Visualizzazione post con etichetta lutto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lutto. Mostra tutti i post

venerdì 4 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

"FARE IL PRESENTE PIÙ CHE PERFETTO"

Non si dice sayonara, Antonio Carmona (trad. Mirta Cimmino) 
Emonsraga 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni) 

"Un evento inaspettato veniva a scombussolare la nostra monotona quotidianità: qualcuno ci telefonava. Papà ha espirato a lungo, poi ha sollevato con forza il telefono. 
Ha impostato una voce sicura per esclamare:
'Pronto?' 
Poi si è fatto piccolo piccolo. 
Un demone o un'arpia gli stava urlando contro. 
Non capivo, ma sentivo una voce che sbraitava con tutta la sua forza all'altro capo del filo. Mio padre ha resistito alla pioggia di rimproveri, e ha assentito con dei piccoli suoni gutturali. 
Quando ha riagganciato, la sua mano è rimasta appoggiata sul telefono. Era frastornato." 

Dopodomani sarebbe arrivata dal Giappone, Sonoka, un'anziana vedova che, per combinazione è la madre della sua moglie morta nonché nonna della sua figlia lì presente. Ed è molto, ma molto arrabbiata. Da quattro anni, ossia dalla morte improvvisa di sua moglie, lui non è stato capace di chiamarla nemmeno una volta e, men che meno, di andarla a trovare in Giappone con la nipotina. 
Il dolore per la morte improvvisa e prematura della sua amatissima pianista giapponese, madre della sua piccola Elise, l'ha reso un pezzo di pietra. Ha smesso di vivere pur continuando a farlo. In casa ho posto delle regole ferree, divieti insormontabili: nominare la mamma, parlare giapponese, leggere manga e guardare anime ed entrare nella stanza del pianoforte. Poi ha smesso di annaffiare il ciliegio portato dal Giappone per essere piantato in quel giardinetto francese da sua moglie, ha buttato tutti i suoi spartiti, tutta la musica, tutte le foto. Così vive, inebetito dal dolore, e per la sua bambina che lo guarda sempre nella paura che anche lui si rompa del tutto fa lo stretto necessario: principalmente cucina torte di cipolle, che forse possono diventare la giustificazione di qualche lacrima che sfugge a tanto rigore. Poche parole e vaghe, lo sguardo spesso assente. Così è dunque l'accordatore di pianoforti che aveva fatto innamorare la giovane pianista giapponese a tal punto da seguirlo fino in Francia e con lui mettere su famiglia. 
Ma poi il dopodomani dell'arrivo della nonna da Giappone diventa oggi. 
E lei, dopo averlo preso ad ombrellate sulla porta di casa, entra nella vita di genero e nipote e, una a una infrange tutte le regole... 
Questa è la storia di bambina brava a fare i puzzle, di un uomo triste e apparentemente inconsolabile, di una signora anziana che è ancora capace di guardare avanti e soprattutto decisa a purificare quella casa così piena di mestizia e silenzio. E tra loro tre splende Stella, bambina decisamente sopra le righe, ma magnifica nell'essere la migliore amica di Elise. 

Il nocciolo della questione intorno a cui ruota questo bel romanzo d'esordio di Antonio Carmona (già pluripremiato in Francia in procinto di diventare soggetto per un film) sono le diverse modalità che hanno le persone per superare la perdita di una persona cara. 
Questione universale su cui sono stati versati fiumi di inchiostro. Ma quello che succede qui sembra prendere una strada imprevedibile, nel suo essere terribilmente concreta. E anche allegra!
In altre parole, a me pare che l'abilità di Carmona sia quella di far accadere (o non accadere) le cose e quindi fermarsi sempre un passo prima di ogni riflessione teorica o peggio di ogni giudizio morale o soluzione d'accatto.
Sembra dirci: ora ti faccio vedere come, di fronte a un lutto, si reagisce in due angoli molto lontani del mondo, poi sarai tu lettore, eventualmente, a elaborare una teoria in merito. Ammesso che tu lo reputi necessario. 
Il suo bello è che c'è un gran silenzio di giudizio, mentre sono i sentimenti, ma soprattutto i fatti e le azioni a farsi avanti. 
E allora se da lettrice mi si chiede di elaborare un pensiero sulla questione, la prima cosa che mi pare interessante è per l'appunto il differente approccio del francesissimo padre di Elise rispetto a quello della giapponesissima nonna Sonoka. 
Si assiste a uno scontro tra culture, tra Occidente e Oriente, che è davvero interessante e degno di ulteriore riflessione. 
A tal proposito, tutto l'immaginario che la piccola Stella, con la sua passione per il mondo dei cartoni giapponesi, porta con sé è un buon terreno per i lettori più giovani a cui effettivamente il libro è diretto. Io, come assoluta ignorante di manga e anime, mi sono astenuta dall'andargli dietro per non perdere il bandolo della matassa. 
Comunque, manga a parte, percepisco chiaro lo scontro, o incontro che sia, tra due modi di stare al mondo. Due culture agli antipodi convivono sotto lo stesso tetto per le due settimane di permanenza della nonna in Francia. 
Le cose stanno così: il padre di Elise non riesce a vedere altro che l'assenza. 
Ed è tutto rabbia, rancore, silenzio, dolore solitario, distacco, lontananza e rimozione.
La nonna, invece, è tutta tesa a cercare di percepire in ogni angolo la presenza della sua giovane figlia: tra le mura di casa, nell'aria, negli oggetti, nel ricordo. 
In mezzo a questa collisione culturale c'è lei, l'io narrante della storia: Elise.
Una ragazzina che finora ha vissuto l'assenza della madre sostanzialmente solo attraverso lo sguardo del padre; almeno fino al momento in cui, il loro menage doloroso ma consueto, non si inceppa con l'arrivo della vecchia Sonoka. 
A quel punto l'aria per la bambina davvero si purifica un bel po' (incensi a parte). 
Si riappropria di uno spicchio significativo di libertà e affettività che, ovvio, fa bene a tutti, padre compreso. 
Forte di questa riconquistata autonomia di sentimenti e di sguardo sulle cose, lungi dal soccombere, anzi con la voglia di scavalcarle, diventa sempre più urgente per Elise la domanda chiave. 
Per lei è come l'aria, sapere. 
E quando tutto è detto, allora davvero si può ricominciare. 

