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venerdì 7 luglio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FARE LA COSA GIUSTA


Parafrasando un film di Spike Lee del 1989, il romanzo ‘Dear Martin’, di Nic Stone, pubblicato da Giralangolo, gira intorno proprio al dilemma espresso da un giovane afroamericano: qual è la cosa giusta da fare se il mondo che ti circonda ti discrimina (ed è un eufemismo).
Il protagonista, Justyce, è un brillante studente liceale, apprezzato dalle ragazze, con grandi ambizioni per gli studi universitari. Ma. Il suo problema è essere nero e come tale presunto colpevole in qualunque situazione.
Viene infatti ammanettato brutalmente da una coppia di poliziotti che mal interpretano un suo gesto durante un controllo.
Questo episodio apre gli occhi a Jus, spalleggiato da Sarah-Jane, detta SJ, una ragazza ebrea, segretamente innamorata di lui. Durante le discussioni in classe Jus deve affrontare il vero nocciolo della questione: quando si è neri, non basta essere bravi, rispettare le leggi, fare una vita normale. Il colore della pelle è di per sé una motivazione alla presunzione di colpevolezza.
Per affrontare questo problema Justyce scrive una sorta di diario, sotto forma di lettere dirette al reverendo Martin Luther King: a lui si rivolge per capire cosa deve fare, come deve comportarsi.
Accanto a lui, l’amico Manny frequenta senza turbamenti un gruppo di amici bianchi e sembra non comprendere le inquietudini dell’amico. D’altra parte, un cugino dello stesso Manny fa parte di una gang di afroamericani decisi a prendersi con la forza quel rispetto che nessuno sembra voler riconoscergli.
La vicenda prende una piega drammatica e la non violenza di Martin Luther King sembra un’arma spuntata nei confronti della sopraffazione sistematica e violenta che i neri subiscono.
La tematica è di strettissima attualità e riguarda non solo gli Stati Uniti, con gli scontri violentissimi fra comunità afroamericana e polizia, ma anche l’Europa, laddove l’apparente integrazione copre segregazioni non scritte eppure efficientissime.
Attraverso il corollario dei personaggi secondari, che circondano il protagonista, si rivela uno spaccato della realtà americana che vede differenze anche forti all’interno delle comunità afroamericane: chi è più integrato, chi sceglie la strada, chi a fatica cerca un proprio percorso di vita, che sarà sempre e comunque condizionato dal colore della pelle. Il protagonista a un certo punto confessa: ‘Non riesco a capire qual è il mio posto’. E questo non avere un posto naturale da occupare nella società è la condizione straniante di chi appartiene a minoranze, di chi non ha un percorso già scritto all’interno della comunità dei pari.
Questa complessità è vista, nel romanzo, con gli occhi di un adolescente che vorrebbe avere solo problemi da adolescente, le ragazze, gli amici, la futura università, e invece deve confrontarsi con la violenza della polizia o farsi affascinare dal potere delle gang.
Nic Stone descrive tutto questo con realismo, cui si attiene anche la traduzione di Anna Rusconi, che cerca di rendere lo slang dei rapper, il gergo delle gang.
Strutturalmente semplice, ‘Dear Martin’ racconta la straordinaria complessità del nostro presente.
Probabilmente per questo è stato premiato quest’anno dalla giuria di Mare di Libri.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi in cerca di risposte non banali a un tema quanto mai urgente, quello delle discriminazioni, la cui sedimentazione non può che produrre rabbia e violenza.
Lettura matura adatta a lettrici e lettori con almeno quattordici anni.

Eleonora

“Dear Martin”, N. Stone, trad. A. Rusconi, Giralangolo 2022




giovedì 4 maggio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UNA STRANA PERSONCINA DI DODICI ANNI

Milly Vodović
, Nastasia Rugani (trad. Camilla Diez) 
La Nuova Frontiera Junior 2023 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Milly accende la torcia e, in ginocchio, si affretta a cercare in ogni incavo tra le rocce umide. Fiuta l'odore del metallo vicinissimo, avanza e finalmente posa la mano sul calcio freddo della rivoltella. Non ha mai tenuto un'arma da fuoco tra le dita. Sembra un piccone. Un piccone con i superpoteri. 
Sta per infilarla nello zaino, quando un rumore di passi fa scricchiolare la terra nel campo a due metri da lei. Istantaneamente il suo cuore si infervora e inciampa: è sola nel bel mezzo di un'oscura distesa selvaggia." 

È tornata, la notte seguente, sul luogo del fatto, a cercare quella rivoltella caduta dai jeans. 
Il giorno prima suo fratello maggiore Almaz ha avuto la sfortuna di incontrare Swan e Douglas, tra loro amici di infanzia, che hanno deciso di fargli passare un brutto quarto d'ora. Swan lo minaccia con una rivoltella, lo sfotte, lo prende a calci e piscia sul suo zaino in senso di estremo sfregio. Douglas assiste e ride e sfotte. 
Ma non è l'unico ad assistere alla scena: ci sono, non visti, anche Tarek e Milly, cugino e sorella di Almaz. Mentre Tarek pensa sia meglio non intervenire per salvare Almaz, Milly, dodici anni, ragazzina senza paure, entra in scena e in una breve colluttazione butta a terra Swan e gli rompe un braccio. 
Almaz è salvo, ma la situazione non è risolta perché Swan Cooper e Douglas Adams, non sono due qualsiasi, hanno alle spalle due famiglie potenti: il signor Cooper è padrone della fattoria dove vivono i Vodović e la signora Adams è la sceriffa di Birdtown. 
Alla periferia di una cittadina del sud degli Stati Uniti, vivono gli ultimi, e i Vodović tra questi. Fuggiti dalla guerra in Bosnia cercano di vivere onestamente, di non attirare l'attenzione della comunità locale. Sono uniti, si danno molte regole per non finire nei guai, vivono con quel poco che il nonno Deda guadagna facendo disinfestazioni, e Petra, madre vedova dei ragazzi, racimola facendo le pulizie. 
I grandi hanno un passato di guerra che li assedia, i ragazzi hanno piccoli e grandi sogni nel cassetto: Almaz, prima o poi diventerà presidente degli Stati Uniti per offrire a suo nonno una casa con piscina, dove riposarsi. È un bravo ragazzo, passa il suo tempo in biblioteca, è anche un bravo fratello e un bravo cugino. Fino al giorno in cui viene freddato davanti alla biblioteca con due pallottole nella pancia. Nessuno ha visto. Nessuno sa. Nessuno si chiede. 
Solo Milly cerca di trovare un senso al suo dolore nella ricerca disperata della verità. E per farlo attraversa, luminosa e a testa alta le miserie, i dolori e la pochezza di quel piccolo mondo che piano piano si svela davanti ai suoi occhi di ragazzina, lei che è fiera di essere 'una strana personcina di dodici anni'. 

