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lunedì 4 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

VERDE



"Dobbiamo sempre ricordare che il verde è il colore più importante del mondo"; così Nicola Davies chiude il nuovo libro di divulgazione firmato insieme all’illustratrice Emily Sutton. Il testo di questa nuova fatica è "Verde. Il mondo segreto delle piante", pubblicato da Editoriale Scienza.
Da quanto detto si evince come il tema affrontato dalla celebre coppia di autrici votate alla divulgazione, e non solo, tratti dell’argomento che riscuote maggiore interesse in questi ultimi anni, il mondo vegetale.
Con un linguaggio molto semplice, adatto a lettrici e lettori anche alle prime armi, vengono affrontati i temi principali della botanica, dalla funzione clorofilliana, all’evoluzione delle piante per finire con i problemi ecologici del mondo contemporaneo.
Il mondo vegetale, all’apparenza così statico, viene visto nella sua complessità e, in particolare, mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti.
In primo luogo la forza con cui viene evidenziata l’interconnessione fra mondo vegetale e animale, soprattutto per quanto riguarda il ciclo dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, sottolineandone il delicato equilibrio. In secondo luogo, mi è sembrata chiara e incisiva la spiegazione di come e in quale misura l’utilizzo di fonti combustibili fossili alteri in modo pesante questo equilibrio. Infine, mi è sembrato utile e originale l’aver inserito il mondo marino nella descrizione dei vegetali.
Ne deriva un’immagine della complessità della realtà naturale e dell’impatto umano sugli ecosistemi terrestri, che rimanda alla necessità di un cambiamento radicale di indirizzo.
Se questi temi appaiono complessi, e lo sono!, la capacità di sintesi della Davies le consente di affrontarli con semplicità e precisione. Dire cose difficili con frasi brevi e chiare, senza mai cedere alla semplificazione, è una capacità rara che l’autrice britannica ha dimostrato spesso di avere.
D’altra parte le illustrazioni della Sutton, rigorosamente rispettose del testo, chiariscono intuitivamente la complessità del reale, aiutando i più piccoli a comprendere visivamente quello che magari non è di immediata comprensione nel testo.
L’equilibri fra testo e immagine è un punto di forza di questo libro, che consiglio caldamente a giovani naturaliste/i in erba, a partire dai sei anni.

Eleonora

“Verde. Il mondo segreto delle piante”, N. Davies e E. Sutton, Editoriale Scienza 2024


lunedì 8 gennaio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!


IL FANTASMA DELL’ALVEARE


‘L’ape e il fantasma dell’alveare’ è il libro firmato da Gianumberto Accinelli e Anna Paolini per i tipi di Logos, nella collana Gaia. Si tratta di un testo approfondito dedicato ad un insetto che, per quanto sia conosciuto, svela sempre nuovi segreti. Accinelli ce lo racconta con uno stile narrativo, ma con un alto contenuto di informazioni, evocando, nelle sue pagine, un elemento, un fantasma come si evince dal titolo, difficile da definire: quello dell’intelligenza collettiva, dove la somma delle parti è superiore alla semplice somma delle capacità cognitive dei singoli.
A questo tema si arriva raccontando alcuni straordinari aspetti della vita delle api mellifere, a partire dalla loro storia evolutiva; il racconto, infatti, prende il via trecentoventi milioni di anni fa, con la produzione di polline con le conifere e poi, centosettanta milioni di anni fa, con la comparsa dei fiori, esattamente i fiori di magnolia.
L’antenata della nostra ape è una vespa, quindi carnivora, che cambia dieta proprio con la comparsa dei fiori, da cui può trarre nutrimento grazie al polline e al nettare.
Da qui il percorso scorre per vie per noi più familiari e descrive, con grande accuratezza, le caratteristiche che fanno dell’ape mellifera un animale straordinario: dalla vita sociale, alle tecniche di raccolta di nettare e polline, alla riproduzione. Stupiscono le tecniche di costruzione dell’alveare, i modi con cui le api riescono a riscaldare, o raffreddare, la loro casa. Interessante la co-evoluzione di piante, che utilizzano l’incessante lavoro di impollinazione degli insetti, e degli insetti medesimi, la cui ‘collaborazione’ realizza un sistema perfetto in cui ogni cosa, il colore e il profumo dei fiori per esempio, ha il senso di favorire proprio quello che le api vogliono, fare incetta di polline e nettare. Un aspetto particolarmente importante è quello riguardante l’azione dell’uomo, sia dal punto di vista dell’allevamento, sia per quanto riguarda la riduzione della biodiversità e l’inquinamento che le attività umane comportano.