Carla

lunedì 6 maggio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’ARTE DI ANDARE IN PEZZI


A chi non è capitato di trovarsi, in alcuni momenti della propria vita, di fronte ai frammenti delle proprie certezze per un lutto, una separazione, un brusco cambiamento di orizzonti?
Questo tipo di passaggi di vita, particolarmente difficili, accomuna tre ragazzi che frequentano la stessa scuola in una cittadina della Pennsylvania. Di questo parla il romanzo di Paul Acampora, ‘L’arte di andare in pezzi’, tradotto da Aurelia Martelli e pubblicato da Edt Giralalngolo.
Dunque, i personaggi: il primo, Oscar, è una promessa della squadra di football della scuola; ha perso da poco la sorella più piccola, Carmen, e non riesce, come è giusto che sia, a farsene una ragione. Poi c’è Noah, un ragazzino cresciuto fino a quel momento con la homeschooling; figlio di due artisti, è stritolato dalla loro recente separazione. Infine, Riley, una ragazzina fuggita con la madre da Philadelphia, dove hanno subito una rapina, per ritornare nel luogo dell’infanzia materno, distante anni luce dalla vita brillante, e pericolosa, di una metropoli.
Frequentano tutti e tre il corso di modellazione dell’argilla, con risultati molto diversi: Noah, figlio di ceramisti, è quasi un professionista; Oscar ce la mette tutta, Riley è proprio una frana.
Ma, ed è questo il filo conduttore della storia, essere amici, magari quasi per caso, significa sostenersi e aiutarsi nelle piccole e grandi cose: imparare a modellare in modo decente, resistere alla terribile notizia che non si potrà più scendere in campo, combattere contro i fantasmi del passato.
Seguiamo le storie dei tre ragazzi, che ci raccontano in prima persona, alternandosi di capitolo in capitolo, quanto gli avviene quotidianamente a scuola e a casa, spesso vivendo la stessa scena da punti di vista differenti.
La frequenza al corso di modellazione costituisce un po’ il filo conduttore che unisce i vari passaggi nelle vite dei tre amici e fornisce lo spunto per una metafora neanche troppo nascosta: come nelle tecniche giapponesi dei raiku e del kintsugi, che si fondano proprio sulla valorizzazione delle imperfezioni, delle fratture, sulla capacità di mettere insieme, in modo esteticamente impeccabile, i pezzi di un elemento apparentemente rotto; nello stesso modo, secondo l’autore, l’arte della sopravvivenza consiste proprio dal rimettere insieme i pezzi che un trauma ha disperso, ben sapendo che quella ferita non scomparirà.
Tutto questo i nostri personaggi non lo sanno, sono quattordicenni alle prese con una vita difficile; ma, questo è quanto ci racconta il romanzo, insieme riusciranno a rimettere insieme i pezzi delle loro vite e ad andare avanti.
Certo, il messaggio è espresso anche troppo chiaramente, ma questo romanzo ha diversi pregi: in primo luogo l’ironia, che pervade il racconto e alleggerisce le situazioni, di per sé drammatiche. In secondo luogo, la credibilità dei personaggi minori, lo zio prete, le mamme di Riley e di Noah, il coach, l’insegnante di modellazione: nella loro fragile umanità, sono ritratti di adulti imperfetti, ma non assenti.
Infine mi sembra appropriata la metafora della modellazione, con i riferimenti all’interessante estetica giapponese. Così come il richiamo al potere salvifico dell’amicizia, di cui ragazze e ragazzi hanno tanto bisogno.
Lo stile scorrevole e il ritmo sostenuto rendono la lettura adatta a ragazzi e ragazze a partire dai dodici anni.

Eleonora

“L’arte di andare in pezzi”, P. Acampora, trad. A. Martelli, Edt Giralangolo 2024

NOTERELLA AL MARGINE
Una piccolo nota sulla traduzione: viene usato sistematicamente il termine ‘modellaggio’, invece di modellazione. Mi sfugge la motivazione o la particolare interpretazione.


venerdì 9 febbraio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DEL LUTTO E DEL LASCIARE ANDARE


