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venerdì 14 febbraio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VICOLO CIECO


Tra le tante proposte editoriali che cercano di raccontare il mondo giovanile, l’ultimo romanzo di Gabriele Clima, ‘Black Boys’, pubblicato da Feltrinelli, credo abbia più di un motivo per essere segnalato.
Com’era già avvenuto con ‘La stanza del lupo’,  si ha a che fare con la materia incandescente del disagio giovanile, comunque lo si voglia definire, riuscendo a evitare i rischi delle storie ‘a tema’, spesso intrise di retorica.
Se è interessante l’intento, va detto che anche questa volta l’autore riesce nella difficile impresa di tenersi alla larga dai facili moralismi e dagli happy end scontati. Si tratta, infatti di una storia molto dura, che descrive, e qui un altro merito del libro, la galassia dei gruppi dell’estrema destra che si formano fra le curve degli stadi e i raid razzisti contro gli immigrati.
In breve la trama: il protagonista, Alex, è ossessionato dall’incidente automobilistico in cui è morto il padre e di cui ritiene responsabile un uomo di colore. Alex è stato due mesi in coma e quando si riprende vuole farsi in qualche modo giustizia e si mette sulle tracce di Moussa. Per aiutarlo, l’amico Teo lo fa incontrare con Ferenc, capo di una banda di neonazisti, ossessionato dagli immigrati e cultore della violenza politica. Alex un po’ per la sua ossessione, trovare il nero che reputa responsabile della morte del padre, un po’ per inerzia, si trova coinvolto con le azioni criminali del gruppo dei Black Boys. E’ proprio con la sua iniziazione che si apre il romanzo, e questo è un altro merito del libro, farci entrare direttamente nel dramma: il ragazzo deve dare una ‘lezione’ a un immigrato che dorme in un vecchio birrificio, ma le cose non vanno per il verso giusto, l’uomo rotola giù per un pendio proprio mentre un barca passa lì vicino e illumina col proprio faro il terzetto di teppisti.
Cosa muove realmente questo ragazzino tramortito dal lutto e dalla difficoltà a prendere atto di ciò che è realmente successo? Penso che qui Gabriele Clima riesca nell’obbiettivo più difficile, dar conto di quel mix, di potenziale drammaticità, che nella testa degli adolescenti mescola rabbia, solitudine, incapacità di comunicare col mondo adulto. Il dolore per la perdita porta Alex a perdere il senso del limite fra ciò che accettabile e ciò che non lo è, la dimensione etica viene distorta nella chiave della subalterna partecipazione a un gruppo, che fornisce identità e motivazioni a chi non riesce a costruirsele da sé.
Di bande criminali di ragazzi si sente parlare sempre più spesso nella cronaca nera, più o meno rivestita di motivazioni politiche. Mi è capitato di assistere, agghiacciata, alla conversazione di due giovani che parlavano di una spedizione punitiva contro un ragazzo di colore, colpevole solo di esistere, così come sono assurti agli onori della cronaca romana i ‘bangla tour’, i raid perpetrati contro persone provenienti dal Bangladesh, garantiti, i criminali, dalla certezza che le vittime non avrebbero sporto denuncia. Questo è quanto.
In questo putrido terreno di coltura può smarrirsi il ragazzo che, come il protagonista del romanzo, ha perso punti di riferimento e insegue confusamente un’idea personale di giustizia.
Il finale chiarisce e mette in ordine una storia che, raccontata in soggettiva dal protagonista, oscilla fra ricordo e ossessione e non fornisce, ed è un gran merito, soluzioni consolatorie. I personaggi sono tutti tragicamente credibili ed è di particolare intensità al figura della madre del protagonista, che incarna un’idea di forza del tutto diversa dalla muscolarità perdente di Ferenc e compagni.
‘Black Boys’ è certamente una lettura impegnativa, che può dire molto sul nostro presente a ragazze e ragazzi a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Black Boys”, G. Clima, Feltrinelli 2020


venerdì 7 giugno 2019

ECCEZION FATTA!


A CHE PUNTO SIAMO


A quasi quattro anni dal rapporto Pisa, redatto per l’Ocse, che delineava un quadro non esaltante per quanto riguarda la lettura in Italia, mi sembra interessante condividere le mie riflessioni sull’ultimo rapporto Aie  sullo stato del mercato editoriale.
Anche quest’anno, i primi mesi sono stati impietosi e indicano una flessione, non enorme, ma significativa, proprio perché il mercato editoriale italiano già di suo non è dei più floridi. Si comprano meno libri, in qualsiasi canale di vendita, si tratti di libri cartacei o e-book. Perde sensibilmente anche il settore ‘ragazzi’, finora traino incontrastato in anni sostanzialmente privi di bestsellers. Perdono vendite sostanzialmente la Grande Distribuzione e le librerie indipendenti, mentre acquistano uno spicchio di mercato in più le vendite online e le librerie di catena, che hanno in comune vastità di catalogo e soprattutto una politica di sconti aggressiva.


