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lunedì 30 dicembre 2019

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
E PER FARE FESTA
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2019
 
perché
"Ha la forma della poesia, ma può diventare quasi una ninna nanna Qui ci sono le altalene. Se sussurrata, può addormentare i bambini e le bambine fin dal primo giorno che tornano a casa dopo il parto. Le parole che contiene sono una bella promessa di tutto quello che potrà venire.
In verità però questa poesia con una musica dentro e sotto non è nata per addormentare. Al contrario è nata per svegliare, per solleticare chi è in cammino ed ha ancora strada da fare e fa fatica a venirci incontro.
Questa poesia è stata pensata per tutti i piccoli prematuri che del mondo non hanno provato ancora nulla, perché sono lì un po' sospesi, tra il qui e il là.
Loro davvero sono su un'altalena che però non li fa volare al vento, ma li tiene chiusi dentro scatole trasparenti. La loro precaria posizione non trova sicurezza nelle corde o nelle catenelle, ma è legata a tubicini e a macchine complesse.
E loro sono lì che si dondolano avanti e indietro."
 
 
 
perché
"è una storia che gioca sulla sottile linea di demarcazione fra reale e fantastico: abbiamo a che fare con un ragazzino dotato di una grande immaginazione o la realtà ha degli aspetti che non possiamo spiegare? Tutto ruota intorno alla malattia della madre, oppure davvero in mare ci sono pesci che cercano di unirsi ad alcuni umani speciali? Essere Fish Boy vuol dire solo essere un eccellente nuotatore? Il tema della ricerca scolastica si inserisce nella narrazione e non è casuale: tratta della misteriosa scomparsa in mare di velivoli o imbarcazioni, di cui si sono perse completamente le tracce: come dire, ci sono più cose in cielo e in terra di quante siamo in grado di spiegare.
La lettrice e il lettore sono coinvolti in questi dilemmi e credo si possa dire che il romanzo, scritto con grande fluidità e un invidiabile ritmo, si lascia leggere a diversi livelli, come avventura, o come metafora della vita, quando attraversa momenti cruciali, di confine fra un prima e un dopo."
 
Febbraio 2019
 
 
 
perché
"Shaun Tan vola, è il caso di dirlo, sempre altissimo.
In un libro di poche pagine, in una rapida sequenza di frasi compresse crea un'icona di enorme potenza. Ed è lo stesso Tan a dirci che tanto del suo lavoro intorno a Cicala è stato quello di togliere, togliere, togliere. Per arrivare a mettere su carta solo il necessario. Infatti Cicala è immediatamente un'icona.
Da qualsiasi punto si voglia partire per ragionarci intorno, si trovano agganci che ne consolidano il senso e lo status di simbolo.
Uno. La cicala, animale che per eccellenza rappresenta la pigrizia, qui è lavoratore instancabile. Con riscatto finale.
Shaun Tan non ha paura di affondare le mani nel mito, nella favola di sempre, per darne una sua lettura e spiegazione originale.
Sarà difficile, da adesso in poi, d'estate, tra le cicale che friniscono, non andare con il pensiero alla sua Cicala libera e in pensione. E sarà difficile non sentirsi, con le dovute proporzioni, presi in giro come membri di quella stessa umanità che le libere cicale irridono."
Due...  
 
 
 
perché 
"La scelta della Einaudi Ragazzi di pubblicare questa graphic novel individua automaticamente un target preciso, le ragazzine e i ragazzini delle scuole medie, anche se il testo è godibilissimo anche per lettrici e lettori decisamente più grandi; mi sembra un’operazione editoriale coraggiosa e giusta, che coglie nel segno di una delle caratteristiche più vistose dei tempi correnti: l’idolatria dell’immagine, l’assoggettamento di tante e di tanti a cliché sfornati dagli ‘influencer’ e dall’esercito di abili pubblicitari, al servizio delle società di marketing.
Ma nello stesso tempo è una storia semplice, raccontata con garbo e con una moderata dose di ottimismo."
 