Esce nella collana neroinchiostro dell’editore Pelledoca l’ultima fatica di Daniele Nicastro: ‘Spiriti dello tsunami’, dedicato a lettori oltre i tredici anni.
Come dice il titolo, l’ambientazione è profondamente giapponese e fa riferimento non solo a un evento reale, il terremoto del 2011 cui seguì uno spaventoso tsunami, ma anche e soprattutto alla cultura nipponica, con particolare attenzione all’aspetto magico, sovrannaturale.
Il tema centrale è rappresentato dal dramma di chi, in quella circostanza o in circostanze analoghe, non ha riavuto indietro un corpo su cui piangere e a cui dare degna sepoltura. I vivi non possono darsi pace, ma nemmeno i morti, che continuano ad aleggiare intorno ai propri cari; col tempo la loro irrequietezza diventa rabbia, e queste anime disperate diventano degli Yurei, spiriti ostili e bellicosi.
Il protagonista è Andrea, che insieme alla famiglia si è trasferito in Giappone per seguire il fratello più grande Marco. Quest’ultimo insegna in una scuola di Okawa ed è lì che viene sorpreso dallo tsunami, mentre cerca, forse, di mettere in salvo i bambini. Il suo corpo non è stato ritrovato e così Andrea, il fratello minore che continua a vederlo e a parlare con lui, non riesce a darsi pace.
Decide di andare proprio lì, dove il disastro è avvenuto, per trovare risposte e forse anche il corpo di Marco. Nel suo viaggio incontra una ragazza, Yoko, una sopravvissuta che non riesce a dare un senso al suo essere ancora al mondo. Arrivati sul posto, conoscono Midori, una donna ossessionata dal desiderio di ritrovare la figlia. In realtà si tratta di un racconto corale, in cui tanti personaggi esprimono modi diversi di rapportarsi alla morte, al lutto, con rabbia, con rassegnazione, con indifferenza.
Le vicissitudine affrontate da Andrea durante il viaggio sono molteplici, così come gli incontri con i vivi e con i morti, che per un attimo attraversano Yoko, raccontando la loro tragica storia.
Dunque fantasmi, spiriti inquieti che visitano il mondo dei vivi, come se fra le due dimensioni ci fosse una sorta di osmosi. Il racconto è costellato di visioni inquietanti, di odori nauseabondi che gli stessi spiriti si portano dietro, dalle profondità abissali in cui i loro corpi sono precipitati; in mezzo due ragazzini, forse più incoscienti che coraggiosi, alla ricerca di una pacificazione difficile da trovare.
Il romanzo, i cui capitoli sono titolati quasi tutti in giapponese, con debita traduzione, è permeato dalla passione che l’autore nutre nei confronti della cultura nipponica e si vede con chiarezza con quanta cura siano stati approfonditi sia gli aspetti storici sia quelli culturali. Gli siamo immensamente grati per aver pensato a un glossario, in fondo al capitolo, che colma almeno qualche lacuna del lettore.
Ma se l’atmosfera è permeata dal sovrannaturale, l’aspetto centrale credo sia quello della pacificazione dei vivi, quando il lutto non può seguire le vie consuete. Il tema è quindi la capacità di lasciar andare, di separarsi da una persona cara in condizioni talmente drammatiche da mettere in discussione qualsiasi credo.
La tematica è importante e richiede una certa maturità e la capacità di guardarsi dentro. Per questo consiglio caldamente la lettura di questo romanzo appassionante a chi ama il Giappone e la sua storia, a chi non teme le storie di fantasmi e a chi vuole affrontare temi impegnativi come quelli che qui sono trattati.

Eleonora

“Spiriti dello tsunami”, D. Nicastro, Pelledoca 2024




venerdì 30 giugno 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SOPRAVVIVERE

Come nel precedente romanzo, ‘The Skeleton Tree’, pubblicato anch’esso dalle Edizioni San Paolo, in ‘Fuoco sul Monte senza Testa’ tradotto da Christina Mortara, Iain Lawrence, si conferma come uno scrittore votato ai romanzi d’avventura.
Protagonista di questo romanzo è Virgil Pepper, dodicenne, in viaggio col fratello diciannovenne Joshua e la sorella, anche lei più grande, Kaitlyn. Stanno portando l’urna con le ceneri della madre verso l’amatissimo Little Lost Lake, un lago sperduto nella foresta canadese. Il padre, uno scrittore, non ha voluto andare con loro. I tre fratelli partono sul camper di famiglia, ‘Rusty’ e si inoltrano nella strada, chiamata Il Cimitero, che porta al lago; stanno ripercorrendo un viaggio che hanno fatto tante volte con la madre, scienziata e naturalista. Virgil ricorda con esattezza quante cose la madre gli ha mostrato, come gli ha insegnato a orientarsi nel bosco, di cosa e di chi avere veramente paura.
Si scatena una tempesta di fulmini, che, nell’altro versante della montagna, incendia un abete secolare, scatenando un incendio.
Questo i tre ragazzi non lo sanno, sono invece preoccupati perché il loro camper si ferma e non sembra intenzionato a ripartire. Siamo in una zona tutt’altro che turistica, il cellulare non ha campo, non passano macchine, non ci sono centri abitati vicini, sono partiti dimenticandosi le provviste a casa. Joshua, dopo la prima notte popolata da richiami agghiaccianti, che alimentano la leggenda del Sasquatch, una sorta di yeti locale, decide di partire a piedi da solo per cercare aiuto. Sarà il primo di loro ad avvistare l’incendio, che nel frattempo le guardie forestali decidono di lasciar bruciare, sottovalutandone la potenziale estensione.
Virgil è un ragazzino pieno di risorse e con grande fatica e mezzi di fortuna, riesce a riparare il camper; deve essere avviato a spinta e nel farlo, più o meno maldestramente, perde il contatto con la sorella, infortunata. L’incendio li ha raggiunti, sembra impossibile qualunque cosa, anche se gli elicotteri perlustrano la zona.
Non è davvero possibile dire di più senza svelare le svolte narrative del romanzo, che ha alcuni incontestabili punti di forza: una potente descrizione della natura selvaggia, raccontata senza romanticismo, in tutta la sua potenza e pericolosità, rappresentata dall’incendio stesso, dagli animali selvatici come gli orsi e i puma; la scelta di un protagonista, Virgil, fragile ma dotato di capacità non indifferenti, che mette all’opera ricordando gli insegnamenti della madre. Viene facile qui il parallelo con l’episodio realmente accaduto in Colombia, dove quattro ragazzini sono riusciti a sopravvivere per quaranta giorni nella giungla. E dunque, una lezione di sopravvivenza legata alla conoscenza del mondo naturale, dei suoi abitanti, dei fenomeni atmosferici; conoscenza che non nasconde le pericolosità della natura, ma non cerca di piegarla alle esigenze umane.
Virgil è un personaggio a metà strada fra il mondo infantile e quello degli adulti, crede alle leggende, ha paura del buio, ma si fa forte di quello che la madre gli ha insegnato: soprattutto non si arrende, anche quando tutto sembra perduto.
Scritto con ritmo incalzante, alternando la storia dei tre ragazzi con le azioni delle squadre di soccorso, il romanzo è un vero romanzo d’avventura, che molto deve, nel continente nordamericano, a Paulsen.
Sono certa che piacerà moltissimo a lettrici e lettori, a partire dai dodici anni, che amino l’avventura, la natura per come è e non come una bella cartolina; è un romanzo che tiene con il fiato sospeso, in cui non si vede l’ora di scoprire come andrà a finire, ma anche una storia che parla di legami che non finiscono mai, lezioni che, impresse nella memoria, possono anche salvarti la vita.