Una densità di scrittura che lascia senza fiato. E diverse cose bellissime.
Questa è la sensazione che si prova leggendo questo libro, il secondo nella collana Oltre dedicata ai più grandi, dopo Il centro del mondo. Nonostante le sue 450 pagine, una passeggiata rispetto alle sole 190 di Milly Vodović. 
Lei, Milly, è la luce e la voce di questa storia nera nera, piena di ombre, costruita sulla vitalità di una ragazzina tanto ribelle e selvatica, quanto tenera e sensibile che si trova a dover fare i conti con il dolore, la solitudine e la durezza della realtà. Sorge spontaneo pensare che tanta lucidità di racconto arrivi da una vita vissuta. Ma non so. 
I suoi dodici anni l'hanno sempre aiutata a saltare più in alto, verso l'aria pura, anche e soprattutto nei confronti dell'orrore che ha segnato la sua famiglia. 
Lei non sa cosa ha significato la guerra da cui sono fuggiti: la Bosnia, gli affetti lasciati laggiù, per lei hanno il sapore del mito. Così come il padre mai conosciuto è interlocutore di molti suoi ragionamenti, tanto poco lo è sua madre o suo nonno, che invece hanno il torto di essere lì a darle mille regole. Eppure. 
Almaz, più grande di lei di almeno sei anni, lui sì che è un faro. E quando si spegne in quel modo assurdo e tragico, lei annaspa. E in questo suo cercare di restare a galla si aggrappa, ossia entra in un contatto profondo, lei non sa fare nulla con superficialità, con gli altri personaggi della storia: non molti in effetti, ma tutti molto complessi. 
Da una parte irrompe, complice un mazzo di fiori per scusarsi del braccio rotto, nel mondo di Swan che, lontano dal suo ricco padre, assiste la madre scrittrice e alla fine dei suoi giorni, consumata dalla malattia. 
Dall'altra si intrufola nella vita di Douglas, e in qualche modo gli si accoccola nel cuore. Riceve da lui un bacio furtivo e un cucciolo di cane, sottratto al tremendo fratello 'scoppiato'. Attraverso il suo sguardo limpido, i membri della sua famiglia, e poi Swan e Douglas e le loro bislacche famiglie, e ancora più in là, la società gretta e razzista della provincia profonda americana, prendono forma. 
Con durezza ma anche con grande onestà intellettuale le relazioni interpersonali, i dolori, le solitudini, le fragilità, addirittura le dolcezze, queste ultime così difficili da ammettere, escono allo scoperto. 
E Milly dall'alto dei suoi dodici anni, attraverso l'istinto che sempre la guida, capisce, piano piano, le ragioni, o meglio le non ragioni, di tutto quello che la circonda e che su di lei lascia un segno indelebile e definitivo. 
E nel farlo si lascia dietro l'infanzia e l'innocenza. 
Rugani lo ha dichiarato e ne ha fatto la spina dorsale della sua scrittura: non prendere mai in giro i bambini. In questa densità di questioni cruciali, due sono le valvole di sfogo che permettono di tirare il fiato: lo sfondo fantastico con opossum parlanti e albi illustrati premonitori e dall'altro i dialoghi tra nonno e nipote che strappano un sorriso per ironia e nitore che probabilmente arrivano da una storia personale, confermando il sospetto che dietro il piccolo sorriso di Nastasia Rugani ci sia quello potente di Milly. 

