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lunedì 11 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL SERISSIMO STRUZZO

L'esploratore, Michela Nodari, Andrea Antinori 
Glifo Edizioni 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Qualche anno fa sono partito. 
Ho preparato tutto il necessario. 
Ho salutato chi dovevo salutare. 
Mi sono voltato indietro tante volte. 
Non sono mancate le lacrime 
ma dovevo farmi coraggio. 
Perché io sono un esploratore. 
E l’avventura è il mio mestiere." 

In un giorno qualsiasi, questo piccolo, almeno il più piccolo di tutti, si mette in cammino e si lascia alle spalle gli affetti. Supera la malinconia e comincia la sua lunga e tortuosa strada verso l'ignoto. 


Si perde numerose volte, incontra gente diversa: grandi, piccoli. Con alcuni fraternizza, con altri un po' meno. 
Poi, con altri ancora, stringe "forti alleanze" e condivide la grande avventura... 
Pericoli, ma anche belle novità. E via andare: lentezze, ma anche grandi velocità. 
E poi, in un altro giorno qualsiasi... 

In tutta onestà, devo alla cornicetta di fiori della copertina la prima ragione del mio interesse. Questo tipo di decorazione che ha riempito per anni i quaderni di legioni di bambini, all'interno del libro ha una sua eco in alcune pagine in cui la parte inferiore del disegno sembra uscire dalle pagine di uno di detti quaderni, quello di un bambino dotato nel disegno (quale è Andrea Antinori!): uno su tutti, il pattern di funghi e piantine. 
La seconda cosa che mi ha incuriosito subito dopo è lui, il protagonista. 
Una creaturina gialla, sorridente, con uno zaino in spalla a cui è attaccata una tazza da globetrotter. E il fatto che cavalchi uno struzzo.


La storia raccontata da Michela Nodari, il cui finale è l'altra cosa notevole che mi ricorda un po' l'Orso e i sussurri del vento di Marianne Dubuc, stride lievemente con i disegni di Andrea Antinori e questo è già di per sé un bene. 
Tra le righe del testo che è giustamente ridotto all'osso non è dato sapere nulla del protagonista, men che meno la sua età. 
In quello spazio muto si infila l'idea di Antinori di dare al protagonista quelle precise fattezze. 
Piccolo, sia per altezza sia per età, non identificabile con un bambino, ma piuttosto con una creaturina che ricorda un coniglio o un orsetto. 
Contrariamente alla loro timidezza, questo, come anche il suo più noto predecessore, Lorenzo di Anais Vaugelade, parte e va. E contrariamente alla migliore tradizione delle mamme chioccia, le due rispettive genitrici, li guardano allontanarsi, trepidanti, ma piene di fiducia e consapevolezza che sia giusto così. 
Antinori decide anche un po' di altre cose: chi sono quelli che l'esploratore si lascia alle spalle - mamma, papà e fratellone? - chi sono le persone alte e quelle basse. Decide che questo piccolo cavaliere senza paura cavalchi non un destriero ma un insolito e serissimo struzzo. 


Decide cosa fargli fare insieme, decide anche come sia il mondo da cui partire e quello da attraversare. Che sia uno solo e come sia fatto il personaggio con cui stringere le grandi alleanze. Su tutto questo Michela Nodari giustamente tace. 
E ancora, quali siano i pericoli a cui il testo allude, e cosa mettere nello zaino e come arredarne la casa, con telescopio e cavallo a dondolo. 
Va da sé che essendo un albo illustrato per bambini piccoli, in qualche modo i non detti del testo possano suggerire che il protagonista sia coetaneo dei propri lettori, così come lo raccontano le figure di Antinori, e che quindi faccia sorridere di tenerezza l'idea che la prima partenza risalga a qualche anno prima e che un esploratore, così come si dichiara, non abbia mai tregua veramente. 


Come capita spesso nei disegni di Andrea Antinori si possono perdere minuti a osservare i piccoli dettagli, i giochi di sguardi, le espressioni che mette in faccia a tutti gli abitanti delle sue pagine colorate. Ed è una gioia farlo!
 