© Anna Paolini

Accinelli, entomologo e scrittore, è un eccellente divulgatore, che riesce a rendere comprensibili anche processi biologici complessi, capace di allargare gli orizzonti dalle ere più antiche ai problemi del nostro futuro e del futuro del nostro pianeta. Usa un linguaggio semplice, usando qua e là immagini evocative, che coinvolgono maggiormente il lettore. Non è mai didascalico, né pedante, ma, nonostante questo, utilizza un linguaggio e dei termini anche specialistici. Anche se nel testo il senso di questi termini è chiaro, sarebbe stato utile un glossario alla fine del volume.
Un altro limite, per quanto trascurabile, è rappresentato dalle pagine intere scritte fitte fitte, in un carattere di stampa non molto grande. Qualche lettore un po’ pigro o in difficoltà, avrebbe qualche problema ad affrontarle, considerando che il testo stesso non è organizzato in capitoli.

© Anna Paolini

Le illustrazioni di Anna Paolini sono organizzate quasi sempre in pagine intere o doppie pagine, con un’impostazione classica dell’illustrazione divulgativa; ma il suo intervento si vede chiaro nell’enfasi con cui sottolinea i passaggi salienti del libro, quell’intima interconnessione che lega i diversi aspetti della natura.
La lettura è appassionante e impegnativa, la consiglio caldamente a giovani naturaliste e naturalisti curiosi, a partire dai dieci anni, fino ai novantanove.

Eleonora


“L’ape e il fantasma dell’alveare”, G. Accinelli, ill. A. Paolini, #Logosedizioni 2023




venerdì 10 novembre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

MA SI PUÒ FARE?


Un bel libro illustrato, pubblicato da Camelozampa e firmato dalla giornalista e scrittrice francese Florence Thinard con la traduzione di Sara Saorin, illustrato da Eleonora Antonioni, dal titolo evocativo ‘Immagina un mondo’, propone i diciassette obbiettivi dell’agenda 2030, ovvero quel protocollo d’intesa fra le nazioni aderenti all’Onu relativo ad alcuni obbiettivi fondamentali del Pianeta: dalla lotta alla fame e alla povertà alla lotta al cambiamento climatico.
Nella stessa pagina del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, a fianco delle enunciazioni relative all’agenda 2030 compare una notizia, che non ha suscitato particolare scandalo: i principali Paesi produttori di materie prime come il petrolio e il carbone hanno annunciato un deciso incremento della loro produzione proprio entro il 2030. Dunque?
Da una parte si enunciano principi e si lanciano progetti lungimiranti e virtuosi, dall’altra, in assoluta controtendenza, ciascun Paese guarda ai propri interessi immediati e pazienza se a pagarne il prezzo saranno le popolazioni più esposte agli effetti del cambiamento climatico e le generazioni future.
Ci sarebbe da essere davvero scoraggiati, ma la rassegnazione è un lusso che, globalmente, non ci possiamo permettere.


