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mercoledì 31 gennaio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


OSTINAZIONE VINCENTE



La vita di Primrose Squarp, protagonista del romanzo di Polly Horvath ‘Tutto sopra un waffle’, pubblicato da Camelozampa con la traduzione di Alice Casarini e le illustrazioni di Veronica Truttero, non è certo semplice: i suoi genitori sono scomparsi in mare e tutta la comunità di Coal Harbour, tranne la protagonista, è convinta che non ritorneranno più.
Affidata in un primo tempo alle cure dell’attempata Miss Perfidy, in seguito va a vivere con lo stravagante zio Jack Dion.
L’ostinazione con cui Primrose sostiene la sopravvivenza dei genitori le genera intorno un clima prima di comprensione , poi di diffidenza, tanto che miss Honeycut, insegnante alla scuola della ragazzina, si impegna a trovare una soluzione alternativa per la giovane ‘orfana’, che però non si sente tale.
In effetti lo zio Jack la lascia spesso da sola, impegnato com’è, dopo aver lasciato la carriera militare, a fare affari nel settore immobiliare. In questi lunghi pomeriggi solitari, Primrose spesso va alla spiaggia ad aspettare il ritorno dei genitori, accompagnata dal cucciolo Mallomar. Questo passatempo, ben comprensibile, talvolta le costa caro. Ma la spiaggia non è l’unico luogo in cui la ragazzina ama andare: l’unico posto accogliente in città per lei è il ristorante di Kate Bowzer, il ‘Girl on the Red Swing’; è con lei che impara a cucinare una serie di ricette, che intercalano sapientemente la narrazione. Kate rappresenta un’isola di buonsenso e operosa quotidianità, mentre lo zio si allontana per il lavoro, miss Perfidy invecchia sempre di più e miss Honeycut imperversa con i suoi tediosi aneddoti di viaggi più o meno esotici.
In questo stravagante tran tran si inserisce un episodio drammatico: nell’incendio delle villette a schiera che lo zio vende ai suoi concittadini, l’uomo, pompiere volontario, si infortuna e Primrose deve subire un’adozione temporanea presso due anziani coniugi, Evie e Bert. Lontanissimi dall’idea di sostituire i suoi genitori, che Primrose continua ad aspettare con incrollabile ostinazione, Evie e Bert cercano di assecondarla, mantenendo i contatti con lo zio ricoverato e con Kate.
Ambientato nell’isola canadese di Coal Harbour, vicino a Vancouver, il romanzo di Primrose è raccontato in prima persona, portando il lettore e la lettrice in un mondo molto concreto, in cui le ricette di cucina o i maglioni scomparsi hanno un ruolo importante, e nello stesso tempo fantastico, rappresentato dalle visioni dei fantasmi dei balenieri scomparsi in mare, dalle inspiegabili coincidenze, dalle visioni di miss Perfidy, la cui mente percepisce cose che lei stessa non sa di sapere.
In una narrazione ironica, leggera, quasi disincantata, non mancano però le riflessioni su ciò che consente alle persone di sopravvivere anche nelle prove più dure, sul senso di gratitudine nei confronti di chi aiuta anche senza condividere lo stesso punto di vista, sul desiderio, destinato al fallimento, di proteggere chi si ama. La Horvath è una scrittrice il cui valore è stato sottolineato dai numerosi premi raccolti dai romanzi ‘Il tempo delle conserve’ e ‘La casa di Pine Island’. Anche in questo romanzo dimostra la rara capacità di raccontare la complessità delle relazioni familiari, degli eventi che a volte le stravolgono con una leggerezza che non è mai superficialità.
Il personaggio di Primrose non può non piacere a lettrici e lettori, dagli undici anni in poi, che apprezzino le storie familiari, fatte di legami, di speranze ostinate, di solidarietà.

