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lunedì 14 ottobre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

"FARE" ARTE


Il libro si apre con una grande verità: “Quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono nulla.” E questo lo ha detto Salvador Dalì. 
Nella stessa introduzione Joséphine Seblon, che di formazione è una storica dell'arte, dopo aver sdoganato il fatto che imitare in campo artistico non sia reato, spiega quale sia stata la molla che le ha fatto venire questa bella idea che poi è diventata libro. E che con l'imitazione, ovviamente, ha molto a che fare. 
Due bambini piccoli da un lato, i suoi figli, e dall'altro la sua voglia di appassionarli a ciò che appassiona tanto anche lei: l'arte, o per meglio dire la storia dell'arte. Come la capisco... 


Il colpo da maestra sta nel fatto che lei sia stata capace di legare per bene il fare al conoscere. Nonostante ogni doppia pagina parta da una opera d'arte, ciò nonostante credo che è nella parte operativa che i ragazzini dai cinque anni troveranno il primo gancio di interesse. Per poi, una volta acchiappata la loro attenzione, portarli a conoscere opere d'arte delle epoca passate, quindi artisti moderni e infine contemporanei.


Come funziona il libro è subito molto chiaro (altro pregio dell'operazione). 
Due doppie pagine consecutive dedicate a singole opere d'arte, ordinate cronologicamente. Nella prima delle due c'è il punto di partenza, in verità di arrivo, dell'intero processo, ossia la creazione che diventa modello per fare qualcosa che sia a essa connessa. 
Sulla pagina di sinistra si parte con gli "stencil preistorici" e c'è l'immagine della celebre pittura rupestre di Pech-Merle in Francia: i due cavalli maculati, con il manto a macchie di leopardo, considerati uno dei più antichi esempi di espressione artistica, risalente al Neolitico, ossia 25.000 anni fa. Al di sotto della fotografia si leggono poche righe che sono breve informativa sulla storia di quell'opera, la tecnica usata e poco altro. Quindi segue un boxino che rivolge alcune domande ai lettori-osservatori (cosa vedi disegnato sul muro? vedi delle mani?) Già nella pagina accanto si vanno a fare cose: lista dei materiali occorrenti e poi, nella doppia pagina successiva, si impara a fare uno stencil, ossia una tecnica molto affine a quella usata dagli artisti preistorici. 
Le istruzioni sono ordinate secondo numerazione e per ogni opera d'arte principale richiesta ai bambini, ce n'è sempre una seconda - di riserva e riportata in un boxino dal titolo Prova anche questo! - nel caso funesto, con la prima qualcosa sia andato storto, oppure il desiderio di non smettere sia più forte di quello di finirla lì. E così il cerchio si chiude. 


Il senso di tutto è partito da un manufatto artistico e si chiude con un altro manufatto artistico, a suo modo. Lo schema è sempre lo stesso: per le pitture cinesi, per le vetrate delle cattedrali gotiche, per le maschere azteche e via andare. 
Due sono i principali grandi pregi di un libro concepito così. 
Il primo, lo abbiamo già in qualche modo anticipato: il dover essere operativi fin da subito. Conoscere attraverso il fare.
Pur dando la precedenza all'opera d'arte in sé che rappresenta, almeno in apparenza, la scintilla che accende tutto il resto. 
Il secondo è più sottile, ma con il primo ha molto a che fare. Mi sto riferendo alla scelta delle opere d'arte che ha fatto Joséphine Seblon. 
Una scelta originale, ma del tutto funzionale e propedeutica all'aspetto "laboratoriale" del libro. Ovviamente compaiono i giganti, da Pollock a Matisse, ma ci sono anche Anni Albers, artista del Bauhaus, o Barbara Hepworth (l'aspetto laboratoriale relativo alla sua scultura richiede la lavorazione di una saponetta che poi potrebbe lentamente dissolversi, lavaggio dopo lavaggio) o le istallazioni temporanee di Hélio Hoiticica o quelle di Christo e Jeanne-Claude sul lago di Iseo, fino ai pois di Yayoi Kusama. 


