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lunedì 1 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E FUORI INTANTO NEVICA

Pikkeli Mimù
, Anne Brouillard (trad. Manon Le Bourg) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Pikkeli Mimù abita in una casetta in mezzo alla Grande Foresta. 
'Andrò a fargli visita' decide Killiok. 'Se parto presto, arriverò nel tardo pomeriggio. Camminerò sul lago ghiacciato, così farò più in fretta. Poi però la situazione si complica. 
Non devo perdermi nella foresta. La notte cala velocemente. Forse dovrei chiedere a Veronica di accompagnarmi.' 
'Ma ora devo occuparmi della torta e trovare un regalo per Pikkeli Mimù. E poi nevica ancora. Me la caverò da solo.'" 

La prima neve dell'inverno è arrivata. 
Ed è per questo che Killiok ha guardato il calendario, accorgendosi così che il giorno dopo è il compleanno del suo amico Pikkeli Mimù. 
I preparativi occupano l'intera serata, mentre fuori nevica. E il mattino dopo, ancora prima dell'alba Killiok si mette in cammino tirandosi dietro il suo slittino dove ha messo il bagaglio: la torta, il regalo, un sacco a pelo e un po' di provviste per il viaggio. 
Il tragitto è lungo: deve attraversare la foresta ed è titubante e prudente perché non vuole perdersi. Quando sorge il sole tutto sembra più facile, ma se si guarda intorno tutto gli sembra uguale... 
E in inverno le giornate sono corte, ma fortunatamente al calar del sole è la luna a rischiarargli un po' il sentiero e le tracce di sci e l'odore di legna bruciata lo rassicurano. 
Una casetta nel mezzo della foresta, una finestra illuminata, due figure conosciute all'interno: buon compleanno Pikkeli Mimù! 

Piano piano i libri di Anne Brouillard arrivano anche qui. 
Questo è il quinto che viene pubblicato in Italia. 
Senza grande clamore le sue storie prendono posto sugli scaffali delle librerie (nelle case, nelle biblioteche) e aspettano solo che qualcuno le racconti. 
Per farlo occorre un tono di voce pacato, una situazione di lettura tranquilla, intima. Magari un divano o qualche cuscino sparso e un tappeto a disposizione: un bambino o un pugnetto di bambini e un grande vicino con il libro aperto davanti. 
L'atmosfera dei libri di Brouillard questo richiede. 
Quella quiete che abita le sue storie deve potersi espandere e avvolgere tutto quello che respira intorno. Altrimenti della storia si perde il meglio, ovvero quel senso di tepore che fin dalla prima tavola è lì a invitare il lettore ad accomodarsi all'interno. 


Dentro la piccola cucina di Killiok, mentre lui è intento a preparare una torta, fuori con un cielo stellato e una distesa di neve che scricchiola, tra le betulle a fare merenda e infine nel tepore dato dalla stufa e dagli amici finalmente trovati nella casina isolata. 
Il lettore deve sentirsi proprio come si sente Pikkeli Mimù, ormai tornato solo, seduto placido tra le pareti di casa sua, con un nuovo legno che arde nel camino, un libro nuovo da leggere e una coperta calda che gli cinge le spalle, entrambi regali di compleanno. 
Ancora una volta i temi cari a Brouillard si riconfermano.


La natura come luogo ideale per ambientare le sue piccole e delicatissime storie. Un ambiente autentico che va esplorato con attenzione e con la dovuta e rispettosa cautela. Solo così ci si potrà sentire armoniosamente particella di qualcosa di immensamente più grande. 
La comunità di piccoli animali e bambini che la abitano lo sanno e per questo con l'ambiente che li circonda vivono in perfetta armonia. 
Ma l'armonia è diffusa anche tra loro. 


Si conoscono, sono amici affettuosi, si aiutano a vicenda, condividono il piacere di stare insieme e nello stesso tempo sanno rispettare i reciproci bisogni di solitudine e di silenzio. 
Ognuno di loro si è costruito un proprio 'nido', casetta o tana che sia, l'importante è che sia confortevole, accogliente e a propria misura. 
E con ciò si arriva al terzo grande elemento essenziale e imprescindibile per Brouillard. 
La casa di Killiok, che è il punto di partenza di questa storia, la casa di Pikkeli Mimù che invece è il punto di arrivo, sono entrambe lì a fare da guscio morbido e accogliente. 
E non solo per i due abitanti. 


