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martedì 1 dicembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FENOMENOLOGIA DELL'UMANO

L'uomo bonsai, François Roca, Fred Bernard (trad. Francesca Del Moro)
Logos edizioni 2015



ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)


"Le radici dell'albero affondavano nelle viscere della nave e da tempo avevano sollevato e bucato assi e travi. I rami avevano strappato i pennoni, reciso le sartie, e si slanciavano verso il cielo, immensi. Io mi interrogavo in silenzio.
'Eccovi finalmente! Benvenuti, chiunque voi siate!' disse l'albero."

Un veliero fantasma, dal cui scafo deserto e inanimato si innalza il tronco possente di un albero secolare. Una nave arborescente. Questo è quello che si presenta agli occhi increduli dell'equipaggio del Narvalo. È la mattina del 24 aprile del 1894 quando il capitano O'Murphy con due suoi uomini sale a bordo del veliero per cercare di capire.
Un albero che da più di duecento anni cresce nel mezzo di una nave e naviga solitario per gli oceani. Un albero parlante.
Questa, la sua storia. 


Al principio di tutto c'era Amedeo il vasaio che, contro la sua volontà, fu imbarcato su una nave mercantile. Assalita dei pirati, la nave venne affondata e pochi si salvarono. Amedeo era fra questi ma per lui non fu una fortuna aver salva la vita perché dopo poco fu abbandonato su un'isola deserta, la cui unica ombra era data da un grande albero cresciuto nel suo centro. E proprio da quest'albero, o meglio da un suo seme che radicò sulla testa di Amedeo, ebbe origine la lenta ma inesorabile metamorfosi di un uomo in albero. 


Cresciuto lentamente e curato da esperti potatori cinesi, l'albero sulla testa di Amedeo, con il passare del tempo si impadronì di tutto il suo corpo e così il destino umano di Amedeo si fuse con quello dell'albero. Amedeo ne guadagnò l'altezza, la forza, la resistenza a ogni ferita e attacco, a tal punto da diventare temuta polena della giunca cinese e leggenda dei mari.
Resistente e invincibile, Amedeo incontra sulle sue rotte il pirata che lo aveva abbandonato sull'isola e la vendetta nei suoi confronti è esemplare.


Tuttavia la sofferenza di questa creatura, metà albero, metà uomo non sembra cessare. La lenta metamorfosi del suo corpo implica per lui sempre maggiore fatica nel movimento. I marinai cinesi, che se ne sono presi cura fino a questo momento, capiscono che il suo destino è segnato, così allestiscono per lui una nave tomba, riempiendola di terra fertile e piantandovi il suo corpo fino all'altezza del collo, lo lasciano andare alla deriva per il suo ultimo viaggio.
Ed è così che la metamorfosi si completa: dell'uomo resta l'anima, il pensiero e la voce, dell'albero resta l'aspetto e la potenza.
Dopo duecento anni di vita e di navigazione sul mare, Amedeo è stanco. Non ha più pensieri, né sogni, ma solo un unico grande desiderio di farla finita. Amedeo cerca la morte attraverso il fuoco, l'unica forza che può sopraffarlo.
Spetta al capitano O'Murphy e ai due della ciurma che lo hanno seguito il compito di appiccare l'incendio.
Nessuno di loro però si accorge che prima di abbandonare la nave in fiamme, dall'albero secolare tre semini rimbalzano sulle loro teste....

I libri di questa coppia di autori si distinguono sempre per la loro potenza immaginativa.
La domanda qui  è: cosa c'è di umano in un albero e cosa c'è di arboreo in un uomo? In questa immagine, la risposta.


