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venerdì 29 agosto 2025

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

SCIOGLIERE IL NODO

Nessuno tranne me
, Sara Lundberg (trad. Maria Valeria D'Avino) 
orecchio acerbo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

" 'Mamma, la sai una cosa?' 'No, che cosa?' 
'Tu sei il molo. E io sono la barca.' 'Mhmm...' 
'E la barca è legata al molo con un nodo.' 'E guarda il nodo. È strettissimo.' 
'Ti aiuto?' 'No, ce la faccio.' 
'L’ho slegato.' 'Sì, ho visto. Tutto da solo.' 
'Nessuno lo sa fare...' " 

Nessuno tranne me! dice quel bambinetto biondo che, salito sul suo canotto si allontana dal molo e dalla sua mamma. Come lei gira lo sguardo, lui comincia a navigare verso l'ignoto, ovvero in una giungla verde e rigogliosa, tra mangrovie e ninfee, abitata da piccole creature alate, delle fate. Ora sono loro a seguire il suo viaggio. Lo guardano da un ponte o dal tetto di un palazzo mentre naviga tranquillo nelle acque di un un fiume in città. E quando il suo canotto arancione ne incontra un altro identico con sopra una bambina, tra mille altri canotti che si affastellano in un acqua park, succede qualcosa di imprevisto: la bambina cerca le sue mani per mettergli fra le dita un seme... La corrente però li separa e il bambino torna ad attraversare la giungla dove le fate continuano a vegliare su di lui, salvandolo dalle cascate e dalle belve feroci e rimettendolo sul giusto percorso che lo riporti verso acque più sicure e più conosciute. 
Là ci sarà qualcuno ad aspettarlo, qualcuno che non si è mai mosso da lì, proprio come fanno i moli...

Questo libro ha una genesi doppia. Ed è Sara Lundberg a raccontarla. 


Da una parte c'è una delle tavole che prima di essere illustrazione è stata quadro, andato in una sua mostra personale. Una visitatrice lo vede e se ne innamora, lo vuole acquistare: le ricorda suo figlio, che è andato a vivere da solo, lasciando la casa materna. Lei, che sente la sua nostalgia, racconta a Sara Lundberg che è lì nella galleria, ciò che lui da piccolo un giorno le aveva detto: 

" 'Mamma, la sai una cosa?' 'No, che cosa?' 
'Tu sei il molo. E io sono la barca.' 'Mhmm...' 
'E la barca è legata al molo con un nodo.' 'E guarda il nodo. È strettissimo.' 
'Ti aiuto?' 'No, ce la faccio.' 
'L’ho slegato.' 'Sì, ho visto. Tutto da solo.' 
'Nessuno lo sa fare...' " 

Sara Lundberg coglie immediatamente la bellezza e la profondità di questo dialogo tra mamma e figlio e chiede il permesso a quella visitatrice di costruirci intorno una storia. Permesso concesso, a patto di avere una dedica che ne testimoni la "maternità". 
L'altro punto di partenza è una committenza difficoltosa tra Sara Lundberg e un ospedale pediatrico svedese. Le sue pitture avrebbero dovuto abbellire gli spazi comuni, ma i troppi vincoli alla fine hanno fatto desistere artista e committente. Però i bozzetti e i disegni preparatori erano stati fatti e raffiguravano un viaggio attraverso giungle e grandi città... 


Il libro che è nato da queste due circostanze è un capolavoro sotto molti punti di vista. 
Fortunatamente in molti se ne sono accorti: dalla Fiera di Bologna che lo ha premiato quest'anno, fino all'ospedale svedese che ha rivisto le sue posizioni nei confronti di Sara Lundberg e della sua magnifica arte: ora i piccoli pazienti possono godere delle tavole così piene di meraviglia e di verde e di arancione e di fate bambine. 
Dal punto di vista figurativo è magnifico. 


La gestualità dei corpi, uno dei talenti di Sara Lundberg, riesce a raggiungere una espressività davvero notevole. Altrettanto si può dire per la sua sensibilità nei confronti del colore: quella copertina dove il verde della foresta racchiude la potenza esplosiva di quell'arancione è un risultato estetico davvero altissimo. 
Al centro un bambino splendente circondato dalla propria lussureggiante immaginazione. 
Il continuo cambio di prospettiva, la composizione, le velature nel dare il colore, la ricerca di immediatezza nel segno per creare emozione piuttosto che perfezione sono tutte cose cui Sara Lundberg ci ha abituato, ma qui succedono un po' di più e un po' meglio! 
Dietro tutto questo c'è la grande questione: quella del molo, del nodo e della navigazione in solitario... 
A proposito di questo, già in passato con un altro bel libro di Sara Lundberg, Un giorno sbadato, c'era stata l'occasione di parlare della relazione sana tra madri e figli. 
Lì il libro si apriva e si chiudeva con due immagini 'parlanti': una mamma capace di abbassarsi e girarsi per guardare negli occhi il proprio bambino, tenendolo per mano, ma anche di addormentarsi appallottolata sul divano con lui che gioca da solo lì accanto... 


Se si usa la stessa metafora della mamma e del figlio svedesi, non ci spostiamo di molto: il molo è sempre lì e la sua funzione è quella di rendere sicura la partenza e di accogliere chi torna... 
In tal modo i piccoli marinai saranno capaci di sciogliere con maggiore fiducia gli ormeggi per partire e andare. 

Carla

lunedì 25 agosto 2025

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

LA RAGAZZA È IL MASSO 

La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) 
orecchio acerbo 2025 


ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Sembrava un masso. Un pezzo di montagna. 
Era così anche al tatto. Ruvido e duro come granito. 
Grande e impossibile da spostare. 
Cosa doveva farsene, di un masso che non aveva nemmeno chiesto? 
Proprio niente, pensò. Decise di posarlo e di tornare dentro. Ma non ci riuscì. 
Per quanto ci provasse, il masso non si smuoveva." 

Un fattorino lo ha appena depositato nel vano della porta di casa sua. Lei non ha ordinato nulla, men che meno un masso più grande di lei, eppure su quell'enorme pietra c'è il suo nome e per il corriere non ci sono alternative: è a lei che lo deve consegnare. 
Il masso ovviamente non passa dalla porta ed è maledettamente pesante. 


