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giovedì 4 maggio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UNA STRANA PERSONCINA DI DODICI ANNI

Milly Vodović
, Nastasia Rugani (trad. Camilla Diez) 
La Nuova Frontiera Junior 2023 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Milly accende la torcia e, in ginocchio, si affretta a cercare in ogni incavo tra le rocce umide. Fiuta l'odore del metallo vicinissimo, avanza e finalmente posa la mano sul calcio freddo della rivoltella. Non ha mai tenuto un'arma da fuoco tra le dita. Sembra un piccone. Un piccone con i superpoteri. 
Sta per infilarla nello zaino, quando un rumore di passi fa scricchiolare la terra nel campo a due metri da lei. Istantaneamente il suo cuore si infervora e inciampa: è sola nel bel mezzo di un'oscura distesa selvaggia." 

È tornata, la notte seguente, sul luogo del fatto, a cercare quella rivoltella caduta dai jeans. 
Il giorno prima suo fratello maggiore Almaz ha avuto la sfortuna di incontrare Swan e Douglas, tra loro amici di infanzia, che hanno deciso di fargli passare un brutto quarto d'ora. Swan lo minaccia con una rivoltella, lo sfotte, lo prende a calci e piscia sul suo zaino in senso di estremo sfregio. Douglas assiste e ride e sfotte. 
Ma non è l'unico ad assistere alla scena: ci sono, non visti, anche Tarek e Milly, cugino e sorella di Almaz. Mentre Tarek pensa sia meglio non intervenire per salvare Almaz, Milly, dodici anni, ragazzina senza paure, entra in scena e in una breve colluttazione butta a terra Swan e gli rompe un braccio. 
Almaz è salvo, ma la situazione non è risolta perché Swan Cooper e Douglas Adams, non sono due qualsiasi, hanno alle spalle due famiglie potenti: il signor Cooper è padrone della fattoria dove vivono i Vodović e la signora Adams è la sceriffa di Birdtown. 
Alla periferia di una cittadina del sud degli Stati Uniti, vivono gli ultimi, e i Vodović tra questi. Fuggiti dalla guerra in Bosnia cercano di vivere onestamente, di non attirare l'attenzione della comunità locale. Sono uniti, si danno molte regole per non finire nei guai, vivono con quel poco che il nonno Deda guadagna facendo disinfestazioni, e Petra, madre vedova dei ragazzi, racimola facendo le pulizie. 
I grandi hanno un passato di guerra che li assedia, i ragazzi hanno piccoli e grandi sogni nel cassetto: Almaz, prima o poi diventerà presidente degli Stati Uniti per offrire a suo nonno una casa con piscina, dove riposarsi. È un bravo ragazzo, passa il suo tempo in biblioteca, è anche un bravo fratello e un bravo cugino. Fino al giorno in cui viene freddato davanti alla biblioteca con due pallottole nella pancia. Nessuno ha visto. Nessuno sa. Nessuno si chiede. 
Solo Milly cerca di trovare un senso al suo dolore nella ricerca disperata della verità. E per farlo attraversa, luminosa e a testa alta le miserie, i dolori e la pochezza di quel piccolo mondo che piano piano si svela davanti ai suoi occhi di ragazzina, lei che è fiera di essere 'una strana personcina di dodici anni'. 

