L'esploratore, Michela Nodari, Andrea Antinori
Glifo Edizioni 2026
"Qualche anno fa sono partito.
Ho preparato tutto il necessario.
Ho salutato chi dovevo salutare.
Mi sono voltato indietro tante volte.
Non sono mancate le lacrime
ma dovevo farmi coraggio.
Perché io sono un esploratore.
E l’avventura è il mio mestiere."
In un giorno qualsiasi, questo piccolo, almeno il più piccolo di tutti, si mette in cammino e si lascia alle spalle gli affetti. Supera la malinconia e comincia la sua lunga e tortuosa strada verso l'ignoto.
Si perde numerose volte, incontra gente diversa: grandi, piccoli. Con alcuni fraternizza, con altri un po' meno.
Poi, con altri ancora, stringe "forti alleanze" e condivide la grande avventura...
Pericoli, ma anche belle novità. E via andare: lentezze, ma anche grandi velocità.
E poi, in un altro giorno qualsiasi...
In tutta onestà, devo alla cornicetta di fiori della copertina la prima ragione del mio interesse. Questo tipo di decorazione che ha riempito per anni i quaderni di legioni di bambini, all'interno del libro ha una sua eco in alcune pagine in cui la parte inferiore del disegno sembra uscire dalle pagine di uno di detti quaderni, quello di un bambino dotato nel disegno (quale è Andrea Antinori!): uno su tutti, il pattern di funghi e piantine.
La seconda cosa che mi ha incuriosito subito dopo è lui, il protagonista.
Una creaturina gialla, sorridente, con uno zaino in spalla a cui è attaccata una tazza da globetrotter. E il fatto che cavalchi uno struzzo.
La storia raccontata da Michela Nodari, il cui finale è l'altra cosa notevole che mi ricorda un po' l'Orso e i sussurri del vento di Marianne Dubuc, stride lievemente con i disegni di Andrea Antinori e questo è già di per sé un bene.
Tra le righe del testo che è giustamente ridotto all'osso non è dato sapere nulla del protagonista, men che meno la sua età.
In quello spazio muto si infila l'idea di Antinori di dare al protagonista quelle precise fattezze.
Piccolo, sia per altezza sia per età, non identificabile con un bambino, ma piuttosto con una creaturina che ricorda un coniglio o un orsetto.
Contrariamente alla loro timidezza, questo, come anche il suo più noto predecessore, Lorenzo di Anais Vaugelade, parte e va. E contrariamente alla migliore tradizione delle mamme chioccia, le due rispettive genitrici, li guardano allontanarsi, trepidanti, ma piene di fiducia e consapevolezza che sia giusto così.
Antinori decide anche un po' di altre cose: chi sono quelli che l'esploratore si lascia alle spalle - mamma, papà e fratellone? - chi sono le persone alte e quelle basse. Decide che questo piccolo cavaliere senza paura cavalchi non un destriero ma un insolito e serissimo struzzo.
Decide cosa fargli fare insieme, decide anche come sia il mondo da cui partire e quello da attraversare. Che sia uno solo e come sia fatto il personaggio con cui stringere le grandi alleanze. Su tutto questo Michela Nodari giustamente tace.
E ancora, quali siano i pericoli a cui il testo allude, e cosa mettere nello zaino e come arredarne la casa, con telescopio e cavallo a dondolo.
Va da sé che essendo un albo illustrato per bambini piccoli, in qualche modo i non detti del testo possano suggerire che il protagonista sia coetaneo dei propri lettori, così come lo raccontano le figure di Antinori, e che quindi faccia sorridere di tenerezza l'idea che la prima partenza risalga a qualche anno prima e che un esploratore, così come si dichiara, non abbia mai tregua veramente.
Come capita spesso nei disegni di Andrea Antinori si possono perdere minuti a osservare i piccoli dettagli, i giochi di sguardi, le espressioni che mette in faccia a tutti gli abitanti delle sue pagine colorate.
Ed è una gioia farlo!
Carla





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