Come è accaduto già in passato, le storie che l'uno scrive e l'altro illustra sono delle perfette 'lanterne magiche'. Al loro interno ruotano, illuminate, immagini della fantasia e immagini della realtà in armonica alternanza, come è giusto che sia in ogni marchingegno del genere. Ciò che l'occhio vede e ciò che l'orecchio sente ha il carattere del fantastico, ma in tale girare in tondo di continuo, il magico è nel contempo reale.
Le voci di Bernard e di Roca, in questo racconto di un racconto di un racconto, narrano una storia che prende l'avvio da elementi che posso essere intesi come leggendari o fiabeschi, addirittura epici, ma che poi si rivelano di stringente realismo, di umanissima consistenza.
Anche negli altri libri che li vedono assieme, i personaggi, in una galleria da Wunderkammer, sono creature speciali, ragazzi cui mancano gli arti e cantano con una voce celestiale, marionette che si animano per danzare sul palco dell'Opèra di Parigi, pompieri lillipuziani che diventano sindaci di New York e, ora, uomini che diventano alberi. 
Nel loro essere unici e magici, essi, nel loro sentire, sono nel contempo espressione della sconfinata fenomenologia dell'umano.

Carla

Noterella al margine: l'idea dell'Uomo Bonsai, così come lo vediamo oggi pubblicato da Logos, vide la luce in Francia nel 2003, ma in Italia comparve, come trascrizione a fumetti del solo Bernard, nel 2011.

venerdì 13 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL DIAVOLO A NESSUNO HA FATTO TORTO...

L'Isola del Tesoro, Andrea Rauch (da R.L. Stevenson), Roberto Innocenti
Gallucci 2015


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Non è mia intenzione raccontare tutti i particolari del viaggio. L'Hispaniola si rivelò un ottimo legno, l'equipaggio e il capitano all'altezza del loro compito. Qualche parola invece val la pena di spenderla sul nostro cuoco: Long John Silver."

Facciamo un gioco e immaginiamo che a pronunciare queste parole non sia stato Jim Hawkins, il ragazzo che Stevenson volle come voce narrante del suo capolavoro, ma Andrea Rauch, il narratore di oggi. Quindi la dichiarazione di intenti, quella di non voler raccontare tutti i particolari del viaggio e della avventurosa vicenda, è chiara: in questo libro non troverete tutto. Ma se Rauch è Jim, l'Hispaniola - l'ottimo legno- potrebbe essere la sua casa editrice, Principi & Princìpi, che quando navigò nell'editoria fu davvero ottima e con la quale pubblicò nel 2012 anche questo romanzo di Stevenson, nella preziosa collana che fu Biblioteca dell'immaginario, con queste stesse illustrazioni di Innocenti. E il capitano all'altezza del compito potrebbe essere proprio lui, Roberto Innocenti, il perché spero sia sotto gli occhi di tutti. Il ruolo del cuoco, Long John Silver, diamolo invece a Gallucci che ha saputo cucinare questo libro con sapiente ricetta.


Spendiamo dunque 'qualche parola' sul cuoco e sui piatti che prepara. Un domanda preliminare va fatta: ma dove risiede il successo di una ricetta? Negli ingredienti, in una buona idea e nell'abilità di saper accostare le due cose.
Gli ingredienti qui sono ottimi: Stevenson, magnifico costruttore di un'avventura perfetta; Innocenti, maestro indiscusso dell'illustrazione mondiale; Rauch, che si rivela narratore navigato (d'altronde se sei stato un buon editore, di narrazione te ne devi intendere per forza) nel ricostruire la trama, attraverso le parole stesse di Stevenson
La buona idea, quella dell'editore attuale, sta nell'aver confezionato questo oggetto.
Quest'oggetto, appunto, a me pare sia da considerarsi cosa a sé rispetto all'Isola del Tesoro di Stevenson. È una narrazione estremamente più riassuntiva di qualsiasi pericolosa edizione tagliuzzata qua e là. Nonostante il testo sia costruito con le parole di Stevenson, mi pare abbia il tono di un racconto orale. Come se a farlo fossero un padre o un nonno, i quali, passeggiando con il proprio figlio o nipote, sentano il desiderio di raccontar loro una storia perfetta, un classico appunto, per trasmettergli quel gusto che essi provarono nel leggerlo tanto tempo prima e che non hanno mai dimenticato.
Per questa ragione mi pare che questo libro abbia un suo valore soprattutto nell'essere propedeutico a una futura lettura del romanzo di Stevenson. Del romanzo originale sono rispettati il tono, le suggestioni, il ritmo e, in qualche misura, anche la complessità della trama. Ma soprattutto mi pare riconoscibile e salvo nel testo di Rauch quel magnifico gusto per i colpi di scena, i bruschi cambi di prospettiva che hanno fatto dell'isola del tesoro, un capolavoro di romanzo d'avventura. Anzi, il romanzo di avventura per antonomasia.


