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venerdì 14 giugno 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOCCARE IL SOFFITTO CON UN DITO

Oscar e io (e tutti i nostri posti), Maria Parr, Åshild Irgens (trad. Alice Tonzig) 
Beisler 2024 


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni) 

"In casa abitano due bambini, Oscar e io. Condividiamo la stanza nel seminterrato. Nel letto a castello io dormo sopra e sono il capo. Oscar dorme sotto e crede di essere il vicecapo, ma in realtà sono io a decidere tutto. Decido quando dobbiamo spegnere la luce, e decido che Oscar si deve alzare per farlo. Decido se dobbiamo tenere socchiusa la porta o la finestra. E decido io quando parliamo e quando dormiamo. Vorrei essere io a decidere anche il momento in cui Oscar deve smettere di russare, perché quando attacca sembra un aspirapolvere rotto. Ma l’unico modo per farlo smettere è svegliarlo, e non è che allora ci sia tanto più silenzio, volendo essere gentili." 

I due sono a letto e come di consueto discutono. Oscar ha 5 anni e paura dei mostri, dei mostri nell'armadio. Sua sorella, che è di ben tre anni più grande, sa molto bene che i mostri non esistono e quindi lo prende in giro, ma di fatto lo tranquillizza e lui si riaddormenta. Tuttavia quell'anta dell'armadio non perfettamente chiusa genera in lei una piccola paura, che magari cresce: se i mostri non esistono, i ladri invece ci sono, eccome. 
Quindi, non resistendo, scende dal letto e va a controllare. Ma un rumore sospetto la mette ancora più in allarme, afferra al volo l'atlante e si nasconde nel buio tra attaccapanni e vestiti. Quando poi l'anta si apre all'improvviso, lei - ed è a questo punto terrore puro - scaglia l'atlante in testa a chi ha di fronte.  
Tutto precipita in un baleno: Oscar si sveglia urlando, il papà dal piano di sopra irrompe nella stanza, brandendo la miglior padella di casa, e quel che trova è sua figlia a occhi sgranati che è davanti all'armadio spalancato, sua moglie a terra che si tiene la fronte dolorante, colpita da un pesante atlante e il piccolo Oscar, bianco di paura. 
E poi? Mamma si sdraia accanto al piccolo di casa per consolarlo, qualcuno nel letto superiore questa volta farebbe volentieri a cambio con il fratello, il padre riporta in cucina la padella. 
E come va a finire? Che nella penombra della camera in quel lettino adesso sono in tre: uno dorme come se nulla fosse successo e le altre due chiacchierano con un fil di voce su cosa sia la paura... 

Credo di non sbagliare optando di mettere sotto la lente solo uno degli undici episodi che costituiscono il nuovo e atteso libro di Maria Parr. 
Non vorrei togliere a nessuno il gran gusto di leggerlo senza spifferi esterni, vocine che ti dicono qui succede questo, là succede quello... ma soprattutto lo faccio perché in questo, che apre il libro e si intitola L'armadio, ci sono già tutti gli ingredienti per capire che si tratta di un gran bel libro e punto. 
Nel sottotitolo c'è il filo rosso che tiene insieme i racconti: sono undici luoghi che costituiscono la mappa, ovvero i diversi scenari dell'infanzia di due bambini, fratello e sorella, con contorno di adulti. 
A essere più precisi, si potrebbe dire che è proprio lei, l'infanzia, a essere in questo libro un luogo prima ancora di essere un tempo. 
E come spesso accade, i suoi contorni, via via sempre più nitidi, si ricavano attraverso i fatti che si susseguono. Sono principalmente loro a raccontare, in un continuo gioco delle parti tra piccoli e grandi. 
Nessuna morale, nessun insegnamento. 
Ma andiamo con ordine: prima i bambini e poi gli adulti. 
Resto sempre basita quando riconosco, ovvero sento risuonare come suono conosciuto, le infanzie raccontate dai grandi ai bambini. 
La Parr non si smentisce neanche stavolta: come già nei precedenti suoi libri, cuce fatti, azioni, accadimenti con pensieri profondi, talvolta profondissimi, che tengono insieme le parti per dare spessore, profondità e senso alle cose. 
Pensieri che passano veloci, quelli dei suoi bambini, perché è così che pensano i ragazzini: vanno a fondo e poi scartano verso qualche altra cosa... Invece, i pensieri che hanno avuto modo di decantare, sono quelli dei suoi adulti. 
La domanda a questo punto si impone: perché solo alcuni adulti, tra cui la Parr, sanno raccontare i bambini meglio di altri? 
Forse perché vanno a pescare in quella regione emotiva che non li ha mai abbandonati, ossia raccontano di cose che un adulto e un bambino hanno in condivisione, pur essendo tra loro diversissimi? 
Per esempio qui, parlando di paure, è difficile che un grande creda ai mostri, ma la paura di un ladro che violi il nostro rifugio è roba che non ci abbandona mai... E Ida, la sorella "più matura" è lì a dircelo, chiaro e tondo. 
E come sono gli adulti di Maria Parr? 
Come a spesso accade nei libri del Nord, gli adulti sono gran belle persone, anche nei loro limiti: più volte ci si commuove, e altrettante si piange dalle risate. 
La loro bellezza risiede nella grande onestà di presentarsi per quello che si è, nel rispettarsi per quello che si è e nel volersi bene per quello che si è. 
Senza mai sottrarsi al loro ruolo di curatori di piccoli in crescita, qui vediamo genitori e zii che si muovono disinvolti tra una gamma molto varia di sentimenti. 
Soffrono, ridono, amano, sbagliano, vanno in profondità o galleggiano spensierati davanti a figli e nipoti con una integrità, lealtà, una trasparenza interiore, una consapevolezza di sé così profonda che è davvero difficile non notarla e non apprezzarla. 
Faccio anche qui un esempio: madre e figlia chiacchierano sottovoce, prima di separarsi e prendere ognuna - alla pari - la strada verso il proprio sonno. La cosa che è appena accaduta, ossia la paura di un mostro che è diventata la paura di un ladro, nasconde dentro di sé una grande verità che quella "matura" bambina esplicita con estrema chiarezza: "quando smettiamo di avere paura di qualcosa, il cervello scova qualcos'altro di cui avere paura, qualcosa di più pericoloso, e così più diventiamo grandi, peggio è". 
Incontrovertibile, ma il modo per andare oltre lo sa solo chi ci è passato attraverso. E non è un caso che ci sia lì una figlia che sulla questione in qualche modo interroga una madre. E così accade che la "grande" racconti alla "piccola". 
E come lo fa? 
Senza giri di parole, va dritta verso quello che è: nessuna ipocrisia, ma piuttosto affetto, rispetto e tanta vita vera... 
E cosa le dice? 
Questo: «Quando diventiamo grandi, dobbiamo spesso prenderci cura di qualcuno. E allora va meglio.» «Ah, sì?» «Sì. Se ci si deve prendere cura di qualcuno più piccolo di noi, qualcuno che è più spaventato, non rimane così tanto spazio per le nostre paure. Per questo quando ero piccola volevo un fratellino o una sorellina», ha aggiunto. E poi ha raccontato che zio Øyvind, suo fratello maggiore, la sera doveva sempre accompagnarla su per le scale della mansarda, perché lei credeva che dietro la carta da parati abitasse un fantasma che quando era buio veniva fuori attraverso una fessura. Io mi sono messa a ridere.«Ma adesso devo prendermi cura di te e Oscar, così ho il coraggio di salire le scale da sola. Senza problemi.» 
Ecco. 
Moltiplicate tanta bellezza per enne volte e otterrete questo libro magnifico! 