Carla

venerdì 10 ottobre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LASCIA E RADDOPPIA

Lo spazzolino o l'orso Nino? Mia Floridi, Chiara Ficarelli 
Il Castoro 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

" 'Ma... hai preso l'ombrello?' 
Fuori il cammello, dentro l'ombrello. 
'E le mutandine?' 
Fuori le macchinine, dentro le mutandine.
'E i calzini?' Fuori i pinguini, dentro i calzini '
E lo spazzolino?' 
Fuori l'orso Nino, dentro lo spazzolino." 

Famiglia in partenza. 
Papà in arrivo con la macchina e la mamma di Teo mette alla prova il suo bambino: prepararsi la valigia da solo. 
Il motto è: prendi solo l'essenziale! 
Lui in una stanza, lei nell'altra, entrambi stanno preparando i bagagli. E se è vero che è solo l'essenziale quello che va portato, Teo non ha dubbi: i suoi giocattoli sono l'essenziale! 
Alla mamma, che sta occupandosi dei propri bagagli, però viene un dubbio. Alle madri vengono sempre dubbi. 
Dalla sua camera da letto in penombra non può controllare che effettivamente Teo stia mettendo nel suo piccolo trolley le cose necessarie. E così, a voce alta gli snocciola il necessario da avere con sé in vacanza... La valigia che già faticava a chiudersi con i soli pupazzi, ora scoppia. 
Se prima Teo era a un bivio tra ombrello e cammello, ora è a un trivio: ombrello, cappello o cammello? Mutandine, macchinine o pantofoline? 
Bisogna trovare una soluzione e Teo la trova! 
E chi è senza peccato, scagli il primo bagaglio... 

La valigia è lo specchio di chi la fa! Non posso dimenticare il mio orgoglio interiore di fronte allo zaino compatto e sodo di mia figlia in seconda media alla partenza con la sua classe: occupava un terzo del volume dei trolley rosa di molte sue compagne. Ma ricordo anche, con tenerezza e comprensione autentica, il sacco americano - un cilindro alto un metro - pieno dei peluche di quella stessa figlia, ma 10 anni prima, che ci intimava di portare con noi ovunque andassimo...
Quindi il libro di Mia Floridi e Chiara Ficarelli non può passare inosservato sotto gli occhi di una che dei bagagli ne ha fatto una religione.
 

Non mi sento di definirlo un libro epocale e indimenticabile, ma ha almeno alcune caratteristiche che lo rendono interessante e piacevole. 
La prima è proprio la questione che pone. Ossia, cosa si intende per essenziale? E l'essenziale per una madre è davvero l'essenziale anche per un figlio? E l'essenziale per un ragazzino delle medie (provare per credere).
E qui si apre il solito invalicabile baratro tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzini. 
Ammetterlo da parte degli adulti sarebbe già un passo avanti, nella giusta direzione.
La seconda questione, assolutamente taciuta dal testo, se non per un accenno sul finale, mette ancora più in evidenza il diverso valore della parola essenziale per gli adulti. Almeno per quelli di questa famiglia... Questo scarto, seppure lieve, tra quello che il testo snocciola, come una litania, e quello che Chiara Ficarelli mette sul foglio rappresenta il divertimento sostanziale del libro. 
A parte il gustoso testo in rima, ovviamente. 


Mi ha fatto sorridere, spippolando qua e là in rete, notare che altri pareri su questo libro semplicemente hanno ignorato questo scarto: nessuno sembrerebbe essersene accorto. 
Ci si è dilungati preferibilmente sul valore delle scelte, sulla ricerca di autonomia cui ogni bambino dovrebbe aspirare - si intende tutte belle cose - ma il sense of humor che sul finale si accentua un bel po' non è stato proprio visto. Il fatto che nessuno sia del tutto senza colpe, in questa storiellina, è passato sotto silenzio. Ma è lì sotto gli occhi di tutti. Perché non notarlo? 
Come spesso accade, è l'edificante che diventa vincente.


Pazienza.
Ecco, la terza cosa è proprio il gustoso testo in rima cui si è accennato prima. 
Per questa caratteristica il libro va necessariamente letto ad alta voce. Ed è stato scritto sapendolo bene.
Va scandito il ritmo tamburellante dei diversi rovelli che il bambino si pone. 
Nella prima metà del libro, di fronte alla facile scelta fra giocattolo e indumento, per poi crescere di intensità quando la scelta raddoppia: indumento, indumento o giocattolo? 
Per poi fare un breve respiro e partire con il crescendo finale! 
E scoppiare a ridere di gusto sull'ultima tavola.
Divertente: da mettere in valigia. 