Quindi ben venga un libro che con precisione e chiarezza enuncia questi diciassette obbiettivi, che tutti e tutte dovremmo cercare di realizzare; per ogni obbiettivo viene fornito un esempio concreto del suo significato, l’approfondimento che consente di comprenderne l’importanza e dei riquadri con alcuni dati statistici.
Un esempio: l’obbiettivo riguardante l’istruzione è centrale perché andare a scuola può voler dire imparare un mestiere, ma anche saper leggere le istruzioni delle medicine, poter assistere fratelli e sorelle più piccoli, informarsi attraverso i giornali, affermare i propri diritti e via discorrendo. Le scuole servono anche ad altro: nel mondo ci sono 370 milioni di bambini che si nutrono regolarmente solo a scuola; e ben 617 milioni di bambini e adolescenti non sanno leggere né scrivere.
Un altro esempio: l’obbiettivo di una distribuzione più equa delle ricchezze in alcuni paesi può essere di vitale importanza per sconfiggere la povertà; ma è un problema globale: in Brasile o in Gran Bretagna il 10% più povero della popolazione paga più tasse del 10% più ricco. E già questo dice come lo stesso sistema fiscale sia pensato per alimentare la disuguaglianza fra i diversi strati sociali. Poi c’è la discriminazione fra i sessi: mediamente gli uomini possiedono il doppio della ricchezza delle donne. Se vogliamo ancora ampliare il discorso, c’è da guardare allo strapotere delle multinazionali: l’uno per cento delle aziende agricole detiene il 70% delle terre coltivabili.
Da questi esempi, secondo me, si evince che questi obbiettivi, di equità e redistribuzione delle ricchezze, così come quelli riguardanti la lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento, mettono in discussione equilibri di potere fra gruppi sociali e fra Stati.
Se è vero che immaginare un mondo diverso, come postula l’autrice di questo libro, è già un primo passo nella prospettiva del cambiamento, bisogna anche dire che questo cambiamento auspicato comporterà un conflitto anche aspro contro chi detiene privilegi e rendite, chi specula sulla povertà e sulle guerre.


La consapevolezza dei problemi è importante, la capacità di immaginari scenari differenti può alimentare la capacità progettuale delle giovani generazioni, quelle cui stiamo regalando un futuro tutt’altro che radioso; spero ardentemente che queste giovani generazioni sappiano liberarsi di questa eredità e costruirsi un futuro su basi nuove.
Questo libro illustrato, così accurato ed efficace, merita di essere letto e discusso insieme, fra adulti e ragazzi e ragazze che abbiano a cuore il futuro di questo Pianeta.

Eleonora

“Immagina un mondo”, F. Thinard, ill. E. Antonioni, trad. S. Saorin, Camelozampa 2023



venerdì 13 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


FUTURO PROSSIMO


Con una solidissima preparazione scientifica e un’interessante carriera come divulgatrice, Madeleine Finley approda al libro illustrato divulgativo con ‘Coleotteri per colazione e altri strani e fantastici modi per salvare il pianeta’, con le illustrazioni della coreana Jisu Choi. Il libro, tradotto da Alice Casarini è pubblicato in Italia da Camelozampa.
L’intento del volume, ottanta pagine fitte fitte di informazioni, è duplice: raccontare le non poche problematicità del nostro Pianeta e, nello stesso tempo, dar conto delle soluzioni, realistiche o meno, futuribili, improbabili, che in questi anni si stanno sperimentando in diversi settori cruciali: la produzione di cibo e di energia, la diminuzione dell’impatto del riscaldamento globale e della sovrappopolazione. Tematiche molto impegnative che possono diventare anche divertenti quando ci si inoltra nelle minuziose illustrazioni che suggeriscono il modus operandi delle diverse invenzioni.
Il libro è organizzato in nove capitoli, con ambientazioni diverse, in casa e fuori casa; in ciascuno di essi vengono enunciate delle problematiche e, a seguire, una serie di soluzioni che, per quanto possano apparire strampalate ad uno sguardo superficiale, sono in realtà oggetto di sperimentazione.