Eleonora

“Tutto sopra un waffle”, P. Horvath, ill. di V. Truttero, Camelozampa 2023


mercoledì 18 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MEMORIA


Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001, poi ristampato, insieme agli altri tre romanzi collegati, nel 2014 nel volume dal titolo ‘L’isola lontana. Quadrilogia della memoria’, esce ora nella nuova collana Universale economica Feltrinelli ragazzi col titolo ‘Un’isola nel mare’, pubblicato dall’autrice svedese Annika Thor nel 1996.
Ispirato alle vicende della madre dell’autrice, il romanzo è ambientato su un’isola svedese di fronte a Göteborg che nel 1939 ospitò diversi bambini ebrei per sottrarli ai rastrellamenti che avvenivano nell’Europa occupata dai nazisti. La protagonista è l’undicenne Steffi, che, con la sorellina Nelli, si trova catapultata in un mondo completamente diverso dal suo: figlie di ebrei benestanti di Vienna, dove il padre esercitava la professione medica e la madre era cantante d’opera, si trovano nelle case modeste di famiglie di pescatori, dove tutto è dignitosamente povero, dal cibo ai vestiti.
Le due bambine sono convinte che si tratti di passare un’estate lontane dai genitori, ma mese dopo mese diventerà sempre più evidente che per i genitori sarà difficile se non impossibile espatriare.
Nelli, la più piccola, non ha difficoltà ad ambientarsi, inserita in una famiglia numerosa guidata da ‘zia’ Alma. Steffi va a vivere da zia Marta, una donna matura, poco loquace e fervente cristiana.
L’autrice mostra tutta la sua abilità nel mostrarci la vicenda attraverso gli occhi di una bambina, che poco comprende delle tragiche vicende che stanno sconvolgendo l’Europa: sa che i nazisti rappresentano il Male in Terra, ma crede che non sia troppo difficile sfuggirgli per espatriare tutti insieme in America.
Passano le settimane e i mesi e Steffi si sente sempre più abbandonata, non riesce a legare con le sue coetanee, che, per altro, la scherniscono. Anche la famiglia che generosamente la ospita non sembra in grado di colmare il vuoto affettivo che affligge la bambina, anche se il marito di Marta, il pescatore Evert, cerca di rassicurarla e proteggerla. La guerra si fa sempre più vicina, la Germania invade la Norvegia, la speranza di rivedere i propri genitori diventa sempre più flebile; nonostante questo s’intravede un briciolo di futuro da cui poter ripartire.
L’autrice, che attinge alle memorie familiari, riesce a dar conto del punto di vista ingenuo di una ragazzina e con grande abilità guida l’evoluzione dei personaggi, il loro arco narrativo, rendendoli via via più credibili: con gli occhi di Steffi, il lettore scopre i drammi, i legami, le piccole miserie di un mondo semplice, ma capace di grande generosità. Nello stesso tempo, lo straniamento della protagonista prende corpo in una lingua, in una religione diverse da quelle di partenza, così come sembrano all’inizio inaccettabili le durezze di una vita povera.
Lontano da qualsiasi retorica, lontano dalle tragedie più estreme provocate dall’affermazione del nazismo in Europa, il romanzo rende conto delle storie drammatiche di chi, seppur sfuggito ai campi di sterminio, ha visto stravolta la propria vita e il proprio futuro, ha sperimentato sulla propria pelle l’antisemitismo strisciante presente ben oltre i confini tedeschi.
La tetralogia de ‘L’isola lontana’ ha vinto lo ‘Jugendliteraturpreis’ in Germania.
Vale la pena riprendere in mano questo romanzo, e i suoi seguiti, per la delicatezza e l’intelligenza con cui sono trattati le grandi tragedie della Seconda Guerra Mondiale, gli eroismi e le crudeltà, la difficoltà di crescere in un contesto dominato dall’incertezza e dalla paura.
Lettura adatta a lettrici e lettori che abbiano almeno undici anni.