La ragazza, che un minuto prima era lì che impastava il pane, ora si ritrova fuori di casa con un pietrone da gestire. 
In tutte le maniere lei prova a spostarlo, ma senza successo. Più cercava un modo per liberarsene, più quello si appesantiva... 
La soluzione per lei è trascinarlo in qualche modo fin sull'orlo di un precipizio dove di solito la gente getta le cose che non vuole più avere fra i piedi. 
Il tragitto è faticosissimo e intervallato dai consigli e i giudizi delle persone che la vedono passare. Ma nell'atto di spingerlo al di là del ciglio cade anche lei dietro al masso che rotola in profondità, fino ad arrivare sul fondo, di fatto salvandola da un urto che per lei sarebbe stato fatale. 
Dei bambini si accorgono di quello che è successo e, con un buon lavoro di squadra, tirano su lei e il masso. Ormai è chiaro anche a lei che non ha senso cercare di separarsene. 
Dopo non essere morta, ma dopo aver toccato il fondo ed essere anche tornata a galla grazie ai bambini, si rende conto, forse per la prima volta, che tutti hanno con sé un masso. Piccoli o grandi, portati come zaini sulle spalle o al guinzaglio come cagnetti, i massi fanno parte della vita di molti, di tutti. 
Imparare a conviverci forse è la soluzione? 

Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. 


Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso. 
Diciamo che, per come ce lo raccontano Kristien In-'t-Ven nelle parole così taglienti e necessariamente ambigue, e Martha Verschaffel nei disegni spigolosi, rigorosamente a matita, e quindi in bianco e nero, il masso è una roba "pesante", "ingombrante" e necessariamente "consistente" o sarebbe più giusto dire "esistente". 
Quindi, già solo l'idea di avere un masso con cui fare i conti significa mettere la protagonista in una condizione di svantaggio. Infatti al principio è proprio un fastidio: le impedisce di tornare al suo impasto, le sottrae l'accesso a casa e di fatto le nega la possibilità di tornare alla sua zona di conforto. 
Eppure. 
Il masso, però, è stato letto non tanto come un fastidio, un guaio arrivato tra capo e collo, ma come qualcosa che ha la facoltà di cambiare lo status di una persona e dal quale non ci si deve separare, al contrario bisogna imparare a tenerne conto. 
 Detto fra noi, se fosse così, troverebbe ancora maggiore senso la circostanza che la ragazza riemerga dal burrone con il masso...


Se così è, e io mi schiero tra coloro che così lo interpretano, il masso è lì a segnare davvero il passaggio da uno status a un altro. 
Sebbene sia pur vero che questo passaggio, spesso improvviso e repentino, avviene perché una sofferenza ti tocca, un dolore ti colpisce, tuttavia le cose potrebbero essere lette anche in altro modo. Faccio esempi concreti: libraie hanno visto in quel masso l'arrivo di un figlio, ragazzi di seconda media lo hanno definito "senso di responsabilità", che in qualche misura con il diventare grandi, o appunto con maternità/paternità ha parecchio a che spartire. 
Altri lo hanno considerato la presa di coscienza di sé stessi. 
Se dovessi dare una mia lettura personale direi: il masso è prima di tutto un impegno che la ragazza si prende, e non è affatto o non solo una difficoltà con cui imparare a convivere. 
O forse, ancora meglio, il masso è lì a dire che lei esiste nel mondo. 
Illuminante per me è stato il ragionamento di un filosofo, uno dei rari esponenti del genere maschile che questo libro lo ha fin da subito apprezzato (tanto da presentarlo alla Fiera di Bologna ad aprile scorso), secondo cui l'arrivo del masso segna un fondamentale passaggio tra quello che è il reale e quello che è la realtà. Laddove il reale è la proiezione che noi abbiamo di ciò che ci aspetta e la realtà è ciò che capita: inaspettata, inattesa, imprevedibile come un corriere che ci consegna un pacco che non avevamo mai richiesto... 


In altre parole, quel masso è lì non solo per salvare la vita di quella ragazza, ma addirittura per attestarne l'inizio dell'esistenza. E quel pane che l'aspetta per essere impastato, cotto e poi mangiato sembra proprio sottolinearlo. 
Noi cominciamo a essere nell'istante in cui il sasso ci trova e diventa parte di noi. 
Il masso è lì a dare misura e peso di ciò che è reale, trasformandolo - malgrado i nostri affanni e le nostre aspettative - in realtà! 

Carla

lunedì 4 agosto 2025

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

TRE PREGI E UN PIZZICO DI FORTUNA

L'uomo il pesce e il mare, Daniel Fehr, Maja Celija 
orecchio acerbo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"L’uomo viveva vicino al mare. 
Il pesce viveva nel mare. 
Il mare, be’, era il mare. 
L’uomo era affamato. 
Anche il pesce. 
Il mare, be’, era il mare. Con un pesce dentro."

La cosa successiva che accadde fu che l'uomo prese un verme da sotto un sasso, lo fissò all'amo lo buttò nel mare. E questo generò il seguente fatto: ora dentro il mare c'era il pesce che dentro sé aveva un verme. 
Questo fatto, a sua volta, generò una tensione tra due forze: da un lato l'uomo tirava per fare uscire il pesce dal mare e dall'altra il pesce tirava perché l'uomo entrasse nel mare. E questo atto strano confuse il mare. 
E quando il mare si confonde ne fa delle belle: si sentì tirato e poi spinto e quindi decise di capovolgere la situazione e quando il mare decide di capovolgere la situazione non ce n'è per nessuno. E infatti l'uomo finì nel mare, il pesce finì accanto al mare e il mare finì sulla terra. Una gran confusione, ma l'unico che aveva mantenuto la calma e la situazione sotto controllo fu il verme che, quando l'uomo tossì e mollò la canna, quando il pesce tossì e lo risputò a terra e lui finalmente libero poté tornare, seppure in ritardo, a casa dove tutti lo stavano aspettando per festeggiare... 
Anche l'uomo finalmente libero dall'acqua poté tornare, seppure in ritardo, dove tutti lo stavano aspettando. Ma lì nessuno festeggiò! 

Sono almeno due i grandi pregi che bisogna possedere per scrivere il testo di un albo illustrato che poi diventi un bell'albo illustrato. 
A queste due doti si deve aggiungere anche un pizzico di fortuna. 
Il primo pregio è: saper trovare una buona storia da raccontare. 


