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lunedì 10 febbraio 2025

FAMMI UNA DOMANDA!

STARE E (RE)STARE AL MONDO


Tutto quello che fa Cruschiform assume importanza ai miei occhi. 
Personalmente la cosa che trovo più affascinante nei suoi libri che conosco è, in primis, la sua capacità di catalogare, ossia di leggere e sistematizzare porzioni importanti del mondo, guardandone le caratteristiche. E restituendocele, dopo averle ragionate. 
E, in secondo luogo, mi piacciono proprio questi ragionamenti, ossia i criteri di catalogazione che utilizza, perché spesso non sono convenzionali. 
I cataloghi, lo avrò ripetuto mille molte, li trovo oggetti pieni di fascino. Mi piace sfogliarli e vedere come la realtà può declinarsi, ma soprattutto mi piace scoprire i criteri di visione che hanno guidato il catalogatore, nella scelta. 
Questo perché un catalogo non è un semplice elenco, ma una rielaborazione sistematica e selezionata di materiale omogeneo. E questo prevede necessariamente una scelta, una selezione. Infatti, la cosa che mi attira di un catalogo è il suo non essere mai esaustivo, mai completo, il suo essere per questo potenzialmente infinitamente implementabile (cfr. La vertigine della lista di Umberto Eco). 
Il catalogo di una mostra per esempio è l'esito finale di una scelta da parte dei curatori, che hanno scelto quell'opera d'arte e non un'altra per precisi motivi: cronologici, di stile, di argomento. Non ci sarà l'opera omnia di quell'artista. 
Il catalogo di una biblioteca contiene tutti i titoli presenti sugli scaffali di quel luogo, ma per ovvie ragioni essi sono la risultante di precise scelte da parte dei bibliotecari: questo libro sì, lo prendiamo e lo cataloghiamo, e questo libro no. Resta fuori dal catalogo.


Ecco, il pensiero che sta dietro queste scelte mi interessa. E il pensiero di Cruschiform che sta dietro i suoi cataloghi, mi interessa in modo particolare. 
Amo, a distanza di tanto tempo, Colorama come il primo giorno. 
Adesso c'è da amare un altro catalogo, un magnifico repertorio di semi. 
Si potrebbe ragionare sul perché colori e adesso semi. 
Beh, io me lo sono spiegata così: godono entrambi di immaginari immensi e tutti e due hanno molto a che fare con la vita. 
Ma torniamo ai criteri. 
Se si prova a capire quale sia quello che l'ha guidata nella scelta, direi che la parola Odissea sia imprescindibile. 
Difatti Cruschiform non lavora su criteri strettamente botanici: tipologia della pianta, forma, misura, provenienza, ma piuttosto sul tipo di sistema utilizzato per la diffusione. 
Con quella parola "odissea" lei di fatto orienta le scelte in base alla partenza e al viaggio pericoloso e ignoto, prendendo in esame il tipo di stratagemma che ogni pianta ha elaborato per non estinguersi e, possibilmente, per espandersi il più possibile, così da mettere al sicuro la specie. 
L'eco delle parole di Mancuso sul fatto che dalle piante si dovrebbe imparare come stare (e restare) al mondo... Ma vabbè. 
Dieci diversi macro sistemi che lei ha individuato e con i quali ha ordinato e messo a sistema 146 diverse piante. 
Ciascuna di loro è quella che è, ma è anche un po' Ulisse... 
All'interno di queste ha fatto una ulteriore scelta: ad alcune dedica le due pagine iniziali di ogni macro gruppo. Per i sei-otto semi che sono tutti assieme in una unica pagina a destra, a sinistra - sotto la grande definizione del sistema di diffusione che le tiene assieme, compaiono numerate brevi boxini. 




Ad altre, che lei evidentemente giudica più interessanti, dedica una pagina intera, talvolta la doppia, e un titolo evocativo cui fanno seguito grossomodo sei righe che, pur non perdendo il sentiero della scienza botanica, danno di quel seme e del suo sistema una lettura piuttosto evocativa. In tal modo la magnolia diventa una cornucopia, la carota un nido al vento, il vischio un ingegnoso parassita, il fiordaliso il pane delle formiche e l'avocado è un bambino viziato. 


