovrabbondanti, un entusiasmo senza se e senza ma del padre e un'intesa di genere tra figlia e madre e sul finale il bisogno della seconda di ricondurre la prima a una qualche forma di ordine, di routine e di sonno notturno e duraturo...  
Forse tutto questo lo vedo solo io, ma mi piace crederci. 


Albertine disegna. Luminosa e anche lei non sempre risolta, comunque davanti a un compito arduo: quello di non poter anticipare nulla con le immagini, nulla di quel tantissimo che viene detto. E dato che il testo è corposo, un po' troppo lungo, ma comunque costruito su continui rilanci, lei con le figure deve aspettare. 
Della soluzione che escogita si è già detto: testo tavola singola con lo scenario, a seguire doppia tavola, appunto. 
Ma, il cambio di passo si verifica quando arriva il sonno di Séraphine, e scende il silenzio. Qui si prende tutto lo spazio necessario per far arrivare le citate giraffe ed elefanti, che finalmente entrano in scena e il padre sparisce da sotto l'albero... Una sorta di gioco-intervallo. Poi una capriola di senso e, girata la pagina, si riparte: sulle radici, la bambina, il libro blu e la madre (per par condicio?) 


Lo spazio del viaggio con papà e lo spazio del viaggio con mamma è calcolato con svizzera precisione: in quel tempo e in quello spazio esatti, ma su percorsi ogni volta differenti, si può partire dalla realtà per poi anche tornare, in quella stessa realtà, o quasi. 
Le belle storie lasciano tracce dietro di loro.


Buona notte, buona notte! 

Carla

mercoledì 22 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GLI INCUBI NON FINISCONO MAI 

Al luuuuuuupo!, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2022 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"'Su, su, sveglia! Sono IO, IL LUPO! Oddio, ma chi è questa? La bella addormentata Auuuuu!Auuuauauu!' 
 'Grazie tante, lupo! Mi hai svegliato!' 
'E tu chi saresti, specie di mezza calzetta? E soprattutto che ci fai qui?' 
'Sono l'incubo di questa piccina, abito sotto il suo letto.' 
'Auuuuuu! Auauaauuuuuu!' 'Basta! Così la svegli!' 
'Ma devo svegliarla, se voglio farle paura!' 
'Cosa? Ma neanche per sogno! Deve continuare a dormire, così potrò farle paura IO!' 
'Senti un po' incubo! Sono IO che faccio paura qui, non tu!' 
'E invece sì, faccio paura anch'io, una GRAN paura, se vuoi saperlo! Una paura atroce! Una paura terrib...' 
'Glom! Be' adesso non più.'" 

Interno notte. Camera di una bimbetta che nel suo letto dorme. Apparentemente serena. 
Al suo capezzale si incontrano, si scontrano, due creature che competono tra loro per rovinarle il tempo: uno cerca di terrorizzarla da sveglia, un lupo. L'altro, un mostriciattolo dentuto e pieno di artigli nelle ossute mani e braccia retrattili, che sonnecchiava sotto il letto della bambina, è lì per torturarle il sonno. Deglutito il secondo, al lupo non resta che svegliare la ragazzina e finalmente terrorizzarla, ma ode dei passi. Sarà la nonna? 
No, è l'incubo della nonna - a lei proporzionato - che, svegliato dal baccano, cerca di ristabilire il silenzio nella casa, ma poi si convince ad aiutare il lupo. 

©André Bouchard

Nonostante le urla stereo dei due, la piccola sembra dormire imperterrita, fino a che anche i due alla fine cedono al sonno... 
Ecco, sembrava dormire... perché invece era sveglissima e ora con la nonna ficca entrambi i disturbatori in due sacchi della spazzatura e li consegna ai netturbini. 
Ma no, ma no. Questo ultima parte non è successa davvero: era solo l'incubo dei due addormentati che, svegliati, di soprassalto (come dopo ogni incubo degno di questo nome) rivedono la bambina dormire placida. 
Il mostro, incubo della nonna, desiste e torna da dove è venuto e il lupo? Sente ancora dei passi in corridoio. Sarà la nonna? E che nonna... 
 Nella vita, gli incubi non finiscono mai, come gli esami. 