Il secondo pregio è: saperla raccontare, fermando le parole al momento giusto. 
Il pizzico di fortuna sta, in questo preciso caso, aver avuto Maja Celija come illustratrice. 
Procediamo con ordine. 
Daniel Fehr in questo libro ha dimostrato di possedere i due pregi. Che poi diventano tre. 
Ha avuto una buona idea, ossia quella di raccontare una giornata di pesca, focalizzandosi solo sui tre (anzi quattro) personaggi chiave. L'uomo, ossia il pescatore, il pesce, ossia il pescato, il mare, ossia il mare. A loro tre, che sono nel titolo, se ne aggiunge un quarto che è il verme. Il quale diventa, quasi suo malgrado, il filo narrativo intorno a cui uomo, pesce e mare letteralmente ruotano attorno. 
Il secondo grande pregio è quello di aver saputo raccontare questa piccola storia con un testo "asciugato" (!) all'inverosimile che a sua volta ha saputo trasformarsi in un gioco con le parole, inevitabilmente comico. E quindi, di grande efficacia. 
Il gioco, è cosa nota, è una delle cifre che Daniel Fehr usa con grande naturalezza per raccontare le sue storie. Spesso i suoi libri hanno la capacità di trasformarsi in divertimento. E anche questo suo ultimo non fa eccezione. 


Passiamo al secondo pregio. Le già poche parole si sono fermate al momento giusto per lasciar passare l'altro grande racconto che c'è negli albi, ossia quello fatto per immagini, che di solito ha la precedenza. E spesso e volentieri dice anche molto altro. 
E proprio questo molto "altro" è la ragione del successo che fa di un albo un buon albo. 
Va da sé che perché questo si verifichi, chi scrive deve avere la sensibilità di tacere e di fare passi indietro quando c'è da farne. 
E, vi assicuro, non è così automatico che succeda. Spesso gli scrittori digeriscono male di non essere mattatori assoluti e soprattutto non dimostrano di avere la buona abitudine di non scrivere troppo e di dimostrarsi rispettosi dello spazio condiviso... 
Fehr questo lo sa fare. 
E su questo secondo pregio di Fehr si innesta il suo colpo di fortuna, ossia arriva Maja Celija che si appassiona al suo testo un po' folle. E ci costruisce intorno quelli che lei è sempre molto capace di fare: veri e propri mondi/contenitori ben più grandi di quelli raccontati a parole. 
Se da un lato, appunto, le parole di Fehr sono piuttosto ferme e concentrate sui tre personaggi, dall'altro sono state anche capaci di lasciare una grande zona di libertà intorno al verme. 
A volerla proprio dire tutta, Fehr anche sul verme aveva messo nel testo alcune suggestioni, che però non convincevano né Maja Celija né soprattutto l'editrice. 
Senza entrare qui nel dettaglio, la direzione che il testo di Fehr prendeva è sembrata troppo "adulta", e con ogni probabilità sarebbe passata sulla testa dei bambini che invece di feste e compleanni ne hanno esperienza diretta... 
E, visto poi come è andata, forse si può riconoscere a Fehr quindi anche un terzo pregio, ovvero quello della modestia, in nome della miglior riuscita di un lavoro che, come non si deve mai dimenticare, è collettivo. 
Maja e l'editrice trovano la festa di compleanno del verme la soluzione più efficace e Maja disegna perché questa parte - che nella prima versione del testo parlava di ben altro - prenda spessore. 
Il libro sterza e si incammina quindi in una direzione inaspettata per lo stesso autore. 


Daniel Fehr, con grande umiltà, si mette al servizio dell'opera, ossia si impegna a fare il meglio possibile, il suo lavoro di autore delle parole di un albo illustrato. 
E per arrivarci lima il testo, lo cambia quel tanto che occorre e addirittura si tace nel grande finale, che Maja gli ha servito - ironia della sorte - su un piatto... vuoto! 

Carla

lunedì 28 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA GRAZIA

Il compleanno dello scoiattolo
, Toon Tellegen, Kitty Crowther 
(trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Un po' più in là, in un angolo dove lo scoiattolo non andava quasi mai, c'era attaccato un altro biglietto, ma era così distante che lo scoiattolo lo leggeva solo una volta l'anno. Sopra c'era scritto: 'Il mio compleanno' . 
Una mattina, dopo aver letto per due volte il biglietto con la scritta 'Ghiande di faggio' e meditato davanti a quello con la scritta 'Essere allegro', lo scoiattolo rivide il terzo biglietto. 'Il mio compleanno' lesse. Allora si batté la fronte, strinse gli occhi e disse: - È vero! me n'ero quasi scordato! Il mio compleanno... Il cuore gli batteva forte. 
 Era quasi il suo compleanno." 

Per non dimenticarsi le cose Scoiattolo si appunta dei bigliettini sulle pareti di casa. Su uno c'era scritto La formica su un altro Ghiande di faggio...


Quello su cui era scritto Il mio compleanno gli fece venire in mente di organizzare una grande festa. Tutti invitati. Proprio tutti ricevettero la succinta lettera di invito scritta sulla corteccia di betulla. E tutti risposero entusiasti all'invito con un bel sì. 
A questo punto lo scoiattolo cominciò a curare l'organizzazione: preparò torte a non finire. Ognuna pensata in base ai gusti degli invitati. E lavorò alacremente e finì solo quando la festa era in procinto di iniziare. 
Nel frattempo gli invitati dalla loro parte preparavano regali: ognuno il proprio. Grandi o piccoli o minuscoli era tutti confezionati con cura. Poi passarono a pensare cosa indossare. A una festa non si può andare vestiti con ciò che si indossa ogni giorno... Tutt'al più lo si mette al rovescio! 
Poi si misero in cammino, uno dietro l'altro. 
Il primo ad arrivare (e meno male che arrivò perché lo scoiattolo era già lì che temeva di restar solo) fu l'orso che si informò delle torte... 
A ruota arrivarono tutti gli altri. 


Tutti, felici, consegnato il regalo e fatti gli auguri, mangiarono allegri e poi ballarono fino ad essere esausti, ma proprio in uno stato di grazia. 
Proprio una gran bella festa, nessuno avrebbe potuto dire il contrario. Quando si fece l'ora di tornare a casa, tutti, con i piedi stanchi, si rimisero in cammino, non prima di aver ringraziato e salutato con affetto sincero lo scoiattolo. Seduto nel silenzio sotto il faggio, sotto la luna si guardò intorno e concluse che era stata proprio una bella giornata... Poi si arrampicò sul faggio con tutti i regali che erano una pila. E poi si sedette sul tavolo con le gambe a penzoloni. Ed è proprio in questo momento, quando la notte arriva, dopo una giornata così importante, che nel cuore dello scoiattolo nasce un nuovo sentimento... 
E intanto la notte prosegue nel suo cammino. 