L’elaborazione dell’Aie si sofferma molto sulle modalità di scelta dei libri acquistati: consigli di amici e parenti sono la prima voce, ma è molto cresciuta la percentuale di persone che si documentano in rete, mentre crolla il ruolo delle pubblicazioni specializzate, delle recensioni sui giornali o, addirittura, in televisione. Particolarmente significativo il dato che il 51% di chi acquista online prima si documenta sui blog per poi effettuare l’acquisto sui link che in essi si trovano.
Significa che sostanzialmente si cercano nella rete le informazioni che orientano l’acquisto e la cosa non è un granché tranquillizzante perché in rete non si trova facilmente molta informazione indipendente.
Gli indici di lettura sembrano, ed è un dato grezzo che non distingue categorie all’interno dell’insieme dei lettori, stabili, con una leggera flessione nei lettori di e-book.
Cosa significano questi dati così raggruppati? Una prima constatazione, anche banale, che il nostro mercato del libro è sostanzialmente in una fase stagnante; che uno dei canali di vendita è in netta flessione; che a soffrire maggiormente della concorrenza della vendita online sono le librerie indipendenti.
Senza nulla togliere alla professionalità di chi lavora nelle librerie di catena, la difficoltà delle librerie indipendenti, unita al fatto che ci si rivolge a siti sponsorizzati per orientare le proprie scelte, implica una maggiore difficoltà a trovare riflessioni più approfondite, suggerimenti meno orientati al lato commerciale. Ci sono siti, o canali you tube, che possono fare la fortuna di un libro, così come ci sono ‘libri’, provenienti proprio dal mondo degli ‘influencer’, che vendono milioni di copie senza nemmeno passare dalle librerie.

Nello stesso tempo, trovo che le diverse iniziative, premi, concorsi, laboratori di lettura, circoli e altre iniziative, comincino ad avere una maggiore estensione e capillarità. Mi riferisco, ovviamente, soprattutto al mondo dell’editoria per ragazzi, dove è sicuramente maggiore l’attenzione alla costruzione del soggetto ‘lettore’.


Qui diventa centrale il ruolo della scuola che, come risultava già evidente nella pubblicazione di Save the Children Italia, ‘Atlante dell’infanzia a rischio’, le realtà sono drammaticamente differenti: da scuole estremamente attive nei progetti di promozione della lettura, ad altre che si devono confrontare con tematiche più basilari. Anche nel microcosmo di un municipio romano, diventa difficile avere una mappatura precisa della quantità e qualità delle biblioteche scolastiche, con differenze evidenti fra una scuola e l’altra. Trovare risorse economiche ed umane per raggiungere ovunque uno standard accettabile, che significa che tutti i bambini e le bambine abbiano a disposizione realmente una certa quantità di libri, che in ogni scuola si adottino progetti di promozione della lettura, che le librerie e le biblioteche si coordinino a questo scopo: tutto questo mi sembra un importante obbiettivo ‘politico’ e soprattutto penso sia cruciale che nell’agenda politica entri questo obbiettivo, superare le differenze fra regione e regione, quartiere e quartiere nella qualità dei servizi culturali offerti ai più giovani.
Per tutti e tutte noi che lavoriamo in questo settore è una grande responsabilità e un impegno prioritario rimettere le cose sulle proprie gambe, facendo la nostra parte, per piccola che sia, per dare a tutti e tutte l’accesso alla cultura.

Eleonora




mercoledì 20 febbraio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA IDEA DIVERSA DI EROISMO


Dopo il fortunato, e contestato, successo delle ‘Storie della buonanotte per bambine ribelli’ si è aperta la diga che evidentemente ha impedito negli anni passati che si scrivesse di biografie di donne valorose, o anche solo importanti. Sono comparsi emuli e imitatori, sono nate intere collane che nell’editoria per ragazze e ragazzi trattano di biografie di personaggi illustri. Se ci siamo sentiti tutti saturati da questo genere di letture, è vero anche che finalmente alle bambine e ragazzine si è regalato qualcosa di diverso dalle storie di ballerine e principesse, declinate in tutta la gamma del rosa.
Quindi, appena arrivata in libreria la nuova impresa di Michela Murgia, ‘Noi siamo tempesta. Tanti. Insieme. Diversi’ pubblicata da Salani, ho pensato davvero di dovermi sobbarcare la tediosa lettura di biografie ‘altre’.
E invece no: sia per la qualità della scrittura della Murgia che, nell’essere sintetica quanto necessario, riesce a essere sempre limpida nella sua esposizione, mai retorica, mai banale; sia per la scelta degli episodi raccontati, alcuni prevedibili, altri assolutamente no, questo libro, pur nella scia dei già citati casi editoriali, si presenta con un approccio del tutto originale.


La scelta di campo operata dall’autrice è quella di raccontare le vittorie che derivano dall’essere insieme, dal vivere una dimensione collettiva, in contrapposizione a quelle narrazioni, assolutamente prevalenti, che parlano di eroi ed eroine che da soli affrontano il pericolo e salvano il mondo.
Qui, invece, si parla di solidarietà e di collettività capaci di affrontare le situazioni difficili proprio in virtù dell’essere insieme.
In realtà questi episodi andrebbero raccontati tutti, perché riportano alla memoria episodi dimenticati, o affatto conosciuti e che, raccontati così, assumono tutto un altro valore: si va dalla battaglia delle Termopili, che diventa un episodio di eroismo collettivo, nato da una società militarista come quella di Sparta; all’istallazione di Maria Lai nel paese di Ulassai, che finalmente è riuscito a sentirsi comunità. Dalla solidarietà delle nonne di Plaza de Mayo, che hanno combattuto strenuamente contro la dittatura argentina nel nome di figlie e figli, e nipoti, scomparsi; alle streghe della notte, le aviatrici sovietiche che costituivano un corpo speciale durante la seconda guerra mondiale. Dalle bambine e bambini di una scuola elementare che si sono fatti tagliare a zero i capelli per solidarietà con una compagna di classe malata di tumore; al gruppo di omosessuali, o presunti tali, confinati dal regime fascista nelle isole Tremiti.