Credo che qui sia la chiave del successo di ogni buon divulgatore: quello di non perdere mai di vista il rigore e la verità nei confronti dell'oggetto di cui si parla, e nello stesso tempo quello di renderlo qualcos'altro, trasformarlo in qualcosa di evocativo, di metaforico, di simbolico. E quindi di comprensibile a molti, se non a tutti. 
E qui l'Odissea ci sta alla perfezione. 
In sostanza, e ancora una volta sotto metafora come fa anche Cruschiform, il divulgatore scienziato sa dove si trova il traguardo e conosce anche bene la via maestra che la scienza ha fatto per raggiungerlo, ma può decidere di prendere anche altri sentieri, deviazioni meno faticose e più consone, per portarci persone che di scienza non sanno. Bambini, in testa. 
In altre parole, deve incrociare tra loro i due linguaggi. 
Da qualche tempo mi capita di chiacchierare con un signore che di mestiere fa l'astrofisico e che ha deciso di fare con me un po' di strada, ogni tanto ci perdiamo ben inteso, ma la sua ricerca verso questi sentieri alternativi, uno di questi che lui predilige è la letteratura per ragazzi, mi pare divertente. 
Ecco, Cruschiform fa questo, ma per mestiere. 
E quindi qui ha trasformato in Odissea il viaggio dei semi. 
Una tassonomia simile a quella vista in Animali bellissimi! 
Quelli che viaggiano nell'aria, quelli che si fanno portare dal vento, quelli che vanno sul pelo dell'acqua, quelli che hanno bisogno del fuoco, quelli che senza le formiche sono spacciati, quelli che transitano nell'intestino degli uccelli (contenti loro...), quelli che si infilano nel pelo, quelli che hanno fatto della gravità la loro modalità, quelli che sono sparati lontano e infine quelli che siamo noi a portare qui e là... 
Ma siccome Cruschiform è Cruschiform qui la sua lettura non convenzionale si espande anche alle parti del libro: per intenderci, gli indici ragionati diventano Scorciatoie, e quello alfabetico si intitola Da una lettera all'altra. 
Da vedere sono tutte le scelte grafiche del libro - a partire dalla sovracoperta forata, alla font che utilizza, al color fiordaliso che si diffonde dai risguardi in poi. 
E naturalmente su tutto, il suo disegno di semoni e semini che, proporzionalmente hanno tutti il necessario spazio nella figura.
 

Leggermente stilizzati per tirarne fuori al meglio il loro carattere precipuo. Ma questa è storia nota. 
Libro necessario per crescere con menti avventurose, come quelle delle piante. 

Carla 

"L'odissea dei semi", Cruschiform (trad. Giulia Olga Fasoli) L'ippocampo 2024

lunedì 16 dicembre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

MARCHINGEGNI PERFETTI

"Ogni pianta è un marchingegno perfetto, che si procura gli ingredienti e li mescola come in una pozione magica. Attraverso le radici assorbe l’acqua dal terreno; attraverso gli stomi che si aprono sulle foglie prende l’anidride carbonica presente nell’aria. A questo punto avviene l’incantesimo: entra in campo la clorofilla, una sostanza tutta verde, che cattura la luce e con questa trasforma gli ingredienti in zucchero (glucosio). Alla fine, avanza qualcosa: l’ossigeno! Non male come prodotto di scarto, visto che senza di esso non potremmo respirare e quindi vivere!" 


Facciamo un passo indietro: la prima forma vitale su un pianeta apparentemente invivibile la si deve all'acqua calda come un brodo in cui è apparso un microrganismo che, come se niente fosse (!), ha cominciato a prendere un po' dell'aria irrespirabile piena di anidride carbonica e l'ha risputata sotto forma di ossigeno. Quindi è successo che l'aria fuori dall'acqua, grazie appunto a questi meravigliosi microrganismi, gli antenati delle piante, che si erano diffusi ovunque, è diventata respirabile, permettendo alla vita di diffondersi sull'intero pianeta. 
Visto come sono andate le cose, accanto alla meraviglia, a questo punto della storia dovrebbe sprigionarsi un diffuso senso di gratitudine verso i progenitori delle piante e poi le piante stesse con la loro fotosintesi. O no? 