Carla

venerdì 22 dicembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA QUESTIONE DELL'ULTIMO MIGLIO 

Come fa Babbo Natale a passare dal camino?, Mac Barnett, Jon Klassen 
(trad. Sara Ragusa) 
Terre di mezzo 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Come ci riesce? Come funziona? 
Si strizza nella cintura? 
O diventa piccolo come un topolino? 
Oppure si allunga come una gomma da masticare e si infila una gamba per volta? 
Forse Babbo Natale si trasforma in un fuocherello! Ma non credo." 

Perplesso, davanti alla canna fumaria, sembra lui stesso non avere una risposta. Almeno non una soluzione che possa essere universale. E forse è proprio così. 
Il trucco sta in come infilarsi? Di testa, di piedi o di sedere? Il pericolo di restare incastrato pare reale, ma forse una delle sue renne potrebbe dargli una spintarella. Forse. 


E poi, ammesso che riesca ad arrivare giù a destino, come sarà ridotto il suo bel vestito rosso? Bucato - a ciclo breve, costosissimo - ogni volta? 
Ma la questione più importante è: ma se il camino manca del tutto? Come introdursi in casa d'altri senza effrazione? Sapere di ciascuna casa il nascondiglio del secondo mazzo di chiavi? Bella memoria. Mica le metteranno tutti sotto il vaso nel patio, vero? Vero! 
Trattandosi di Babbo Natale forse avrà abbastanza abilità per farsi sottile e passare sotto la porta, o farsi letterina e farsi infilare nella buca della posta, oppure rendersi cilindrico ed entrare dal rubinetto. 
E l'ulteriore problema del cane di casa? Per non parlare del buio. Basteranno le lucine dell'albero? Una cosa è certa: così come entra, riesce anche ad uscire. Perché nessuno mai lo ha beccato sul fatto. E se per caso è accaduto si sarà trattato sicuramente di un impostore. 
Ed è bello che sia così. 

Ancora una volta una questione universale (o quasi): dopo libri 'angolari' come la trilogia di Triangle-Square-Circle, oppure Sam e Dave scavano una buca o ancora Il lupo la papera e il topo o Filo magico o l'ultimo, The Three Billy Goats Gruff. 
Ancora una volta le loro due magnifiche teste hanno cominciato a ragionare come quelle di due ragazzini, pur essendo grandi e grossi. E hanno cominciato a studiare il problema de 'l'ultimo miglio' di Babbo Natale. E poi hanno lasciato la briglia sciolta e hanno cominciato a esagerare, ossia a non porsi limiti di sorta. 
La logica compare solo qui e là. Esattamente dove è giusto che stia. 
Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo...
 