In un gioco geniale di scatole cinesi, oppure - visti personaggi - di matriosche, André Bouchard colpisce ancora. 
Questa volta sceglie il formato dell'albo, un grande albo. 
Del suo modo di scrivere e illustrare libri si riconoscono alcune costanti. 
La prima è come sempre data dall'angolo visuale, pieno di ironia e senza peli sulla lingua, dal quale prende l'avvio il racconto. E ancora, il tipo di avvio, che è sempre fulminante, come una sgassata a un semaforo che diventa verde. Da 0 a 100 nello spazio di due pagine. 

©André Bouchard

L'altro fattore che lo rende amatissimo è la capacità di tenere 'all'oscuro' il lettore, per prenderlo di sorpresa nel gran finale (ma qui anche prima), che, come di norma, si chiude con una fantasmagoria e una risata di gusto. 
Al principio, senza parere, Bouchard attraversa allegramente una materia comune: la fiaba. La usa come un tappeto elastico per far fare varie capriole alla storia e ai lettori. La prima capriola la si fa quando ci si rende conto che tutto converge e si focalizza nello scontro, prima dialettico, poi fattuale, tra due categorie di terrori: quelli da svegli, le fiabe e quelli da addormentati, gli incubi. 
Altra capriola la si fa in corrispondenza di alcuni giri di pagina che nascondono la vera verità: per intenderci, la bimba che fintamente dormiva e tutto quello che accade dopo intorno ai due sacchi della spazzatura è una bella giravolta che fa fare al lettore. 

©André Bouchard

Come pure lo è a un altro giro di pagina, con un bel nero, che si rivela 'illuminante' per il lettore che capisce che il camion della spazzatura era solo un brutto sogno. 
O ancora l'entrata in scena della nonna che porta con sé un passaggio necessario e propedeutico al gran finale - di cui taccio - ma che si lega molto bene al primo libro di Bouchard importato: La doppia vita di Medoro.
Insomma di capriola in capriola, le singole matriosche si riempiono, fino ad arrivare all'ultima che le contiene, in senso anche un po' letterale, tutte le altre. 
Su questo complesso ed esilarante meccanismo si spande l'illustrazione e il tipo di testo. In entrambe le espressioni Bouchard dimostra di avere un grande talento: in un disegno che nella sua completezza si coglie alla seconda o terza rilettura, nell'utilizzo sapiente che fa della pagina e del suo limite, e di tutte le parti del libro, che mette al servizio della storia. 
E ancora, nell'uso del colore che va e viene a seconda dell'esigenza narrativa, e del linguaggio che, peraltro, nelle mani di Regattin se possibile, migliora. 
Al traduttore, così ben sintonizzato con il mood generale, si deve quella piccola capriola di tradurre un doppio Mais pas de tout in un 'unico'   Ma neanche per sogno! 

©André Bouchard


 Bravo (con l'accento sulla o)! 

 Carla

venerdì 22 maggio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RESISTENZA ATTIVA

È ora di alzarsi!, Michaël Escoffier, Nathalie Dion 
(trad. Francesca Ros) 
Il leone verde, 2020



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Sveglia! È ora di alzarsi!''Non ci riesco, ho gli occhi appiccicati.'Che peccato,c’erano così tante cose da vedere oggi! Volevo mostrarti il sole che sorge,i fiori che si aprono, le formiche che si mettono in marcia...
'Non ci riesco, ho la testa come un macigno.'"

Dal suo letto, il bambino resiste.