Una densità di scrittura che lascia senza fiato. E diverse cose bellissime.
Questa è la sensazione che si prova leggendo questo libro, il secondo nella collana Oltre dedicata ai più grandi, dopo Il centro del mondo. Nonostante le sue 450 pagine, una passeggiata rispetto alle sole 190 di Milly Vodović. 
Lei, Milly, è la luce e la voce di questa storia nera nera, piena di ombre, costruita sulla vitalità di una ragazzina tanto ribelle e selvatica, quanto tenera e sensibile che si trova a dover fare i conti con il dolore, la solitudine e la durezza della realtà. Sorge spontaneo pensare che tanta lucidità di racconto arrivi da una vita vissuta. Ma non so. 
I suoi dodici anni l'hanno sempre aiutata a saltare più in alto, verso l'aria pura, anche e soprattutto nei confronti dell'orrore che ha segnato la sua famiglia. 
Lei non sa cosa ha significato la guerra da cui sono fuggiti: la Bosnia, gli affetti lasciati laggiù, per lei hanno il sapore del mito. Così come il padre mai conosciuto è interlocutore di molti suoi ragionamenti, tanto poco lo è sua madre o suo nonno, che invece hanno il torto di essere lì a darle mille regole. Eppure. 
Almaz, più grande di lei di almeno sei anni, lui sì che è un faro. E quando si spegne in quel modo assurdo e tragico, lei annaspa. E in questo suo cercare di restare a galla si aggrappa, ossia entra in un contatto profondo, lei non sa fare nulla con superficialità, con gli altri personaggi della storia: non molti in effetti, ma tutti molto complessi. 
Da una parte irrompe, complice un mazzo di fiori per scusarsi del braccio rotto, nel mondo di Swan che, lontano dal suo ricco padre, assiste la madre scrittrice e alla fine dei suoi giorni, consumata dalla malattia. 
Dall'altra si intrufola nella vita di Douglas, e in qualche modo gli si accoccola nel cuore. Riceve da lui un bacio furtivo e un cucciolo di cane, sottratto al tremendo fratello 'scoppiato'. Attraverso il suo sguardo limpido, i membri della sua famiglia, e poi Swan e Douglas e le loro bislacche famiglie, e ancora più in là, la società gretta e razzista della provincia profonda americana, prendono forma. 
Con durezza ma anche con grande onestà intellettuale le relazioni interpersonali, i dolori, le solitudini, le fragilità, addirittura le dolcezze, queste ultime così difficili da ammettere, escono allo scoperto. 
E Milly dall'alto dei suoi dodici anni, attraverso l'istinto che sempre la guida, capisce, piano piano, le ragioni, o meglio le non ragioni, di tutto quello che la circonda e che su di lei lascia un segno indelebile e definitivo. 
E nel farlo si lascia dietro l'infanzia e l'innocenza. 
Rugani lo ha dichiarato e ne ha fatto la spina dorsale della sua scrittura: non prendere mai in giro i bambini. In questa densità di questioni cruciali, due sono le valvole di sfogo che permettono di tirare il fiato: lo sfondo fantastico con opossum parlanti e albi illustrati premonitori e dall'altro i dialoghi tra nonno e nipote che strappano un sorriso per ironia e nitore che probabilmente arrivano da una storia personale, confermando il sospetto che dietro il piccolo sorriso di Nastasia Rugani ci sia quello potente di Milly. 