Carla

mercoledì 5 maggio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

NELLA SUA PELLE


‘The skin I’m in’ è il titolo originale del romanzo pubblicato nel 1998 dalla scrittrice afro-americana
Sharon G. Flake; Giunti lo traduce nel sottotitolo, ‘Il colore della mia pelle’. La scelta editoriale coglie l’attimo, l’attenzione alle tensioni razziali, così forti negli ultimi anni negli Stati Uniti e non solo.
Il romanzo racconta la storia di Maleeka Madison, tredicenne dalla pelle molto scura, che frequenta una scuola non certo di prim’ordine e del suo incontro con un’insegnante dall’aspetto non proprio comune e dai modi piuttosto irrituali. Le vicende di Maleeka, che ci parla in prima persona, sono piuttosto complicate: è orfana di padre, la madre ha faticato non poco a riprendersi dal lutto, grazie anche alle improbabili attività di sarta; a scuola non è popolare e sopravvive grazie a Charlese, ragazzina viziata e decisamente prepotente, che si serve dell’amica per superare le prove scolastiche, ma sottoponendola continuamente a ricatti e soprusi.
Poi c’è John-John, che ha avuto una cotta per lei e si è sentito respinto e si si vendica schernendola in continuazione.
La verità è che la ragazza non si piace: si vede troppo scura, troppo alta, troppo magra; non le piacciono i vestiti che le cuce la madre, non le piacciono le ‘amiche’ di Charlese, un giro di bulle di periferia. In compenso le piace la matematica e, grazie ai metodi poco convenzionali della professoressa Saunders, scopre anche che le piace scrivere.
E poi c’è un ragazzo, Caleb, che timidamente le si avvicina.
Ovviamente, non stiamo parlando di una scuola qualsiasi, ma di una di quelle scuole di periferia, non troppo costose, che raccolgono alunni e alunne dei quartieri poveri; intorno alla scuola, strade malfamate, teppisti, paure e coraggio che si tengono a braccetto.
Maleeka ci racconta tutto questo in un’altalena di stati d’animo, che alternano la speranza di una vita diversa, normale, alla sensazione di essere chiusa in trappola, all’interno di contesti violenti da cui non riesce a sfuggire. Proprio per la sua difficoltà a reagire ed allontanarsi da Charlese e le sue amiche, si fa coinvolgere in un atto di vandalismo dentro la scuola. Ma non tutti credono alla versione ufficiale dei fatti e quindi forse ci sarà per lei una possibilità di riscatto.
Come ambientazione e tematiche, questo romanzo si affianca a quelli, decisamente successivi in termini temporali, di Reynolds, in particolare a ‘Ghost’ , a dimostrazione che venti anni non sono riusciti a modificare in modo significativo la condizione degli afro-americani poveri: in entrambi i romanzi sono raccontate famiglie monoparentali, difficoltà economiche, un contesto sociale pericoloso e spesso violento.
Maleeka ci racconta, però, qualcosa di in più: la difficoltà di amarsi quando si ha la pelle nera, troppo scura, troppo lontana dall’ideale di bellezza rappresentato dalle ragazze caucasiche. Non stare bene nella propria pelle, vedersi brutta, introiettando un pregiudizio negativo, direttamente o indirettamente razzista. Ma come tanti romanzi ci hanno raccontato, la discriminazione per le peculiarità di alcuni individui non riguarda solo il colore della pelle: scoprirlo per la protagonista di questo romanzo è anche l’inizio di un percorso di accettazione di sé.
Anche qui, come in altre storie, la scuola è il principale strumento di emancipazione messo a disposizione dei più giovani; spesso ce ne dimentichiamo, anche qui, ora, accade che una pandemia allontani dal percorso scolastico quei ragazzi e quelle ragazze più fragili, che non riescono a condividere le magnifiche sorti e progressive della tecnologia.
Non stiamo parlando, dunque di condizioni astratte e distanti: discriminazioni, bullismo, precarietà economica, fragilità delle famiglie più esposte economicamente, sono condizioni che continuano a presentarsi soprattutto nelle periferie delle grandi città. Tanti ragazzi e ragazze sono lasciati soli ad affrontare problemi troppo grandi per loro.
Singolare, dunque, l’attualità di questo romanzo, anche al di là del suo contesto specifico; è un romanzo imperfetto, con un ricorso in alcuni punti eccessivo a metafore e paragoni; ma è una storia molto viva, vicina alla sensibilità di giovani lettori elettrici, dai dodici anni in poi, scritta con uno stile diretto, esplicito, e con un grande ritmo narrativo.
Vale la pena leggerlo.
 
Eleonora


“The skin I’m in. Il colore della mia pelle”, S. G. Flake, Giunti 2021





mercoledì 2 settembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CERCANDO PAPPAGALLI ESTINTI


‘Charlie e il misterioso Professor Tiberius’, scritto da Sally J. Pla per i tipi di Edt Giralangolo, è un romanzo on the road, il racconto di un viaggio avventuroso che il protagonista compie, insieme ai suoi fratelli e alla misteriosa Ludmila, per raggiungere il padre ricoverato per un grave incidente avuto in Afghanistan. Il padre, giornalista, è ora ricoverato in un ospedale specializzato in Virginia, assistito dalla nonna, mentre Charlie e il resto della famiglia restano in California. Ma la sorella maggiore, Davis, non si fida di Ludmila, una ragazza dai capelli rosa e dall’accento straniero che dovrebbe controllarli, e convince il fidanzato a partire tutti insieme per raggiungere il padre. Ovviamente questa avventura si interrompe presto, con un incidente a Las Vegas. Deve intervenire nuovamente Ludmila, che organizza un lungo viaggio attraverso l’America per riunire la famiglia.
La partenza, però, non è così scontata per Charlie, abituato alla sua casa e alle sue abitudini. Il ragazzino ha bisogno delle sue rassicuranti routine, come per esempio lavarsi le mani per sei volte consecutive, per poi ricominciare da capo, dodici volte come dodici sono i suoi anni; mangia solo chicken nuggets e ha qualche difficoltà a interpretare il comportamento delle altre persone. Ha una grande passione, l’ornitologia; conosce a memoria il libro scritto dal professor Tiberius Shaw; insieme al padre, con cui ha sempre condiviso questa passione, ha stilato una ‘Lista degli Uccelli da Vedere Prima o Poi’. Così il viaggio diventa l’occasione, e un buon motivo, per affrontarne tutte le difficoltà, di andare alla ricerca di questi uccelli e dello stesso Professor Tiberius.
Ogni tappa porta a nuove scoperte: dalla bellezza del cielo stellato a quella, più intima, di avere risorse nascoste che gli consentono di affrontare le sue paure.
Charlie, Davis e i gemelli Jake e Joel, accompagnati dalla misteriosa Ludmila, compiono un bellissimo, avventuroso viaggio attraverso l’America, incontrando volatili comuni o rarissimi e tante persone interessanti, dalla direttrice di un osservatorio astronomico a una comunità Amish. Non ultimo l’incontro con un cane a tre zampe, da subito accolto dai ragazzini e dallo stesso Charlie, nonostante il suo alito puzzolente.
Durante il viaggio, Ludmila racconta un po’ alla volta la sua storia e il senso del legame fra lei e quella famiglia; la sua storia inizia a Sarajevo, dove ha vissuto con la famiglia fino allo scoppio della guerra, che ha stravolto la sua vita e l’ha riempita di separazioni e di lutti: dall’assedio della città bosniaca riescono a sopravvivere solo lei e il fratello Amar. E’ qui, in questa relazione che poi si inserisce il padre di Charlie. Una storia nella storia, che riporta alle nostre coscienze la memoria di una guerra feroce, alle porte di casa nostra; è un gran merito dell’autrice americana riferirsi a un pezzo della storia europea recente che non deve essere dimenticato.
Ma anche la narrazione principale ha i suoi punti di forza nella descrizione non superficiale dei personaggi: dal protagonista, descritto nel suo percorso di crescita con tutte le difficoltà che si possono immaginare, e qui è evidente l’affinità con ‘Il mistero del London Eye’ di Siobhan Dowd. Le relazioni interfamiliari, trattate con la giusta dose d’ironia, dagli scatenati gemelli Jake e Joel all’adolescente Davis, alla ricerca di un sempre nuovo primo amore.
Non ultima la natura, protagonista di moltissime descrizioni che rendono l’idea dell’ampiezza e della diversità dei territori americani.
Charlie troverà diversi uccelli della sua lista, ritroverà suo padre e una nuova dimensione di vita con la consapevolezza di avercela fatta.
E’ un romanzo ottimista, senza essere sdolcinato e rassicurante oltre il necessario; alla fine tutto quadra, e nella vita questo spesso non succede, ma devo dire che nel complesso ho trovato la lettura interessante, piacevole, con un approccio positivo a tematiche importanti, come le diverse intelligenze e le ferite che la guerra lascia a chi sopravvive.
Lettura consigliata a ragazzi e ragazze a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Charlie e il misterioso Professor Tiberius”, S. J. Pla, Edt Giralangolo 2020