Per di più, va considerato anche un altro fatto non del tutto marginale riguardante la questione sopravvivenza: gli organismi viventi si dividono in due diverse categorie. Autotrofi, come le piante, ossia organismi capaci di costruirsi da soli le sostanze di cui nutrirsi ed eterotrofi, come noi e gli animali, organismi che si devono nutrire di altri organismi per ottenere le sostanze di cui hanno bisogno, perché non sono in grado di fabbricarsele da soli. 
Visto come stanno andando le cose, accanto alla riflessione, dovrebbe sprigionarsi anche un diffuso senso di preoccupazione e cura. O no? 
E sotto sotto, le domande da porci: Chi è il più abile a resistere? In termini di sopravvivenza, il più intelligente, il più furbo? Una volpe o un abete rosso? 


Da molto tempo ormai il botanico Stefano Mancuso si è preso l'impegno di raccontare, a tutti coloro che hanno voglia di ascoltarlo e di leggere i suoi bei libri, la complessità del mondo vegetale. 
La sua è una vera e propria missione: quella di mettere a disposizione di quante più persone possibile i risultati di anni di ricerca come botanico. Nell'ultimo ventennio o poco più dobbiamo principalmente a lui e alla sua squadra, i sorprendenti risultati a cui è arrivata la ricerca nell'ambito del comportamento delle piante. E così oggi si può parlare con cognizione di causa di neurobiologia vegetale. Si può dire con una certa sicurezza che il mondo vegetale è intelligente e sensibile, pur non avendo un cervello e un sistema nervoso come il nostro. Ragione per la quale lo stesso Mancuso si è prefisso come obiettivo ambizioso quello di vedere nel futuro riconosciuti finalmente anche al mondo vegetale gli stessi diritti di cui godono gli altri viventi sul pianeta. Ah! 
Espressioni di questo impegno nel raccontare - urbi et orbi - la complessità del mondo vegetale sono i suoi due libri Il favoloso mondo delle piante, pubblicato nel 2023, e Il favoloso viaggio delle piante, uscito nel 2024. 





Entrambi concepiti per un pubblico piccolo piccolo, e per questo illustrati da Philip Giordano che ai minuscoli sa parlare una lingua chiara al pari di quella di Mancuso. 
Va detto in tutta onestà che entrambi i libri sono interessanti anche per chi è più grande. 
Provare per credere! 
Per chi ha letto il Mancuso da adulti è facile ritrovare anche in questi due libri il medesimo sguardo curioso e affettuoso nei confronti dell'universo vegetale, la stessa chiarezza espressiva nel raccontarlo, e soprattutto la innegabile sensibilità esemplificativa capace di rendere, appunto, "favolosi", tanto il mondo delle piante quanto il viaggio che esse hanno fatto, fanno e faranno. 
Palpabile è la capacità di aver saputo cogliere con efficacia - fior da fiore - esempi che possono solleticare la curiosità e intercettare l'interesse dei ragazzini e il loro immaginario. 
Tra le cose più interessanti del Mondo delle piante forse spetta proprio alle radici il primato. Loro lavorano in sordina ma con determinazione e intelligenza, anche se nessuno o quasi le nota. 
Eppure, le radici sono la 'cantina' per conservare tutto ciò che potrebbe servire alla pianta, acqua compresa; sono il web che i vegetali hanno a disposizione per comunicare e per conoscere ciò che li circonda: pericoli e ostacoli compresi. Divertente è anche la storia delle formiche ammaliate. 


Tra le mirmecofite, per esempio, ci sono delle acacie africane o sudamericane che nel nettare che offrono alle formiche mettono una sostanza con un gusto che diventa per loro irrinunciabile; così il gioco è fatto: quelle formiche resteranno sempre nei paraggi e non verrà mai loro in mente di tradire quella acacia ammaliatrice con un'altra pianta qualsiasi... 
Se abbiamo trovato "favolose" le storie su radici & co. ancora di più considereremo geniale il secondo volume: Il favoloso viaggio delle piante
Sulla falsariga di quello che è il libro da grandi, L'incredibile viaggio delle piante, anche qui si smonta il (pre)concetto che le piante stiano ferme e soprattutto che si siano rassegnate ad esserlo, invece di provare a sfidare tempo e soprattutto distanze impensabili.
A parte le loro straordinarie capacità di allungarsi nella direzione a loro più conveniente, le piante sono anche grandi colonizzatrici di territori: con i loro semi sono riuscite ad arrivare per via marittima o per via aerea anche a distanza di migliaia di chilometri dal punto di partenza. 
Una di loro ha preferito la ferrovia e il viaggio in treno... 