Gli argomenti sono tanti e vanno dalla ricerca di fonti di energia alternative e che quindi non comportino l’emissione di anidride carbonica, al problema della sussistenza di miliardi di esseri umani, con la sperimentazione di fonti proteiche diverse: insetti, alghe, funghi; l’utilizzo delle deiezioni animali e umane per la produzione di energia; la progettazione di materiali da costruzione provenienti dal riciclo; le sperimentazioni per ripulire gli oceani dalla micro plastica o per difendere le città costiere dal probabile innalzamento del livello dei mari. Insomma, moltissimi argomenti, che si intrecciano fra loro in una fitta rete di idee e invenzioni che forse in futuro aiuteranno l’umanità a sopravvivere a se stessa.
Le illustrazioni in questo contesto sono fondamentali, sia per alleggerire il testo denso anche di riferimenti tecnologici, sia per provare ad immaginari scenari futuri. La coreana Jisu Choi, qui al suo primo libro illustrato, ha un’impostazione grafica che nelle tavole di introduzione dei capitoli, più complesse, è squisitamente geometrica, con un susseguirsi di linee rette e schematismi; ma in altre tavole il rapporto fra testo e immagine è simile a quello che spesso si vede nei libri di divulgazione, in cui il testo richiuso in una porzione di pagina viene esplicitato dalla corrispondente illustrazione. Le rappresentazioni di ambienti domestici, cittadini, di case, parchi, strade sono ricchissime di dettagli, di personaggi umani e animali, di vetture, costruzioni, razzi, macchine che, proprio per non essere vincolate al realismo, assumono le forme più bizzarre.
Il lettore e la lettrice alle prime armi, dai sette otto anni in poi, trovano nella vivacità e nella ricchezza delle illustrazioni un aiuto per affrontare temi così complessi; i bambini e le bambine più grandi possono trovare infiniti stimoli per comprendere i cambiamenti del mondo in cui vivono e per adottare, magari, uno stile di vita differente.


Certo, da questa rappresentazione delle problematiche del Pianeta non si evince la drammaticità della situazione e il costo, in termini di vite umane e di biodiversità, del nostro modello di sviluppo; ma è giusto così, è importante che le giovani generazioni abbiano una visione aperta della soluzione dei problemi economici e ambientali, strettamente connessi; non possiamo che confidare in loro, per immaginare un mondo migliore.

Eleonora

“Coleotteri per colazione e altri strani e fantastici modi per salvare il pianeta”, M.Finley, ill. J. Choi, trad. A. Casarini, Camelozampa 2022



lunedì 11 aprile 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

PAURE ANIMALI


La paura è un’emozione comunissima, che condividiamo con i nostri fratelli animali. Studiarla da un punto di vista scientifico significa cercare di spiegarne la funzione, da un punto di vista evoluzionistico. Chiara Morosinotto, ecologa, con l’aiuto del fratello Davide, tenta di spiegare tanta complessità a ragazze e ragazzi con un testo agile e spesso divertente: ‘La paura del leone. Perché tutti gli animali si spaventano e perché alla natura va bene così’, pubblicato da Rizzoli.
Quello che può sembrare un concetto semplicissimo, tutti conosciamo e sperimentiamo la paura, in realtà svela aspetti molto diversi: c’è ovviamente la paura della preda che sfugge al predatore, ma anche quella che induce alla reazione esemplari adulti che vogliono proteggere la prole; tremano di paura quegli animali che sono alla base della catena alimentare, e che sono cibo per diversi predatori, ma ha paura anche un predatore imponente come un puma di fronte ad un predatore più forte, che poi siamo noi umani.
L’autrice, che ha svolto moltissimo lavoro sul campo, soprattutto in Finlandia, racconta con precisione moltissimi esempi di strategie difensive alimentate dalla naturale paura di fronte ai diversi predatori, dal mimetismo delle farfalle, agli stratagemmi di tanti uccelli che difendono il proprio nido.


