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lunedì 12 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA RADICE UNICA

Cromosomi
, Fabian Negrin, Kalina Muhova 
Edizioni Corsare 2025 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"2025 - Mi chiamo Lucia e, mamma mia, come sono diventata vecchia... 
1963 - Sembra ieri che con Giorgio andavamo a ballare ogni sabato sera. Due fan scatenati dei Beatles. E tutte le domeniche burraco con l'allegra compagnia di amici. Quante risate! 
1951 - Giorgio l'ho conosciuto a Ischia. Mi ricordo l'emozione la prima volta che lo vidi. L'incontro avvenne sulla spiaggia dell'albergo Vittorio. Quello dove, da quando ho memoria, passavo ogni estate con i miei genitori..." 

La sua mamma era molto ansiosa e quindi il tempo che Lucia poteva passare al sole facendo castelli di sabbia, nonostante il cappellino, era limitato. Il suo babbo invece le lasciava fare molte più cose, compresi i tuffi di testa. 


Di mestiere lui era fotografo ed era sempre in viaggio, sua madre invece era nata a Londra ed è lì che si erano conosciuti... 
Il nonno di Lucia che di professione era capitano di lungo corso e viaggiava con la sua nave lungo la rotta Londra - Hong Kong si era innamorato di una giovane cinese e l'aveva sposata contro il volere della famiglia (un Pinkerton controcorrente). E quindi non è un caso che la Lucia di partenza abbia un po' gli occhi a mandorla... 

Ed ecco che i cromosomi fanno la loro entrata in questa storia. 


Fabian Negrin costruisce un'esile architettura narrativa che sulla genetica poggia le fondamenta. In altre parole, i cromosomi che riempiono i risguardi sono lì a testimoniare un fatto importante: noi siamo la nostra storia. 
Loro sono la nostra storia trascorsa (e indiscutibilmente anche la nostra storia futura), scritta piccola piccola: contenitori preziosi di DNA, sono la biblioteca del codice genetico che ci appartiene e che ci distingue da chiunque altro. 
Detto questo, Fabian Negrin prova a dare nomi e a costruire a ritroso una storia fatta di tanti episodi di altrettante piccole storie, quelle di chi ci ha preceduto. 
La novantenne Lucia ripercorre così il suo albero genealogico: genitori, nonni e poi bisnonni e poi indietro fino all'epoca delle Crociate, attraverso quell'anello che la bisnonna di Lucia aveva a sua volta ereditato e che aveva attraversato la genealogia della sua famiglia. 
Si va sempre più indietro, fino ad arrivare a Nefertiti. E prima di lei? 
Una sequenza di altri uomini e donne che hanno depositato piccole tracce di sé in chi è venuto dopo. 
Ma un punto di partenza di questo lunghissimo percorso ci deve essere stato - di certo in Africa, dove l'umanità ha avuto origine, e di cui Lucia è esemplare. 
È intrigante l'idea di dare forma al percorso genetico che distingue ognuno di noi, ossia di rendere tangibile e visibile un concetto complesso in cui il tempo, lo spazio, la biologia sono i piloni necessari, accanto a quell'altro concetto che non è proprio facile raccontare e che fino a Mendel non aveva neanche un nome... 
A prescindere dalla capacità di superare una difficoltà oggettiva nel creare una struttura che si dimostri leggera e soprattutto maneggevole per chiunque, in questo libro mi pare di cogliere una questione altrettanto importante: noi siamo tutti molto mischiati e tanto più andiamo indietro, tanto più ci avviciniamo alla radice che è - con buona pace di molti - unica.
 