Questo è per dire che il suo repertorio di artisti, o per meglio dire, di opere d'arte è davvero molto interessante perché spalanca orizzonti ben più ampi rispetto a quelli consueti di libri del genere. 
Nella squadra che ha lavorato per la realizzazione del libro c'è anche Robert Sae-Heng che come artista, oltre che illustratore, dà il suo utile contributo. Accompagna con la dovuta discrezione, viste le molte cose diverse che devono convivere sulla pagina, con disegni molto connessi al testo. E così punteggia le pagine senza lasciare troppi spazi inespressi. 
Penultima considerazione: se da un lato è molto convincente la scelta di fotografare le opere d'arte in corso di realizzazione da parte di bambini veri (si vedono fotografate dall'alto manine e braccia imbrattate il giusto nell'atto della creazione, o altrimenti ritratte mentre scrivono o sistemano vasetti di piantine o incollano o spennellano), o addirittura compaiono fotografate nella loro completezza, un po' meno convincenti sono per esempio le silhouette di mammut o altre "perfezioni" da adulti che mettono da parte il meraviglioso stortignaccolo che i bambini sanno fare così bene: Picasso rules! 


Ultima considerazione: sarebbe stato bello se Robert Sae-Heng nella copertina non avesse usato come lettering per il titolo ogni possibile utensile (se ne capisce il senso, ciò nonostante... Chiedo scusa, ma è una mia idiosincrasia che non so curare) e se l'editore britannico avesse concepito un sottotitolo che non contenesse, anch'esso, la parola artista che è già nel titolo... 
Ma sono inezie. Il libro rimane bello.

Carla

"Tutti artisti. 20 progetti ispirati ai grandi artisti", Joséphine Seblon, Robert Sae-Heng (trad. Elisabetta Gnecchi Ruscone), Babalibri 2024 


lunedì 6 maggio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’ARTE DI ANDARE IN PEZZI


A chi non è capitato di trovarsi, in alcuni momenti della propria vita, di fronte ai frammenti delle proprie certezze per un lutto, una separazione, un brusco cambiamento di orizzonti?
Questo tipo di passaggi di vita, particolarmente difficili, accomuna tre ragazzi che frequentano la stessa scuola in una cittadina della Pennsylvania. Di questo parla il romanzo di Paul Acampora, ‘L’arte di andare in pezzi’, tradotto da Aurelia Martelli e pubblicato da Edt Giralalngolo.
Dunque, i personaggi: il primo, Oscar, è una promessa della squadra di football della scuola; ha perso da poco la sorella più piccola, Carmen, e non riesce, come è giusto che sia, a farsene una ragione. Poi c’è Noah, un ragazzino cresciuto fino a quel momento con la homeschooling; figlio di due artisti, è stritolato dalla loro recente separazione. Infine, Riley, una ragazzina fuggita con la madre da Philadelphia, dove hanno subito una rapina, per ritornare nel luogo dell’infanzia materno, distante anni luce dalla vita brillante, e pericolosa, di una metropoli.
Frequentano tutti e tre il corso di modellazione dell’argilla, con risultati molto diversi: Noah, figlio di ceramisti, è quasi un professionista; Oscar ce la mette tutta, Riley è proprio una frana.
Ma, ed è questo il filo conduttore della storia, essere amici, magari quasi per caso, significa sostenersi e aiutarsi nelle piccole e grandi cose: imparare a modellare in modo decente, resistere alla terribile notizia che non si potrà più scendere in campo, combattere contro i fantasmi del passato.
Seguiamo le storie dei tre ragazzi, che ci raccontano in prima persona, alternandosi di capitolo in capitolo, quanto gli avviene quotidianamente a scuola e a casa, spesso vivendo la stessa scena da punti di vista differenti.
La frequenza al corso di modellazione costituisce un po’ il filo conduttore che unisce i vari passaggi nelle vite dei tre amici e fornisce lo spunto per una metafora neanche troppo nascosta: come nelle tecniche giapponesi dei raiku e del kintsugi, che si fondano proprio sulla valorizzazione delle imperfezioni, delle fratture, sulla capacità di mettere insieme, in modo esteticamente impeccabile, i pezzi di un elemento apparentemente rotto; nello stesso modo, secondo l’autore, l’arte della sopravvivenza consiste proprio dal rimettere insieme i pezzi che un trauma ha disperso, ben sapendo che quella ferita non scomparirà.
Tutto questo i nostri personaggi non lo sanno, sono quattordicenni alle prese con una vita difficile; ma, questo è quanto ci racconta il romanzo, insieme riusciranno a rimettere insieme i pezzi delle loro vite e ad andare avanti.
Certo, il messaggio è espresso anche troppo chiaramente, ma questo romanzo ha diversi pregi: in primo luogo l’ironia, che pervade il racconto e alleggerisce le situazioni, di per sé drammatiche. In secondo luogo, la credibilità dei personaggi minori, lo zio prete, le mamme di Riley e di Noah, il coach, l’insegnante di modellazione: nella loro fragile umanità, sono ritratti di adulti imperfetti, ma non assenti.
Infine mi sembra appropriata la metafora della modellazione, con i riferimenti all’interessante estetica giapponese. Così come il richiamo al potere salvifico dell’amicizia, di cui ragazze e ragazzi hanno tanto bisogno.
Lo stile scorrevole e il ritmo sostenuto rendono la lettura adatta a ragazzi e ragazze a partire dai dodici anni.

