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lunedì 10 marzo 2025

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)

IL TUO KLASSEN! 

[seconda e ultima parte] 
La cura, il rispetto sono una sorta di terreno fertile dove Klassen fa crescere i suoi semi preferiti. 
Si allude al suo irrefrenabile bisogno di dare sempre e comunque una scossa finale, possibilmente anche un po' inquietante, a un andamento tutto sommato regolare e rassicurante. E ancora una volta gli occhi dicono tanto.


Uno potrebbe illudersi che in libri così l'inquietudine, il piccolo mistero non trovi casa, e invece (effettivamente è costato un lungo confronto con l'editore che alla fine ha ceduto)... Qui in effetti non muore nessuno, ma ci sono personaggi che partono (ma poi ritornano) e altri che arrivano quando fa scuro e poi e stazionano. 
Attenzione però, che lui mai dimentica che questi tre libri sono destinati a un pubblico di piccoli piccoli, ragione per cui va a toccare corde sensibili. 
E come lo fa? Costruendo per loro scenari, dove piccole storie accadono, dove gli occhi parlano (i lattanti sono i primi a dover imparare quel linguaggio), dove le figure sono forme, dove tutto quello che accade accade nell'arco di un giorno (altro leitmotiv di Klassen) e soprattutto dove tutto appartiene in modo incontrovertibile al lettore stesso. 


Questo è per dire del grande salto in avanti - anche emotivo, ma soprattutto di visione - che fa Klassen rispetto a quanto visto finora per i toddlers. 
Lui che, fin dal principio della sua carriera, ha sempre cercato la semplicità (al confine della monotonia che fracassava con il crimine finale) ora sembra essere arrivato a un punto interessante. In questi tre libri manca del tutto il gusto per il problema del personaggio e anche il personaggio, inteso come quello che guida la storia, di fatto non c'è. 
Ci sono, al suo posto, una serie di entrate in scena, peraltro rigorosamente mute, da parte di figure che convivono in armonia proprio perché il luogo che vanno a costruire sia il più accogliente possibile. E finisce così: lo scopo dei tre è quello di creare piano piano posti per poi regalarli ai propri lettori. È qui è il salto cui alludevo. 
Che bella cosa. Di nuovo. 
Your places, non a caso, è il titolo di una mostra che è durata una settimana di febbraio con le illustrazioni di questi tre libri e Jon Klassen, per un intero giorno a firmare le copie che una interminabile fila di adulti che glieli sottoponeva... 
La costruzione a livello visuale di questo scenario è di nuovo un elemento pieno di interesse. Sembra davvero che ci siano mani trasparenti che vanno a disporre in un preciso quanto voluto ordine spaziale (tridimensionale, nonostante il piano del foglio) i singoli personaggi. E poi li mettano in connessione. Complici anche gli occhi di ciascuno di loro. 
Funziona così: le "cose" entrano in scena nella pagina di destra - sole escluso - accanto al testo, mentre nella pagina di sinistra la "cosa" precedente ha preso posizione senza più perderla. Accade quindi che nelle pagine di sinistra lo scenario si va componendo e arricchendo di "cosa" dopo "cosa", il cui ingombro era stato previsto fin dall'inizio. Viene spontaneo ricordare, per quelli che almeno una volta lo hanno fatto, di quando con i bambini piccoli gli montavamo davanti fattorie o stazioni di treni, piccoli mercati, camere da letto per bambolotti... Per poi dare loro, nella disposizione scelta, una informazione successiva, un senso più generale a cui riferirsi per cominciare il gioco vero e proprio. 
E se così davvero è, mi parrebbe plausibile pensare che questi libri contengano qualcosa che sta in mezzo tra il gioco puro e la narrazione. 