Questa nutrita e divertente serie di osservazioni e aneddoti mi ha fatto pensare ad un altro libro che aveva la stessa ispirazione: ‘L’anello di re Salomone’, di Konrad Lorenz, in cui lo scienziato austriaco, fondatore della moderna etologia, raccontava il suo rapporto con gli animali che popolavano la villa fuori Vienna in cui elaborò da giovane le sue osservazioni sul campo. Questo testo, famosissimo e letto tuttora con piacere da tantissimi lettori, descrivendo gli episodi spesso esilaranti della sua esperienza, introduceva nello stesso tempo, in termini divulgativi, alcuni aspetti della sua teoria che lo avrebbero portato al Premio Nobel.
Anche qui, la brava Chiara, che non credo che aspiri, almeno per il momento, ad un riconoscimento del genere, introduce concetti importanti relativi alle strette interrelazioni fra le specie in un ecosistema, come, per esempio, si evince dalla vicenda dei lupi del Parco di Yellowstone.
Molta parte dell’evoluzione dei comportamenti difensivi e di fuga hanno a che fare con il rapporto preda/predatore: ad ogni nuova tattica difensiva corrisponde un nuovo stratagemma elaborato dal predatore e così via. Viviamo su un pianeta in cui la vita è cresciuta e si è differenziata così, in una catena alimentare in cui si mangia e si è mangiati, fino al predatore più efficiente di tutti, l’homo sapiens. Viene facile il parallelismo con quella che, dal secondo dopo guerra in poi, è diventata la corsa agli armamenti che il grande dr. Seuss rappresenta ne ‘La battaglia del burro’. Solo che lì i due popoli contendenti, che del panino imburrano rispettivamente la parte di sopra o quella di sotto, sono colti nell’immagine finale in cui sono costretti all’immobilità perché lasciarsi sfuggire l’arma finale rappresenterebbe la fine del mondo. In natura a questo non si arriva mai, perché ciascun animale tende a salvare se stesso più che a distruggere l’intera genia del suo nemico.


Riflessioni filosofiche a parte, direi che questo libro , dalla lettura scorrevole ma dal contenuto impegnativo, può sicuramente attrarre ragazze e ragazzi che abbiano un interesse non superficiale per la natura, a partire dai dodici anni. Lo vedo bene insieme ai libri di Luca Perri, pubblicati da De Agostini, testi cioè che valorizzano l’intelligenza dei propri lettori, che ampliano orizzonti, che suscitano desiderio di approfondimento.
La copertina e le illustrazioni che precedono i capitoli sono dell’eccellente Dieter Braun.

Eleonora

“La paura del leone. Perché tutti gli animali si spaventano e perché alla natura va bene così”, C e D. Morosinotto, Rizzoli 2022





mercoledì 26 maggio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ALIBI

Un po' troppo, Olivier Tallec (trad. Maria Pia Secciani)

Edizioni Clichy 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
 
"Io e il mio albero ci prendiamo cura l'uno dell'altro. Io gli parlo e lui, a volte, mi regala una delle sue pigne. Adoro le pigne. E poi ne ha così tante...
Ma attenzione, non si devono mangiare tutte le pigne in una volta. Se ne può prendere solo una ogni tanto.
Solo quelle di cui abbiamo bisogno. Perché un albero è fragile. Bisogna prendersene cura.
Comunque sia, ho il permesso di prenderne un'altra."
 
Da una pigna ogni tanto, lo scoiattolo passa a un'altra e poi un'altra.
D'altronde ce ne sono davvero moltissime e qualcuno potrebbe mangiarle comunque. Tanto vale... E quando anche l'ultima pigna è andata, l'albero continua ad avere milioni di aghi sui rami. Dolci, buoni almeno quanto le pigne. E anche di questi sarebbe meglio mangiare solo quelli strettamente necessari.
D'altronde, si sa che gli aghi sono un po' come le ciliegie: uno tira l'altro.
Finiti gli aghi, sono i rametti a interessarlo: utilissimi per fare dei piccoli falò nel bosco. Ovviamente quando si è in tanti è meglio prendersi dei rami più grandi per fare grandi fuochi. D'altronde l'albero ne ha tanti... anche le poche radici che escono in superficie non sono affatto male. Magari solo qualche pezzettino da sgranocchiare ogni tanto. D'altronde...
 