Hanno dimostrato in molti casi una estrema tenacia nel loro attaccamento alla vita, perché hanno dimostrato di essere capaci di resistere anche nelle condizioni climatiche più estreme. 
E poi ancora: semi impalpabili e semi che pesano quasi 20 chili, semi e frutti bravi a galleggiare, semi bravi a volare, piante che si sono messe in società con elefanti seminatori, semi che invece di attraversare lo spazio hanno attraversato il tempo.
Libri necessari per crescere! 

Carla 

"Il favoloso mondo delle piante", Stefano Mancuso, Philip Giordano Aboca Edizioni 2023 
"Il favoloso viaggio delle piante", Stefano Mancuso, Philip Giordano Aboca Edizioni 2024

martedì 2 gennaio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!


MONDO VEGETALE



Recuperato dalla primavera del 2023, vi propongo, per iniziare il nuovo anno all’insegna della bellezza, il libro di divulgazione ‘Mondo vegetale. Un libro animato per esplorare le meraviglie della natura’, firmato da Hélène Druvert, con i testi di Juliette Einhorn; L’Ippocampo editore ce lo propone nella traduzione di Annalisa Comes, con la supervisione scientifica di Riccardo Scalera.
La Druvert è ben nota al pubblico italiano, grazie alle traduzione del medesimo editore, con titoli quali ‘Anatomia’, o ‘Oceano’ per la sua raffinata tecnica illustrativa, che arricchisce l’illustrazione con gli interventi di paper cut, effettuati con il laser. Questa tecnica consente suggestive sovrapposizioni di immagini che colpiscono il lettore per ciò che mostrano e ciò che lasciano intravedere.
Qui, in ‘Mondo vegetale’, le due autrici francesi si cimentano con un argomento che negli ultimi tempi ha caratterizzato molte pubblicazioni divulgative, il mondo delle piante e degli alberi.
I diversi punti di vista che possono essere accolti per trattare del mondo vegetale vengono qui integrati in una trattazione sintetica e precisa: si parla di anatomia e fisiologia delle piante, di ecosistemi e di tematiche più complesse, come l’interazione fra piante e fra le piante e i funghi, di ‘comunicazione’ fra gli alberi e via discorrendo.


Particolarmente interessante il focus su alcuni aspetti della vita di un ecosistema boschivo, come la decomposizione che avviene nel terreno, formando l’humus ; o la funzione ecologica fondamentale del fitoplancton, da cui dipende la produzione della metà dell’ossigeno terrestre.
Come nei libri precedenti, il testo, che usa una terminologia appropriata e precisa, è sintetico, ciascun argomento è descritto in una o due pagine, ma non per questo rinuncia ad esporre anche concetti complessi. Sarebbe stato meglio, forse, terminare il libro con un glossario, per consentire anche ai più piccoli di apprezzare fino in fondo il libro, che ha, comunque, il suo punto di forza nella bellezza delle immagini, precise e suggestive nello stesso tempo. Può essere sfogliato anche così, per il gusto di sbirciare fra le pagine intagliate o per cercare dettagli nelle immagini più descrittive.


Consiglio caldamente la lettura a giovani scienziate e scienziati in erba, a partire dagli otto, nove anni.

Eleonora

“Il mondo vegetale. Un libro animato per esplorare le meraviglie della natura”, H. Druvert e J. Einhorn, trad.A. Comes, superv. R. Scalera, L’ippocampo 2023




mercoledì 13 dicembre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

REGOLARITÀ


Ci sono libri sapientemente ingannatori, che appaiono molto semplici e nascondono, in realtà, una grande complessità. È questo il caso di ‘Alfabeti naturali. Piccola guida della creatività dell’Universo’, scritto da Federica Buglioni con le illustrazioni di Luogo Comune. L’editore è Topipittori, che pubblica il libro nella collana PiNO.
Il filo conduttore di questo libro è la ricerca di pattern in natura, laddove questo termine indica un modello, uno schema che caratterizza questo o quell’oggetto naturale.
La prima parte è dedicata all’individuazione di queste ‘regolarità’, che siano simmetrie, bilaterali o radiate, sistemi di pigmentazione a strisce o a macchie, si esprima in cerchi o spirali. Con il supporto delle immagini di Luogo Comune, pseudonimo dell’artista Jacopo Ghisoni, vengono analizzati animali di tutti i tipi, piante, minerali, cercando ogni volta di evidenziare il pattern, evidente o nascosto che sia, non sfuggendo nemmeno dalla complessa spirale di Fibonacci e dai frattali.