Che cosa bella. Di nuovo. 
Adesso occorre tornare alla questione degli occhi e degli sguardi. 
Gli occhi e gli sguardi che pagina dopo pagina cambiano sono di nuovo un attestato di stima nei confronti dei lettori, ma anche un modo per suggerirgli, come se ce ne fosse bisogno, che ogni personaggio, anche vegetale o minerale, ha un suo preciso sentire e un suo autonomo moto di reazione a ciò che capita. Uno su tutti lo sguardo delle "cose" già presenti, all'arrivo del falò sull'isola. Be' a quel che so sono i bambini le creature più animiste che conosco. Per loro quegli occhi e quegli sguardi sono solo una conferma, mentre per gli adulti co-lettori rappresentano il non plus ultra della goduria. Come è accaduto dal primo libro di Klassen in poi. 
Ancora e ancora una cosa bella. 
I libri che già così possono definirsi grandiosi e in qualche modo unici e rivoluzionari nei confronti del canone dei cartonati per bambini piccoli piccoli hanno un'ulteriore lucentezza nei diversi piccoli doni che Klassen lascia appoggiati qui e lì per i suoi lettori. E non mi sto riferendo all'uso ripetuto degli aggettivi possessivi che attestano che cosa sia e di chi sia. 
Sono regaletti più nascosti... 


Il primo dei quali sta nella qualità del mondo che sta offrendo ai suoi lettori: nella fattoria il cavallo ha il fieno, nella foresta c'è l'acqua e il ponte per attraversarlo, nella foresta c'è anche un fantasma gentile e di parola, e una capanna per ripararsi, nell'isola c'è una tenda da campeggio, un fuoco magico che non si spegne mai e una barchetta per navigare, nella fattoria c'è un fienile dove tanto l'ottimo camion quanto il cavallo satollo potranno trascorrere felici la notte. 
E noi con loro! 
Buona notte, buona notte.

Carla 

Noterella al margine. Due spigolature sul fenomeno editoriale. I tre libri vengono annunciati per il 4 febbraio: si possono prenotare. Poi spariscono dal mirino: l'attesa, preannunciano, potrebbe durare anche mesi, visto il successo immediato i libri sono andati a ruba. Non si stenta a crederlo, visto cosa sono...

Tu isla, Jon Klassen, Oceano Travesia 2025
Dein Wald, Jon Klassen, Nord-Süd Verlag 2025
Your Farm, Jon Klassen, Candlewick Press 2025

venerdì 7 marzo 2025

OLTRE IL CONFINE! (libri dall'estero)

IL TUO KLASSEN! 


Tu islaDein Wald,Your Farm: che in italiano sono rispettivamente La tua foresta, La tua isola, La tua fattoria. 
Questi 3 piccoli libri sono usciti i primi di febbraio e, come piume nel vento, si sono sparsi nel mondo. La prova ne è che li puoi trovare in inglese, in tedesco, in olandese, in spagnolo e, ovviamente, anche in italiano. I bambini francofoni credo siano rimasti fuori dal giro. Almeno per il momento. 
In Italia li ha pubblicati Zoolibri, in una collana intitolata I cartoncini. 
Questo perché sono cartonati di piccolo formato e sono concepiti per le primissime letture, nello specifico: le primissime letture prima di addormentarsi. 
Anche se con lievissime differenze di rilegatura, la misura oscilla intorno ai 18 cm di lunghezza e i 13 di altezza e lo spessore di 1,5 cm. Sono concepiti per mani piccole. Le mani piccole devono anche essere pulite perché la copertina, come le pagine interne ha il fondo bianco. 
Partiamo dalle copertine.


Disposti in modo armonico, fluttuanti nel bianco, sono presenti QUASI tutti gli elementi che poi si ritroveranno all'interno. Quel 'quasi' credo dipenda dal fatto che in tal modo il piccolo lettore dopo una prima lettura li possa riconoscere e con questo si rassicuri, ma nello stesso tempo non metterli tutti ha lo scopo di rinnovare ogni volta la scoperta, durante la nuova lettura. 
Nella copertina di Tu isla fanno bella mostra di sé la palma, uno dei due cespugli, il fuoco (un piccolo falò da campo) e la tenda da campeggio e il sole. Quest'ultimo è in tutte le copertine e segna con regolarità l'inizio delle tre piccole storie. Mentre il tramonto e poi la notte segna tutte le chiusure (tranne una che ha un brividino finale). 