Un altro libro meraviglioso di Toon Tellegen, qui illustrato da Kitty Crowther. 
Si potrebbe chiedere di più? 
Pochi giorni fa, parlando con una amica, ho detto: a mio parere, tutto quello che è stato scritto finora, potrebbe essere assolutamente sufficiente per soddisfare l'intera umanità dei lettori. Per millenni si potrebbe campare di rendita. 
E lo penso davvero: a me, in tutta sincerità, basterebbero una trentina di libri del genere, di autori e autrici come questi due, per potermi sentire appagata come lettrice. Fino all'ultimo mio giorno, non credo di aver bisogno di altro. 
Forse non sono l'unica a pensarla così, visto che Feltrinelli adesso lo ripubblica, dopo averlo fatto uscire per la prima volta nel 2003. 
Toon Tellegen e Kitty Crowther, chi mi conosce lo sa, sono due stelle che hanno illuminato e guidato e ancora oggi fanno una bella luce nel mio firmamento personale. E mi indicano la rotta. 
In queste nove storie che hanno a che fare con il festeggiare e che sono abitate dai suoi magnifici animali del bosco si ritrovano i toni propri di tutti gli altri racconti di questo straordinario autore. 
Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 


Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento. 
Scoiattolo, uno dei personaggi di punta dell'immaginario di Tellegen, è pieno d'affetto per i suoi amici e li vuole tutti intorno a sé, prepara torte per tutti, conoscendo e assecondando i gusti di tutti. E tutti contraccambiano il piacere di stare con lui. Ognuno a modo proprio. Ed è in questo che Tellegen dà il meglio di sé: nel portare il proprio lettore in giro a vedere cosa significhi vivere bene, in una comunità, tra tanti e così diversi: una gioia leggere i differenti tipi delle torte - quelle pesanti che sprofondino all'occorrenza nel terreno, quelle di miele, quelle di erba, quelle color sangue per la zanzara. 
E ancora le varie mise che ciascun invitato sceglie per sé - dalle giacchettine rosse agli spolverini, dai berrettini lilla o verdi ai papillon gialli del tricheco. 
E ancora il confezionamento dei regali - grandi piccoli, rossi caldi o freddissimi. 
Una gioia profonda andargli dietro, pagina dopo pagina, nella costruzione di un mondo di pace e armonia... Un mondo di creaturine e creaturone, un mondo luminoso ma anche nero come la pece, di notte, un mondo assolutamente ideale per Kitty Crowther che le corrisponde fin nel profondo.
 

Insieme sono uno dei rari casi di binomio felice, oppure di assoluta perfezione raggiunta nella vicinanza: come pane e burro... 
E questa era solo la prima delle nove... 

Carla

Noterella al margine. Per saperne di più circa la mia passione per Tellegen e Crowther si può fare anche solo una ricerca qui in Lettura candita...

venerdì 25 luglio 2025

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

I TAMBURI DELLA PENULTIMA PAGINA 

Una cosa che si dovrebbe cercare di raggiungere, raccontando una storia con le immagini, è la piccola o grande capriola finale, il colpo di scena! 
Stupire il proprio lettore è cosa buona e giusta. 
Il piccolo o grande salto di senso, la risata, lo sgranare gli occhi sono tutte reazioni che se messe ad arte intorno all'ultima pagina, non possono che far bene alla storia, al libro. 
La forma di un albo illustrato, tra le sue tante doti, ha quella di essere fisicamente adatto a questo genere di emozioni e reazioni. Il giro di pagina sembra essere lì a bella posta. Il tempo che occupa, poco più di un secondo, in cui cosa ci sarà dietro non è dato sapere, è assolutamente un tempo ideale perché il cervello rimanga in stand by lungo la strada segnata. E se invece c'è un bel tornante, una curva secca su un altro panorama sarà tutto più gustoso. 
Va da sé che con altrettanta arte la capriola finale va preparata con cura. Ovvero il lettore va spedito in una direzione, va rassicurato che tutto sta andando nel verso previsto. Per assurdo, potrebbe quasi annoiarsi di tanta prevedibilità ed è allora che bisogna colpire! 


Tutto questo è per dire che ho sotto mano due libri che hanno la stessa firma, Matilde Tacchini e che finiscono entrambi con delle belle capriole. 
Nel primo caso lei è autrice del solo testo, Questo è molto strano... mentre le matite sono di Mercé Galì, una sua vecchia conoscenza. 
Nel secondo lei è autrice unica e la capriola che fa fare ai suoi lettori è ben più spettacolare e durevole... Non schiacciate quel bottone! 
Questo è molto strano... più che una storia vera e propria è un lungo elenco, una sorta di catalogo, dei vezzeggiativi, paragoni bestiali (nel senso letterale del termine), che di solito i genitori (o chi per essi) usano nei confronti dei piccoli: il piccolo koala di mamma, il topolino di papà, un maialino a tavola, un ghiro a letto, in piscina un pesciolino e via andare... 


Tutto chiaro? Il finale deve prevedere un capovolgimento che puntualmente arriva in un ribaltamento di ruolo: sparisce all'istante la tenerezza del koala per lasciare il posto alla rabbia vera che finisce in un urlaccio di quel povero ragazzino, finalmente solo ragazzino, senza peli o zanne, che rivendica, dopo aver ruggito ben bene, la propria identità. 
Ma questa capriola, sebbene scandita a chiare lettere, è fin troppo telefonata... 
E poi siamo alla penultima pagina, dove il rullo di tamburi si fa sentire.... 
E infatti, non poteva finire così, la vera capriola la vedremo solo quando anche l'ultima pagina è andata... 
Ancora più chiaro il meccanismo appare nel suo ultimo libro per Nomos Edizioni. 
La tensione emotiva si percepisce fin dalla copertina, con quel titolo che è un comando, con tanto di esclamativo! 


La situazione, anche in questo caso, non è certo la prima volta che la si incontra, tuttavia qui è giocata meglio che altrove. 
Contesto: esterno spoglio con solo un ramo visibile su cui far sostare in quota gufo e scoiattolo. Gli altri animali presenti sono tutti sul terreno, ovvero poggiano su una linea nera continua, Il pulsante è l'anomalia che getta scompiglio nella routine degli abitanti di quel boschetto: orso, fagiano, lepre, volpe, scoiattolo e gufo. 
Ognuno di loro si schiera e si fa carico di un'indole umana: c'è l'ottimista, il riflessivo, il prudente, il curioso e via andare... 
Naturalmente ognuno di loro si prefigura cosa potrebbe succedere a premere il pulsante rosso: caldo fulminate, glaciazione istantanea, gli alieni. Naturalmente in tutto questo crescendo di ipotesi qualcuno cerca di mantenere la barra del timone diritta. 