Carla

mercoledì 5 maggio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

NELLA SUA PELLE


‘The skin I’m in’ è il titolo originale del romanzo pubblicato nel 1998 dalla scrittrice afro-americana
Sharon G. Flake; Giunti lo traduce nel sottotitolo, ‘Il colore della mia pelle’. La scelta editoriale coglie l’attimo, l’attenzione alle tensioni razziali, così forti negli ultimi anni negli Stati Uniti e non solo.
Il romanzo racconta la storia di Maleeka Madison, tredicenne dalla pelle molto scura, che frequenta una scuola non certo di prim’ordine e del suo incontro con un’insegnante dall’aspetto non proprio comune e dai modi piuttosto irrituali. Le vicende di Maleeka, che ci parla in prima persona, sono piuttosto complicate: è orfana di padre, la madre ha faticato non poco a riprendersi dal lutto, grazie anche alle improbabili attività di sarta; a scuola non è popolare e sopravvive grazie a Charlese, ragazzina viziata e decisamente prepotente, che si serve dell’amica per superare le prove scolastiche, ma sottoponendola continuamente a ricatti e soprusi.
Poi c’è John-John, che ha avuto una cotta per lei e si è sentito respinto e si si vendica schernendola in continuazione.
La verità è che la ragazza non si piace: si vede troppo scura, troppo alta, troppo magra; non le piacciono i vestiti che le cuce la madre, non le piacciono le ‘amiche’ di Charlese, un giro di bulle di periferia. In compenso le piace la matematica e, grazie ai metodi poco convenzionali della professoressa Saunders, scopre anche che le piace scrivere.
E poi c’è un ragazzo, Caleb, che timidamente le si avvicina.
Ovviamente, non stiamo parlando di una scuola qualsiasi, ma di una di quelle scuole di periferia, non troppo costose, che raccolgono alunni e alunne dei quartieri poveri; intorno alla scuola, strade malfamate, teppisti, paure e coraggio che si tengono a braccetto.
Maleeka ci racconta tutto questo in un’altalena di stati d’animo, che alternano la speranza di una vita diversa, normale, alla sensazione di essere chiusa in trappola, all’interno di contesti violenti da cui non riesce a sfuggire. Proprio per la sua difficoltà a reagire ed allontanarsi da Charlese e le sue amiche, si fa coinvolgere in un atto di vandalismo dentro la scuola. Ma non tutti credono alla versione ufficiale dei fatti e quindi forse ci sarà per lei una possibilità di riscatto.
Come ambientazione e tematiche, questo romanzo si affianca a quelli, decisamente successivi in termini temporali, di Reynolds, in particolare a ‘Ghost’ , a dimostrazione che venti anni non sono riusciti a modificare in modo significativo la condizione degli afro-americani poveri: in entrambi i romanzi sono raccontate famiglie monoparentali, difficoltà economiche, un contesto sociale pericoloso e spesso violento.
Maleeka ci racconta, però, qualcosa di in più: la difficoltà di amarsi quando si ha la pelle nera, troppo scura, troppo lontana dall’ideale di bellezza rappresentato dalle ragazze caucasiche. Non stare bene nella propria pelle, vedersi brutta, introiettando un pregiudizio negativo, direttamente o indirettamente razzista. Ma come tanti romanzi ci hanno raccontato, la discriminazione per le peculiarità di alcuni individui non riguarda solo il colore della pelle: scoprirlo per la protagonista di questo romanzo è anche l’inizio di un percorso di accettazione di sé.
Anche qui, come in altre storie, la scuola è il principale strumento di emancipazione messo a disposizione dei più giovani; spesso ce ne dimentichiamo, anche qui, ora, accade che una pandemia allontani dal percorso scolastico quei ragazzi e quelle ragazze più fragili, che non riescono a condividere le magnifiche sorti e progressive della tecnologia.
Non stiamo parlando, dunque di condizioni astratte e distanti: discriminazioni, bullismo, precarietà economica, fragilità delle famiglie più esposte economicamente, sono condizioni che continuano a presentarsi soprattutto nelle periferie delle grandi città. Tanti ragazzi e ragazze sono lasciati soli ad affrontare problemi troppo grandi per loro.
Singolare, dunque, l’attualità di questo romanzo, anche al di là del suo contesto specifico; è un romanzo imperfetto, con un ricorso in alcuni punti eccessivo a metafore e paragoni; ma è una storia molto viva, vicina alla sensibilità di giovani lettori elettrici, dai dodici anni in poi, scritta con uno stile diretto, esplicito, e con un grande ritmo narrativo.
Vale la pena leggerlo.
 
Eleonora


“The skin I’m in. Il colore della mia pelle”, S. G. Flake, Giunti 2021





lunedì 24 agosto 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DIVISA IN DUE