Faccio delle ipotesi: insieme hanno cominciato a mettere in elenco un po' dei modi che si possono immaginare per entrare in una casa dalla canna del camino e altrettanti per entrare se il camino non c'è. Entrambi lavorano su questo canovaccio con una serie di punti fermi da cui non è possibile prescindere: l'iconografia del personaggio e quella della sua squadra di renne. La slitta è rimasta fuori scena. 
Quindi: pancione, barba e capelli bianchi, abito rosso (un vero cimento per Klassen che dei colori accesi ha dichiarato di aver terrore panico) bordato di bianco, berretto con pon pon, muffole e stivali neri, e per le renne, finimenti pieni di sonanti campanelli. 
Altra circostanza da cui non prescindere: il tempo in cui la scena accade. La notte del 24 dicembre: neve che copre ogni cosa, neve che cade a fiocchi regolari e cielo nero pece. 


Ultimo dettaglio imprescindibile: la location. Un esterno, pieno di bianco freddo, ossia un tetto di una casa con camino, l'ingresso di una villetta senza camino, un interno - noi vediamo ingresso soggiorno e cucina e la lavanderia - in penombra, ma evidentemente ben riscaldato, visto il colore che Klassen pennella leggero e liquido sulle pareti per farcelo 'sentire' e per contrapporlo a quel nero denso del cielo che ogni volta è riquadrato nelle finestre. 
Ecco da qui in poi è tutta farina del loro sacco (!). Ovvero le commistioni, gli intrecci improbabili che però si agganciano sempre a un qualche punto di realtà che sia riconoscibile - per esempio la forma della lettera - con la ridondanza del francobollo con se stesso (una barnettata, bella e buona nell'idea e una klassenata nel gioco di sguardi tra la lettera intera e il suo primo piano), oppure il cannello d'acqua, o l'essere sottile come un foglio o il farsi minuscolo come un topo o sinuoso come una gomma americana.
Fin qui, diciamo, il livello è molto alto, ma è il loro già visto in altre occasioni. Ci sono però dei piccoli dettagli in cui per l'appunto accade questo gioco di rimpalli, che devono essere stati una bella sorpresa anche per l'altro tra i due. 
Lo spazio di risulta in cui lavorano entrambi è lui: Babbo Natale. 


Sempre raffigurato un attimo prima o un attimo dopo l'azione (come vuole una regola aurea tra gli illustratori di talento). Sempre messo un po' in difficoltà riguardo ai vari metodi di entrata nelle case della gente. 
Si pensi al Babbo Natale a cui calano leggermente le braghe mentre a fatica scende di sedere nel camino, oppure il gioco di sguardi tra il fuocherello contento e quello deluso. La neve sciolta sotto il fuocherello, la renna che sorseggia il caffè che lui non ha voluto, i visori notturni e quelli termici a infrarossi di cui è dotato, i cani di casa da gestire... 


E su tutto questo, che è già moltissimo, ci sono i dettagli: le orme, le lucine, la tappezzeria. E su questo tessuto che per Klassen deve essere stato puro divertimento, c'è ancora qualcosa di più: le inquadrature. Sempre più ardite. E c'è un layout che non ha più la regolarità di chi non se la sente di osare troppo. Al contrario, c'è dietro qualcuno che dimostra una sicurezza acquisita sul campo, ossia sulla pagina. E sopra i dettagli, le inquadrature e l'impaginazione ardita c'è la cosa che Klassen sa fare meglio di qualsiasi altra: costruire gli sguardi, le espressioni. A monitor, spostare di millimetri la pupilla all'interno dell'ovale candido, per ottenere gioia, delusione, fastidio, perplessità, prudenza, rammarico, condiscendenza, pazienza, noia... 
Se vi fosse per caso venuta la voglia di acquistarlo un libro così, sappiate che è esaurito (per il momento). Indovinate perché? 


Salute e buon natale!

Carla

mercoledì 3 novembre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ALLA RISCOSSA!

Guarda il gatto. Tre storie su un cane, David LaRochelle, Mike Wohnoutka 
(trad. Irene D'Intino) 
Biancoenero 2021 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Guarda il gatto. 
Non sono un gatto. Sono un cane. 
Guarda il gatto blu. 
Non sono blu e non sono un gatto. 
Il gatto blu indossa un vestito verde. 
Io non ho un vestito verde!" 

Il cane sta perdendo la pazienza. Quella voce che non si sa a chi appartenga, ma che è piuttosto sicura di quello che afferma, continua a dire cose non vere. Apparentemente. 
Il cane effettivamente è un cane, non è blu e non indossa nessun vestito, men che meno verde. Non si chiama neanche Baby Cakes, come la voce sostiene, ma Max. E non cavalca nessun unicorno. Tuttavia, a ben guardare, quella voce non sta mentendo, perché improvvisamente un unicorno rosa con sulla schiena, in equilibrio, un gatto blu che molto probabilmente si chiama Baby Cakes, stando alle iniziali ricamate sul suo bel vestitino. Verde. Al cane non resta che diventare... rosso. 

Ecco. Questo è il tono. Ossia il tono che si ritrova nelle tre storie - Guarda il gatto, Guarda il Serpente e Guarda il cane (finalmente). 
Si tratta di un libro geniale perché è concepito intorno ad almeno cinque o sei grandi potenzialità che i libri illustrati hanno per costituzione. 
La prima. Chi legge è chiamato 'dentro' già dalla copertina e ancora di più dal titolo: Guarda il gatto è una incitazione a chi legge (e le parole del cane nel ballon sono di nuovo rivolte a chi ha il libro in mano). Non è una novità assoluta, se si pensa per esempio ai libri di Mo Willems, ma qui c'è ben di più!  
La seconda. Anche in questo caso già dalla copertina quello che si vede smentisce quello che si sente. E tale relazione di contrappunto tra testo e immagine è uno modi migliori che si hanno per attirare l'interesse di chi guarda o legge. 
Laddove qualcosa si presenta in contraddizione con qualcosa d'altro o si mostra nella sua ambiguità, lì inevitabilmente la nostra attenzione si risveglia. 