Il seme del nostro albero genealogico, parrebbe sottolineare Negrin, è uno. Qualcosa di simile all'albero Pando, con una differenza: lui, essendo albero, con il crescere è diventato bosco, noi, crescendo, siamo diventati umanità. 
Bell'idea, bella storia. E come sempre con Fabian Negrin, bel finale. 
Ma come rendere visivamente questo viaggio attraverso spazio e tempo senza renderlo una noiosa galleria di personaggi? 
E quindi la seconda architettura è quella che si è inventata Kalina Muhova. 
Lavora sulla pagina come se fosse un suo blocco di appunti. Una sorta di taccuino di schizzi, di appunti che poi "pulisce" per renderlo leggibile a tutti. 
Mi ricorda quella sensazione di imbarazzo quando in università qualcuno ti chiedeva gli appunti della lezione... L'ordine, o per meglio dire il disordine, personale non è facile da condividere, quindi Muhova mette in pulito i suoi "appunti" e il testo di Cromosomi assume una sua iconografia, trova un suo ritmo visivo. 
La prima cosa necessaria da fare è fissare le tappe del tempo. E Muhova lo fa con quel rettangolino in alto che diventa l'orologio di questa lunghissima storia. 
La seconda cosa da fare è dare facce ai personaggi. E Muhova lo fa e li fotografa entro boxini quadrati: le foto tessera di ciascuno disegnate. Non tutti ma quasi hanno la loro. 
Terza cosa da fare è creare i legami, le connessioni. E Muhova si inventa un bel sistema, immediato quanto visibile: una linea tratteggiata che collega Lucia alla sua casa, oppure Lucia e Giorgio a diciott'anni, Charles e Mei attraverso i continenti, un anello con il quadro che lo ritrae al dito di qualcuno. 
Quarta cosa da fare è creare gli scenari, i contesti per rendere tutto meno scheletrico. Così Muhova, sullo sfondo delle foto tessera, disegna uno sfumato di una battaglia di crociati, come pure rinomate spiagge campane, anni Cinquanta. 
Quinta cosa da fare è non seguire sempre detto schema. E Muhova gioca su formati di immagini piuttosto diversi e movimentati. Nefertiti vince una pagina intera, così come l'abbraccio d'amore tra Charles e la sua sposa cinese... 


Sesta cosa da fare è quella di rendere otticamente tutto molto interconnesso. E Muhova si inventa l'uso di un pantone magnifico (che mette a dura prova la grafica dell'editrice e ora lo scanner che no gli rende giustizia) che è un faro illuminato sugli scaffali delle librerie. Non puoi non vederlo.
Settima cosa da fare è quella di dare spessore iconografico a questa carrellata di esseri umani. E Muhova cura, magari non proprio sempre sempre, pettinature e abbigliamento e fisionomie. 
Il risultato, un libro interessante. 

 Carla

lunedì 4 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VERTIGINE DELLA LISTA

Unico nel suo genere. Una storia sul raggruppare e classificare, Neil Packer
(trad. Sara Saorin) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI 

"Questo è Arvo. E questa è la famiglia di Arvo. Questo è il gatto di Arvo, Malcom. E questa è la famiglia di Malcom. Arvo e il suo gatto, però, appartengono a un gruppo ancora più grande... il regno animale. Se sei umano, sei uno degli oltre sette miliardi di esseri umani, ma siamo solo una piccolissima parte del regno animale. Tutto può essere raggruppato!" 

Arvo è un ragazzino che sta correndo, con due custodie di strumento a tracolla: quella di un violino e quella di una chitarra. Probabilmente la chitarra la studia a scuola, mentre a lezione di violino è il padre che lo deve accompagnare con la macchina. Poi Arvo lo si ritrova nel suo capanno degli attrezzi dove rimette in sesto la sua bici che ha forato una gomma. Poi con la bici corre in città ma deve accelerare perché il tempo sembra instabile. Lo vediamo che sta per entrare nel centro cittadino e per più pagine riconosciamo mentre pedala, avanti e indietro, tra edifici diversi. Il suo obiettivo è arrivare dal fruttivendolo, perché ha una commissione da fare per suo padre: comprare delle mele. Le compra anche se la scelta non è facile, viste le tante diverse qualità. Resta un mistero dove abbia lasciato la bici, ma non importa perché adesso lo seguiamo mentre fa un salto in biblioteca per prendere in prestito un libro d'arte. 


