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mercoledì 18 giugno 2025

FAMMI UNA DOMANDA !

UNO SGUARDO SGHEMBO 


Ultimo arrivato in casa Cocai Books, Fuori luogo rappresenta una nuova tappa di un cammino intrapreso dai due autori Valentina Gottardi e Maciej Michno (fondatori anche della casa editrice) e costituito da una di una serie di cinque albi divulgativi. Gli aspetti della natura presi in considerazione in tutti e cinque i titoli sono quelli più semplici e, in Fuori luogo in particolare, si racconta di quella parte di flora e fauna che abita le nostre città, ma della quale non abbiamo sufficiente consapevolezza. Porzioni piccole di vita, animale e vegetale, che in vario modo e con esiti differenti, cercano di ritagliarsi uno spazio e di aggiudicarsi del cibo in un contesto che non ha tenuto conto della loro presenza se non in misura marginale e spesso soltanto quando costituisce un problema. 
“Fuori luogo” è un’espressione che in italiano ha un’accezione soprattutto negativa, in una conversazione è per esempio un intervento dai toni e dai contenuti non in linea con il resto. Fuori luogo è anche letteralmente qualcosa che non si trova nello spazio circoscritto. 
Il sottotitolo del libro recita: Gli altri abitanti delle città. Ecco quel fuori e quel altri indicano la direzione verso cui lo sguardo viene condotto, alla ricerca cioè di quello che è meno evidente, dei margini, degli interstizi, delle pieghe. Lo spazio cioè non è solo quello che possiamo ripercorrere per intero da lontano, ma è anche quello che si scorge se accettiamo per esempio di abbassarci fino a terra, a osservare le crepe del suolo e le fessure tra i mattoni. E che non esclude possibili incontri imprevisti. Il libro si divide in 15 capitoli corrispondenti ognuno a una doppia pagina. Il titolo assegnato si riferisce al luogo o a un gruppo di specie animali. Fanno eccezione due sezioni, contraddistinte dalla pagina di colore fucsia, che suggeriscono una serie di misure da adottare per rendere alcuni ambienti comuni più accoglienti per gli animali. 


Pagina dopo pagina, luoghi diversi vengono esplorati partendo proprio dalla casa (in ogni sua parte), per poi allontanarsi progressivamente e considerarne altri come i garage, le soffitte, i viali e gli edifici antichi. Costruzioni tutte differenti, ognuna con caratteristiche proprie che le diverse specie di insetti e animali hanno evidentemente esplorato e poi scelto. 


Si arriva poi a esplorare quelle porzioni di natura che l’uomo ha addomesticato e introdotto negli ambienti urbani, ossia i parchi pubblici. A confronto con gli stessi boschi di città, qui la natura appare “ordinata e pulita” e perciò inospitale per gli animali. Come nel precedente albo Caduto, si menzionano quelle situazioni che la logica umana non può che giudicare negativamente e che invece la natura gestisce come occasione di ulteriore risorsa. Per esempio, le foglie cadute dall’albero, prontamente raccolte in un parco, in un bosco sono riparo per molti piccoli roditori e luogo in cui proliferare per tanti insetti. Senza considerare il fatto che quelle foglie, una volta decomposte (ad opera di organismi che in questo modo riescono a sopravvivere) diventano nutrimento prezioso per il terreno.
 

Le immagini alternano stili diversi: al carattere pittorico e realistico di alcune (riservate per lo più ad animali e piante), si affiancano quelle realizzate con stile geometrico e fortemente grafico. La scelta in alcuni casi sembra giustificata dalla necessità di rimarcare la differenza di sostanza e di forma che i due mondi conviventi contengono; tuttavia la schematizzazione non è così netta e rigorosa, e sorge quindi il sospetto, diciamo, che la ragione di questa commistione sia di natura propriamente stilistica, che alla base ci sia piuttosto il gusto per la sperimentazione di nuovi accostamenti. 
Nelle ultime pagine del libro troviamo un glossario (presente, ad onore del vero, in molti altri libri divulgativi) e una bibliografia, consultabile inquadrando un QR code. E questa mi sembra cosa degnissima di considerazione, perché denota rispetto per l’intelligenza del giovane lettore e perché costituisce ulteriore riprova del rigore scientifico dei contenuti. 
La scommessa di questo libro e di tutta la collana è quella di reputare degno di approfondimento quello che riteniamo già conosciuto e il più delle volte inutile, se non detestabile. 
Questa scelta di campo comporta poi un ulteriore passaggio, di natura come dire “ideologica”: considerare ciò che si ostina a vivere, nonostante e in aperta opposizione all’apparente efficienza e perfezione inseguita dall’uomo, significa educare ad uno sguardo sghembo e soprattutto ammetterlo nel novero delle competenze auspicabili. Il contributo più significativo delle pubblicazioni di Cocai editore e di molti altri editori che non per vocazione iniziale hanno deciso di dedicarsi anche alle pubblicazioni scientifiche per ragazzi, è proprio nella scelta allargata degli argomenti, affrontati con un taglio narrativo originale. Se alla tradizione divulgativa per bambini e ragazzi appartengono libri per animali, piante e spazio, in quella attuale si affiancano a quei soggetti altri che hanno l’esplicito intento di problematizzarli, scoprendo il fianco a possibili contestazioni di quel sapere ritenuto granitico e indiscutibile. 
Certamente figli di un “movimento” che riguarda anche altri settori dell’editoria, questi riservati ai ragazzi hanno dimostrato forse uno spirito di iniziativa più spiccato e ci auguriamo che contribuiscano anche a una valutazione diversa del libro per ragazzi da parte di molti adulti. 
 Libro consigliato alle bambine e bambini a partire dagli 8 anni. 