Alle sollecitazioni della madre, la quale a ogni suo diniego, alza il tiro, aumenta la posta in gioco. A parte vedere il sole che sorge e i fiori che si aprono e le formiche, le cose che si possono fare sono molteplici e sempre più interessanti: frittelle a colazione, nascondino, passeggiata insieme fino a scuola. E più tardi, magari cantare, ballare e urlare sotto la pioggia e poi saltare nelle pozzanghere. Soffiare sui denti di leone o disegnare gli arcobaleni e ancora dondolarsi a testa in giù dagli alberi. Per non parlare delle cose di cui si potrebbe parlare: dirci quanto bene ci vogliamo, studiare assieme balene e dinosauri. Si potrebbe anche bisticciare, ridere, leggere e farsi il solletico. E a fine giornata potremmo contare le stelle...
Mentre la madre sciorina questa lunga e vertiginosa lista di cose da fare, qualcosa in quel letto sta capitando: gli occhi appiccicosi, la testa come un macigno, le gambe rigide come legno e poi molli come batuffoli di cotone lentamente stanno dando cenni di movimento. Con un piccolo aiuto forse quel bambino riuscirà a non dover rinunciare a tutto questo. Salvo poi...

Piccolo, ben fatto e arriva dal Canada. 


Un topos non esattamente nuovo o rivoluzionario - tirar giù dal letto un bimbetto che non ne vuol sapere - eppure costruito con cura e intelligenza, sovrapponendo diversi strati di materia che lo rendono, a suo modo, complesso e articolato e nello stesso tempo di immediata comprensione.
D'altronde, di rado Michaël Escoffier sbaglia il tiro.
Se lo si scompone si vede subito che lo strato più superficiale è dato da una trama immediatamente percepibile e riconoscibile da grandi e piccoli che si costruisce su un conflitto in alcune case addirittura quotidiano: alzati! no!, ovvero la conferma e la smentita del ritmo circadiano. Con colpo di scena finale, alla Escoffier!
Gli altri strati sono interscambiabili e qui messi in elenco senza un ordine gerarchico che ne determini maggiore o minore importanza. Il fatto importante è che ce ne siano così tanti in un oggetto apparentemente così semplice.


Secondo strato: il ritmo, che si presenta regolare esatto e ripetuto. Circostanza quest'ultima graditissima agli ascoltatori più piccoli, che entrano immediatamente nel gioco dell'attesa di una riproposizione, il ripetersi di un frame già conosciuto, ma nello stesso tempo nuovo. Per intenderci, lo schema e il ritmo su cui è costruita la fiaba dei Tre porcellini. Qui non c'è il lupo, ma una madre che più volte torna all'attacco con le medesime modalità. 
Terzo strato: la vertigine della lista. Lavorare sugli elenchi è, in ambito narrativo, una calamita a cui è difficile fare resistenza. Ha la stessa funzione incantatoria di una spirale disegnata che viene fatta girare davanti agli occhi per ipnotizzare. A tale proposito, un consiglio non richiesto è quello di leggere il saggio La vertigine della lista di Umberto Eco.
Quarto strato: il lessico. Un 'lessico famigliare' fatto di parole semplici, ma evocative. Qui non si deve tacere la capacità di Francesca Ros che va applaudita, se non altro per quel verbo bisticciare, così perfetto e raro. A lei va anche il merito di aver saputo mantenere anche in italiano il dialogo alto e leggero allo stesso tempo.


Quinto strato: il senso del tempo che passa. Silenziosamente Escoffier attraversa l'arco di un giorno, e Dion dietro, semplicemente alludendo a una implicita scansione: dal sorgere del sole al contare le stelle. A questo aggiunge una trasversalità meteorologica, ovvero quella giornata è attraversata da una pioggia, cui spetta il merito di far apparire ancora più allettante la proposta di scendere da quel letto.
Sesto strato: il passaggio repentino da un registro all'altro. Da quello avventuroso -dalla scoperta, all'esplorazione al gioco- a quello affettivo -fatto di abbracci e intimità casalinghe.
Settimo strato: il senso ultimo della storia, ovvero nella vita e negli affetti spesso ci si trova di fronte a piccole battaglie, che possono essere vinte con strategia, ma soprattutto usando la forza della parola. Meglio se è l'ultima!
Ottavo strato: il dialogo stretto tra testo e immagine. In perfetta armonia, si capiscono al volo. Spesso è il disegno a gouache di Nathalie Dion che crea significato laddove il testo tace per non rischiare di cadere nella retorica e nella sdolcinatura. In questo senso la madre è quasi sempre vista in porzione, solo una volta il suo viso coperto dai capelli fa la sua apparizione. Le mani, sineddotiche, sono invece onnipresenti. Brava e intelligente.