Eleonora

“Un’isola nel mare”, A. Thor, Feltrinelli 2023



venerdì 7 ottobre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

QUANTA TRISTEZZA E QUANTA GIOIA



Certe storie possono essere scritte solo, o quasi, in America: un romanzo on the road, un padre e una figlia su uno scuolabus riadattato a casa su ruote, in giro fra uno Stato e l’altro, fuggendo un dolore per entrambi insostenibile.
Questa è la storia di Coyote Sunrise e di suo padre Rodeo, scritta da Dan Gemeinhart con il titolo ‘L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise’, che Edt Giralangolo pubblica con la traduzione di Aurelia Martelli.
A prima vista sembrano una coppia stravagante, un hippy dal look piuttosto trascurato e una dodicenne molto indipendente, che viaggiano su un bus chiamato Yager; in realtà sono due persone attraversate da un grande dolore, in seguito al quale hanno cambiato vita e cambiato nome, lasciandosi alle spalle una cittadina, Poplin’Springs, in cui sono sepolti, anche materialmente, i loro ricordi. Ad interrompere il viaggio senza meta arriva una telefonata della nonna che comunica a Coyote che stanno per abbattere gli alberi di un parco vicino alla loro vecchia casa; ai piedi di uno di questi alberi è sepolta una scatola dei ricordi, che la ragazzina aveva messo lì insieme alla mamma e alle due sorelle, morte poi in un incidente automobilistico.
Per Coyote tornare a casa e recuperare quella scatola diventa una necessità assoluta, ma per farlo deve ingannare il padre che mai e poi mai sarebbe disposto a tornare a casa.
La ragazzina è intraprendente e sa come persuadere il genitore a seguire i suoi desideri e comincia facendogli accettare la presenza di un gattino, Ivan, a bordo. S’inventa di avere un desiderio irrefrenabile per un certo panino, come si fa in una cittadina vicina a Poplin’Springs e così si mettono in cammino, incontrando lungo la strada altre persone in cerca di una svolta nella loro vita: Lester, indeciso se tornare dalla fidanzata o seguire la sua passione per la musica e la sua band, Salvador e la madre Esperanza, in fuga da un marito e padre violento e in cerca di una lavoro; Val, cacciata di casa e la capra Gladys. Uno dopo l’altro salgono sul bus, dopo aver risposto a tre domande sulle preferenze in fatto di libri, di luoghi e di panini. Ognuno porta il proprio bagaglio di tristezza e di dolore, ognuno è in grado di trasmettere all’altro tutta la gioia che c’è nel conquistarsi vita e speranza, un pezzetto alla volta.
Gemeinhart riesce a raccontare questa storia on the road con leggerezza, ironia, facendo scoprire un po’ per volta al lettore e alla lettrice il segreto che guida la vita di Coyote e Rodeo, il passato drammatico che li porta a fuggire. I rimandi sono molteplici, nella letteratura anche recente e nella filmografia. Il rapporto padre figlia è l’asse intorno a cui ruota tutta la narrazione: l’affetto, il dolore, la paura di soffrire ancora, il proteggersi a vicenda, vivendo la vita attimo per attimo. Cpyote ha però bisogno di riconnettersi alla sua vita passata e per aiutarla in questa ricerca, Rodeo rinuncia alla sua fuga.
L’intreccio alterna momenti di serena quotidianità di questa strana e pur vitale comunità ad altri in cui le avversità rischiano di mettere tutto in discussione. La gioia, di essere vivi e in buona compagnia, e la tristezza, di cui è pieno il mondo, si intrecciano strettamente, così come è naturale che sia.
Con leggerezza, dunque, si arriva all’epilogo e il lettore e la lettrice, di almeno undici anni, si ritroveranno con qualche consapevolezza in più sulla complessità della vita, ma anche con un moderato, sorridente ottimismo.

Eleonora

“L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise”, D. Geimenhart, trad. A. Martelli, Edt Giralangolo 2022



mercoledì 20 febbraio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA IDEA DIVERSA DI EROISMO


Dopo il fortunato, e contestato, successo delle ‘Storie della buonanotte per bambine ribelli’ si è aperta la diga che evidentemente ha impedito negli anni passati che si scrivesse di biografie di donne valorose, o anche solo importanti. Sono comparsi emuli e imitatori, sono nate intere collane che nell’editoria per ragazze e ragazzi trattano di biografie di personaggi illustri. Se ci siamo sentiti tutti saturati da questo genere di letture, è vero anche che finalmente alle bambine e ragazzine si è regalato qualcosa di diverso dalle storie di ballerine e principesse, declinate in tutta la gamma del rosa.
Quindi, appena arrivata in libreria la nuova impresa di Michela Murgia, ‘Noi siamo tempesta. Tanti. Insieme. Diversi’ pubblicata da Salani, ho pensato davvero di dovermi sobbarcare la tediosa lettura di biografie ‘altre’.
E invece no: sia per la qualità della scrittura della Murgia che, nell’essere sintetica quanto necessario, riesce a essere sempre limpida nella sua esposizione, mai retorica, mai banale; sia per la scelta degli episodi raccontati, alcuni prevedibili, altri assolutamente no, questo libro, pur nella scia dei già citati casi editoriali, si presenta con un approccio del tutto originale.