Teodosia 

Fuori luogo di Valentina Gottardi e Maciej Michno, supervisione scientifica di Dario Miserocchi, Cocai books, 2025 

mercoledì 12 marzo 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

COSA PENSA UN FRATELLO 


C’è una questione sul bullismo che viene raccontata poco, ed è: come vivono gli amici, i genitori, i fratelli delle vittime. 
Cosa pensano? Come agiscono? Cosa dicono? Cosa sentono? Cosa vedono? 
Ecco, è quello che ho pensato leggendo L’unica via d’uscita di Oskar Kroon, autore svedese per ragazzi. 
La storia è narrata da Kaj, fratello minore di Krister, un ragazzino occhialuto, solitario e studioso. Krister è continuamente preso di mira da Sacke e dalla sua squadretta di amici. Kaj e Kristen condividono la scuola, la passione per Star Wars, la mancanza della mamma. 
Il libro è costruito con un classico climax ascendente in cui l’arroganza e la cattiveria di Sacke spingono la narrazione tanto quanto l’impotenza di Kaj e della sua amica Naima di fronte all’inazione di Kristen. Sacke si spingerà tanto avanti da arrivare a un punto di non ritorno, costringendo tutti ad agire in modo scomposto, come avviene quando ci si trova non più sotto un sasso che rotola, ma sotto una valanga. 
Diversi sono gli aspetti interessanti introdotti da Kroon.
Il primo è l’ambientazione: non è certo la Svezia di un immaginario stereotipato quella qui descritta, anzi, i luoghi sono ostili, disturbanti. D’altro canto fin dall’incipit del libro, Kroon ci toglie ogni dubbio: 
“Era tutto così triste. Con il fango e il freddo e tutte le cose che non servivano. Tutti gli oggetti che venivano buttati in un mucchio nella discarica, oppure venivano schiacciati in un container blu.” 
La discarica infatti è uno dei luoghi protagonisti, che fa da riparo a Krister: luogo di scarto e di creazione, luogo di periferia e da cui partire. 
La neve sporca, il fango della primavera che a stento avanza, la discarica, tutto ciò unito a quell’epiteto “topo di fogna”, che in modo alternato andrà di bocca in bocca, che passerà dal carnefice alla vittima, come fossimo davanti a un loop linguistico che non può essere risolto, proprio a testimoniare come guerra chiama guerra. 
Ed è qui l’altro punto interessante che Kroon descrive in modo molto realistico, ossia l’idea di vendetta. Piano piano nella mente di Kaj e Naima, angosciati dall’inazione del fratello, nasce l’idea di vendicarsi. Le vendette muovono azioni strane, spesso scomposte, è un attimo passare dalla parte della ragione a quella del torto: di questo fanno esperienza Kaj e Naima e il paradosso è che di nuovo è Krister a farne le spese. 
Kaj racconta della tristezza nel vedere il fratello sottomesso, suo fratello maggiore, allo stesso tempo cova rabbia e rancore, ma non ha gli strumenti per aiutarlo, è piccolo: Krister continua stoicamente a sottrarsi allo scontro diretto e Kaj non capisce. A un certo punto tutti stanno male e stanno tutti male in modo diverso, anche il padre coi suoi vani tentativi di venire a capo del comportamento dei figli. 
E’ proprio in questi passaggi che il libro scende in profondità e tocca il lettore. Perché Krister parla poco in tutto il romanzo, è tutto un racconto di Kaj che, portato all’esasperazione, si chiede perché il fratello sia così tanto strano. 
Perché è goffo? Perché non ha amici? Eppure loro due, i fratelli Kaj e Krister, venuti su a Moomin (il libro è pieno di riferimenti al mondo e ai libri della Jansson), sanno che ognuno ha diritto a essere ciò che è, e che non c’è bisogno di spiegarle certe cose. 
In questo lungo racconto di Kaj, ogni tanto si sente il bisogno della voce del fratello bullizzato. E questa mancanza, voluta e sottolineata dall’autore, è proprio ciò che manca ai suoi cari, la voce di Krister non c’è, lui continua a vivere subendo, e come Kaj, anche noi perdiamo la testa chiedendoci continuamente perché. 
Un evento catastrofico accade, una catarsi si potrebbe dire, dopo la quale il fumo che si era alzato, comincia a calare su tutti gli eroi tragici di questo atto, portandoci a una fine illuminante. 
La natura arriva, arriva sempre ed è salvifica. Ci sono questi fiorellini, che si chiamano anemoni dei boschi, che a un certo punto fioriscono, anche se c’è ancora neve sporca anche se il tuo mondo è bruciato un po’. 
E’ un libro sul bullismo, sì. Ma è soprattutto un libro sulla ricostruzione, sul richiamo della natura che timida appare, sull’amore tra fratelli. 
Un libro per chi ha 11 anni o anche di più. 
Kaj e Kristen la sera leggono I fratelli Cuordileone, della Astrid Lindgren, che per me è il suo capolavoro. Racconta la storia di due fratelli che si salvano in tutti i mondi che oltrepassano. Che è esattamente quello che hanno fatto Kaj e Kristen. 

Valentina 

"L’unica via d’uscita", Oskar Kroon, trad. Samanta K. Milton Knowles, Terre di Mezzo, 2024

venerdì 31 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL GIOCO DI VISIONE

Tutto è meraviglia, Micha Archer (trad. Loredana Baldinucci) 
Il Castoro 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Il sole è la lampadina del cielo? 
La nebbia è la coperta del fiume? 
Le montagne hanno le ossa? 
Le foreste sono la pelliccia delle montagne?" 