L’ultimo romanzo della scrittrice americana Sharon M. Draper, ‘Divisa in due’, pubblicato nella collana Feltrinelli up, affronta il tema delicato di chi sta a metà strada, ma solo apparentemente, fra due gruppi etnici.
La protagonista, Isabella o Izzy, è in realtà doppiamente divisa in due, in quanto figlia di divorziati con affido condiviso, quindi abituata a vivere in due case, a settimane alterne, condividendo la quotidianità, di volta in volta, con la madre e il suo nuovo compagno, e con il padre, la sua nuova compagna e il figlio di lei.
Già questo, di per sé, è un bel problema: due case, due camere, due zaini, due abitudini e stili di vita, cui lei deve comunque assoggettarsi, per non mettere ulteriore scompiglio nella sua vita affettiva. A sostenerla, oltre all’immutato affetto dei genitori, ci sono le amiche.
Ma la situazione di Isabella è in realtà complicata anche da un altro fattore: è figlia di una bianca e di un afroamericano, è uno splendido mix di caratteristiche che però le creano diversi problemi, che emergono in tutta la loro gravità, a scuola.
Isabella ha undici anni, quasi dodici, frequenta la scuola media, una scuola in cui convivono ragazze e ragazzi di tutti i gruppi etnici, all’interno di un quartiere residenziale il cui cuore è, indovinate un po’, un centro commerciale. Siamo in Ohio, a Cincinnati, e non sembrano esserci grosse tensioni razziali.
Eppure. Eppure, a scuola, la sua amica Imani trova nel suo armadietto, dopo una discussione in classe, un cappio. E’ così che Isabella prende coscienza di cosa significhi essere diversa, non solo per lo stile di vita inconsueto, ma anche più radicalmente, per il colore della pelle. All’inizio non sa come gestire il suo essere a metà strada, avere i capelli crespi e gli occhi chiari, una carnagione che non è a pieno né l’una né l’altra. Poi, man mano che prende coscienza del reale significato , si rende conto di essere fiera delle sue origini afroamericane.
L’autrice, che aveva già firmato il fortunato ‘Melody’, ha un’impostazione narrativa ben riconoscibile, nel raccontare presa di coscienza e ricerca di soluzioni nuove per gestire i problemi; tutto sembra evolvere per il meglio, anche troppo direi, in una realtà che ruota intorno agli stereotipi americani delle sale bowling, centri commerciali, hamburgherie, senza troppi drammi, denaro che non manca, solidarietà scontata e così via. Molto edificante e un tantino didascalico. Ma, come nel precedente romanzo, arriva il colpo di scena: mentre stanno andando a un concorso di pianoforte, Isabella è un’eccellente aspirante pianista, lei e il fratellastro Darren vengono fermati dalla polizia e, poiché sono neri, la storia non finisce bene.
Evidenti gli echi del movimento ‘black lives matter’, nato pochi anni prima della scrittura di questo romanzo, nel 2016.
L’episodio finale interrompe la corsa verso uno scontato happy end, mette il lettore e la lettrice di fronte a una verità scomoda: che i pregiudizi razziali, etnici, non risparmiano nessuno e sono così trasversali da cancellare anche i privilegi della classe media di colore. Certo, povertà, sfruttamento, sessismo si innestano sul razzismo per creare sistemi di esclusione sociale potentissimi; vale per l’America, vale per l’Italia, basti pensare allo sfruttamento dei migranti nelle campagne.
E’ difficile immaginare tutto questo in un romanzo per ragazzi e ragazze all’inizio della scuola media. In ‘Divisa in due’ troviamo una fotografia tutto sommato benevola delle complesse problematiche che una ragazzina così, a metà strada fra due genitori separati e due gruppi etnici, deve affrontare.
Un romanzo un po’ squilibrato, tutto slime a forma di cuore e indigestione di gelati nella prima parte, e poi un po’ troppo superficiale nel rappresentare la violenza della polizia e il peso delle discriminazioni razziali nel finale. Ma, nonostante questo, è un buon romanzo, dalla scrittura scorrevole, improntata su capitoli brevi che alternano le settimane con la mamma e quelle con il papà. In ogni caso, un primo approccio a temi attuali e imprescindibili per lettrici e lettori a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Divisa in due”, S. M. Draper, Feltrinelli 2020


venerdì 14 febbraio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VICOLO CIECO