Ma si sa che, come succede anche nella vita vera, il chiacchiericcio intorno a un fatto non fa che accrescerlo, renderlo sempre più sospetto e potenzialmente pericoloso. 
Ciò che non si conosce è per definizione qualcosa che potrebbe portare guai. 
Così il loro cicaleccio ai piedi del ramo, intorno al pulsante, si fa sempre più fitto. Si invoca persino uno dei cardini della democrazia (quando si è in un numero maggiore di uno, accade): il voto. 
Poi come altrettanto spesso accade, soprattutto in questi ultimi balordi tempi, uno decide per tutti: il più grosso... 
E siamo alla penultima pagina... 

Carla 

"Questo è molto strano..." Matilde Tacchini, Mercé Galì, Kalandraka 2025 
"Non schiacciate quel bottone!", Matilde Tacchini, Nomos 2025

venerdì 18 luglio 2025

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DA COSA NASCE COSA [parte prima] 


"Una cosa è vedere e un'altra è osservare. Una cosa è sentire e un'altra è ascoltare. Una cosa è odorare e un'altra è annusare. Una cosa è toccare e un'altra è tastare. Una cosa è mangiare e un'altra è assaporare. La differenza tra le une e le altre sta nell'attenzione che vi poniamo." 

Se questa differenza non siete in grado di coglierla, se nell'arco delle 24 ore di un giorno sono più le volte che vedete-sentite-odorate-toccate-mangiate di quelle in cui osservate-ascoltate-annusate-tastate-assaporate questo post e questi libri non fanno per voi. Mollate subito e andate a farvi un giro. 
In caso diverso, sedetevi perché non sarò breve. 
Tre premesse. 
La prima. Personalmente nutro un vero culto per le cose, gli oggetti (che diventa mania quando si tratti di contenitori). Ne apprezzo la forma, la funzione, ne riesco a immaginare ulteriori usi, se si rompono mi dispero e lo stesso accade se le perdo (lì partono immediatamente le novene a Sant'antonio, così ho imparato da mia madre. Sant'antonio mi ha fatto ritrovare un orecchino del Settecento smaltato incastrato tra due sanpietrini...). 
La seconda. Trovo fondamentale coltivare nei piccoli la curiosità per ciò che li circonda. Compresi gli oggetti, di cui loro (al pari della sottoscritta) amano circondarsi e amano raccogliere e collezionare. Molto spesso i bambini sono degli animisti laici, ovvero agli oggetti conferiscono nomi, caratteri, poteri. Ma questo ci porterebbe lontano. Insomma è un fatto che bambini e cose di norma vadano tra loro d'accordo (ad adulti piacendo). E quindi mi pare che il "mondo delle cose" possa essere un'ottima palestra per esercitare in loro giorno dopo giorno la curiosità, motore del mondo. I bambini, almeno un tempo, erano già per loro indole degli abili smontatori di oggetti, proprio per capirne i meccanismi. Vederli all'opera con la gente di Smonting (Tuttestorie 2023) è stato illuminante. 
La terza premessa è che io Elena Odriozola, basca classe 1967, la trovo proprio interessante. 
I suoi libri In Italia, se non ci fosse Lupo Guido, sarebbero inesistenti. 
Dunque, se esce un libro da lei illustrato che parla di cose, o meglio che racconta come queste funzionano oppure altre informazioni, frutto di quell'attenzione a cui alludeva l'autore nelle prime righe, non posso proprio fermarmi. 
Il libro in questione si intitola Lezioni di cose. Condivisibile anche l'impostazione: sono lezioni, senza paura di farsi maestri, da parte dell'autore che è Gustavo Puerta Leisse. In Italia esce per la casa editrice Quinto Quarto, che nel suo dna ha un altro elemento per me importante: parla ai bambini come potrebbe parlare agli adulti. Cosa che spesso rende i loro libri più interessanti e più sfidanti di altri, nel dare per assodato che la complessità è roba da bambini come da grandi. 
Si potranno forse limare qui e lì i lessici, si potranno scomporre più a fondo i concetti, ma la sostanza non deve cambiare. 
Lezioni di cose accende una serie di connessioni interessanti. 


La prima: c'è un libro che me lo ricorda moltissimo: nella collana Cose spiegate bene, edito da Iperborea con il Post, compare il titolo La sicurezza degli oggetti
I due libri condividono - grossomodo - l'impianto generale. 
Entrambi sparano in mille direzioni diverse altre suggestioni da seguire. Entrambi lavorano in modo monografico su alcuni oggetti, alcuni dei quali, evidentemente più iconici di altri, si trovano in entrambi: il coltellino svizzero, le monete. 


E siccome tra gli oggetti c'è anche il bidet e la sua controversa storia, non posso non andare alla seconda connessione: i meravigliosi libri di David Macaulay, il mio preferito: Toilet: how it works e gli altri dedicati all'occhio, all'aereo e poi all'ultimo The Way Things Work (Come funzionano le cose, nelle sue varie edizioni). Il suo pennino a china, la sua capacità di zoomare sugli oggetti, la sua rara ironia che gioca con la scala degli oggetti, tutto concorre a rendere i suoi libri veri e propri piccoli capolavori.


E ancora, terza connessione, visto che in La sicurezza degli oggetti si cita la scomparsa quasi totale delle cartoline, non posso non pensare al libro di Massimo Mantellini, Dieci splendidi oggetti morti, uno dei quali è proprio la lettera, la sorella maggiore della suddetta cartolina, accanto alle carte stradali, al telefono fisso... 


Accanto a tutte queste divagazioni, Lezioni di cose diventa il perno necessario per far ruotare tutto. 
In elenco ci sono quattordici piccole monografie su oggetti che sono nel contempo armi, attrezzi, strumenti, che al loro interno hanno meccanismi che li fanno funzionare. 
Sono tutti solidi, tranne uno che prende la forma del suo contenitore. L'ultimo, che chiude magnificamente un libro magnifico, è un oggetto simbolo per eccellenza. Ma se ne parlerà poi. 
Molti, si apprende durante la lettura, sono restati fuori: la matita, l'ombrello... 
Tra quelli in elenco, lascerei fuori il frisbee, perché lo odio avendolo preso sul labbro quando avevo quindici anni e il vaso da fiori che non mi dice granché. 
La rimanente dozzina me la sono bevuta come un bicchiere di acqua quando si ha sete. 
La cosa che più rende convincente il lavoro di Gustavo Puerta Leisse ed Elena Odriozola è il continuo variare percorso. 


