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mercoledì 5 aprile 2017

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Sai cosa penso, Scoiattolo che oggi festeggi perché invecchi...?
...che quando prendo carta e penna per scriverti e fuori c'è il sole, vedo tutto con un umore diverso.
Nel libro di cui ti parlavo ieri, sai quel capolavoro di purezza intellettuale scritto da un Michael Rosen messosi coraggiosamente a nudo, la parola sad compare più di venti volte. Sad per lui è un luogo, una condizione dell'anima, un posto che può essere scuro e angusto, come il buio che c'è sotto il letto oppure può essere alto e luminoso come il cielo sulla sua testa...ecco luminoso come il cielo. Complice questo bel sole, non posso resistere e non pensare a uno dei libri più luminosi che conosco sulla morte...The Flat Rabbit.1
Te lo regalo per il compleanno, ti farà bene averlo.
Lontano dalla rabbia di Rosen e dalla solitudine di Jeffers, The Flat Rabbit, pur non sottraendo nulla alla profondità della questione, la guarda con lo stupore che mi raccontavi del piccolo Bruno. Ed è questo il merito che gli riconosce chiunque lo abbia letto.


Tutto comincia con un cane che passeggia per la via, in un giorno terso. Girato l'angolo, si accorge che, spiattellato come una frittata, sull'asfalto c'è un coniglio. Anzi, la coniglia che abita al 34, dove c'è quel cancello su cui lui ha pisciato un paio di volte. A guardare stupefatti la coniglia ordinatamente stesa in modo simmetrico rispetto al suo asse mediano, ci sono il cane e il suo amico topo che in quel preciso momento arriva sul marciapiede in senso opposto. Silenziosi, la guardano e riflettono su che cosa stia facendo lì in quel momento. Una certa malinconia si percepisce nell'aria, anche perché non deve essere particolarmente divertente stare lì sdraiati... Con un pragmatismo che sconcerta pensano che sia meglio rimuoverla da lì. Ed ecco che arriva la grande domanda...dove la portiamo? Non sarebbe carino se ci vedessero con una coniglia appiattita mentre la portiamo in giro... Seduti su una panchina, i due riflettono mentre dietro di loro qualcuno sta facendo volare un aquilone. 


Fermiamoci anche noi a riflettere. A considerare come questi due lascino nel dubbio e nell'ambiguità il lettore, nel loro ignorare - o forse dovrei dire meglio far finta di ignorare - che la coniglia è morta. Probabilmente investita da qualcosa di molto più grande di lei. Consideriamo il loro modo di leggere il mondo: sono semplici, forse ingenui, di certo puri, che si limitano a constatare le conseguenze degli spiacevoli fatti accaduti, valutando di trovarvi una soluzione che si possa considerare congrua e dignitosa per tutti.
Non hanno, o non vogliono farvi ricorso, particolari strumenti di elaborazione.
Eppure, non si sa come, la loro attenzione e cura nei confronti della coniglia appiattita, è partecipata. Non lo si può negare.
Ora il fatto è che quella coniglia è morta, mortissima. E quindi si sta discutendo in modo partecipato, ma calmo e lievemente distaccato, di concederle degno viatico verso un altrove. Entrambi hanno molto ben chiaro che lì non è bene che lei rimanga...
Concedimi di fare un paragone molto azzardato: ma questo loro ragionare sulla panchina assomiglia un po' ai tentativi fatti dai ragazzini davanti al letto con la nonna morta, o a quelli della bambina silenziosa davanti alla poltrona vuota, o ancora a quelli di Michael Rosen davanti a quel mozzicone di candela...tutti, con modalità diversissime, sono lì a cercare di capire cosa si può fare davanti alla morte.
Mi rendo conto: è la domanda del secolo e come tale forse merita di avere tante risposte quante sono le stelle in cielo...
A te l'onore, mio caro, di dire la tua...