Ciascuna di queste "cose" è stilizzata nel profilo. Circostanza questa che costituisce la prima cifra distintiva del disegno di Klassen. La ragione per cui, a partire dal suo ormai mitico orso killer, fino ad arrivare a questa ultima capanna, lui riassuma le sue figure il più geometricamente possibile, sta nel suo desiderio di riprodurre un oggetto o un soggetto rendendolo immediatamente riconoscibile. 
E' una forma di esagerazione; un po' la stessa che in teatro gli attori devono applicare alla loro gestualità per rendersi visibili e leggibili anche a una certa distanza. 
Il secondo elemento distintivo per Klassen è in quegli occhi che, dalla copertina, guardano dritto verso il lettore. E all'interno del libro muovono stati d'animo ed emozioni e creano divertenti dialoghi espressivi tra le singole "cose" che diventano così personaggi. Ma su questo occorre tornare. 
Adesso invece entriamo nei libri. 
Lo schema si presenta pressoché invariato, anche se le impercettibili differenze sono piene di significato. Cade lo schema consueto nei cartonati per i toddler, in cui testo e immagini si spartiscono lo spazio. 
Qui il testo è sempre nella pagina di destra. Mentre i soggetti raffigurati si muovono liberi, si fa per dire, nella doppia pagina. Il testo è sempre breve e ha la funzione di presentare l'entrata in scena delle singole "cose": Tu isla per esempio esordisce così: Éste es tu sol. Sale sólo para ti


L'impercettibile differenza visiva in questo incipit, identico nel testo, tra Tu islaDein Wald (Da ist deine Sonne. Sie geht gerade auf für dich) sta nel fatto incontrovertibile che il sole di un'isola sorge dal mare, e quindi necessita di qualche ondina che definisca il contesto e lo differenzi degli altri due: fattoria e foresta, appunto. 


Dalla pagina due in poi comincia il gioco reciproco di sguardi: il sole guarda i ben quattro abeti che invece guardano il lettore in Dein Wald, mentre sull'isola c'è giustamente una palma e in Your Farm un alberello rotondo che ti guarda. 


Tutti questi alberi, dando retta al testo, possono stare sotto il sole. Se si prende in considerazione l'accenno di acqua - le poche ondine - e il fatto che nella pagina degli abeti, gli alberi siano quattro invece che essere solitari, come palma e alberello rotondo, sembra evidente un fatto: il grande rispetto nei confronti del proprio lettore. La sua intelligenza, la sua curiosità di fronte alle piccole variazioni sul tema sono tenute in grande considerazione. 


Nulla, ma proprio nulla è lasciato al caso, al contrario tutto si riempie di senso e il lettore piccolo piccolo noterà e farà domande al lettore grande che probabilmente si stupirà di tanta cura e dovrà rispondere in modo circostanziato, così come fanno le immagini. 


Che bella cosa. Ma non è certo l'unica. 
[continua]

Carla

Tu isla, Jon Klassen, Oceano Travesia 2025
Dein Wald, Jon Klassen, Nord-Süd Verlag 2025
Your Farm, Jon Klassen, Candlewick Press 2025


mercoledì 24 luglio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’OROLOGIO DAVANTI AGLI OCCHI 


Lo scopo dell’arte è spostare impercettibilmente la terra sotto i piedi delle persone. Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica sono il modo in cui facciamo le cose. L’arte è il motivo per cui le facciamo. 
Oliver Jeffers 