Dunque tematiche diverse, raccontate con semplicità e spiegate con una breve nota storica alla fine di ciascun episodio, diversi tipi di ‘eroismo’ o forse più che di eroismo dovremmo parlare di quel tipo di forza che viene fuori dall’essere insieme.
C’è molta materia per discutere in classe, c’è molto da dire sia sugli episodi lontani nel tempo che in quelli della nostra triste contemporaneità, come quelli che raccontano la fortunata avventura dell’Orchestra di Piazza Vittorio o come il gruppo di audaci che hanno messo in mare, contro tutti i divieti, un cargo per salvare migranti, la Mediterranea Saving Humans. E poi l’incredibile storia della Stazione Zoologica di Napoli, e la macchina di Turing e così continuando.
Sono certa che qualcuno o qualcuna ravviserà una sorta di furbizia in questa operazione editoriale, che si inserisce in un filone finora fortunato, ma credo che il messaggio che il libro contiene abbia senso e rivesta anche una grande importanza, proprio perché i ragazzi e le ragazze di oggi faticano a pensarsi come soggetto collettivo, ed è un gran male, per loro e per noi.
Va anche detto che il libro ha una bella impaginazione e immagini che accompagnano il testo con efficacia, grazie al lavoro dello studio grafico The world of Dot e alla partecipazione di Paolo Bacilieri, che racconta la storia delle Streghe della notte in un bel fumetto.
Mi sembra una bella lettura per lettrici e lettori a partire dagli otto anni, ma che consiglierei vivamente a genitori e insegnanti.

Eleonora

“Noi siamo tempesta. Tanti. Insieme. Diversi”, M. Murgia, Salani 2019


mercoledì 30 maggio 2018

FAMMI UNA DOMANDA!


ALIENI DI TUTTI I TIPI


Interessante e originale il libro di Piero (Papik) Genovesi e Sandro Natalini, dedicato alle specie invasive: Per un pugno di ghiande. Le specie invasive che assaltano la Terra, pubblicato da Editoriale Scienza, è un libro agile che prevede una serie di schede, in ordine crescente di pericolosità, dedicata ciascuna ad una specie che con modalità differenti ha messo in pericolo l’ecosistema in cui è stata volontariamente o involontariamente introdotta.
Se ne scoprono delle belle: che, per esempio, una chiocciola può avere un effetto nefasto sull’ambiente in cui è introdotta, così come la cozza zebrata o il calabrone asiatico, che, fra l’altro è corresponsabile delle difficoltà incontrate dalle nostre api.


Di alcune vicende qualcosa sapevo: dell’invasione delle nutrie nei corsi d’acqua americani, e poi anche europei, dove erano state introdotte per impiantare l’allevamento di animali da pelliccia. O dello scoiattolo grigio, americano, nemico acerrimo del nostro scoiattolo rosso, autoctono europeo. Si potrebbe continuare, parlando di volpi e conigli introdotti in Australia e Nuova Zelanda, o dei parrocchetti che dal Sud America o dall’Africa hanno cominciato a popolare i nostri parchi, con gravi difficoltà per i pennuti locali.
Meno conosciute le vicende che hanno portato la coccinella arlecchino, asiatica, introdotta nel Regno Unito come nemico naturale degli afidi e che è diventato nemico giurato delle coccinelle locali; oppure il pitone birmano, anche questo asiatico, liberato per caso nelle paludi della Florida e di queste diventato padrone incontrastato.
Ma anche le piante non scherzano: la panace di Mantegazza, considerata una specie ornamentale con infiorescenze decorative, introdotta in Europa dall’Asia, si è rivelata assai pericolosa per la salute umana, provocando irritazioni cutanee e sensibilità al sole, con il piccolo dettaglio che è difficilissima da estirpare. Oppure gli eleganti giacinti d’acqua, che importati in Africa dall’America del sud per combattere la malaria, in realtà sono diventati così fitti da ostacolare la navigazione fluviale e hanno aumentato l’evaporazione dell’acqua, che in paesi a rischio di siccità è un gran problema.


Inutile dire che i vincitori assoluti, quanto a colonizzazione non richiesta in ogni angolo del pianeta, sono animali che noi ben conosciamo: i ratti e le formiche, che hanno colonizzato ogni ambiente vivibile.
Fatto questo panorama inquietante, gli autori non possono finire il libro che indicando alcune regole fondamentali quando si viaggia o quando si prendono in casa piante e animali estranei al nostro ambiente (parrocchetti e tartarughe dalle guance rosse, ormai onnipresenti, sono il frutto della nostra insipienza), con la giusta speranza che i più giovani siano più consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni.


Un’altra cosa emerge chiarissima da quanto ci viene raccontato con grande chiarezza: in realtà noi umani sappiamo ben poco dell’ambiente che ci circonda, delle sottili relazioni che mantengono in equilibrio un ecosistema, dei rischi che si corrono introducendo una specie all’interno di esso. L’assenza di umiltà e di consapevolezza dei nostri limiti porta a comportamenti con ricadute spesso opposte alle intenzioni iniziali.
Ed è secondo me un ben far comprendere ai giovani lettori e lettrici quanta prudenza e quanto rispetto siano necessari se davvero vogliamo rendere questo mondo, in termini biologici, migliore.
Come sempre, Editoriale Scienza non ci delude, anche quando affronta temi all’apparenza marginali o meno popolari, proponendo un testo chiaro, incisivo e corredato dalle immagini ironiche ed efficaci di Sandro Natalini.