E se per caso non ci stesse, da portarselo comunque, stringendoselo al petto!

Carla

mercoledì 29 gennaio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MUOVERSI LUNGO GLI ASSI CARTESIANI


“La nonna abita molto lontano. La campagna è quasi in capo al mondo. 
Quando ci si sposta da un punto all'altro del mondo, si fa un viaggio” 

Una bambina viene accompagnata dalla madre a prendere il treno. Il lungo viaggio che segue la porterà a casa della nonna. 
Una storia tanto semplice quanto può essere tracciare una linea da un punto di partenza a uno di arrivo, quella stessa linea che in effetti percorre interamente le pagine del libro, sempre da destra a sinistra, sempre a segnare il percorso sulle rotaie, compiuto da un treno a bordo del quale l'unico viso che compare è quello della piccola protagonista. 


Lo spazio e il tempo sono gli assi cartesiani che definiscono il procedere in generale di un'intera esistenza e sono ovviamente la cornice entro la quale si sviluppa anche questo come tutti i racconti. Eppure in questo caso la loro importanza risulta maggiore, tanto che questo albo può essere di fatto considerato una riflessione più ampia di come lo spazio e il tempo possano essere percepiti e vissuti, a seconda dell'età e della situazione contingente attraversata. 
Il formato orizzontale (cm 31 x 18,6) di questo libro è inusuale, viene normalmente scelto nel caso in cui possa fornire un importante supporto alla “narrazione” (esempi celebri sono L'onda e Ombra di Suzy Lee) e in questo caso lo fa sicuramente. La storia si sviluppa lungo il tempo di un percorco ferroviario, al centro della pagina è sempre lo stesso convoglio dalla forma allungata che conferisce all'immagine il senso di uno spostamento veloce, percepito in virtù di un ordine di lettura che va da sinistra a destra e che spinge il lettore a cercare velocemente il seguito nella pagina successiva. 
Viene quasi naturale immaginare le pagine aperte e continue, come in un leporello, che mostri l'intero viaggio dalla bambina, lungo tutti i paesaggi attraversati. La linea dei binari attraversa la pagina sempre in senso orizzontale, perché il punto di vista del lettore è ortogonale alla linea di orizzonte, per cui del treno e dei binari noi abbiamo sempre presente un profilo, mai che ci sia un cambio di prospettiva che consenta per esempio di percepire una curva o lo stesso volume del treno. 
Verrebbe da dire, con linguaggio in uso negli audiovisivi, una sorta di piano sequenza con camera fissa, sempre alla stessa altezza e che si muove proprio alla stessa velocità del mezzo ripreso. Non perdiamo mai di vista il soggetto, mai la sua collocazione precisa e centrale rispetto al contesto, mai ci sfugge il viso della piccola bambina. 


Si parte dai panorami cittadini, affollati, ma nella loro restituzione grafica mai caotici, per passare progressivamente a scenari sempre più distesi. Le tappe sono ben scandite e tracciano con meticolosità i luoghi che solitamente si incontrano nei grandi agglomerati urbani: centro scintillante di vetrine e insegne, periferie man mano meno variegate, ma che nel disegno conservano una nota di ironia sottile (e persino i grandi raccordi autostradali finiscono per assumere l'aspetto di divertenti e tutt'altro che alienanti labirinti).  


Nei luoghi sempre più lontani dal centro ecco che la natura ricompare e la storia scivola in scenari fantastici e il viaggio che la bambina compie non è soltanto verso la casa della nonna, perché per arrivarci deve attraversare dei mondi e incontrare delle creature fantastiche (castelli in bilico su dirupi improbabili, torri di difficile se non impossibile accesso, animali di natura indefinita). 


