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venerdì 30 dicembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL SENTIERO DI CONCHIGLIE

C'è una tribù di bambini, Lane Smith (trad. Beatrice Masini)
Rizzoli 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"C'era una tribù di bambini.
C'era una COLONIA di PINGUINI.
C'era uno SCIAME di MEDUSE.
C'era un BANCO di BALENE.
C'era uno SGARBO di CORVI."

Un piccolino, dai capelli a spazzola e dall'abito e dalle scarpe di foglia, è in giro per il mondo. Un mondo primordiale. 
Incontra cuccioli di capra di cui imita la postura e le cornina, ma non l'agilità nel salire sulla roccia, incontra una colonia di pinguini che scivolano sul ghiaccio e ne imita l'andatura, senza poter evitare il tuffo nell'acqua gelida. 


Dello sciame di meduse in acqua imita la nuotata. Dalle balene in banco si fa trasportare, dai corvi si fa maltrattare. Dalla torre di rocce su cui lo depositano ruzzola in una pila di pietre per atterrare in un groviglio di piante. Si insinua in un corteo di elefanti, mettendosi due grandi foglie sulle orecchie e va avanti e avanti nella sua esplorazione. Viene cacciato dalla band di gorilla per aver stonato con le sue noci di cocco. Di luogo in luogo, di gruppo in gruppo, procede verso una destinazione che rimane segreta fino all'ultimo giro di pagina. Quando, davanti ai suoi occhi, appare un sentiero di conchiglie...


Tre costanti nel percorso: gli animali che incontra sono sempre in gruppo, branco, banco, sciame. E qui entra la seconda costante, ovvero una divertente declinazione, talvolta anche molto immaginifica, della parola gruppo (o se preferite famiglia) che diventa corteo, drappello, trenino, truppa. La terza costante, fondamentale filo rosso che tiene insieme tutto, è la tensione verso un obiettivo finale: l'appartenenza. A ogni incontro il bambino prova a trovare punti di contatto con i suoi interlocutori, ma ogni volta viene smentito, deluso, allontanato, cacciato dalle circostanze sfavorevoli. Il suo percorso di ricerca alla fine trova una sua ragion d'essere che, attraverso indizi sempre più evidenti, si delinea in un'ultima illustrazione e in una ultima frase che dichiara, attraverso un dettaglio testuale, il suo essere traguardo definitivo.

Un libro dall'andamento orizzontale (a parte il tuffo in mare), lineare. Orizzontale, nel suo formato, finanche nella postura dei due personaggi di copertina, affrontati e, in qualche modo, assimilabili. Lineare nel suo procedere, pagina dopo pagina, con un andamento di una qualche regolarità: incontro, imitazione, allontanamento, definizione. Il bambino si imbatte in gruppi di animali di cui imita la postura per verificare di essere come loro e nella pagina successiva viene allontanato da quelli stessi o dalle circostanze avverse. In perfetto sincrono, di quel gruppo di animali si scopre, in un magnifico gioco letterario (applausi alla grande sensibilità della Masini nel tradurlo), il nome che li tiene insieme:

C'era una COLONIA di PINGUINI.
C'era uno SCIAME di MEDUSE.
C'era un BANCO di BALENE.


Questo ritmo cadenzato si incrina con lo 'sgarbo dei corvi' e si cambia registro, dagli animali si passa agli oggetti - rocce, pietre, piante.
Come in un pezzo di musica jazz, su un 'tema' dato si improvvisa: Lane Smith, sul tema cui ci ha abituato, innesta l'improvvisazione e nella sequenza di elefanti, rinoceronti, scimmie e gorilla, tartarughe, bruchi e farfalle è possibile riconoscere ancora la melodia, ma le variazioni sul tema sono molteplici e diverse. Il ritmo cambia: accelera, si moltiplica, rallenta. Anche e soprattutto a livello di composizione figurativa delle singole pagine.