Tra le tante proposte editoriali che cercano di raccontare il mondo giovanile, l’ultimo romanzo di Gabriele Clima, ‘Black Boys’, pubblicato da Feltrinelli, credo abbia più di un motivo per essere segnalato.
Com’era già avvenuto con ‘La stanza del lupo’,  si ha a che fare con la materia incandescente del disagio giovanile, comunque lo si voglia definire, riuscendo a evitare i rischi delle storie ‘a tema’, spesso intrise di retorica.
Se è interessante l’intento, va detto che anche questa volta l’autore riesce nella difficile impresa di tenersi alla larga dai facili moralismi e dagli happy end scontati. Si tratta, infatti di una storia molto dura, che descrive, e qui un altro merito del libro, la galassia dei gruppi dell’estrema destra che si formano fra le curve degli stadi e i raid razzisti contro gli immigrati.
In breve la trama: il protagonista, Alex, è ossessionato dall’incidente automobilistico in cui è morto il padre e di cui ritiene responsabile un uomo di colore. Alex è stato due mesi in coma e quando si riprende vuole farsi in qualche modo giustizia e si mette sulle tracce di Moussa. Per aiutarlo, l’amico Teo lo fa incontrare con Ferenc, capo di una banda di neonazisti, ossessionato dagli immigrati e cultore della violenza politica. Alex un po’ per la sua ossessione, trovare il nero che reputa responsabile della morte del padre, un po’ per inerzia, si trova coinvolto con le azioni criminali del gruppo dei Black Boys. E’ proprio con la sua iniziazione che si apre il romanzo, e questo è un altro merito del libro, farci entrare direttamente nel dramma: il ragazzo deve dare una ‘lezione’ a un immigrato che dorme in un vecchio birrificio, ma le cose non vanno per il verso giusto, l’uomo rotola giù per un pendio proprio mentre un barca passa lì vicino e illumina col proprio faro il terzetto di teppisti.
Cosa muove realmente questo ragazzino tramortito dal lutto e dalla difficoltà a prendere atto di ciò che è realmente successo? Penso che qui Gabriele Clima riesca nell’obbiettivo più difficile, dar conto di quel mix, di potenziale drammaticità, che nella testa degli adolescenti mescola rabbia, solitudine, incapacità di comunicare col mondo adulto. Il dolore per la perdita porta Alex a perdere il senso del limite fra ciò che accettabile e ciò che non lo è, la dimensione etica viene distorta nella chiave della subalterna partecipazione a un gruppo, che fornisce identità e motivazioni a chi non riesce a costruirsele da sé.
Di bande criminali di ragazzi si sente parlare sempre più spesso nella cronaca nera, più o meno rivestita di motivazioni politiche. Mi è capitato di assistere, agghiacciata, alla conversazione di due giovani che parlavano di una spedizione punitiva contro un ragazzo di colore, colpevole solo di esistere, così come sono assurti agli onori della cronaca romana i ‘bangla tour’, i raid perpetrati contro persone provenienti dal Bangladesh, garantiti, i criminali, dalla certezza che le vittime non avrebbero sporto denuncia. Questo è quanto.
In questo putrido terreno di coltura può smarrirsi il ragazzo che, come il protagonista del romanzo, ha perso punti di riferimento e insegue confusamente un’idea personale di giustizia.
Il finale chiarisce e mette in ordine una storia che, raccontata in soggettiva dal protagonista, oscilla fra ricordo e ossessione e non fornisce, ed è un gran merito, soluzioni consolatorie. I personaggi sono tutti tragicamente credibili ed è di particolare intensità al figura della madre del protagonista, che incarna un’idea di forza del tutto diversa dalla muscolarità perdente di Ferenc e compagni.
‘Black Boys’ è certamente una lettura impegnativa, che può dire molto sul nostro presente a ragazze e ragazzi a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Black Boys”, G. Clima, Feltrinelli 2020


lunedì 18 novembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


NERA


La graphic novel ‘Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin’, scritta da Tania de Montaigne con i disegni di Emilie Plateau, è rilevante per due validi motivi: il primo, sicuramente più significativo, perché si staglia sullo sfondo delle biografie politically correct che hanno inondato le librerie negli ultimi anni; il secondo perché segnala l’interesse di un editore squisitamente rivolto ai ragazzi, Einaudi ragazzi, verso il linguaggio della graphic novel, con testi, per altro, molto trasversali e graditi sicuramente anche al pubblico adulto.
Veniamo al nostro testo: ‘Nera’ racconta la vicenda di una ragazzina nera, Claudette, anche lei di Montgomery, come Rosa Parks.
La storia di Claudette Colvin precede di poco quella di Rosa Parks e ha come oggetto il rifiuto della quindicenne di colore di cedere il posto a un bianco; la reazione della polizia, intervenuta su richiesta dell’autista del bus, è violentissima e il processo che ne deriva, con relativa inevitabile condanna, provoca l’inizio di quello che poi diventerà un movimento organizzato: il boicottaggio dei mezzi di trasporto da parte della popolazione di colore. E’ quello l’inizio di un movimento di protesta che vedrà protagonista Martin Luther King.