La biblioteca sembra essere un posto adatto a questo ragazzino curioso, infatti Arvo decide di fermarsi per dare anche un'occhiata ad altri libri: uno in particolare attira la sua attenzione perché è sul cibo preferito, il formaggio. Ma Arvo è un ragazzino pieno di interessi e quindi il suo tempo in biblioteca si dilata... Preoccupato di fare tardi, è di nuovo in giro per le strade della sua città. E mentre è lì, un pensiero lo attraversa nel momento in cui il suo sguardo ne incrocia un altro familiare, quello del padre. Come è possibile che tra tante persone siano riusciti a riconoscersi e a trovarsi? La risposta che gli dà il padre ha molto a che fare con l'essere unici nel proprio genere... umano. 

Se questo fosse l'unico filo narrativo che attraversa il libro, saremmo di fronte a poca cosa. Mentre invece Unico nel suo genere, quanto meno per dimostrarsi coerente con il titolo che porta, è qualcosa di molto più ricco, qualcosa di molto particolare. Qualcosa di molto insolito, che difficilmente può permettersi di passare inosservato e che, una volta aperto, dimostra tutte le sue potenzialità, tutta la sua forza catalizzante. La prima cosa che salta agli occhi è il formato (38x28 cm) e subito dopo il tipo di disegno, che già dalla copertina divisa in 12 riquadri  rettangolari denuncia molteplici direzioni che il tipo di illustrazione prende. Dalla fotografia, al Costruttivismo, dal disegno scientifico a quello 'prospettico'. 
E' confermato: mai visto niente di simile. 


Ancora prima di arrivare al grande frontespizio di un bel bianco e nero, leggiamo qualche riga di N.P. in cui racconta cosa lo abbia spinto a progettare, come suo primo libro da autore completo, un oggetto così particolare. 
Sembra di capire che la passione per la catalogazione, per organizzare le cose secondo categorie sia nel suo DNA. Come ogni buon catalogatore, anche N.P. ha molto chiaro che non esiste un unico criterio e che non esiste soprattutto un unico livello di precisione. Ci si può muovere dall'assoluto rigore della scienza alla casualità di un pasticcione, accumulatore seriale. Lui si pone nel mezzo e laddove gli è stato possibile, ha applicato criteri recenti e condivisi, ma in molti altri casi ha scelto quello suo personale, quello che gli è più congeniale. 
Su una cosa non si può che dargli ragione nell'aver perseguito il suo intento di creare un libro bello e divertente. Unico nel suo genere è prima di tutto un libro bello e divertente e quando prima è stato definito catalizzante lo si è fatto a ragion veduta: una volta aperto non puoi fare a meno di guardarlo e di sfogliarlo e di attraversarlo con lentezza, dal centro alla periferia della pagina e viceversa. Questo effetto ammaliante, quasi ipnotico lo si percepisce fin dalla prima illustrazione in cui conosciamo Arvo, il suo abbigliamento, la sua premura di andare, ed è lì messo al centro del grande foglio e al centro di un sistema di raggi che lo rendono a dir poco magnetico. 


La pagina successiva è di tutt'altro genere: un ordinato reticolo di piccoli ritratti umani connessi tra loro da una serie di connessioni che poi scopriamo essere il grande albero genealogico di Arvo. Lui è seduto - si prende una pausa - in basso al centro. La sua testa è connessa con le due figurine dei genitori che a loro volta sono connessi con i loro, con fratelli, cugini, zii con quelli consanguinei e quelli acquisiti. Quarantatré da parte di madre e ben quarantasei da parte di padre, che ad evidenza viene da una famiglia più numerosa... 
Ciascuno di loro ha caratteri somatici diversi, capelli differenti e soprattutto per ognuno di loro N.P. ci tiene a far sapere la percentuale di DNA che i singoli membri della famiglia condividono. Per capirci, sotto madre e padre la percentuale riportata nel tondino giallo è di 50%. Con lo zio, ossia il fratello di mamma, del 25% con la moglie dello zio invece è 0. Ci si può trascorrere del tempo a cogliere le somiglianze, a studiare i tratti caratteristici, quelli regressivi e quelli dominanti... 
Altra pagina, altro cambio di stile: un gattone - Malcom - impera a sinistra, mentre a destra si allineano 37 felini, la famiglia dei felidae, anche questi tenuti assieme da una rete, che ovviamente non è di parentela, ma che sta insieme in base al criterio del tempo, della discendenza, ovverosia l'evoluzione della famiglia dei gatti, attraverso le diverse ere geologiche. 