Una grande finestra incornicia i visi di una ragazzina e di un ragazzino - sorellona e fratellino. Davanti a quella vetrata che li separa dal fuori prendono lei ha una grande proposta e lui non può non accettare: andare ad esplorare quel fuori! 
E così, una volta in piena aria, guardando il cielo col sole lei si chiede se quella sfera luminosa non possa essere la lampadina del pianeta. Oppure, passeggiando sulle rive del fiume, vedendo la nebbiolina a pelo d'acqua il fratellino si interroghi se non possa essere quella la copertina del fiume. E davanti alla corona di monti che li circondano viene spontaneo chiedersi se anche loro stiano in piedi perché hanno uno scheletro che le sostiene. E se fosse davvero così non potrebbero essere le foreste, la pelliccia delle montagne stesse? 
Sono quindici domande che quei due si pongono a turno. E lo fanno passeggiando nei dintorni di casa: in un bosco e poi sulla spiaggia. Attraversano quegli spazi aperti e attraversano anche le ore della giornata e quando è l'imbrunire e il sole è appena tramontato all'orizzonte, loro dalla veranda di casa, in pigiama e camicia da notte hanno una ultima domanda per quel giorno...


Il titolo di questo albo orizzontale, Caldecott Honor nel 2022, potrebbe insospettire: se la parola meraviglia arriva fin in copertina... Magari dalla prima pagina fino all'ultima si potrebbe innalzare un inno alla bellezza del mondo, un ripetuto sospirare di fronte "alla meraviglia" della natura: animali, alberi, uccellini. Banalità del genere. Le braccia rivolte al cielo in atto di osanna della sorella parrebbe confermarlo. 
E invece no. 


Quello che succede qui - pagina dopo pagina - è un interessante gioco di visione. 
Spesso i bambini, soprattutto se piccoli, lo fanno con assoluta naturalezza.
Si intuisce fin da subito: per ciascun elemento della natura - dal sole alla luna, passando per fiumi e laghi - ne viene ipotizzata non tanto una funzione diversa da quella che obiettivamente ha (il sole davvero illumina il pianeta e lo scalda, per quanto possa scaldare una lampadina e la nebbia ricopre il pelo dell'acqua mantenendone la temperatura protetta), quanto piuttosto viene assimilato a un oggetto della vita quotidiana di quei due, oppure ben più spesso a una parte del corpo di umani o animali... 
Insomma per ogni elemento naturale se ne coglie la forma, talvolta la funzione e la si ribalta in un immaginario tutto personale, piuttosto corporeo: piedi, ossa, pellicce, gambe, braccia, bocca, vene. 
Però però. La bellezza, e mi verrebbe da azzardare anche la poesia, sta proprio in questo scatto che nella testa accende l'immagine inaspettata. 
Penso ai tronchi d'albero - calzoni di legno con le tane nelle tasche qui uno scoiattolo con una spanna di coda... - nella poesia Se fossi albero dentro E sulle case il cielo di Giusi Quarenghi. Ma se ne potrebbero citare migliaia. 
La poesia fa questo, di mestiere.


Dunque è la prospettiva, il punto di osservazione che i due ragazzini hanno che mi pare interessante e molto condivisibile e che da una parte apre scenari e visioni suggestive e dall'altro offre un metodo di lettura del mondo che si può appunto replicare all'infinito. 
E sarebbe bello farlo con dei ragazzini per vedere l'effetto che produce. 
Ecco. Il metodo, ossia la regola del loro gioco, può moltiplicarsi e da quelle che sono le 15 domande iniziali se ne possono produrre centinaia, migliaia. 
I prati sono i capelli della terra? (ogni tanto vanno tagliati, per dare loro forza...). Tanto per aggiungere la sedicesima. 
Il gioco di vedere una cosa in un'altra sembra guidare anche l'arte di chi questo libro lo ha illustrato, oltre che scritto: Micha Archer. 


Il suo punto di partenza è la carta, che colleziona e conserva e che rilavora ogni volta in modo differente per costruire i suoi magnifici disegni a collage. 
Lei stessa dichiara in un video che è davvero molto raro che usi nelle sue composizioni carte che non abbia rilavorato secondo texture diverse, con pattern ottenuti in modo originale, passando i pastelli a cera sulla retina delle arance, per esempio. 
Questa continua rielaborazione ha lo scopo di arrivare a dare la necessaria profondità e l'illusione di un volume (che sul foglio non esiste) ai suoi magnifici paesaggi. Nel suo studio, come accadeva anche in quello di Eric Carle inarrivabile costruttore di immagini a collage, stazionano enormi cassettiere dove, colore per colore, Micha Archer conserva migliaia di pezzettini di carta, tutti diversi: timbrati, dipinti, con mille pattern differenti. E lungo una barra magnetica in alto, sono 'incollate' almeno una ventina di forbici. Per non parlare dei tantissimi timbri. Anche quelli self made, naturalmente. 
Nella sua testa, nei suoi paesaggi disegnati, in quei cassetti pieni di carte, nel suo studio invaso dai tubetti di acrilico e dalle chine di ogni sfumatura, dalle centinaia di pennelli sparsi, lì dentro - facile pensarlo - è tutto meraviglia, davvero! 