Nono strato: dire senza parlare. Dal disegno si apprende che esiste una voce fuori campo, quella della madre, e un assoluto protagonista in scena, il bambino. Con la cura che caratterizza questo libro, la sua voce è scritta con un lettering ad hoc.
Dal disegno si apprende, molto di più che non attraverso le parole, che la pigrizia sta cedendo il passo alla voglia di alzarsi. Da una faccia sotto il lenzuolo di partenza, lento esce un occhio, quindi un torace, poi un piede, quindi dalla posizione supina si passa a quella seduti con testa ciondoloni e poi e poi e poi...

Carla




lunedì 2 marzo 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORSO PLASTICO
La notte in bianco dell'orso polare, Bouke Billiet, Marjolein Pottie
(trad. Laura Pignatti)
LO éditions 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Uffa ... non riesco a dormire' dice l'orso bianco. Apre piano piano un occhio per vedere se è vero... e sì, è proprio sveglio.
Rassegnato, si tira su dal letto ed esce di casa, trascinandosi dietro la sua copertina.
Cammina da un po' quando scorge un puntino nero che si muove. È la volpe artica, che si dimentica sempre di incipriarsi il naso prima di andare a caccia.
'Oh Volpe, non riesco a dormire....'


La volpe non riesce proprio a immaginare come possa succedere. Lei dorme sempre benissimo, avvolgendosi nella sua folta coda. Non saprebbe cosa altro consigliargli. L'orso ce la mette tutta, ma la sua codina non è utile per avvolgersi e l'unica cosa che ottiene è un gran giramento di testa. Quando incontra la lepre la domanda è la stessa e la lepre, a pagamento, gli dispensa un altro consiglio inutile. E poi con le sorelle galline che gli parlano di cose impossibili da avere: latte caldo, lenzuola pulite e lucina sul comodino... Per non parlare della marmotta che, ovviamente dorme della grossa e non è di nessun aiuto. 
Nessuno, ma proprio nessuno sa dargli un consiglio utile. 


Lui le prova tutte, ma senza successo. Ormai stremato e con le idee piuttosto confuse, torna a letto e prova a ricordare tutti i diversi consigli che ha raccolto e, nell'enumerarli, magicamente prende sonno.

La cosa che più colpisce di questo libro è tutto quel bianco dell'orso polare e tutto quel nero della notte artica, tutto quel turchese e rosso che saturano il resto.
Immediatamente dopo, colpisce le rotondità del segno di contorno nero che entra in conflitto con la regolarità della copertina che non fa mai una piega.
A seguire colpisce le capacità plastiche dell'orso stesso e quindi della sua disegnatrice che pare molto brava nel disegnare lepri esose e fenicotteri addormentati.
Colpisce anche il fatto che i colori scelti sono di fatto solo quei quattro che però messi insieme sono bellissimi da guardare.
La cosa che colpisce di meno è la storia, dal finale un po' debole. Tuttavia alcune idee divertenti la rendono piacevole per tutto il suo dipanarsi.


A parte il sempre vincente schema a ripetizione di uno stesso frame narrativo - ovvero l'orso che va girando per il polo chiedendo sempre la stessa cosa a diversi abitanti del luogo - che con i bambini più piccoli è garanzia di successo, si possono aggiungere una serie di grazie che la vivacizzano: il non sense dell'occhio che si apre per vedere se si è svegli, la delicatezza dell'orso nei confronti dell'efemera, l'imbattibilità della marmotta, certa idiozia delle galline, il proverbiale mutismo del pesce. 