Eleonora

“L’arte di andare in pezzi”, P. Acampora, trad. A. Martelli, Edt Giralangolo 2024

NOTERELLA AL MARGINE
Una piccolo nota sulla traduzione: viene usato sistematicamente il termine ‘modellaggio’, invece di modellazione. Mi sfugge la motivazione o la particolare interpretazione.


lunedì 18 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

ROSSO


Preceduto da ‘Blu’, è in libreria da pochi mesi ‘Rosso’, scritto ed illustrato da Cristiana Valentini e pubblicato da Editoriale Scienza.
Il libro esprime un approccio multidisciplinare al tema della storia dei colori: c’è una spiegazione squisitamente tecnica, ma per niente noiosa, che racconta l’evoluzione dei pigmenti utilizzati per realizzare il colore, c’è la storia della simbologia legata al suo uso, c’è qualche accenno di storia dell’arte.
Il ‘rosso’, nella forma delle terre argillose, è il primo colore utilizzato nella preistoria e rappresenta una costante nello sviluppo delle civiltà: spesso simbolo di potere, o di fortuna e prosperità, è arrivato fino ai giorni nostri, acquisendo valore politico, simbolo delle rivoluzioni socialiste, o commerciale, trasformando il Babbo Natale dai molti colori nell’omone vestito di rosso, grazie a una pubblicità degli anni ‘30.
Oltre a un approccio storico, e antropologico, è molto interessante il racconto dell’evoluzione dei pigmenti utilizzati nella produzione delle diverse sfumature di rosso: dal cremisi, o scarlatto, prodotto dai Greci e dai Romani a partire dalla femmina di cocciniglia, al porpora, sempre di derivazione animale, usato dai fenici, al rosso carminio, derivato dalla lavorazione delle uova di cocciniglia, tipica del Messico, al cinabro, o vermiglione, pigmento di origine minerale usato da Cinesi, Greci e Romani. Fino ad arrivare alla rivoluzione della chimica, che nell’Ottocento ha consentito di produrre svariati pigmenti di sintesi.
Al ‘rosso’ sono state attribuite valenze diverse: simbolo di potere e di status, colore augurale in Oriente, è stato in realtà anche associato al male, all’inferno con le sue fiamme.
L’autrice utilizza una sequenza di doppie pagine che esauriscono ciascuna un argomento, collocando il testo, stampato a caratteri di diversa dimensione, all’interno della grande tavola che lo ospita. Nonostante la terminologia sia precisa e in parte specialistica, non si intravedono particolari difficoltà di lettura, tutto viene spiegato in modo chiaro e lineare. Lettrici e lettori più piccoli possono divertirsi nello scoprire usi e costumi delle diverse epoche storiche, i più grandi possono approfondire anche gli aspetti tecnici. Non guasta, in ciascuna tavola, la presenza di un discreto cerca-trova, che invita lettrici e lettori a guardare con attenzione le immagini.
Pensato per curiosi appassionati di storia e di arte, a partire dai dieci anni, il libro si presta, con una lettura guidata, a essere utilizzato anche dai bambine e bambini un po’ più piccoli.

Eleonora

“Rosso”, C. Valentini, Editoriale Scienza 2024



 

mercoledì 13 dicembre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

REGOLARITÀ


Ci sono libri sapientemente ingannatori, che appaiono molto semplici e nascondono, in realtà, una grande complessità. È questo il caso di ‘Alfabeti naturali. Piccola guida della creatività dell’Universo’, scritto da Federica Buglioni con le illustrazioni di Luogo Comune. L’editore è Topipittori, che pubblica il libro nella collana PiNO.
Il filo conduttore di questo libro è la ricerca di pattern in natura, laddove questo termine indica un modello, uno schema che caratterizza questo o quell’oggetto naturale.
La prima parte è dedicata all’individuazione di queste ‘regolarità’, che siano simmetrie, bilaterali o radiate, sistemi di pigmentazione a strisce o a macchie, si esprima in cerchi o spirali. Con il supporto delle immagini di Luogo Comune, pseudonimo dell’artista Jacopo Ghisoni, vengono analizzati animali di tutti i tipi, piante, minerali, cercando ogni volta di evidenziare il pattern, evidente o nascosto che sia, non sfuggendo nemmeno dalla complessa spirale di Fibonacci e dai frattali.