La scelta di campo operata dall’autrice è quella di raccontare le vittorie che derivano dall’essere insieme, dal vivere una dimensione collettiva, in contrapposizione a quelle narrazioni, assolutamente prevalenti, che parlano di eroi ed eroine che da soli affrontano il pericolo e salvano il mondo.
Qui, invece, si parla di solidarietà e di collettività capaci di affrontare le situazioni difficili proprio in virtù dell’essere insieme.
In realtà questi episodi andrebbero raccontati tutti, perché riportano alla memoria episodi dimenticati, o affatto conosciuti e che, raccontati così, assumono tutto un altro valore: si va dalla battaglia delle Termopili, che diventa un episodio di eroismo collettivo, nato da una società militarista come quella di Sparta; all’istallazione di Maria Lai nel paese di Ulassai, che finalmente è riuscito a sentirsi comunità. Dalla solidarietà delle nonne di Plaza de Mayo, che hanno combattuto strenuamente contro la dittatura argentina nel nome di figlie e figli, e nipoti, scomparsi; alle streghe della notte, le aviatrici sovietiche che costituivano un corpo speciale durante la seconda guerra mondiale. Dalle bambine e bambini di una scuola elementare che si sono fatti tagliare a zero i capelli per solidarietà con una compagna di classe malata di tumore; al gruppo di omosessuali, o presunti tali, confinati dal regime fascista nelle isole Tremiti.


Dunque tematiche diverse, raccontate con semplicità e spiegate con una breve nota storica alla fine di ciascun episodio, diversi tipi di ‘eroismo’ o forse più che di eroismo dovremmo parlare di quel tipo di forza che viene fuori dall’essere insieme.
C’è molta materia per discutere in classe, c’è molto da dire sia sugli episodi lontani nel tempo che in quelli della nostra triste contemporaneità, come quelli che raccontano la fortunata avventura dell’Orchestra di Piazza Vittorio o come il gruppo di audaci che hanno messo in mare, contro tutti i divieti, un cargo per salvare migranti, la Mediterranea Saving Humans. E poi l’incredibile storia della Stazione Zoologica di Napoli, e la macchina di Turing e così continuando.
Sono certa che qualcuno o qualcuna ravviserà una sorta di furbizia in questa operazione editoriale, che si inserisce in un filone finora fortunato, ma credo che il messaggio che il libro contiene abbia senso e rivesta anche una grande importanza, proprio perché i ragazzi e le ragazze di oggi faticano a pensarsi come soggetto collettivo, ed è un gran male, per loro e per noi.
Va anche detto che il libro ha una bella impaginazione e immagini che accompagnano il testo con efficacia, grazie al lavoro dello studio grafico The world of Dot e alla partecipazione di Paolo Bacilieri, che racconta la storia delle Streghe della notte in un bel fumetto.
Mi sembra una bella lettura per lettrici e lettori a partire dagli otto anni, ma che consiglierei vivamente a genitori e insegnanti.

Eleonora

“Noi siamo tempesta. Tanti. Insieme. Diversi”, M. Murgia, Salani 2019


mercoledì 18 luglio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORSETTO SUL CARRETTO

L'isola dei giocattoli perduti, Cynthia Voigt, Fabio Sardo
(trad. Alessandra Orcese)
Giunti 2017


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Lui era una palla marrone di orso. Aveva una testa marrone di pelo, con due bottoni lucidi al posto degli occhi, un tozzo musetto marrone e piccole orecchie marroni. Non aveva collo e aveva le braccia corte e un pancino rotondo e marrone, e aveva perso le gambe tanto tempo prima."

Lui è Teddy. L'orsetto sul carretto. L'orso pieno di domande, l'orso filosofo, l'orso curioso. Ad evidenza, il catalizzatore di un gruppo eterogeneo di giocattoli scompagnati che vivono sulla stessa isola: Umpah, un elefante maschio, molto materno e con la passione della cucina, Sid, un serpente sempre affamato dei muffin di Umpah, Peng, il pinguino di legno solitario e introverso, Zia, una maialina con la passione per il rosa e Prinny, anch'essa porcellina dai mille desideri, Mister C, un coniglio misterioso e Clara una bambola con la vocazione al comando.
Intorno a questo orso che non può muoversi autonomamente ruotano tutti gli altri. Spetta a lui, nonostante l'impossibilità di deambulare, il merito di dare l'avvio a tutte le avventure. È Teddy che muore dalla voglia di vedere cosa c'è al di là dei meli e che organizza una spedizione. È Teddy che decide di andare al mare perché Prinny impari a nuotare. 