Carla

venerdì 6 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IN NATURA NON SI FANNO SCONTI

Una giornata da rospo, Maite Mutuberria (trad. Elena Rolla) 
Kalandraka 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)  

Era una giornata qualunque per il rospo e per la zanzara. 
ZZZZZZ, quanto zzzi annoia il rozzzpo pensò la zanzara. 
Zzzze zzzapezzzi come dizzztrarlo... continuava a pensare. 
Poi gli gridò: Ehi Rozzzpo, prova a prendermi... Zzzzzzzzzzzzzzzzzz!  
E slurp! il rospo se la pappò." 

Fine della zanzara. 


Arriva la chiocciola che, con i suoi tempi, cerca di fare la medesima cosa: distrarre il rospo che è lì tutto solo. Va da sé che anche lei fa una brutta fine. 
E anche della chiocciola non rimane a terra che il berretto... 
E sempre nella stessa giornata qualunque di quel rospo si susseguono formica ragno libellula e millepiedi. Tutti si prendono a cuore la sua apparente noia e lo sfidano ogni volta a essere acchiappati, E lui lo fa. Con la sua linguona vischiosa ed estensibile non fa prigionieri... o quasi. 

Al suo primo libro in solitario, Maite Mutuberria conferma di avere buone qualità per distinguersi. 
In Italia, di suo circola Lilo, di Inés Garland, Premio Strega 2023, di cui appunto è "solo" illustratrice e che attesta un sacco di belle soluzioni interpretative dal punto di vista visuale.
Qui in Una giornata da rospo è divertente, cattiva quanto basta per risultare giustamente impietosa, capace di giocare con parole e silenzi, costruendo un bel contrasto tra testo e immagini.  
Il libro è concepito per i più piccoli, attenzione non i primi lettori che con tutte quelle zeta farebbero tilt, ma per piccole orecchie che godrebbero di tutte le onomatopee possibili che è riuscita a infilare nella sua storiellina un po' macabra perché piena di piccoli cadaveri... 


Ecco. Proprio questo bel gusto cattivello grazie al quale il nostro eroe, il Rospo, lo vediamo circondarsi di sempre più numerosi berrettini a punta senza più testoline da coprire, fa pensare a come anche i più piccoli possano essere introdotti agli incerti dell'esistenza. 
A parte il fatto che quando il Rospo si pappa la prima zanzara, da ogni parte si innalza la ola, viene da pensare che la crudeltà dimostrata nei confronti degli altri insettini sia un bel gioco per tutti quei bambini che almeno una volta hanno puntato il loro piccolo indice con l'intento di schiacciare la formichina che si stava arrampicando sul loro braccio. Per non parlare dei vari sezionamenti che avranno praticato da entomologi in erba, come è giusto che sia. 
I più attenti osservatori si accorgeranno presto di come Mutuberria comincia a raccontare la sua storia già dal frontespizio (e la finisca nella quarta di copertina) e lo faccia nell'assoluto silenzio delle parole, ovvero con la traiettorie di una zanzara che attraversa le lettere del titolo come avessero un loro volume. Lo stesso succede quando si incontra per la prima volta il protagonista assoluto, lui, Rospo. Il testo ci dice che per lui era una giornata qualunque, ma l'immagine mostra un rospo che si sta leccando le labbra (o quel che è) e che ha accanto due insignificanti triangolini colorati... 
Altra cosa che accade è il silenzio assoluto sullo stato d'animo del rospo che occupa quasi sempre per intero la pagina di destra, salvo poi modificarsi come plastilina quando la zanzara lo molesta senza scampo. 


Senza contare che visivamente sta anche ingrassando un bel po' con tutto quel mangiare. 
La stessa Maite Mutuberria sottolinea in una presentazione del suo libro che la cosa che più la intrigava nello scrivere e illustrare un libro da sola era proprio l'opportunità di poter giocare liberamente con il meccanismo - che spesso lavora per contrasto e opposizione - che è alla base dell'albo illustrato: insomma, di poter raccontare con due linguaggi diversi e paralleli un stessa storia. In questa prospettiva, sentendosi totalmente libera nella costruzione del layout, gioca molto con i cambi di prospettiva, le dimensioni e gli spostamenti dei personaggi sulla pagina. 


Questo ritmo bello sincopato che si inventa, cui il testo molto musicale fa eco, genera nel lettore attesa, curiosità, soddisfazione nell'aver previsto anzi tempo, quello che la pagina successiva non fa altro che confermargli. 
Ma è la sua onestà nei confronti dei suoi lettori che colpisce. Insomma, dietro tutte le dovute semplificazioni cui necessariamente ricorre - i colori piatti, certa schematizzazione dei caratteri, le onomatopee che chiamano una lettura condivisa, la sequenza narrativa che si ripete a loop - mette davanti ai suoi lettori almeno un paio di verità inconfutabili che possono servire nella vita: i rospi, e più in generale tutte le creature che vivono in natura, non fanno sconti. 


E, due, se conosci bene il tuo antagonista, puoi batterlo! 

Carla

venerdì 23 agosto 2024

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

LA PERMEABILITA' DEI MONDI

Nino, Anne Brouillard (trad. Paolo Cesari) 
orecchio acerbo 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"'Ciao' dice Coniglio. 'Ti sei fatto male?' 'No' risponde Nino, 'il terreno è molto soffice.' 
Coniglio invita Nino a prendere il tè a casa sua. 
Coniglio ha una famiglia numerosa ma a quest’ora dormono tutti. 
'Tu vivi in una casa di umani?' chiede Scoiattolo che abita più in alto, sull’albero. 
'Sì, risponde Nino, in paese.'" 