La seconda parte del libro è operativa e invita il giovane lettore e la giovane lettrice a osservare il mondo naturale ingrandendo, confrontando, raccogliendo campioni diversi e via sperimentando.
Esempio dopo esempio, ci si sposta dall’osservazione delle regolarità alla creazione delle medesime. Qui si apre una questione non da poco: quanto di questa regolarità è nelle cose e quanto nell’occhio dell’osservatore? Sappiamo bene quanto la riduzione a una regola faciliti la nostra comprensione del mondo, così come l’espressione matematica di questa regola ne fornisca una forma universale.
Che il punto di partenza di ‘Alfabeti naturali’ sfiori questioni che hanno attraversato tutta la filosofia della scienza a partire dai suoi albori, risulta evidente dai riferimenti riportati nel sito dell’editore: l’autrice si riferisce all’opera di Ernst Haeckel, naturalista, zoologo, sostenitore di un evoluzionismo di stampo lamarckiano, nonché importante artista, con la realizzazione di bellissime tavole naturalistiche; e cita il celebre passo di Galileo Galilei, nel Saggiatore, in cui afferma che il libro della Natura è scritto in un linguaggio matematico.
La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi.


‘Alfabeti naturali’ è indubbiamente uno strumento efficace a spronare i giovani lettori e lettrici a osservare con metodo, a classificare, sviluppando uno sguardo da veri artisti naturalisti.
Peccato non ci siano né glossario né bibliografia, che avrebbero aiutato i lettori grandi e piccoli.
Consiglio caldamente la lettura del libro e il suo uso operativo, a giovani naturalisti in erba a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Alfabeti naturali. Piccola guida all’osservazione della creatività dell’Universo”, F. Buglioni, ill. Luogo Comune, Topipittori 2023



lunedì 16 ottobre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA AVVENTUROSA DELLE OPERE D’ARTE


Un modo sicuramente originale per avvicinare i ragazzi e le ragazze alla storia dell’arte è quello di sottolinearne il lato avventuroso, se non criminale.
Lo fa la storica dell’arte Barbara Conti in ‘L’arte...che avventura!’, pubblicato da Nomos con le illustrazioni di Cristina Trapanese. La casistica che incontriamo nei quattordici episodi riportati nel libro è molto varia: si va dai furti e rapine compiuti sia dai pirati, nel caso del Giudizio Universale di Memling, che da professionisti, o da incauti sprovveduti, come nel caso della Gioconda; ci sono poi i furti ‘di Stato’, operati cioè o da governi occupanti, come nel caso di Napoleone e, molto più recentemente dai nazisti; oppure si tratta di acquisti più o meno fraudolenti che hanno consentito, per esempio, l’acquisizione dei marmi del Partenone da parte del British Museum. Fra questi ci sono anche i quattro cavalli che, ora in copia, svettano su Piazza san Marco, a Venezia, e che furono sottratti a Costantinopoli durante il saccheggio operato dai veneziani guidati dal doge Enrico Dandolo.
Dunque una casistica molto varia, che racchiude casualità, rapine, contese internazionali e vicende personali dei singoli artisti. Di ciascun episodio Cristina Trapanese suggerisce la sua interpretazione visiva, sintetica ed efficace; accurata anche l’impaginazione e la grafica, che rende ancor più fluida la lettura.


Di questi episodi vorrei ricordarne un paio. Il primo riguarda il Ritratto di Donna Franca Florio, eseguito da Giovanni Boldini, pittore molto noto per i suoi ritratti femminili; iniziato nel 1901, non piacque al marito Don Ignazio, che lo ritenne troppo audace; stroncato anche alla Biennale di Venezia del 1903, il dipinto segue il suo autore a Parigi, dove verrà più volte rimaneggiato negli anni fra il 1910 e il 1918, allungando o accorciando il vestito, modificando la posa, mostrando una audace scollatura o coprendola. Il dipinto viene concluso nel 1924, ma a quel punto i Florio sono in rovina e non possono più comprarla. Ne seguono una serie di aste, che portano Donna Franca prima in America, poi di nuovo in Italia, dove, per una nuova asta il ritratto entra a far parte della collezione privata della famiglia siciliana dei marchesi Berlingieri, con l’accordo della sua esposizione pubblica. Una vita molto avventurosa per un dipinto, che a che fare con la moda, le consuetudini, l’incipiente modernità, le fortune e sfortune del committente e anche con l’incapacità delle autorità preposte ad impedirne l’acquisizione da parte di privati.
L’incapacità di valutare l’importanza di questa o quella opera d’arte è una delle costanti di queste storie, che riguardano, ad esempio, Matisse e van Gogh.
Un’altra storia interessante riguarda proprio van Gogh e il suo Ritratto del Dottor Gachet, dipinto nella primavera del 1890; pochi giorni dopo aver completato l’opera, il grande artista si tolse la vita. Da quel momento, il ritratto passa di mano ben tredici volte, passando per le mani dei nazisti, di un banchiere tedesco e poi di un facoltoso ebreo che riesce a mettersi in salvo in America, insieme alla tela. Ma il finale è ancora più sorprendente: il Ritratto finisce nelle mani di un facoltoso giapponese, Ryoei Saito, che dichiara che avrebbe distrutto il dipinto prima di morire, per evitare le tasse di successione esorbitanti ai figli. Fatto sta che dalla morte di Saito, nel 1996, nessuno ha più visto la tela. Un’altra storia di arte incompresa, di facoltosi collezionisti e di Stati del tutto assenti nel tutelare quello che dovrebbe essere un patrimonio universale.


