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venerdì 6 giugno 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOM DE SAVOIE

Pesce Chiappa
, Pauline Pinson, Magali Le Huche (trad. Odile Ribaldi Sánchez) 
La Nuova Frontiera Junior 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Pesce Chiappa sembra un sedere. 
Glielo dicono tutti. Pesce Chiappa non sa cosa rispondere. È vero che la sua faccia ricorda un sedere. Decide così di fare delle puzzette con la bocca. I suoi amici si divertono un mondo e smettono di prenderlo in giro. 
Ma dopo un po' Pesce Chiappa non ha più voglia di essere divertente, vuole solo essere normale." 

E così decide di andarsene altrove e parte in esplorazione delle grandi profondità marine. Tanto più giù va, tanto più trova pesci molto strani: pesci imbuto, pesci chiave inglese e persino un pesce fontina. Con lui però è diverso: è amicizia a prima vista. Se era curioso avere la forma di un sedere, figuriamoci averne una da fetta di formaggio valdostano. 


Damien e Steven, rispettivamente Chiappa e Fontina, giocano a palette: una sorta di tennis subacqueo e Steven, che ha un sacco di abilità, ne insegna parecchie a Damien; come scrivere sulla sabbia del fondo marino con la coda o fare musica con le conchiglie. È tutto un grande spasso fino al momento in cui una rete di pescatori li tira a secco...Ma il fatto di essere così 'brutti' si rivela una fortuna perché immediatamente vengono rimessi in acqua dal pescatore che li guarda disgustato. La vita in fondo al mare è davvero piena di belle sorprese, compresa quella che capovolge, nel senso più letterale possibile, il punto di vista... 

Un successo editoriale inaspettato quanto grandioso: 50.000 copie vendute, nove paesi ne acquisiscono i diritti e in Italia arriva con La Nuova Frontiera Junior. Alla fiera di Bologna molti ne parlano e infatti sparisce all'istante dai tavoli degli stand...


Un fenomeno che potrebbe spiegarsi con il fatto che nel realizzarlo sono successe alcune belle cose. 
La prima delle quali è la grande intesa che c'è fra quelle due monelle di Le Huche e Pinson. Hanno già collaborato più volte su libri come Non sono stato io, è stata la balena (Tourbillon 2014) e La famiglia Cacca (Tourbillon 2014), gli unici due arrivati fin qui. Gli altri sono francesi. 
Entrambe condividono il modo di concepire le storie per bambini: entrambe sono lì a cercare di farli ridere e nello stesso tempo di mettere su pagina cosette anche più profonde che li possano toccare. L'altra bella cosa che succede riguarda gli adulti: il libro - almeno in francese -  gioca e allude. Una per tutte: il nome Steven che in italiano è divertente, ma vabbè, in francese è invece Tom de Savoie, che parlando di formaggi, fa molto più ridere ed è un magnifico gancio per conquistare l'acquirente, ammesso che ami il camembert (in Francia) o la fontina (in Italia)! 


E in tutto questo gran ridere vediamo prima un pesce da solo che decide di non stare più al gioco che gli altri esigono da lui per divertirsi e tenerlo dentro il gruppo e poi vediamo l'incontro con un altro pesce appartenente alla categoria degli 'scartati' dalla società. 
Addirittura il pescatore li ritiene inguardabili e quindi invendibili. Inutile tirarli a secco.
Questo dettaglio, se ben utilizzato, diventa per i due nuovi amici una risorsa. 
E ancora, tra una risata e l'altra, vediamo come cambia il punto di vista di Damien che, al principio, sulla scia di quanto dicono i suoi vecchi amici, considera il pesce Fontina effettivamente brutto, salvo poi ricredersi quando lo conosce più a fondo e smette di vederne solo l'aspetto esteriore. 
Naturalmente il grande successo, è inutile girarci intorno, dipende dal fatto che nel titolo e per tutta la storia si ruota intorno a un sedere. 
Splende in copertina, in tutto il suo rosa su fondo nero e fin dal principio la storia cerca spunti riguardo a tutto quello che un sedere può fare, puzzette annesse. 
Però però pero. Le due non sono nuove a cavalcare questa tigre, ma lo fanno con un garbo tale che anche al lettore più smaliziato non viene in mente che si tratti di una strizzatina d'occhio ai lettori, fin troppo facile. Lo si capisce nel momento in cui tanto più va in profondità (in senso latto e letterale), tanto più il pesce chiappa esce dallo stereotipo, fino ad arrivare al climax (preparato a dovere con la sequenza di pesce gatto, sega, pilota, lanterna, imbuto e poi chiave inglese) rappresentato dal pesce fetta di fontina. 
Ed ecco che qui arriva l'altra grande qualità del libro, ossia il disegno di Magali Le Huche. Alle tavole corali, spesso doppie si alternano brevi e concitati dialoghi a fumetto tra i protagonisti, oppure piccole scenette sul bianco della pagina. 


Ma per togliere ogni dubbio circa la sua bravura, basta osservare la fetta di fontina al cinema...
Vedere per capire! 