Tutti i più grandi autori di albi illustrati (ma anche di film e i pubblicitari) su questo hanno fondato la loro forza: hanno capito cioè che avere a disposizione contemporaneamente due codici espressivi, invece di uno solo, offre una gamma ben più ampia di modi di colpire l'immaginazione del lettore o dello spettatore o del potenziale acquirente. Li si può, anzi li si deve, mettere in connessione tra loro e se il dialogo che ne nasce diventa contrasto, l'interesse, la curiosità di chi legge o guarda, sarà -giocoforza - maggiore. E quindi se il libro si intitola Guarda il gatto e ha come sottotitolo una smentita Tre storie su un cane quel libro non lo si può mettere giù, ma diventa necessario andare a vedere chi sta mentendo, oppure dov'è il trucco. 
La terza è il tono del testo, che non perde occasione di giocare con il lettore (anche sui colori, sebbene nella traduzione un po' si perda). Un uso sapiente del tempo comico! Tuttavia questo tono nasconde anche qualcosa che va al di là della comicità e dei giochi di parole e punta con sapiente leggerezza a qualcosa di più profondo e intimo (LaRochelle, scrivendo Io, no! o forse... sì ha già dato grande prova di saper essere lieve e profondo allo stesso tempo): la frustrazione di quel cane è piuttosto affine all'emotività dei bambini che talvolta, come lui, possono sentirsi 'perdenti' nei confronti della vita e molto spesso 'eterodiretti' dai grandi. 
La quarta sta nella capacità di creare una buona sequenza. Nel primo racconto si capisce che il cane è frustrato perché smentito dai fatti: il gatto c'era, c'era l'unicorno ecc. ecc. Nella seconda storia, il cane (e il piccolo lettore per empatia è al suo fianco) sa già che la voce non mente e il crescendo dei toni che nella prima storia era dato dalla rabbia che aumenta (salvo poi sgonfiarsi come un palloncino) lo si ottiene facendo leva sul terrore. 


Per uscirne, entra in gioco una quinta buona idea, che ha a che fare di nuovo con il contrasto tra quello che si vede e quello che si dice, ma più precisamente si serve di una sorta di 'metanarrazione': il cane interviene sul testo, ossia lo modifica in senso fisico, pur non perdendo il suo ruolo di personaggio. Contemporaneamente diventa anche autore. 
Questa permeabilità interna tra i personaggi, che si va ad aggiungere a quella rivolta all'esterno, ovvero al lettore, è molto fertile e infatti la si ritrova anche nella terza storia, ma con una modalità ancora differente: la voce del cane sovrasta quella del narratore e si impone, di fatto, sulla costruzione del plot. 
Siamo alla riscossa: esilarante! 
Questo 'teatrino' tra le parti, questo dialogo che si fonda sul contrasto tra chi scrive e chi disegna è alla base di una divertente clip di poco più di due minuti che LaRochelle e Wohnoutka fanno per promuovere il libro. E funziona perfettamente anche lì! 


A tutto ciò, che è già moltissimo, si devono aggiungere un sapiente ritmo visivo e una cura per i dettagli (i disegni nelle pagine dei tre titoli ne sono la prova) e un sapiente uso dello spazio della pagina; valori da accreditare a Mike Wohnoutka. 
La scelta canonica di mettere il testo a sinistra e la tavola con il cane (e il testo a fumetto) a destra crea una cadenza regolare che però si interrompe laddove il testo tace e i disegni sconfinano anche in quella direzione e usano la fine del foglio per entrare - o uscire - di scena. Siamo a teatro! 
A Mike Wohnoutka va inoltre accreditato l'uso di un layout che rende il libro gustosissimo e praticabile anche per coloro che sono alle prime armi, quelli che stanno imparando a leggere (mentre a LaRochelle la capacità di usare un lessico accessibile e di creare molte ripetizioni, rassicuranti). Qualità che  hanno giustamente portato il premio Theodor Seuss Geisel Award dedicato alle prime letture. 
Mentre il Bank Street College of Education's Best Children's Books (la scuola all'avanguardia per i suoi metodi pedagogici dove hanno 'militato' all'epoca Margaret Wise Brown e Ruth Krauss) è presumibile lo abbia vinto per il senso più profondo di questa storia. 


In ogni modo, sia questo sia tutti gli altri valori che il libro dimostra di avere sono alla base della caterva di riconoscimenti che gli sono stati assegnati dal 2020 a oggi. 
Evviva! In attesa del successivo e speculare. 