Una volta una persona a cui devo molte cose mi ha fatto capire un concetto difficile in un modo semplice: mentre parlavamo ha preso il piccolo orologio analogico che era appoggiato al tavolo, me l’ha messo a due centimetri dagli occhi e mi ha chiesto le ore. Non le vedo, ho risposto. E lui mi ha detto è questo che intendo quando dico che per capire le cose che ci riguardano, dobbiamo fare almeno due passi indietro. Se siamo troppo vicini, diventiamo ciechi. 
Questo episodio è stato il primo pensiero che mi è nato dopo la lettura di Intanto sulla terra… Alla ricerca del nostro posto nel tempo e nello spazio di Oliver Jeffers. 
La storia che racconta Jeffers è apparentemente semplice: un padre chiama i propri figli, devono andare, salutano la mamma, salgono in auto, escono dalla città. La voce narrante però non è quella di nessuno dei tre personaggi rappresentati, pare una voce che da tempo, da ben prima che il libro sia iniziato, stia riflettendo sull’agire umano. 
 Questo è l’incipit del testo: 
“In tutto il cosmo 
questo posto nel nostro sistema solare 
è il posto dove tutte le persone vivono 
da che siamo umani.” 
Tant’è vero che a un certo punto la voce narrante propone ai tre una deviazione dal loro percorso e il padre, nel frattempo irritato dalla litigiosità di fratello e sorella, accetta subito.
 

Il narratore chiede loro di indossare il casco spaziale: direzione la Luna, 400 mila chilometri dalla Terra, un anno di viaggio, come dice la voce, calcolando una velocità media tipicamente automobilista di 60 km orari. 
E in questa parte esplode il colpo di genio di Jeffers: man mano che i nostri tre procedono nel loro viaggio e tanto più tempo ci mettono, tanto più indietro nel tempo storico va il nostro narratore. Come può essere mi chiedete. Ehi, ma questo è un albo illustrato, tutto può essere ed esserlo in modo immediato: per andare sul pianeta Venere ci si mettono 78 anni (sempre viaggiando in auto a 60 km orari), cosa accadeva 78 anni fa sulla Terra? Era la metà del Novecento e l’intero pianeta combatteva una grandissima guerra. Se volete andare su Mercurio in auto, dovete calcolare 150 anni: cosa succedeva 150 anni fa sulla Terra? Un piccolo gruppo di nazioni si divideva un continente intero, era l’epoca del colonialismo. 


E così di pianeta in pianeta, mentre i nostri tre protagonisti avanzano, o meglio si allontanano dalla Terra, tanto più il narratore indietreggia nel tempo storico, raccontando i conflitti che hanno caratterizzato la nostra storia umana. Cosa sta facendo Jeffers? 
Beh, a me verrebbe da dire che sta allontanando l’orologio dagli occhi. 


Tanto più ci si allontana tanto più si riesce a leggere la Storia in modo più completo e la Storia è anche (soprattutto?) una storia di conflitti. Tanto più vediamo la Terra come un unicum, tanto più la comprendiamo e comprendiamo che noi siamo tutti e uguali figli di quella palla schiacciata appesa nello spazio. Ok, fin qui ci siamo. 
Quanta complessità, quanto Jeffers. 
Elementi jeffersiani ne abbiamo tanti in questo albo: le relazioni in primis, con questo padre calvo (oh, ma che bella questa rappresentazione dei padri calvi, esistono! Entrano negli albi illustrati! Sempre grati a Jeffers che racconta anche quello che vede) e i due pargoli litigiosi; il tema del volare, del guardare in su, del cielo insomma (dal suo famosissimo Nei guai, in avanti le sue storie sono spesso lassù); il tema del viaggio pure. 
Ma. Ma qualcosa mi sfuggiva ancora. Né una prima lettura, né una seconda, né una terza, mi bastavano. Capivo che la complessità dell’albo andava ancora oltre (lassù!) e io volevo sapere. Sapete quando avete degli indizi che portano tutti da una parte per scoprire il colpevole, e poi qualche elemento qua e là che non si inserisce perfettamente nel vostro quadro? Ecco, io ero a quel punto. 
In esergo al libro c’è una frase di Jeffers: 
Gran parte dell’ispirazione per questo libro viene dai ripetuti tentativi di spiegare la storia e la geografia del conflitto in Irlanda del Nord a persone intelligenti – che non hanno mai saputo nulla di nessuna delle due e non se ne sono mai interessate – a un oceano di distanza.” 
Lui cerca di spiegare un conflitto irlandese (senza mai citarlo nella narrazione del libro), che potremmo definire piccolo se pensato nelle dinamiche storiche e mondiali, appunto aprendo lo sguardo, andando nello spazio a vedere come si vede da lassù. 
Ma il vero punto di svolta nella mia analisi del libro è arrivato per caso