Qualsiasi novità si presenti è a Teddy che va riferita, perché Teddy è quello più adatto a pensare. Quando invece si tratta di cibo entra in gioco Umpah, e quando c'è da organizzare una festa a sorpresa è Prinny che prende il comando. A Zia invece spetta il compito di impersonare la voce della prudenza. A Peng il ruolo del Bastian Contrario e a Mister C quello dell'inafferrabile. A Sid il magnifico ruolo di tenere assieme le fila di questo scombiccherato ma affiatato gruppo. Tutto bene fino all'arrivo di Clara, bambola perduta. Per indole sembra nata per fare la regina. Il suo compito, fortunatamente effimero, è quello di mettere regole che ne garantiscano la supremazia. Dura poco il suo regno. Rientrata nei ranghi, Clara torna a essere una di loro.
Giusto in tempo per una grandiosa festa a sorpresa. In onore di chi?

In una galleria di caratteri molto ben definiti e in una semplice sequenza di fatterelli, Cynthia Voigt costruisce un racconto piacevolissimo. Cosa lo rende tale? In primo luogo il tono sommesso, sulla scia del canone classico che ricorda e volutamente allude a Milne, e che dà vita a una storia fatta soprattutto di contesto e personaggi, ovvero di atmosfere, spesso piovose, e caratteri, spesso malinconici. In secondo luogo lo spunto di partenza, ovvero il giocattolo perduto: un topos letterario che ha precedenti illustri a partire dal bellissimo Mi sono perso di Gregoire Solotareff e Olga Lecaye, madre e figlio nonché giganti dell'albo illustrato d'autore (Babalibri 2003). O ancora Oh, com'è bella Panama di Janosch (Kalandraka, 2013).


A parte questo, il giocattolo, per giusta perduto, esercita necessariamente un ascendente sull'emotività dei lettori, grandi o piccoli che siano. E anche qui non si fa eccezione.
Terzo motivo di apprezzamento è certa sapienza, scevra da ogni retorica e stereotipo, nel voler affidare a una bambola o a un orsetto, o a un pinguino di legno pensieri e ragionamenti piuttosto 'umani' su cui eventualmente, a libro chiuso, si può continuare a riflettere. Quarto, ma non ultimo, motivo di apprezzamento risiede nella doppia traduzione che del testo di Voigt hanno fatto rispettivamente Alessandra Orcese, a parole, e Fabio Sardo, con i sui disegni. Da una parte c'è la scorrevolezza di un testo che sa essere esatto, senza nessun timore di apparire complesso. Anzi facendosene, giustamente, vanto. E dall'altra c'è un immaginario classico e soffice, e come altrimenti?, che trova forma e spessore materico: una per tutte le piegoline delle orecchie di Umpah.

Carla

venerdì 22 giugno 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LE PAROLE PER DIRLO


Singolare coincidenza, che un libro appena pubblicato in Gran Bretagna e felicemente tradotto in Italia dall’editore Nord-Sud, abbia un’eco immediata nei tristi fatti della cronaca politica.
Il libro in questione, ‘Il giorno che venne la guerra’, della poliedrica e talentuosa Nicola Davies con le illustrazioni di RebeccaCobb, parte da un episodio verificatosi in Gran Bretagna; l’episodio, piccolo, parla di un fatto più grande, il respingimento di 3000 bambini da parte del governo britannico nel corso del 2016.
Ma veniamo alla nostra storia: c’è una bambina che vive una vita normale in un paese normale, fino a quando non sopraggiunge la guerra che riesce a toglierle tutto, ma proprio tutto quello che ha, casa, affetti, punti di riferimento. Lei come tanti intraprende un lungo viaggio, attraverso paesi sconosciuti e un mare ostile, per approdare in un campo profughi, come tanti. Vorrebbe avere una vita normale, come l’aveva prima, andare a scuola, fare amicizia con altri bambini, ma gli usci restano chiusi e a scuola non ci sono abbastanza sedie. Già, e questo è l’episodio reale, si può essere respinti da una scuola per mancanza di sedie.