Terza pagina, terza ulteriore scelta: qualcosa di simile a un grande gioco dell'oca concentrico in cui attraverso la scansione data da specie, genere, famiglia, ordine, classe, phylum e infine regno, è possibile ricostruire quanto Arvo debba condividere con i sapiens, con gli ominidi, con i primati, con i mammiferi, con i vertebrati e infine con il grande regno animale, ovvero con tutto ciò che è organico e in grado di muoversi autonomamente. In ciascuna delle spirali di caselle N.P. ripete più volte i singoli elementi che necessariamente devono ritornare: per intenderci Arvo con i primati è in compagnia dei gorilla (con i quali era in compagnia anche nella linea degli Ominidi) ma anche dei macachi e di sua bisnonna, da parte di padre. 
Ulteriore cambio, quando si arriva alla pagina in cui gli strumenti musicali vengono organizzati, voce umana compresa, in macro categorie. Il criterio sembra essere quello più diffuso e conosciuto. Poi si passa ai mezzi di trasporto... e via andare. 
A questo punto il gioco di N.P. è molto più dichiarato: a seconda di quali siano le macro categorie da ordinare: dall'edilizia, ai felini, dagli strumenti ai cultivar di mele esistenti, costruisce un esile filo di un racconto di cose che Arvo fa nel corso della sua giornata. Noi lettori ci teniamo attaccati a esso e per ciascuna doppia pagina che qui non è poca cosa, ci prendiamo il tempo necessario per dare forma e spessore al catalogo degli oggetti e del pensiero. Ogni categoria, ogni pagina ha un suo criterio di organizzazione nello spazio e ha una sua particolare e diversa scelta stilistica che la rende 'unica nel suo genere'. 


Si passano interi quarti d'ora a leggere i singoli nomi degli utensili ordinatamente disposti sulle colorate pareti del capanno degli attrezzi. Si va a cercare in rete se effettivamente quello possa essere definito seghetto a copiare o non sia piuttosto il seghetto da traforo, si riconosce il saracco, il martello da carpentiere, si nota purtroppo l'assenza del ben noto maleppeggio. Dei cacciaviti quello a stella qui ha un altisonante nome esotico Pozidriv, mentre quello a croce è il Phillips e nello stesso tempo ti interroghi di come si possa vivere bene pur non avendo in casa un set di punte Torx. Insomma ci si perde, si impara ma soprattutto si passa in assoluta piacevolezza per gli occhi e per la testa un gran bel tempo, un tempo intelligente e pieno di sollecitazioni. Però. 


Però, visto che tra catalogatori esiste una rispettosa ma latente rivalità a chi fa meglio e a chi fa di più, a me è venuto in mente che N.P. avrebbe potuto 'intrecciare' ancora di più le cose, ovvero avrebbe potuto creare ancora più connessioni tra i vari cataloghi e non solo mettere qui e lì una bisnonna o un obelisco. In tal modo non solo avrebbe solo fatto un libro bello e divertente sul concetto di catalogare, e lo ha fatto, non solo avrebbe dimostrato la tesi sull'unicità di ciascuno, e lo ha fatto, ma anche quella secondo cui in fisica -e non solo- tutto si tiene...
Insaziabili! 