In libreria è arrivato Begin Again - come siamo arrivati qui e dove potremmo andare - la nostra storia umana, finora, edito da Harper Collins (tutte le traduzioni al testo in inglese sono mie) e tra pochissimo pubblicato in italiano sempre da Zoolibri, dove alla fine Jeffers scrive una nota magnifica sulla sua poetica, sulla politica, sugli sguardi, sulla speranza, sull’immaginazione. 
In questo piccolo saggio (che spero verrà riproposto nella versione italiana del libro) Jeffers racconta di aver lasciato l’Irlanda del Nord nel 2007, per New York dove nessuno sapeva niente del conflitto irlandese. Lui non se ne capacitava, si arrabbiava ma soprattutto non capiva: forse il mio amico avrebbe detto che aveva l’orologio troppo attaccato agli occhi. Così ha cominciato ad allontanarsi e a capire che anche per gli stessi irlandesi quel conflitto era diventato qualcosa di diverso, era un uno contro uno. Ma se si allarga lo sguardo, se l’orologio si allontana, si capisce che la storia dell’umanità intera è costellata da questi scontri e si capisce che si può agire, per esempio attraverso l’arte: 
“Possiamo rielaborare il nostro contesto e la nostra motivazione per guardare le cose come se facessero parte di una narrazione diversa e più produttiva. 
Possiamo scegliere di dare un senso agli eventi per essere governati da cose diverse dalla paura o dall'odio, dalla rabbia o dall'indifferenza. Possiamo cambiare la nostra storia.” 
Chi sa meglio di un autore che le storie – e la Storia – si possono cambiare? 
Chi sa meglio di un autore di libri per bambini che tutto cambia e che bisogna spiegarlo per bene agli adulti? Ve lo ricordate il libro di Jeffers Come vola un pinguino? Il pinguino contro tutte le leggi di natura cerca di volare (ancora il volo, è proprio un vizio!), ecco io penso che ora quel pinguino abbia imparato a farlo. 

Valentina

"Intanto sulla terra… alla ricerca del nostro posto nel tempo e nello spazio, una visione cosmica sui conflitti con Oliver Jeffers",  Zoolibri 2024

domenica 31 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2023




perché

"Molteplici le ragioni per apprezzare questo libro. 
In ordine sparso sono: testo pieno di profondità, pensato per pubblico di lettori più grandi cui non sottrarre l'illustrazione, plot molto robusto, illustrazioni mozzafiato, scrittura letteraria e, last but not least, felicissima sintonia tra due autori. Qui alla loro sesta collaborazione in cui la felice intesa si declina in modi espressivi anche tra loro molto diversi: un esempio per tutti il bellissimo La mer et lui
Il valore 'filosofico' di questo racconto lo si intuisce (nel libro italiano, fin dal titolo, a scanso di equivoci) ben presto. 
Da una parte la solitudine del pastore: di chi ha deciso di fermarsi a metà di un sentiero, che verso valle porta all'abisso, e verso l'alto verso l'ignoto. Di chi ha deciso di tenersi lontano da tutte le cose, belle o brutte che siano, perché questo è il modo che conosce per vivere. 
Dall'altra quella di chi questo isolamento lo ha rotto, cambiando di fatto l'esistenza di una persona, anche solo con la sua presenza lì. 
Dentro la testa del pastore si forma l'idea, una delle tante, che assume subito il suo valore universale: non posso far finta che tu non esista e quindi per me niente sarà più come prima e dovrò misurare me stesso con questo... "


perché

"Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola."