Dalle loro finestre, o al loro interno, sono in grado di emanare calore e diffondere luce, hanno addirittura un odore da offrire al lettore: un aroma di torta appena sfornata (che si può riprodurre ogni volta che se ne ha voglia perché c'è la ricetta) e un odore di legna che arde. 
E fuori intanto nevica. E nevica. E nevica. 
Magnifico. 

Carla

venerdì 28 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PHILIPEDERIN

Amos Perbacco aspetta la neve
, Erin E. Stead, Philip C. Stead 
(trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Si versò un'altra tazza di tè e chiese di nuovo: 'Che notizie abbiamo oggi?' 
La radio rispose: 'Oggi ci sarà la prima nevicata!'. 
Amos indossò cappotto, sciarpa, berretto e le muffole più calde che aveva. Poi infilò gli scarponi... 
e uscì all'aperto, nella fredda e frizzante aria invernale.
Amos aspettò l'autobus numero 5, 'Mi domando quanta neve cadrà' si disse. 
In cuor suo sperava arrivasse almeno al ginocchio. 
Amos lavorò sodo per terminare i suoi lavori a maglia, stando attento ai dossi sulla strada." 

Dopo un'intera settimana di pioggia, finalmente la radio ha annunciato quello che Amos tanto spera: una bella nevicata. A lui piace molto la neve.


Pieno di speranza si reca come ogni mattina al suo posto di lavoro, guardiano dello zoo e con sé porta la sporta dei suoi lavori a maglia. Finisce gli ultimi giri di maglia proprio sull'autobus e poi, arrivato allo zoo, distribuisce ai suoi amici ciò che ha lavorato ai ferri fino a cinque minuti prima: cappello per l'elefante, sciarpa per rinoceronte, calzerotti per pinguino, gilet jaquard per gufo e copertina per tartaruga. 
Per tutto il giorno lui e i suoi amici stanno naso all'aria per veder cadere il primo fiocco. Ma niente. 
Le nuvole che passano non scaricano neve... Forse domani nevicherà. 
Ma la neve fa così: cade quando ne ha voglia e così, mentre tutti dormono, il primo fiocco viene giù e poi arriva il secondo. 
La mattina seguente tutto è imbiancato e gli amici possono finalmente fare quello che si fa quando la neve ti arriva al ginocchio: camminare nella neve fresca e lasciare grandi impronte, fare l'angelo sdraiati a terra, godersi il silenzio, pensare a riempire le mangiatoie di uccellini e scoiattoli e fare il tradizionale 'gufo' di neve. Ma c'è ancora spazio e tempo per fare l'ultima cosa, anzi le ultime due... 

Amos aspetta la neve perché la ama, noi aspettiamo Amos perché lo amiamo.


Questo è il terzo libro in cui il protagonista indiscusso è lui, quest'omino lungo e allampanato, un po' curvo, che va piano quando tutti corrono, che vive in una casa piccola circondata da palazzoni, che lavora a maglia e ha come amici gli animali di cui per contratto deve prendersi cura: un pinguino, un rinoceronte, un gufo, un elefante e una tartaruga. 
Ma che Amos sia sempre un po' controcorrente lo si capisce anche nel suo rapporto con gli animali: loro non sono il suo lavoro, loro sono i suoi amici. 
Non è qui il caso di ripercorrere la genesi del primo libro, non è nemmeno il caso di considerare il rapporto di collaborazione tra i due quando si tratta di inventare una storia e poi dargli una forma e dei colori.Tenui. 
Il loro esempio di affiatamento toglie il fiato, volendo fare della facile ironia. 
Ma è così: tra quei due l'intesa è così forte è così cercata e così naturalmente raggiunta che i loro libri sembrano concepiti, scritti e disegnati da una unica persona: "Philipederin" Stead. 