Sarebbe bello se i giovani lettori e le giovani lettrici, dai dieci anni in poi, che leggessero queste belle storie avventurose, non si appassionassero solo alle vicende rocambolesche di questo o quel capolavoro, ma maturassero anche la convinzione che l’arte è di tutti e come tale va difesa e tutelata, anche quando non se ne comprende appieno il significato.
Consiglio la lettura di questo libro interessante e originale a tutti quelli che apprezzino un punto di vista particolare sull’Arte e che vogliano sapere un po’ di più non solo di artisti, ma anche di ladri, eserciti invasori, collezionisti, tombaroli, banchieri e così discorrendo.

Eleonora

“L’Arte...che avventura!”, B. Conti, ill. C. Trapanese, Nomos edizioni 2023








mercoledì 13 settembre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


LA BELLEZZA DELLE API

In perfetta continuità con il precedente ‘In un seme’, la coppia di autrici Bepi Piotto, per i testi, e Gioia Marchegiani, per le illustrazioni, ritorna per parlarci di api: sempre nella collana PiNO di Topipittori, è uscito recentemente ‘Api, sciami, alveari’.
Le diverse specie di api fanno parte fanno parte di una famiglia di insetti detti Apoidei, che raggruppano più di 20.000 specie, fra cui i bombi e le api legnaiole, per parlare di insetti a noi noti.
Insieme alle meno amate vespe, calabroni, e formiche, e tanti altri, costituiscono il genere degli Imenotteri, ovvero insetti dalle ali membranose.
Nel precedente libro si era già vista la stretta interazione fra piante ed insetti impollinatori; qui l’argomento viene analizzato dal punto di vista animale, cioè di quel gruppo di insetti che contribuiscono in maniera determinante al processo di riproduzione delle piante: l’interdipendenza fra api mellifere, per esempio, e riproduzione delle piante è talmente stretto da far dipendere la produzione di molti semi e frutti proprio dalla presenza di questi insetti, spesso danneggiati gravemente dall’uso di pesticidi in agricoltura.


La nostra preziosissima ape mellifera viene esaminata come singolo insetto, di cui si analizza l’anatomia, e come parte di uno sciame e di un alveare. La sciamatura segna la fuoriuscita di un’ape regina, l’unica in grado di riprodursi, insieme ai fuchi, che la dovranno fecondare, e ad un gruppo di api operaie che trasportano il miele necessario alla sopravvivenza, nei primi tempi, del nuovo alveare.
La complessità della struttura sociale e la complessità dei sistemi di comunicazione interni all’alveare hanno sempre affascinato i naturalisti, il più famoso dei quali è Karl von Frisch, che nel 1973 per questi studi ricevette il Premio Nobel, condividendolo, non a caso, con Konrad Lorenz e Niko Tinbergen: si era aperta l’era dell’etologia, lo studio evoluzionistico del comportamento animale, una parte non secondaria della rivoluzione darwiniana.
‘Api, sciami, alveari’ mantiene l’impostazione della collana, che unisce rigore scientifico ad una dimensione aneddotica utile a far apprezzare i testi anche ai lettori e lettrici più giovani; ma, e questo è l’aspetto più importante, né concetti né terminologie sono modificati per essere più comprensibili. Si tratta di testi che possono attrarre sia i bambini e le bambine presi dalle insorgenti curiosità, che ragazze e ragazzi che già esprimono un interesse specifico per il mondo naturale.
Nelle ultime pagine sono indicate attività pratiche per dar voce all’insorgente ecologismo, o per esprimere in senso artistico l’amore per la natura.