La cosa che è appena successa è che Nino, un peluche di orso in giacca rossa, sciarpa di lana e blue jeans, è caduto inavvertitamente (?) dal passeggino del suo bambino. Il piccolo Simone sta dormendo e i suoi genitori sono con il naso per aria per ammirare il bosco che stanno attraversando. Nessuno di loro si è accorto che Nino è per terra. 


Solo Coniglio, visto che il fatto è accaduto davanti al buco della sua tana, lo ha notato e così corre in suo soccorso. Il peluche non si è fatto male ed è ben contento del tè e della torta che gli vengono offerti. 


Su quello stesso albero, che tra le radici ospita la casa di Coniglio, abita anche Scoiattolo. Sceso per conoscere Nino, non perde tempo e lo invita anche a casa sua, con una vista ben più panoramica di quella di Coniglio. Tutta piena di provviste, la casa di Scoiattolo offre una bella visuale sul bosco ed è proprio su uno dei rami più alti che Nino fa la conoscenza delle cinciallegre che lo portano - di ramo in ramo - fino al limitare del bosco, dove Nino può vedere da lontano il villaggio dove vive e nel frattempo rendersi conto che si sta facendo notte e lui su quel ramo è rimasto da solo.
Tornare a casa potrebbe essere pericoloso, meglio allora accettare l'invito della volpe che silenziosamente lo conduce attraverso il bosco: le ne è la custode notturna. 


Quando, sul far dell'alba, minaccia di piovere, lei - piena di premure - lo riporta da Coniglio dove Nino finisce la notte tra i coniglietti sotto le coperte. 
Pronto e riposato, il mattino dopo si fa ritrovare dal piccolo Simone che, felicissimo lo riabbraccia e se lo stringe al collo. 
Quale occasione migliore per Nino di raccontare all'orecchio di Simone la sua meravigliosa avventura? 
Finale a sorpresa. 

Questo albo di piccolo formato, per mani adatte, fa parte della bibliografia più recente di Brouillard, per intenderci quella con una più forte impronta narrativa. 
Contiene in sé alcuni delle costanti della poetica di questa autrice belga. 
Proviamo a elencarle. 
Il tema della natura, il tema della piccola comunità di animali molto accogliente, il tema della casa e dell'abitare, il tema della scoperta e dell'avventura, il tema della permeabilità dei mondi. 


Natura: non c'è libro di questa autrice dove la natura sia in secondo piano. Lei stessa lo dichiara: non potrei immaginare me stessa al di fuori di questo contesto, ne sono parte. Fin dalla sua infanzia per arrivare a tutt'oggi, Anne Brouillard ha sempre cercato di circondarsi di boschi, corsi d'acqua, laghetti e foreste (quelle svedesi sono le sue preferite), anche se durante i suoi studi ha vissuto a Bruxelles, quando ha dovuto pensare a un luogo che sentisse come casa, ha scelto di tornare vicino agli alberi. 


La piccola comunità è di nuovo qualcosa che appartiene al suo dna: è lei stessa a raccontarlo e a fare costante riferimento alla letteratura svedese, in particolare a Tove Jansson con i suoi Mumin. Fin da bambina ha sentito forte la sensazione di essere parte di una comunità allargata in cui animali, oggetti, e persone sono in relazione emotiva forte. Infatti, spesso e volentieri nei suoi libri esistono microcosmi in cui agiscono animali parlanti che hanno come obiettivo quello di creare armonia.
 

Il tema della casa e dell'abitare è forse la questione che più trasversalmente Brouillard riesce a infilare in ogni storia che racconta. Qui, anche se non dichiaratamente, Nino, in quasi tutto il suo avventuroso viaggio nel bosco, attraversa le case degli animali che incontra e tutti hanno piacere di condividere con lui questo spazio personale. E anche il finale, nel suo silenzio eloquente, a una casa, e al suo significato più profondo, fa riferimento. Brouillard si diverte e cura con grande passione il disegno di ognuno di questi luoghi. E questo lo si percepisce fin dal primo sguardo.
 

Scoperta e avventura, come temi narrativi, sono arrivati in una fase più recente, tuttavia fin dal principio (di nuovo fin dalla sua infanzia) Brouillard li considera il modo per lei più naturale di esperire la realtà e il mondo circostante. 


La permeabilità dei mondi. Ecco questo forse rappresenta un po' la summa di quanto detto finora. Qui, in modo molto esplicito, Brouillard ci dice che tra realtà e immaginazione il confine è labile e forse addirittura non esiste. 
Guardarsi, sorridersi e riconoscersi - animali del bosco e bambino con peluche - attraverso un unico diaframma, invisibile di fatto, ossia una vetrata. Troppo poco perché non siano tra loro comunicanti. 
Ecco. A mio parere è questa la chiave di quanto da trent'anni a questa parte Brouillard sta dicendo a grandi e piccoli. 
Insieme a molti altri, anche io le credo. 

Carla

mercoledì 31 luglio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

A PIEDI NUDI NEL PRATO


Torna Marieke ten Berge con un nuovo libro che immediatamente si connette visivamente al bellissimo Nord, pubblicato nel 2021 e vincitore del premio Andersen 2022 come miglior libro di divulgazione. Rispetto a Nord cambiano due cose principalmente, e invece alcune si riconfermano. 
Cambia, ovviamente, lo scenario e con questo anche l'autrice dei testi. Resta invece, che in qualche modo rappresenta la forza di un libro del genere, l'impostazione e l'apparato iconografico. 
Eva Moraal ai testi e Marieke ten Berge alle illustrazioni sono accomunate da varie passioni: una su tutte l'osservazione della natura. Ma in questo libro a tenerle assieme è anche la zona di provenienza: entrambe infatti sono olandesi ed entrambe hanno una relazione piuttosto stretta con il polder. 