Nicola Davies a questo punto suggerisce che l’unica risposta possibile è la solidarietà, manifestata sui social media da tante sedie vuote. E’ sufficiente aprire la porta di casa, mettere a disposizione quel poco o tanto che si ha per fare spazio a chi ha perso tutto.
Questa è la storia, raccontata con grande sobrietà dalle parole misurate della Davies e dal disegno essenziale della Coob. Sarebbe facile emozionare e commuovere il piccolo lettore, turbarlo, anche. Ma l’importante è che capisca. Capisca che ci sono posti nel mondo dove i bambini non sono affatto amati: i paesi dove ci sono le guerre, certo, ma anche quelli con i mostruosi campi profughi o i lager come quelli libici; i paesi in cui i bambini, separati dai genitori, vengono messi dentro grandi gabbie; o dove si pensa di ‘censirli’ in quanto appartenenti a gruppi etnici ‘diversi’, o a cui viene negato l’accesso a scuola perché vengono dopo qualcun altro.


Bisogna trovare le parole per dirlo, per spiegare quello che ragione non ha, se non una vile ragion di stato o una sgangherata propaganda. Sulla pelle dei bambini e delle bambine, sulla pelle di chi rappresenta il nostro futuro.
Bisogna trovare gli strumenti per aiutare la nascita di una consapevolezza nuova, che quello che consideriamo un valore assoluto, universale, tale non è. La tutela dell’infanzia sempre e comunque è condizionata, in alcuni luoghi, dall’etnia, dalla religione, dallo status sociale. Il luogo in cui si nasce può essere ragione di fortuna o di sventure.


Sarà ora di dire basta, ritroveremo la voce per farlo, con il senso di civiltà e di misura di cui questo albo è un bell’esempio. Per ragionare insieme, grandi e piccini, su un futuro diverso da questo terribile presente.

Eleonora

“Il giorno che venne la guerra”, N. Davies e R. Cobb, Nord-Sud edizioni 2018




venerdì 24 marzo 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A GUARDARE IL MONDO...

Little Miss Florida, Kate Di Camillo (trad. Laura Bortoluzzi)
Il Castoro, 2017


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Il sole era parecchio alto nel cielo, pareva una scena stile mezzogiorno di fuoco. Ma quello non era un film western:erano le lezioni di twirling a casa di Ida Nee, nel cortile di Ida Nee.
Era l'estate del 1975.
Era il cinque giugno.
E due giorni prima, il tre giugno, il padre di Raymie Clarke era scappato con una donna che faceva l'igienista dentale."

Ritrovarsi da un giorno all'altro senza padre provoca a quella ragazzina, pensandoci, un piccolo e acuto dolore che le trafigge il cuore. Ma Raymie ha un piano in tasca: diventare Miss Florida, ovvero finire sulle prime pagine dei quotidiani ed essere, in tal modo, vista dal padre mentre sfoglia il giornale, facendo colazione in un ristorante chissadove. Lui vedrà che la sua bambina è diventata famosa e mollerà su due piedi l'igienista e tornerà a casa ad abbracciarla. Facile.
Prendere lezioni di twirling è fondamentale per Raymie se vuole vincere il premio. Accanto a lei, a lezione, ci sono altre due ragazzine che, per motivi diversi, hanno anche loro un bel problema da risolvere. Louisiana Elefante, figlia di acrobati adesso orfana, vive con sua nonna e ambisce al premio di Miss Florida per avere due soldi che le garantiscano il pranzo con la cena. La terza, Beverly Tapinski, figlia di un poliziotto a New York e di una reginetta di bellezza campionessa di twirling piuttosto manesca, ha come obiettivo quello di sabotare il suddetto concorso.
Diverse per indole e per fisionomia, le tre, inevitabilmente, finiscono per far squadra e darsi il nome di Rancheros per combattere e superare le molte, troppe, avversità che la vita gli pone davanti.
Una vera e propria rocambolesca e esilarante corsa a ostacoli con gatti scomparsi, madri depresse, padri lontani, vecchiette urlanti, segretarie premurose e su tutti un personaggio letterario da imitare, cercando a tutti i costi la buona azione da compiere.