Carla

mercoledì 19 marzo 2025

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

MUMBLE MUMBLE 


Ecco che Beisler ci presenta la prima infanzia di Rico, un bambino di cui abbiamo letto pensieri, amicizie e avventure nei tre titoli pubblicati tra il 2012 e il 2014 e qui () puntualmente recensiti con l’ammirazione che sempre Andreas Steinhöfel si merita. 
Piccolo è Rico e piccoli sono i lettori e le lettrici a cui è destinato questo breve racconto super illustrato e stampato in maiuscolo ad alta leggibilità. Ma andiamo con ordine e facciamo conoscenza con il nostro simpaticissimo protagonista. 
“Rico pensa in modo diverso dagli altri bambini. Più lentamente, ad esempio. E intorno agli angoli.” Ecco come


Dunque Rico rischia di perdersi ad ogni svolta del pensiero come a ogni angolo della città di Berlino in cui vive con una mamma attenta, e allegra quanto lui. Ma se fino ad ora non ha potuto frequentare l’asilo a causa dei frequenti trasferimenti della suddetta mamma ora arriva il momento di iscriversi alla scuola primaria: si dovrà dunque passare dalla psicologa (o qualcosa del genere) e poi assicurarsi che a scuola ci possa arrivare da solo, e senza perdersi. Questo il filo su cui si svolge la storia narrata in sei brevi capitoletti nei quali potremo scoprire, per esempio, che un triangolo può nascondersi più o meno dappertutto e che se ad un triangolo togli prima un angolo, poi un altro, diventa in punto. Ed ecco spiegato il triangolo. O anche, come abbiamo visto nella pagina riprodotta in alto, come è possibile descrivere una rana. 
Bella bella questa infanzia raccontata con lingua semplice e ritmo veloce che coinvolge chi legge con ironia e affetto. Belle anche le illustrazioni di Lena Winkel che si intrecciano al testo e con il testo camminano.


Così testo e immagini ci accompagnano nei percorsi di Rico, in quelli urbani come in quelli mentali raccontandoci che il triangolo, come la rana, come il mondo, lo si spiega passo dopo passo, con deduzione e immaginazione, mai l’una senza l’altra. 


Quanti problemi, Arvo! Anche Arvo, protagonista della storia di Anti Saar pubblicata da Sinnos, è alle prese con una marea di cose da spiegarsi, di domande sul mondo e su come farlo funzionare, e anche Arvo lavora di deduzione e di immaginazione per arrivare a trovare la quadra. Risultato: Arvo si trova ogni volta con un sacco di pensieri nella testa fatti di constatazioni, ipotesi, desideri, tentativi, successi e fallimenti, e relativi stati d’animo da gestire dignitosamente. 
Cinque episodi della vita quotidiana di un bambino di otto anni alle prese con un’amichetta che sa saltare molto meglio di lui e per giunta lo canzona, con una fila alla cassa del supermercato da gestire da solo perché il papà è dovuto tornare indietro a prendere il lievito, con il desiderio irrefrenabile di accaparrarsi legittimamente un secondo pezzo di torta, con la necessità di rientrare a casa avendo mancato la giusta fermata dell’autobus e infine con i tentativi per arrivare a prendere (sarà rubare?) una succosissima prugna appesa al ramo di un albero che non è suo. 


Anche qui l’impaginazione tiene ben legato il testo alle immagini con il risultato di rendere la lettura facile e divertente. Ecco due storie che raccontano come l’infanzia (ma non solo) sia costantemente impegnata in un pensiero investigativo che potremmo dire filosofico nello sforzo di tenere insieme desideri, obiettivi, regole, azioni e reazioni. E che il percorso necessario per spiegarsi il mondo potrà girare intorno ad angoli, piroettare intorno a cerchi o avvilupparsi in spirali senza fine, potrà andare dritto lungo una linea retta, andare lento, a singhiozzo o veloce come una saetta ma tutti/e siamo impegnati/e a mettere insieme pezzi di mondo e a tenerli in piedi come meglio possiamo. 

Patrizia 

Noterella al margine 1. Mi si conceda una piccola divagazione autobiografica che la lettura di questi racconti ha illuminato dal mio passato di bambina: potevo avere tra i sei e i sette anni, ogni domenica si partiva da Bari, dove vivevamo, per arrivare a Barletta, paese d’origine della famiglia. Io avevo appena imparato a leggere e dall’abitacolo dell’auto che mi trasportava riuscivo a leggere le insegne su cui posavo lo sguardo, quella dei bar era forse la più facile da cogliere al volo e dopo tante ricorrenze (c’erano i bar a BAR-i e c’erano i bar a BAR-letta) mi spiegai la cosa dicendomi che si dovevano chiamare così per via dell’assonanza con i nomi delle città! Dunque se a Bari e a Barletta quei posti si chiamavano BAR, chissà a Genova o a Lecce come si chiamavano! 
Ero certo sulla strada sbagliata ma il mio pensiero lavorava di deduzione e immaginazione. 
 Noterella al margine 2. Quanta invidia questi genitori nord europei così complici e comprensivi! 

“Rico e il mistero dell’angolo triangolo”, Andreas Steinhöfel, Lena Winkel (trad. Chiara Belliti), Beisler editore 2024 
“Quanti problemi, Arvo!”, Anti Saar, Anna Ring, (trad. Daniele Monticelli), 
Sinnos 2024 


venerdì 17 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BRILLANTE COME UNA STELLA

Stella, Gerda Dendooven (trad. Olga Amagliani) 
Camelozampa 2024 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Ogni mattina l'uomo pescava una rete piena di pesci che il pomeriggio la donna vendeva al mercato. Da anni andava così. 
Ma una rosata giornata d'estate l'uomo trovò nelle sue reti qualcosa di strano. Era più grande di un grande pesce e per di più aveva molti capelli. 
'Moglie' chiamò l'uomo, 'vieni subito, vieni a vedere! 
Qua. là. Guarda.' 
La donna scrutò l'acqua. 
 'Santo cielo' esclamò. 'Che cos'è? Tutto così rosa. E quanti capelli! È davvero un pesce?'" 

Moglie e marito, con fare circospetto, mantenendosi a distanza, addirittura con un bastone in mano per difendersi in caso di pericolo, issano a bordo della loro barchetta Gran Fortuna quella strana creatura. Con loro c'è il cane di sempre, Bruno che scodinzola nell'annusarla: la sua coda sembra dire buo-no buo-no. È enorme, ma dalle alghe che l'avvolgono esce un piedino e poi una manina con i suoi bei ditini...
Non è un pesce, ma un bambino, anzi per la precisione una bambina. Una bambina viva con un sacco di capelli. Che sia caduta da una barca o che qualcuno l'abbia volontariamente gettata in mare? Nessuno lo sa.