Nei Paesi Bassi - che non si chiamano così a caso - gli uomini (un po' come i castori) hanno imparato a costruirsi "la terra da soli", ossia hanno imparato a recuperare dall'acqua pezzi di terra che vengono usati per coltivare e in alcuni casi per costruirci sopra.
Nei Paesi Bassi, sono loro stesse a dichiararlo nella breve introduzione al libro, tutto è artificiale, persino i terreni che si incontrano fuori dai villaggi o dalle città. Con un complesso sistema di canalizzazioni, di dighe e di mulini a vento, le zone costiere, che sono a un livello inferiore rispetto a quello che raggiunge l'alta marea, sono state, per così dire, bonificate e strappate al mare, ossia rese asciutte e 'calpestabili'. Nel polder, tra paludi e acque basse, i nederlandesi coltivano e hanno anche costruito piccoli insediamenti. 
Questa è la ragione per cui il libro originale, edito da Lemniscaat, si intitola Polder e in italiano invece è diventato Tra mare e terra. Tutti i giovani lettori nei Paesi Bassi sanno cosa sia il polder, quelli italiani no! 
Il polder - e qui c'è l'altro aspetto interessante che tiene insieme la stragrande maggioranza dei volatili citati - è la loro pista di rullaggio verso i grandi viaggi migratori che li portano al caldo. 


La struttura vista nel suo libro precedente è perfettamente rispettata anche qui: trentacinque animali che si presentano, raccontando di sé abitudini, curiosità, pesi misure e aspetto. 
Come nel precedente, accanto ai dati che di più ci si aspetta in un libro del genere, si affiancano curiosità interessanti che possono catturare l'attenzione anche dei più piccoli. Ma non solo.
Alcuni tra gli animali citati credo che rappresentino una assoluta novità nel vocabolario e nell'immaginario animale che i bambini italiani hanno: il pettazzurro, il frullino, la sfinge della vite, il combattente, il tritone crestato o la pittima reale. Altri invece sono ormai acquisiti: penso al castoro, alle rondini (che, però, garriscono e non cinguettano...), al tasso, al riccio, al capriolo, e ai conigli e alle lepri. 


La cosa che succede, fin dalla prefazione e che anche in Nord aveva caratterizzato il tono del testo, è il continuo riferimento diretto al devastante ruolo e predominio che l'uomo, l'animale umano, esercita sull'ambiente e sugli habitat di queste creature. 
Già nella prefazione possiamo infatti leggere: 
Nei Paesi Bassi l'uomo viene al primo posto, rispetto agli altri animali (e altrove sarà diverso?). Il paese è organizzato per gli esseri umani. Ma è giusto che sia sempre così? Gli animali di questo libro hanno un bel po' di cose da dire a questo proposito... 
E su questo si possono cogliere, fior da fiore, notizie interessanti: il castoro per un lungo tempo era stato considerato quasi estinto perché dopo le pellicce, l'uomo gli ha dato la caccia per estrarre, dalle ghiandole perianali di maschi e femmine, il castoreo che poi finiva - ironia della sorte - in alcuni profumi costosi e famosi. Invece il povero frullino combatte una battaglia persa contro il piombo nell'acqua. Quale bambino non ha visto invece i ricci ridotti a frittata lungo le strada. E perché succede? Perché lontano dai centri abitati non riesce quasi più a trovare un posto tranquillo dove abitare. O ancora gli uccelli spatola finiscono spesso e volentieri nelle grandi eliche delle turbine eoliche e allora... 
Insomma, convivenza difficile anche se, invece, alcuni di loro, e penso all'airone cenerino, come da noi i gabbiani, hanno elaborato una buona tecnica per venire a mangiare comodamente pesce in città. 


Di questo libro però è ancora una volta l'illustrazione a essere oltremodo interessante. Le grandi tavole, che Marieke ten Berge dedica a ciascuno di loro, occupano uno spazio equivalente a quello assegnato al testo e pur essendo lontane dal disegno dal vero, di questo riescono a trasmettere comunque la potenza.
Ricordo sempre con grande piacere - e nella mia testa sono indelebili quelle immagini di ranocchie e di rami di ciliegio disegnati da attentissimi bambini - un libro che allietò la mia infanzia concepito con lo stesso criterio: ovvero un disegno che fosse fedele al soggetto rappresentato ma che non avesse alcuna pretesa o intento di essere mimetico. 


Il libro arrivava dalla mitica scuola di San Gersolè di Maria Maltoni. Ed era stato pubblicato da Einaudi perché Calvino lo aveva voluto, giustamente, a tutti costi, riconoscendone il grande valore,  non solo pedagogico, ma anche estetico. 
Questo scriveva, dei risultati di quella magnifica esperienza didattica, nella sua prefazione al libro: 
"Nei loro diari, scritti e disegnati, Maria Maltoni abituava i suoi scolari a raccontare ogni minimo fatto della vita campestre familiare e paesana di loro esperienza giornaliera; […] Certo, in questa scuoletta campagnola dalla quale è uscita una cronaca corale di tutto un paese, delle sue vendemmie e delle sue fienagioni, della sua vita collettiva e familiare, delle presenze vegetali e animali che lo circondano, una cronaca di parole e di figure e di colori come in un antico codice miniato, si è dato non solo uno degli esperimenti pedagogici più innovatori, ma una delle tracce più dirette e fresche e nuove che la vita dei nostri anni ha lasciato sulla carta." 
Ecco. Mi pare che Marieke ten Berge si muova esattamente in quella direzione. Produce, con quel suo segno cercato, inciso, e quindi scavato con lentezza e relativa precisione nel duro del linoleum, qualcosa di simile a un codice antico, che si costruisce necessariamente sull'osservazione diretta, sulla sapiente e paziente arte del saper cogliere di ogni soggetto, l'essenza.


