mercoledì 16 febbraio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PIU' SI E' MEGLIO E' 

Barnabus, The Fan Brothers 
(trad. a cura del lab. Tradurre la letteratura per ragazzi, Fond. Unicampus San Pellegrino) 
Gallucci 2020 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il laboratorio si trovava in una strada come tante altre, nascosto sotto il negozio Perfect Pets. Laggiù, nessuno l'avrebbe mai scoperto. Era lì che fabbricavano gli animaletti perfetti, Barnabus, però, tanto perfetto non era. Per questo lo avevano depositato nella sezione dei Progetti Scartati." 

Barnabus era per metà topo e per metà elefante e in quel laboratorio ci viveva da sempre insieme a tante altre creaturine insolite come lui. Quella che lui considerava la sua casetta, facile da tenere pulita, era una campana di vetro. Anche tutti gli altri erano sotto vetro. 
Quelli che Barnabus chiamava i Giganti Verdi un giorno si affacciarono nel corridoio del laboratorio, non per distribuire il cibo, ma per stampigliare su ciascun involucro di vetro un timbro a lettere rosse: scarto. 
Pip, l'amico scarafaggio di Barnabus, libero di entrare e uscire, che tante cose belle del mondo di fuori gli aveva raccontato, è quello che sa cosa sta succedendo là sotto: Barnabus e tutti gli altri verranno riciclati, perché così come sono non sono conformi. 
Barnabus, spiega Pip, avrà un pelo più soffice e avrà gli occhi più grandi, solo così, sostiene con sicurezza Pip potrà accedere al piano di sopra, nel negozio dei Perfect Pets. 
Il fatto è che due cose ostano: Barnabus vorrebbe tanto vedere il mondo di fuori che Pip gli ha descritto come meraviglioso, e soprattutto non ha nessun desiderio di avere occhi più grandi e pelo più soffice: lui si piace così. 
Complice un sospiro più forte degli altri, complice la proboscide, Barnabus capisce che ha per le mani una concreta possibilità di fuga. 


Questa è la storia dell'evasione di un manipolo di creaturine più una creaturona, guidati da uno scarafaggio che sa cosa significa essere liberi. 

Quando i due fratelli Fan, Terry ed Eric, diventano tre. 
Fino al libro su Barnabus, il terzo fratello, Devin, con loro non aveva mai collaborato, se non in un libro fatto da ragazzi.
Ma con Barnabus la sua presenza è diventata necessaria: è infatti suo il disegno originale di un pupazzino meccanico, metà elefante e metà topo, un disegno che i due fratelli ricordavano lui avesse fatto circa 25 anni prima, quando di anni ne aveva solo 19. 
Il disegno, come per incanto, torna a galla e, rispettosi della sua 'paternità', i due chiamano dentro anche il terzo fratello Fan. E a proposito di paternità, la presenza di Devin, per Eric e Terry ormai molto affiatati, ha significato parecchio. 
Dato che lui è l'unico ad avere figli di fatto ha rappresentato una maggiore garanzia di realizzare un libro che intercettasse gli interessi autentici di un bambino e soprattutto ne attestasse lo scarto di pensiero rispetto a quello di un adulto. Ma non solo, la sua collaborazione di fatto ha in qualche modo scardinato e smontato certe 'routine' esistenti tra i due, smuovendo le cose. 
Cosa che in ambito creativo è sempre un bene. 
Sulla copertina dell'edizione canadese si vedono due bolli di prestigiosi premi vinti in patria e, come se non bastasse, dal 2020 in poi ha continuato a vincerne ed è shortlisted per la Kate Greenaway 2022. Come sempre nei loro libri, quello che colpisce all'istante è la qualità altissima dell'illustrazione, minuziosa e coerente fino all'ossessione e la capacità che essa ha di dire cose. 
Si può già partire dalla copertina, scura con una fonte luminosa alla sua sinistra che sbatte su una campana di vetro dentro cui un piccolo - metà elefante e metà topo - ci guarda dritto negli occhi e con le sue zampe preme sul vetro. 
Le interpretazioni, ognuno faccia le proprie. 