Tutto questo, per preparare il lettore al gran finale. Per questo ultimo tratto di strada fatto da quel bambino in cerca, occorre far scendere la notte, far brillare le stelle adatte, mettere la luna piena e creare il necessario pathos.
Solo al mattino successivo, davanti a lui appare il sentiero di conchiglie che ha tutta l'aria di essere preparato da qualcuno che la sa lunga in fatto di bambini...
Che dire? E' Lane Smith con la sua designer di fiducia (l'ha anche sposata) Molly Leach. Un altro suo libro che lascia il segno per sensibilità narrativa, per capacità di lettura dell'infanzia, per originalità di prospettiva, per accuratezza linguistica, per dimestichezza con l'ironia.
In una intervista, con grande onestà, Lane Smith evita di fare dichiarazioni di intenti a proposito del libro. Spetta a chi legge trovare nessi, riferimenti, significati. Lui si trincera dietro il fatto che si tratta semplicemente di un libro su molti animali. Naturalmente non è solo questo. Ne riconosce, tuttavia, il merito di stimolare la discussione, in particolare su due punti fondamentali di una narrazione: l'inizio e la fine. Entrambi lasciati nell'ambiguità che permette chiavi di lettura molteplici. Quel bambino da dove arriva? Cosa trova in fondo alla sua strada? E, di conseguenza, cosa va cercando nel mezzo?
Un libro che genera questioni, che solletica l'immaginario con disegni non convenzionali e con un lessico che al tempo stesso si rivela ricercato, puntuale, ma anche visionario, un libro capace di giocare su un grande tema con una trama narrativa più leggera di una farfalla, beh, un libro così deve essere un gran libro. 



E infatti lo è.

Carla


venerdì 4 dicembre 2015

ECCEZION FATTA!


CHE COS'È UN BAMBINO?

Le mie riflessioni espresse durante la tavola rotonda svoltasi a Più libri più liberi il 4 dicembre alle ore 16.30, organizzata dalle Biblioteche di Roma.
 
Penso, in tutta onestà, che cercare sia meglio di trovare.
E per questo, d'istinto, vado verso i libri che fanno domande perché penso che le risposte possano essere molte e vadano trovate altrove.
Ecco, Che cos'è un bambino? è un libro che mi porta sempre altrove.
E ora accade di nuovo.

Ci sono bambini di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le forme.
I bambini che decidono di non crescere,
non cresceranno mai.
Avranno un mistero dentro di sé.

I bambini e le bambine hanno un mistero dentro di sé che li rende altro da noi adulti. Che li rende incomprensibili, distanti, irraggiungibili.

Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno i bambini? Donzelli 2011
Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno le bambine? Donzelli 2012

Penso ai bambini nei libri di Heidelbach, libri così poco amati dagli adulti, forse perché in essi la loro presenza è programmaticamente esclusa.
I bambini di Heidelbach agiscono in un mondo rarefatto, cristallizzato per meglio cogliere l'essenza del loro essere, il loro passaggio nel mondo, visto come un disabitato palcoscenico di teatro. 

Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno le bambine? Donzelli 2012

Loro attraversano la scena, fanno piccoli gesti di grande eloquenza: urlano la loro infanzia in un silenzio assordante. 

Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno i bambini? Donzelli 2011
Bambini con uno sguardo obliquo, indecifrabile ai più, agiscono secondo logiche archetipiche, rimestano nel profondo.
Possono essere essi stessi considerati icone dell'infanzia.

I bambini raccontati da Anthony Browne,

Anthony Browne, Il maialibro, Kalandraka 2013

o per spingerci oltre, i bambini raccontati da Gaiman (e illustrati da Dave McKean) 
 
Neil Gaiman, Dave McKean, Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi, Mondadori 2004

non differiscono molto. Si muovono in un mondo reale avvolti nel loro immaginario impenetrabile.
Le loro relazioni con il mondo adulto fanno scintille.

Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole. Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire: Ah!

Penso alle idee grandissime dei bambini e delle bambine di Astrid Lindgren.
Pippi, Emil e Lotta, o Ronja o i fratelli sull'isola dei gabbiani, Mirabell e Lisa.

Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Pippi Calzelunghe, Salani 1988

Astrid Lindgren, Björn Berg, Emil il terribile, Salani 1996

Io immagino i bambini e le bambine della Lindgren schierati come i contadini di Pellizza da Volpedo, che marciano verso il sole dell'avvenire. Loro hanno rotto un argine, hanno sfondato il muro del suono.
I bambini e le bambine della Lindgren (che oggi hanno settant'anni) sono espressione di un mondo nuovo, vivace e creativo, di un'infanzia che da oggetto si trasforma in soggetto.
Dell'infanzia raccontata dalla Lindgren colgo qui la trasgressione gentile, generata da un desiderio incontenibile di libertà, libertà rispetto alle regole degli adulti che Pippi e gli altri, sorridendo, rispediscono al mittente, chiamandosene fuori in quanto bambini.
La fortuna della Lindgren sta nella sua grande onestà intellettuale. Lei ha detto spesso: Scrivo sempre i miei libri pensando a me stessa bambina.
Donatella Ziliotto, alla quale tutti noi dobbiamo Pippi & co., nonché la traduzione italiana, scrive: «Pippi ha potere e comunica questo appagamento ai lettori. Ha forza e denaro, ma è anche molto furba e si serve di una sua speciale logica a sorpresa che fa apparire tutto ciò che è normale e convenzionale meschino e ridicolo. In un certo senso è il contrario di Alice, bambina logica e beneducata in un mondo assurdo. Pippi è inaspettata e assurda in un mondo che segue una logica tradizionale."

Astrid Lindgren, Beatrice Alemagna, Lotta combinaguai, Mondadori 2015

Astrid Lindgren, Pija Lindenbaum, Mirabell, Motta Junior 2007



"Anche i grandi hanno strane idee in testa: farsi il bagno tutti giorni, cucinare i fagiolini al burro, dormire senza il cane giallo. Ma come si fa? Chiedono i bambini."

Oliver Jeffers e i suoi bambini e le sue bambine che si perdono e poi si ritrovano, bambini LOST and FOUND. Sono bambini e bambine che si misurano con il mondo e con il loro spaesamento o estraneità ad esso, bambini in cerca di una rotta, di punti di riferimento.

Oliver Jeffers, The Heart and the Bottle, HarperCollins 2010
Sono bambini e bambine 'piccoli' in un mondo 'grande'.

Oliver Jeffers, Lost and Found, HarperCollins 2005
Attraverso il segno solo in apparenza semplificato, attraverso testi ridotti all'essenziale, Jeffers racconta un'infanzia 'sperduta' che è in viaggio verso la costruzione e la consapevolezza di sé.

Oliver Jeffers, Lost and Found, HarperCollins 2005

Anche questi sono bambini archetipici, sono icone dell'infanzia, ed è per questo che intorno a loro c'è poco e niente.
I bambini e le bambine di Jeffers chiedono in giro, trovano poche risposte nel mondo adulto, e in qualche modo si attrezzano da soli per superare le difficoltà.
 
 
Oliver Jeffers, Nei guai, Zoolibri 2012
Sono in cerca di se stessi e del loro cane giallo, che può avere la forma di un pinguino o di un alce.

Oliver Jeffers, This Moose belongs to me, Philomel Books 2012

"Ci sono bambini faticosi, odiosi, che non vogliono mai andare a dormire, bambini viziati che fanno solo quello che vogliono, bambini che a volte rompono i piatti, le scodelle e tutto il resto."

Sono loro, sono i bambini e le bambine di Isol. Lontani da ogni oleografia, non sono belli, non sono perfetti, non sono educati, non sono buoni, non sono gentili, non sono lisci, non sono comodi. Ma sono bambini, a tutti gli effetti.
I bambini e le bambine di Isol raccontano il lato oscuro, l'indicibile.

Isol, El globo, Fondo de cultura economica 2002
 
Appartengono a quella categoria infantile che invece di apprendere le convenzioni, le smonta, che invece di adeguarsi, si oppone. Sono, quel che suol dirsi una spina nel fianco, un granello di sabbia in un ingranaggio che si vorrebbe perfetto, ma perfetto non è.