Carla

mercoledì 16 febbraio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PIU' SI E' MEGLIO E' 

Barnabus, The Fan Brothers 
(trad. a cura del lab. Tradurre la letteratura per ragazzi, Fond. Unicampus San Pellegrino) 
Gallucci 2020 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il laboratorio si trovava in una strada come tante altre, nascosto sotto il negozio Perfect Pets. Laggiù, nessuno l'avrebbe mai scoperto. Era lì che fabbricavano gli animaletti perfetti, Barnabus, però, tanto perfetto non era. Per questo lo avevano depositato nella sezione dei Progetti Scartati." 

Barnabus era per metà topo e per metà elefante e in quel laboratorio ci viveva da sempre insieme a tante altre creaturine insolite come lui. Quella che lui considerava la sua casetta, facile da tenere pulita, era una campana di vetro. Anche tutti gli altri erano sotto vetro. 
Quelli che Barnabus chiamava i Giganti Verdi un giorno si affacciarono nel corridoio del laboratorio, non per distribuire il cibo, ma per stampigliare su ciascun involucro di vetro un timbro a lettere rosse: scarto. 
Pip, l'amico scarafaggio di Barnabus, libero di entrare e uscire, che tante cose belle del mondo di fuori gli aveva raccontato, è quello che sa cosa sta succedendo là sotto: Barnabus e tutti gli altri verranno riciclati, perché così come sono non sono conformi. 
Barnabus, spiega Pip, avrà un pelo più soffice e avrà gli occhi più grandi, solo così, sostiene con sicurezza Pip potrà accedere al piano di sopra, nel negozio dei Perfect Pets. 
Il fatto è che due cose ostano: Barnabus vorrebbe tanto vedere il mondo di fuori che Pip gli ha descritto come meraviglioso, e soprattutto non ha nessun desiderio di avere occhi più grandi e pelo più soffice: lui si piace così. 
Complice un sospiro più forte degli altri, complice la proboscide, Barnabus capisce che ha per le mani una concreta possibilità di fuga. 


Questa è la storia dell'evasione di un manipolo di creaturine più una creaturona, guidati da uno scarafaggio che sa cosa significa essere liberi. 

Quando i due fratelli Fan, Terry ed Eric, diventano tre. 
Fino al libro su Barnabus, il terzo fratello, Devin, con loro non aveva mai collaborato, se non in un libro fatto da ragazzi.
Ma con Barnabus la sua presenza è diventata necessaria: è infatti suo il disegno originale di un pupazzino meccanico, metà elefante e metà topo, un disegno che i due fratelli ricordavano lui avesse fatto circa 25 anni prima, quando di anni ne aveva solo 19. 
Il disegno, come per incanto, torna a galla e, rispettosi della sua 'paternità', i due chiamano dentro anche il terzo fratello Fan. E a proposito di paternità, la presenza di Devin, per Eric e Terry ormai molto affiatati, ha significato parecchio. 
Dato che lui è l'unico ad avere figli di fatto ha rappresentato una maggiore garanzia di realizzare un libro che intercettasse gli interessi autentici di un bambino e soprattutto ne attestasse lo scarto di pensiero rispetto a quello di un adulto. Ma non solo, la sua collaborazione di fatto ha in qualche modo scardinato e smontato certe 'routine' esistenti tra i due, smuovendo le cose. 
Cosa che in ambito creativo è sempre un bene. 
Sulla copertina dell'edizione canadese si vedono due bolli di prestigiosi premi vinti in patria e, come se non bastasse, dal 2020 in poi ha continuato a vincerne ed è shortlisted per la Kate Greenaway 2022. Come sempre nei loro libri, quello che colpisce all'istante è la qualità altissima dell'illustrazione, minuziosa e coerente fino all'ossessione e la capacità che essa ha di dire cose. 
Si può già partire dalla copertina, scura con una fonte luminosa alla sua sinistra che sbatte su una campana di vetro dentro cui un piccolo - metà elefante e metà topo - ci guarda dritto negli occhi e con le sue zampe preme sul vetro. 
Le interpretazioni, ognuno faccia le proprie. 


