SCIOGLIERE IL NODO
orecchio acerbo 2025
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
" 'Mamma, la sai una cosa?' 'No, che cosa?'
'Tu sei il molo. E io sono la barca.' 'Mhmm...'
'E la barca è legata al molo con un nodo.' 'E guarda il nodo. È strettissimo.'
'Ti aiuto?' 'No, ce la faccio.'
'L’ho slegato.' 'Sì, ho visto. Tutto da solo.'
'Nessuno lo sa fare...' "
Nessuno tranne me! dice quel bambinetto biondo che, salito sul suo canotto si allontana dal molo e dalla sua mamma. Come lei gira lo sguardo, lui comincia a navigare verso l'ignoto, ovvero in una giungla verde e rigogliosa, tra mangrovie e ninfee, abitata da piccole creature alate, delle fate. Ora sono loro a seguire il suo viaggio. Lo guardano da un ponte o dal tetto di un palazzo mentre naviga tranquillo nelle acque di un un fiume in città. E quando il suo canotto arancione ne incontra un altro identico con sopra una bambina, tra mille altri canotti che si affastellano in un acqua park, succede qualcosa di imprevisto: la bambina cerca le sue mani per mettergli fra le dita un seme... La corrente però li separa e il bambino torna ad attraversare la giungla dove le fate continuano a vegliare su di lui, salvandolo dalle cascate e dalle belve feroci e rimettendolo sul giusto percorso che lo riporti verso acque più sicure e più conosciute.
Là ci sarà qualcuno ad aspettarlo, qualcuno che non si è mai mosso da lì, proprio come fanno i moli...
Questo libro ha una genesi doppia. Ed è Sara Lundberg a raccontarla.
Da una parte c'è una delle tavole che prima di essere illustrazione è stata quadro, andato in una sua mostra personale. Una visitatrice lo vede e se ne innamora, lo vuole acquistare: le ricorda suo figlio, che è andato a vivere da solo, lasciando la casa materna. Lei, che sente la sua nostalgia, racconta a Sara Lundberg che è lì nella galleria, ciò che lui da piccolo un giorno le aveva detto:
" 'Mamma, la sai una cosa?' 'No, che cosa?'
'Tu sei il molo. E io sono la barca.' 'Mhmm...'
'E la barca è legata al molo con un nodo.' 'E guarda il nodo. È strettissimo.'
'Ti aiuto?' 'No, ce la faccio.'
'L’ho slegato.' 'Sì, ho visto. Tutto da solo.'
'Nessuno lo sa fare...' "
Sara Lundberg coglie immediatamente la bellezza e la profondità di questo dialogo tra mamma e figlio e chiede il permesso a quella visitatrice di costruirci intorno una storia. Permesso concesso, a patto di avere una dedica che ne testimoni la "maternità".
L'altro punto di partenza è una committenza difficoltosa tra Sara Lundberg e un ospedale pediatrico svedese. Le sue pitture avrebbero dovuto abbellire gli spazi comuni, ma i troppi vincoli alla fine hanno fatto desistere artista e committente. Però i bozzetti e i disegni preparatori erano stati fatti e raffiguravano un viaggio attraverso giungle e grandi città...
Il libro che è nato da queste due circostanze è un capolavoro sotto molti punti di vista.
Fortunatamente in molti se ne sono accorti: dalla Fiera di Bologna che lo ha premiato quest'anno, fino all'ospedale svedese che ha rivisto le sue posizioni nei confronti di Sara Lundberg e della sua magnifica arte: ora i piccoli pazienti possono godere delle tavole così piene di meraviglia e di verde e di arancione e di fate bambine.
Dal punto di vista figurativo è magnifico.
La gestualità dei corpi, uno dei talenti di Sara Lundberg, riesce a raggiungere una espressività davvero notevole. Altrettanto si può dire per la sua sensibilità nei confronti del colore: quella copertina dove il verde della foresta racchiude la potenza esplosiva di quell'arancione è un risultato estetico davvero altissimo.
Al centro un bambino splendente circondato dalla propria lussureggiante immaginazione.
Il continuo cambio di prospettiva, la composizione, le velature nel dare il colore, la ricerca di immediatezza nel segno per creare emozione piuttosto che perfezione sono tutte cose cui Sara Lundberg ci ha abituato, ma qui succedono un po' di più e un po' meglio!
Dietro tutto questo c'è la grande questione: quella del molo, del nodo e della navigazione in solitario...
A proposito di questo, già in passato con un altro bel libro di Sara Lundberg, Un giorno sbadato, c'era stata l'occasione di parlare della relazione sana tra madri e figli.
Lì il libro si apriva e si chiudeva con due immagini 'parlanti': una mamma capace di abbassarsi e girarsi per guardare negli occhi il proprio bambino, tenendolo per mano, ma anche di addormentarsi appallottolata sul divano con lui che gioca da solo lì accanto...
Se si usa la stessa metafora della mamma e del figlio svedesi, non ci spostiamo di molto: il molo è sempre lì e la sua funzione è quella di rendere sicura la partenza e di accogliere chi torna...
In tal modo i piccoli marinai saranno capaci di sciogliere con maggiore fiducia gli ormeggi per partire e andare.
Carla
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