lunedì 24 agosto 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DIVISA IN DUE


L’ultimo romanzo della scrittrice americana Sharon M. Draper, ‘Divisa in due’, pubblicato nella collana Feltrinelli up, affronta il tema delicato di chi sta a metà strada, ma solo apparentemente, fra due gruppi etnici.
La protagonista, Isabella o Izzy, è in realtà doppiamente divisa in due, in quanto figlia di divorziati con affido condiviso, quindi abituata a vivere in due case, a settimane alterne, condividendo la quotidianità, di volta in volta, con la madre e il suo nuovo compagno, e con il padre, la sua nuova compagna e il figlio di lei.
Già questo, di per sé, è un bel problema: due case, due camere, due zaini, due abitudini e stili di vita, cui lei deve comunque assoggettarsi, per non mettere ulteriore scompiglio nella sua vita affettiva. A sostenerla, oltre all’immutato affetto dei genitori, ci sono le amiche.
Ma la situazione di Isabella è in realtà complicata anche da un altro fattore: è figlia di una bianca e di un afroamericano, è uno splendido mix di caratteristiche che però le creano diversi problemi, che emergono in tutta la loro gravità, a scuola.
Isabella ha undici anni, quasi dodici, frequenta la scuola media, una scuola in cui convivono ragazze e ragazzi di tutti i gruppi etnici, all’interno di un quartiere residenziale il cui cuore è, indovinate un po’, un centro commerciale. Siamo in Ohio, a Cincinnati, e non sembrano esserci grosse tensioni razziali.
Eppure. Eppure, a scuola, la sua amica Imani trova nel suo armadietto, dopo una discussione in classe, un cappio. E’ così che Isabella prende coscienza di cosa significhi essere diversa, non solo per lo stile di vita inconsueto, ma anche più radicalmente, per il colore della pelle. All’inizio non sa come gestire il suo essere a metà strada, avere i capelli crespi e gli occhi chiari, una carnagione che non è a pieno né l’una né l’altra. Poi, man mano che prende coscienza del reale significato , si rende conto di essere fiera delle sue origini afroamericane.
L’autrice, che aveva già firmato il fortunato ‘Melody’, ha un’impostazione narrativa ben riconoscibile, nel raccontare presa di coscienza e ricerca di soluzioni nuove per gestire i problemi; tutto sembra evolvere per il meglio, anche troppo direi, in una realtà che ruota intorno agli stereotipi americani delle sale bowling, centri commerciali, hamburgherie, senza troppi drammi, denaro che non manca, solidarietà scontata e così via. Molto edificante e un tantino didascalico. Ma, come nel precedente romanzo, arriva il colpo di scena: mentre stanno andando a un concorso di pianoforte, Isabella è un’eccellente aspirante pianista, lei e il fratellastro Darren vengono fermati dalla polizia e, poiché sono neri, la storia non finisce bene.
Evidenti gli echi del movimento ‘black lives matter’, nato pochi anni prima della scrittura di questo romanzo, nel 2016.
L’episodio finale interrompe la corsa verso uno scontato happy end, mette il lettore e la lettrice di fronte a una verità scomoda: che i pregiudizi razziali, etnici, non risparmiano nessuno e sono così trasversali da cancellare anche i privilegi della classe media di colore. Certo, povertà, sfruttamento, sessismo si innestano sul razzismo per creare sistemi di esclusione sociale potentissimi; vale per l’America, vale per l’Italia, basti pensare allo sfruttamento dei migranti nelle campagne.
E’ difficile immaginare tutto questo in un romanzo per ragazzi e ragazze all’inizio della scuola media. In ‘Divisa in due’ troviamo una fotografia tutto sommato benevola delle complesse problematiche che una ragazzina così, a metà strada fra due genitori separati e due gruppi etnici, deve affrontare.
Un romanzo un po’ squilibrato, tutto slime a forma di cuore e indigestione di gelati nella prima parte, e poi un po’ troppo superficiale nel rappresentare la violenza della polizia e il peso delle discriminazioni razziali nel finale. Ma, nonostante questo, è un buon romanzo, dalla scrittura scorrevole, improntata su capitoli brevi che alternano le settimane con la mamma e quelle con il papà. In ogni caso, un primo approccio a temi attuali e imprescindibili per lettrici e lettori a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Divisa in due”, S. M. Draper, Feltrinelli 2020


mercoledì 10 giugno 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

BILLIE


La storia di Billie Holiday, o Lady Day, l’altro nome d’arte di Eleanora Fagan, è una storia di grandi successi, di gloria e di cadute rovinose, di immensa solitudine.
Nasce a Filadelfia da due genitori troppo giovani per occuparsi di lei e conosce presto la povertà e la violenza; si trasferisce con la madre a Baltimora, viene violentata a undici anni e negli anni successivi, quando non aiuta la madre a pulire le scale dei palazzi, si prostituisce, per mangiare, finendo in riformatorio.