Eleonora

“Fuoco sul Monte senza Testa”, I. Lawrence, trad. C. Mortara, Edizioni San Paolo 2023



lunedì 19 giugno 2023

ECCEZION FATTA!

I BAMBINI E L'ANGELO

I bambini si rompono facilmente
, Silvia Vecchini, Sualzo 
Bompiani 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Vogliono che non le manchi niente, le comprano le cose più costose, ha una bella libreria laccata bianca, un tavolo gigante dove può fare qualsiasi cosa le venga in mente. Può chiedere di cucinare, fare il tornio, costruire una capanna in salotto. Si sono dati un obiettivo, deve avere una lunga infanzia spensierata." 

La bambina delle fate ha tutto quello che può desiderare, compresa una stanza tutta rosa con le sue foto incorniciate. Sta crescendo e forse tutte queste attenzioni, ma ancora peggio il mondo di fatine dei denti e di gnomi, di befane che arrivano sul balcone la notte tra il 5 e il 6 gennaio, deve appartenere al passato. Lei è da un bel po' che ha scoperto essere suo padre a uscire per un finto impegno di lavoro, a travestirsi per poi rientrare in casa alla chetichella e mettere bastoncini di zucchero nella calza che le hanno chiesto anche quest'anno di appendere in cucina. Ma con sua madre l'unica cosa che può fare è reggere il gioco e andare a dormire con lei nel lettone. 
Lei lo sa che nella notte di Natale sono loro a mangiare i biscotti e a bere il latte che lasciano ogni anno sul tavolo in soggiorno. 
Lei vorrebbe tanto fare come fanno le sue amiche o i suoi compagni che tutto questo lo hanno ormai passato e forse anche un po' dimenticato. Vorrebbe che la loro vita facesse un passetto avanti, una "casellina" nuova nel loro avanzare sul grande gioco dell'oca che è la loro vita assieme. 
Ma ha paura di ferirli, di deluderli. Loro che rispettivamente si tingono i primi capelli bianchi con il pennellino in bagno e di tanto in tanto indossano l'abito da sposa e poi si guardano tra i due specchi delle ante dell'armadio. Così, per verificare che segno hanno lasciato gli anni su un corpo che sta infiacchendosi. Non ce la fanno proprio ad accettare all'idea di invecchiare e lei, la piccola di casa, deve rimanere tale, la piccola di mamma e papà. Così diventa suo malgrado la prova vivente che la vita in fondo forse ti dà modo di cristallizzarsi nell'attimo che si giudica il migliore. Basta crederci. O meglio basta illudersi.

Venti tra bambini e bambine che nello spazio di una o due pagine sono lì a raccontare la loro fragilità, le incrinature, talvolta i cocci in cui si rompono, ma nello stesso tempo la loro resistenza nella convinzione che la vita che pulsa in loro è più forte di qualsiasi mazzata che la vita gli riserva. 
Due parole sul libro e altre due sull'anomalia che se ne parli qui. 
Silvia Vecchini ha raccolto con la delicatezza e la cura che mette sempre nelle sue relazioni umane i racconti, le storie, frasi, disegni, allusioni di bambine e bambini che ha avuto "l'onore" di incontrare lungo la sua strada. Lo ha fatto perché ne ha avvertito la necessità e l'urgenza di non lasciare cadere nel silenzio racconti del genere. Li ha rimodellati, credo il minimo indispensabile, per renderli frecce da scoccare. Li ha messi insieme. 
Sualzo, con una lingua altrettanto lieve, per ognuno ha fatto un disegno a china, cui si aggiunge una copertina con il timido coniglio che ha il compito di raffigurare la fragilità dei bambini, ma anche quello di essere il protagonista dell'ultimo racconto. Ognuna di queste storie è una storia vera cui Silvia Vecchini dà voce e, alla fine di ciascuna, la distilla in versi che diventano il necessario seme di tarassaco da far volare ancora e ancora. 
Tutto questo diventa un libro necessario che Bompiani pubblica. 
È un libro di piccoli per i grandi. 
È un libro che dietro una voce poetica, rarefatta, riesce a dire tanta di quella dura verità che non poteva non essere scritto e aggiungerei non può non essere letto. 
Ed ecco la seconda cosa che ha a che fare con l'anomalia di mettere in questo blog pensieri su un libro che parla dei piccoli, ma è scritto perché lo leggano i grandi. 
Il caso vuole che io stia partendo per Cagliari per un progetto di formazione che ha come fulcro la questione dei legami di famiglia, in altri termini sono chiamata a elaborare un discorso sensato -spero - attraverso una bibliografia di libri che abbiano dentro principalmente genitori e figli, ma anche qualche zia e un certo numero di fratelli. Ma. C'è un ma. 
Il registro richiesto è quello comico. Insomma, storie che facciano ridere. Per come sono abituata a orientarmi, decido di partire dai libri perché come sempre vorrei che fossero a parlare al posto mio, elaboro una bibliografia e su questa costruisco un discorso, ma mi rendo conto che c'è una zoppia evidente. 
Come si fa a parlare di libri spassosi su genitori e figli letterari, quando su genitori e figli veri c'è ben poco da ridere? Come faccio a ignorare l'urgenza di rimboccarsi le maniche e prendere quanto meno coscienza del fatto che tra adulti e bambini - non tutti si intende, ma molti - c'è un problema grosso un bel po'? Come faccio a ignorare questa situazione? Come posso solo guardarne il lato ironico, comico, sarcastico, senza risalire alle radici di tutto questo? 
Ed ecco che le due giornate formative si sdoppiano e diventano un pomeriggio serissimo, quasi drammatico, e una mattina esilarante. 
E mentre sono lì che scrivo pagine di appunti sulla condizione di fragilità in cui si trovano bambini, adolescenti, giovani adulti e persino adulti giovani, mentre sono lì che leggo le riflessioni che molti specialisti registrano come segnali ben oltre l'allarme, intercetto I bambini si rompono facilmente. 
Bene. Sobbalzo e in silenzio gioisco a leggere le pagine iniziali di Silvia Vecchini a proposito di un angelo, perché so che a Cagliari farò vedere una tavola di Heidelbach con una bambina che l'angelo custode se lo è costruito da sola... 