Nei risguardi, viste dall'alto e sparpagliate, si vedono schede con figure di creaturine, catalogate numericamente e per nome. E un riccio di mare. 
Si gira pagina e, accanto ai crediti, la storia in qualche modo è già cominciata: un topo/elefante alle prese con una nocciolina; a destra sul frontespizio la scheda che si vede è quella del protagonista e nei fogli che contiene si intuiscono i calcoli per costruirlo. E uno scarafaggio. 
Se si va avanti, sul fondo candido della doppia pagina successiva c'è lui: Barnabus e qualche riga di presentazione. 
Segue uno scorcio di quella che Devin in un'intervista ricorda essere uno scenario tipico di un quartiere periferico di Toronto, dove i tre (anzi sei) Fan sono cresciuti, e dove loro si sono divertiti a disegnare i negozi dell'infanzia e a popolare la strada di amici e parenti. Circostanza questa, che, non saprei dire come, ma si percepisce chiaramente: quelle non sono comparse. 
E per di più nella pagina successiva si sono mosse, come se le due immagini fossero due frame di una pellicola. 
Sotto la sede della Wilke's Paperclips su cui svetta una insegna che è difficile non notare, c'è il negozio dei Animaletti Perfetti, frutto di ingegneria genetica, a leggere quanto scritto sul vetro. Davanti alle vetrine si accalcano le persone Ma c'è anche un'elica di DNA, davanti alla quale già qualcuno si interroga. Bel colpo! Neanche a dire che nella doppia pagina successiva il punto di vista si allarga per vedere in sezione, sotterraneo, il complesso laboratorio dove i Perfects Pets vengono prodotti.
 


A osservare con attenzione tutti i dettagli si possono scoprire, sempre a posteriori, un sacco di cose che il testo non dice. E che è - ci si può scommettere - il risultato del lavoro delle tre teste diverse dei Fan su un unico progetto. Questo per dire che poter condividere e i propri spunti con degli altri, magari anche affiatati come fratelli, non può mai far male. 
Mentre il lettore è lì tutto concentrato arriva una pagina illuminante. 
Il testo chiarisce una serie di particolari e nel contempo tocca l'emotività, definendo "casa piccolina e facile da tenere pulita" una campana di vetro spoglia che contiene Barnabus e basta. Accanto a lui, sullo stesso scaffale e sotto campane di vetro analoghe, altre creature frutto di ingegneria genetica. 
Una di loro è irresistibile oltre che essere - e lo si capisce solo dopo - l'origine del raggio luminoso della copertina.

 
Già da due pagine il lettore è nell'oscurità del laboratorio, e poi della città notturna, e poi del sogno di Barnabus. Poi quell'incanto si interrompe. Sparisce l'ombra e certa tranquillità e arriva il Verde, ingombrante e spaventoso. E la luce e i timbri. 
Di come prosegue la storia non c'è bisogno di dire altro a parte un particolare che, e parrebbe sia stata una idea di Devin, mi ha colpito il cuore, perché inaspettato. 
Mentre si viene catturati dal ritmo incalzante della fuga attraverso i meandri del grande laboratorio e si corre con il pensiero verso il finale glorioso verso la libertà e la luce, c'è una battuta d'arresto: il libro stesso si deve girare perché la pagina non ce la farebbe a contenere per intero una delle grandi cisterne, snodo del reticolo di tubi. Sulla lamiera c'è il solito timbro rosso.



Intrappolato lì dentro c'è qualcuno, o meglio c'è lo sguardo di qualcuno. E, come a me ha insegnato la vita, se i tuoi occhi incrociano quelli di qualcuno che soffre, non è più possibile far finta di niente. Barnabus si ferma, non può fare diversamente e questo, come in ogni buon film di azione, mette a repentaglio il risultato finale. 
L'ultima frase tiene in sé il senso di tutta la storia, ma anche il senso di questa collaborazione fraterna. 
E nessuno mi convincerà che i due anziani foraggiatori di noccioline agli scoiattoli non siano il loro papà e la loro mamma. 