Se questa parte della storia americana è abbastanza nota, grazie ai libri e biografie dedicati sia a lui che a Rosa Parks, meno raccontata è la situazione di partenza, la legislazione che garantiva le segregazione razziale nell’America degli anni ‘50: le cosiddette leggi ‘Jim Crow’, che vietavano ai neri l’accesso ai locali dei bianchi, alle scuole dei bianchi, alle professioni legali. Claudette cresce in Alabama, quel sud dell’America che alla legislazione segregazionista affiancava l’azione criminale del Ku Klux Klan.
La nostra storia inizia proprio così, calandoci nei panni di una ragazzina nera nell’America razzista, in cui ancora non c’era nemmeno all’orizzonte la possibilità di ribellarsi.
E’ il 1955 e una ragazzina nera, sola, sull’autobus segregazionista, si ribella.
Come un sassolino può dare vita a una valanga, così un gesto forse impulsivo dà il via al grande movimento per i diritti civili che ha cambiato, ma solo in parte, l’America.
La narrazione di Tania de Montaigne è asciutta, severa, non risparmia alla giovane lettrice e al giovane lettore gli aspetti più duri di questa vicenda e viene assecondata dai disegni della Plateau che, in una resa sempre frontale della scena, fa scorrere sotto i nostri occhi un film, semplice e durissimo, che racconta di solitudine, di diritti violati, di ribellione e solidarietà. I colori sono pochissimi, oltre al bianco e al nero, solo l’ocra e il marrone, che raccontano con efficacia la città di Montgomery e le sue dure leggi.


E’ una bella storia, che mi ricorda la ballata che Roberto Piumini dedica a Martin Luther King; ed è un bel personaggio femminile al di fuori di qualsiasi retorica.
Queste sono storie che riguardano gli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, solo apparentemente distanti, in realtà di un’attualità spaventosa.
Bella operazione, quella di rendere giustizia a un’eroina quasi sconosciuta e di raccontare il lato oscuro dell’America; che poi è un modo per illuminare il presente con la memoria di un recente passato.
Einaudi Ragazzi propone ancora una graphic novel, ed è riteniamo una precisa scelta editoriale, che si pone al confine fra lettura giovanile e adulta, esplorando un territorio ancora poco frequentato, anche se in generale la produzione di fumetti per ragazze e ragazzi è in grande crescita. La risposta del pubblico adulto è contraddittoria, oscillando fra una sottovalutazione e una sopravvalutazione del linguaggio del fumetto, ritenuto di volta in volta troppo semplice o troppo raffinato.
In realtà, come per qualsiasi altra produzione editoriale, vanno valutate le proposte per quello che sono, di buona o cattiva qualità.
In questo caso, non credo ci siano dubbi nell’indicare in questo libro una delle migliori proposte, in termini di graphic novel per ragazzi, di questo finale d’anno.

Eleonora

“Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin”, E. Plateau e T. De Montaigne, Einaudi ragazzi 2019


venerdì 12 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BALLATA GOSPEL


‘E’ un ragazzo, in quella bella età
In cui c’è entusiasmo e irruenza,
una passione per la libertà
che si trasforma in onnipotenza:
e misero il ragazzo che non l’ha,
e invecchia, da ragazzo, per prudenza.
Sian benedetti i sogni dei ragazzi,
anche se sono, o sembrano, pazzi.’