Il libro si legge di un fiato, lo studio, e la prosa e i versi, e ne sottolineo a matita tutto ciò che conferma la mia griglia cagliaritana: "stare vicini ai bambini è stare accanto a un mistero" oppure "la cieca distrazione degli adulti" o ancora "la traccia che i bambini lasciano sempre indirizzati al bene, anche quando non si vede, la loro fedeltà alla vita anche se ferisce". 
Bambini fatti a pezzi. Bambine a cui si nega di poter crescere - e non a caso ho issato quel racconto come bandiera. Bambini inascoltati. Bambini che sanno salvare i grandi. Bambine sirene. Bambini in lutto. In trasparenza si vede bene anche il mondo degli adulti. 
Il libro viene a Cagliari con me. 

Carla

mercoledì 24 maggio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)



LA RABBIA E IL DOLORE

Lea, la protagonista di ‘Tanto amore non può morire’, di Moni Nilsson, è molto arrabbiata con l’amica del cuore Noa, che le ha parlato della partecipazione di sua madre al Galà del Cancro, un evento pubblico a sostegno della ricerca. In quell’occasione la mamma di Lea ha dichiarato di essere una malata terminale.
Lea sa bene che la mamma è in una fase della malattia senza speranza, ma non accetta l’idea che realmente possa morire e meno che mai può accettare che a ricordarglielo sia proprio l’amica del cuore. Per questo decide di odiarla con tutte le sue forze, perché finché odierà Noa, la mamma non morirà.
Lea spia dalla finestra l’amica che viene in visita con la madre, a sua volta amica della mamma. Tutte le volte che le vede arrivare, va a nascondersi dalla vicina; nonostante sia la sua migliore amica, praticamente una sorella, la evita in tutti i modi, lascia la amatissima squadra di calcio, si mette continuamente nei guai.
In tanti fanno fatica a sopportarla, tranne il timido Konrad, con cui si fidanza per qualche giorno.
Tutta la vita familiare è sconvolta dalla malattia: il padre trascura il lavoro e si fa crescere una folta barba, il fratello maggiore Lucas, talvolta permette a Lea di entrare nella sua privatissima stanza, dove suona con l’amico Abbe, di cui Noa e in parte anche Lea sono segretamente innamorate.
Col passare dei giorni, la parvenza di una vita normale si dissolve e cominciano a moltiplicarsi le ‘ultime volte’: l’ultimo ballo dei genitori, l’ultimo incontro di tutta la famiglia con le amiche del cuore della mamma, nominate madrine di Lucas e Lea, a sottolineare una continuità di amore che la morte non può interrompere.
La quotidianità di madre e figlia è fatta di confessioni, di silenzi complici, di consapevolezza che man mano cresce e di molte, inevitabili lacrime. Così come cambiano nel tempo i rapporti con gli altri familiari, perché poche cose uniscono le persone più di un lutto condiviso.
La mamma di Lea affronta l’avvicinarsi della morte con immenso dolore, per tutto quello che non potrà dare ai figli, che non potrà vivere con loro e cerca di lasciare quanti più ricordi è possibile, perché su quelli si fonderà quell’amore così grande che non può finire, lei mamma squalo che protegge le due bambine delfino.
Lea è una ragazzina forte, autonoma, determinata, come se ne incontrano spesso nella letteratura nordica; è un personaggio che alterna una visione infantile del mondo, in cui ancora resiste il pensiero magico, alla consapevolezza della perdita, fino alla capacità, davvero rara, di lasciare andare.
Questo romanzo di Moni Nilsson, tradotto con grande sensibilità da Samanta K. Milton Kowles, per i tipi di Uovonero, è a suo modo un romanzo esemplare nel saper trattare con delicatezza un tema tanto drammatico e spesso stigmatizzato nella letteratura per ragazzi. I personaggi sono destinati a restare nel cuore di lettrici e lettori proprio per la loro fragilità, incoerenza, rabbia. Nello stesso tempo si parla di morte senza eufemismi, senza inganni consolatori, parlando del dolore e del lutto per quello che sono realmente.
Moni Nilsson è una scrittrice svedese che ha ricevuto numerosi premi, fra cui l’Astrid Lindgren Prize. In Italia erano già usciti dei titoli della serie di ‘Tsatsiki e Ma’’, Pubblicati da Bohem Press.
Per il tema trattato, alcuni adulti esprimeranno perplessità, nonostante la letteratura per ragazzi sia costellata di orfani e di lutti, basti pensare ai bellissimi libri di Ulf Stark. Curiosamente, il lettore e la lettrice adulti oscillano fra richiedere improbabili libri ‘consolatori’, che li aiutino ad affrontare il tema del lutto con i bambini, al rifiuto totale di sfiorare l’argomento.
Ecco, questo secondo me, è un libro necessario proprio per rompere luoghi comuni e presunti tabù, anche se, probabilmente, non è un libro per tutti. Lo consiglio caldamente a ragazze e ragazzi a partire dagli undici anni.

