Visualizzazione post con etichetta discriminazione razziale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta discriminazione razziale. Mostra tutti i post

lunedì 13 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SI NO FORSE

I fratelli Zzli, Alex Cousseau, Anne-Lise Boutin (trad. Federico Appel) 
Sinnos 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno, la mia amica pipistrella mi dice: 'Ho conosciuto dei tipi, sono viaggiatori e stanno cercando un posto dove vivere. Vengono da molto lontano e sono di buona compagnia. Perché non li accogli qui a casa tua?'. In effetti, perché no? 
Li incontro il giorno dopo. Sono tre. Alti. Forti. Sembrano delle rocce. Dei macigni. Delle montagne. 
Li distinguo a mala pena l’uno dall’altro. 
Cambiano solo per lo spessore e la lunghezza delle folte sopracciglia. 
Ed ecco come si presentano: 'Noi siamo i quattro fratelli Zzli'." 

A vederli non sono affatto quattro, quindi è normale che quella bambina che abita nella casa troppo grande e che un po' si annoia, chieda loro spiegazione di questo. Il primo risponde: Sì effettivamente siamo tre, il secondo replica, già con la bocca piena, il suo No e il terzo, forse ha la giusta risposta: siamo in tre ma forse ci chiamiamo così perché mangiamo per quattro!"
Ed effettivamente... 
La bambina non perde tempo e li soprannomina: Sì, No e Forse. 


Comincia così la loro piacevole convivenza: Sì, No e Forse, con i loro racconti e con la loro ingombrante presenza, riempiono la casa di parole e di risate. La bambina è proprio contenta e insieme decidono di organizzare una festa di benvenuto: ci sta! La casa prima triste e silenziosa ora appare tutta piena di luce e movimento e rumori di luogo pieno di vita, let's go party! Ma nonostante le frittelle in grande quantità nessuno dei vicini invitati si presenta. La bambina e la sua amica pipistrella indagano. Ai vicini questo nuovo arrivo, questa nuova presenza proprio non piacciono. Questi orsi hanno abitudini diverse, possono alterare il tran tran del bosco e forse possono essere addirittura pericolosi... 
Nel frattempo, le cose vanno molto diversamente perché Sì No e Forse si danno un gran da fare per migliorare la casa e il bosco circostante; aggiustare l'altalena, pulire dalla neve i tetti e mettere nuovi alveari in giardino. 
Ma si sa, le malelingue ci sono ovunque e le dicerie e i pregiudizi sono duri da demolire e così un giorno bussa alla porta un gendarme che chiede loro se hanno il permesso di fare tutto quello che stanno facendo: la loro risposta è la solita, Sì, No, Forse andrebbe chiesto alla bambina che, a giudicare da quanto scritto sul suo zerbino, dovrebbe chiamarsi - così pensano gli orsi - Ben Venuti...


Ah, Benvenuti! Benvenuti a chi? 

L'argomento sotteso a questa storia è piuttosto chiaro, fin dal primo momento. I racconti di viaggio che questi tre orsi fanno alla bambina non lasciano dubbi, così come la reazione dei vicini di casa ostili ai nuovi arrivi è roba già vista, non solo nei libri, ma anche e sopratutto nella vita vera. Beh, è la questione del secolo, o forse di sempre. 
Chi arriva da fuori viene guardato con diffidenza, con sospetto. Viene tenuto a distanza, o comunque ai margini della comunità. Nella migliore delle ipotesi. Altrimenti, cacciato. 


Quello che colpisce in questo libro è la grazia, anche visiva, con cui tutto questo viene messo sul piatto della pagina. La questione, in verità, di aggraziato non ha proprio nulla. Eppure. Questi tre marcantoni, con cravatta e bretelle o pigiama a righe,  che riempiono le giornate di questa ragazzina, che fanno del loro meglio per migliorare ciò che li circonda sono molto ben consapevoli, ben più di lei che non c'è passata in mezzo, che alla discriminazione è molto difficile porre un freno. Eppure, loro sono felici di essere lì e cercano di dimostrarlo in ogni modo. Ma nel loro aggraziato modo di comportarsi, di fronte alla loro emarginazione, di fronte alla terra bruciata (!) che gli si fa intorno, mettono in conto anche di riprendere il cammino per cercare altrove un po' di pace e serenità. 
Andare con loro sembra essere la cosa giusta da fare. 
Sotto la folta pelliccia di questi tre orsi, si nascondono tutti quelli che cercano il loro posto nel modo, la loro piccola pace, la loro piccola felicità, in un posto diverso da quello in cui sono nati e cresciuti. 
Però questo libro, nello stesso tempo, solletica il lettore anche su un'altra questione, più sottile. Il ripetuto ritornello: Sì no forse... mi pare interessante. 
Al di là dell'essere un gioco divertente in una lettura condivisa, magari ad alta voce... 
Quindi, di istinto, lascerei da parte ciò che è più evidente (lo lascerei preferibilmente a quelli che usano i libri come strumenti per indirizzare le coscienze) e mi concentrerei su questo dettaglio, che sembra essere poco più che un gioco. 
Lascerei indietro i ragionamenti più generali e teorici sul dovere dell'accoglienza, dell'inclusione e andrei preferibilmente dritta a spiluccare la sequenza di quelle tre parole: Sì no, forse... 