La cosa che colpisce, e a ogni nuovo loro libro la sensazione si rinnova tale e quale, è la grande abilità che hanno entrambi di creare, con mezzi totalmente diversi, un unico mondo. 
Un mondo a parte entro cui si muovono, con una flemma del tutto insolita per lo standard dei libri per bambini, questo gruppetto di personaggi. 
E nell'essere in questo modo, sono, in qualche misura, dei rivoluzionari: vanno d'accordo, si accudiscono a vicenda e amano la semplicità. 
Quello che capita loro è davvero quasi vicino al nulla: un raffreddore, una gita rimandata e adesso una nevicata. 
Eppure. 

Qualità altissima del disegno e del testo, in cui entrambi - lavorando sulle sfumature, sui mezzi toni, sui dettagli, su cose infinitesimali, apparentemente marginali - sono in grado di costruire qualcosa di talmente gigante, talmente universale che è davvero difficile rimanere indifferenti. Ogni lettore si riconoscerà in un dettaglio, in una parola usata. Si rispecchierà in uno dei caratteri dei personaggi oppure condividerà qualcuna delle loro abitudini. 


Rivolgersi alla radio come fosse una persona, avere pantofole con le orecchie, lavorare a maglia, camminare nelle impronte di un altro con i piedi più grandi, fare l'angelo nella neve, avere una passione per i marshmallow nella cioccolata calda... 

Carla

lunedì 17 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SOFFITTI ALTI E DI GRAZIA

Vida e la missione di Re Inverno, Bjarne Reuter, Anna Forlati (trad. Eva Valvo) 
Iperborea, 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Accanto al letto c'era un quadro che raffigurava Pioppotremolo, che non si poteva nemmeno definire un 'paese', ma al massimo un bosco con alcune vecchie case sparse. In una di quelle case abitava il nonno di Vida e Karl, insieme al pappagallo Paolo e al gatto Mosè." 

Gli zaini dei due fratelli, Karl il maggiore e Vida la più piccola, sono già pronti dalla sera prima. Quello che li aspetta è un fine settimana a casa del nonno, a Pioppotremolo. Ma a mettersi di traverso ai loro progetti è la grande nevicata nella notte che ha bloccato le strade. 
Solo i treni, seppur lentamente, viaggiano ancora... 
Il nonno per telefono ha appena detto alla mamma dei due bambini che effettivamente anche lì da lui è tutto fermo. Il fine settimana pare saltato. Ma se Karl non parte per andare dal nonno, ha minacciato di scoppiare. Così il nonno decide di fare un estremo tentativo per salvare il nipote... 
Il tentativo consiste nel rimettere in uso la vecchia slitta, attaccarci il vecchio cavallo e andare a prendere Karl e Vida alla stazione del treno, dopo aver attraversato il bosco. 


Il tentativo, nonostante il vecchio Salomone von Olsen abbia arrancato nella neve alta con le sue tre zampe e mezzo, è riuscito! Quel cavallo pigro ha portato il nonno fino al piazzale della stazione e poi, nonostante tutto, nonostante il freddo e nonostante il buio, ha riportato indietro a casa nonno e nipoti. 
Questo è il racconto di un fine settimana che - complice la grande bufera di neve che ha bloccato l'intera Danimarca - è durato ben di più e si è trasformato in una avventurosa impresa per aiutare un quasi folletto a superare la grande prova che il Re Inverno gli ha assegnato per poter diventare un folletto al cento per cento! 
Una corsa contro il tempo, perché tutto deve succedere entro il 25 dicembre, ovviamente! 

Il consiglio è questo: procurarsi entro il 30 novembre una copia di questo libro e leggerne - da soli o in compagnia - un capitolo a sera, per arrivare alla sera di natale con il miglior animo possibile. 
Se il piano A non dovesse riuscire, il piano B suggerisce di procurarsi detto libro e ricavarsi una mattinata libera (o anche due serate o tre ore un giorno sì e un giorno no) per leggerlo e anche in questo caso l'animo se ne gioverà parecchio. 
Questo libro è illuminato perché possiede una bella aria dentro e tanta grazia diffusa. Quelle stesse aria e grazia che illuminano spesso e volentieri la letteratura del Nord, almeno quella per l'infanzia: dove tutto scorre con così tanta naturalezza che l'unica cosa che il lettore può fare è quella di abbandonarsi al flusso della narrazione e farsi portare fino all'ultimo punto. Quello che chiude la storia. 
In ordine sparso, un po' di cose luminose. 