Le illustrazioni di Gioia Marchegiani rispondono alla duplice funzione di spiegare, far vedere quanto è contenuto nel testo, come nelle tavole che rappresentano l’anatomia dell’ape, e di ricostruire il mondo legato a questi insetti, fatto di fiori, di danze, e di infinita meraviglia.
Se, come credo, il libro riuscirà a trasmettere questo senso di meraviglia per quello che la natura comprende, credo avrà raggiunto il suo obbiettivo di contribuire a sollecitare nei più giovani la curiosità e l’amore per la bellezza.
Consiglio caldamente la presenza del libro nelle biblioteche scolastiche, come testo di approfondimento e come stimolo a ricerche e attività di tema ecologico. Ma consiglio la lettura a tutti quei giovani lettori e lettrici, amanti della natura, che non si accontentino delle informazioni trovate in rete.

Eleonora

“Api, sciami, alveari”, B. Piotto & G, Marchegiani, Topipittori 2023




 

lunedì 28 agosto 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FAVOLE ANTICHE


Quando li ho visti, alla Fiera di Bologna, nello stand di Corraini, sono rimasta di sasso: avevo davanti agli occhi un pezzo della mia infanzia, rappresentato dai libri dedicati alle favole di Esopo, Fedro e Apione, illustrati da Pirro Cuniberti.
Si tratta di quattro libretti, stampati in brossura, intitolati così: ‘Favole della Volpe’, da Esopo e Fedro; ‘Favole dell’Asino’, da Esopo; ‘Favole del Lupo’, da Esopo e Fedro; ‘Favole del Leone’, da Esopo, Fedro e Apione, tutte tradotte da Mario Ramous, fine letterato e latinista, dal 1950 direttore della casa editrice Cappelli, di Bologna.


Di Bologna era anche Pier Achille (Pirro) Cuniberti, artista poliedrico, cresciuto all’Accademia di belle Arti di Bologna, dove insegnava anche Giorgio Morandi. Maestro del disegno, ma esploratore di svariate tecniche artistiche, raggiunge il successo internazionale negli anni ‘80.
Del suo talento di illustratore si accorge Ramous, che lo convince ad illustrare i quattro libretti dedicate alle favole di animali.
Ed ecco queste tavole coloratissime, che accompagnano favole assai note, oggi molto meno di allora, che raccontano le vicende, a sfondo morale, di una serie di animali, furbi, ingenui, forti, astuti, ingegnosi, ambiziosi.


Anche la scelta di raggruppare le favole selezionate in base all’animale che ne è protagonista, è originale e consente di vedere ciascun personaggio nelle diverse vesti di scaltro profittatore o ingenua vittima di raggiri.
Il tratto caratteristico dei disegni di Cuniberti è l’ironia: non c’è tavola in cui gli animali protagonisti non coinvolgano il lettore con sguardi di sottecchi, languidi, furbi, annoiati; basta guardarli per capire qual’è la morale della favola, chi sarà il povero gabbato e chi il furbo vincitore, in una girandola di situazioni in cui, qualche volta, anche i buoni hanno la meglio.


Corraini ripropone la vecchia edizione del 1952, proprio di Cappelli, esattamente com’era ed esattamente come la ricordavo: protagonisti delle mie letture infantili, ho letto e riletto questi libri fino a consumarne le pagine. Anche l’editore Principi e principi ne aveva curato un’edizione nel 2011, raccogliendo le favole del Lupo e della Volpe.
L’estro creativo di Cuniberti ha incontrato la carta stampata anche in un’altra occasione: insieme a Stefano Benni, altro grande emiliano, ha firmato nel 1984 ‘Stranalandia’, pubblicato da Feltrinelli.
Riproporre questi piccoli straordinari libretti, espressione del fruttuoso sodalizio fra Ramous e Cuniberti, grazie alla sensibilità dell’editore Corraini, consente ai piccoli lettori di oggi di avere fra le mani un vero gioiello dell’editoria italiana per ragazzi.
Ne consiglio la lettura a tutti e a tutte, per la bellezza e l’originalità di queste pagine.