L'unica cosa giusta da fare è tenerla con sé. Così carina, la naufraghina, che però di lì a poco apre i suoi grandi occhi e comincia a frignare come una sirena. Fame? A giudicare da come butta giù tutti i pesci pescati, si direbbe proprio di sì. 
Approdati a riva, nessuno degli interpellati lamenta la scomparsa di una bambina e nessuno la reclama per sé. 


Così a moglie marito non resta altro da fare: tenerla come una figlia arrivata dal mare e darle un nome, anzi un bel nome: Stella maris. 
Questa è la sua storia di bambina che arriva da chissadove, che prima è piccola, poi grande e poi anche enorme. Tanto grande da non avere più neanche un letto e neanche un tetto adatto e sufficiente per coprirla. 
Tanto grande da spingerla a partire per il mondo a cercare un posto che faccia proprio per lei. 

Ci sono storie che sono proprio diverse dalla media. 
Si alzano sulla superficie dell'editoria e brillano per lucentezza. 
Stella, ironia del titolo, è una di queste. 
Scritta nel 2016, vince in patria premi importanti, diventa anche uno spettacolo teatrale (Gerda Dendooven è tanto scrittrice, quanto illustratrice, quanto donna di teatro. Quindi ci sta.) 
Siccome il mare è grande ci mette otto anni ad arrivare sulle nostre coste, ma arriva. 
Le cose belle che questo libro dimostra di avere sono tre, e non sono da poco. 
E' proprio una bella storia: bello è ciò che racconta, bello è come lo racconta e bello è come la illustra. 
Comprensibile dai piccoli, riconoscibile dai grandi e maledettamente chiara per tutti, universale. 


Con ordine. La storia in sé attraversa questioni così profonde che la fanno assomigliare a una fiaba, ma nello stesso tempo la rendono di stringente attualità. Un po' come a dire che della contemporaneità Gerda Dendooven ha lasciato indietro ogni retorica, e ha portato in superficie il seme universale - il mito, il simbolo, la metafora - che inevitabilmente ha radici in tutti noi. Che lo si voglia vedere o no. 
Un bambino che galleggia solo nel mare... Non credo vada aggiunto altro. 
Come in una vera fiaba tocca la questione degli erranti. Dei senza terra, dei rifiutati. 
Come in una vera fiaba tocca la questione della maternità/paternità inaspettata e poi voluta. 
Come in una vera fiaba tocca la questione dell'essere grande, ma proprio grande. Un outsider, un fuori misura. 
Come in una fiaba tocca la questione della partenza in cerca di fortuna. 
Come in una fiaba tocca la questione della partenza in cerca di una appartenenza.


A tutto questo si aggiungono un paio di felici intuizioni, che a me personalmente la rendono ancora più lucente, se possibile: bambini e cani si intendono a meraviglia (vedi la capacità di Bruno di starle sempre intorno) e bambini con altri bambini si sanno organizzare (vedi le due diverse prospettive - adulta e infantile - rispetto alla crescente dimensione della Stella in questione). 
Ancora più splendente la rendono due altre cose: il testo, ovvero la sua traduzione, che è davvero un piccolo capolavoro di sensibilità, un misto di ironia e tenerezza, di profondità e leggerezza; e due inevitabili confronti con autori cardine per l'editoria: Kitty Crowther e Wolf Erlbruch. 
Direi che il libro Mère Meduse di Kitty Crowther ha più di qualche tangenza con Stella. A tal punto che mi parrebbe quasi naturale che Gerda Dendooven lo abbia letto e così tanto amato da averlo fatto suo per sempre. 
Due gigantesse che condividono la patria e il senso più profondo dell'essere madre... 
L'altra tangenza che mi fa sobbalzare è con l'uso del collage e più ingenerale con il disegno di Erlbruch, ovvero con la sua iconografia con cui le tangenze diventano molte e in alcuni casi così forti e precise da spaesare lo sguardo: il cane Bruno, i tessuti tra quadretti e righine, le proporzioni dei corpi, le guance rubizze, i grandi occhi dietro le lenti rotonde... 


Carla

lunedì 4 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL DEBUTTO IN SOCIETÀ 

Vietati i tuffi a bomba, Hulrich Hub, Jörg Mühle (trad. Bérénice Capatti) 
Rizzoli 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"In fondo alla fila si trova una gallina cieca con un paio di occhiali da sole accanto a un'anatra zoppa, che è costretta a reggersi su una stampella. 
'Perché facciamo la fila?' chiede la gallina cieca con voce sorprendentemente profonda. 'Magari qui vendono salsicce, e lo sai che io non le digerisco, anche se per il resto io mangio tutto..' 
'Non parlare così forte' sibila l'anatra zoppa. 'Gli altri ci guardano in maniera strana...' 
Al che un'anatra più avanti si volta. 'Di qui si va in piscina' dice con voce annoiata. Ma perché non avete gli asciugamani?'.
'In piscina?' All'anatra zoppa brillano gli occhi." 

Lei non è mai stata in acqua e muore dalla voglia di provare. Naturalmente la gallina è di parere contrario: lei non sa neppure nuotare. Tra le due, diligentemente in fila, nasce una discussione. 
Diamo solo un'occhiata veloce è l'argomento dell'anatra, che da sola non se la sente proprio di andare... In fondo, e questo è un colpo diretto ai sentimenti della gallina, loro due sono amiche... 
E così la gallina, pensando che nella vita tocca fare anche qualche sacrificio per amicizia, acconsente. Però si fa a modo suo: si supera l'intera coda in nome della zoppia e della vita grama dell'anatra, che l'unica cosa che riesce a fare è arrossire piena di vergogna.... 
Superata la fila, già si profila il prossimo intoppo: nelle piscine le galline non hanno accesso, in quanto galline. A meno che non sia quella gallina lì dalla faccia di tolla che supera comunque il tornello con la sua amica zoppa, proprio in nome del suo ruolo di accompagnatrice. Il fatto che lei sia cieca, è solo un dettaglio trascurabile... 