Carla

martedì 16 dicembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


NONNA GANGSTER


Gran coppia David Walliams e Tony Ross, le cui prodezze sono state già recensite in occasione dell'uscita dell'illustrato L'elefante un po' ingombrante.
Ritornano con un libro dedicato a lettori più grandi, dai dieci anni: parliamo di Nonna gangster, pubblicato da L'Ippocampo.
Con il consueto stile paradossale e con un linguaggio iperbolico, Walliams descrive in realtà una situazione frequente per tanti ragazzini e ragazzine: le serate passate in compagnia della nonna, mentre i genitori sono impegnati in altre attività. Nel nostro caso i genitori di Ben, il protagonista, sono appassionati di un programma televisivo, un reality di ballo liscio. Ovviamente il pargolo tutto farebbe fuorchè mangiare minestre di cavolo e giocare infinite partite di scarabeo. La nonna infatti, che lo accoglie amorevolmente ogni venerdì sera, non ha molta fantasia in cucina, ha un apparecchio acustico che fischia in modo fastidioso ed emette un imbarazzante odore di cavolo.
Mentre svuota scodelle di minestra malleodorante nei vasi da fiori della nonna, Ben sogna di tornare alle sue riviste di idraulica, unica autentica vocazione della sua giovane vita.
La nonna si rende ben conto della disaffezione del nipote e per riconquistarne l'affetto e la stima, decide di inventarsi qualcosa che la faccia apparire speciale agli occhi distratti del ragazzo. Si inventa così, organizzando una grandiosa messinscena, di essere una famosa ladra internazionale di gioielli. Lo fa talmente bene che Ben si spinge, per emulazione, ad ideare un rocambolesco piano per rubare i Gioielli della Corona.
La povera nonna, benché malata, non vuole deludere il nipote appena riconquistato e si lascia trascinare in questo pericoloso progetto.
Il finale, inutile dirlo, è a sorpresa, con tanto di apparizione di Sua Maestà in persona.
Ritmo travolgente e situazioni esilaranti rendono questo libro coinvolgente anche il lettore più pigro. Ben riuscita la descrizione del mondo adulto, perso dietro ai sogni di plastica dei reality, una sorta in istantanea del normale abbrutimento intellettuale legato al mondo della televisione e dei suoi show. Ma il suo lato migliore sta anche nell'evidenziare, in modo indiretto, aspetti della realtà familiare di tanti: la fragilità degli anziani, la loro solitudine, la superficialità con cui spesso i più giovani vivono i loro difetti, le loro debolezze.
Apprezzabile l'equilibrio fra questi aspetti più riflessivi e la comicità che trascina la lettura, aiutando i giovani lettori a crescere un po', leggendo.

Eleonora

Nonna gangster”, D. Walliams e T. Ross, L'Ippocampo junior 2014

venerdì 17 gennaio 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SI COMINCIA RIDENDO



Chi ha in mente il Neil Gaiman autore di storie 'di paura', dalle atmosfere inquietanti e cupe di capolavori come Coraline, ad esempio, o Lupi nei muri, si ritroverà in atmosfere del tutto diverse in L'esilarante mistero del papà scomparso. Il giorno in cui mio padre viaggiò a bordo di una mongolfiera con uno stegosauro per comprarmi il latte! Molto più vicino al Roddy Doyle del meraviglioso Trattamento Ridarelli, con una corposa presenza delle illustrazioni di Chris Riddell, la nuova storia di Gaiman percorre le vie della comicità surreale, con un ritmo sostenutissimo, che non dà il tempo al lettore di mettere in sequenza i pezzi del puzzle narrativo.


La storia è presto detta: un papà e due mocciosi, in attesa di far colazione con adeguata tazza di latte; anche il papà ha bisogno del latte, per il tè, e quindi, pur controvoglia, esce per comprare l'indispensabile alimento, ma..viene rapito da un'astronave aliena, in cui dei mostri bavosi e mollicci gli chiedono di consegnargli la Terra, pianeta scelto per i loro lavori di bricolage. A questo punto entra in scena una ciurma di pirati e poi uno stegosauro scienziato che viaggia nel tempo e che trae in salvo il protagonista, portandolo con sé, con un susseguirsi di assurdi colpi di scena fino allo scioglimento finale dell'avventura grazie ad un einsteiniano paradosso spazio-temporale.
Come si può ben capire, la storia non è che un canovaccio su cui si innestano situazioni grottesche, affollate dai principali personaggi delle fantasie avventurose dei bambini, pirati, dinosauri, alieni mostruosi, misteriosi selvaggi adoratori del dio vulcano. Nonostante l'evidente imperizia del nostro protagonista e del suo valido amico, lo stegosauro che viaggia nel tempo e finalmente ci spiega il mistero dell'estinzione dei dinosauri, ogni avventura ha il suo epilogo fortunato, salvo poi incappare nell'ostacolo successivo.


Il racconto è davvero divertente e di un tipo di comicità non banale, con un ritmo serratissimo; ben integrate e direi decisive le illustrazioni di Chris Riddell, già autore della serie di Ottoline.
Lettura scorrevole per lettori anche pigri e riottosi ad affrontare la pagina scritta, a partire dagli otto anni.


Eleonora


“L'esilarante mistero del papà scomparso.”, N. Gaiman e C. Riddell, Mondadori 2014.

Noterella al margine della coblogger. Gaiman, ai tempi d'oro quando faceva coppia con McKean,  ha scritto uno dei libri più divertenti che abbia mai letto: Il giorno che scambiai mio padre con 2 pesci rossi, pubblicato da Mondadori nel 2004. A parte il titolo italiano un po' sgrammaticato, il libro è un gioiello dell'assurdo. E anche per Chris Riddell nessuno stupore: non è nuovo a questo tipo di ritmo narrativo, se ci ricordiamo tutte le fantasmagorie del Favoloso Scribbolo (Philip Ridley, Mondadori 1998) al Chisciotte (Il Castoro, 2009-2013), passando per Gulliver (Emme, 2004) Se possibile, ancor più visionario di Cervantes e di Swift!