La seconda parte del libro è operativa e invita il giovane lettore e la giovane lettrice a osservare il mondo naturale ingrandendo, confrontando, raccogliendo campioni diversi e via sperimentando.
Esempio dopo esempio, ci si sposta dall’osservazione delle regolarità alla creazione delle medesime. Qui si apre una questione non da poco: quanto di questa regolarità è nelle cose e quanto nell’occhio dell’osservatore? Sappiamo bene quanto la riduzione a una regola faciliti la nostra comprensione del mondo, così come l’espressione matematica di questa regola ne fornisca una forma universale.
Che il punto di partenza di ‘Alfabeti naturali’ sfiori questioni che hanno attraversato tutta la filosofia della scienza a partire dai suoi albori, risulta evidente dai riferimenti riportati nel sito dell’editore: l’autrice si riferisce all’opera di Ernst Haeckel, naturalista, zoologo, sostenitore di un evoluzionismo di stampo lamarckiano, nonché importante artista, con la realizzazione di bellissime tavole naturalistiche; e cita il celebre passo di Galileo Galilei, nel Saggiatore, in cui afferma che il libro della Natura è scritto in un linguaggio matematico.
La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi.


‘Alfabeti naturali’ è indubbiamente uno strumento efficace a spronare i giovani lettori e lettrici a osservare con metodo, a classificare, sviluppando uno sguardo da veri artisti naturalisti.
Peccato non ci siano né glossario né bibliografia, che avrebbero aiutato i lettori grandi e piccoli.
Consiglio caldamente la lettura del libro e il suo uso operativo, a giovani naturalisti in erba a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Alfabeti naturali. Piccola guida all’osservazione della creatività dell’Universo”, F. Buglioni, ill. Luogo Comune, Topipittori 2023



venerdì 3 dicembre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

DA UN PARCO ALL’ALTRO


La coppia di autori Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinski è di per sé una garanzia della qualità dei libri di divulgazione che firmano insieme. Ma devo dire che questa volta si sono superati. ‘Da che parte per Yellowstone? Un viaggio alla scoperta dei Parchi nazionali del mondo’, pubblicato da L’Ippocampo, è molto più di quel che sembra.
Come nei loro lavori più famosi, a partire da ‘Mappe’, anche questo volume ruota intorno alla cartografia di alcuni Parchi Nazionali: il Parco di Bialowieza, di Yellowstone, di Manu, di Jiuzhaigou, di Namib-Naukluft, della Groenlandia, di Komodo e, infine, il Parco Nazionale di Fiordland.
C’è un filo conduttore narrativo, rappresentato dal viaggio che il bisonte europeo Kuba, insieme ai suoi amici, lo scoiattolo Ula e il piccione Filip, compie alla ricerca della cugina Dakota. I dialoghi fra i tre personaggi servono a descrivere le caratteristiche di animali e piante di ciascun luogo. Ogni parco viene descritto con diverse tavole, ricche di curiosità e di informazioni su animali e piante. Oltre questo, però, c’è un accurato approfondimento botanico, con la riproduzione di piante, foglie e semi a grandezza naturale, ma soprattutto ci sono degli argomenti ‘chiave’, argomenti cioè di rilevanza ‘teorica’: il concetto di specie e le ibridazioni, la storia di stermini e reintroduzioni operate dall’uomo, come quella del lupo nel parco di Yellowstone, l’elaborato sistema utilizzato per attribuire l’età ai longevissimi squali della Groenlandia, i metodi di sopravvivenza degli animali che vivono nel deserto della Namibia e così discorrendo.


Questa impostazione che affianca la visone sinottica delle grandi tavole piene di dettagli e di indizi ai testi, sempre accompagnati da immagini esplicative, riesce a rendere fruibile il contenuto a diversi livelli e a diverse fasce d’età: dai più piccoli, dai cinque sei anni, per la bellezza delle immagini e per la presenza di minutissimi dettagli, che sono una vera sfida per l’osservatore attento, fino ai più grandi di nove dieci anni, che ha già qualche nozione di biologia e possono addentrarsi nei discorsi più complicati.
Nell’assenza di un impianto sistematico, si dà però conto di una serie di ambienti molto diversi fra loro, dalle foreste alla giungla, dal freddo polare al calore di un deserto africano, mettendo così in ordine molte delle nozioni che bambine e bambini apprendono a scuola, ma soprattutto dagli amatissimi libri sugli animali.
Importante anche l’attenzione alla complessità degli ecosistemi, quell’insieme di relazioni fra specie animali e vegetali che li caratterizza, spesso in un fragile equilibrio che la presenza umana, volontariamente o involontariamente, può alterare se non distruggere.