Cose così.
Ma se è soprattutto merito del disegno il valore del libro, sarà bene vedere un po' più nel dettaglio dove questa forza si esprime. 
Nella capacità di saper disegnare un orso polare e di saperlo fare piuttosto bene, visto che lo vediamo in un buon numero di posture tutte diverse e non necessariamente facili, ma sempre molto plastiche. Alcune sono vere e proprie posizioni da ginnastica posturale, altre sono al limite dell'acrobazia. Per tutte però è fondamentale la relazione con l'insostituibile copertina che di volta in volta diventa mascherina sugli occhi, berretto da notte, panciera, scialle, copertina (sempre troppo corta), tappetino da palestra. Coprotagonista a tutti gli effetti con l'orso insonne, la copertina con i funghi rossi nell'ultima pagina silenziosamente, come solo i disegni sanno fare, si spegne anche lei per fare buio intorno al sonno riconquistato. 


Ma a parte la grazia dell'orso sinuoso e della sua coperta diritta, vanno notate qua e là altre sottigliezze: la neve nel titolo, gli occhi cerchiati, le occhiaie da sonno, le guance con il rossore, le coppe vinte, le ante in prospettiva e la montagna di z che riempiono i risguardi e segnano il profilo dell'orso finalmente addormentato.

Carla


Noterella al margine. Frutto di un soggiorno nella residenza artistica di Björköby che poi è quella bella casetta rossa, che fino a due pagine prima credevamo fosse la residenza dell'orso...

lunedì 20 gennaio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’INCANTO DELLA SERA


E’ quasi ora di dormire; la coniglietta, o coniglietto, in braccio alla sua mamma percorre la strada verso casa, già pronta ad affrontare il sonno. Mentre camminano, guarda con occhio vispo verso le finestre, vede il cuoco e il libraio chiudere bottega, alle finestre intravede chi parla, forse, con qualcuno lontano, chi si riposa leggendo un libro e chi fa festa. Sopraggiunge il papà che presiede al rito del sonno, mentre là fuori qualcuno ha preso l’ultimo treno per andare a casa.


Quello che racconta questo intenso albo di Akiko Miyakoshi, pubblicato da Salani, è un momento della giornata comune a tanti bambini e bambine: quello che precede il sonno, quel territorio di confine fra sonno e veglia in cui tutto si sfuma, ma non per questo è meno interessante. Le vite degli altri, le gioie, la nostalgia, i ricordi della giornata passata affiorano, scorrono davanti agli occhi assonnati della coniglietta, che fra poco entrerà nel mondo fantastico dei sogni. Tutti, proprio tutti la sera tornano a casa, quel nido caldo e accogliente che ci aspetta alla fine della giornata, quel luogo di cui tutti abbiamo bisogno.
Ogni pagina è come un’istantanea, un frammento di vita, colto nell’intimità delle case, dove ci si incontra, si prepara la cena, si riposa o si fa festa.


Lo sguardo della piccola protagonista è uno sguardo curioso, che vede in questi sprazzi di vite altrui l’annuncio del suo arrivo a casa, dove un papà affettuoso l’accompagnerà verso il mondo dei sogni.
‘La strada verso casa’ è un albo delicatissimo e intenso nel raccontare qualcosa di impalpabile come un’atmosfera, uno stato d’animo, realizzato con tecnica raffinata e infinita poesia.
L’illustrazione è realizzata a pastelli su carta a grammatura pesante, basata sulla gamma dei grigi e delle terre, con qualche sprazzo di colore laddove si intravedono le luci dietro le finestre; qualche vestito, lo spazzolino da denti rosso, la maglietta rosa della nostra coniglietta: questa la gamma cromatica che rende l’albo di grande rigore e misura, perfettamente equilibrato nel rendere quello che a parole non si può descrivere. E’ un’atmosfera notturna, in cui l’oscurità viene rischiarata dai lampioni, dalle luci provenienti dalle finestre che si affacciano sulla strada, e all’interno delle quali scorgiamo gli abbracci, le attività, le telefonate, i saluti, magari in un’ardita prospettiva aerea che inquadra dall’alto le scale di un condominio.