Carla

martedì 22 ottobre 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VIVA LA LIBERTA'!!


Ritorna Chris Haughton e ritorna alla grande: dopo il gufetto dal precario equilibrio, vedi qui, ecco George, meraviglioso cane dai principi etici incerti.
Dunque, abbiamo un bel cagnone, George, e il suo padroncino Harry, che deve allontanarsi da casa, non senza aver fatto le dovute raccomandazioni.
George è molto convinto dal proprio compito, e spera proprio di riuscire a fare il bravo, e già qui qualche sospetto può sorgere legittimamente; a volte, però, la tentazione è davvero troppo forte. Il bambino lettore lo segue partecipe mentre incappa in una splendida torta e, oh no, George!, se la mangia in un sol boccone, per poi correre dietro a Gatto, rovistare nella spazzatura, scavare in un invitante vaso pieno di terra. George è proprio pentito e quando torna il suo padroncino sgorga una lacrima sincera dai suoi occhioni.


Harry non porta rancore e porta il suo cane a fare un passeggiata e lui, ancora animato da buone intenzioni, ignora Gatto, bravo, George!, una fetta di torta e tanta bella terra appena smossa...ma che fareste voi davanti ad un delizioso secchione dell'immondizia, che profuma di tutte le innominabili schifezze che contiene? George lo chiede al lettore, con quei suoi occhioni pieni di contrizione.


La conclusione è affidata al lettore, di cui s'immagina la complice partecipazione al conflitto etico che attanaglia il prototipo di tutti i cani.
Ancor più dell'altra volta lo stile di Haughton, così squisitamente grafico e giocato questa volta sui toni caldi del rosso e dell'arancio, è efficace nel raccontare con ironia una storia il cui esito appare evidente al lettore smaliziato, dando vita ad un meccanismo inesorabile di comicità.
Ma da che parte starà il lettore bambino? Ah, che liberazione ridere vedendo così ben rappresentate il proprio conflitto fra doveri, spesso incomprensibili, e piaceri irresistibili, ma non condivisi dal mondo adulto!

Eleonora


P.s.
Devo dire che lo sguardo di George, un po' dispiaciuto, ma molto determinato a infrangere divieti, è molto simile a quello delle mie ex randagie compagne di vita, quando, sentita la volpe, partono all'inseguimento, lasciandomi come un baccalà ad aspettare il loro soddisfatto ritorno.
p.s. 2
per la precisione, la volpe le semina regolarmente e se ne va trotterellando, mentre loro si riempiono di spine, ma la lezione è proprio questa, alla faccia di Epitteto, non c'è niente che ci faccia sentire vivi come insegiuire i sogni e provare a realizzarli.


“Oh no, George!”, C. Haughton, Lapis 2013



lunedì 6 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SALUTE! 

Ciù e il giorno del grande starnuto, Neil Gaiman, Adam Rex
Mondadori 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ti scappa da starnutire?" - gli chiese la mamma
eeh... eeeh... EEEEH... No - disse Ciù."

Ciù è un panda che quando starnutisce combina disastri. Va in biblioteca con la mamma e la polvere dei libri solletica il suo naso, ma non starnutisce. A pranzo con il papà da Moby Diner cucinano molto pepato e forse qui partirà il grande starnuto. No, neanche qui: falso allarme. Nel pomeriggio al circo con mamma e papà e lì, nel frastuono dello spettacolo nessuno sente che Ciù preannuncia il suo starnuto. Eeeecccciuuuuuuuuuuuuuù! E nulla è più come prima. L'onda d'urto si riverbera fino al ristorante o alla biblioteca. Tutto finisce sottosopra, soprattutto sugli spalti del circo dove gli spettatori sono piuttosto sgualciti e spettinati. E decisamente perplessi. Quello sì che è stato uno starnuto.