Per questo mi pare consigliabile metterlo in mano a ragazzini di 8 o 9 anni proprio allo scopo di creare in loro la curiosità e il desiderio di leggere, quando avranno l'età giusta per farlo, il romanzo di Stevenson in tutta la sua magnifica estensione.
Le tavole di Innocenti, invece, io personalmente le utilizzo in uno dei miei percorsi di lettura che faccio nelle scuole medie, dopo aver presentato ai ragazzi L'isola del tesoro come uno dei libri da leggere se si vuole diventare grandi sul serio.


Esse, come pure la scelta dei testi, segnano con meticolosa precisione, come in una mappa, i punti fondamentali per orientarsi. Il Capitano Billy Bones, la locanda dell'Ammiraglio Benbow e il mendicante cieco, la mappa di Flint, Long John Silver, il barile delle mele, l'isola, Ben Gunn, il fortino, Israel Hands....Tutto serve per segnare l'unico percorso utile per arrivare al tesoro che altro non è che il romanzo di Stevenson stesso.


Carla

venerdì 21 giugno 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CAPITANI CORAGGIOSI 
 
MIO PADRE IL GRANDE PIRATA, Davide Calì, Maurizio Quarello
Orecchio acerbo, 2013

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)


"Non appena arrivato, mio padre mi prendeva sulla ginocchia, apriva una grande mappa che odorava di polvere, e mi mostrava tutti i posti dove era stato. E per ogni posto mi raccontava di una nave che avevano attaccato, e di quante volte avevano deciso di salvare la vita dei marinai in cambio di tutti i tesori che avevano.
A casa, però, di tesori, non ne portava mai."

Ma regali, sì. Ogni anno qualcosa di diverso: pipe, conchiglie, denti di pescecane e anche una bandiera col teschio.
E questo succedeva ogni estate, quell'unica volta in un anno in cui questo bimbetto rivedeva suo padre. Il suo grande padre che di mestiere faceva il pirata!
Ma un'estate non tornò. Al suo posto arrivò un telegramma; madre e figlio presero un lungo treno e fecero un lungo viaggio. Si va da papà.
Finalmente quel bambino avrebbe incontrato la variopinta ciurma di cui per anni aveva solo sentito raccontare le gesta: il Tatuato, Tabacco, il Barbuto, il Piccoletto, e ancora Figaro, Turco, Libeccio, Salsiccia e il pappagallo Centesimo.


Ma all'arrivo non c'era il mare ma nebbia a pioggia, nessuna nave di nome Speranza, ma un ospedale e un padre tutto fasciato, moribondo in fondo a un letto.


E così bruscamente si interrompe il sogno: il padre non era un pirata ma uno dei tanti emigrati in cerca di lavoro nelle miniere del Belgio. Speranza non era un veliero ma una miniera fonda e buia che per quella 'ciurma' di minatori aveva rappresentato davvero l'unica speranza di sopravvivenza.
Tornato con il padre in Italia, a quel bambino è occorso del tempo per capire che suo padre non lo aveva tradito, ma aveva cercato di rendere autentico, attraverso il racconto, un sogno che lui avrebbe voluto vedere realizzato per sé: andare per mare.
E ci è voluta una seconda lettera per rimettere tutta la famiglia in viaggio verso il Belgio. Si va a salutare la miniera, per l'ultima volta prima che chiuda per sempre.
L'intera ciurma, ancora riconoscibile nonostante i volti invecchiati di ognuno, si ritrova e si stringe ancora una volta intorno a uno dei tralicci.
A ben vedere, una squadra di minatori può ben essere una ciurma e un traliccio assomiglia parecchio ad un albero di nave. Ed è dalla cima che finalmente sventola la bandiera pirata della miniera 'Speranza': suo padre, il grande pirata non se ne era mai andato.