Moltissime le specie citate, gli approfondimenti e le schede riportate. Come ci si può aspettare in un libro di questo livello, nutrita la schiera di consulenti scientifici, presenti anche nella versione italiana.
Tutto in questo libro è estremamente curato, dalla qualità di testi e immagini, all’impaginazione, ai font utilizzati, che sono originali degli autori polacchi. Tutta questa accuratezza si traduce in un testo sintetico, chiaro, di immediata comprensione, nonostante i diversi livelli di lettura.
Ancora una volta Mizielinski e Mizielinska hanno fornito un format perfetto per la divulgazione naturalistica per bambine e bambini. Ma anche il lettore o la lettrice adulti non possono non essere catturati da questo viaggio attraverso i continenti e le loro bellezze naturali.

Eleonora

“Da che parte per Yellowstone? Un viaggio alla scoperta dei Parchi Nazionali del Mondo”, A. Mizielinska e D. Mizielinski, L’Ippocampo 2021




lunedì 6 settembre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

MICROCOSMO, MACROCOSMO


‘In un seme. Manuale per piccoli collezionisti di meraviglie’, firmato da Beti Piotto e Gioia Marchegiani, per i tipi di Topipittori, è davvero un bell’esempio di come, parlando di un aspetto particolare del mondo viventi, si riesca alla fine a parlare anche di altro, di equilibri naturali, di ecosistemi, di co-evoluzione e, in generale, dell’interdipendenza all’interno della biosfera.
Ma in primo luogo questo libro è proprio quello che dice di essere: un manuale che spiega la riproduzione delle piante e la funzione dei semi, le diverse strategie riproduttive che le piante mettono in campo per continuare ad esistere: dalle piante che provvedono da sole a disperdere i propri semi, magari con una piccola esplosione, a quelle che utilizzano il vento, oppure svariate specie animali, che vengono ricompensate con adeguate quantità di nettare zuccherino, o con la polpa succosa di un frutto.
 
 
Di ogni pianta viene indicato il nome scientifico e il nome comune e non è un dettaglio: l’invito ai giovani lettori e lettrici è diventare in primo luogo dei collezionisti e poi dei tassonomisti, cioè studiosi in erba in grado di classificare, di riconoscere le peculiarità di alcune piante e alberi.
Le piante trattate sono di tutti i tipi: alberi nostrani, piante esotiche, anche comunissime erbe infestanti. E anche in questo la scelta non è banale, perché anche nel giardino dietro casa, o nel proprio terrazzo si possono riconoscere quei meccanismi naturali di cui si parla in generale.
Ci sono due punti che secondo me rimandano da questo già ricchissimo microcosmo al macrocosmo: uno riguarda proprio le sementi, così importanti nell’alimentazione umana, e la conservazione delle specie autoctone contro il monopolio delle multinazionali, tema cui ha dedicato le sue battaglie Vandana Shiva. Chi è padrone della terra, dei suoi frutti, e di tutte le ricchezze, o le povertà che ne derivano?
E l’altro tema è quello della conservazione degli ecosistemi: la consapevolezza dell’interdipendenza fra specie animali, uomo compreso, e vegetali rende cruciale la questione della salvaguardia dei delicati equilibri ecologici che, nella loro complessità, consentono la nostra stessa sopravvivenza. Un esempio chiarissimo è quello delle api, specie in difficoltà a causa dell’uso dei pesticidi, le cui criticità rischiano di ricadere pesantemente sull’agricoltura.
 

 
Dunque, da qualcosa di molto semplice, farsi una propria piccola arca dei semi, può discendere una maggiore comprensione di temi molto complessi.
 

I testi sono di una chiarezza cristallina, nella loro semplicità e precisione, e sono accompagnati dalle belle immagini di Gioia Marchegiani, dettagliate quanto è necessario, ma anche evocative entrando nel testo per esprimere quello che il testo non può dire: che questo microcosmo non solo è importante, è anche pieno di bellezza.
L’immagine forse più evocativa è quella che domina la copertina, in cui la struttura evanescente di un alchechengi è resa in tutta la sua fragilità.
Credo che questo volume sia una delle migliori uscite della notevole collana PiNO, che Topipittori dedica alla divulgazione, ma anche una delle migliori uscite, in campo no-fiction, di quest’anno.
Consiglio caldamente la lettura e l’uso di ‘In un seme’, a tutti i ragazzi e le ragazze curiose, che apprezzino la natura e la sua intrinseca bellezza.
 