Eleonora


“Favole della Volpe”, Esopo e Fedro, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole dell’Asino”, Esopo, trad, M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole del Lupo”, Esopo e Fedro, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole del Leone”, Esopo, Fedro e Apione, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023




lunedì 4 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VERTIGINE DELLA LISTA

Unico nel suo genere. Una storia sul raggruppare e classificare, Neil Packer
(trad. Sara Saorin) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI 

"Questo è Arvo. E questa è la famiglia di Arvo. Questo è il gatto di Arvo, Malcom. E questa è la famiglia di Malcom. Arvo e il suo gatto, però, appartengono a un gruppo ancora più grande... il regno animale. Se sei umano, sei uno degli oltre sette miliardi di esseri umani, ma siamo solo una piccolissima parte del regno animale. Tutto può essere raggruppato!" 

Arvo è un ragazzino che sta correndo, con due custodie di strumento a tracolla: quella di un violino e quella di una chitarra. Probabilmente la chitarra la studia a scuola, mentre a lezione di violino è il padre che lo deve accompagnare con la macchina. Poi Arvo lo si ritrova nel suo capanno degli attrezzi dove rimette in sesto la sua bici che ha forato una gomma. Poi con la bici corre in città ma deve accelerare perché il tempo sembra instabile. Lo vediamo che sta per entrare nel centro cittadino e per più pagine riconosciamo mentre pedala, avanti e indietro, tra edifici diversi. Il suo obiettivo è arrivare dal fruttivendolo, perché ha una commissione da fare per suo padre: comprare delle mele. Le compra anche se la scelta non è facile, viste le tante diverse qualità. Resta un mistero dove abbia lasciato la bici, ma non importa perché adesso lo seguiamo mentre fa un salto in biblioteca per prendere in prestito un libro d'arte. 


La biblioteca sembra essere un posto adatto a questo ragazzino curioso, infatti Arvo decide di fermarsi per dare anche un'occhiata ad altri libri: uno in particolare attira la sua attenzione perché è sul cibo preferito, il formaggio. Ma Arvo è un ragazzino pieno di interessi e quindi il suo tempo in biblioteca si dilata... Preoccupato di fare tardi, è di nuovo in giro per le strade della sua città. E mentre è lì, un pensiero lo attraversa nel momento in cui il suo sguardo ne incrocia un altro familiare, quello del padre. Come è possibile che tra tante persone siano riusciti a riconoscersi e a trovarsi? La risposta che gli dà il padre ha molto a che fare con l'essere unici nel proprio genere... umano. 

Se questo fosse l'unico filo narrativo che attraversa il libro, saremmo di fronte a poca cosa. Mentre invece Unico nel suo genere, quanto meno per dimostrarsi coerente con il titolo che porta, è qualcosa di molto più ricco, qualcosa di molto particolare. Qualcosa di molto insolito, che difficilmente può permettersi di passare inosservato e che, una volta aperto, dimostra tutte le sue potenzialità, tutta la sua forza catalizzante. La prima cosa che salta agli occhi è il formato (38x28 cm) e subito dopo il tipo di disegno, che già dalla copertina divisa in 12 riquadri  rettangolari denuncia molteplici direzioni che il tipo di illustrazione prende. Dalla fotografia, al Costruttivismo, dal disegno scientifico a quello 'prospettico'. 
E' confermato: mai visto niente di simile. 


Ancora prima di arrivare al grande frontespizio di un bel bianco e nero, leggiamo qualche riga di N.P. in cui racconta cosa lo abbia spinto a progettare, come suo primo libro da autore completo, un oggetto così particolare. 
Sembra di capire che la passione per la catalogazione, per organizzare le cose secondo categorie sia nel suo DNA. Come ogni buon catalogatore, anche N.P. ha molto chiaro che non esiste un unico criterio e che non esiste soprattutto un unico livello di precisione. Ci si può muovere dall'assoluto rigore della scienza alla casualità di un pasticcione, accumulatore seriale. Lui si pone nel mezzo e laddove gli è stato possibile, ha applicato criteri recenti e condivisi, ma in molti altri casi ha scelto quello suo personale, quello che gli è più congeniale. 
Su una cosa non si può che dargli ragione nell'aver perseguito il suo intento di creare un libro bello e divertente. Unico nel suo genere è prima di tutto un libro bello e divertente e quando prima è stato definito catalizzante lo si è fatto a ragion veduta: una volta aperto non puoi fare a meno di guardarlo e di sfogliarlo e di attraversarlo con lentezza, dal centro alla periferia della pagina e viceversa. Questo effetto ammaliante, quasi ipnotico lo si percepisce fin dalla prima illustrazione in cui conosciamo Arvo, il suo abbigliamento, la sua premura di andare, ed è lì messo al centro del grande foglio e al centro di un sistema di raggi che lo rendono a dir poco magnetico. 