L’autrice giapponese ha ricevuto, per questo albo, la menzione speciale Bologna Ragazzi Award, in occasione della Bologna Children Book Fair nel 2016. Ma ha ricevuto numerosi altri premi internazionali. Un breve booktrailer relativo a un altro albo, di cui anni fa avevamo già parlato.
Ma al di là dell’indiscutibile e interessante capacità tecnica, credo che qui l’autrice giapponese abbia trovato un raro equilibrio, una capacità di fondere bellezza ed emozione, con una sequenza di istanti vivissimi nella percezione di una piccina fra le braccia della mamma.


Grande bellezza, e grande poesia.

Eleonora

“La strada verso casa”, A. Miyakoshi, Salani 2019


giovedì 9 gennaio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'EQUOVOCO

Il castoro, l'uovo e la gallina
Eva Francescutto, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno, non lontano dal bosco, il castoro dormiva profondamente.
Quand'ecco che...'Ho trovato un uovo laggiù' disse il riccio preoccupato 'poi ti spiegherò. Ora vado a dirlo a tutti gli altri. Tu tienilo d'occhio e mi raccomando: per NULLA al mondo...
...devi darlo alla gallina!'"

Ma il castoro che ha sgranato gli occhi all'urlo intimidatorio del riccio, ora li richiude e sul suo sasso si riaddormenta profondamente. Dopo pochissimo anche lo scoiattolo transita davanti lì davanti e, guardando con terrore l'uovo che il castoro dovrebbe sorvegliare, conferma quanto detto dal riccio: per NULLA al mondo... lo deve dare alla gallina. Ancora una volta il castoro sobbalza per l'intimidazione e poi si riaddormenta. E tra un sonno e un sobbalzo, il castoro si risveglia solo quando il tono di voce degli animali di passaggio si fa perentorio...
L'uovo si sta schiudendo e il castoro, memore di quanto ha potuto sentire dal suo sasso da riposo, fa l'unica cosa che la sua mente ha registrato...peccato che sia quella sbagliata.

A parziale discolpa del castoro, va detto che quando uno dorme, dorme. E non è che non si veda: lì su quel sasso, avvolto dal nulla in un bel silenzio, a tutti dovrebbe essere chiaro che il poveretto sta cercando di riposare. E non è corretto o saggio investirlo di un peso tanto grande, senza sincerarsi che nella sua testa ovattata dal sonno il messaggio si stato recepito per intero. Troppo facile scaricare sui più deboli tanta responsabilità... E così, considerate le circostanze, accade l'inevitabile.
Un imbarazzante malinteso. 


Ogni oggetto, così come ogni individuo, è portatore di proprie caratteristiche che in alcune condizioni ideali possono rivelarsi talenti. Nel libro, uno delle più interessanti è proprio la pagina.
I caratteri formali di una pagina possono essere limiti o opportunità, ovvero se ben utilizzati, possono trasformarsi in talenti per il libro che compongono.
Per illustratori e scrittori la pagina è difatti il luogo fisico che una storia da raccontare deve necessariamente abitare: ciascuna delle due facce di un foglio che, rilegato in modi anche differenti, va a costituire un libro, un quaderno. Quando si è di fronte a un albo illustrato la pagina assume un doppio valore: continua a essere un foglio, ma spesso e volentieri è -dal punto di vista visuale- in connessione stretta con il foglio attiguo. È banale dire che detta relazione c'è anche nella letteratura non illustrata, ovvero anche in un romanzo a foglio segue foglio, a pagina si avvicenda pagina, sulla linea di un testo scritto.
Nell'albo illustrato, però, questo taglio naturale dato dalla legatura tra foglio di sinistra e foglio di destra può essere 'sottolineato' come se fosse realmente un 'avvallamento' dove i disegni possono addirittura scomparire (L'onda di Suzy Lee; La gara delle coccinelle ecc. ecc.), ma può essere anche 'ignorato' da chi mette sui fogli contigui un unico disegno, evitando con accortezza di farceli finire dentro, o due bei disegni separati per evitare il problema dalla radice.
Ma il giro pagina, lui, è inevitabile e in quanto tale, da parte di chi scrive o illustra, è cosa buona e giusta servirsene e utilizzarlo, sfruttarlo al massimo delle sue potenzialità.