C'è da sperare che nessuno abbia dimenticato lo scoiattolo p-ossessivo, quello che passa la sua vita a occhi sgranati perché roso dall'ansia che qualcuno gli tocchi il suo albero. 
 

Se ne annuncia qui il felice ritorno, ma purtroppo per lui non si registra alcun miglioramento del suo stato d'animo: continua ad avere gli occhi sgranati. Adesso però ha canalizzato la sua ansia sulla cura del proprio albero. Se prima lo difendeva dai possibili attacchi esterni, predatori che avrebbero potuto appropriarsene indebitamente, adesso, nella raggiunta sicurezza che nessuno glielo tocca, veglia sulla tutela dello stesso: ovverosia rende partecipe il lettore di quelle che in linea teorica sono le buone pratiche perché l'albero cresca e vegeti in tutta salute. Per questa ragione non bisogna mangiarsi tutte le pigne, tutti gli aghi e non bisogna segare tutti i rami o rosicchiare tutte le radici.
Lo scoiattolo p-ossessivo conosce molto bene la teoria del prendersi cura, ma la pratica è tutta un'altra questione.
Con la sua consueta ironia, Tallec sta 'sgridando' qualcuno. O forse sarebbe meglio dire che ci sta sgridando tutti? Il discorso infatti è talmente ben costruito che da una parte chiama in causa l'umanità intera e dall'altra ciascuno di noi. Ma c'è poi davvero differenza? La corsa ad accaparrarsi risorse, a scapito di un ecosistema delicato e fragile, sembra al di sopra della nostra portata: non sembra essere un fatto che ci chiama in causa personalmente, ma piuttosto sembra dipendere dai macrosistemi che mandano avanti il mondo. Eppure, se come singoli, ci mettessimo nella condizione di non pretendere tanto, o addirittura tutto, quell' un po' troppo che Tallec riassume con un guizzo geniale, forse anche l'alibi di dire, ma io da solo cosa posso fare? cadrebbe.
 

E così il p-ossessivo scoiattolo è l'incarnazione di tutti quelli che hanno uno sguardo miope e che del singolo gesto non sanno vederne le conseguenze. E si nascondono dietro il pretesto: ma in fondo perché proprio io devo cominciare?
Il geniale Tallec però non ci attacca un pistolotto sulla questione: al contrario ci pone nelle condizioni ideali per guardare le cose secondo una prospettiva che non ci mette direttamente in crisi. E' lo scoiattolo quello che sta sbagliando. E' lui che non sa darsi una misura. E anzi, non possiamo evitare di ridere di lui, quando alterna abbracci ai rami e poche pagine dopo di quegli stessi organizza tagli radicali, in nome della convivialità (un sospetto però deve essergli venuto, visto lo sguardo incerto al calore del falò). 
 

O quando punta su di noi i suoi occhi inquisitori, minacciandoci di non toccare le pigne, mentre è proprio lui che se le fa fuori tutte in una sequenza di cinque disegni.
Ma sarà poi vero? O quegli occhi sgranati che ci guardano male, sono invece davvero i suoi, del Tallec/scoiattolo?
In una grandiosa sequenza di impercettibili gesti, di occhiate eloquenti, di dettagli minuziosi, di accelerazioni e pause perfettamente calibrate, di una maestria e dominio assoluti del testo e del disegno ecco che ci siamo dentro fino al collo. Al pari dello scoiattolo. Questa è verità.
 
 
A storia finita, un tarlo ci perfora il cervello. E, come se non bastasse, nel finale stesso, pur non potendo non ridere, abbiamo l'amara certezza che la strada verso la salvezza è solo una e, soprattutto, speriamo che almeno questo sia chiaro a tutti, va percorsa in gran fretta!