Germano Zullo e Albertine hanno all'attivo moltissimi libri, di lei abbiamo imparato a riconoscere immediatamente il segno morbido e mai spigoloso, come le qualità pittoriche e cromatiche.
In questa storia invece la scelta va a favore di un grafismo pulito e di una bicromia quasi assoluta (nessun colore a eccezione di quei pochi del treno!). Le illustrazioni sono solo disegnate, la linea non è quindi solo quella che definisce e distingue un convoglio da un altro, ma è in questo albo realmente la protagonista, unica, leggera ed elastica, e definisce un movimento (un tempo) e uno spazio che non ha volume. L'impalpabile consistenza di ogni luogo attraversato da una linea che separa il sopra e il sotto ma che non definisce profondità alcuna permette all'autore di svuotare di concretezza effettiva quei luoghi e di trasformarli in sentieri lungo i quali il pensiero si snoda come il filo di un gomitolo. Un pensiero che, neanche a dirlo, si concentra sul tempo e sullo spazio! Lo sguardo fisso in avanti, totalmente aliena a quello che la circonda, nel suo monologo la protagonista riflette sulla distanza che la separa dalla casa della nonna (che insieme alla propria sono i posti che conosce meglio) e sulle distanze assai maggiori che ha voglia di percorrere durante la sua vita. La sua mente vola lontano, lontanissimo, e con l'audacia incosciente dell'infanzia arriva a includere l'ovunque, il qui e là di luogo esistente. A nulla vale la precisazione degli adulti (“Ma la mamma e la nonna dicono che è impossibile viaggiare ovunque”), perché quello del desiderio è il motore più forte e ora, ora che si è bambini, è l'unico che conta, al di là di qualsiasi ragionevole contestazione. 
D'altro canto se arrivare a casa della nonna significa arrivare in capo al mondo e lei riesce a farlo tranquillamente da sola, cosa può esserci di così strano e impossibile da realizzare nel visitare tutto il mondo?
Che lo spazio e il tempo siano valori relativi e non assoluti l'abbiamo ampiamente appreso, concedere all'infanzia il diritto di esprimerlo può aiutarci a ricordarlo. 
Quella della bambina è una riflessione alternata alle risposte della madre e della nonna. Come in un preciso contrappunto, a ogni pensiero connotato come infantile (nel senso dell'infanzia) corrisponde uno opposto e contrario maturato da un adulto. Ma la libertà della bambina è tutta nell'ammettere l'incomprensione di certe affermazioni, che le giungono come moniti, e l'ambizione di mantenere qualcosa di questo presente che si vorrebbe estendere all'infinito, fino a includere un'intera esistenza, che riesca a conservare il ritmo dell'infanzia come privilegio assoluto. Solo in questo modo la bambina potrebbe arrivare a destinazione nello spazio (dalla nonna e nell'ovunque) e nel tempo (l'età adulta) e riaffermare la propria verità: “Vedete! Vedete che è possibile!” E così anche lei, come la ben nota Cappuccetto rosso, compie un viaggio verso la casa della nonna. 
Qui siamo in Giappone, le distanze sono maggiori, i mezzi notevolmente più potenti. Ma anche qui, come in ogni viaggio che si rispetti, si assiste a una evoluzione, anche qui come nella famosa fiaba, la protagonista vive le tappe della propria crescita in una relazione inevitabilmente stretta con il mandato del mondo adulto in qualche modo disatteso. 

Teodosia

"Linea 135", Germano Zullo e Albertine. (Trad. di Francesca Novajra), Il gatto verde edizioni 2024 
 

venerdì 17 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BRILLANTE COME UNA STELLA

Stella, Gerda Dendooven (trad. Olga Amagliani) 
Camelozampa 2024 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Ogni mattina l'uomo pescava una rete piena di pesci che il pomeriggio la donna vendeva al mercato. Da anni andava così. 
Ma una rosata giornata d'estate l'uomo trovò nelle sue reti qualcosa di strano. Era più grande di un grande pesce e per di più aveva molti capelli. 
'Moglie' chiamò l'uomo, 'vieni subito, vieni a vedere! 
Qua. là. Guarda.' 
La donna scrutò l'acqua. 
 'Santo cielo' esclamò. 'Che cos'è? Tutto così rosa. E quanti capelli! È davvero un pesce?'" 

Moglie e marito, con fare circospetto, mantenendosi a distanza, addirittura con un bastone in mano per difendersi in caso di pericolo, issano a bordo della loro barchetta Gran Fortuna quella strana creatura. Con loro c'è il cane di sempre, Bruno che scodinzola nell'annusarla: la sua coda sembra dire buo-no buo-no. È enorme, ma dalle alghe che l'avvolgono esce un piedino e poi una manina con i suoi bei ditini...
Non è un pesce, ma un bambino, anzi per la precisione una bambina. Una bambina viva con un sacco di capelli. Che sia caduta da una barca o che qualcuno l'abbia volontariamente gettata in mare? Nessuno lo sa.