Le tre risposte che gli orsi fratelli danno in sequenza sono un bel modo per mettere sempre davanti alle certezze che ognuno cerca di costruirsi, anche la terza possibilità, quella che presuppone il dubbio. Questo, oltre a essere un divertente ritornello è un buon suggerimento da tenere presente quando si cerca una risposta. L'arte del dubbio, ossia considerare nello scegliere da che parte stare - a favore o contro - altri scenari possibili, credo sia segno di cervello aperto, di pensiero libero. 


Parlarne, farebbe bene? Forse? No? Sì! 

Carla

venerdì 7 luglio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FARE LA COSA GIUSTA


Parafrasando un film di Spike Lee del 1989, il romanzo ‘Dear Martin’, di Nic Stone, pubblicato da Giralangolo, gira intorno proprio al dilemma espresso da un giovane afroamericano: qual è la cosa giusta da fare se il mondo che ti circonda ti discrimina (ed è un eufemismo).
Il protagonista, Justyce, è un brillante studente liceale, apprezzato dalle ragazze, con grandi ambizioni per gli studi universitari. Ma. Il suo problema è essere nero e come tale presunto colpevole in qualunque situazione.
Viene infatti ammanettato brutalmente da una coppia di poliziotti che mal interpretano un suo gesto durante un controllo.
Questo episodio apre gli occhi a Jus, spalleggiato da Sarah-Jane, detta SJ, una ragazza ebrea, segretamente innamorata di lui. Durante le discussioni in classe Jus deve affrontare il vero nocciolo della questione: quando si è neri, non basta essere bravi, rispettare le leggi, fare una vita normale. Il colore della pelle è di per sé una motivazione alla presunzione di colpevolezza.
Per affrontare questo problema Justyce scrive una sorta di diario, sotto forma di lettere dirette al reverendo Martin Luther King: a lui si rivolge per capire cosa deve fare, come deve comportarsi.
Accanto a lui, l’amico Manny frequenta senza turbamenti un gruppo di amici bianchi e sembra non comprendere le inquietudini dell’amico. D’altra parte, un cugino dello stesso Manny fa parte di una gang di afroamericani decisi a prendersi con la forza quel rispetto che nessuno sembra voler riconoscergli.
La vicenda prende una piega drammatica e la non violenza di Martin Luther King sembra un’arma spuntata nei confronti della sopraffazione sistematica e violenta che i neri subiscono.
La tematica è di strettissima attualità e riguarda non solo gli Stati Uniti, con gli scontri violentissimi fra comunità afroamericana e polizia, ma anche l’Europa, laddove l’apparente integrazione copre segregazioni non scritte eppure efficientissime.
Attraverso il corollario dei personaggi secondari, che circondano il protagonista, si rivela uno spaccato della realtà americana che vede differenze anche forti all’interno delle comunità afroamericane: chi è più integrato, chi sceglie la strada, chi a fatica cerca un proprio percorso di vita, che sarà sempre e comunque condizionato dal colore della pelle. Il protagonista a un certo punto confessa: ‘Non riesco a capire qual è il mio posto’. E questo non avere un posto naturale da occupare nella società è la condizione straniante di chi appartiene a minoranze, di chi non ha un percorso già scritto all’interno della comunità dei pari.
Questa complessità è vista, nel romanzo, con gli occhi di un adolescente che vorrebbe avere solo problemi da adolescente, le ragazze, gli amici, la futura università, e invece deve confrontarsi con la violenza della polizia o farsi affascinare dal potere delle gang.
Nic Stone descrive tutto questo con realismo, cui si attiene anche la traduzione di Anna Rusconi, che cerca di rendere lo slang dei rapper, il gergo delle gang.
Strutturalmente semplice, ‘Dear Martin’ racconta la straordinaria complessità del nostro presente.
Probabilmente per questo è stato premiato quest’anno dalla giuria di Mare di Libri.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi in cerca di risposte non banali a un tema quanto mai urgente, quello delle discriminazioni, la cui sedimentazione non può che produrre rabbia e violenza.
Lettura matura adatta a lettrici e lettori con almeno quattordici anni.

Eleonora

“Dear Martin”, N. Stone, trad. A. Rusconi, Giralangolo 2022