Qui l'intera questione, è il caso di dirlo, ruota intorno a questo movimento rotatorio che fa il foglio di destra diventando il foglio di sinistra dello specchio successivo.
L'astuzia qual è? Quella di costruire un grande equivoco (il malinteso, nel senso più letterale possibile), che infatti è soprattutto sonoro, tra le due facce della stessa pagina. Con una precisione da metronomo, la veglia e il sonno del povero castoro si alternano secondo una sequenza che sfrutta la forma di un libro a proprio uso e consumo: il castoro dorme sul suo sasso nella pagina di destra, poi si gira pagina e lui continua a dormire sebbene qualcuno gli stia parlando.


Nella pagina ancora dopo lui, sempre a destra, è completamente sveglio perché qualcuno gli ha appena urlato le ultime parole della frase iniziata nella pagina prima. Girando ancora una pagina, lui è ancora sveglio, ma questa volta è solo. Al successivo giro di pagina il castoro inevitabilmente (se non infastidito da urla) dorme di nuovo. 
E resta addormentato anche nella pagina successiva, quando qualcun altro arriva e gli parla...Giro pagina, nuovo sobbalzo per la solita (fine) di frase che gli viene urlata addosso ancora un volta.


Se il suo avvocato, durante il processo che lo vede imputato correo in un omicidio, sostenesse in aula la non colpevolezza del suo assistito, ci sarebbe ben poco da eccepire. Quel castoro è innocente!

Carla

Noterella al margine. Questo piacevole raccontino entra nella folta schiera dei libri 'cattivi' pubblicati da Minibombo. 


Concepito sull'accumulazione, inquadratura quasi sempre a 'camera fissa' sul sasso, piccoli dettagli che variano impercettibilmente, colpo di scena finale. Ci sono tutti gli elementi per farsi amare dai bambini più piccoli, i quali tuttavia, almeno a una prima lettura, rimarranno a bocca aperta e forse ci metteranno qualche tempo in più rispetto ai più grandi a cogliere il sottile equivoco su cui tutto appoggia... ma è cosa nota che alla cattiveria non c'è limite.

venerdì 29 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MONDO DI FACCE DI FORME E COLORI
 
Ninna No, Chiara Carminati, Massimiliano Tappari
Lapis 2019


POESIA ILLUSTRATA PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Negli oggetti che abbiamo intorno spesso si nascondono molte facce, e per il bambino ognuna è un personaggio, con il suo carattere, e la sua storia da raccontare [...] Bastano due occhi per fare una faccia."

Per il sonno gli occhi belli
si son fatti piccolini.
Per il sonno son due spilli
due sospiri, due puntini.
Luna tonda sul tuo viso
spunta l'ombra di un sorriso...


Un limone in primissimo piano, a tal punto da essere fuori fuoco. Il picciolo al centro, che è il suo naso. A fare da bocca una imperfezione della buccia, dovuta forse alla sua storia precedente. Due puntini, davvero, non più grandi di due capocchie di spillo, sulla buccia gialla sono gli occhi assonnati di cui parla la Ninna nanna, luna tonda.
Un bricco del latte in acciaio per darsi la buonanotte con il sapore del burro e del miele. Una foglia gialla macchiata, che sembra di tiglio, caduta a terra e rotta a dovere, è il profilo di qualcuno che patisce il vento in faccia, tanto da fargli assottigliare il naso e gli occhi per sfidarlo. Due ricchi di castagna, che diventano occhi di chi non vuole cedere. Uno spremi agrumi che canta la sua vittoria sul sonno. Patate rosse novelle, che sono fratelli, sorelle e cugini con i quali condividere il sonno. Altre foglie, sassi e una banana delfino che salta nel suo pigiamino.
Una galleria di ritratti che è difficile smettere di guardare o dimenticare.