E per questo resta indimenticabile allo sguardo.

Carla

"Tra mare e terra" M. ten Berge, E. Moraal, trad. O. Amagliani, Edizioni Clichy 2024

lunedì 15 aprile 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

LUPI ITALIANI

Finanziato dal progetto europeo Life Wolfalps Eu, esce il bel libro dedicato ai lupi, ‘I lupi delle Alpi’, scritto da Laura Scillitani, con le illustrazioni di Irene Penazzi e la revisione scientifica di Francesca Marucco. L’editore è Editoriale Scienza, che, come sempre, propone libri di grande rigore e attendibilità.
In Fiera di libri di divulgazione ne ho visti diversi: belli, affascinanti, intriganti, divertenti, talvolta anche superficiali e poco curati. Ne parlerò nelle prossime settimane. ‘I lupi delle Alpi’ è un bel libro, preciso nella descrizione del lupo e del suo habitat alpino; è un bel libro anche perché affronta la questione più spinosa, quella della coabitazione fra umani e selvatici, con il giusto equilibrio, respingendo un approccio romantico, e mistificatorio, a uno degli animali più affascinanti e, nello stesso tempo, coinvolgendo il giovane lettore e la giovane lettrice in una prospettiva di nuova convivenza fra natura selvatica e uomo.
Il libro, ampiamente illustrato, descrive le caratteristiche biologiche e comportamentali del lupo; in particolare sottolinea la struttura sociale a base familiare. Ogni branco, infatti, è costituito da una coppia di riproduttori e dai loro figli; il branco non diviene mai troppo numeroso e i giovani adulti sono via via indotti ad allontanarsi dal branco. Questo momento, detto della dispersione, è il più pericoloso per i giovani lupi, che devono affrontare percorsi accidentati fra strade, città, fiumi, terreni coltivati e così via. Quando incontrano un altro individuo isolato, di sesso opposto, possono formare un nuovo branco. Ed è proprio questa la storia di una coppia di lupi divenuta celebre: Slavc, maschio proveniente dalla Slovenia, e Giulietta, lupa italiana nella zona dei Monti Lessini.
La loro è una bella storia, sono rimasti insieme una decina d’anni, dando vita a ben quarantadue cuccioli che speriamo popolino ancora la zona delle Alpi Venete (alla faccia di cacciatori e amministrazioni locali ostili).
Questo infatti è un altro tema scottante: nonostante l’espansione del lupo sia un fenomeno naturale, in molti nel Nord Italia sostengono che debba cessare le legislazione a protezione del lupo, rendendolo di nuovo cacciabile.
Fra interessi economici reali, soprattutto di allevatori, e pressioni di una delle lobby più potenti d’Italia, quella dei cacciatori, il destino del lupo europeo è sempre appeso ad un filo.
Per questo progetti come quello che ha dato vita anche a questo libro, con il contenuto di informazione corretta e approfondita che lo distingue, sono indispensabili affinché non si facciano altri passi indietro nella conservazione di aree di natura selvatica e della fauna che le abita.
Per quanto sia difficile pensarlo nel prossimo futuro, la conservazione non può che passare dal rispetto della selvaticità, dal riconoscimento della alterità di ambienti e animali che non possono ridursi agli ambienti antropizzati.
Speriamo che le prossime generazioni, grazie anche a libri come questo, facciano tesoro di questa consapevolezza.
Consiglio caldamente la lettura di questo libro a bambini e bambine a partire dagli otto anni.