Isol, El globo, Fondo de cultura economica 2002
Di Isol è apprezzabile lo sguardo disincantato, cinico sui limiti dell'umanità.
Sempre graffiante, come i suoi disegni, lontani da ogni leziosità, dà una lettura del mondo inaspettata. Il suo umorismo, nero, è destabilizzante. E in questo senso i suoi libri aprono sempre scenari nuovi su cui ragionare con i bambini.
Con un segno di matita veloce, il più delle volte impreciso, riesce a mettere sul foglio sempre grandi temi. Lo spunto di partenza è sempre una risata, ma poi, come se la sua matita fosse un bisturi, taglia in profondità a voler guardare senza paura ciò che c'è dentro, senza timore e senza mai distogliere lo sguardo.
E a proposito di sguardo, in quello di Heidelbach, di Lindgren, di Jeffers e di Isol mi pare sopravvissuto il guizzo imprendibile e scanzonato di ragazzo o di ragazza nascosto o nascosta in un corpo di adulto.
A chi invece quello sguardo lo ha perso, cada pure la testa!

Carla

Isol, La bella Griselda, Logos 2012       

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOPO IL BOCCIOLO ARRIVA IL FIORE

Io, Elvis Riboldi, Bono Bidari
Sironi ragazzi, 2015


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Come ogni compleanno, mio padre mi ha preparato una torta a sorpresa. Anch'io ho voluto fargli una sorpresa: saltar fuori dalla torta. Ovviamente, prima mi ci sono dovuto infilare dentro.
Alla fine mio padre non mi ha ucciso, però mi è toccato pulire il bagno a casa e in pasticceria. Dopo, con i risparmi di una vita, ho dovuto ricomprare un'asse da stiro, una sveglia, degli occhiali nuovo per Boris e una scatola di matite per Emma."

Gli occhiali di Boris questa volta Elvis li ha rotti tirandogli addosso la sua palla al piede che la preside Jennifer gli aveva fissato alla caviglia per punizione, le matite di Emma le ha divorate per la troppa fame, la tavola da stiro l'ha usata per fare surf nella vasca. La sveglia l'ha distrutta con un pugno, che erano ancora le sette del mattino...


Questo è Elvis, ragazzino un po' vivace. Intorno a lui ruotano nel vano tentativo di ammansirlo, contenerlo, educarlo, essergli amici diversi personaggi, anch'essi piuttosto originali. Quelli che lo amano sono: Boris, il suo migliore amico, che in realtà si chiama Baris che in pakistano vuol dire pace. lui è un ragazzino mansueto che ad Elvis vuole bene. Boris sa ogni cosa. Emma, la sua compagna di banco, lo nutre a matite colorate e gli passa i compiti in classe. Il signor Lugosi, vicino di casa vecchietto con la passione per la fotografia, adora Elvis e lo sprona ad avere più fiducia in se stesso. Il signor Lugosi da giovane era un hippie.



 La mamma e il papà di Elvis, rispettivamente Irlanda e Leonida, postina e pasticciere in cura per disturbi nervosi. Sono quelli che si accorgono della sua scomparsa solo notando che il latte è finito nel frigo...


Quelli che invece non lo sopportano sono la preside Jennifer, una vera aguzzina, sadica;  il signor Pinkerton e Lagunilla, ragazzino ricco e saccente, figlio del suddetto Pinkerton.


Queste sono le avventure di Elvis, o meglio le sue disavventure. Un tentativo di fuga sugli alberi, come fece Cosimo a suo tempo; una sospensione a scuola che genera nei genitori una riflessione sul comportamento di questo figlio un po' troppo agitato; un susseguente viaggio in sidecar da un professorone strizzacervelli; la scoperta dell'iperattività e i relativi consigli per migliorare la qualità della vita di Elvis e di chi gli vive accanto e gli vuole bene.
Diamo il benvenuto a Elvis Riboldi e alla sua squadra. Un po' racconto un po' fumetto, Io, Elvis Riboldi, si preannuncia un successo tra i piccoli lettori.
Ricorda un po' per ritmo, contesto e struttura la ben nota Schiappa di Jeff Kinney. Ma nello stesso tempo, sembra di vedere in azione il suo conterraneo Manolito Gafotas di Elvira Lindo. Anche qui come lì siamo di fronte a una storia corale, costruita con efficacia, dai dialoghi incalzanti che prendono il posto di narrazioni più posate. Questo piacerà ai ragazzi.