Eleonora

“Per un pugno di ghiande. Le specie invasive che assaltano la terra”, P. Genovesi & S. Natalini, Editoriale Scienza 2018


venerdì 27 aprile 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


DI DONNE E LIBERTA’


Nella stagione delle biografie storiche e della riscoperta dei personaggi femminili che hanno segnato a vario titolo la storia, vorrei proporre un altro sguardo sulla questione di genere.
L’occasione è la ristampa de La parità a piccoli passi, di Carina Louart e Pénélope Paicheler, pubblicata nel 2008 dalla piccola e coraggiosa casa editrice Motta Junior, poi assorbita dal gruppo Giunti.
La collana A piccoli passi è un esempio eccellente di testi di divulgazione, tascabili, non troppo impegnativi, senza effetti speciali, con un linguaggio semplice, ma contenuti spesso complessi. Il declino della casa editrice che l’aveva tradotta dall’editore francese Actes-sud, ha portato anche all’oblio per questa collana, ora riproposta dall’editore fiorentino che ha acquisito Motta junior.


A dieci anni di distanza questo volumetto, dedicato alla parità di genere, mostra tutta la sua attualità; in poche pagine ripercorre i diversi aspetti delle discriminazioni operate nei confronti delle donne attraverso i secoli. Certo, come volume indirizzato a ragazzini e ragazzine fra la fine delle elementari e l’inizio delle medie, non può avere né profondità di analisi né grandi sfaccettature, ma, come dire, mette le cose un po’ in ordine. In primo luogo ripercorre le tappe dell’emancipazione femminile, in sostanza posta come esigenza dalla Rivoluzione Francese in poi. Nello stesso tempo evidenzia i numeri della discriminazione nei diversi ambiti, l’istruzione, il lavoro, i diritti politici. Ai quattro angoli del pianeta. Ci ricorda, così tanto per dirne una, che il diritto di voto delle donne è stato esercitato per la prima volta in Italia nel 1946, e che tuttora sono grandi le disparità in termini di presenza ai vertici dello Stato, delle grandi aziende, nella politica, ambito nel quale il nostro Paese è in un risibile ritardo.
Tutto questo che per noi, lettrici e lettori adulti, ha il sapore della retorica, dal punto di vista di chi comincia a costruire la propria vita può essere un’importante luce su una realtà diversa dalle dichiarazioni di formale parità. L’abbiamo detto molte volte, il pregiudizio passa spesso attraverso le apparenze rassicuranti della vita quotidiana. Dunque bene che le bambine sappiano che il loro successo nel conquistare la vita che desiderano è frutto di lotta, di costanza, di tenacia. E che con tutta probabilità, il riconoscimento del proprio lavoro sarà di gran lunga inferiore a quello di un pari grado maschio.
Fin qui dunque, i numeri e la storia delle discriminazioni basate sul sesso. Ma c’è un aspetto in particolare che mi preme sottolineare, perché tendiamo a dimenticarlo, trattandosi di forme di violenza diverse da quelle che ci testimoniano i fatti di cronaca. In molti paesi, il corpo delle donne è oggetto di scambio, è merce, è prezzo di guerra. Queste sono forme odiose di violenza di cui sono oggetto le bambine, le ragazze, le donne, nate nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Lontane dagli occhi, lontane dal nostro cuore che pulsa a corrente alternata.


Di matrimoni combinati e spose bambine parla, ad esempio, l’albo illustrato di Paola Formica, pubblicato l’anno scorso da Carthusia. Cuore di tigre, un efficace silent book, racconta la storia di una sposa bambina, orrore fra i tanti orrori di cui è oggetto il corpo di una donna. Il cuore di tigre è la capacità, o la possibilità, di ribellarsi, di sottrarsi a un destino che sembra già scritto. Le immagini ci descrivono una madre che consegna la figlia a un vecchio, un uomo che acquisisce il potere di vita e di morte su quella bambina. Devo dire con raro equilibrio, questo albo riesce a trattare un tema difficile con delicatezza e la giusta dose di rabbia. Quanto tempo ancora ci vorrà perché queste pratiche, come molte altre che mutilano e offendono il corpo delle donne, finiscano? E quanto tempo ci vorrà prima che le guerre smettano di fare strazio dei corpi delle donne e dei bambini, che sono le prime vittime delle guerre moderne?


Con molta tristezza, ma senza rassegnazione, vorrei dedicare queste righe alle ragazze del Rojava, le combattenti curde che stanno provando a portare la loro Liberazione nei territori sottratti all’Isis. Probabilmente destinate alla sconfitta. Sicuramente la dimostrazione che la libertà delle donne è la libertà di tutti.


Queste sono, dunque, letture impegnate per bambine e ragazze, ma anche bambini e ragazzi, che vogliano guardare il mondo con consapevolezza.


Eleonora

“La parità a piccoli passi”, C. Louart e P. Paicheler, Motta junior 2008, Giunti 2018
“Cuore di tigre”, P. Formica, Carthusia 2017