Eleonora


“Tanto amore non può morire”, M. Nilsson, trad. S. K. Milton Knowles, Uovonero 2023


mercoledì 17 maggio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CRESCERE IN TEMPO DI GUERRA



Crescere nonostante tutto: nonostante la malattia, che l’ha resa zoppa, nonostante la guerra, nonostante gli stenti. Questo vuole Ella, la protagonista del nuovo romanzo di Anna Woltz, ‘La ragazza della luce’, che Beisler edita con la traduzione di Anna Patrucco Becchi.
L’azione si svolge a Londra nel 1940, quando la capitale inglese è sottoposta ai quotidiani bombardamenti tedeschi. Ella è una quattordicenne poliomielitica, che con la famiglia ogni notte si trasferisce sulle banchine della metropolitana, che funzionano come rifugio antiaereo. Con lei c’è la madre, che di giorno lavora in un dormitorio, gli zii e il fratellino Robbie, mentre il padre è impegnato in un servizio di sicurezza. Nella promiscuità dei materassi e delle coperte ammucchiati uno vicino all’altro, Ella conosce Jay, un simpatico poco di buono, un ragazzo poco più grande di lei, che a mala pena sa leggere e che si ingegna a trafficare con quello che trova per guadagnare qualche soldo per il resto della famiglia. A completare il quartetto arriva Quinn, quindicenne dell’alta società, scappata di casa in cerca di libertà. Vuole a tutti i costi rendersi utile come volontaria. A lasciare la nobile magione è anche il fratello Sebastian, la cui condotta è considerata immorale.
Ella, Quinn, Jay e Robbie costituiscono uno strano quartetto, legato però da un’intima solidarietà. Ella trasgredisce più volte gli ordini della madre per seguire Quinn, e con Jay una notte corre allo zoo per cercare il fratellino, fuggito per ritrovare delle scimmiette scappate dalla gabbia, rischiando di essere colpita da una bomba. Fra loro quattro si intrecciano sentimenti diversi: l’attrazione, contraddittoria, che Ella prova per Jay, la complicità nel sapersi tutti fuori dalle regole, più o meno consapevolmente.
Su quello che dovrebbe essere un momento di crescita per tutti e quattro si stringe la morsa della guerra, che distribuisce lutti e paura e non consente di vedere il domani. C’è chi, come Jay, affronta la situazione con cinismo e rassegnazione e chi, come Ella e Quinn, non vuole perdere il senso d’umanità e vuole guardare al futuro. Ella lo fa anche scrivendo, prima per raccontarsi una propria vita alternativa, senza la guerra, senza la malattia; poi, per raccontare le vite degli altri, lasciare una testimonianza di chi ha vissuto quei terribili momenti.
L’autrice ci avvisa dalla prima pagina che non sopravviveranno tutti e quattro e tutto il romanzo scorre in attesa del momento in cui un personaggio lascerà la scena. Nonostante il senso di un dramma incipiente, seguiamo le giornate e le notti di questi quattro ragazzi che sono comunque degli adolescenti, o anche bambini, come nel caso di Robbie. I pensieri, i dubbi, i desideri che li attraversano sono quelli di un qualsiasi adolescente: l’amicizia, l’amore, il sesso, la famiglia e quell’insopprimibile desiderio di libertà che fa guardare al futuro, nonostante tutto.
L’autrice nederlandese ha una rara capacità di delineare ritratti vivissimi nei suoi personaggi: è stato così in ‘Tess e la settimana più folle della mia vita’ e in ‘Alaska’ ; così è anche in questo caso; ma qui si abbandona del tutto il tono leggero che ha fatto di ‘Tess’ una delle migliori prove di narrativa per ragazzi; qui, con grande sensibilità e capacità di cogliere anche le sfumature degli stati d’animo dei personaggi, si racconta una condizione di per sé terribile: come si può andare avanti e vivere la propria vita quando la guerra la mette in discussione ogni giorno, ogni notte.
Penso di poter dire che ‘La ragazza della luce’ sia una delle migliori uscite editoriali dell’anno: è un romanzo intenso, intelligente, coinvolgente: lo consiglio caldamente a ragazze e ragazzi maturi, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“La ragazza della luce”, A. Woltz, Beisler 2023