L’unica persona che le vuole bene è la nonna; alla sua morte viene accolta da una zia e poi viene mandata in un collegio.
Il momento di svolta della sua vita si realizza quando si presenta in un locale di Harlem, in cui cercavano una ballerina: lei non sa ballare, ma sa cantare, ha una voce straordinaria.
Da qui comincia la sua faticosa ascesa, che la porta a cantare con i più famosi ensamble: Benny Goodman, Artie Shaw, Count Basie. Siamo negli anni Trenta, lei è giovanissima e apprezzata dal pubblico Nero e dal pubblico Bianco. Fino a quando non canterà una canzone, ‘Strange fruit’, che nel tempo diventerà una delle canzoni amate dai movimenti di protesta degli afroamericani.
‘Strange Fruit’ è una canzone piena di dolore e di rabbia, scritta da un musicista ebreo, comunista e bianco, che racconta di un albero da cui pendono ‘strani frutti’, i corpi dei neri linciati, lasciati al vento, al sole, alla pioggia. Alberi e frutti non rari, soprattutto negli stati segregazionisti.


La carriera di Billie procede con alterne fortune, mentre l’abuso di alcol e droghe e la reclusione minano la salute e la voce. Vive in una grande solitudine, allietata da alcune amicizie, come quella con il sassofonista Lester Young, un altro genio che finì la sua vita prematuramente, da alcolista.
Come raccontare questa vita così intensa, così intrisa di dramma, ai bambini e alle bambine? Reno Brandoni, che già ci aveva raccontato la vita del Re del Blues Robert Johnson, ripropone il format che unisce testo, semplice, ridotto, immagini, anche in questo caso firmate da Chiara Di Vivona, e file musicali scaricabili online. Racconta di un angelo, nella veste di una ragazzina, che si presenta a Billie già anziana per accompagnarla nel suo finale, non prima però di farle comprendere che non le mancava niente, proprio niente: sentirsi in colpa per essere neri? Pensare che l’essere bianchi rappresenti una maggiore bellezza? Quella gardenia bianca, che portava spesso nei capelli, sembra essere, secondo l’autore, il bisogno di ‘qualcosa di bianco’, che nobilitasse la splendida voce nera. No, ‘Black is beautiful’; la voce di Billie non solo ha segnato un’epoca della storia del jazz e del blues , non solo rappresenta un mix straordinario di rabbia e malinconia. E’ ancora qui, con la sua forza, con la sua unicità. E’ giusto, è importante che i nostri ragazzi e le nostre ragazze conoscano la sua voce e la sua storia, che racconta tantissimo della storia dei neri americani, che racconta molto anche di questo nostro tormentato presente, fatto di violenze e ribellioni solo apparentemente lontani.
Questa collana di Curci young è davvero meritoria nel mettere in luce aspetti della storia della musica, che sono anche molto di più di questo, che potrebbero sembrare secondari, e non lo sono affatto.
Lettura istruttiva ed emozionante per giovani musicisti a partire dai nove anni.
Per salutare degnamente questa Signora del Blues, ho scelto questa canzone, che racconta bene la sua infinita solitudine:  l’uomo della sua vita arriverà di lunedì o di martedì, o magari sarà giovedì il giorno fortunato. O non arriverà mai. ‘The man I love’, scritta da Gershwin.
Buon ascolto.

Eleonora

“L’ultimo viaggio di Billie “, R. Brandoni, voce narrante Debora Mancini, ill. di Chiara Di Vivona, Curci 2020


lunedì 18 novembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


NERA


La graphic novel ‘Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin’, scritta da Tania de Montaigne con i disegni di Emilie Plateau, è rilevante per due validi motivi: il primo, sicuramente più significativo, perché si staglia sullo sfondo delle biografie politically correct che hanno inondato le librerie negli ultimi anni; il secondo perché segnala l’interesse di un editore squisitamente rivolto ai ragazzi, Einaudi ragazzi, verso il linguaggio della graphic novel, con testi, per altro, molto trasversali e graditi sicuramente anche al pubblico adulto.
Veniamo al nostro testo: ‘Nera’ racconta la vicenda di una ragazzina nera, Claudette, anche lei di Montgomery, come Rosa Parks.
La storia di Claudette Colvin precede di poco quella di Rosa Parks e ha come oggetto il rifiuto della quindicenne di colore di cedere il posto a un bianco; la reazione della polizia, intervenuta su richiesta dell’autista del bus, è violentissima e il processo che ne deriva, con relativa inevitabile condanna, provoca l’inizio di quello che poi diventerà un movimento organizzato: il boicottaggio dei mezzi di trasporto da parte della popolazione di colore. E’ quello l’inizio di un movimento di protesta che vedrà protagonista Martin Luther King.


Se questa parte della storia americana è abbastanza nota, grazie ai libri e biografie dedicati sia a lui che a Rosa Parks, meno raccontata è la situazione di partenza, la legislazione che garantiva le segregazione razziale nell’America degli anni ‘50: le cosiddette leggi ‘Jim Crow’, che vietavano ai neri l’accesso ai locali dei bianchi, alle scuole dei bianchi, alle professioni legali. Claudette cresce in Alabama, quel sud dell’America che alla legislazione segregazionista affiancava l’azione criminale del Ku Klux Klan.
La nostra storia inizia proprio così, calandoci nei panni di una ragazzina nera nell’America razzista, in cui ancora non c’era nemmeno all’orizzonte la possibilità di ribellarsi.
E’ il 1955 e una ragazzina nera, sola, sull’autobus segregazionista, si ribella.
Come un sassolino può dare vita a una valanga, così un gesto forse impulsivo dà il via al grande movimento per i diritti civili che ha cambiato, ma solo in parte, l’America.
La narrazione di Tania de Montaigne è asciutta, severa, non risparmia alla giovane lettrice e al giovane lettore gli aspetti più duri di questa vicenda e viene assecondata dai disegni della Plateau che, in una resa sempre frontale della scena, fa scorrere sotto i nostri occhi un film, semplice e durissimo, che racconta di solitudine, di diritti violati, di ribellione e solidarietà. I colori sono pochissimi, oltre al bianco e al nero, solo l’ocra e il marrone, che raccontano con efficacia la città di Montgomery e le sue dure leggi.