Carla 

Noterella al margine.  Se è vero il motto finale, sarà facile dimostrare che 4 occhi vedono meglio di 2 e 2 teste ragionano meglio di 1. Quindi non resta altro suggerimento che quello di mettersi lì insieme a dei bambini a ragionare fra i risguardi che chiudono il libro e la tavola in cui i Progetti Scartati sono tutti lì sotto le loro campane di vetro. A me è capitato di farlo con una bambina di 29 anni. Oltre a essere un bellissimo gioco per aguzzare lo sguardo è un esercizio mentale per capire che tra perfetto e imperfetto la differenza è spesso e volentieri ininfluente ai fini di una vita felice, imperfetta, libera, al posto di una infelice, perfetta, inscatolata.

venerdì 12 febbraio 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

 I SEGRETI DEL DNA
 

Ritorna la magica coppia britannica costituita da Nicola Davies, autrice dei testi, ed Emily Sutton, illustratrice, che abbiamo già visto all’opera in ‘Tanti e diversi’ e ‘Mini. Il mondo invisibile dei microbi’. Il libro che le vede di nuovo insieme, tradotto da Beatrice Masini e pubblicato da Editoriale Scienza, s’intitola ‘Cresco. I segreti del nostro DNA’. Tratta, con l’impostazione consueta, dell’ontogenesi, ovvero dello sviluppo dell’organismo vivente.
Tutti gli esseri viventi, dalle piante agli esseri umani, nel corso della propria vita, si trasformano: le piante dal seme, gli animali dalle cellule fecondate.
Crescere è una questione di misure, il diventare ‘grandi’, ma anche di forme, perché nello sviluppo si cambia aspetto, l’esempio più eclatante è la metamorfosi da bruco a farfalla.
Il meccanismo che presiede a questa ordinata trasformazione è il DNA, che con la sua doppia elica contiene le informazioni necessarie a dirigere lo sviluppo dei diversi organismi. Le singole ‘istruzioni’ sono i geni che concorrono a definire diversi aspetti: nel corpo umano, ci vogliono 100 geni per definire forma e colore dei capelli, 16 per determinare il colore degli occhi.
Questo sottile filamento è presente in ogni cellula ed è condiviso da tutti i viventi: alcuni animali condividono con noi il 98% del DNA, i primati, ma abbiamo parte del nostro patrimonio genetico in comune con i funghi, le piante, i lombrichi.
Facciamo parte, dunque, di un’unica famiglia, a dimostrazione di un’unica derivazione da organismi primordiali.
 
 
Questo in sintesi il contenuto del testo, come nei libri precedenti tarato su lettrici e lettori del primo ciclo delle elementari, con una particolare e preziosa attenzione al linguaggio: i passaggi più astratti sono sempre tradotti in termini concreti, alla portata dell’esperienza dei più piccoli: le dimensioni di un pesciolino, il killi turchese, paragonato al mignolo di un bambini, o le vongole grandi come una mano; questa traduzione in termini di linguaggio quotidiano, concreto, va in direzione opposta a chi propone libri per piccolissimi con termini astratti presi direttamente dalla fisica. E, onestamente, continuo a trovare più efficace questa strategia, per quanto difficile possa essere trovare paragoni e metafore ad altezza bambino.
Questo mi sembra uno dei più evidenti punti di forza; l’altro è rappresentato dalle illustrazioni della Sutton, che costituiscono il ‘tappeto’ su chi si poggia il testo opportunamente reso con caratteri ora grandi, ora piccoli per aiutare il mantenimento dell’attenzione.
La Sutton, poi, riempie le pagine di immagini coloratissime e dettagliate, che raccontano, oltre a spiegare, gli argomenti non certo facili del codice genetico e delle sue proprietà.
Collegato ai precedenti due libri, dedicati alla biodiversità e al mondo del infinitamente piccolo, questo libro compie un passo ulteriore nella comprensione del mondo vivente, senza sensazionalismo, senza eccessiva astrazione, ma con grande precisione e capacità di sintesi.
Un ottimo libro, direi indispensabile per le biblioteche scolastiche, per lettrici e lettori curiosi a partire dai sei, sette anni.
 