Agosto 2023




perché

"Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. l secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'...."



perché

"Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza."


Settembre 2023



Di corvi e cornacchie, Britta Teckentrup (trad. Mara Carla Dallavalle) 

perché

"Il tono discorsivo che si allontana dalla mera informazione e indaga verso altre direzioni - dalla tradizione letteraria con corvi come protagonisti, alla mitologia che li ha sempre circondati  - assume il tono più confidenziale della narrazione orale permette al lettore di bersi in un fiato tutti i suoi libri del genere, e quindi a lettura ultimata, di richiuderli soddisfatto per aver sentito molte storie e per aver imparato anche un bel po'. 
Questa particolare direzione che certa divulgazione ha preso pare davvero interessante e ricca di stimoli per riflettere e ragionare su quale sia la strada migliore da fare per imparare e far imparare. Affrontare un argomento e osservarlo girandogli intorno per coglierne la complessità e lo spessore, non può che essere efficace. Permettere a teste differenti di interessarsi ad aspetti differenti mi sembra una bella idea."



perché

"Dunque due storie, con un finale inevitabilmente segnato, raccontano la vita di due giovanissimi nell’ambiente ostile di una tribù germanica dell’età del ferro. La Lowry fornisce ai giovani lettori e lettrici un esempio calzante delle modalità con cui l’intuizione di una scrittrice rende vivida e presente l’esperienza di ragazzi vissuti quasi due millenni fa. Lo fa proiettando volutamente le aspirazioni che lei stessa ritiene insopprimibili: l’aspirazione alla libertà e alla conoscenza. Nello stesso tempo fornisce un esempio di rigore, raccontando, nelle introduzioni ai due racconti, come ha raccolto i dati, le fonti storiche, le ricostruzioni fornite via via da archeologi e antropologi."


Ottobre 2023


In fuga con la flebo, Josephine Mark

perché

"Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 
E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema."




perché

"Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo."

Novembre 2023



Storie quasi di paura, Kotryna Zilė (trad. Adriano Cerri) 

perché

"Tutti e dieci i racconti sono scritti e tradotti con sapienza e grazia. 
Tutti e dieci racconti toccano questioni ancestrali. 
Ciascuna storia parte da un nucleo originario rappresentato dai racconti che il padre di Kotryna, un signore dai lunghi baffi spioventi, le faceva quando lei era piccola. Presumibilmente, turbandola quel tanto da renderne il ricordo indelebile. 
E infatti, a distanza di anni, ciascun racconto paterno è poi diventato a sua volta qualcosa d'altro: una storia del tutto diversa, spesso ambientata nel contemporaneo ma che con il nocciolo originario condivide l'atmosfera ombrosa, misteriosa, magica. Continuando a turbare e a rimanere altrettanto indelebile. 
Insomma, quel "quasi" che anticipa la parola paura, non rilassi nessuno. Anzi, abbia il compito di accentuare il senso di incertezza che, a ben vedere, è quello che si rivela più perturbante di qualsiasi orrendo mostro o strega crudele."

exequo



perché

"La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva."
 



perché

"Come sempre un testo denso, anche se in questo libro espresso con un linguaggio semplice, corredato dal necessario glossario, comprensibile anche da lettori e lettrici più giovani; un viaggio sintetico ed essenziale attraverso tematiche scientifiche e antropologiche, con lo sguardo multidisciplinare tipico dell’autore francese. Una sfida non indifferente nel coniugare semplicità e correttezza dei temi trattati."