Eleonora

“I lupi delle Alpi”, l. Scillitani, ill. I. Penazzi, Editoriale Scienza 2024



mercoledì 10 aprile 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

OTTOBRE


Questo è il nome proprio di una ragazzina cresciuta dal padre in un bosco nelle vicinanze di Londra. La scelta di vivere ai margini, nel senso letterale e geografico, del mondo civile è all’inizio condivisa dalla madre, che però, dopo quattro anni, decide di tornare a Londra.
La vita di Ottobre, il cui nome viene spesso declinato due volte, quasi in una invocazione, è naturalmente più selvaggia e avventurosa di quanto non possa essere quella di un bambino o una bambina cresciuti in città. Pochissime comodità, molte sane abitudini, moltissimo lavoro, per tenere il bosco ‘in ordine’, e molta fantasia: il personaggio centrale di ‘Ottobre, Ottobre’, scritto da Katya Balen e pubblicato nel 2023 da Einaudi Ragazzi, sostituisce la tecnologia, che nella casa nel bosco è ridotta al minimo, con la cura degli alberi e con l’invenzione di infinite storie, che poi racconta al padre. Storie che partono dagli oggetti che via via ritrova fra sassi e foglie cadute e che costituiscono il suo tesoro segreto. Due eventi segnano la sua vita a ridosso del suo undicesimo compleanno: il ritrovamento di un pulcino di barbagianni, che lei accoglie e cerca di salvare, per poi doversene separare, e l’incidente che inchioda il padre in ospedale per mesi. Questo è il punto nodale in cui il destino della ‘selvaggia’ Ottobre si ribalta: è costretta ad affidare il suo piccolo barbagianni, chiamato Stig, a un centro di recupero di animali selvatici, e ad andare a vivere con la madre, detestata, nella ostile e grigia Londra.
Per Ottobre tutto è nuovo: la casa riscaldata dai termosifoni, la scuola, la divisa scolastica, le ruvide amicizie che nonostante tutto riesce a costruirsi, soprattutto dal momento in cui coinvolge l’amico del cuore Yunus a cercare oggetti smarriti, o abbandonati, lungo le rive limacciose del Tamigi, ritrovando un po’ della selvaticità perduta.
Il suo futuro non è però nella grande metropoli; sarà costretta a vivere la sua duplice natura, cercando di conciliarne gli aspetti più singolari.
‘Ottobre, Ottobre’ è un romanzo imperfetto, e questo non è necessariamente un peccato capitale. Il suo punto di forza sta nel descrivere efficacemente quell’aspirazione ad una intensa connessione con la natura che molti, soprattutto adulti, fantasticano; il personaggio di Ottobre non può che ispirare simpatia per la sua ruvidezza e per l’ostilità a tutte le regole del cosiddetto vivere civile; è una ragazzina fondamentalmente libera, che indirizza la sua fervida immaginazione nel costruire storie fantastiche. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di una bambina priva di qualsiasi istruzione: si fa i maglioni da sola, ma legge molti libri e sa calcolare con precisione quanta terra ci vuole per coltivare le patate. Di conseguenza, l’impatto con il mondo ‘civilizzato’ della scuola londinese che è costretta a frequentare non è poi così duro.
Quanto questo sia credibile non saprei dire: in realtà le molteplici attività che portano avanti padre e figlia fanno pensare a una natura molto addomesticata; il bosco in cui vivono, descritto come luogo di battaglie epocali fra i vari alberi, con buona pace di Stefano Mancuso, rappresenta più che altro uno sfondo per le vicende umane della famiglia di Ottobre. Più che il rapporto con la natura, sembra contare la lontananza dalla metropoli e dalle sue nevrosi.
Un altro punto di forza è il linguaggio spesso poetico che coinvolge lettrici e lettori in una dimensione emotiva.
Infine, il punto dolente della continua confusione terminologica relativa alla piccola Stig: nel testo viene usato alternativamente il termine ‘gufo’ e il termine ‘barbagianni’, cosa che può sconcertare il lettore, considerando la rilevanza che il personaggio riveste. Che si tratti di un barbagianni è fuori dubbio, considerate anche le immagini di Angela Harding. Credo che la traduttrice, Lucia Feoli, sia stata disorientata dal termine inglese owl, che indica genericamente gufi e civette: lo stesso barbagianni è chiamato barn owl. Immagino che l’autrice abbia usato più del dovuto il termine generico, che in italiano non esiste.
Detto questo, credo si possa dire che il romanzo può essere una lettura piacevole e coinvolgente per ragazzi e ragazze a partire dagli undici anni.

Eleonora

“Ottobre, Ottobre”, K. Balen, ill. A. Harding, Einaudi Ragazzi 2023



lunedì 4 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

VERDE



"Dobbiamo sempre ricordare che il verde è il colore più importante del mondo"; così Nicola Davies chiude il nuovo libro di divulgazione firmato insieme all’illustratrice Emily Sutton. Il testo di questa nuova fatica è "Verde. Il mondo segreto delle piante", pubblicato da Editoriale Scienza.
Da quanto detto si evince come il tema affrontato dalla celebre coppia di autrici votate alla divulgazione, e non solo, tratti dell’argomento che riscuote maggiore interesse in questi ultimi anni, il mondo vegetale.
Con un linguaggio molto semplice, adatto a lettrici e lettori anche alle prime armi, vengono affrontati i temi principali della botanica, dalla funzione clorofilliana, all’evoluzione delle piante per finire con i problemi ecologici del mondo contemporaneo.
Il mondo vegetale, all’apparenza così statico, viene visto nella sua complessità e, in particolare, mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti.
In primo luogo la forza con cui viene evidenziata l’interconnessione fra mondo vegetale e animale, soprattutto per quanto riguarda il ciclo dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, sottolineandone il delicato equilibrio. In secondo luogo, mi è sembrata chiara e incisiva la spiegazione di come e in quale misura l’utilizzo di fonti combustibili fossili alteri in modo pesante questo equilibrio. Infine, mi è sembrato utile e originale l’aver inserito il mondo marino nella descrizione dei vegetali.
Ne deriva un’immagine della complessità della realtà naturale e dell’impatto umano sugli ecosistemi terrestri, che rimanda alla necessità di un cambiamento radicale di indirizzo.
Se questi temi appaiono complessi, e lo sono!, la capacità di sintesi della Davies le consente di affrontarli con semplicità e precisione. Dire cose difficili con frasi brevi e chiare, senza mai cedere alla semplificazione, è una capacità rara che l’autrice britannica ha dimostrato spesso di avere.
D’altra parte le illustrazioni della Sutton, rigorosamente rispettose del testo, chiariscono intuitivamente la complessità del reale, aiutando i più piccoli a comprendere visivamente quello che magari non è di immediata comprensione nel testo.
L’equilibri fra testo e immagine è un punto di forza di questo libro, che consiglio caldamente a giovani naturaliste/i in erba, a partire dai sei anni.

Eleonora

“Verde. Il mondo segreto delle piante”, N. Davies e E. Sutton, Editoriale Scienza 2024