Spesso, ma non sempre, si raccontano le diverse tipologie: la palla, oppure i bottoni e le diverse metodologie per attaccarli. Altre volte si gioca: con il dado si sono inventati un bel modo di divertire e ragionare sul concetto di probabilità e possibilità. 
Allo stesso tempo portano il lettore a osservare come i numeri disegnati su ogni faccia del dado sono disposti diversamente: per intenderci i sei pallini non riprendono i tre o i due ma si dispongono in coppie serrate, niente assimila il quattro a due volte il due... 
Altre volte si fa della grande ironia, si gioca con l'assurdo, con lo scacciamosche per esempio o con i volanti impossibili.
 

Di certo il pensiero e l'illustrazione si muovono di concerto: bella l'idea di elencare le diverse prese dei cucchiai di legno per girare la zuppa o per servire in tavola o per raschiare il fondo della pentola, accanto ai disegni di Odriozola che giocano facendoci vedere come un cucchiaio, per forma, sia anche una chitarra o un remo o forse uno specchio [continua] 

Carla

"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025 
"La sicurezza degli oggetti", in Cose spiegate bene, AA.VV. Iperborea 2025 
"Toilet How it works" , David Macaulay, Sheila Keenan, Roaring Brook Press 2013 
"Dieci splendidi oggetti morti", Massimo Mantellini, Einaudi 2020

lunedì 14 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA RIVOLUZIONE IN CANTINA

Che ci importa di re Cetriolo
, Christine Nöstlinger (trad. Anna Patrucco Becchi) 
La Nuova Frontiera 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni) 

"Noi abbiamo tutti chiesto cosa ci fosse in cucina, ma lei non ha saputo dirlo. 
Allora il nonno si è alzato e si è diretto alla porta della cucina. Anch'io, Martina e Nik lo abbiamo seguito. Abbiamo pensato che magari si fosse rotto un tubo dell'acqua o ci fosse un topo dietro la stufa a gas o un ragno molto grande. Di tutto ciò la mamma ha paura. Però non si era rotto nessun tubo e non c'era un topo, né un ragno e siamo rimasti tutti esterrefatti. Anche papà che ci era venuto dietro. Sul tavolo della cucina era seduto infatti un tipo grande all'incirca mezzo metro." 

Un tipo alto circa mezzo metro, con occhi naso e bocca, braccia e gambe regolamentari ma con la pelle (la buccia) e la consistenza, un po' gelatinosa, di un grosso cetriolo o di una zucca media: insomma una cucurbitacea che porta una corona in testa, guantini bianchi alle mani e parla una lingua comprensibile ma difettosa. 
Non è un semplice cetriolo, si fa per dire, ma è un re cetriolo, Kumi-Ori II della stirpe degli Scaligeri, che è stato cacciato dal suo regno, la cantina inferiore, ossia quella più umida e profonda, dai sudditi in rivolta. Ora è nella loro cucina, spocchioso come capita spesso ai sovrani, ma in cerca di asilo. Fino al momento in cui i suoi sudditi non verranno a riprenderselo, implorando il di lui perdono... 
Va da sé che un fatto del genere porta scompiglio nella routine di una famiglia normale: risveglia nel nonno il suo credo politico, da vecchio comunista, schierato contro ogni governo che non sia del popolo, nel piccolo Nik e nel padre una totale e assoluta infatuazione per il sovrano, asserviti entrambi a ogni sua richiesta e volere. La madre, la figlia quindicenne Martina e l'io narrante, il giovane Wolfgang, mantengono invece un sano distacco (se non addirittura ribrezzo, all'idea di tenerselo in braccio) nei confronti dell'intruso. 
Questo il racconto di quei giorni intorno a pasqua in cui una famiglia rischia di smontarsi, ma poi è capace anche di recuperare i pezzi perduti e ricomporsi, alla faccia di ogni monarchia assoluta! 

Christine Nöstlinger fino all'ultimo ha guardato nell'obiettivo di chi la stava fotografando con la sua faccetta monella. Monella sempre. 
Agli sgoccioli degli anni Ottanta fin ai primi anni del Duemila i suoi libri hanno circolato e sono stati sulla breccia. Il bambino sottovuoto, un libro che ha segnato una svolta e anche un'epoca e una generazione. 
Poi i suoi libri sono lentamente usciti dal cono di luce e solo da qualche anno sono riemersi nelle varie collane dei diversi che li avevano pubblicati all'epoca. Accanto a questi, La Nuova Frontiera Junior sta ritraducendo alcuni di questi titoli. 
Funziona così: l'agente per l'Italia di Beltz&Gelberg, Anna Patrucco Becchi, ne cura l'acquisizione dei diritti con l'editore italiano e poi li traduce anche. Essere capace a fare più cose, ha i suoi lati positivi... 
Che ci importa del re Cetriolo, all'epoca, 1989, fu pubblicato da Salani. 
In Germania, invece, fu pubblicato ben prima, nel 1972 e l'anno successivo vinse il Deutschen Jugendliteraturpreis, il premio tedesco più prestigioso che ci sia. E ancora nel 2013 fu oggetto di una bella polemica sulla scelta di chiamare il re cetriolo Kumi-Ori, un versetto di Isaia (peraltro ripreso in molti altri contesti, compresa una poesia di Celan che Nöstlinger cita come sua fonte originale) che significa letteralmente "sorgi e splendi" e che allude a Gerusalemme... 
Vabbè. 
Il libro, anche se non direi lo si possa accusare di essere un manifesto antisemita, ha però, a mio avviso, un' asperità al suo interno ed è meno semplice di come potrebbe voler apparire. Dietro la comicità di un cetriolo che è contemporaneamente anche re, c'è ben di più. 
L'asperità sta nel suo essere figlio di un'epoca ben diversa dall'attuale. Il politicamente corretto non è evidentemente stato un problema della Nöstlinger mentre lo scriveva, per cui volano ceffoni tra padre e figlio, come pure ci sono allusioni al canone di bellezza femminile che potrebbero essere discussi.  Per contro, per chi abbia più di 50 anni, si trovano invece citati meravigliosi reperti di archeologia materiale: dal nastro verde della macchina da scrivere in poi... Resta da capire che effetto fanno a dei ragazzini di oggi. 
E anche di archeologia politica si potrebbero dire cose. 
Ma anche per questo, vabbè: si storicizzi e si vada oltre. 
Seconda questione: la illusoria comicità della situazione che nasconde roba complessa. Al lettore viene chiesto uno sforzo di interpretazione non così scontato. Se da un lato la storia del cetriolo è comica e surreale quel tanto che basterebbe a un ragazzino di otto anni per poterci ridere sopra allegramente, dall'altra mette giù una questione ben più complessa, ossia lo smontaggio di una famiglia, la crisi delle loro relazioni reciproche, che avviene in nome della comparsa di un cetriolo sul tavolo di cucina. 
La Nöstlinger ha sempre giocato duro in questo senso. Con Il bambino sottovuoto, ossia un ragazzino liofilizzato arrivato per posta alla donna sbagliata (?) si mette giù in realtà un temone bello peso. 
Qui succede una cosa analoga. 
Paradossalmente, da quando il cetriolo scompare dietro la porta della camera del padre che lo asseconda, lo nutre e protegge, con solo il piccolo Nik dalla sua parte, di lui si smette di parlare in chiave comica, mentre invece a venire in superficie è la difficoltà che sta attraversando la famiglia Hogelmann, la grande distanza che tiene lontani i genitori tra loro e il padre con i due figli più grandi. 
Per tutto il tempo della lettura ho pensato questo: Kumi-Ori è in definitiva un granello, un corpicino estraneo, che fa inceppare i meccanismi di ragionamento di un brav'uomo e lo spinge in una direzione fasulla. Nella vita vera non ci sarebbe un cetriolo a farlo deragliare, ma magari ci potrebbe essere comunque una circostanza o un incontro che potrebbe far deviare verso una direzione sbagliata il percorso che il brav'uomo aveva scelto per sé e che condivideva con il resto della famiglia. 
Ma siccome la Nöstlinger è la Nöstlinger anche in questo libro, intorno alla questione principale, bella pesa, se ne intrecciano varie altre che hanno il compito alleggerire e dare brio alla lettura e nel contempo, senza parere, dare spessore ai protagonisti: una scolastica, quella di Wolfgang, una amorosa, quella di Martina, una politica, quella del nonno, una sociale.... e soprattutto, ancora una volta, il mondo dei grandi viene salvato dai ragazzini! 