martedì 11 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL GRANDE MANCA


Un nuovo romanzo di Baccalario, pubblicato da Il Castoro, non passa inosservato: ‘Il Grande Manca’ si fa notare intanto per la curiosa copertina, con un buco di lato che attraversa tutte le pagine e che svela, in parte, di cosa si leggerà: c’è un dado a venti facce, un dado da master, un drago vicino a un vulcano e l’immensità del cielo stellato.
Ecco la trama: Vittorio è un quattordicenne annichilito dall’incidente che ha causato il coma vegetativo nel fratello più grande, Federico. L’incidente non è affatto chiarito, non si sa chi o cosa abbia provocato l’emorragia cerebrale al ragazzo, all’interno della sua casa dalla porta blu.
I genitori, il fratello, gli amici sono appesi al filo di speranza che a un certo punto Federico si risvegli. Vittorio però non si accontenta di questo, cerca un modo scaramantico di aiutarlo ad uscire dal coma e, insieme ai suoi amici, tutti coinvolti nel gioco di ruolo di cui Federico era l’insostituibile master, decide di completare le serie di libri che il ragazzo collezionava. Libri rari, collezioni di fantascienza, gialli, fumetti, tutte prime edizioni a cui manca qualche volume. Nella lista ci sono anche i Libri Impossibili, frutto del lavoro di un editore pazzo, collana che sembra proprio richiamare ‘La Biblioteca di Babele’, diretta da Borges.
I ragazzi, oltre a Vittorio ci sono Enzino, Shining, il Cavo e Yole, per poter acquistare i libri, mettono in vendita le loro meravigliose scatole di Lego, anche queste da collezione.
Grande rinuncia per una grande impresa.
Vittorio, nel frattempo, cerca di ricostruire gli avvenimenti, di capire cosa è realmente accaduto; ma questa è solo la superficie del suo percorso, per riconnettersi al fratello deve riattraversare le sue paure, i momenti critici della sua vita. Vale lo stesso per i suoi genitori, entrambi scienziati che vanno alla ricerca di ciò che non è visibile, forse solo ipotizzabile, la materia oscura, e lo fanno nelle viscere della Terra, sotto le gallerie del Frejus, nel cuore delle Alpi piemontesi.
Non posso dire di più della trama, se non che questo durissimo passaggio di vita farà ritrovare i personaggi, alla fine, ancora insieme, anche se molto cambiati.
Ma c’è molto da dire su questa storia, che ha diversi livelli di lettura: può essere letta come una emozionante ricostruzione d’ambiente degli anni in cui imperversavano la fantascienza e il fantasy, cui si ispiravano i giochi di ruolo. I titoli dei capitoli, che procedono con una numerazione decrescente, sono una grande bibliografia dell’immaginario, in cui, non casualmente mi sono ritrovata, anche se avrei aggiunto altri titoli. Con questi libri, con questo straordinario immaginario sono cresciute generazioni di ragazzi e ragazze, immaginario che i più giovani di oggi in gran parte ignorano.
Da questo punto di vista, mi sembra che questo romanzo si ricolleghi a Hoopdriver, in cui veniva ricostruita la colonna sonora degli anni ‘70 e a seguire; qui, invece, l’esplosione di generi letterari e dei giochi di ruolo, che, nonostante tutto, resistono ancora oggi.
E poi c’è il tema dell’assenza, del vuoto da colmare, del senso da dare ad una vita privata di una sua componente fondamentale.
Gestire la perdita, l’assenza, è crescere, vedere la vita non solo attraverso l’ottica letteraria del coraggio e delle grandi battaglie, ma anche sentendo sulla propria pelle il peso degli errori, della sconfitta. Accettare le proprie, e altrui, debolezze, e magari superarle davvero, non solo con l’immaginazione.
Letture e mondi immaginari ad esse collegati, quanto possono essere importanti nella crescita di un ragazzo, o di una ragazza, e quanto condividerle crei una comunità che si riconosce in un immaginario; e quanto è importante portarsi questo bagaglio nella vita e potervi ritornare, magari cambiati, quando se ne sente la necessità. Succede anche a me, che nel ritorno a letture giovanili proprio di questo tipo ho coinvolto coetanei e giovanissimi.
Questo romanzo è tutto questo e probabilmente molto di più. Lo consiglio caldamente a ragazze e ragazzi in cerca di una via, ma lo consiglio a tutti quei lettori di mondi fantastici, di universi paralleli, di viaggi siderali che non si siano stancati di viaggiare nell’altrove.
Lettura consigliata a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Il Grande Manca”, P. Baccalario, Il Castoro 2023


mercoledì 15 marzo 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

HYGGE!

Come dinosauri dopo l'asteroide, Gayle Forman (trad. Alice Casarini) 
Mondadori 2022 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Ira crede che i libri siano miracoli. 'Ventisei lettere' mi diceva sempre quando, seduto sulle sue ginocchia, sfogliavo albi illustrati che raccontavano storie di fratelli tassi o di piccoli bruchi mai sazi mentre lui leggeva una biografia di Lyndon Johnson o una raccolta di poesie di Matthea Harvey . 'Ventisei lettere e un po' di punteggiatura, ed ecco che hai infinite parole e infiniti mondi'. Indicava il mio libro, il suo, tutti quelli del negozio. 'Come fa a non essere un miracolo?' Non preoccuparti' lo tranquillizzo, prima di andare a sistemare il caos che c'è sul pavimento." 


Un padre e un figlio nel loro negozio di libri usati sull'orlo del fallimento e uno degli scaffali più belli e più grandi si è appena spaccato in due, rovesciando a terra una valanga di libri. 
Questo è un segno: un segno che tutto sta per finire. 
Questo è ciò che pensa Aaron, un ragazzo che ha divorato milioni di libri in passato, ma che adesso riesce a leggerne solo uno: un saggio sull'estinzione dei dinosauri. 

Sempre più convinto che lui e suo padre, di cui si prende cura come si fa con i bambini, e il loro negozio dove nessuno entra mai, siano gli ultimi dinosauri superstiti, Aaron vede solo il disfacimento intorno a sé. La morte di suo fratello, l'abbandono di sua madre, neanche più un amico. Ed è per questo che prende una decisione fatale. 
Lui è il proprietario delle mura di quella libreria sul corso di quel paesino di montagna, e quindi è l'unico che tecnicamente può venderle. Ed è esattamente quello che fa, all'insaputa del padre. Le cede in cambio di non molto denaro a una scaltra signora che possiede già mezzo villaggio. Il suo piano prevede con quei soldi di andarsene da lì con il suo buffo padre verso un luogo che sia il più lontano possibile. Al sole, al caldo. Tuttavia non ha fatto i conti con l'arrivo di Chad, di Hannah, e dei taglialegna del paese. Tutti asteroidi che però con il loro impatto non distruggeranno nulla, anzi daranno nuova vita a quello che sembrava finito. 
Questa è la storia di un ragazzo e della sua complicata corsa per non estinguersi e per diventare grande. 