Nasce come secondogenito di una piccola e felice famiglia editoriale.
Con il fratello (o la sorella), A fior di pelle, condivide la genetica: infatti tra loro hanno caratteri somatici condivisi, ovvero la rima, la fotografia, il formato.
E in più tutti e due son rari esempi di bei libri per piccolissimi.


Come capita a tutti quelli che vengono al mondo, anche questi due titoli sono il frutto di un incontro. In questo caso, Carminati e Tappari, rispettivamente la loro mamma e il loro papà, li hanno 'concepiti' come capitoli di una storia, anche molto personale, che cresce.
Ma tutti e due pur essendo fratelli (o sorelle) sono tra loro anche diversi.
Se con a A fior di pelle (Lapis 2018) si percepiva la carezza delle parole e dell'obiettivo della macchina fotografica su quella bambina, arrivata da poco sulla scena, sempre un po' sfumata e sempre in bianco e nero, al contrario qui la bambina è fuori quadro, ma è parte del grande gioco. Perché probabilmente i primi occhi che si sono meravigliati con queste figure, le prime orecchie che hanno ascoltato queste parole per cercare di addormentarsi sono sempre di quella bambina, sfiorata (in) A fior di pelle. Qui però a lei si chiede di essere un po' più grande di prima, per giocare.


Quando un libro è così ben congegnato, quando l'intesa è a tal punto potente, è difficile scindere e valutare l'apporto di chi scrive e di chi illustra. Si assiste a un continuo e serrato dialogo tra un codice espressivo e l'altro.
Tuttavia, se in A fior di pelle i testi dimostravano di avere quella 'sicurezza' tutta materna, che guidava anche l'obiettivo in mano a Massimiliano Tappari, qui invece è l'immagine a dimostrare tutta la sua forza trainante nei confronti del testo. Affettuosamente le parole si fanno 'accendere' dalla inconsueta prospettiva dell'immagine.
E' un po' come se Chiara Carminati le usasse come appoggio elastico per spiccare il suo salto poetico.
In sostanza, la meraviglia con cui Tappari riesce a raccontare il mondo, qui è in tutta la sua immaginifica espressione. Chiara Carminati, come tutti quelli che hanno amato e amano lo sguardo di Tappari, ne accetta la sfida, si fa incantare da lui, e poi però rilancia una sua personale (o condivisa), ulteriore lettura di quegli elementi che sono il nostro mondo delle cose, visto da inconsueti punti di vista.
Nelle patate Massimiliano Tappari ha colto facce che guardano un po' di qui un po' di là con Chiara Carminati diventano una ninna nanna che evoca amici, fratelli e cugini con cui condividere, magari in vacanza o a casa dei nonni, il sonno. 




Ed ecco che, altrettanto magicamente, si crea una immagine sull'immagine. I semini di un kiwi diventano dentini in caduta. I ricci di castagna sono occhi che non vogliono cedere, occhi a pampinedda.
Come ogni grande atleta/poeta, Chiara Carminati è difficile lasciarla indietro e quindi sulle belle foto di Massimiliano è capace di scrivere cose così:
Quando di pappa son piene le pance
E di sbadigli son piene le guance
Prima di arrendermi e andare a dormire
La ninna nanna io voglio sentire
Sempre a stessa, ancora una volta
L'occhio è socchiuso, l'orecchio ascolta.

E allora non si può che rimanere in silenzio per sentire l'eco del suono. 
E poi, a bocca aperta, dire: chapeau!


Carla