La storia raccontata da Roberto Piumini, nella sua più recente fatica editoriale, ‘Alzati, Martin. Ballata di Martin Luther King’, è quella dell’uomo politico americano che ha segnato profondamente la storia del suo paese, ma anche la nostra.
E’ un’impresa coraggiosa, quella condotta da un maestro delle parole, quale è Piumini: si tratta infatti di un poema in ottave, con incalzanti endecasillabi che regalano alla vicenda di King la densità del mito. Ed è giusto che sia così, se gli si vuole restituire il valore della sua impresa, condurre in modo non violento la battaglia per i diritti civili dei neri americani. Il racconto, accompagnato dalle belle, intense immagini di Paolo d’Altan, parte dalle radici della segregazione razziale in America ed è un’origine fra le più turpi, lo schiavismo. 


La tratta di esseri umani portò dall’Africa alle Americhe milioni di esseri umani destinati a lavorare nei campi di cotone o nelle miniere. Da questa infamia originaria, combattuta durante la guerra di secessione, sono discese le discriminazioni che hanno continuato a colpire la comunità afro-americana.
Piumini, nella sua coinvolgente ballata che si accompagna ai testi dei gospel, racconta le diverse tappe, gli eroi, e molto spesso le eroine che con i loro gesti hanno punteggiato un percorso di rivolta non violenta, di affermazione di diritti: Harriet Tubman, Rosa Parks, Jo Ann Robinson, Jimmie Lee Jackson e tanti altri che nella vita quotidiana contestavano le discriminazioni razziali. Certo non tutti hanno apprezzato la strategia di Martin Luther King e avrebbero preferito una lotta più diretta e aggressiva, come le Black Panther di Malcom X.


Ma il percorso di Martin Luther King, culminato nella marcia del 28 agosto 1963 a Washington e poi nel Premio Nobel ricevuto nel ’64, riassume in sé l’epicità di una storia di emancipazione che ha coinvolto milioni di persone.

‘Martin ringrazia, e nel suo discorso,
dice che il grande premio ricevuto
è cosa buona, perché dà soccorso
non solo ai neri che chiedono aiuto,
ma a ogni lotta che nel mondo è in corso
perché il diritto sia riconosciuto:
soltanto quando un mondo è capace
della giustizia, merita la pace’.



Infine, il 4 aprile del 1968, King viene ucciso, forse, da James Earl Ray, uno sbandato che incarna a meraviglia il ruolo del colpevole. Finita la sua storia, finito il sogno? Certamente no, se ancora oggi le città americane sono attraversate da violente contraddizioni inter-etniche; certamente no, se ancora oggi nel mondo, e qui da noi, si fanno, eccome!, questioni di pelle, di religione, di ‘civiltà’. Il ‘sogno’ di King, Piumini lo rappresenta come un incubo, fatto di barconi sovraccarichi che attraversano nuovamente il mare, trasportando nuovi schiavi, questa volta sulle civili sponde europee.
Vorrei, infine, sottolineare quanto le immagini di Paolo d’Altan rispondano perfettamente al ritmo e alla valenza epica del racconto: le sue tavole sembrano inquadrature cinematografiche, istantanee che fermano il gesto, lo sguardo, l’azione di questo o quell’episodio raccontato. Ne viene fuori una narrazione armonica, che procede di pari passo, fatta di parole e d’immagini.
Dunque, un grande coraggio nella scelta della forma espressiva di questo libro, ma anche il coraggio di sottolineare quanto quello che si è conquistato non è mai acquisito per sempre.
E’ giusto ricordare, è giusto vedere gli insegnamenti che la storia recente ci fornisce, un insieme di valori, conquistati ed affermati con grande fatica, che in ogni momento possono essere dimenticati o sviliti, relegati a cose da ‘buonisti’. Non si sottolinea mai abbastanza quanto l’ignoranza e l’indifferenza possano essere pericolose.


Per questo, consiglio una appassionata lettura ad alta voce di questo libro, magari non facile, a ragazze e ragazzi a partire dai 10 anni.

Eleonora

“Alzati, Martin. Ballata di Martin Luther King”, R. Piumini e P. d’Altan, Solferino 2018



lunedì 14 luglio 2014

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


STAY HUMAN* 
DEDICATO AI BAMBINI DI GAZA.


Due libri, pubblicati da poco da Lapis, della stessa autrice francese Yael Hassan, vissuta a lungo in Israele, sono un ottimo spunto per parlare anche ai ragazzi di temi davvero difficili.