Eleonora


“In un seme. Manuale per piccoli collezionisti di meraviglie”, B. Piotto e G. Marchegiani, Topipittori 2021




 

mercoledì 2 giugno 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

NON UNA, MA MOLTE DOMANDE SUGLI ALBERI 
 
C’è un grande fervore intellettuale che interseca diversi aspetti della biologia; fra questi, uno dei più vivaci riguarda la botanica, che di recente ha spalancato orizzonti imprevisti, riguardo alle relazioni fra le piante e il loro ambiente e fra di loro.
 

Se il tema della ridefinizione del mondo vegetale anche in chiave cognitiva è un tema complesso, non per questo non è cambiato lo sguardo sugli alberi, in particolare, anche nei libri per bambini.
Ve ne propongo due, che affrontano il tema da punti di vista differenti.
Decisamente più scientifico il primo, ‘Piante domesticate e altri mutanti’, di Iban Eduardo Muñoz e Alberto Montt, pubblicato da LO Officina Libraria. Per spiegare come si è giunti alle attuali varietà botaniche, che entrano nella nostra alimentazione, a partire da piante selvatiche, i due autori raccontano in sintesi teorie dell’evoluzione e genetica, che sono gli strumenti teorici che oggi utilizziamo per spiegare e governare il mutamento. Non è, ovviamente, che le popolazioni antiche ne disponessero, utilizzando invece strumenti come gli incroci selettivi, gli innesti e altre tecniche comunque efficaci rispetto allo scopo: rendere più digeribile una pianta, o avere dei frutti più grandi, o delle piante più resistenti ai parassiti.
 

Oggi, come è noto, si utilizza l’ingegneria genetica, che consente di intervenire direttamente sul DNA. Non tutti sono d’accordo nel percorrere questa strada, così come in molti temono per la riduzione della biodiversità anche in campo alimentare. Qui infatti si gioca una partita assai importante, che si fonda sullo studio dell’influenza del mondo vegetale sulla nostra vita, influenza ben più articolata di quanto si possa immaginare.
E’ un libro molto interessante, ricco di aneddoti, illustrato con grande senso dell’umorismo; ma quello che ho trovato ancora più rilevante è la bibliografia, è raro trovarne di così serie, che parte da ‘Armi acciaio e malattie’, per arrivare a ‘La storia degli alberi e di come hanno cambiato il nostro modo di vivere’ o ‘L’incredibile viaggio delle piante’.

L’altro libro illustrato è ‘Come un albero’, scritto da Maria Gianferrari e Felicita Sala, pubblicato da Rizzoli. Qui le autrici, nell’invitare i giovani lettori e le giovani lettrici a sentirsi come un albero, ne descrivono le caratteristiche nel dettaglio, dalle radici che affondano nel terreno e si intrecciano con le radici di altri alberi e con i funghi, al tronco suddiviso in tante parti, ciascuna con una propria funzione, alle chiome di forme e dimensioni diverse. Noi, come gli alberi, ci diamo forza l’un l’altro, ci sosteniamo, scambiamo informazioni. E se il linguaggio è poetico e le immagini evocative, il punto di partenza è proprio dentro quel dibattito culturale di cui parlavo all’inizio: Maria Gianferrari, nelle conclusioni, racconta proprio come l’inizio del suo più spiccato interesse per gli alberi nasca dalle lettura del libro di Peter Wohlleben, ‘La vita segreta degli alberi’.
 