Tutta la complessa storia che Gayle Forman costruisce e riempie di magnifici personaggi ruota intorno a un gigantesco non detto che però i lettori percepiscono nello stesso istante in cui ha luogo e con cui devono fare i conti fino all'ultima pagina, ossia il grande silenzio che avvolge la scelta di Aaron di vendere la libreria. Si tratta di un grande tradimento nei confronti del padre: per lui, uomo pieno di sogni e di ingenuità, quella libreria è l'ossigeno che gli permette di respirare. Suo figlio lo sa bene, ma sembra sapere altrettanto bene che quella stessa libreria rappresenta per entrambi il sasso che li porterà a fondo. E agisce di conseguenza. 
 Come nei migliori film di suspense, chi guarda sa cose che i protagonisti ignorano. 
Qui il meccanismo è lo stesso: il lettore è l'unico che come Aaron è a conoscenza di quel piccolo dettaglio. Questo pesante silenzio si espande quindi su tutta la storia e diventa ogni giorno più grande e più difficile da sostenere per le piccole spalle di Aaron. 
E i lettori patiscono con lui, in un meccanismo empatico inevitabile. L'unica forza per Aaron, lui sembra trovarla nel disfattismo che lo avvolge in qualunque direzione volga lo sguardo. 
E così, mentre si aprono diversi squarci di luce, lui pare coprirsi gli occhi per negarne l'esistenza. 
Gayle Forman tuttavia non vuole farne un nichilista, ma solo un ragazzo confuso e lievemente depresso, come è normale che sia, vista la sua situazione. 
Interessante è constatare la diversità diametrale che esiste tra padre e figlio, nei confronti dei dispiaceri che hanno colpito entrambi. Tanto il padre si è rifugiato in una dimensione di protezione, fatta di ricordi, di libri, di fiducia nel domani e nel prossimo, inconsapevolmente hyggelig, tanto Aaron è incapace di ragionare in positivo sulle cose: tutti sono potenziali nemici, tutti lo vogliono fregare, tutto sta andando a rotoli. 
E così al valore di una storia costruita su un grande silenzio che prende una china verso una inevitabile collisione, se ne aggiungono altri: primo fra tutti appunto la capacità dimostrata nel dare crescente spessore e complessità ai diversi personaggi, ottenuto con un sapiente e parco dosaggio di informazioni. Ma ancora, a mettere sul piatto un buon numero di questioni e di saperle intrecciare senza mai cadere nell'ovvio o nella didascalia. 
L'amore, la solitudine, le dipendenze, la disabilità, il lavoro di squadra, l'amicizia, la ricerca di sé, i libri, la musica, le seconde possibilità, l'abbandono, la morte, la paura, i problemi finanziari, la passione, l'ottimismo e la sfiducia. Non è poca roba. 
E tutto questo, per sapiente costruzione narrativa, trova un suo preciso posto. 
Tutto si incastra alla perfezione verso un finale che è inaspettato e pieno di futuro, circostanza che per un dinosauro sull'orlo dell'estinzione è una svolta non da poco. 
Gran bella storia.

Carla

venerdì 7 ottobre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

QUANTA TRISTEZZA E QUANTA GIOIA



Certe storie possono essere scritte solo, o quasi, in America: un romanzo on the road, un padre e una figlia su uno scuolabus riadattato a casa su ruote, in giro fra uno Stato e l’altro, fuggendo un dolore per entrambi insostenibile.
Questa è la storia di Coyote Sunrise e di suo padre Rodeo, scritta da Dan Gemeinhart con il titolo ‘L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise’, che Edt Giralangolo pubblica con la traduzione di Aurelia Martelli.
A prima vista sembrano una coppia stravagante, un hippy dal look piuttosto trascurato e una dodicenne molto indipendente, che viaggiano su un bus chiamato Yager; in realtà sono due persone attraversate da un grande dolore, in seguito al quale hanno cambiato vita e cambiato nome, lasciandosi alle spalle una cittadina, Poplin’Springs, in cui sono sepolti, anche materialmente, i loro ricordi. Ad interrompere il viaggio senza meta arriva una telefonata della nonna che comunica a Coyote che stanno per abbattere gli alberi di un parco vicino alla loro vecchia casa; ai piedi di uno di questi alberi è sepolta una scatola dei ricordi, che la ragazzina aveva messo lì insieme alla mamma e alle due sorelle, morte poi in un incidente automobilistico.
Per Coyote tornare a casa e recuperare quella scatola diventa una necessità assoluta, ma per farlo deve ingannare il padre che mai e poi mai sarebbe disposto a tornare a casa.
La ragazzina è intraprendente e sa come persuadere il genitore a seguire i suoi desideri e comincia facendogli accettare la presenza di un gattino, Ivan, a bordo. S’inventa di avere un desiderio irrefrenabile per un certo panino, come si fa in una cittadina vicina a Poplin’Springs e così si mettono in cammino, incontrando lungo la strada altre persone in cerca di una svolta nella loro vita: Lester, indeciso se tornare dalla fidanzata o seguire la sua passione per la musica e la sua band, Salvador e la madre Esperanza, in fuga da un marito e padre violento e in cerca di una lavoro; Val, cacciata di casa e la capra Gladys. Uno dopo l’altro salgono sul bus, dopo aver risposto a tre domande sulle preferenze in fatto di libri, di luoghi e di panini. Ognuno porta il proprio bagaglio di tristezza e di dolore, ognuno è in grado di trasmettere all’altro tutta la gioia che c’è nel conquistarsi vita e speranza, un pezzetto alla volta.
Gemeinhart riesce a raccontare questa storia on the road con leggerezza, ironia, facendo scoprire un po’ per volta al lettore e alla lettrice il segreto che guida la vita di Coyote e Rodeo, il passato drammatico che li porta a fuggire. I rimandi sono molteplici, nella letteratura anche recente e nella filmografia. Il rapporto padre figlia è l’asse intorno a cui ruota tutta la narrazione: l’affetto, il dolore, la paura di soffrire ancora, il proteggersi a vicenda, vivendo la vita attimo per attimo. Cpyote ha però bisogno di riconnettersi alla sua vita passata e per aiutarla in questa ricerca, Rodeo rinuncia alla sua fuga.
L’intreccio alterna momenti di serena quotidianità di questa strana e pur vitale comunità ad altri in cui le avversità rischiano di mettere tutto in discussione. La gioia, di essere vivi e in buona compagnia, e la tristezza, di cui è pieno il mondo, si intrecciano strettamente, così come è naturale che sia.
Con leggerezza, dunque, si arriva all’epilogo e il lettore e la lettrice, di almeno undici anni, si ritroveranno con qualche consapevolezza in più sulla complessità della vita, ma anche con un moderato, sorridente ottimismo.

Eleonora

“L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise”, D. Geimenhart, trad. A. Martelli, Edt Giralangolo 2022