Se una storia è una buona storia, dietro la Storia, quella con la s maiuscola, si nasconde sempre una buona storia con la s minuscola.
La Storia dei minatori emigrati in Belgio si compone di tante piccole storie con la s minuscola. 

 
E questa è una di quelle. Un storia fatta di miseria, fatica, separazioni, di solitudini (soprattutto quelle delle donne rimaste a casa), di lontananze, di pericolo, di speranze, di riscatto, ma anche, ed è quello che mi ha sempre colpito di più di questo racconto, la storia di una bella relazione affettiva tra un padre e un figlio.
Una relazione costruita sulla lontananza e sul mito che ogni bambino ha del proprio padre. Devo trovare ancora un bambino che a sei o sette anni non consideri il proprio padre il più bello, il più forte, il migliore: un super papà. E se questo padre è spesso lontano, questa circostanza ne accrescerà ancora di più l'alone di superiorità. Pipi Calzelunghe docet. Ma alla fase del mito subentrerà, con altrettanta puntualità, si spera, la demolizione del mito, per poi arrivare, terzo ed ultimo momento del percorso verso la maturità, ad acquisire la 'giusta' misura la 'giusta' distanza nei confronti del proprio genitore.
Spero non me ne vogliano Davide Calì e Maurizio Quarello se son andata a scavare così in fondo nella loro storia di pirati e minatori e se il 'tesoro' di questo libro l'ho visto soprattutto lì: in una donna sola, in un padre che porta il suo bambino sulle spalle, e di un bambino che da lassù sventola la bandiera di una vita, di molte vite coraggiose!

Carla


Noterella al margine. L'editore francese che ha pubblicato il libro li ha definiti con una sintesi felice: gorgeous. Sono nel contempo deliziosi, meravigliosi, ricercati. Deliziosi, dove? Nei dettagli, due su tutti: le guance del bambino e punte e talloni dei sui calzini...Meravigliosi, dove? Già dal mare dei risguardi, nei colori del cielo del Belgio, nella madre solitaria sulla pagina, nella parata di 'pirati'. Ricercati, dove? Con una sintonia perfetta tra immagine e grafica, i suoi tagli sui ritratti dei pirati si esaltano, i primissimi piani (anche qualcosa di più, veri e propri dettagli) degli occhi di padre e figlio in ospedale che si alternano a campi panoramici e quel treno che a noi lettori ci passa accanto, sfiorandoci...


venerdì 12 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORECCHIO ATTENTO
Il pirata e il farmacista, Robert Louis Stevenson, 
Henning Wagenbreth    
Orecchio acerbo, 2013

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Venite, porgete orecchio attento
alla tragica storia che vi racconto
del farmacista Ben e di Rob il pirata
sui fati diversi cui l'umanità è destinata.
Al fondo della più verde valle
annidata lungo la costa del Galles
con il mare che in lontananza freme,
Robin e Ben crebbero insieme..."

Condivisero l'infanzia, ma il destino li separò poco dopo.