La pagina successiva è di tutt'altro genere: un ordinato reticolo di piccoli ritratti umani connessi tra loro da una serie di connessioni che poi scopriamo essere il grande albero genealogico di Arvo. Lui è seduto - si prende una pausa - in basso al centro. La sua testa è connessa con le due figurine dei genitori che a loro volta sono connessi con i loro, con fratelli, cugini, zii con quelli consanguinei e quelli acquisiti. Quarantatré da parte di madre e ben quarantasei da parte di padre, che ad evidenza viene da una famiglia più numerosa... 
Ciascuno di loro ha caratteri somatici diversi, capelli differenti e soprattutto per ognuno di loro N.P. ci tiene a far sapere la percentuale di DNA che i singoli membri della famiglia condividono. Per capirci, sotto madre e padre la percentuale riportata nel tondino giallo è di 50%. Con lo zio, ossia il fratello di mamma, del 25% con la moglie dello zio invece è 0. Ci si può trascorrere del tempo a cogliere le somiglianze, a studiare i tratti caratteristici, quelli regressivi e quelli dominanti... 
Altra pagina, altro cambio di stile: un gattone - Malcom - impera a sinistra, mentre a destra si allineano 37 felini, la famiglia dei felidae, anche questi tenuti assieme da una rete, che ovviamente non è di parentela, ma che sta insieme in base al criterio del tempo, della discendenza, ovverosia l'evoluzione della famiglia dei gatti, attraverso le diverse ere geologiche. 


Terza pagina, terza ulteriore scelta: qualcosa di simile a un grande gioco dell'oca concentrico in cui attraverso la scansione data da specie, genere, famiglia, ordine, classe, phylum e infine regno, è possibile ricostruire quanto Arvo debba condividere con i sapiens, con gli ominidi, con i primati, con i mammiferi, con i vertebrati e infine con il grande regno animale, ovvero con tutto ciò che è organico e in grado di muoversi autonomamente. In ciascuna delle spirali di caselle N.P. ripete più volte i singoli elementi che necessariamente devono ritornare: per intenderci Arvo con i primati è in compagnia dei gorilla (con i quali era in compagnia anche nella linea degli Ominidi) ma anche dei macachi e di sua bisnonna, da parte di padre. 
Ulteriore cambio, quando si arriva alla pagina in cui gli strumenti musicali vengono organizzati, voce umana compresa, in macro categorie. Il criterio sembra essere quello più diffuso e conosciuto. Poi si passa ai mezzi di trasporto... e via andare. 
A questo punto il gioco di N.P. è molto più dichiarato: a seconda di quali siano le macro categorie da ordinare: dall'edilizia, ai felini, dagli strumenti ai cultivar di mele esistenti, costruisce un esile filo di un racconto di cose che Arvo fa nel corso della sua giornata. Noi lettori ci teniamo attaccati a esso e per ciascuna doppia pagina che qui non è poca cosa, ci prendiamo il tempo necessario per dare forma e spessore al catalogo degli oggetti e del pensiero. Ogni categoria, ogni pagina ha un suo criterio di organizzazione nello spazio e ha una sua particolare e diversa scelta stilistica che la rende 'unica nel suo genere'. 


Si passano interi quarti d'ora a leggere i singoli nomi degli utensili ordinatamente disposti sulle colorate pareti del capanno degli attrezzi. Si va a cercare in rete se effettivamente quello possa essere definito seghetto a copiare o non sia piuttosto il seghetto da traforo, si riconosce il saracco, il martello da carpentiere, si nota purtroppo l'assenza del ben noto maleppeggio. Dei cacciaviti quello a stella qui ha un altisonante nome esotico Pozidriv, mentre quello a croce è il Phillips e nello stesso tempo ti interroghi di come si possa vivere bene pur non avendo in casa un set di punte Torx. Insomma ci si perde, si impara ma soprattutto si passa in assoluta piacevolezza per gli occhi e per la testa un gran bel tempo, un tempo intelligente e pieno di sollecitazioni. Però. 


Però, visto che tra catalogatori esiste una rispettosa ma latente rivalità a chi fa meglio e a chi fa di più, a me è venuto in mente che N.P. avrebbe potuto 'intrecciare' ancora di più le cose, ovvero avrebbe potuto creare ancora più connessioni tra i vari cataloghi e non solo mettere qui e lì una bisnonna o un obelisco. In tal modo non solo avrebbe solo fatto un libro bello e divertente sul concetto di catalogare, e lo ha fatto, non solo avrebbe dimostrato la tesi sull'unicità di ciascuno, e lo ha fatto, ma anche quella secondo cui in fisica -e non solo- tutto si tiene...
Insaziabili! 

Carla