Dicembre 2023



perché

"Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo..."




perché

"La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi."

[fine]
 

venerdì 3 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TANTA ROBA [parte seconda e ultima] 

Il teschio, Jon Klassen (trad. Greta Poli) 
Zoolibri 2023 
 
ILLUSTRATI 
 
"Entrarono nella serra. 
'Oh mi piace questa stanza' disse Otilla. 
'Questa è la mia stanza preferita' disse il teschio. 
'Puoi mangiare le pere?', chiese Otilla. 'Posso mangiare quelle che cadono per terra, ma non riesco a raggiungere quelle buone sui rami', disse il teschio. 
'Te ne prenderò una', disse Otilla porgendogli una pera a cui lui diede un morso. 
Il boccone gli passò tra i denti e cadde sul pavimento. 
 'Ah, deliziosa', disse il teschio. 
'Grazie'." 

Uno spunto che Klassen non si lascia sfuggire nella fiaba tirolese riscritta dalla Manning-Sanders è un sottilissima punta di ironia, quando il teschio chiede all'orfanella alla porta del suo castello di prenderlo con le mani perché le scale in salita non le può proprio fare. 
Ecco la prima bolla: Klassen ne approfitta e comincia a espandere il gioco di entrare e uscire dalla finzione alla realtà, dalla magia di una fiaba all'esperienza quotidiana. Il teschio, nella sua testa (!), è l'anello di congiunzione perfetto tra due mondi dalle regole ben diverse. E così parte il Klassen che conosciamo: gioca, là dove si può giocare, prende i pensieri dei suoi lettori e li sposta un po' di qui e un po' di là. 
Questo modo di raccontare fa di lui un 'onesto bugiardo' , così come lo sono tutti i più grandi artisti, letterati compresi. In questo senso risulta nodale ciò che disse Mac Barnett in una memorabile (almeno per me e per chi mi frequenta) TED Talk a proposito della definizione di arte, citando tra i tanti anche Picasso. Ma se Barnett, peraltro grande amico di Klassen, spiega con un diagramma di Venn che tra la realtà e la finzione esiste una zona condivisa che è la creazione artistica e quindi decide nei suoi libri di far irrompere la finzione nella realtà, Klassen qui fa l'esatto inverso. Nella fiaba inserisce la vera verità: se nella fiaba un teschio addenta una pera, nella realtà perderà inevitabilmente la polpa dalla mascella... e lo stesso accadrà con il tè (al contrario del teschio tirolese che il pancake se lo sbafa senza fare briciole). 


E ancora: il teschio klasseniano invecchia e ne è consapevole, il teschio klasseniano dorme stando con le orbite spalancate, il teschio klasseniano ha moti assolutamente umani: adora ballare e balla. Il teschio Klasseniano colleziona maschere tirolesi. Il teschio klasseniano dice bugie per galanteria ed è pronto a cambiare idea per far piacere a un'amica... 
Ecco qui entra in gioco l'altra grande differenza con la fiaba di partenza. 
E per questo va considerata la seconda bolla di invenzione di Klassen. 
La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva. 
Entrambi sono pieni di attenzioni reciproche: dal rincalzarsi le coperte, all'avvertimento del parapetto basso. Fino all'apoteosi del dialogo per invitarsi reciprocamente al ballo. In maschera. 