Questo libro si regge su una storia che è fatta di nulla. O quasi. La storia di uno starnuto, unico, potentissimo di un piccolo panda.
Gaiman ci ha abituato a storie dell'assurdo, storie nere, storie forti che hanno un sempre un senso profondo, mai banale che spesso solletica il nostro immaginario più recondito.
Qui non c'è nulla di tutto questo.
È tutto costruito solo su un fatto apparentemente insignificante nella giornata di un piccolino.
Chi di noi ricorda uno sbadiglio? Chi di noi ricorda uno stiracchiamento fatto da appena alzati? O una puzzetta scappata salendo le scale? Chi di noi ricorda uno starnuto?
Beh, con gli starnuti è tutta un'altra cosa. Stiracchiamenti, sbadigli e puzzette sono in qualche modo governabili. Lo starnuto no! E non si dimentica. O meglio non si dimentica ciò che è in grado di generare intorno a sé.
Lo starnuto fa ridere, di per sé. Lo starnuto, se lasciato libero e non sincopato per buona educazione, è esplosivo, è inaspettato, è irrefrenabile. Lo starnuto fa socializzare: se potente genera negli astanti un commento, come "Salute!" o almeno un sorriso.
Nell'immaginario lo starnuto è foriero di disastri a catena. Come se l'esplosione interna che squassa torace naso e bocca si potesse moltiplicare all'esterno senza interruzione (qui un altro starnuto esplosivo: Il giorno in cui la mucca starnutì, Orecchio acerbo 2011).
L'imprevedibile potenza, preannunciata da una smorfia ridicola, la faccia che si arriccia intorno al naso, è di solito esilarante.
E se lo starnuto è grande ed è di un piccolo fa ancora più ridere.
Gaiman tutto questo lo sa e costruisce, da 'gigante' quale lui è, un intero libro su un gesto che occupa una frazione di secondo nella nostra giornata.
Chapeau!
Gaiman gioca, naturalmente, sull'esagerazione, sul falso allarme ripetuto e il comico della storia si genera da sé. 
E leggendo questo libro non puoi esimerti dal ridere.
I disegni dell'altro gigante americano dell'illustrazione, il pluripremiato Adam Rex, lo assecondano. E lo arricchiscono -nel panorama animalesco a lui così congeniale-  che è una gioia per gli occhi.
Il suo disegno così attento, meticoloso, comico, garbato, morbido, intelligente e così 'semplice' accoglie morbidamente il piccolo lettore e lo porta ad una lettura autonoma delle immagini e a scoprire da solo le sottili sfumature caratteriali dei personaggi. Istruttivi in tal senso gli sguardi nelle due tavole finali.


Un best seller negli Stati Uniti.

Carla

mercoledì 14 novembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NON CI RESTA CHE PIANGERE

L'OPOSSUM CHE INVECE NO, Frank Tashlin
Donzelli, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Se ne stava lì appeso per giorni e giorni, e non faceva che sorridere e poi sorridere ancora. Era l'opossum più felice, più sorridente, più penzoloni di tutto il bosco."

Finché un gruppo di impettiti signori, di ritorno da un elegante pic nic, si accorgono di lui: "'Santo Cielo!', guardate quell'Opossum lassù, non vi sembra triste?'. L'Opossum rispose: 'Io non sono triste, anzi sono molto contento. Per questo sto sorridendo."
E così si genera un altro equivoco, proprio come quello che si generò tra un pacifico orso e un caporeparto cocciuto di una fabbrica... (qui)
All'opossum non va certo meglio che all'orso e la sequenza comica è costruita nel medesimo modo, ovvero con una contrapposizione di opinioni (nel primo libro di Tashlin tra orso e dirigenti della fabbrica, qui tra opossum e gitanti), cui fa seguito un 'crescendo' di voci da una parte sola tra le due a confronto. E come nel primo libro abbiamo già visto, tale presa di posizione è palesemente errata ma caparbiamente sostenuta da un sempre più grande numero di persone: un schema di comicità assicurata.
Tanto più gli impettiti signori si accalorano insistendo sulla presunta tristezza dell'opossum, tanto più l'opossum per parte sua, con una flemma invidiabile, sostiene la propria felicità.
Quello che è un sorriso di un animaletto a testa in giù viene letto come una bocca mesta da chi sta a testa in su.
E così scatta il 'tormentone' che prevede uno schema verbale sempre ripetuto: 'è solo uno stupido opossum che si crede sorridente, ma non lo è per niente' e un paradossale quanto goffo tentativo di ricondurlo a ragione, seguendo una logica tutta umana e molto miope.
L'opossum finisce in città, sempre attaccato al suo ramo, viene portato al cinema e in un night club...la sua felicità è messa a dura prova e alla fine il suo sorriso scompare per lasciare posto a uno sguardo triste, con tanto di angoli della bocca all'ingiù.


Ecco la nemesi: l'opossum per gli umani ha sorriso! Riparte un'altra comica sequenza di esagerazioni nei festeggiamenti. L'opossum viene lasciato solo, dimenticato sul suo ramo e allora decide di tornarsene a casa. Sconsolato, guarda quella strana umanità che si affanna e ne prova compassione.
Come dargli torto...
Tornato nel suo bosco, ai suoi panorami e ai suoi odori, in lui si risveglia la felicità creduta perduta per sempre. E anche il ricordo si offusca; che sia stato solo un brutto sogno?
Tanti i temi toccati sui cui si potrebbe discutere per del tempo con i ragazzini.
Penso in primo luogo all'incapacità di saper 'leggere' l'altro come diverso da te. Penso alla messa in ridicolo di certi atteggiamenti tutti molto umani, quali l'egocentrismo, l'incapacità di comunicare, l'ignoranza che porta necessariamente alla grettezza di pensiero. E ancora: la felicità fatta di nulla, o la libertà che non ha prezzo.
Meraviglioso e perfetto, da manuale, il ritmo comico della storia. E vorrei vedere: è Tashlin!
Meno meraviglioso il formato punitivo che Donzelli assegna ai libri di questo strepitoso cartoonist americano.


Carla

lunedì 8 ottobre 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

REGINALD E TINA


Siamo in un libro! Ecco uno di quei libri che ti danno soddisfazione, perché, quando li apri, già ti immagini che effetto farà leggerlo ai bambini.
Già alla prima pagina, Tina, la rosea maialina piuttosto furba, ti strizza l’occhio e ti ringrazia, perché sfogliando le pagine darai vita a quel gustoso teatrino che non vede l’ora di mettere in piedi; Reginald, l’altro personaggio, è un elefantino occhialuto, amico del cuore di Tina.