Comincia così questa "giornata particolare", anche dal punto di vista emotivo, di gallina e anatra. 
Come succede sempre quando si leggono i libri di Hub, da collezionare, si ride parecchio e altrettanto si pensa. 
Mai i suoi libri rischiano di cadere nell'indifferenza. 
La prima sensazione che trasmettono, leggendoli, è quella di essere copioni di un film, o meglio di uno spettacolo teatrale (l'unità di luogo, tempo e di azione sembra per Hub un canone). 
Nessuno stupore per questo, perché è proprio il modo più consueto che ha Hub per raccontare le sue storie. Non a caso, è anche un bravo drammaturgo e spesso i suoi libri diventano spettacoli, messi in scena.
Questo suo modo di raccontare il mondo gli è particolarmente congeniale ed è molto efficace. 
L'impegnativo compito di Jörg Mühle, nel quale peraltro si dimostra assolutamente a suo agio, è proprio quello di creare un repertorio espressivo di quanto viene messo in scena. 


La piccola pièce che mettono in atto ruota, come sempre nei libri di Hub e Mühle, sulle fragilità umane che, di volta in volta, pinguini, anatre, pecore e altri animaletti, hanno il compito di incarnare. Secondo la regola aurea dei favolisti classici. L'unica cosa che distingue la scrittura di Hub - fortunatamente - dai grandi classici è l'assoluta e programmatica assenza di giudizio e quindi di morale. 
Quando abbiamo conosciuto queste due buffe creature, tutto ruotava intorno alla grande diversità che le distingueva: una codarda, l'altra intraprendente fino alla sfacciataggine. 
E come se questo non fosse stato sufficiente, Hub esplorava il limite, la paura e la menzogna. 
L'idea che ci siamo portati dentro per tutto questo tempo era quella che l'anatra fosse una dolcissima creatura, un po' fifona e lievemente bugiarda, ma alla fine dei conti molto leale nei confronti della sua amica gallina. 
La ritroviamo ancora una volta impacciata e goffa nel suo modo di affrontare la vita. Qui, pur di accattivarsi le simpatie delle altre anatre, non si fa scrupolo di prendere le distanze dalla gallina: la rinnega per ben tre volte (dove l'abbiamo già sentita una storia così?) senza neanche un po' di esitazione. E mentre lei è lì a cucire errore dopo errore, umanamente parlando, goffata dopo goffata - senza peraltro raggiungere nessun risultato a lei propizio - la gallina, come l'abbiamo conosciuta, conferma il suo savoir faire naturale: la vediamo su una sdraio (lei che non avrebbe dovuto avere accesso nella piscina per sole anatre), che chiacchiera amabilmente con altre anatre che la trovano maledettamente interessante, nel suo essere così 'esotica'. 


Tanto è il suo successo, che diventa addirittura bagnina della piscina e vera guida carismatica di tutte le anatre presenti, grazie a un frigorifero pieno di bibite fresche... Costruito con millimetrica precisione su quelle che sono le nostre debolezze, le nostre aspirazioni, i nostri vizi, le nostre storture, le nostre ingenuità nei confronti del prossimo, nel nostro desiderio di volersi sentire rassicurati dal gruppo e parte 'integrata' di una comunità, abbiamo uno spaccato esilarante quanto drammaticamente autentico, di quello che siamo capaci di fare dire ed essere quando siamo in mezzo agli altri. 


Questo divertente alternarsi di fortune e sfortune in quello che è, di fatto, il loro doppio debutto in società si riverbera nei loro battibecchi (!!): vediamo accadere piccole cattiverie, rivalse, gelosie, sconsideratezze e atti di coraggio che fanno sì che chi non voleva andare in piscina adesso non se ne voglia più andare e chi non vedeva l'ora di entrare adesso non aspetti altro che di prendere la via di casa... 
Noi che siamo lì e le vediamo e le ascoltiamo in questo loro serrato dialogo, in questo articolato gioco di incontri e scontri, ridiamo e riflettiamo un bel po' su due tra le più difficili e complesse arti umane: saper stare in mezzo agli altri e saper coltivare un'amicizia... 


 Carla

lunedì 9 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ATTIMO FUGGE 
 
La formica rossa, Émilie Chazerand (trad. Silvia Turato) 
La nuova frontiera junior 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Eravamo emarginati, come due gemelli pestiferi. Lui perché era arabo, io perché ero io. Ci proteggevamo l’un l’altra. Bastava stare insieme, fianco a fianco, sempre. Noi due insieme ci attiravamo un sacco di nemici, ma non ci importava. Passavamo ore a sognare il giorno in cui saremmo stati grandi. Facevamo castelli nell’aria viziata delle nostre piccole camere. 
Architettavamo stratagemmi improbabili per diventare ora ricchi, ora famosi, ora tutti e due. 
'Vanno di pari passo, Vania, ricco e famoso!' 
'Ma no! Per niente!' 
'Ma sì!' 
'Ti dico di no, Pirach! Guarda: Madre Teresa è famosa ma non è ricca!' 
'Sempre più ricca di noi...' 
'O l’omino Michelin: è famoso, ma neanche lui è ricco!' 
'Perché neanche esiste!' 'Ma certo che esiste: lo puoi vedere.' 
'Non basta per esistere, che ti possano vedere.' " 