E’ una bella storia, che mi ricorda la ballata che Roberto Piumini dedica a Martin Luther King; ed è un bel personaggio femminile al di fuori di qualsiasi retorica.
Queste sono storie che riguardano gli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, solo apparentemente distanti, in realtà di un’attualità spaventosa.
Bella operazione, quella di rendere giustizia a un’eroina quasi sconosciuta e di raccontare il lato oscuro dell’America; che poi è un modo per illuminare il presente con la memoria di un recente passato.
Einaudi Ragazzi propone ancora una graphic novel, ed è riteniamo una precisa scelta editoriale, che si pone al confine fra lettura giovanile e adulta, esplorando un territorio ancora poco frequentato, anche se in generale la produzione di fumetti per ragazze e ragazzi è in grande crescita. La risposta del pubblico adulto è contraddittoria, oscillando fra una sottovalutazione e una sopravvalutazione del linguaggio del fumetto, ritenuto di volta in volta troppo semplice o troppo raffinato.
In realtà, come per qualsiasi altra produzione editoriale, vanno valutate le proposte per quello che sono, di buona o cattiva qualità.
In questo caso, non credo ci siano dubbi nell’indicare in questo libro una delle migliori proposte, in termini di graphic novel per ragazzi, di questo finale d’anno.

Eleonora

“Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin”, E. Plateau e T. De Montaigne, Einaudi ragazzi 2019


lunedì 26 agosto 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CORRERE


Un nuovo romanzo di Jason Reynolds, ‘Run’, della serie dedicata ai Defenders, la squadra di atletica che abbiamo conosciuto nel romanzo ‘Ghost’, vede questa volta una protagonista femminile, Patina Jones. Anche lei afroamericana, anche lei con una storia complicata alle spalle: il padre morto all’improvviso mentre la mamma era incinta della sorellina; la mamma cui il diabete toglie le gambe e la costringe ad affidare le figlie alla famiglia del fratello.
Patina, o Patty, nonostante tutto questo, ha una vita abbastanza regolare, divisa fra la scuola e gli allenamenti di atletica. Ma si sente diversa, in quella scuola esclusiva in cui tutte sembrano perfette. In realtà tutte loro, le compagne di classe con cui deve redigere una ricerca su Frida Kahlo, le insegnanti, la stessa zia bianca, che sembra così ‘normale’, hanno dei segreti, una vita alle spalle che non è esattamente rose e fiori.
Il mondo è complicato ed è complicato essere un’adolescente qualsiasi quando ci si porta sulle spalle il peso di un lutto, la distanza della madre, la responsabilità di aiutare la sorellina a crescere: farle le treccine con le perline magiche, ascoltare le sue storie e soprattutto le sue domande imbarazzanti (dove sono andate le gambe di mamma?)
In tutto questo, che mescola la solitudine, la rabbia, il dolore e la voglia di esistere, s’inserisce l’atletica con il solito impagabile coach Brody, che ha preso sotto l’ala tutti i suoi ragazzi. All’inizio del libro sappiamo com’è andata a finire la prima gara di Ghost, ora siamo alla vigilia di nuove gare dove Patina corre nella staffetta 4x800.
Per correre questa gara bisogna trovare l’affiatamento perfetto ed essere capaci di dare tutto per la squadra. Le cose non sono mai semplici, però, e non resta altro che prepararsi al meglio, allenandosi duramente e, il giorno della gara, compiendo quei gesti scaramantici che danno sicurezza: le treccine con le perline rosse di Maddy, le unghie laccate come l’atleta Flo Jo, ovvero Florence Griffith Jones, affascinante velocista degli anni ‘80, e una montagna di rabbia da trasformare in determinazione.
Come sempre i romanzi seriali suscitano dubbi sul fatto che la freschezza, l’originalità della trama, le caratterizzazioni dei personaggi possano sopravvivere alla ripetizione legata ai diversi romanzi del ciclo. Eppure, sì, Jason Reynolds riesce a farci entrare nella vita dei suoi personaggi con grande naturalezza; costruisce le sue storie come tanti cammei che alla fine si incastonano in un ritratto di gruppo, nell’immagine di ragazze e ragazzi di oggi, costretti ad affrontare problemi che non sono quelli propri dell’adolescenza, ragazze e ragazzi cresciuti in fretta, che devono fare i conti con la loro storia personale e con la realtà sociale in cui vivono. Reynolds in questo ciclo, a differenza di altri romanzi, mantiene un tono leggero, una lettura ottimistica sulla possibilità di riscatto rappresentata dallo sport e soprattutto dalla sua dimensione collettiva. Costruisce storie in cui i giovani lettori e lettrici possano riconoscersi, al di là dell’Oceano che separa quei ragazzi dai nostri.
Lettura non difficile, ma tutt’altro che banale per ragazze e ragazzi dai dodici anni in poi.
Eleonora

“Run”, J. Reynolds, Rizzoli 2019

venerdì 12 aprile 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TRAGEDIA A RITMO DI UN RAP