In entrambi i casi, comunque, sia La Schiappa, sia il ragazzino di Carabanchel Alto, ovvero Manolito, sono modelli di rango e Elvis deve impegnarsi per rimanere a quell'altezza.
La sua storia di ragazzino un po' speciale è sempre un po' sopra le righe, come è giusto che sia, e con le sue improvvise irruzioni nel fumetto, la vivacità si moltiplica. Ma non potrebbe essere diversamente. Si tratta di una storia dal ritmo così veloce che si suda a stargli dietro. Una storia molto divertente, ironica, ma anche molto sottile nel saper dire cose importanti con assoluta leggerezza.


Dietro il nome insolito dell'autore si nascondono quattro firme importanti, tre penne (quelle di Jaume Copons, Daniel Cerdà e Ramon Cabrera)  e una matita (quella di Óscar Julve).
Per chi se ne innamorasse e ne diventasse immediatamente un fanatico lettore, diciamo che in Spagna, terra d'origine di Elvis, ne sono già stati pubblicati altri 10 titoli e che il primo della serie, io, Elvis Riboldi è alla terza ristampa.
Lunga vita a Elvis!

 
Carla

martedì 23 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SEMI, UOVA E OSPEDALI

L'albero dei bambini, Sophie Blackall
Gallucci 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Dopo colazione la mamma e il papà mi hanno detto che avevano una bella notizia.
E la notizia era: 'È in arrivo un altro bambino'.
In testa avevo mille domande, ma la prima che mi è venuta è stata:
'Posso avere altri cereali?'"

Certe notizie è meglio assorbirle a stomaco pieno. Questo bimbetto dallo sguardo perplesso ha subito pronta anche la seconda domanda, la cui risposta non si esaurisce in un surplus di cereali. E la domanda è quella regina: dove andremo a prendere il bambino?
Le risposte che ciascuno si premura di dare alla questione, da dove vengono i bambini, sono molto diverse. Olive, la sua tata, parla di un albero dei bambini, nato da un seme piantato. La maestra dice invece che i bambini vengono dall'ospedale. Il nonno sostiene che i bambini li porta la cicogna. Il postino, a sua volta, dice che i bambini nascono dalle uova. Non c'è chiarezza e forse la cosa più saggia è chiedere ai diretti interessati. E allora loro raccontano come vanno in verità le cose. Si parla di semi, di uova, di ospedali, ma non di cicogne...Forse toccherà a quel bambino spiegare un paio di cosette al nonno!


Il tema è sotto gli occhi di tutti: come nascono i bambini. Non è un tema nuovo e non è nuovo neanche l'approccio che arriva alla soluzione per approssimazioni progressive. Il carattere distintivo però qui è l'onestà di prospettiva, ovvero quella capacità di raccontare la curiosità di un piccolo e nel contempo certo pudore da parte degli adulti. E' un libro che sa essere contemporanemente un albo e un libro divulgativo, nel suo apparato finale, soprattutto.


Il motivo che però mi pare emergere su tutto il resto sta proprio nel tipo di illustrazione. A parte una copertina che assomiglia non poco nella soluzione del bambino racchiuso nel bocciolo a quella di un altro recente libro che di bambini in arrivo parla (Casa albero, Ilya Green, Il leone verde 2015), una volta aperto L'albero dei bambini conquista gli occhi per come sono organizzate le illustrazioni nella pagina. Al principio, su un fondo avorio, la sequenza della giornata di questo bambino è scandita da piccoli disegni; bozzetti di scene familiari: il risveglio dei genitori, la pappa al gatto, la colazione. Quando il tema della storia si fa pregnante, allora arrivano le tavole grandi, ai margini delle quali, tuttavia continua a roteare un insieme di particolari di vita quotidiana, che conquistano l'attenzione. Ed è proprio questa attenzione al particolare che rende le tavole di questa grandissima illustratrice di origine australiana, ma ormai radicata in modo stabile a New York, di molto interesse. Non a caso questo libro è uno dei quattordici migliori titoli selezionati per il 2014 da Maria Popova in Brain Pickings.


La sua capacità di affrontare la complessità anche solo attraverso una singola immagine, non a caso è illustratrice anche in famose testate americane, le deriva da una sottile ironia che attraversa sempre le pagine: dal barattolino con i due calcoli renali del nonno, ritratto a letto mentre fa le parole incrociate, fino ai genitori tentacolari 'in ritardissimo'. 