Carla

venerdì 11 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PUNTINO DI CONTATTO

Fin qui tutto bene!, Quentin Gréban 
Babalibri 2025 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni) 

"SULL’ARANCIA ERA POSATA UNA FARFALLA BLU. 
QUANDO IL FRUTTO CADE, LA FARFALLA VOLA VIA... 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO! 
LA FARFALLA BLU ATTERRA POCO LONTANO, SUL MUSO DI UN TOPOLINO CHE DORME DELLA GROSSA. CON IL SUO DELICATO BATTITO D’ALI, GLI SOLLETICA IL NASO... ED ECCO CHE IL TOPO INIZIA A STARNUTIRE, E NON RIESCE PIÙ A FERMARSI. 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO!" 

Chiaro il gioco? 
Il topo cerca un posto più tranquillo per poter smettere di starnutire. Così quando vede l'asino ci salta sopra, ma uno starnuto fa sobbalzare l'asino che, imbizzarrito, comincia a correre e a sballottare il mercante che ha in groppa, per poi schiantarsi su una pacifica mandria di cammelli che partono all'impazzata in tutte le direzioni. Compreso il mercato che mettono a soqquadro... babbucce spaiate, spezie rovesciate e tappeti a brandelli. 
Qui bisogna intervenire. La cittadinanza infuriata si rivolge al gran sultano che - nella sua infinita saggezza - emette una sentenza nei confronti dei cammelli che si scagionano facilmente, indicando l'asino come il vero colpevole che a sua volta fa il nome del topo.
Questa è la storia di una povera arancia che non poté discolparsi.


Ma poi diventa la storia di 10 pesanti cocomeri da regalare a un'innamorata che alla fine si ridurranno al nocciolo (!), pur mantenendo la loro attrattiva...

La frase Fin qui tutto bene! a me fa venire in mente il film francese L'odio, in cui si racconta che un uomo, precipitando dal 50 piano, per farsi coraggio, a tutti i piani ripeteva a sé stesso fin qui tutto bene... Il film francese, di Kassovitz, è un film durissimo quanto bellissimo. Un film dove davvero precipita. Quindi vedere questa frase che mi riporta a quella periferia parigina in bianco e nero e grigio in un Superbaba tutto rosa fa il suo bell'effetto. 
A separare immediatamente i due contesti ci pensano gli acquerelli sempre così luminosi di Gréban e il fatto che la storia, al suo interno, allude evidentemente all'effetto farfalla, quello di Turing e poi di Edward Lorenz, sul battito d'ali di una farfalla che potrebbe essere la causa di un uragano altrove... 
Ma per un puntino Gréban, Kassovitz e Lorenz sembrano proprio toccarsi, ossia in tutti i casi il senso ultimo della frase: sperare che le cose possano migliorare. 
Anche nel libro di Gréban l'appoggiarsi di una farfalla che poi diventa un precipitare rocambolesco di topi su asini e poi di asini su cammelli e quindi di cammelli su banchetti del mercato ha una sua ineluttabilità: tutto sta precipitando verso il peggio.
 

Ma siccome siamo in un libro per bambini e non in un film sull'emarginazione di una banlieue francese, e non stiamo discutendo di modelli matematici, tocca dare una seconda possibilità al destino e trovare una soluzione che rimetta tutto in ordine.
Gréban, che ambienta la storia in un Medio Oriente non meglio identificato - ma cammelli, suk, fez e sultani, scimitarre, archi e cupole islamici e teiere di metallo inciso farebbero oscillare tra Marocco e Turchia - affida al sultano il compito di far tornare tutto a posto, individuando il colpevole. 
E così come era andato crescendo il parapiglia sempre più grande, dalla metà in poi del libro si va a ritroso fino a tornare alla magnifica arancia di partenza. 
A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, l'arancia, come tutti gli altri personaggi coinvolti, è frutto (!) di un meccanismo ineluttabile e più grande. 
Lei come gli altri sono concause. Il famoso concorso di colpa... 
Ma tant'è è lei sola a farne le spese. 
E perché? Perché è l'unica che non può difendersi al tribunale del gran sultano e quindi tanto meno prendersi la sua responsabilità, solo in quota parte.
 