venerdì 13 aprile 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


OLTRE LE FRONTIERE


Alla sua seconda prova come autore di fiction, Carlo Greppi prosegue il viaggio ideale compiuto dal protagonista del romanzo precedente, Non restare indietro. Qui, in Bruciare la frontiera, per festeggiare in modo originale il compimento del diciottesimo anno, Francesco decide di fare a piedi il passaggio della frontiera fra Italia e Francia, ripercorrendo le strade degli ebrei in fuga e degli emigranti italiani. In realtà non è questo che ha in mente, vuole solo provare l’emozione, insieme all’amico inseparabile Kappa, di compiere un gesto esemplare, simbolico, come se l’oltrepassare quel limite segnasse anche l’ingresso nell’età adulta. Oltre all’amico del cuore, l’accompagna una lettera postuma dell’amatissimo nonno, che racconta proprio di un passaggio clandestino, nei primi anni ‘60, di una donna del sud, amata per una sola notte. Ma c’è anche un’altra storia che viene ricordata e che risale ancora più indietro, agli anni delle persecuzioni razziali: è la storia del comandante Gruninger, guardia di frontiera svizzera, che disubbidì alla legge, salvando molti ebrei e ricevendo in cambio molti anni di emarginazione, prima di essere riabilitato e di entrare a pieno titolo nel Giardino dei Giusti.
Questo è il background storico, perfettamente documentato dall’autore, di formazione storica, che rivive nei diversi passaggi di frontiera che i personaggi compiono fra Italia, Francia, Svizzera.
Ma nel presente la nostra vicenda si svolge in quella parte del confine italo-francese, che di recente è più volte stato ricordato negli articoli di cronaca. Qui, dove molti migranti tentano la sorte per passare in Francia, fra Ventimiglia e Bardonecchia, si svolge il viaggio di Francesco e Kappa e la loro vicenda si intreccia a quella di Ab, Abdullah, uno dei tanti che provano e riprovano a passare dall’altra parte, dove lo aspetta Celine, una ragazza conosciuta in chat.
In modo imprevedibile, questi destini si incontreranno in un momento cruciale, a un posto di blocco, dove è necessario saper fare la cosa giusta.
Questa in sintesi la trama, caratterizzata dal continuo passaggio di narratore, fra Francesco e Ab, ma anche passaggi temporali, in cui ritornano i ricordi delle precedenti fughe, delle precedenti migrazioni. E’ una struttura complessa che però riesce a convogliare l’attenzione del lettore e della lettrice sul nodo esistenziale che il protagonista e il suo amico devono affrontare: la legge va sempre rispettata, anche quando è ingiusta? L’esempio del comandante Gruninger è calzante: un rappresentante della legge che la infrange nel nome di più alti principi morali. Ovvero, Antigone è qui con noi e ci interroga ancora una volta su quanto miserabili e ingiuste siano le leggi umane, laddove è l’umanità stessa a essere minacciata.
La tematica, importantissima, dell’eticità delle nostre azioni, affonda le radici nella riflessione sulla Shoah, sull’importanza di riuscire a rimanere ‘umani’ al di là delle convenienze, dell’obbedienza e delle ‘leggi’.
La nostra attualità è piena di episodi che portano a questo ambito di riflessione ed è estremamente importante trasmettere se non altro il germe del dubbio alle giovani generazioni. Ma in questo romanzo, adatto a lettrici e lettori dai tredici anni in poi, c’è anche molto altro, c’è soprattutto l’invocazione di un diritto alla speranza che per sua natura si coniuga alla giovinezza, il diritto anche al gesto esemplare, alla ribellione eclatante, al credere comunque in un futuro migliore. O nel futuro tout court.
E’ una miscela originale quella che si sviluppa in questa narrazione, non sempre lineare ed immediata: c’è molto della cultura, soprattutto musicale, dei più giovani, ma sono molti i rimandi anche alla poesia del nostro Novecento. C’è il romanzo on the road, ma c’è un approccio storico approfondito e non banale. E non da ultimo, vengono poste questioni cruciali nel nostro presente. Capisco il timore di argomenti ‘pesanti’, che costringono anche i più giovani a riflessioni e discussioni impegnative; ma è il mondo di oggi, con tutti i suoi allarmi e le criticità, a richiederle.
Eleonora

“Bruciare la frontiera”, C. Greppi, Feltrinelli 2018

mercoledì 21 marzo 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


IL PAESE DELLE CODE IMPIGLIATE


Ci sono argomenti che sfiorano raramente il mondo dei ragazzi e delle ragazze, appartenendo più alla cronaca e alla politica che non alla cultura; e questo è parte del problema. Come un fiume carsico, in alcuni momenti questi temi affiorano e diventano oggetto di pubblicazioni dedicate ai più giovani. E’ questo il caso di un argomento che tiene banco sulle pagine dei quotidiani: la corruzione. Così, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, sono usciti due libri sull’argomento, con caratteristiche molto diverse. Il primo, un breve apologo morale di grande forza, il secondo uno strumento molto serio di natura essenzialmente didattica.
Ci sono libri che nascondono la propria genialità nella assoluta semplicità ed immediatezza con cui si propongono. E’ questo il caso di Una storia di code impigliate, della brasiliana Ruth Rocha, pubblicato ora da Giunti, ma firmato dall’autrice nel 1986, per essere rivisto nel 2012.
Sottolineo le date perché hanno una certa importanza.


Lo scopo di questa breve storia, perfettamente illustrata dal segno ironico di Carlos Brito, è spiegare la corruzione ai bambini. Uno dei peccati capitali della nostra epoca, che non conosce confini, è in realtà assai sfuggente, perché si annida fra le pieghe più piccole della società e a volte si confonde con innocenti relazioni amicali.
Bene, come viene raccontata la corruzione? Con l’immagine perfetta delle code attorcigliate: ti do le mie merendine e in cambio mi passi il compito di matematica. Se poi il secondo bambino volesse un favore a sua volta, potrebbe sempre ricordare al primo che non ha mai fatto il compito di matematica: ma il primo può ricattare il secondo, che ha accettato le merendine in cambio. In poche parole, i due hanno le code attorcigliate, perché lo scambio che hanno condiviso ha a che fare con qualcosa di illecito, sbagliato, illegale.
Nella cittadina di Egolandia in molti hanno le code attorcigliate, il sindaco, un generale che possiede dei terreni, ma anche il farmacista e tanti altri. Ad un certo punto le code da metaforiche diventano reali ed ecco che la piazza del paese si riempe di individui con code lunghissime e piene di diramazioni, che si intrecciano continuamente con altre code. Un groviglio inestricabile; e quando vengono i rappresentanti del governo centrale, ecco spuntare code lunghissime ed intrecciatissime. I cittadini per bene, alla fine esasperati per tutto questo intreccio di code, decidono di fare piazza pulita.