Vania Strudel (!) ha quindici anni, una ptosi all'occhio, un piccolo difetto alla palpebra che non sale del tutto e che lei cerca di coprire come può con un ciuffo di capelli, una madre che, quando lei aveva otto anni, a Parigi è scomparsa. 
Ha un padre che la riempie (a suo parere anche troppo) di affetto ma anche di piccoli animali impagliati (a suo parere anche troppi) perché di mestiere fa il tassidermista. E' una grande suonatrice di elicone nel tempo libero (e si esercita in cantina al buio), colleziona depliant di sciamani senegalesi e ha un solo solissimo grande amico fin dall'infanzia, Pierre-Rachid, detto Pirach, il cui nome è palese frutto dell'integrazione. Purtroppo lui parrebbe temporaneamente innamorato della sua peggiore nemica. 
Unico svago per Vania è la frequentazione di un vecchio vicino di casa, del tutto silenzioso, scampato ad Auschwitz, che imperturbabile ascolta i suoi monologhi quando lei gli fa da "babysitter" perché la legittima figlia è fuori per appuntamenti.... Costruisce e conserva in scatole da scarpe vuote modellini in cartone di scene di vita vissuta, e come amica ha Victoire che a sua volta ha un suo problemino che la tiene lontano dagli altri, la trimetilaminuria. 
Diciamo così che se Vania Strudel dovesse fare un bilancio della sua vita non avrebbe molti elementi per considerarsi una vincente, tra i vincenti. E infatti, allo stato attuale, non pensa proprio di esserlo. 
 E, come se non bastasse, sta per cominciare il suo primo anno di liceo. 
A parte il suo senso dell'umorismo irrefrenabile, che funziona da rimedio per mandar giù le molte cose che non vanno come lei vorrebbe, Vania Strudel è lì che cerca di crescere, di trovare un senso alla propria vita, di costruirsi una mappa affettiva degna di questo nome. 
Circondata da una schiera di umanità piuttosto variegata, con la quale lei interagisce a volte con slanci d'affetto, a volte con scatti di rabbia, a volte con lacrime a volte con grandi risate, a volte crudele a volte generosa, a volte disillusa a volte piena di aspettative, Vania Strudel è lì che, dall'alto dei suoi quindici anni, cerca di prendere le misure della complessità dell'esistenza. 
Ce la farà? Riuscirà a essere la formica rossa, di cui parla una misteriosa mail che ha ricevuto, ovvero troverà la spinta per smettere di essere una tra tanti, di rimanere nascosta agli altri, mimetizzata nella massa delle formiche nere? Smetterà di compiangersi, di non piacersi, di non credere in se stessa? Smetterà di sottomettersi, di non imporsi? Di farsi accettare per quello che sente di essere? Insomma, riuscirà a non avvizzire già a quindici anni? 
"Cosa stai aspettando per vivere?! Poi è adesso. Domani è subito. L’attimo fugge. Buon inizio di scuola, Vania." Fine della mail.

Solo pochi giorni fa, qualcuno mi ha interrogato sui massimi sistemi che ruotano intorno alla grande questione della letteratura per ragazzi, e di rimbalzo sulla lettura e i ragazzi. E la riflessione che mi è sgorgata spontanea è questa: forse per mettere insieme lettura e ragazzi la chiave potrebbe essere togliere il più possibile quel "per" tra le parole letteratura e ragazzi. 
Cerco di spiegarmi. Non è preoccupante il "per" in sé, anzi, ma lo è l'intento educativo che spesso e volentieri si nasconde dietro quella preposizione. Il resto è storia nota: un buon libro è un buon libro. Punto.
Sono stati in molti, me compresa, a gioire quando è nata la collana Oltre, perché tra i suoi intenti cardine dichiara: "di non voler insegnare nulla ai propri lettori", piuttosto vuole proporgli buone letture. Stop. 
E si sa che le buone letture hanno la capacità di emozionare, sovvertire opinioni, creare discussioni, porre domande "creare subbuglio", tutte cose messe in elenco dall'editore stesso. 
Ecco. Anche la terza uscita di questa collana sta in detto canone. 
Se per i due titoli precedenti si era individuato una sorta di carattere dominante che li definiva: la complessità dei legami per Il centro del mondo, il lato oscuro per Milly Vodović, qui è l'ironia il Leitmotiv. Vince su tutto questo sguardo spesso caustico, inaspettato, non convenzionale. Questo naturale umorismo ha la capacità di far passare in secondo piano tutta una serie di piccole cose non proprio convincenti del plot, come pure il profilo di un personaggio chiave, la madre grande assente. Inverosimiglianze sparse qua e là.
Robusti e ben torniti sono invece gli altri personaggi (anche quelli immaginari) che popolano il romanzo, su tutti Vania, Pierre-Rachid e il padre imbalsamatore. 
Émilie Chazerand mi pare anche capace, almeno in questo romanzo che in Francia ha venduto 37000 copie, di saper sorprendere il lettore e spesso e volentieri di farlo ridere di gusto. Doti rare. 
E' anche capace di saper mettere parecchia carne al fuoco - dall'abbandono alla scoperta del corpo, dall'essere vecchi all'essere bersaglio di qualcuno, dall'omosessualità al body shaming, dalla gelosia alla cattiveria, - senza mai perdere il filo e sempre con una dose diffusa di naturalezza e di leggerezza. 
Nessun pistolotto ma un bel po' monologhi o dialoghi, spesso esilaranti, ma anche profondi, che tengono incollati i lettori alla pagina. E a questo proposito è stata anche capace di aver sintetizzato in un unico ma indimenticabile faccia a faccia serrato, duro, diretto e quindi estremamente efficace, lo scontro tra due generazioni: tra un padre centrato e una figlia rabbiosa. Uno dei pezzi più interessanti in queste 300 pagine scarse di romanzo. 
Sarò sincera: qui, più che in alcuni dei suoi albi, mi è sembrato onesto, rispettoso (e non didascalico e men che meno educativo) l'intento di Émilie Chazerand: scrivere un libro che un giorno, magari proprio sua figlia, ma anche molti altri quindicenni come lei, potrebbe considerare come buon amico, come sostegno cui appoggiarsi mentre si procede a tentoni nel crescere. 
I buoni libri ogni tanto possono diventarlo.

