mercoledì 2 settembre 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TUTTE LE VARIETÀ DI FUNGHI


Fritz è un piccolo fungo della specie finferlo. Conduce una vita molto serena, in compagnia dei suoi genitori e di molti amici che frequenta abitualmente, in alcuni casi ama partecipare a giochi collettivi, insieme a molti altri funghi diversi, in altri casi preferisce la compagnia di pochi, in altri casi ancora predilige trascorrere del tempo con uno solo dei suoi amici, il più caro: Pig. Funghetto anche lui, ma della specie ovolaccio. E quella della specie non è l’unica differenza tra i due. Pig, infatti, ha un temperamento differente e, sebbene ami trascorrere del tempo anche solo con il suo migliore amico, non disdegna mai, ma proprio mai, le situazioni in cui si è in tanti, in cui c’è confusione; anzi, per lui rappresentano l’occasione per emergere ed essere al centro dell’attenzione. 
Fin qui nulla di strano. Senonché un giorno a Fritz (al quale evidentemente non sfugge la distanza tra sé e l’amico) viene in mente di provare a trascorrere un’intera giornata come Pig, lo affianca quindi in tutte le sue attività e non si tira indietro neanche quando i giochi e le avventure si protraggono oltre quello che lui avrebbe normalmente accettato. Ora Fritz comprende, forse avendone prova cogente, che per lui tutto questo può essere addirittura faticoso e quindi con grande serenità decide di defilarsi per un po’. 
Una storia apparentemente semplice, ma che l’autrice racconta compiendo delle scelte precise e non proprio scontate. 
Prima di tutto, sia Fritz che Pig vengono presentati con una scheda che sintetizza gli aspetti più importanti della loro vita: nome, gusti, abitudini. E questo fornisce allo stile narrativo già una precisa connotazione; infatti, il resto della storia procederà per frasi molto brevi strettamente vincolate al contenuto dell’immagine, rispetto alla quale forniranno una sorta di “chiave di lettura”. 


Le illustrazioni morbide, sinuose, dalla tavolozza calda (ma non necessariamente autunnale come la scelta dei funghi ci condurrebbe subito a immaginare, nel più classico dei luoghi comuni anche nei libri illustrati!) riempiono le pagine accompagnandoci nell’evoluzione della storia che procede senza stacchi né pause. 


La sobrietà e insieme l’accuratezza del linguaggio (che si deve, sono sicura, non poco alla traduzione di Chiara Carminati) contribuiscono a costruire un equilibrio solido, che permette alla storia di stare in piedi ed evita approdi di tipo moralistico. La vicenda di un fungo (un bambino) che, a differenza della maggior parte dei coetanei, cerca nell’arco della sua giornata momenti di silenzio, solitudine e apparente inattività, e che per di più si sforza di immaginarsi diverso da quello che non è, si espone teoricamente a un rischio, quello cioè di una chiusa moraleggiante che lo classificherebbe come diverso, e in quanto tale bisognoso di un riconoscimento e di una dichiarazione di accoglienza. Raccontare la storia di una scelta, compiuta per indole prima, per decisione consapevole poi, di assicurarsi degli spazi e dei momenti di assoluta solitudine, si potrebbe piegare facilmente a una ricomposizione pacificata di ogni differenza, che cessa di essere tale sotto l’egida del livellante sguardo buonista. 
Invece l’autrice percorre una strada diversa, evitando semplicemente di raccontare il pomeriggio di Fritz come metafora di un problema e di conseguenza sollevando la storia “dall’obbligo” di proporre una soluzione didascalica. 
La narrazione guadagna in questo modo in leggerezza e il pomeriggio dei due protagonisti acquista il sapore di un gioco tra bambini, dai tempi e modi non rigidi, ma disposti ad allargarsi e restringersi ogni volta in modo diverso. 
Mi pare che il senso di tutto il racconto sia soprattutto in un brevissimo dialogo. 
Il gruppo di funghi decide di giocare a nascondino, Fritz si nasconde ed è in questo momento, che lontano da tutti, tira un sospiro di sollievo. Quando, poco dopo, gli altri arrivano, urlano: - Trovato! - Ma lui risponderà: - A dire il vero… Non penso di sentirmi ancora pronto per essere trovato. -
Ecco, credo che questa frase sintetizzi il senso della libertà che Fritz rivendica per sé stesso di vivere la propria condizione di “perduto” in assoluta libertà, senza che questo debba necessariamente generare l’obbligo del soccorso. 


Le pagine che seguono sono quelle del racconto del tempo che il piccolo fungo recupera in solitudine e che costituiscono l’unica maniera possibile per poter poi tornare con gli altri.


L’equilibrio tenuto per tutto il tempo da questo racconto, mi pare che mostri solo una crepa nel finale. 
I due amici, dopo il gioco a nascondino, decidono di mangiare un gelato insieme. Nella presentazione iniziale siamo stati informati, tra le altre cose, anche dei gusti di gelato preferiti di ognuno di loro. 
A questo punto, Pig prova per la prima volta ad assaggiare quello che Fritz prende sempre. Anche il più esuberante dei due compie lo sforzo di avvicinarsi all’altro, non proprio quello di provare a vivere la sua giornata, ma il suo gelato sì. 
Questo, a parziale risarcimento di Fritz, al quale l’onore e l’onere di pronunciare la frase: - Sono così felice che ci siano così tanti modi meravigliosi di essere diversi. –Una chiusura meno netta avrebbe forse consentito alla tensione leggera di questa storia di rimanere più alta, permettendole di gravitare intorno a un ventaglio di significati e rimandi più ampio. In questo modo finisce inevitabilmente per confluire nel novero (molto affollato) delle storie a celebrazione prosaica di tutte le differenze. 

Teodosia 

Fritz. Storia di un fungo di Kelsey Garrity-Riley (trad. di Chiara Carminati), Emme edizioni 2026