Il primo s'intitola Albert il toubab, ovvero il bianco: ha i toni della favola moderna, è ambientato in una periferia parigina, con il protagonista, che vive ad un passo dalle case popolari, ovvero dalle banlieu. Con questo termine s'intende periferia degradata di una grande città, vale per la Francia, ma potrebbe essere ovunque sorga un agglomerato urbano denso di povertà, a fianco o a pochi chilometri dall'agio, se non dalla ricchezza. Il protagonista Albert, originariamente Alberto, è un immigrato portoghese che nel tempo è riuscito a raggiungere un certo benessere, vive da solo in una villetta, è vedovo e molto chiuso in se stesso; la moglie andava ad insegnare francese agli immigrati ammassati nelle case popolari e, prima di morire, affida la gestione di casa a Zaina, immigrata senegalese. A causa di un malore Zaina viene ricoverata in ospedale ed affida ad Albert la figlia di nove anni, Memouna. Grande scompiglio, svariate avventure, l'ingresso di Albert nel mondo e nella vita degli immigrati; finalmente Albert/Alberto apre il suo cuore, lasciandosi alle spalle pregiudizi e solitudine. Se la trama è fin troppo chiara nel suo intento pedagogico, ha comunque il merito di descrivere una situazione che, in tono minore, anche noi viviamo non solo nelle grandi città; il libro, scritto nel 2008, a pochi anni dalla prima rivolta nelle banlieu francesi, risente evidentemente dell'urgenza di raccontare, di mettere ordine in un ambito in cui spesso la disinformazione alimenta il razzismo, esclusione e violenza.
 


Ancor più ambizioso il secondo romanzo, Finché la terra piangerà, dedicato al conflitto israelo/palestinese. Parte come la storia dell'amicizia di due ragazzi 'francesi': Samy, ebreo, e il suo grande amico Kamal, di origini marocchine. Tutto sembra filare liscio nella loro vita di quindicenni fino a che Samy, dopo un'aggrassione da parte di alcuni fanatici anti-semiti, decide di partire per Israele. La sua storia, a questo punto, si intreccia a quella di Intissar, giovane palestinese aspirante kamikaze, e delle rispettive famiglie. La speranza di pace, l'aspirazione ad una vita normale sono costantemente frustrate dal groviglio inestricabile di rancori contrapposti, ragioni irriducibili, mezzi di lotta che, ben lungi dal risolvere il problema della convivenza di due popoli sullo stesso territorio, lo alimentano all'infinito, lasciando sul terreno una scia di sangue e future vendette.

Le vittime il più delle volte sono proprio quelli che non hanno possibilità di scelta, i più deboli, proprio quelli che magari la violenza la ripudiano o che ne sono le vittima sacrificali, i bambini.

Le storie della Hassan cercano di rendere conto di questo intrico di ragioni e di torti, creando storie 'esemplari', con tutte le inevitabili semplificazioni. E' comunque un onesto e salutare tentativo di raccontare a ragazze e ragazzi, dai dodici anni in su, il senso di quello che magari di sfuggita vedono raccontato nei telegiornali.

All'inizio di Finché la terra piangerà viene riportato un celebre brano del Qohelet, nella traduzione di Ceronetti; ne riporto alcune righe:


Tutto ha sotto il cielo una sua ora
Un tempo suo
Il tempo di nascere e il tempo di morire
Il tempo di piantare e il tempo di spiantare
Il tempo di uccidere e il tempo di curare
Il tempo di demolire e il tempo di costruire
Il tempo delle lacrime e il tempo delle risa
Il tempo di amare e il tempo di odiare
Il tempo della guerra e il tempo della pace.




Ma il tempo della pace in Palestina sembra non arrivare mai, come se fosse impossibile interrompere questa catena di inarrestabile violenza.



Eleonora



Albert il Toubab”, Y. Hassan, Lapis 2014

Finchè la terra piangerà”, Y. Hassan, Lapis 2014





*E' la frase con cui Vittorio Arrigoni, giornalista e pacifista italiano trasferitosi a Gaza, chiudeva i suoi reportage. Restiamo umani.