Marzo 2019

 
 
perché
"Si legge in un fiato la nuova piccola storia dei fratelli Janne e Ulf.
Ed è di nuovo un piccolo esempio di perfezione racchiusa in sole 45 pagine, illustrazioni di  Markus Majaluoma incluse.
In uno spazio di scrittura e di tempo narrativo che per altri sarebbero esigui e asfittici, Ulf Stark è in grado di mettere sul tappeto un bel numero di cose...
Tutto questo ha come sfondo il racconto di una quotidianità casalinga che è un vero piacere assaporare con la lettura. E non a caso mi pare si possa parlare di sapore o di odore o di rumore. Tutto passa attraverso una percezione sensoriale: dalla promiscuità tra fratelli nel bagno, sputi nel lavabo, alle macchie di cibo sulla faccia, polvere sotto i divani, piedi che spuntano dalle coperte.
Bello, come sempre. Anche per quel 'morsicare' al posto di 'mordere'."
 
 


 perché
"Non è solo ambizione ad aver guidato Sabina Radeva, brillante autrice inglese, a cimentarsi con qualcosa che sembra impossibile: ridurre in un albo illustrato il testo sacro della biologia moderna, ‘L’origine delle specie’ di Charles Darwin. Credo ci sia anche una grande autentica passione.
Sabina Radeva ha una solida formazione scientifica e nello stesso tempo è una valente illustratrice e quindi ha tentato l’impresa impossibile: ed ecco davanti a noi ‘L’Origine delle Specie di Charles Darwin’, pubblicato da Mondadori, un bel libro illustrato che riassume con semplicità e precisione i termini essenziali della teoria dell’evoluzione."
 
 Aprile 2019
 
 
 
perché 
"Lobel, e lo attestano le Caldecott e le Newbery Medals vinte, fa parte di quella nutrita schiera di autori americani (o ivi trapiantati) che dalla fine degli anni Cinquanta fino a tutti gli anni Settanta ha dato vita a un'epoca d'oro per il libro illustrato. Un disegno molto classico in una impaginazione altrettanto rispettosa dei canoni, Rana e Rospo sempre insieme rivede la luce grazie a una colta politica di progetto che qui si deve a Babalibri, ma anche diversi altri editori hanno intrapreso. 
Non si tratta solo di omaggi ai Padri e alle Madri della contemporanea letteratura illustrata, quanto anche di un'esigenza di riconfigurarsi, editorialmente parlando, su un canone che garantisca la qualità migliore all'interno di un panorama che sempre più spesso non dimostra di saper essere all'altezza delle aspettative."
 
 
 
perché 
"Sono scelte che non passeranno inosservate e che secondo me hanno un grande valore, quello di anticipare in qualche modo le scelte di lettura più mature, mettendo in fila personaggi femminili forti, diversi, originali, in qualche caso trasgressivi.er i lettori e le lettrici più giovani ci sarà sicuramente il gusto della scoperta: ‘Zazie nel metrò’, o ‘Bibi. Una bambina del nord'. Per quelli o quelle più allenati, il piacere di ritrovare, di rispolverare letture giovanili, o meno, ritrovandosi nel ritratto proposto da Beatrice Masini, che, appunto, dà una lettura per niente rassicurante, sottolineando sempre la forza, l’originalità, la libertà di queste splendide bambine, o donne, di carta.
Quanto ai ritratti proposti da Negrin, appare originale e adeguata la scelta di connotare stilisticamente in modo differente ciascun personaggio rappresentato, cercando di aderirvi o di trasmettere lo spirito di quel momento."
 
"La qualità del contenuto è tutta nella capacità di Pauli di mettere in uno scenario autentico una sequenza di dialoghi 'impossibili'.
E ulteriormente, lo spessore di queste conversazioni arriva dall'impronta filosofica che esse hanno.
Rigo e Rosa possono essere la rappresentazione in carne e pelo di come sia l'amicizia, ma questo non rende giusto merito a ciò che non sta in superficie, ma che prende corpo solo facendo sedimentare lentamente i dialoghi divertenti e surreali di quei due. Ricorda, in questo, la capacità di lettura del mondo in chiave filosofica che va riconosciuta ad autori come Toon Tellegen o, talvolta, Bernard Friot.
In sostanza si tratta di avere uno sguardo che sappia leggere la profondità e lo sappia fare con leggerezza."
 