Un'attenzione fotografica nella descrizione della vita di tutti i giorni: il giornale sotto le ciotole del gatto, il tragitto della buccia di banana dal piatto al lavello. Tutto questo conferisce leggerezza e freschezza alle tavole ad acquerello della Blackall che continuano ad essere nel contempo raffinate, attente e di disarmante semplicità.
A parte le sue illustrazioni per la narrativa per più grandi e la serie di Ely+Bea che è lontano dall'albo illustrato, ricordo un altro bellissimo libro da lei illustrato già qualche anno fa, pubblicato da Motta junior, il cui titolo in inglese è Ruby's Wish. La storia di una bambina cinese che voleva a ogni costo studiare all'università...
Per ovvie ragioni aspetto con trepidazione che qualche editore italiano pubblichi A Fine Dessert...

Carla

giovedì 19 febbraio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"LA TRASPARENZA PORTA CON SÉ L'ENIGMA"*

Ogni goccia balla il tango, Pierluigi Cappello, Pia Valentinis
Rizzoli 2014


POESIA

"PASSEROTTO
Più astuto di un mago
è apparso in giardino
un passerottino:
se tu gli dai spago
saltella a piacere
qua e là in una frasca
e il sole si intasca
che è bello da bere."


Avere uno zio che si chiama Pierluigi Cappello e che di mestiere fa il poeta è una bella fortuna. Chiara, la piccola Chiara, non ha ancora sei anni quando per giorni interi si esercita a imparare una brutta poesia sul papà.
Sono rime d'occasione, ma a lei non entrano in testa e così decide di rivolgersi allo zio perché le scriva dei versi degni di essere imparati e poi recitati. E suo zio, Pierluigi Cappello accetta la sfida, che non sta nello scrivere versi, visto che lui è poeta, ma nello scriverli per un bambino. Da quella poesia sul papà che Chiara, ovviamente, impara in un attimo ne vengono delle altre e, arrivate ad essere trentatré, diventano un libro. 


Devono essere 'versi ben scolpiti' dice Cappello che sa quanto esigenti siano i bambini che nelle poesie cercano concretezza ma anche sorpresa. Nello scriverle vanno cercate le 'parole bambine' e il loro suono non passerà inosservato. Ma ben altro va nascosto in una poesia: quel senso di vertigine che si prova di fronte a una discesa fatta a rotta di collo. Quella paura e quella gioia che si generano dallo stupore di vedere parole consuete messe 'ad arte' le une accanto alle altre, a formare una bella poesia. La meraviglia che nasce ogniqualvolta le parole si dispongono 'ad arte' e raggiungono la perfezione.


Cappello, in una sorta di riflessione condivisa e conclusiva, si augura che anche un bambino possa capire che la poesia non è solo un semplice gioco di parole, ma si alimenta anche e soprattutto attraverso l'immaginazione, i sensi e l'anima, generando in chi ascolta la meraviglia. La poesia, rispetto anche al più alto esempio di prosa letteraria, ha il dono di far suonare le parole tra loro secondo un'armonia inaspettata. Questa è la chiave.


Bruno Tognolini, tanti anni fa, parlandomi della sua esperienza di poeta mi convinse del fatto che solo dopo aver letto una poesia si può provare questo stupore, questa meraviglia, come fossimo di fronte a cosa mai vista. Una poesia può considerarsi ben fatta solo dopo che detto stupore e detta meraviglia si concretizza in quell'attimo di silenzio, di respiro sospeso che si crea dopo aver letto l'ultimo verso...Con le poesie di Cappello accade. Lo stupore per un passero che beve il sole, per una goccia che balla il tango, per un picchio che arrossisce.
Poesie, queste, che attingono al suo mondo, e anche a quello di Chiara che immaginiamo non troppo diverso: merli, passerotti, gatti, rondini, formiche, lucertole, scorpioni, luna, pioggia, neve e la tanto utile noia, mamma di grande fantasia...

Carla


Noterella al margine, ma neanche tanto, sulle illustrazioni di Pia Valentinis, che sembra nata per illustrar poesia, in questo suo tratto sintetico ma che in taluni casi si apre a soluzioni di grande forza evocativa.
Proprio come succede con la poesia, la buona poesia.
Entrambi friulani, Cappello e Valentinis, fanno del nitore la loro sigla.