Formica


Carissima Formica,
Sai, ho notato che stiamo parlando molto di come si sta di fronte alla morte, come se effettivamente la mente potesse avere la capacità di affrontare un evento che, di fatto, non conosce. Bene faceva Bruno a indagare, bene facevano gli animali a chiedersi cosa fare della coniglia appiattita sulla strada, ma andando in questa direzione si rischia di non riuscire a rispondere alla domanda che aleggia, gettando inquiete ombre che se i bambini non possono vedere, io, da scoiattolo un po’ invecchiato quale sono, vedo benissimo.
La domanda è: ma dove va quella parte impalpabile che ci rendeva care le persone? Alcuni la chiamano anima, e io non so se questo è il nome giusto, però giusta, e a questo punto urgente, è la domanda. E per rispondervi, temo che l’indagine sui fatti non sia lo strumento adatto. Qui più che capire, si tratta di interpretare.
Mi parlavi di stelle, e mi è immediatamente venuto in mente un libro che si intitola Una splendida notte stellata.2
E sai cosa? Viene da Taiwan. Non parla esplicitamente di morte, ma della vita di una ragazzina. E siccome, questo lo abbiamo stabilito, la morte è parte della vita, in questo libro c’è anche lei. Infatti alla piccola protagonista muore il nonno con cui aveva vissuto per tutta l’infanzia, prima di trasferirsi (come spesso accade da quelle parti) in città per studiare. La ragazzina non vede il nonno morire come Bruno, non va nemmeno al funerale. Non piange, non tocca con mano, non misura. Non ha occasione di dare un nome alla morte, e di fatto si ritrova immersa in un immobile silenzio. Per lei il dolore diventa qualcosa di inesprimibile, qualcosa di profondamente interno, insondabile, misterioso e, soprattutto, prezioso! La prova provata della sua relazione con il nonno. L’impossibilità della verbalizzazione si traduce in immagini straordinariamente ricche e dai colori sgargianti che dialogano silenziosamente e fittamente tra loro. Sono illustrazioni simboliche ed allusive, difficili da afferrare razionalmente, quasi come se parlassero una lingua segreta con una parte nascosta di noi.
In questo libro ad assenza si aggiunge assenza. La distanza fisica del nonno in campagna si estende quando il nonno muore. I genitori, presenti fisicamente, sono concentrati sul lavoro e sui loro problemi, e di fatto sono assenti mentalmente e nella relazione. 

 
Un bel giorno nella vita della ragazzina entra in punta di piedi un coetaneo: è in città per studiare, e abita in una stanza presso una vecchietta, perché suo padre lavora su una barca (quante barche in questi libri!)
Anche lui è solo, e così i due diventano amici. Non parlano molto, ma condividono le loro giornate fatte anche di piccole difficoltà. Un bel giorno, quando il mondo intorno diventa troppo nemico, i due scappano. E sai dove vanno? Indovina indovinello, cara Formica. Lo so che lo hai pensato, ed hai ragione: vanno in montagna, a casa del nonno, la casa dove la protagonista ha passato la sua infanzia. E non appena mette piede nella casa, la bambina trova le parole ed esce dal suo silenzio: comincia a ricordare. È un momento molto doloroso, ma anche pieno di calore, perché ristabilisce la relazione, evidenziando come il nonno non sia altrove, ma dentro di lei e tutto attorno, nel mondo.
Il ricordo, Formica, fa diminuire la distanza tra noi e i morti. Addirittura la annulla, e loro sono presenti, con noi, vicino a noi, presenti al nostro fianco. 

 
Adesso i due amici possono tornare indietro.
Finalmente la bambina riesce a piangere e, dopo, si ammala gravemente. Quando guarisce va a trovare il suo amico, che è partito per stare con suo padre sulla barca dove lui lavora. Ecco un’altra assenza che si aggiunge a tutte le precedenti e che approfondisce ulteriormente la solitudine in cui è immersa la ragazzina ma soprattutto la sua competenza sui vari gradi di distanza. Ma ormai lei ha capito come fare, sa come ritrovare gli assenti, morti o distanti che siano. 

 
Sai, ogni volta che leggo questo libro ho sempre il sospetto che il ragazzino non sia davvero vivo, ma lo spirito del nonno. E se così fosse, Formica, dove, dove se ne sarà andato, una volta salito su quella barca che sembra fatta apposta per traghettare i morti da qualche parte?
Domande, domande e ancora domande, cara Formica.

Scoiattolo


Ps. Sai, ho conosciuto un orso tempo fa. Lui sapeva esattamente dove vanno i morti. In Paradiso, diceva...3




































1B. Oskarsson, The Flat Rabbit, Owlkids Books 2014
2J. Liao, Una splendida notte stellata (trad. S. Torchio), Edizioni Gruppo Abele 2013
3D. Verroen, W. Erlbruch, Un paradiso per il piccolo orso (trad. K. Wessel), E/O 2005

venerdì 12 dicembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


GLI ABBRACCI DI JIMMY LIAO


Lo confesso, quando l'ho visto sono rimasta un po' perplessa: copertina verdolina, controcopertina rosa confetto e tante tante pagine piene di abbracci. Ho provato un pizzico di delusione, aspettandomi qualcosa di diverso, da un artista come Liao.

Temevo che il rosa confetto nascondesse un momento di stanchezza, un libro a tema ben lontano dai suoi capolavori, come Una splendida notte stellata e La voce dei colori.


 


















Ma Liao riesce ancora una volta a sorprenderci: quello che sembra semplicemente un catalogo di abbracci in realtà è un libro dentro un libro, una storia dentro la storia.


La vera storia, che dà un senso a tutto, è quella di un cucciolo di leone e di un bambino, che hanno condiviso un pezzetto della loro infanzia, piena di giochi e di abbracci.

E' venuto poi il tempo di una dolorosa separazione; è passato del tempo, il leone ha dimenticato, il bambino, ora ragazzo, no. Affida il suo desiderio di ritrovare l'amico perduto ad un libro, trasportato da una cicogna. Il libro è, appunto, Abbracci, di Jimmy Liao.