Ovviamente, e questa è la quarta bolla di invenzione, essendo Klassen a concepire la storia, nessuna sbavatura è concessa: solo dialoghi serrati, da cui tutto questo si evince. Come vorrebbe la norma: tutto accade e nulla è "raccontato". Una lezione di cinema d'animazione che Klassen non ha mai dimenticato. E a proposito di cinema, l'altra grande bolla di invenzione, la quinta, che si espande nella sua testa è il filo horror che la attraversa. Anche in questo ambito Klassen applica la regola aurea del far vedere o anche del far sentire. 
Nella fiaba tirolese è lo scheletro il personaggio che di più segue una vena horror nel suo precipitare dal camino osso per osso per poi ricomporsi e girovagare per la cucina in cerca della parte mancante, il teschio. Ed è ancora lo scheletro a essere coprotagonista nell'immagine di Robin Jacques. Ma più che horror tutto questo ha del comico. 
Klassen, invece, ci va giù piatto, sonorizzando molti aspetti narrativi. A partire dall'invocazione del nome Otilllaaaaaaa che echeggia più volte nella foresta, fino al silenzio che esce dal pozzo senza fondo con il torsolo di pera e con la cenere delle ossa che ci precipitano dentro. 
Ecco il pozzo senza fondo. Nella bella casa del teschio, tra luminose serre e sale da ballo a vetrate, c'è una zona d'ombra, o per meglio dire, buia: una prigione con un pozzo senza fondo. 
Questo oggetto, icona del mistero e dell'inquietudine, compare due volte: la prima è solo per attestarne la presenza, mentre dopo viene utilizzato per far sparire nel nulla e per sempre la cenere delle ossa cremate dello scheletro che perseguita il teschio. 
Il fatto che sia Otilla, con tutta calma e preciso metodo, a celebrare il macabro rito la rende ancora più magnifica di sempre: ne sottolinea da un lato la luminosità per la sua generosità e coraggio nei confronti del teschio, e dall'altro ne mette in evidenza il lato scurissimo del suo essere. Lato scurissimo che mai scompare, in quel suo voler mantenere un alone di mistero intorno a sé. 
Da dove arriva? Da cosa scappa? 


E a proposito di scuro e chiaro, di luce e ombra (e di tagli prospettici dall'alto) non si può non notare quanta sapienza ci sia nelle immagini: Klassen, per chi lo segue da sempre, ha fatto molta strada in questo senso. Con la sua consueta palette di colori, lui con la luce ci gioca già da parecchio, ma il livello raggiunto qui è davvero altissimo. Meriterebbe una terza puntata, ma vi risparmio. 
La tavola con la scala a chiocciola, ma soprattutto le due di teschio e bambina a letto dalla notte al mattino successivo sono illuminanti (!!). 
Sono piuttosto sicura che con il suo amico e collega nonché conterraneo, maestro indiscusso della luce, il canadese Sydney Smith, delle cose in proposito se le siano dette. Le lame di luce che entrano dai finestroni... Si sono guardati reciprocamente. 
E ancora, entrambi conoscono benissimo e amano il Canada, essendo canadesi: la neve e le tempeste di neve e quella luce radente che attraversa la nebbiolina che fanno i fiocchi fitti che cadono. Klassen dichiara che i boschi tirolesi lui li ha disegnati come quelli intorno a Niagara. Più consueti, per lui. 


Gran finale, in leggerezza: il suo racconto, con una punta di civetteria, sulla camicia da notte con i fiorellini. Lei sta lì unicamente, così dice, a coprire parte del viso di Otilla, perché lui non sa disegnare le bocche che sorridono... 
Ma rendere espressivo persino un teschio, beh, questo lo sa fare. 

Carla 

Noterella al margine: Klassen è diventato famoso nel mondo per come ha saputo giocare con lo sguardo dei suoi personaggi. Questi ultimi, di solito raffigurati come forme poco più che abbozzate, seppure sempre di grande efficacia, hanno tutti un grande impatto sui lettori per il loro sguardo 'parlante'. Come lui ci lavori, l'ho già detto, ma anche in questo ultimo libro Il teschio la sua enorme capacità nel produrre impercettibili sfumature negli ovali bianchi e nelle pupille nere che li abitano, atterrisce. 


E con queste sottigliezze la gamma espressiva chiama dentro e diventa indimenticabile. 

[Fine]