Semplice, semplicissimo. Questa piccola storia ci mette di fronte ad una descrizione di chiarezza cristallina dei meccanismi del potere corrotto, che lega a sé le persone con i favori, le complicità, gli interessi leciti e illeciti. Ma spiega anche con chiarezza perché sia così facile la diffusione di questi comportamenti, in quella zona grigia in cui si stringono patti ambigui e si intrecciano le code. In fondo, cosa sarà mai un compito di matematica mai svolto e qualche merendina, regalata per pura generosità..
Tornando alle date, vediamo come un testo degli anni Ottanta, per quanto rivisto, sia perfettamente calzante nel nostro presente; e questo è abbastanza disperante. Se ci guardiamo intorno, anche noi vediamo una selva di code intrecciate, che abbracciano e circondano ogni aspetto del vivere comune, dalle piccole cose alle più grandi.
Quanto mai importante, quindi, affrontare per tempo questo tema, aiutati da un libro come questo, agile, divertente, coloratissimo. Apprezzabile la scelta di accompagnare il racconto con le illustrazioni di Brito, che danno corpo all’esercito dei corrotti e corruttibili, degli uomini con gli occhiali scuri e le impresentabili code. Una immagine grottesca, che aiuta a sorridere nel parlare di cose serissime.


Il secondo libro, dal lunghissimo titolo La corruzione spiegata ai ragazzi che hanno a cuore il futuro del loro paese, è opera di due magistrati, Raffaele Cantone e Francesco Caringella ed è in sostanza il compendio del lavoro di due persone in prima linea nella lotta alla corruzione. Il testo, utilizzabile secondo me essenzialmente come strumento didattico, definisce con precisione e chiarezza i termini della questione, mostrando come l’estensione capillare della baratteria, termine dantesco, mini alle fondamenta il futuro di una comunità. La cosa pubblica, i beni comuni, il senso di comunità diventano territorio di ruberie e favori, affari privati di consorterie di tutte le specie a danno degli interessi della collettività. Il danno economico della corruzione è grande, il danno morale lo è anche di più, perché sostituisce un’idea di comunità con quella delle ‘famiglie’, dei gruppi di potere, delle cosche e combriccole più o meno criminali.
Giustamente, nella introduzione al libro di Ruth Rocha, Gherardo Colombo sottolinea come fra uno stringente sistema repressivo e una penetrante azione educativa, lui preferisca di gran lunga la seconda scelta. Questi due libri, nella loro evidente diversità, vanno nella giusta direzione, aprendo gli occhi ai più giovani sul mondo che li circonda.

Eleonora

“Una storia di code impigliate”, R. Rocha e C. Brito, Giunti 2018
“La corruzione spiegata ai ragazzi che hanno a cuore il futuro del loro paese”, R. Cantone e F. Caringella, Mondadori 2018


mercoledì 8 febbraio 2017

ECCEZION FATTA!