Carla

venerdì 29 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

EDIMBURGO MISTERIOSA


Se c’è qualcosa che ho apprezzato particolarmente nel nuovo romanzo di Elle McNicoll, ‘Come un incantesimo’, pubblicato recentemente da Uovonero, è la scelta di presentare la giovane protagonista, neuro divergente, come un personaggio pieno di asperità, tutt’altro che accattivante. Questa è una scelta coraggiosa, che non coinvolge la lettrice e il lettore in un approccio empatico, al contrario costringe tutti a riflettere su cosa significhi essere ‘diversi’.
Naturalmente il personaggio di Ramya Knox compie un necessario arco narrativo che la porterà a vestire il ruolo di eroina nello scontro titanico contro le oscure creature che complottano nella Edimburgo più misteriosa che si sia mai letta.
Ma veniamo alla trama: Ramya è una ragazzina disprassica, sostanzialmente ha gravi difficoltà nel gestire i propri movimenti; per questo motivo nella scuola, che frequenta insieme al cugino Marley, deve seguire degli odiatissimi corsi particolari, che dovrebbero insegnarle a essere più ‘normale’.
A scuola la raggiunge la notizia della morte del nonno, cui era legata da un sentimento profondo e che non aveva più avuto occasione di frequentare a partire dalle festività natalizie di sette anni prima. In quell’occasione, c’era stato uno sgradevole episodio con una degli invitati e da quel momento i genitori di Ramya avevano imposto la rottura di ogni rapporto con il nonno. I suoi funerali sono l’occasione di una riunione di famiglia, in cui sono presenti anche le zie, Opal e Leanna, oltre alla nonna.
La ragazzina, che si sente sempre più sola e isolata nella sua stessa famiglia, riceve dal nonno in eredità un libro dalle pagine bianche, in cui lei dovrà scrivere la verità sul Popolo Nascosto. Ramya, infatti, ha un dono, riesce a vedere oltre il Glamour, lo schermo che gli ‘altri’ abitanti della città di Edimburgo frappongono per non farsi vedere dai ‘normali’.
Comincia in questo modo un’avventura, che coinvolge il cugino Marley, alla scoperta del mondo sotterraneo della città scozzese. Si tratta di un mondo complesso, in cui compaiono esseri di tutti i tipi, dai troll alle fate, dai vampiri alle sirene, solamente che non sono come la tradizione vuole. Fate e sirene, per esempio, sono crudeli manipolatrici di esseri umani, perché crescono e prosperano nel conflitto e nella rabbia. Il viaggio di Ramya, dunque, diventa sempre più una lotta contro il male che si annida nel mondo di sopra e, ancor di più, nel mondo di sotto.
Il tema della diversità viene quindi declinato utilizzando i registri del fantasy, fondato su magia e avventura, ma anche raccontando la concretissima vita quotidiana della protagonista, registrandone la solitudine, la rabbia, mai la rassegnazione. Un personaggio resiliente, che ama la moda e l’acqua in tutte le sue manifestazioni.
Il racconto si snoda attraverso un susseguirsi di colpi di scena, che è impossibile svelare; il ritmo sostenuto, la varietà di personaggi umani e non umani, il ricorso via via crescente alla magia rendono il romanzo adatto per lettrici e lettori di almeno undici anni. Consiglio la lettura a chi ama il fantasy e a chi apprezza punti di vista divergenti sul mondo.

Eleonora

“Come un incantesimo”, E. McNicoll, Uovonero 2024





mercoledì 6 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CONTRATTO SOCIALE 
 

Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo) 
Uovonero 2024 

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Alla sera, sgombrate le bancarelle e tornati tutti alla proprie dimore, in piazza rimanevano soltanto lui, Alfred, e un gran numero di ratti e topi. Le bestiole pelose schizzavano a destra e a manca in cerca di cibo e, con tutti i frutto e ortaggi marci che venivano lanciati ad Alfred, trovavano sempre un bel mucchietto di avanzi ai suoi piedi. 
Di tanto in tanto un ratto o un topo gli mordeva il ditone, ma non ci riprovava più, perché lui gli mollava un calcio che lo faceva volare fin sopra i tetti." 

Alfred, da che tutti si ricordino, è sempre stato in quella piazza con mani e collo imprigionati in una gogna. La ragione precisa perché lui si trovi lì, alla berlina, zimbello di tutti, sembra risalire alla prima volta che dileggiò senza pietà il re in occasione dell'incoronazione. Ma anche questa circostanza si perde nella notte dei tempi. Apparentemente Alfred si accende di rabbia così, come uno zolfanello, e poi prende a male parole i sovrani, uno dopo l'altro, incoronazione dopo incoronazione. E la cosa strana è che il tempo non sembra essere passato per lui. Le generazioni di sovrani si sono succedute, tutti a turno hanno inflitto ad Alfred altri anni di gogna per le sue male parole, ma lui sembra non patirne e men che meno invecchiarci in quei ceppi. 
Le sue giornate sono un po' tutte uguali: male parole per chi gli passa accanto, lancio di ortaggi marci da parte della popolazione che se ne fa gioco, pur temendolo un po', quattro chiacchiere con il ratto di turno - se ne sono susseguiti 515 stando ai conti dello stesso Alfred che li ha battezzati uno per uno. Qualche acrobazia con il cibo che atterra ai suoi piedi e una sostanziale "atarassia" nei confronti delle intemperie. Mani e piedi luridi, pelle cotta dal sole e dal freddo, capelli lunghi e lerci, ma sotto due grandi occhi verdi e un viso da ragazzo. 
Questa routine che fa di Alfred un "monumento alla rabbia feroce e indomabile" a un certo punto si inceppa per l'arrivo di una ragazza, Rebekka, e del nuovo giovane re. 
Il loro sguardo su Alfred è del tutto nuovo. E questa è la storia di come un re possa anche essere un buon sovrano, di come una contadina possa essere anche una buona compagna, e un matto possa essere anche un brav'uomo... 