La seconda storia, anche questa, ma per motivi diversi, andrebbe ben discussa. Come la precedente, anche qui è intorno a un frutto che si ruota: il cocomero. 
E, simmetrica al precedente crescendo, qui si assiste a un diminuendo dei cocomeri e a un crescendo delle dimensioni degli aiutanti del giovane innamorato. 
La grazia di queste due piccole storie sta proprio in questo loro essere circolari, nel loro interno ripetersi, nell'essere movimentate, ma pur sempre tiritere, utilissime per chi sia alle prime armi con la lettura.

Per entrambe però, a lettura fatta, si potrebbe aprire un bel dibattito. Discutere sulle responsabilità con la prima e con la seconda ragionare ed eventualmente ribellarsi all'idea che le ragazze siano tutte golose, sensibili, romantiche e con il cuore tenero e i maschi tutti... timidi.
Tzè.

Carla

venerdì 4 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA GRANDE DOMANDA 

Troppo lunga, Nikola Huppertz, Regina Kehn, (trad. Claudia Valentini) 
Emons raga 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni) 

"'E tu che hai fatto oggi?' mi ha chiesto a un certo punto papà, non trovando più nulla da dire su Malve. Io mi sono stretta nelle spalle. Ho ripensato a Joël e alla Carina, al signor Krekeler che deve sforzarsi di andare a fare jogging (forse), a Snow che mi ha tirato in bici per otto chilometri lungo il canale, con una piccola pausa in mezzo in cui ci siamo seduti sulla riva e io per ringraziarlo gli ho sussurrato delle storie nell'orecchio appuntito e gli ho accarezzato il pelo morbidissimo che ha sotto il muso, e ho subito capito che mamma e papà non avrebbero saputo che farsene di questo racconto." 

Genitorialità consapevole, medico lui, insegnante lei, una sorella maggiore, Malve, sorella maggiore perfetta ed egocentrata, ora alle soglie della maturità, ma con tutt'altro in testa che mettersi sui libri a studiare. Per ora è attratta dalla meditazione, ma non durerà. 
Questo è il piccolo nucleo familiare di Magali Weill, tredicenne piuttosto alta (con la sua statura, 1.82, si colloca al 97esimo percentile) e piuttosto convinta che con questa statura esagerata nessuno avrà mai il coraggio di innamorarsi di lei, figuriamoci di baciarla, magari mettendosi in punta di piedi o, peggio, chiedendole di chinarsi per essere raggiunta... 
I suoi le hanno appena regalato un diario perché ci scriva di sé. Ma lei decide che quel diario è molto più utile per annotare tutto quello che le succede intorno: le vite degli altri.
Magali capovolge lo sguardo e sulle pagine riporta, giorno dopo giorno, quello che accade all'interno della sua piccola comunità condominiale. A parte le litigate tra genitori e figlia maggiore, Magali racconta delle sue passeggiate con Snow, l'husky dei vicini che per lui non hanno mai tempo, visti gli innumerevoli marmocchi che zampettano per casa. 
Magali racconta del suo elegantissimo vicino di casa che, novantottenne, ha ancora voglia di fare jogging ogni mattina. 
Magali racconta del suo amore nascosto per il suo vicino sedicenne, Joël, che non la degna di uno sguardo e trova solo il tempo di litigare sempre e solo in francese, con sua madre che, a sua volta con i gessetti, decora ad arte i marciapiedi intorno al palazzo. 
Questa routine che si ripete grossomodo ogni giorno con poche varianti si inceppa quando il signor Krekeler decide che è arrivato il momento di smettere di fare passeggiate salutari e incominciare a prepararsi alla morte (98 sei fürs Leben zu Lang, così in tedesco, da cui il titolo del libro). 
Con l'eleganza e il garbo di sempre convoca la sua famiglia, ovvero quel che ne resta: suo figlio Louis (tante compagne, molti figli e attualmente abitante in una comune) e il di lui figlio, ossia il nipote del signor Krekeler: Kieran, da adesso in poi KK, poco meno di un metro e sessanta, mingherlino e tutto cerotti. Louis ha il compito di ubbidire al padre in tutto e per tutto, con lo scopo di mettere ordine tra carte e oggetti, prima della prossima dipartita del vecchio. KK invece deve fare solo il nipote. E lo fa magnificamente. 
Questa è la cronaca di un paio di settimane di vita (e di morte) di tutta questa gente: dal 29 marzo al 12 aprile: una settimana di Pasqua indimenticabile. 

Andrebbe letto e poi riletto. Oppure andrebbe ascoltato e poi letto, oppure letto e poi ascoltato. La cosa necessaria da fare è entrarci più e più volte dentro per poterne apprezzare le tante qualità - dalla sceneggiatura - così ben costruita in cui si incastrano a perfezione le molte singole vicende: un piccolo capolavoro di cesello, come spesso sono le storie condominiali - alla scrittura garbata ed elegante che va - tra filosofia e vita di tutti i giorni - a passo sicuro. 
Ogni tanto ci si commuove e ogni tanto si sorride. 
Nonostante il libro abbia un titolo che fa l'occhiolino ai turbamenti di un'adolescente che non ha fatto pace con il suo corpo e la sua crescita, mette nero su bianco anche qualcosa di molto più universale, passeggiando tra grandi domande, grandissime domande. 
In questo l'originale tedesco gioca di più sull'ambiguità di questa lunghezza... le gambe di Magali o la vita del vecchio Krekeler? 
Torniamo alle domande. 
Una su tutte: qual è il senso della vita? Troviamolo e poi possiamo morire con dignità. La grande questione è lì che si affaccia nel momento in cui il signor Krekeler decide che basta: tocca prendere in considerazione l'idea di andarsene. Come ci si deve comportare di fronte alla morte? O per meglio dire, come ci si può organizzare per accettare l'evento con la necessaria naturalezza e dignità? E per chi resta? Quali sono i pensieri che chi vive si vede balenare in testa? Visto che la morte è qualcosa che inevitabilmente a un certo punto busserà alla porta, come ci si può organizzare per non farsi trovare impreparati, ossia quali sono le cose da fare per potersi dire al momento di aver vissuto una vita degna di questo nome? In fondo, la morte non è forse l'ultimo pezzetto della vita? Sì, lo è! 
Tra Seneca e i trenini di legno; tra Rimbaud e le uova da dipingere; tra Stravinskij e le tute da ginnastica; tra Uchermann e il verde pallido di una cameretta è un continuo e piacevolissimo rimbalzo tra la vita vera, quella apparentemente fatta di poco o niente, tra la quotidianità e i massimi sistemi. 
Uno dei libri sulla Grande Domanda, citando Elrbruch, più belli e intelligenti che mi sia capitato di leggere. 

Carla