DI LIBRI VENDUTI E LETTI 
E DI SOMARI A SCUOLA


Sono usciti in contemporanea, o quasi, due testi che inducono a una necessaria riflessione: l'annuale rapporto Aie, l'Associazione Italiana Editori, e la lettera firmata da 600 docenti universitari, che lamenta lo stato disastroso delle competenze linguistiche degli studenti universitari.
Lasciamo stare la difesa d'ufficio delle diverse categorie coinvolte, genitori, insegnanti, bibliotecari e anche librai. Vorrei provare a mettere insieme questi dati, per darne una lettura quasi coerente.
Partiamo dal rapporto Aie: la sostanza dice che aumenta il valore del mercato del libro, ma diminuiscono le copie vendute. Tradotto, vuol dire che è una crescita fittizia, dettata solo dall'aumento del prezzo unitario del singolo libro venduto. Tengono bene i lettori forti, soprattutto quelli dai 45 anni in poi, in particolare gli ultrasessantenni, quelli cioè, che sono cresciuti col mito della cultura che emancipa dalla povertà, non solo intellettuale; tengono bene i libri per ragazzi, quanto a vendite, ma la lettura nella fascia d'età 6-17 anni diminuisce, il che fa pensare male, se non malissimo, sul prossimo futuro.
Aumenta, come è logico aspettarsi, il settore dell'e-commerce e il download dei libri digitali, crolla la vendita nella grande distribuzione, aumenta nelle librerie di catena, diminuisce la presenza di librerie indipendenti. Come interpretare questi dati? La grande distribuzione non offre niente di più al cliente se non l'esposizione di una gamma limitatissima di titoli; cosa hanno in più, rispetto alle librerie indipendenti, l'e-commerce e le librerie di catena? Lo sconto: una leva ben più potente della competenza di un libraio, soprattutto in tempi di crisi e di impoverimento generalizzato.
E considerate che nei dati Aie la quota detenuta dal gigante Amazon è solo ipotizzata.
Se poi andassimo più a fondo, mi chiederei anche quanto incidano, sui dati generali, quelli relativi ai fenomeni commerciali degli youtuber, cioè quegli oggetti dalla parvenza di libri che vendono migliaia di copie senza nemmeno passare nelle librerie. Per intenderci, quelli che inutilmente sconsiglio a ragazzini e ragazzine, bambini e bambine, che per altro mi guardano con un certo disgusto. Se dunque togliessimo queste vendite, che poco hanno a che fare con la lettura, cosa resterebbe dei dati relativi ai lettori più giovani?
E' da considerare esaurito il ruolo delle librerie, specializzate o no, che basano la loro proposta sulla professionalità, sul 'consiglio' ritagliato su misura sulle esigenze dei lettori?
Non c'è davvero nulla da fare, rispetto all'efficacia dello sconto e alla comodità di un e-book? Intanto, mi verrebbe da dire, ci vorrebbe una vera legge sul libro, che impedisse la concorrenza sleale ai giganti dell'e-commerce, con uno sconto massimo al 5% e uguale per tutti i soggetti in campo, come avviene in altri paesi europei.
Cosa c'entra tutto questo con la lettera dei docenti universitari? C'entra moltissimo, perché il futuro di tutta la filiera dell'editoria, dagli autori agli editori ai librai, dipende dalla capacità complessiva di crescere generazioni nuove di lettrici e lettori, senza le quali andremmo tutti a coltivare la terra.
Il breve documento dei docenti universitari non fa che registrare un dato che è sotto gli occhi di tutti: la scarsa padronanza della lingua scritta e parlata da parte degli studenti alla fine del loro ciclo di studi. Mi sono sempre chiesta come fosse possibile che a dieci anni io fossi in grado di leggere un romanzo, mentre i bambini e le bambine di oggi tracollano di fronte alle famose 100 pagine; non solo, se sono 100 pagine di descrizioni, di introspezione, apriti cielo! Ogni giorno sento genitori che si lamentano perché l'insegnante li costringe a leggere un libro al mese (poverini!), ogni giorno sento altri genitori che serenamente mi dicono che nella classe dei figli non sono previste attività di promozione della lettura.
Non penso il problema sia nei singoli insegnanti, ma nell'impianto di una scuola che non mette al centro dei propri obbiettivi anche la competenza linguistica, la comprensione dei testi, l'aggiornamento continuo dei docenti, lasciati soli a far da sé, quando e come si può.
Se non si investe sulle biblioteche scolastiche, che dovrebbero essere presenti in ogni istituto scolastico, se non si investe sulla formazione, se non si investe sulla qualità della proposta editoriale, e qui entrano in gioco le librerie con alto grado di professionalità, continueremo a produrre povertà intellettuale di massa, nascosta da statistiche rassicuranti o quasi, il famoso analfabetismo funzionale, messo in evidenza dal rapporto Ocse, che ci pone in fondo alla graduatorie dei diversi paesi. Ci sono molti centri abitati al di sopra dei 10.000 abitanti che non hanno né biblioteche né librerie.
Dunque ancora una volta, manca una visione politica che metta al centro della famosa 'crescita' la scuola e quello che giro attorno ad essa.
Infine, un'ultima osservazione: credo proprio che sia arrivato il momento di mettere in discussione il modello educativo con cui stiamo crescendo generazioni di web-dipendenti. Se il tempo libero di bambini e ragazzi, dopo la scuola, il nuoto, pianoforte, danza, catechismo e chi più ne ha più ne metta, viene occupato strutturalmente da giochi e attività online, come pensate che possa crescere l'abitudine alla lettura, come può svilupparsi una capacità critica, un punto di vista autonomo? Come può arricchirsi il linguaggio, come si può imparare davvero ad esprimersi correttamente? Come si può venire a contatto con idee nuove, proposte e stimoli che non siano di ignota provenienza, come accade sul web?
Per fortuna, c'è la scuola, nonostante tutto.

Eleonora


















mercoledì 8 aprile 2015

ECCEZION FATTA


QUATTRO APPUNTI SU BOLOGNA

Scrivo questo commento sulla Fiera, dopo aver sedimentato le impressioni di quattro giorni molto intensi, ma con un profondo disagio.
Quanto accaduto in Kenya, con la strage di 147 ragazze e ragazzi selezionati perché cristiani, torturati e barbaramente uccisi, fa sentire questo lavoro di commento, che vorrebbe essere di ausilio ai nostri lettori e alla nostre lettrici, profondamente inutile e lontano dal mondo. Se si vuole colpire una comunità, la si colpisce in quello che ha di più prezioso, le figlie e i figli, pieni di promesse e di speranza, in una parola il futuro. Ragazze e ragazzi che studiavano in un campus universitario, ancor di più esecrabili agli occhi di questi pianificatori di morte. Se sapessi il nome di almeno una o uno di loro, potrei dire: io sono...ma a questi giovani non è dato nemmeno l'onore della cronaca.
Queste righe, comunque, in stridente contrasto con l'entità di questa tragedia, le voglio dedicare a loro.

Le mie impressioni, dunque: in termini molto generali, credo si possa dire che sia cresciuto , e di molto, il livello medio delle proposte editoriali: i giganti dell'editoria a livello mondiale e locale, penso per esempio al gruppo Edicart, o ai giganti cinesi o indiani, che producono linee decisamente commerciali, hanno un impatto inferiore rispetto agli altri anni. Si stabilizzano progetti editoriali già emersi negli anni passati, come gli editori messicani ed iraniani, per citarne alcuni; anche fra gli editori italiani aumenta la proposta di qualità grazie soprattutto ad editori piccoli e piccolissimi e anche negli stand dei più grandi si fanno strada le linee editoriali più interessanti.
Purtroppo tutto questo riguarda quasi esclusivamente i libri illustrati, perché sulla divulgazione e la narrativa non si riesce a raccogliere molti dati, sia per il poco tempo a disposizione, sia per l'impenetrabilità di alcuni stand.
Questa crescita qualitativa riguarda in modo particolare l'editoria italiana: i libri per ragazzi, soprattutto nella fascia zero-cinque anni, vedono crescere le loro vendite, in assoluta controtendenza rispetto ai libri per adulti. E' visibile soprattutto un aumento del volume del fatturato, mentre il numero di copie vendute aumenta molto meno. Quest'anno l'Aie non ha distribuito i dati relativi alla lettura da parte di bambini e ragazzi, dai sei ai diciotto anni; l'anno scorso e così anche per il precedente hanno segnato una decisa flessione nella propensione alla lettura in ragazzi e ragazze delle scuole medie e superiori. Mi auguro che si innesti presto una seria controtendenza. Ma la crescita qualitativa dell'editoria italiana per ragazzi è testimoniata anche dall'aumento dell'export dei libri italiani, e non è poco.