L'unica cosa giusta da fare è tenerla con sé. Così carina, la naufraghina, che però di lì a poco apre i suoi grandi occhi e comincia a frignare come una sirena. Fame? A giudicare da come butta giù tutti i pesci pescati, si direbbe proprio di sì. 
Approdati a riva, nessuno degli interpellati lamenta la scomparsa di una bambina e nessuno la reclama per sé. 


Così a moglie marito non resta altro da fare: tenerla come una figlia arrivata dal mare e darle un nome, anzi un bel nome: Stella maris. 
Questa è la sua storia di bambina che arriva da chissadove, che prima è piccola, poi grande e poi anche enorme. Tanto grande da non avere più neanche un letto e neanche un tetto adatto e sufficiente per coprirla. 
Tanto grande da spingerla a partire per il mondo a cercare un posto che faccia proprio per lei. 

Ci sono storie che sono proprio diverse dalla media. 
Si alzano sulla superficie dell'editoria e brillano per lucentezza. 
Stella, ironia del titolo, è una di queste. 
Scritta nel 2016, vince in patria premi importanti, diventa anche uno spettacolo teatrale (Gerda Dendooven è tanto scrittrice, quanto illustratrice, quanto donna di teatro. Quindi ci sta.) 
Siccome il mare è grande ci mette otto anni ad arrivare sulle nostre coste, ma arriva. 
Le cose belle che questo libro dimostra di avere sono tre, e non sono da poco. 
E' proprio una bella storia: bello è ciò che racconta, bello è come lo racconta e bello è come la illustra. 
Comprensibile dai piccoli, riconoscibile dai grandi e maledettamente chiara per tutti, universale. 


Con ordine. La storia in sé attraversa questioni così profonde che la fanno assomigliare a una fiaba, ma nello stesso tempo la rendono di stringente attualità. Un po' come a dire che della contemporaneità Gerda Dendooven ha lasciato indietro ogni retorica, e ha portato in superficie il seme universale - il mito, il simbolo, la metafora - che inevitabilmente ha radici in tutti noi. Che lo si voglia vedere o no. 
Un bambino che galleggia solo nel mare... Non credo vada aggiunto altro. 
Come in una vera fiaba tocca la questione degli erranti. Dei senza terra, dei rifiutati. 
Come in una vera fiaba tocca la questione della maternità/paternità inaspettata e poi voluta. 
Come in una vera fiaba tocca la questione dell'essere grande, ma proprio grande. Un outsider, un fuori misura. 
Come in una fiaba tocca la questione della partenza in cerca di fortuna. 
Come in una fiaba tocca la questione della partenza in cerca di una appartenenza.


A tutto questo si aggiungono un paio di felici intuizioni, che a me personalmente la rendono ancora più lucente, se possibile: bambini e cani si intendono a meraviglia (vedi la capacità di Bruno di starle sempre intorno) e bambini con altri bambini si sanno organizzare (vedi le due diverse prospettive - adulta e infantile - rispetto alla crescente dimensione della Stella in questione). 
Ancora più splendente la rendono due altre cose: il testo, ovvero la sua traduzione, che è davvero un piccolo capolavoro di sensibilità, un misto di ironia e tenerezza, di profondità e leggerezza; e due inevitabili confronti con autori cardine per l'editoria: Kitty Crowther e Wolf Erlbruch. 
Direi che il libro Mère Meduse di Kitty Crowther ha più di qualche tangenza con Stella. A tal punto che mi parrebbe quasi naturale che Gerda Dendooven lo abbia letto e così tanto amato da averlo fatto suo per sempre. 
Due gigantesse che condividono la patria e il senso più profondo dell'essere madre... 
L'altra tangenza che mi fa sobbalzare è con l'uso del collage e più ingenerale con il disegno di Erlbruch, ovvero con la sua iconografia con cui le tangenze diventano molte e in alcuni casi così forti e precise da spaesare lo sguardo: il cane Bruno, i tessuti tra quadretti e righine, le proporzioni dei corpi, le guance rubizze, i grandi occhi dietro le lenti rotonde... 


Carla