 
Il leone la pensa più o meno come me, rifugge la sdolcinatezza, le effusioni esibite , il 'buonismo' a buon mercato. Però si mette a sfogliare queste pagine di abbracci eterodossi, animali e bambini nella più completa confusione e più sfoglia, più sente il bisogno di essere abbracciato; prova a scambiare gesti affettuosi con gli altri animali della savana, ma ne esce malconcio e mentre è lì che che si lecca le ferite, riaffiora un ricordo, di molto tempo prima, quando era cucciolo ed un bambino lo abbracciava. Triste dimenticare un abbraccio, un affetto, un legame.


Ma come va a finire non lo rivelerò. Ancora una volta, Jimmy Liao sorprende, nasconde una storia dietro le immagini che potrebbero sembrare davvero solo un catalogo di gesti affettuosi; e ogni didascalia definisce, poeticamente, un aspetto o l'altro di quel momento di intimità. Se il tema è ben presente anche in altri recenti illustrati, qui c'è un più raffinato gioco intellettuale, nel celare e svelare i significati, che va insieme , però ad una forte carica emotiva, che comunque ti coinvolge, nonostante il verdolino e il rosa confetto. E' vero, nessuno abbraccio dovrebbe essere dimenticato.

Come dice, nella nota finale, Luca Ganzerla, che Jimmy Liao tanto bene conosce,'Se autentico, l'abbraccio è una ricerca di armonia, una nuova premessa, un sospirato punto d'arrivo, un angolo sicuro di mondo..'

Come non condividere e farne tesoro?


Eleonora



“Abbracci”, J. Liao, Edizioni Gruppo Abele 2014




domenica 30 ottobre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA LUCE DENTRO

LA VOCE DEI COLORI, Jimmy Liao
Edizioni Gruppo Abele, 2011

ILLUSTRATI PER PICCOLI, MEDI e GRANDI (dai 5 anni)


"Mi auguro che un giorno un amico reciti per me
una poesia accanto alla finestra al tramonto."


E se vicino alla finestra al tramonto quel mio amico volesse anche sfogliare e leggere questo libro per me e volesse raccontami le immagini, la poesia continuerebbe a girare nell'aria...

Una lunga passeggiata in solitario di una ragazzina attraverso due mondi tra loro comunicanti: il mondo di sopra, aperto, in cui percezioni e sensazioni si susseguono e stimolano desideri, ricordi, fantasie e scenari immaginari e il mondo di sotto, in profondità, artificiale, chiuso e perennemente attraversato da un treno metropolitano.
La ragazzina, con il suo esile bastoncino bianco che sempre la precede, il suo zaino rosso e i suoi occhiali rotondi e blu, è una bambina che sta perdendo la vista. Inizia il suo viaggio verso la cecità entrando, alle sei e cinque di un piovoso giorno di autunno, in un tunnel di una stazione della metropolitana, una metafora che ci aiuta a immaginare cosa significhi la perdita della luce. Eppure in quel tunnel, dopo due rampe in discesa, avvolte nel grigio e nell'ombra da cui escono grandi occhi di rapace, il buio non arriva mai: anzi arrivati al piano dei binari si scatena un vero concerto di forme e colori. Treni affollati di persone, o di personaggi usciti dall'immaginario, o da forme create dalla fantasia sono lo strumento, lo stimolo per questa ragazzina a immaginare, costruire e attraversare mondi di volta in volta diversi, ma assolutamente unici e personalissimi: un labirinto arboreo attraversato da lepri giganti, laghi nebbiosi navigabili sul dorso di un cigno, una corte deserta sui cui si aprono ventidue porte rosse. Dietro una di queste, quella indicata dall'ombra della torre, c'è la stanza dei ricordi di infanzia che, aperta, rivela un vecchio giocattolo perduto dalla bambina, rimpicciolitasi per l'occasione come una novella Alice nel paese delle meraviglie.
Ecco: un paese, una terra, un mondo delle meraviglie è quello raccontato in questo bel libro così particolare. E questo mondo delle meraviglie è il mondo immaginato da chi, nella propria disabilità ha saputo trovare una nuova dimensione, generata da percezioni, odori, ricordi, fantasie, parole che -proprio perché in assenza di luce cercano luminosità altrove - ne 'colorano' ogni momento, cogliendone la poesia più profonda.
Il mondo immaginario che la mente di questa ragazza crea trova un suo corrispettivo nel breve testo, anch'sso con un forte valore poetico (il libro lo dichiara subito, visto che è dedicato ai poeti) che accompagna la fantasmagoria di queste tavole: continuare a perdersi nella città, ha come immagine quella di una città costruita come un'eco di un famoso quadro di Escher; emozionarsi per tutte le forme che le nuvole possono assumere, è rappresentato con un bagno di sole della ragazza sdraiata in costume sulla schiena emersa di una balena che nuota tranquilla.
Raccontare questo libro a parole è inevitabilmente riduttivo e, mi rendo conto, ne svilisce la grande potenza. Questo, a ulteriore riprova  del fatto che poche parole, molti colori, forme e immagini così evocative fanno di questo racconto un libro di grande senso e qualità.


Carla