Sono varie le cose che stupiscono in questa storia che arriva dalla Danimarca. E che quindi la rendono interessante. 
La prima è la circostanza di partenza. Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno. 
La seconda cosa originale è Alfred stesso. Molto esplicito il suo pervicace risentimento verso il mondo tutto e in particolare i governanti, risentimento che, a ben vedere, spesso e volentieri, ha la capacità di sfuggirgli di bocca. Quasi fosse suo malgrado. E qui impariamo a prendere atto che la personalità di Alfred, apparentemente il matto del villaggio (le sue mani lo sono ancora più di lui), ossia uno sciocco che non sa tenere mai la lingua a freno, in realtà è piuttosto complessa, piena di ombre e lati oscuri, di fragilità e delicatezze inaspettate. Alfred è magnifico e grottesco. Dolcissimo e implacabile. Fragile e resistente.
Decisamente interessante. 
La terza cosa degna di attenzione è ancora Alfred, nel suo essere abitante del tempo e, per assurdo, dello spazio. Attraversa le stagioni da non si sa quanto, senza che queste abbiano effetto su di lui e anche con lo spazio ha un rapporto davvero originale. Un po' come se entrambi non fossero importanti, non lasciassero segni durevoli. 
O almeno non lo sono fino a un punto esatto della narrazione, ovvero quando il suo essere 'immobile' non gli basta più perché qualcuno gli sta 'muovendo' i pensieri verso il passato e soprattutto verso il futuro e lo sta anche portando qui e là, nella bottega del cappellaio oppure sul fiume, oppure, oppure... con l'unico mezzo a lui concesso: l'immaginazione. 
Ma l'atto di pensare al futuro non è forse uno dei segni più evidenti dell'essere diventati grandi? Finisce anche per Alfred l'età del qui e ora.
La quarta cosa interessante è la sua rabbia e il suo rapporto con essa. Qui si entra in una dimensione speculativa, se si vuole andare al di là dal divertimento del suo modo di esprimersi quando è arrabbiato, ossia quasi sempre. Quali siano le debolezze e le incrinature che essa crea nei pensieri delle persone. Quali le conseguenze, quale la difficoltà di organizzarne l'energia verso altri obiettivi. 
La quinta cosa interessante richiede di nuovo uno scatto ulteriore da parte del lettore. Ed è il racconto di come avvenga l'incontro tra persone. E di cosa possa - o debba succedere - dopo. E di che senso ed esito esso abbia. Amore? Rispetto? Comprensione? Di sicuro, cambiamento. Cosette così.
Questa è forse la parte più filosofica che emerge in tutta la sua grandezza e importanza. La cosa che più di tutte ci accompagna nella lettura, senza mai essere esplicita. Seguiamo i monologhi che poi si fanno dialoghi tra il giovane re - ex Piccolo Principe? - e Alfred, oppure tra Rebekka e Alfred, i piccoli 'teatrini' e scenari che lei imbastisce per lui, e tutto scorre tra i fili della trama e poco più. 
Solo a libro chiuso, ci ritroviamo nelle mani un ricamo magnifico che ci interroga su cosa voglia dire nel profondo essere creature sociali. 
Gran libro. 

Carla

mercoledì 25 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRA MADRE E FIGLIA


Raccontare il rapporto fra una ragazzina, preadolescente, e sua madre può essere complicato e diventare lo sfondo di un dramma generazionale, fatto di reciproche incomprensioni, silenzi, litigate. Il romanzo ‘Una mamma svitata’, dell’islandese Gunnar Helgason, pubblicato da Uovonero con la traduzione a cura di Silvia Cosimini, prende tutta un’altra direzione, fra l’ironico e il comico.
La protagonista è Stella, una quasi tredicenne alle prese con una madre dai comportamenti un po’ sopra le righe: tutti sanno come i ragazzi e le ragazze si vergognino dei propri genitori anche quando sono assolutamente sobri e qui, la mamma di Stella, riesce a essere decisamente appariscente.
È una cantante lirica, che si prepara ogni giorno per la sua partecipazione alla Carmen, cantando a squarciagola, ma non è questo a far imbestialire Stella: il punto di svolta nel loro rapporto arriva quando la mamma dichiara ai quattro venti, con grande orgoglio, che la ragazzina ha avuto la sua prima mestruazione. L’affronto è intollerabile e Stella decide di trasformare sua madre, con ogni mezzo, in una persona normale.
I suoi stratagemmi sono destinati al fallimento, né i suoi fratelli Siggi, il più piccolo, e il sedicenne Palli sembrano aver voglia di seguirla nell’impresa; intanto, anche le sue amiche sembrano abbandonarla. Guðbjörg, Fatima e Judita sembrano volerla ignorare, soprattutto dopo l’esibizione della madre all’interno di un centro commerciale.
I giorni passano e si avvicina la data del compleanno: ci sono momenti in cui Stella apprezza la madre e altri in cui non vorrebbe nemmeno conoscerla; il timore più grande è di passare il compleanno da sola, senza il regalo della rigida nonna snob. Unica certezza, l’amicizia con Bær, un coetaneo che si muove in carrozzella.
Si susseguono situazioni esilaranti, con la mamma scatenata che decide di costruire la sua vasca idromassaggio in giardino, condiviso con Hannes, puntiglioso e attaccabrighe. Non contenta della vasca, la mamma decide di costruire una casa sull’albero che presto diventa, per mancanza di materiali, un sedile di automobile montato sui rami di un albero.
Stella è sempre più divisa fra l’ammirazione e la vergogna per le imprese materne; ma il colmo arriva quando la mamma si spoglia a tavola per costringere Palli a indossare una maglietta.
Tutto sembra perduto, ma il finale è pieno di sorprese, che non posso proprio svelare.
Il romanzo di Helgason, che ha ricevuto nel 2015, anno della sua pubblicazione , l’Icelandic Literature Prize, centra alcune questioni importanti: intanto il desiderio di ‘normalità’, espresso dai ragazzini e ragazzine nei confronti dei genitori; il desiderio di non essere giudicati ‘strani’ dai pari, di assimilarsi ai loro codici di comportamento. Poi, l’ambivalenza dei sentimenti nei confronti degli adulti, ammirazione, sconcerto, rabbia, come se convivessero, nella testa dei preadolescenti, il bambino e l’adolescente, il bisogno di appartenenza a un gruppo e il retaggio dell’infanzia. E, naturalmente, il tema delle diversità, che possono essere fisiche o comportamentali: la ‘evve’ di Palli, l’esuberanza della madre, le bizze del vicino Hannes, la diversa abilità di Bær; anche Stella è a suo modo speciale e il lettore e la lettrice attenti possono farsene un’idea man mano che il romanzo procede.
Non ultimo, mi sembra salutare, per gli adulti di scarsa memoria, far emergere lo sguardo impietoso dei più giovani nei confronti di genitori e parenti, uno sguardo che non fa sconti su debolezze, vezzi, difetti.
In questa storia spumeggiante, divertente, senza un pizzico di cattiveria si possono ritrovare in tanti e tante, dai dodici anni in poi; consiglio caldamente la lettura a chi prende la vita familiare con rabbia, perché trovi fra queste pagine il senso di un sorriso.