Carla

lunedì 29 giugno 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


INTERCONNESSI


Appena si prende in mano ‘Le Meraviglie della Terra’, dell’autrice americana Rachel Ignotofsky , magari attirati dalla bella copertina, si capisce subito che non si tratta della consueta rassegna di luoghi del mondo, con scarne didascalie, pensati per stupire il giovane lettore o lettrice. La struttura del libro, gli argomenti trattarti e lo stesso carattere di stampa fanno pensare a lettrici e lettori che abbiamo superato i 10 anni e che abbiano qualche competenza biologica. E questo è un grande pregio, perché a fronte di tanta produzione che introduce alle problematiche scientifiche, è necessario ci siano anche testi di approfondimento. Come questo.
Il sottotitolo, ‘Come funzionano il nostro pianeta e i suoi ecosistemi’ chiarisce meglio il contenuto: molti capitoli, infatti, sono dedicati all’analisi di diversi ecosistemi, dalle pampas alle mangrovie indocinesi, descrivendone le caratteristiche, le piante e gli animali che vi abitano e così discorrendo.
Ma le parti che mi sono sembrate più interessanti sono quella iniziale e quella finale.
La parte iniziale ha un’impronta decisamente più teorica e fornisce al lettore o lettrice gli strumenti necessari per comprendere la complessità del tema affrontato: si comincia con una serie di definizioni, bioma, ecosistema, comunità, popolazione, per spiegare poi il flusso energetico che consente a un ecosistema di vivere. Ciascun vivente ha bisogno di nutrienti e di energia; l’energia viene fornita dal sole e immagazzinata dalle piante, che ne consumano gran parte; quella che non è consumata è immagazzinata sotto forma di zuccheri, che vengono a loro volta assimilati dagli animali che mangiano le piante e che costituiscono, a loro volta, la fonte di energia per i carnivori.


Un ecosistema vive proprio delle interconnessioni che si creano fra gli elementi organici e inorganici che lo compongono. Fra questi possono esserci relazioni diverse, e complesse. Che vanno dalla predazione al commensalismo, al parassitismo e così via. Gli ecosistemi possono comprendere territori vastissimi o piccolissimi.
Molta carne al fuoco, molti argomenti interessanti che aiutano a farsi un’idea più precisa anche delle problematiche ambientali di cui tanto si parla.
La parte finale, anche questa più teorica e meno descrittiva, parla del ciclo dell’azoto, del fosforo e dell’acqua, soprattutto dal punto di vista delle criticità causate dall’inquinamento, che altera gli equilibri naturali. Da notare come, in queste spiegazioni, emerga il ruolo indispensabile dei batteri, come mediatori per l’assimilazione di sostanze necessarie alla vita. Cosa risaputa, certo, ma che talvolta è necessario ricordare per avere più chiara l’idea delle interconnessioni anche invisibili che legano i viventi fra loro.
Il libro non può che terminare con la descrizione dell’impatto distruttivo dell’uomo, ma questa è cosa nota, ma a quanto pare non degna di particolare attenzione da parte di chi potrebbe metterci rimedio.
Questo libro ha alcuni importanti punti di forza: la precisione, che tra l’altro implica l’esplicitazione delle fonti bibliografiche utilizzate, cosa piuttosto rara; precisione che si estende anche al necessario glossario. L’impaginazione vivace, colorata, mai noiosa, opera della grafica Lizzie Allen, che rende la lettura agile e piacevole. Le illustrazioni, della stessa Rachel Ignotofsky, molto chiare, ma nello stesso tempo gradevoli ed efficaci.


In sintesi, ‘Le Meraviglie della Terra’ è un bel libro di divulgazione scientifica, adatto a lettrici e lettori a partire dai dieci, undici anni, ricco di informazioni e ben fatto anche graficamente. Una bella lettura estiva, per coltivare un po’ di consapevolezza.