 
 
perché 
"riesce a rendere chiaro qualcosa che qualcuno tende a dimenticare, cioè che l’Olocausto ha rappresentato il punto più oscuro della Storia umana, talmente oscuro da inghiottire anche la possibilità di narrazione; anche i personaggi delle fiabe, che possono rassicurare i piccoli con la loro magia, sono ammutoliti di fronte all’orrore fatto realtà.
Dunque la necessità del ricordo, il ripetere inesausto le vicende dei sommersi e dei salvati, dei portatori di morte e dei ‘giusti’, capaci di umili indispensabili eroismi. Nel racconto, efficacemente sono rappresentati i personaggi di questa tragedia: chi si asservì al nemico, chi voltò la testa dall’altra parte, chi divenne eroe suo malgrado.
Ne viene fuori un romanzo non comune, che per il linguaggio e l’evocazione di ambientazioni magiche può essere proposto a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, ma credo possa essere realmente apprezzato a partire dai quattordici anni, quando vi è maggiore consapevolezza della Storia e si può collocare il racconto nell’ambito etico che gli appartiene."
 
 Giugno 2019
 
 
 
perché 
"Concepito come un monolite dal punto di vista della costruzione narrativa, Il nostro avvenire dorato, compreso il finale letteralmente travolgente, ha molte qualità al suo attivo: l'universalità delle questioni che solleva e la relative prospettiva di lettura; una robustezza di impianto da romanzo classico; una capacità di rendere visiva, immaginifica, la narrazione che, in alcuni passaggi, diventa vero e proprio cinema sulla pagina (Heivisj ne è protagonista assoluto); più di un paio di piccole perle, brevi digressioni, incastonate nella narrazione più grande (una su tutte la storia di Trudi Strutto); un'indagine introspettiva sulla protagonista che dà dell'età di passaggio una chiave di lettura profonda, complessa e onesta; un crescendo 'drammatico' nel racconto della guerra, quella combattuta da chi è rimasto a casa.
E su tutto, a tenere insieme tanta bellezza, una scrittura fluida, tradotta con il consueto garbo e sensibilità.
Non leggerlo sarebbe un peccato."
 

 
perché
"è interessante la riflessione sul ‘passato’. Per Osh il passato è un bagaglio ingombrante, di cui non vuole quasi avere ricordo; per Crow, al contrario, il passato è un tassello mancante, un pezzo della sua storia che si perde nell’indistinto. E dunque per lei è una necessità ineludibile ricostruire i passaggi, individuare le persone, dare un senso al sua arrivo nell’isolotto di Osh. Questo tema si collega all’altro, altrettanto interessante, dei legami di sangue, o presunti tali, confrontati con le relazioni reali, con l’esserci affettivamente, svolgendo un ruolo, al di là delle relazioni di parentela. Tematiche, come si vede, che hanno a che fare con l’identità, quella essenziale richiesta di individuazione così presente nelle teste degli adolescenti. Anche in questo romanzo l’azione, raccontata in alcuni tratti a ritmo serrato, si accompagna a una grande capacità di ricostruzione delle atmosfere familiari attraverso gli oggetti di vita quotidiana, gli animali che condividono la vita dei protagonisti, i diversi personaggi secondari."
 