E dunque siamo di nuovo lì, con queste grandi domande su ciò che non sappiamo e che abbiamo voluto ignorare sul mondo dei viventi: tutta quella complessità nel rapporto con l’ambiente che dimostra doti non riducibili alla semplice espressione di reazioni meccaniche.
In questo libro illustrato si verifica quello che in una normale esposizione scientifica sarebbe scandaloso: la sintesi fra un linguaggio poetico, di parole ed immagini, e concetti scientifici, atti a smuovere non solo la curiosità di bambini e bambini, ma anche l’emotività.
Me lo aspettavo, che questo incipiente cambiamento di paradigma sarebbe entrato nel mondo della dei libri per ragazzi: ora con le piante, poi succederà, ne sono certa, anche nel mondo delle ricerche sulle capacità cognitive degli animali.
Piano piano spodestati dal nostro ruolo nel Cosmo, stiamo aprendo gli occhi su una Natura ben più complessa di quello che sappiamo descrivere. C’è una lunga strada da percorrere per i giovani scienziati e scienziate che si affacciano ora sul mondo della scienza.
Entrambe le letture sono adatte a bambine e bambini a partire dagli otto anni, ma anche genitori e insegnanti potrebbero allargare i propri orizzonti accompagnando nella lettura i più piccoli.
 
Eleonora


“Piante domesticate e altri mutanti”, I.E. Muñoz, A. Montt, LO Officina Libraria 2021
 
“Come un albero”, M. Gianferrari, F. Sala, Rizzoli 2021




lunedì 22 febbraio 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

GUIDA NATURALISTICA AL QUOTIDIANO

Il tempo sospeso imposto dalla pandemia ha in vari modi modificato le abitudini e i ritmi abituali di molti bambini e bambine: meno attività, meno tempo fuori casa, meno spazi dedicati al gioco collettivo; ma non per questo i ragazzi hanno imparato ad apprezzare il tempo dell’attesa, che potrebbe essere scambiato come un tempo noioso, in cui ‘non succede niente’.
E’ stato da poco pubblicato da Giunti un libro che ha l’ambizione di spiegare ai più piccoli che molte cose in natura, per realizzarsi, hanno bisogno di tempo.
‘Piano piano… Osservare la natura per vivere senza fretta’, questo è il titolo, è stato scritto da Rachel Williams con le illustrazioni di Freya Hartas e raccoglie cinquanta storie, prese dal mondo naturale, che declinano in modo diverso l’idea del passare del tempo.
Alcune più intuitivamente evidenti, come la metamorfosi di una farfalla, altre francamente un po’ più forzate. Se appare evidente che un pulcino dentro l’uovo non può certo forzare le tappe della propria crescita, risulta un po’ meno evidente come un tramonto possa di per sé richiamare un concetto di lentezza, a meno di non identificare questo con uno stato di meditazione.
Sicuramente efficaci gli esempi delle formiche tessitrici e del loro duro lavoro per costruire il loro particolare formicaio; del viaggio dei salmoni dal mare al fiume in cui depongono le uova; del serpente che cambia pelle e così continuando.
Molto presenti gli esempi di predazione, che spaziano dalle imprese di un ragno, agli agguati di una libellula, alla caccia di un barbagianni. E’ infatti indiscutibile che una dote dei predatori è sicuramente la pazienza, la capacità di aspettare il momento giusto per sorprendere la preda.
 

Nello stesso modo, viene anche descritta la vita ordinata di un’ape, nonostante i molteplici compiti cui deve fare fronte, o le laboriose abluzioni che consentono a un passero di tenere pulite le proprie penne.
Le illustrazioni di Freya Hartas supportano il testo molto ridotto con tavole che occupano quasi tutta la pagina e che descrivono con minuziosi particolari quanto sinteticamente detto nel testo. Un impianto nell’insieme efficace, anche se un po’ didascalico, che consente di trasmettere, al di là delle descrizioni, un invito rivolto a bambine e bambini ad assaporare il passare del tempo, per lento che possa apparire.
L’autrice, nelle note finali, fa riferimento esplicito alla meditazione e questo spiega alcuni passaggi non immediatamente evidenti. Meditando o meno, è importante che si utilizzi questo tempo sospeso, in cui sembra che tutti non vedano l’ora di tornare alla normalità, per acquisire una nuova consapevolezza sull’uso del tempo, sui ritmi forsennati, sull’assenza di tempo per ‘pensare’.
 

Ottime intenzioni, non sempre realizzate nel modo migliore, ma utili per far capire che non tutto, del tempo di prima, va riproposto così com’era.
La lettura di questo libro illustrato ha senso soprattutto così, facendo emergere un chiaro punto di vista sui nostri tempi, attraverso le mirabolanti imprese di piante ed animali.
Lettura consigliata a bambine e bambini riflessivi, a partire dagli otto anni.
 
Eleonora


“Piano piano...Osservare la natura per vivere senza fretta”, R. Williams e F. Hartas, Giunti 2021