Eleonora

“Le Meraviglie della Terra. Come funzionano il nostro pianeta e i suoi ecosistemi”, R. Ignotofsky, Salani 2020


mercoledì 24 giugno 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


PLASTICA IN MARE


‘Plasticus Maritimus. Una specie invasiva’ è un libro senz’altro originale: nasce dalla collaborazione fra Ana Pêgo, biologa marina, e Isabel Minhós Martins con Bernardo Carvalho, che insieme ci propongono un libro di divulgazione che è anche un agile manuale per la pesca di un oggetto particolare, la plastica, che abbonda nel mare come una perniciosa specie invasiva.
Questo è l’escamotage più originale del libro: la plastica, ma dovremmo dire le plastiche, è trattata come una specie biologica, con tanto di nome scientifico: Plasticus Maritimus. Vista in questo modo, la plastica è una specie dalle forme e colori differenti, dotata di grandi capacità mimetiche, presente in tutti i mari e in tutti gli oceani, in cui si sposta sfruttando le correnti, con grandi capacità distruttive in qualsiasi ecosistema marino.
Per capire bene la gravità della situazione bisogna focalizzare due argomenti: l’importanza degli oceani nel produrre ossigeno e controllare la temperatura delle terre emerse, nonché per la sopravvivenza delle popolazioni che di pesca vivono; e, questo è il secondo punto, la quantità incontrollata di plastica che si riversa nell’oceano: otto milioni di tonnellate ogni anno. 


Ana Pêgo, che ha fatto della esplorazione delle coste marine una passione e un lavoro, ci spiega dettagliatamente come la plastica arrivi in mare e come si comporti una volta arrivata lì, mostrando i lentissimi processi di degradazione che alla fine producono le micro plastiche, quelle che ci ritroviamo nel piatto, quando mangiamo prodotti ittici.
I pericoli rappresentati dai diversi tipi di plastica sono molteplici: dalla succitata micro plastica, ingoiata da diversi animali marini, alle reti da pesca, ai contenitori realizzati con sostanze tossiche. 

E sopra tutto il problema più grande, la lentissima degradazione del materiale di partenza.
La vera soluzione, oltre ai buoni comportamenti relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti, è nella riduzione della produzione e quindi dell’uso, eliminando gli oggetti usa e getta, gli imballaggi, sostituendoli con materiali biodegradabili.
Se questa è la teoria, c’è poi una parte pratica: ovvero come diventare un efficiente pescatore di plastiche; anche questo aspetto può diventare lo spunto per una ricerca, per un diario in cui vengono catalogati i ‘reperti’. Ci sono aspetti della nostra vita quotidiana solo apparentemente innocenti e che in realtà sono la manifestazione di pessime abitudini: l’uso di cannucce per le bibite, o dei cotton fioc o dei palloncini per le feste.


Si può indiscutibilmente fare a meno di tutto questo e di molto altro e possiamo confidare, con un pizzico di ottimismo, che le giovani generazioni sapranno fare scelte radicali in questo senso. Leggere questo testo dà la precisa misura di quanto sia vasto e complesso il problema e di quanto un ‘mondo migliore’ passi necessariamente dalla riduzione e riqualificazione dei consumi.

‘Plasticus maritimus’ è dunque un bel libro di divulgazione, dedicato a un argomento di grande attualità, ma si segnala anche per altri aspetti: il rigore dei contenuti scientifici, sottoposti a più revisioni, la semplicità e la precisione del testo, anche quando si affrontano temi più squisitamente scientifici; la bella impaginazione, fondata sulle illustrazioni coloratissime di Bernardo Carvalho, che accompagnano il testo in ogni pagina, prendendosi un piccolo riquadro o la pagina intera.
Nella parte finale sono presenti anche delle fotografie, in cui la poesia dell’immaginazione lascia il posto alla prosaica e triste rappresentazione della pletora di rifiuti che possono trovarsi sulle spiagge.
Per questi motivi, direi che abbiamo davanti uno dei migliori libri di divulgazione usciti finora, una bella sintesi di cura editoriale e di correttezza scientifica, come si vorrebbe vedere più spesso.
Con la mediazione adulta è un libro che può essere apprezzato a partire dai sei anni, ma piacerà senz’altro anche a ragazze e ragazzi più grandi, che vogliano tradurre in pratica l’ideale di un mondo migliore.

Eleonora

“Plasticus Maritimus. Una specie invasiva”, A.Pêgo, I. Minhós Martins, B. P. Carvalho, Topipittori 2020