Parte come un razzo Di Camillo: nelle prime tre o quattro pagine il lettore è così tanto in media re che fatica a orientarsi: una cittadina della Florida, un cortile di una casa sulle rive del lago Clara, tre bambinette di 10 anni, di cui una appena svenuta, una seconda piuttosto scontrosa, e una terza con l'anima in fase di rimpicciolimento, sono a lezione di twirling da una strana signora piuttosto anaffettiva che indossa stivali bianchi con il tacco. Un vero volteggio, twirl, di parole e situazioni. Superato il primo impatto di straniamento, tutto lentamente e inesorabilmente converge verso un nodo centrale: la nascente amicizia, fatta soprattutto di mutuo soccorso, di tre bambine un po' provate dalla vita che le sta facendo volteggiare, twirling, un po' troppo.
La provincia americana, raccontata superbamente da una delle penne più felici e più premiate del panorama statunitense, è lo sfondo di questa storia intrecciata di tre bambine che, a modo loro, cercano di trovare una loro personale e meritata felicità.
Lo stile di Kate Di Camillo si riconosce per la sua fluidità, la schiettezza, l'ironia e un'ineguagliata leggerezza e grazia. La sua poetica si riconosce ancora una volta nella sua determinata volontà di affrontare temi spinosi, quali la frequente inadeguatezza e la negligenza del mondo degli adulti. Nel contempo e per contrasto, Di Camillo sa raccontare con passione e affetto sincero la inesauribile energia dei più piccoli, sempre molto impegnati e infaticabili nel raggiungimento di una certa qual felicità. Sempre meravigliosi sono i suoi ritratti dei personaggi, qui in Little Miss Florida, le tre facce di una infanzia al femminile, quella surreale e poetica di Louisiana, quella tosta e risoluta di Beverly e quella ansiosa ma coraggiosa della piccola Raymie, che più di tutti, giorno dopo giorno, acquisisce consapevolezza di sé. Lei, con la sua anima che si espande e si ritira a seconda della situazione, lei che ha imparato a flettere le dita dei piedi e a identificare i propri obiettivi,  è un faro nella nebbia. Anche per noi grandi che, finito il libro, ci troviamo gli occhi umidi.

Carla

martedì 4 agosto 2015

ECCEZION FATTA!


DEDICATO AI BAMBINI IN CAMMINO


La cronaca di questi ultimi mesi non ci ha risparmiato una rassegna di orrori che sembra veramente senza fine e senza limiti: dal bimbo palestinese morto nella casa incendiata dai coloni israeliani, che si contendono la terra con i palestinesi nel nome di un dio; ai morti sui barconi della disperazione, dal grande naufragio di quest'inverno allo stillicidio quotidiano, la cui cronaca, fra le righe, cita spesso bambini e adolescenti; ai bambini e alle bambine che in questi viaggi vengono separati dai genitori e di cui spesso si perdono le tracce; all'uso dei bambini e delle bambine come bombe umane, destinate a straziare il proprio e l'altrui corpo, secondo i dettami di neri califfati e jihadisti assetati di sangue.


Ce n'è per inorridire un po' ogni giorno, così per difesa, forse, o per impotenza, ogni giorno dimentichiamo qualcosa o qualcuno.
Così, in un giorno di memoria, come è il 2 agosto per tutti noi, dedico questa piccola recensione a tutti i bambini e le bambine che stanno scappando dalla guerra, dalla fame, dai soprusi; e la dedico anche alle nostre coscienze pigre, che s'indignano a giorni alterni, a seconda del messaggio mediatico cui sono state esposte.
Il libro di cui vi parlo è Akim corre, di Claude K. Dubois, illustratrice belga, pubblicato alla fine del 2014 da Babalibri. Il libro, un piccolo illustrato, è stato pubblicato nel 2012 da L'école des loisirs in collaborazione con Amnesty International.


Racconta di un bambino che vive la sua vita tranquilla in un anonimo villaggio, fino al giorno in cui questo viene bombardato. Nella confusione che ne deriva, case distrutte, morti, feriti, Akim perde il contatto con i suoi genitori e comincia a scappare insieme agli altri superstiti. Si rifugia in una casa, dove viene aiutato da una mamma con un bimbo piccolo; trova un piccolo giocattolo, un orsetto di pezza. Ma la consolazione dura poco, arrivano i soldati di un esercito occupante che lo prendono per andare in cerca di acqua nei pozzi; poi di nuovo la fuga, l'arrivo in un campo profughi, dove finalmente viene accolto e curato e dove ritrova la madre.


Storia semplice, esemplare, valida per tutte le guerre, che dilagano nel mondo e producono questa grande ondata migratoria che preme ai confini dell'algida Europa; quell'Europa che si considera culla di civiltà e che si barrica, disperatamente e inutilmente, dietro muri e divieti e regole che sono fatte per essere ignorate.
È un libro a tema, una storia che vale per tutte le storie non raccontate e che non conosceremo mai, le storie degli Akim palestinesi, siriani, sudanesi, curdi e così via.