Rob, sfrontato e sventato, e anche un po' turbolento, per scappare da una rapina di troppo, fugge per mare e diventa pirata. Mani d'acciaio, cuore di pietra, coraggio, temerarietà sono le doti che gli procurano fama indiscussa sui sette mari. Mentre lui mette a rischio la vita nel saccheggiare i velieri e mercantili, il suo amico e compagno d'infanzia è restato a casa. Ben non è un bandito, ma anche lui ruba: lo fa con destrezza: per esempio in chiesa la domenica mentre canta nel coro.
Servile, ruffiano, con chi è più potente di lui, si fa largo nella vita con il sotterfugio, con l'imbroglio.
Divenuto farmacista, gode ora di una posizione rispettabile dietro la quale si nasconde un bieco figuro.
Passano gli anni e anche il pirata vuole godersi gli agi di una 'onesta' pensione e decide di tornare a casa. Nonostante le ricchezze che ostenta, nessuno vuole condividere con lui il tavolo alla taverna. 
L'unico che sembra rallegrarsi del suo ritorno è il vecchio amico Ben.
Davanti a un buon biccchiere, è tempo di fare bilanci. E Ben critica il suo amico che ha accumulato a costo di grandi incerti e a suon di coraggio, rischiando la pelle ogni volta, un gruzzoletto che, messo a confronto col suo, guadagnato con la frode e l'inganno, è davvero poca cosa.
E così parte la filippica al pirata da parte del farmacista: 
"Dopo tutto quel tremendo trambusto
ti trovi con un guadagno modesto.
Invece di unirti alla filibusta
dovevi fare il farmacista!" 
Perché chi si sa organizzare, può rubare comodamente dalla poltrona di casa. I denari di un pirata finiscono in alcol mentre quelli del farmacista sono investiti in banca. Moglie ricca, bei vestiti e soprattutto rispettabilità: ecco il suo bottino. 

Ma qual è la chiave di questo successo? Ruba poco, ma ruba ogni giorno. Questo è il manifesto di tale onesto e integerrimo cittadino. Saper usare la propria rispettabilità 'a scopo di lucro' è ciò che Ben teorizza. Ma un pirata, seppure rude, ha un suo codice d'onore e al sentire l'ultimo imbroglio del farmacista non resiste e...
...giustizia è fatta.


Oggi in una classe ho presentato L'isola del tesoro come uno dei 25 libri imperdibili che un ragazzo deve leggere per forza se vuole diventare grande. Stevenson aiuta a crescere.
Dicevo ai ragazzi che L'isola è il perfetto romanzo di avventura, perfetto come un orologio svizzero. E proprio in Svizzera, tra le montagne intorno a Davos, dove Stevenson cerca di curarsi la tubercolosi, è stata scritta questa altrettanto perfetta ballata. 
Stevenson quando ha scritto queste storie in rima, i Moral Emblems, passava gran parte del suo tempo con il figlio maggiore della sua consorte americana: Lloyd, un ragazzo dodicenne. Condivideva passeggiate e giochi di carte e mi piace immaginarlo  lì intento a fornirgli sulle pagine scritte due o tre punti di riferimento utili per una 'rotta sicura' verso l'età adulta. Ed è per questo che penso che questo libro andrebbe letto nelle scuole, nelle biblioteche, alla radio, in tv, nei parchi, agli incroci stradali, dai pulpiti delle chiese, tra le seggiole dei bar, sui campi di pallone, insomma dovunque passi un ragazzo in crescita.

Carla

Noterella al margine: illustrato da Wagenbreth con una potenza cromatica e di immagine che colpisce l'anima, Il Pirata e il farmacista è alla sua prima edizione italiana, dalla penna felice ed arguta di Damiano Abeni.


martedì 10 luglio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BRUCO ERA PEGGIO...

IL DRAGO E LE FARFALLE e altre storie, Italo Calvino, Fabian Negrin
Mondadori, 2012

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)



"I mesi e gli anni trascorrono monotoni in quest'isola e ogni giorno è uguale a un altro giorno. Quando penso che il drago potrebbe svegliarsi mi si riempie il cuore di paura, ma anche un po' di speranza che succeda qualcosa di diverso dal solito...l'imprevisto...l'avventura..."

E infatti qualcosa succede. I destini di tutti i personaggi di questo breve racconto convergono verso un destino che li accomuna. Valdemaro, ragazzo sfortunato buttato in mare dai pirati e dagli stessi derubato della mappa del tesoro nascosta nella grotta del drago, sbarca come naufrago su un'isola. Su questa vive la figlia del governatore, fanciulla annoiata, dalla monotonia di una vita piena di agi. Il Governatore che, pieno di sicumera, deve rispondere di fronte al popolo della cattura del feroce drago. E in ultimo il feroce drago che, erroneamente creduto da tutti un pericolo incombente, in realtà desidera solo trasformarsi in farfalla. Accanto a loro che sono i protagonisti, si agita una serie di divertenti personaggi comprimari: pirati goffi ridotti letteralmente in pezzi, saggi rastrellatori di spiagge, un tempo naufragati anche loro sull'isola, zie puritane, inacidite dagli anni.