Eleonora
 
“Cresco. I segreti del nostro DNA”, N. Davies, E. Sutton, Editoriale Scienza 2021

lunedì 9 marzo 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


GENI INCOMPRESI


E’ un facile doppio senso, quello che vi sto proponendo: infatti, i libri che vi segnalo parlano di genetica e, in parte, di evoluzione. Argomenti non facili, ma che richiedono una terminologia specialistica e la spiegazione di meccanismi non proprio lineari.
Il più ‘tradizionale’ è ‘Sulle tracce del DNA’, di Claudia Flandoli, autrice di fumetti, ma biologa di formazione, che propone un percorso didattico volto alla comprensione dei misteri della genetica attraverso il linguaggio visivo dei fumetti. C’è una parte narrativa in cui due gemelle affrontano il periglioso viaggio all’interno della cellula per arrivare al nucleo e quindi al DNA, e ci sono parti riassuntive che schematizzano quanto raccontato in precedenza. Il pretesto narrativo non è nuovo, quello di un viaggio all’interno del corpo, in questo caso all’interno dei suoi componenti più piccoli ed essenziali; vengono così descritte parti della cellula, le diverse funzioni che presiedono alla replicazione del DNA, per poi raccontare come le istruzioni contenute nella doppia elica diventino caratteri morfologici.
Si entra molto nel dettaglio e le informazioni, per quanto chiare, sono di una certa complessità. Richiedono quindi un lettore e una lettrice quanto meno delle scuole medie. Sicuramente, la scorrevolezza del testo, l’uso di un linguaggio discorsivo, con una traccia narrativa, aiutano a rendere poco accademico il discorso, senza però perdere in precisione. E’ un esperimento interessante che che appartiene al filone sempre più interessante di una divulgazione non più ‘infantile’, ovvero basata sulla semplificazione, rivolta a ragazze e ragazzi di oggi che hanno a disposizione un mare di informazioni, magari mal assortite.
Se, dunque, questo libro si rivolge direttamente ad un pubblico con un percorso scolastico alle spalle, un’altra collana, questa volta dell’editore Nord-Sud, affronta tematiche analoghe, ma rivolgendosi a lettori bambini: si tratta della collana ‘Futuro genio’, curata da Carlos Pazos, di cui parliamo dei volumi dedicati rispettivamente a ‘Genetica’ vedi qui  ed ‘Evoluzione’ , che ci spiega, ad esempio, come le odierne galline discendano da un certo tipo di dinosauri.


Si tratta di volumetti di piccole dimensioni con poco più di una ventina di pagine, in cui con grandi immagini e testo ridotto si esprimono sinteticamente gli stessi concetti importanti di cui ho parlato prima: la struttura della cellula, il DNA, i cromosomi, le mutazioni, che poi sono al centro dell’esposizione del volumetto dedicato all’evoluzione. Molto della spiegazione è affidato alle immagini, mentre il testo, pur essendo ridotto all’essenziale, non elimina termini specialistici.
Darwin benedirà questi testi che in modo così semplice rendono familiare quei concetti per i quali tanto si è combattuto. La mia unica perplessità riguarda la possibilità di spiegare compiutamente concetti astratti che non hanno una traduzione materiale, in oggetti o esperienze con cui i bambini possono avere a che fare. Immagino, però, che possano diventare utili strumenti nelle mani di insegnanti e genitori volonterosi. Da sperimentare.

Eleonora

“Sulle tracce del Dna”, C. Flandoli, Editoriale Scienza 2020
“Genetica” e “Evoluzione”, C. Pazos, Nord-sud 2019