Lo stile illustrativo ricorda moltissimo quello di Gabrielle Vincent: poco testo, a chiarire qualche passaggio, il resto è affidato al disegno, semplice, esplicativo, sui toni del grigio e dell'ocra, appena accennato.
Per chi avesse voglia di approfondire, ricordo il bel libro, curato da Dave Eggers, Erano solo ragazzi in cammino, la biografia di uno dei ragazzi che ce l'ha fatta, arrivando in America dal Sudan, Valentino Achac Deng.
Un modo per esprimere solidarietà è sostenere le organizzazioni umanitarie che, senza retorica e con molto sacrificio, accolgono, curano difendono.


Eleonora

“Akim corre”, C.K. Dubois, Babalibri 2014



mercoledì 4 febbraio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DEL 7, DEL ROSSO E DEI GIRASOLI



Il destino è stato davvero crudele con Willow, dodicenne di colore e un po' strana, con una passione smisurata per l'epidemiologia, la biologia delle piante e per il numero 7: per ben due volte resta orfana, perdendo prima i genitori naturali e poi quelli adottivi, con i quali aveva stabilito un solido legame.
E' una ragazza superdotata, con una prodigiosa mente matematica e un'insaziabile desiderio di conoscenza, praticamente un'aliena per la maggioranza dei suoi coetanei; fa di tutto per mimetizzarsi, tanto da sembrare didatticamente in difficoltà: ed ecco l'intervento dello psicologo scolastico, Dell, che si rivela essere un approssimativo cialtrone, capace solo di creare una sorta di classificazione degli 'svitati' che incontra per lavoro.
Da un giorno all'altro, Willow diventa un caso da servizi sociali, è sola, senza parenti che possano prendersi cura di lei; ma c'è un passaggio cruciale, un germoglio invisibile che, prendendo corpo, cambia il corso degli eventi. E' il microscopico legame che è riuscita a creare con Mai, ragazzina di origini vietnamite, che accompagna lo scorbutico fratello Quang-ha dallo stesso psicologo di Willow. La ragazza, informata della tragedia, porta la giovane amica dalla madre Pattie, che gestisce un salone di bellezza; la madre prende le redini della situazione e non solo ospita l'orfana, ma imprime una svolta a tutta la situazione: per sembrare una famiglia credibile per l'affidamento temporaneo, sfratta Dell, coinvolto suo malgrado, dal suo appartamento e ci si trasferisce, trasformandolo da tugurio di uno scapolo disordinato in un ambiente perfetto da famiglia media. La presenza di Willow nel nuovo scalcinato condominio non resta inosservata.
Oltre a rivoluzionare la casa del riluttante amico, riesce ad impiantare un nuovo giardino nel cortile di casa, prima con dei girasoli e poi con uno strepitoso insieme di piante di tutti i tipi.
Nel frattempo, le vite di ciascuno e di tutti sono travolte e trasformate, ben più di quanto ciascuno ne sia consapevole: l'improvvisata rete di solidarietà che cresce attorno alla protagonista, e che vede anche un tassista che vuole studiare e il pignolo coinquilino di Dell, costituisce una sorta di strampalata famiglia allargata, forte abbastanza da convincere i servizi sociali.
La nostra Willow, che comprende bene i numeri, ma accetta i portafortuna di vario genere, ha un infallibile sguardo scientifico sul mondo e comprende poco le dinamiche personali, è un personaggio dalla simpatia contagiosa, costringe a sorridere anche descrivendo una situazione umana fra le più difficili che si possano immaginare.
L'autrice americana, Holly Goldberg Sloan, riesce a mantenere un giusto equilibrio fra il realismo di una situazione drammatica e l'ironia con cui affronta i personaggi, non lontani da tipologie che possono risultare assai familiari.
E' una storia coinvolgente, forse con un'inclinazione troppo sottolineata verso il lieto fine, ma in fondo è giusto così, è un messaggio forte e chiaro di fiducia nella possibilità di salvarsi, di rinascere, di ricominciare grazie alla rete di relazioni, non formali, non naturali, che possono accogliere ciascuno di noi. I lettori e le lettrici, dai dodici anni in poi, con tutta probabilità apprezzeranno.

Eleonora

Il mondo fino a 7”, H. Golberg Sloan, Mondadori 2015