Eleonora

Una mamma svitata”, G. Helgason, trad a cura di S. Cosimini, Uovonero 2023




venerdì 12 maggio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


PUNTI DI VISTA


Sappiamo bene come una storia possa essere raccontata in modi diversi, a seconda del personaggio che la racconta; in ‘Divergente’, firmato dalla canadese Victoria Grondin e tradotto da Sante Bandirali per i tipi di Uovonero, il punto di vista è radicalmente ribaltato rispetto alla consuetudine. Guillaume, il protagonista, è affetto da una rara sindrome neuropsichiatrica, la sindrome di Wing; già da piccolo dimostra la sua diversità rispetto al fratello gemello, esempio di perfezione, mostrando tutta la sua caoticità in un mondo prevedibile ed ordinato. Una volta cresciuto, è stato costretto, lui che usa le metafore, ha bisogno della calcolatrice per fare dei calcoli, ad indossare sette braccialetti verdi che indicano l’assenza di qualsiasi propensione verso una specifica disciplina. È un ‘divergente’, diverso da tutti gli altri che risultano ‘convergenti’ verso una determinata abilità, contraddistinta dai braccialetti rossi. È irrazionale e poco obiettivo e non ha interessi che assorbano tutta la sua attenzione, ma ama guardare negli occhi le persone e scoprire le loro storie.
La famiglia è costernata e prova tutte le possibili cure, gli accorgimenti che consentano al ragazzo di sopravvivere da divergente in un mondo di convergenti. Guillaume ci prova, anche se si sente carente; sa che nessuno crede che potrà mai fare qualcosa di significativo in futuro; l’unico segno di speranza è rappresentato dall’incontro con una ragazza, Grace, che sembra simile a lui e condivide in particolare la stessa passione per il jazz e il blues, che coltivano frequentando il negozio di vinili di Izayah. Può davvero un amore, ammesso che sia autentico, riscattare una vita da ‘disabile’?
Spero che a questo punto sia chiaro il punto di vista di Guillaume: è un soggetto divergente in una società in cui la normalità è rappresentata da soggetti con diverse forme di autismo; quello che per noi, lettrici e lettori, è normale, in questo romanzo breve diventa l’anormalità, la sindrome che va accettata e gestita, ma che rappresenta comunque uno stigma.
L’escamotage del ribaltamento di situazione consente all’autrice di metterci di fronte al nostro stesso pregiudizio, alla diffidenza che proviamo di fronte a persone che non consideriamo ‘normodotate’. E così non possiamo che immedesimarci nella solitudine del ‘diverso’, laddove, al di là delle prestazioni mentali più o meno eccezionali, siamo pronti a ghettizzare le persone autistiche senza nemmeno provare a comprendere come sia il mondo dal loro punto di vista.
Il punto di vista di una persona affetta da una delle manifestazioni dello spettro autistico l’abbiamo incontrato (e amato) ne ‘Il mistero del London Eye’, capolavoro di Siobhan Dowd: lì con Ted, indimenticabile protagonista del romanzo, abbiamo scoperto le difficoltà e le abilità di un ragazzino che non può essere considerato normodotato. Abbiamo, almeno parzialmente, imparato cosa significa dover gestire le proprie difficoltà in un mondo che non si pone nemmeno il problema di venirti incontro ed accoglierti.
In ‘Divergente’ il nostro protagonista scopre a sue spese quanto sia dura la condizione di chi non è come gli altri, al di là dell’affetto e delle buone, o presunte tali, intenzioni. Rispetto ad altri romanzi basati su questo meccanismo del ribaltamento, usato per esempio da Nicola Brunialti in ‘Saturnino’, qui non c’è proprio un finale consolatorio, quanto una fotografia nitida non solo dei pregiudizi, ma anche dell’intangibilità di un sistema sociale che i ‘diversi’, variamente declinati, li esclude.
L’autrice si è occupata a lungo di neuropsicologia e in particolare di autismo; si percepisce la competenza nel descrivere i protocolli, le terapie, le strategie comportamentali studiate per permettere alle persone autistiche, o almeno ad alcune di esse, di vivere degnamente in un mondo di normodotati.
La lettura, punteggiata da numerosi riferimenti alla musica jazz, è scorrevole e coinvolgente, ma non per questo può definirsi ‘facile’; può invitare a riflessioni più attente e consapevoli rispetto al mondo della ‘diversità’ . Consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi a partire dai tredici anni.

Eleonora


“Divergente”, V. Grondin, trad. S. Bandirali, Uovonero 2023