Nei risguardi, viste dall'alto e sparpagliate, si vedono schede con figure di creaturine, catalogate numericamente e per nome. E un riccio di mare. 
Si gira pagina e, accanto ai crediti, la storia in qualche modo è già cominciata: un topo/elefante alle prese con una nocciolina; a destra sul frontespizio la scheda che si vede è quella del protagonista e nei fogli che contiene si intuiscono i calcoli per costruirlo. E uno scarafaggio. 
Se si va avanti, sul fondo candido della doppia pagina successiva c'è lui: Barnabus e qualche riga di presentazione. 
Segue uno scorcio di quella che Devin in un'intervista ricorda essere uno scenario tipico di un quartiere periferico di Toronto, dove i tre (anzi sei) Fan sono cresciuti, e dove loro si sono divertiti a disegnare i negozi dell'infanzia e a popolare la strada di amici e parenti. Circostanza questa, che, non saprei dire come, ma si percepisce chiaramente: quelle non sono comparse. 
E per di più nella pagina successiva si sono mosse, come se le due immagini fossero due frame di una pellicola. 
Sotto la sede della Wilke's Paperclips su cui svetta una insegna che è difficile non notare, c'è il negozio dei Animaletti Perfetti, frutto di ingegneria genetica, a leggere quanto scritto sul vetro. Davanti alle vetrine si accalcano le persone Ma c'è anche un'elica di DNA, davanti alla quale già qualcuno si interroga. Bel colpo! Neanche a dire che nella doppia pagina successiva il punto di vista si allarga per vedere in sezione, sotterraneo, il complesso laboratorio dove i Perfects Pets vengono prodotti.
 


A osservare con attenzione tutti i dettagli si possono scoprire, sempre a posteriori, un sacco di cose che il testo non dice. E che è - ci si può scommettere - il risultato del lavoro delle tre teste diverse dei Fan su un unico progetto. Questo per dire che poter condividere e i propri spunti con degli altri, magari anche affiatati come fratelli, non può mai far male. 
Mentre il lettore è lì tutto concentrato arriva una pagina illuminante. 
Il testo chiarisce una serie di particolari e nel contempo tocca l'emotività, definendo "casa piccolina e facile da tenere pulita" una campana di vetro spoglia che contiene Barnabus e basta. Accanto a lui, sullo stesso scaffale e sotto campane di vetro analoghe, altre creature frutto di ingegneria genetica. 
Una di loro è irresistibile oltre che essere - e lo si capisce solo dopo - l'origine del raggio luminoso della copertina.

 
Già da due pagine il lettore è nell'oscurità del laboratorio, e poi della città notturna, e poi del sogno di Barnabus. Poi quell'incanto si interrompe. Sparisce l'ombra e certa tranquillità e arriva il Verde, ingombrante e spaventoso. E la luce e i timbri. 
Di come prosegue la storia non c'è bisogno di dire altro a parte un particolare che, e parrebbe sia stata una idea di Devin, mi ha colpito il cuore, perché inaspettato. 
Mentre si viene catturati dal ritmo incalzante della fuga attraverso i meandri del grande laboratorio e si corre con il pensiero verso il finale glorioso verso la libertà e la luce, c'è una battuta d'arresto: il libro stesso si deve girare perché la pagina non ce la farebbe a contenere per intero una delle grandi cisterne, snodo del reticolo di tubi. Sulla lamiera c'è il solito timbro rosso.



Intrappolato lì dentro c'è qualcuno, o meglio c'è lo sguardo di qualcuno. E, come a me ha insegnato la vita, se i tuoi occhi incrociano quelli di qualcuno che soffre, non è più possibile far finta di niente. Barnabus si ferma, non può fare diversamente e questo, come in ogni buon film di azione, mette a repentaglio il risultato finale. 
L'ultima frase tiene in sé il senso di tutta la storia, ma anche il senso di questa collaborazione fraterna. 
E nessuno mi convincerà che i due anziani foraggiatori di noccioline agli scoiattoli non siano il loro papà e la loro mamma. 

Carla 

Noterella al margine.  Se è vero il motto finale, sarà facile dimostrare che 4 occhi vedono meglio di 2 e 2 teste ragionano meglio di 1. Quindi non resta altro suggerimento che quello di mettersi lì insieme a dei bambini a ragionare fra i risguardi che chiudono il libro e la tavola in cui i Progetti Scartati sono tutti lì sotto le loro campane di vetro. A me è capitato di farlo con una bambina di 29 anni. Oltre a essere un bellissimo gioco per aguzzare lo sguardo è un esercizio mentale per capire che tra perfetto e imperfetto la differenza è spesso e volentieri ininfluente ai fini di una vita felice, imperfetta, libera, al posto di una infelice, perfetta, inscatolata.

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