Il naufrago Valdemaro è in cerca del drago, o per meglio dire, della caverna di questo perché in essa si nasconde il suo tesoro. I pirati, ladri di mappe, cercano anch'essi detta caverna per i medesimi motivi. La fanciulla, di nome Biancaperla, figlia del governatore, è anch'essa in cerca del drago, o per essere più precisi, del cavaliere che lo deve affrontare e sul quale lei già tanto immagina e sogna. E poi c'è lui, il drago. Liberatosi, come vuole la tradizione, dalla sua caverna allo scoccare del 177esimo anno è in cerca di farfalle, esseri leggeri che lui ama massimamente e dei quali vorrebbe imitare leggiadria nel posarsi sulle corolle dei fiori. Ma il destino ingrato ha voluto che lui, al contrario delle farfalle, allontanasse nel terrore ogni creatura incrociata sul proprio cammino. Ed ecco che Biancaperla, l'annoiata e sognatrice figlia del governatore, è lì che saltella con il suo vestito rosa nel prato e pare proprio una farfalla, il drago la incrocia, la cattura pensando sia un esemplare di amato lepidottero e Valdemaro nascosto nel prato, intento a seguire la sua traccia, vede la scena e si gioca il tutto per tutto: " io sono un sovrintendente alle metamorfosi dei lepidotteri!" . In tal modo, dopo una breve lezione di metamorfosi, riesce a convincere il drago a farsi avvolgere -come in un bozzolo vero- in una robusta fune. Le aspettative del drago salgono ovviamente alle stelle: "ma diventerò davvero farfalla?" "Garantito".
Il finale è tutto da scoprire, come tutti da leggere sono anche gli altri due bei racconti che seguono, dal titolo L'ussaro e la luna e Tre isole lontane, in questo secondo libro di racconti brevi di Calvino che Mondadori - nella collana Contemporanea- nel giro di poco tempo pubblica.
Tanto Il drago e le farfalle che Tre isole lontane fanno parte della collezione di Storie per bambini che Calvino scrisse tra il 1977 e il 1981 e che comprendono anche I disegni arrabbiati (qui) e La foresta radice-labirinto (Mondadori, 2000) che uscì anni addietro.
Il racconto L'ussaro e la luna ha una genesi differente; si tratta infatti di un 'trattamento', ovvero di uno stadio intermedio tra un soggetto e una sceneggiatura vera e propria, immaginato da Calvino in quegli stessi anni per alcuni bozzetti teatrali di Toti Scialoja.


Alla lettura, tutti e tre i racconti (due dei quali intrecciati tra loro per certi particolari), presentano una vena di forte ironia che li attraversa e che li caratterizza e che si insinua in ogni particolare. Uno per tutti: la scelta di toponimi o nomi propri che sono il frutto di un raffinato quanto sornione gioco letterario, che chi conosce Calvino non può non amare. Così come ci ha abituato in altre sue opere, anche qui si ritrova quel particolare gusto per il racconto surreale, che lo ha reso inconfondibile e immortale.
Purtroppo i disegni di Negrin, seppure molto evocativi, sono un po' sacrificati dal piccolo formato del libro.
Ciò nonostante emerge per intero tutta la sua generosità (sono quasi 40 tavole, di cui alcune su doppia pagina), la sua raffinatezza, visibile nelle molte citazioni colte (da Paolo Uccello a Tiepolo), e il suo senso dell'ironia che lo mette in perfetta sintonia con il testo.
Se ancora non vi è chiaro: si tratta di libro da non perdere!

Carla



Noterella al margine: mi è capitato di leggerlo al mare alla mia giovane amica Alice e lei rideva di gusto...