Un altro aspetto interessante riguarda il ruolo, secondo me crescente, del settore non fiction: credo che uno dei libri più belli, fra i premiati, sia proprio La fora, della portoghese Planeta Tangerina, una sorta di enciclopedia naturalistica, innovativa, ma densa di informazioni. Ecco il link con il sito dell'editore.


Basta pensare, d'altra parte, a Mappe, a Prima e dopo, per comprendere come anche in questo terreno la ricerca stilistica arricchisca considerevolmente l'efficacia del contenuto. Molta ricerca e molta produzione si fa anche sui libri interattivi, libri da fare o per fare. Qui il ventaglio di proposte si allarga moltissimo, comprendendo i colouiring book, i manuali naturalistici, i libri che si trasformano nelle mani dei bambini.

L'incontro più interessante è stato quello con Aidan Chambers, davvero un maestro della promozione della lettura, capace, lui sì, di spaccare la crosta gelata che congela i nostri cervelli, con l'accetta di un'intelligenza lucida e appassionata. Bravi gli editori, Equilibri, che hanno raccolto i sui studi sul ruolo della lettura nella crescita di ragazzi e ragazze.



E poi gli incontri, gli amici e le amiche ritrovati, la mole di lavoro che ci aspetta, la pila di libri da leggere che aumenta ogni giorno. Ma questo è un bel lavoro.

Eleonora






giovedì 25 settembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA FAVOLA AL TEMPO DELLA CRISI


Lo sfondo di questa storia è una cosa seria: la città di Dublino è travolta dalla crisi economica, la stessa che sta soffocando anche noi; se i dati macroeconomici possono sembrare una cosa astratta, gli effetti sulla vita delle singole persone diventano qualcosa di concretissimo: disoccupazione, precarietà, vite spezzate. Cose serie, quindi cose da ridere, almeno per il nostro autore.
Ritorna la formula magica di Roddy Doyle che in All'inseguimento del Cane Nero, pur senza uguagliarlo, ricorda il mitico Trattamento Ridarelli: abbiamo il mondo dal punto di vista dei bambini, gli unici in grado di vederlo con occhi nuovi; abbiamo una cornice di animali parlanti e solidali, perché si sa che i bambini possiedono l'anello di Re Salomone; abbiamo un'azione continua, una lunga corsa all'inseguimento del Cane Nero. Se vi ricordate gli indimenticabili gabbiani, disgustati dal merluzzo, che accompagnavano la strada del signor Mack, non potrete che sorridere, ritrovandoli qui, ancora starnazzanti.
Gloria e Raymond sono due ragazzini intraprendenti, che amano sgusciare sotto il tavolo per ascoltare le chiacchiere dei grandi; una sera però si percepiscono solo mormorii, ovvero il bisbiglio dei discorsi troppo seri o dolorosi. Tutta la famiglia è preoccupata per lo zio Ben, che ha perso il lavoro ed è venuto a vivere a casa del fratello. È la nonna, un po' sorda, ma per niente rimbambita, a fare la diagnosi: il Cane Nero della depressione si è impossessato dell'ossobuffo di Dublino. Papà, mamme, zii, fratelli e sorelle sono preda della tristezza, della rinuncia, dell'avvilimento: hanno perso il lavoro, magari anche la casa e non sanno come fare. Questo è il terreno di caccia del Cane Nero: la disperazione e lo sconforto, e i bambini rischiano di esserne travolti, vittime ancora una volta delle storture del mondo dei grandi.
Da qui l'eroica decisione dei nostri ragazzini di andare in cerca di questo misterioso quadrupede, fatto di nuvola, ma anche di carne. Durante questa lunga e pericolosa caccia notturna si aggregano via via altri ragazzini, anche loro mossi dal desiderio di aiutare un parente, il papà, un fratello maggiore, una zia.
A loro spetta il compito di salvare la città, perché solo i ragazzini sono portatori di futuro; dunque questi piccoli eroi si riuniscono e si mettono sulle tracce del nemico d'ombra, che ha rubato l'ossobuffo di Dublino, ovvero l'allegria, la speranza, la capacità di ridere anche quando le cose vanno male.
Una lunga interminabile corsa attraverso la città, per salvarla dalla tristezza, ridandole quello spirito unico, che può consentire di affrontare le avversità.

Ancora uno sguardo sovversivo, provocatorio: il mondo occidentale che affonda nella crisi, distrugge le vite, mina la coesistenza civile, disarma il lavoro, principale fonte di dignità e di riconoscimento sociale; dove finisce il lavoro inizia il degrado, la povertà, l'assenza di solidarietà. Ma come raccontarlo ai bambini, spettatori incolpevoli di questa crisi? Doyle riesce a raccontarlo ai suoi lettori infondendo la necessaria speranza che a questa situazione si può reagire, la si può sovvertire, ritrovando il senso dello stare insieme e del darsi una mano. Forse più che di depressione, avrei parlato di rassegnazione, il dare per scontato l'immodificabilità dello stato di cose presenti; mi sembra sia uno dei connotati più tristi della vita di tanti/e ragazzi/e.
Il mondo salvato dai ragazzini? Come slogan troverei più appropriato E una risata vi seppellirà.

Eleonora

All'inseguimento del cane nero”, R. Doyle, Guanda 2014