‘La lunga discesa’, opera del 2017 di Jason Reynolds, appena pubblicata da Rizzoli, è a dir poco spiazzante: scritto in versi, cui la traduzione italiana non può essere completamente fedele, è il racconto sincopato di una discesa ineluttabile verso l’inferno da parte di un ragazzino afroamericano, Will, a cui è stato appena ucciso il fratello.
Nella giungla urbana ci sono tre regole che devono essere sempre rispettate, soprattutto davanti ad un lutto: non piangere, non fare la spia, vendicarsi.
Ma Will non è ancora pronto, non sa come fare a vendicare la morte del fratello Shawn, il cui corpo giace ancora caldo sul selciato.
Comunque sia, sa che deve farlo, deve uccidere l’assassino di suo fratello, che pensa di aver individuato in Riggs, un vecchio amico passato a una gang rivale.
Prende la pistola di Shawn, ben nascosta in un cassetto, e prende l’ascensore per scendere dall’ottavo piano, dove abita. A ogni piano sale una persona, che via via il protagonista riconosce come un personaggio fondamentale della sua vita, lo zio, il padre, l’amica d’infanzia, infine il fratello: si proprio lui, quello appena morto, perché ciò che lega tutte queste persone, oltre ai rapporti affettivi, è la morte, sono tutti morti ammazzati, tutti morti in ossequio alla legge della giungla urbana, in cui si spara prima di pensare, prima di sapere se stai davvero uccidendo la persona ‘giusta’. Ciascuno di loro racconta la sua storia, come è potuto succedere il ritrovarsi a terra col corpo attraversato dai proiettili. Da questi racconti emerge l’insensatezza di una ‘legge’ che non lascia scampo, che segna un destino ineluttabile, foriero di lutti. E quando l’ascensore arriva al piano terra , Will dovrà scegliere se seguire quel destino o sottrarvisi.


Jason Reynolds ci regala una storia potente, nera, disperata, con un unico barlume di incerta speranza, che qualcuno possa prima o poi sottrarsi al proprio destino.
In un linguaggio scarno, ritmato, ripetitivo, ci viene descritta la vita degli afroamericani poveri, quelli che vivono di spaccio e di espedienti, il cui teatro è la strada, dove a fatica devono conquistarsi un posto. Persone normali, in fondo, con un universo di affetti destinati al dolore, con le loro manie, i gusti, gli orologi di marca o la maglietta all’ultima moda. Ma nessuno di loro può sottrarsi alla legge primitiva che chiede vendetta, che genera a sua volta altre vendette e altre morti e dolore e solitudini. Le gang, le loro leggi tribali, le prove di coraggio e le pistole.
Will, prima di affrontare la sua prova, rivede i destini tragici dei suoi familiari, degli affetti più cari; capire l’inutilità di tutto questo è possibile, è possibile avere un’altra prospettiva di vita?
L’autore ci lascia con questo interrogativo, lui che dedica il libro ai ragazzi e le ragazze afroamericani che affollano i centri di detenzione, tutti figli della legge della giungla urbana.
E’ un libro dal forte impatto emotivo, che trasuda dolore, povertà, ignoranza. La sua lettura richiede un lettore, o lettrice, maturi, dai quattordici anni in su.
Bella la copertina che inquadra una pulsantiera graffiata e sporca e le pagine interne in cui le parole sembrano graffiti estemporanei, sfondo perfetto per una storia di degrado e solitudine.
Reynolds si conferma scrittore di talento, capace di esplorare territori diversi, linguaggi diversi.
Da leggere in un giorno di sole, con un cielo pieno di rondini.

Eleonora

“La lunga discesa”, J. Reynolds, Rizzoli 2018


lunedì 22 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’ATTACCO ALLE TORRI


Penso che non ci rendiamo conto fino in fondo del peso esercitato dall’episodio dell’attacco alle Torri Gemelle di New York nel 2001. Una ferita imprevista e insanabile, che ha modificato profondamente il rapporto fra il popolo americano e il resto del mondo.
Affronta questo tema, con un romanzo dalla natura complessa, Wendy Mills in ‘Tracce’, pubblicato da Edt Giralangolo.
La struttura della trama prevede le voci alternate di Jesse, che ha 16 anni nel 2016 e che ha perso il fratello Travis nel crollo delle Torri, sedici anni prima; e di Alia, sedicenne musulmana, di origine indonesiana, che aveva sedici anni nel 2001 e che ha incontrato casualmente Travis proprio nel giorno fatale.
Le due storie evidentemente tendono a incontrarsi: Jesse non sa nulla di quanto accaduto in quel giorno di sedici anni prima, vorrebbe sapere cosa è successo, perché il fratello fosse lì, e cosa ha fatto nelle sue ultime ore di vita. E’ una ragazza confusa, la famiglia chiusa nel proprio dolore e incapace di affrontarlo insieme; Jesse inevitabilmente cerca un appoggio nelle persone sbagliate, un gruppo di ragazzi un po’ sbandati, che di notte riempe i muri della città di tag e di scritte islamofobe. Ma anche Jesse prova rabbia, rabbia e frustrazione per non sapere nulla di ciò che è accaduto. Proprio a causa di queste bravate viene arrestata e e costretta a fare volontariato in un centro islamico; qui approfondisce l’amicizia, che inevitabilmente diventerà amore, con Adam, un giovane musulmano che aveva già incontrato nelle lezioni di arrampicata. E’ lui ad aiutarla a portare avanti le sue ricerche, a individuare i vecchi amici del fratello, ad ascoltare l’ultimo messaggio che Travis ha lasciato nella segreteria telefonica di casa.
Nello stesso tempo, seguiamo Alia, al suo primo giorno con il velo, che è andata al World Trade Centre per vedere suo padre e che si ritrova intrappolata con Travis dentro un ascensore, dopo il primo schianto. La parte del romanzo che la riguarda non è altro che la descrizione di quei momenti tremendi, la fuga mentre il palazzo va in fiamme e alla fine crolla. Questa parte è raccontata in prima persona, indizio che fa giustamente pensare che Alia rivedrà la luce del giorno.
Jesse scopre la presenza di Alia in compagnia del fratello e si mette sulle sue tracce, per sapere qualcosa delle ultime ore di vita. Ed ecco che i due percorsi si incontrano. Diventa possibile per la famiglia di Travis, a quel punto, ritrovarsi insieme e fare i conti, ciascuno, con i propri sensi di colpa.
Abbiamo di fronte, dunque, un romanzo complesso, secondo me non comprensibile a pieno da chi non ha vissuto il trauma di una nazione potentissima, colpita nel suo cuore, simbolicamente, da una soggettività, l’islamismo radicale, che a quel punto è diventato uno dei principali attori della scena internazionale. Non è facile comprendere come ci si possa sentire, passando dalla percezione del proprio paese come il più potente del mondo a essere evidentemente vulnerabili rispetto a una strategia terroristica. Mi sembra che la scelta di raccontare tutto questo attraverso questi spezzoni di vita di due sedicenni, una ragazza islamica e il suo rapporto complesso con la sua religione, e una ragazza di oggi, sbandata, confusa, incapace all’inizio di darsi delle risposte, dia qualche elemento in più, offra uno spaccato della complessa realtà americana.
Un’ultima osservazione. Da questi episodi hanno preso il via diverse guerre, chiamate ‘guerre di civiltà’, che hanno aggravato l’instabilità politica senza risolvere il problema dell’islamismo radicale. Le guerre ‘locali’, così gravide di violenze soprattutto sui civili, hanno generato milioni di profughi. Ma l’America, patria del più grande movimento pacifista che ci sia stato nel ‘900, quello contro la guerra nel Vietnam, non ha saputo questa volta produrre gli anticorpi necessari a una politica miope, che ci ha consegnato il mondo di oggi.
Questa assenza di lucidità, questo lutto collettivo, così come ce lo descrive questo bel romanzo, ancora non è stato elaborato e quelle vittime innocenti, 2603 solo a New York, chiedono ancora un senso e una ragione a tutto questo.
Lettura impegnativa, che consiglio a lettrici e lettori a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Tracce”, W. Mills, Edt giralangolo 2018