Ora anche Reginald si accorge di essere osservato da qualcuno, il misterioso lettore bambino che sta sfogliando le pagine; si divertiranno un sacco a far pronunciare una parola al lettore, sbellicandosi dalle risate. E’ sempre Tina ad avere l’idea geniale di chiedere al lettore di ricominciare la lettura da capo, allontanando la tristezza che coglie Reginald arrivato alle ultime pagine.
Non è di per sé originalissimo, il tentativo di tirar dentro il lettore nel meccanismo della storia, ma la simpatia dei personaggi è irresistibile, la mimica geniale, il feeling fra personaggi e lettore assicurato.
Per avere un’idea del potere dirompente della lettura ad alta voce di questo libro, guardate cosa riesce a fare l’autore:



Il secondo libro di Reginald & Tina, Ho un giocattolo nuovo!, forse è meno esilarante, ma descrive a meraviglia la costernazione di Reginald, ovvero il bambino ‘qualunque’, quando rompe il giocattolo nuovo di Tina: fra pianti e rimproveri si ritrovano entrambi a piangere disperati fino a quando un terzo personaggio non interviene, aggiustando il giocattolo.


 Oh, la situazione cambia, Tina è imbarazzatissima per aver ingiustamente sgridato Reginald e lui sta sulle sue facendo finta di essere offeso a morte. E’ tutta una finta, i veri amici non possono litigare veramente per colpa di un qualsiasi giocattolo.
Bella acquisizione da parte de Il Castoro, editore lanciatissimo grazie alle fortune de Il diario di una schiappa: qui torniamo a ridere a crepapelle come ci era successo con i libri di Pittau-Gervais (ricordate, La pipì della zebra e parenti?).


Consigliatissimo per letture ad alta voce sia ben bimbi piccoli, dai quattro anni, sia leggendolo insieme a giovanotti/e più acculturati.

Eleonora

Siamo in un libro”, M. Willems, Il Castoro 2012
Ho un giocattolo nuovo”, M. Willems, Il Castoro 2012
Pipì della zebra”, F. Pittau e B.Gervais, Il Castoro 2001






giovedì 22 settembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RI-VO-LU-ZIO-NE!

In un blog che mette insieme libri e cibo non poteva mancare:


LATTE DI GALLINA, Fabrizio Silei
Emme Edizioni, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"- No! Le galline sono ovipare e non fanno latte-.
- Quelle di Sfiz sì! Hanno grandi mammelle e fanno il latte. Mio nonno che vuole campare cento anni, lo compra e se lo beve tutto! - aveva sostenuto Betty la saputella. Di fronte all'evidenza, il povero maestro aveva dovuto correggersi sbuffando come un toro infuriato: Tutte le galline sono ovipare e non allattano, tranne quelle di Sfiz che, accidenti a lui, non so che diavolo di galline abbia! -"(p.10-11)

Non si può negare che il fatto sia piuttosto strano: in una fattoria dell'Oregon, un tipo di nome Sfiz alleva galline e poi le munge. Il prezioso latte che ne ricava lo vende a peso d'oro, perché, a detta sua, guarisce ogni male e non fa invecchiare.
Le galline che in origine, erano normali galline, racconta sempre Sfiz, una notte furono rapite dagli alieni, ma quando il disco volante le 'risputò ' a terra non erano più le stesse e cominciarono a produrre latte.
Latte miracoloso, a detta di Sfiz e di tutti quelli che, con la bottiglia in mano, fanno la fila per ottenerne un po'.
Il costo sempre più alto (dettato anche da spese aggiuntive come i reggipetti con pizzi francesi che le galline ora pretendono) innervosisce i compaesani che, capitanati dalla vecchia Gertrud, vogliono studiare il fenomeno da vicino e arrivare a produrre LATTE DI GALLINA LIBERO. Assoldano una fine mungitrice dalle dita delicate, rapiscono le galline e, al momento di slacciar loro i reggipetti, si accorgono che essi non contengono turgide mammelline, ma palle da tennis, da baseball, di natale, palle fatte di stracci, mele finte, mele cotogne....ah, ah! e allora da dove arriva il latte miracoloso?
Non sarò certo io a dirvelo.

Fabrizio Silei ci ha abituato al suo continuo trasformismo letterario. Riesce a passare da romanzi o storie per ragazzi di forte impegno (penso a L'autobus di Rosa, Orecchio Acerbo 2011, Bernardo e l'angelo nero, Salani 2010; Alice e i Nibelunghi, Salani 2008) a libri per più piccoli, abitati dalle bestiole che lui realizza con il cartone (penso all'Invenzione dell'ornitorinco, Artebambini 2011; CartArte, Artebambini 2010). In questo libro, pensato come prima lettura per bambini di 6 o 7 anni, Silei racconta una storiellina assurda e comica che ha il pregio di far ridere e anche di stupire un po' nel colpo di scena finale, ma anche di far ragionare sulle 'furbizie' del commercio.
E' uno libro piccolo, in brossura, con illustrazioni un po' sacrificate e sottotono per gli standard della Cantone, all'interno di una collana storica della Emme (prime letture) che ormai non attira più la nostra attenzione. Tutti fattori questi, che concorrono a rendere Latte di gallina un libro quasi invisibile. Non se lo merita: leggetelo e chissà che anche a voi non venga in mente di metter su un commercio di uova di vacca...