[continua]

lunedì 6 maggio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

QUANDO ANCHE LA MAGIA FINISCE


Capita che qualche racconto o qualche viaggio restino impressi talmente tanto nella memoria da divenire una spinta insopprimibile alla narrazione: è quello che credo sia successo alla scrittrice cubano americana, di ascendenze ebraiche, R.M. Romero, qui al suo esordio letterario.
L’origine di questo libro, ‘IL fabbricante di sogni’, pubblicato da DeAPlaneta, è un viaggio in Polonia, ad Auschwitz, fatto da adolescente.
Da questo viaggio deriva la necessità di raccontare, con un punto di vista molto particolare, l’Olocausto. E’ il punto di vista del pensiero magico, quello che riempie le storie di personaggi straordinari, di maghi, stregoni, creature del bosco, di cui, così si evince dalla lettura, la narrativa polacca è piena.
La storia è imperniata sul personaggio di una bambola, sfuggita al suo mondo insieme a un elegante soldatino per evitare l’orda vandalica dei ratti. La bambola, Karolina, prende vita nel mondo degli uomini grazie al potere magico del Giocattolaio, Cyryl Bzezick, un reduce dalla Prima Guerra Mondiale, che gli era costata una gamba.
Siamo nel 1939 e il Giocattolaio vive nel centro di Cracovia, dove nel suo negozio fabbrica giocattoli per i bambini polacchi. L’amicizia con la bambola ‘viva’ fa tornare un po’ di luce nella sua vita solitaria e gli fa incontrare il violinista ebreo Jozef e sua figlia Rena. Ne nasce così un’amicizia, basata sulla gentilezza e sul credere, per quel che si può, alla piccola magia di una bambola parlante.
IL Giocattolaio e Karolina hanno in realtà una missione che diventa urgente quando sopravviene la guerra e l’occupazione nazista. La magia del Giocattolaio viene messa alla prova nell’ultima missione, mettere in salvo alcuni bambini ebrei, facendoli fuggire dal ghetto.
Ma dopo questo intervento, il destino del Giocattolaio è segnato e finirà, insieme a Jozef, ad Auschwitz. La bambola Karolina non può salvarlo e assiste impotente all’orrore del campo di sterminio, fino a quando il vento gentile che l’aveva portata fra gli umani non la riporta al suo mondo, ormai liberato dai ratti invasori.
Di solito diffido delle storie a tema, che si immaginano impostate per fornire precetti edificanti alle giovani lettrici e lettori. Di questo romanzo, mi ha incuriosito l’approccio magico, l’aver scelto un registro decisamente infantile per raccontare una storia ambientata negli anni cupi del nazismo imperante. E devo dire che l’autrice, pur con qualche forzatura, riesce nell’intento di raccontare una pagina così oscura della nostra Storia dal punto di vista di una creatura magica, la bambola parlante, mandata nel mondo degli uomini per aiutare il Giocattolaio, mago inconsapevole, a compiere il suo ultimo gesto eroico. Inevitabilmente, la narrazione oscilla continuamente fra il registro realistico e quello fantastico, catturando la lettrice e il lettore sul piano emotivo.
In una cosa riesce realmente bene: riesce a rendere chiaro qualcosa che qualcuno tende a dimenticare, cioè che l’Olocausto ha rappresentato il punto più oscuro della Storia umana, talmente oscuro da inghiottire anche la possibilità di narrazione; anche i personaggi delle fiabe, che possono rassicurare i piccoli con la loro magia, sono ammutoliti di fronte all’orrore fatto realtà.
Dunque la necessità del ricordo, il ripetere inesausto le vicende dei sommersi e dei salvati, dei portatori di morte e dei ‘giusti’, capaci di umili indispensabili eroismi. Nel racconto, efficacemente sono rappresentati i personaggi di questa tragedia: chi si asservì al nemico, chi voltò la testa dall’altra parte, chi divenne eroe suo malgrado.
Ne viene fuori un romanzo non comune, che per il linguaggio e l’evocazione di ambientazioni magiche può essere proposto a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, ma credo possa essere realmente apprezzato a partire dai quattordici anni, quando vi è maggiore consapevolezza della Storia e si può collocare il racconto nell’ambito etico che gli appartiene.
Lettura interessante, da aggiungere a pieno titolo alla già ampia bibliografia sull’Olocausto.

Eleonora

“Il fabbricante di sogni”, R. M. Romero, DeAPlaneta 2019