* dalla bella intervista su Corriere della Sera a cura di Cristina Taglietti


venerdì 19 dicembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


OGNI GIORNO E PER SEMPRE

Io e Charlie, Amy Hest, Helen Oxenbury
LO Officina Libraria 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Quella sera nevicava e Charlie voleva che lo portassi a casa in braccio.
Così l'ho portato per tutta la strada fino a casa.
L'ho trasportato nella copertina di quando ero piccolo, che è morbida e azzurro cielo, ed eravamo insieme per la prima volta, e sono stato molto, molto attento a non scivolare sulla neve, e ho pensato al suo nome."

Quel cucciolo avvolto nella coperta azzurro cielo si chiama Charlie. Charlie Korn, perché è l'ultimo arrivato nella famiglia Korn. Charlie fa la conoscenza della casa attraverso il piccolo Henry che gli mostra ogni angolo, anche il più nascosto. 


Con mamma e papà vengono fissate le regole riguardo al cucciolo: toccherà ad Henry occuparsi delle uscite, della pappa e Charlie dovrà dormire in cucina.
Un morbido letto di cuscini sotto il tavolo dove passa il tubo dell'acqua calda sarà una cuccia perfetta per lui. Forse. Il piccolo Henry sa per certo che Charlie vuole dormire con lui, nella sua camera, nel suo letto. Ma è cosa vietata.
Tuttavia nella notte, il pianto disperato di Charlie fa accorrere Henry, una volta. Due volte. Il bambino lo consola e lo tranquillizza stringendolo fra le sue forti braccia e facendogli fare il giro della casa.


 Nella loro camere dormono sodo mamma e papà e nella camera di Henry c'è un bel letto morbido da provare...
È ineluttabile: i cuccioli non si possono tenere separati!

Devo incontrare ancora bambino che non vorrebbe trovarsi nei panni di Henry in questo momento: un cucciolo di cane tutto per sé, a cui pensare tutto il giorno, con il quale giocare, con il quale condividere tenerezze e intimità.


E farlo ogni giorno e per sempre. E devo ancora incontrare un cucciolo di cane che non vorrebbe trovarsi nei panni di Charlie in questo momento: una casa calda e accogliente, un bambino con cui giocare e con cui scambiarsi tenerezze e intimità. E farlo ogni giorno e per sempre. Fatico di più a incontrare genitori come i signori Korn che, così serenamente, mettano nelle mani del loro bambino un cucciolo da accudire. Non sono la maggioranza quelli che pensano che crescere con un animale accanto sia proprio un bel crescere. Purtroppo.
Al contrario, penso, l'incontro di un bambino con un cane è momento di rara poesia, che può davvero cambiare i destini. 
Ogni giorno e per sempre. 


Con voce di bambino Io e Charlie racconta proprio questo.
L'arrivo di un cane nella vita di una persona, ne addolcisce l'andamento. E la tenerezza infatti è la cifra del libro che è tenero in ogni sua parte: nel racconto dei fatti, nei tanti gesti di accudimento che Henry ricorda su di sé e che ora rivolge al cagnetto, tenero nella serissima assunzione di responsabilità del bambino nei confronti nel nuovo arrivato, tenero in quel suo continuo disattendere le poche regole messe dai genitori e nel farlo, ogni volta addurre la colpa a una sorta di fatalità alla quale non c'è modo di opporsi..."Non avevamo intenzione di addormentarci, ma ci siamo addormentati tutti e due sul mio letto..."

Tenerezza, calore, amore saturano ogni angolo di questo piccolo libro e avvolgono il lettore ad ogni girare di pagina, pur non cedendo mai ad alcuna sbavatura zuccherosa. Ad un 'fuori' pieno di neve, pieno di freddo e un po' lunare, al sopraggiungere della notte, si contrappone un 'dentro' accogliente, fatto di affetto, calduccio, morbidezza e di molti cuscini soffici, piumini e guanciali sempre gonfi, che rimandano direttamente alla mai dimenticata trapunta rosa, assoluta protagonista dell'ultima pagina di A caccia dell'orso andiamo. Lì come qui simbolo di sicurezza, simbolo di 'casa'.

Carla

Noterella al margine: date ad ogni bambino che cresce un cucciolo e i libri illustrati da Helen Oxenbury.