venerdì 12 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BALLATA GOSPEL


‘E’ un ragazzo, in quella bella età
In cui c’è entusiasmo e irruenza,
una passione per la libertà
che si trasforma in onnipotenza:
e misero il ragazzo che non l’ha,
e invecchia, da ragazzo, per prudenza.
Sian benedetti i sogni dei ragazzi,
anche se sono, o sembrano, pazzi.’

La storia raccontata da Roberto Piumini, nella sua più recente fatica editoriale, ‘Alzati, Martin. Ballata di Martin Luther King’, è quella dell’uomo politico americano che ha segnato profondamente la storia del suo paese, ma anche la nostra.
E’ un’impresa coraggiosa, quella condotta da un maestro delle parole, quale è Piumini: si tratta infatti di un poema in ottave, con incalzanti endecasillabi che regalano alla vicenda di King la densità del mito. Ed è giusto che sia così, se gli si vuole restituire il valore della sua impresa, condurre in modo non violento la battaglia per i diritti civili dei neri americani. Il racconto, accompagnato dalle belle, intense immagini di Paolo d’Altan, parte dalle radici della segregazione razziale in America ed è un’origine fra le più turpi, lo schiavismo. 


La tratta di esseri umani portò dall’Africa alle Americhe milioni di esseri umani destinati a lavorare nei campi di cotone o nelle miniere. Da questa infamia originaria, combattuta durante la guerra di secessione, sono discese le discriminazioni che hanno continuato a colpire la comunità afro-americana.
Piumini, nella sua coinvolgente ballata che si accompagna ai testi dei gospel, racconta le diverse tappe, gli eroi, e molto spesso le eroine che con i loro gesti hanno punteggiato un percorso di rivolta non violenta, di affermazione di diritti: Harriet Tubman, Rosa Parks, Jo Ann Robinson, Jimmie Lee Jackson e tanti altri che nella vita quotidiana contestavano le discriminazioni razziali. Certo non tutti hanno apprezzato la strategia di Martin Luther King e avrebbero preferito una lotta più diretta e aggressiva, come le Black Panther di Malcom X.


Ma il percorso di Martin Luther King, culminato nella marcia del 28 agosto 1963 a Washington e poi nel Premio Nobel ricevuto nel ’64, riassume in sé l’epicità di una storia di emancipazione che ha coinvolto milioni di persone.

‘Martin ringrazia, e nel suo discorso,
dice che il grande premio ricevuto
è cosa buona, perché dà soccorso
non solo ai neri che chiedono aiuto,
ma a ogni lotta che nel mondo è in corso
perché il diritto sia riconosciuto:
soltanto quando un mondo è capace
della giustizia, merita la pace’.



Infine, il 4 aprile del 1968, King viene ucciso, forse, da James Earl Ray, uno sbandato che incarna a meraviglia il ruolo del colpevole. Finita la sua storia, finito il sogno? Certamente no, se ancora oggi le città americane sono attraversate da violente contraddizioni inter-etniche; certamente no, se ancora oggi nel mondo, e qui da noi, si fanno, eccome!, questioni di pelle, di religione, di ‘civiltà’. Il ‘sogno’ di King, Piumini lo rappresenta come un incubo, fatto di barconi sovraccarichi che attraversano nuovamente il mare, trasportando nuovi schiavi, questa volta sulle civili sponde europee.
Vorrei, infine, sottolineare quanto le immagini di Paolo d’Altan rispondano perfettamente al ritmo e alla valenza epica del racconto: le sue tavole sembrano inquadrature cinematografiche, istantanee che fermano il gesto, lo sguardo, l’azione di questo o quell’episodio raccontato. Ne viene fuori una narrazione armonica, che procede di pari passo, fatta di parole e d’immagini.
Dunque, un grande coraggio nella scelta della forma espressiva di questo libro, ma anche il coraggio di sottolineare quanto quello che si è conquistato non è mai acquisito per sempre.
E’ giusto ricordare, è giusto vedere gli insegnamenti che la storia recente ci fornisce, un insieme di valori, conquistati ed affermati con grande fatica, che in ogni momento possono essere dimenticati o sviliti, relegati a cose da ‘buonisti’. Non si sottolinea mai abbastanza quanto l’ignoranza e l’indifferenza possano essere pericolose.


Per questo, consiglio una appassionata lettura ad alta voce di questo libro, magari non facile, a ragazze e ragazzi a partire dai 10 anni.

Eleonora

“Alzati, Martin. Ballata di Martin Luther King”, R. Piumini e P. d’Altan, Solferino 2018