La relazione tra adulti e bambini: autentica, matura, risolta, leale, serena. 
I bambini e i grandi sono spesso su posizioni diverse, tuttavia da entrambe le parti c'è il rispetto dell'altro e l'ascolto reciproco. I grandi fanno i grandi e i bambini fanno i bambini. Nessuno sconfina! 
La relazione tra realtà e magia: equilibrata e permeabile.


Con grande naturalezza si passa dalla missione magica di Vida e del suo amico quasi folletto che deve raccogliere uno stivale di chiardiluna alla spesa al supermercato, dal gilet di ragnatela alle partite a Ludo tra nonno e nipote. 
Il lettore passeggia allegramente tra i due mondi e capita che a ogni superamento del confine un po' di polvere di realtà gli resti sul vestito, così come un po' di brillantini di magia. I dialoghi tra un bambina e un folletto rendono concreto questo continuo passaggio.
Il sense of humor che forse ha una sua ragion d'essere geografica, data dalla vicinanza tra Danimarca e Gran Bretagna. Un fatto è indubitabile: quel nonno è davvero una sagoma. 


E non riesce proprio a fermarsi di fronte a nulla: sa ridere di cose anche molto serie. 
Grande insegnamento, il suo! E già che c'è fa molto ridere anche il lettore grande, il che non guasta! 
Lo spessore dei personaggi e lo spessore del contesto: tanto i due bambini quanto i tre adulti che abitano questa storia sono lì ben piantati nei loro rispettivi caratteri. E sono anche molto belli nelle loro relazioni interpersonali. 
Karl e la sua concretezza, Vida e la sua poesia. 


Con sullo sfondo belle giornate invernali, quelle con "il soffitto alto", la campagna danese in inverno, una casetta accogliente, calda e luminosa, il silenzio intorno, la neve che tutto copre, mangiandosi ogni rumore... 
E il natale in arrivo. 
I disegni di Anna Forlati che su tutto questo apre finestre, come in un vero calendario dell'avvento, e tavole singole o doppie che restituiscono - attraverso una nebbiolina perenne - l'aria e la grazia di questa storia. 

Carla

venerdì 22 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

HITCHCOCK E L'ULTIMA NEVE DI PRIMAVERA  

La preoccupazione di una piccola talpa, Sang-Keun Kim 
(trad. Andrea De Benedittis) 
Kite Edizioni 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Imperversava una tempesta di neve. 
 La talpa si sentiva preoccupata. 
Camminava con lo sguardo puntato in avanti, affondando le sue zampette nella neve. 
Era uscita per distrarsi, ma quella preoccupazione non aveva alcuna intenzione di andarsene. 
Non si era nemmeno resa conto che la neve aveva cominciato a depositarsi sulla sua testa. 
- Ma che freddo! 
Solo in quell'istante si accorse di avere il capo ormai completamente sommerso. 
Allora si scrollò la neve di dosso e ci fece una palla." 

Ed è proprio a questo punto che le viene in mente una delle frasi sagge della sua nonna: quando ti senti preoccupato, devi parlarne a voce alta e poi far rotolare una palla di neve... 
E così la piccola talpa si organizza e fa rotolare per un bel tratto di sentiero la sua palla che a ogni giro si ingrossa e travolge tutto quello che trova. La seconda parte del consiglio diceva che parlarne a voce alta delle preoccupazioni fa altrettanto bene e infatti la piccola talpa tira fuori il suo malessere: non avere neanche un amico e intanto la sua palla è diventata è più grande di lui e continua a travolgere tutto ciò che è sul suo tragitto.


La sua giaculatoria a voce alta nel buio della notte va avanti, come faccio senza un amico per tutto l'inverno?, e lo dice spingendo ancora e ancora la palla di neve che imperturbabile continua a travolgere ogni cosa davanti a sé... 
Ormai gigantesca, la palla smette di essere silenziosa: dal suo interno arrivano strani mugolii, voci ovattate.

La sindrome della "seconda prova" mette sul chi vive tutti coloro che avevano considerato già la prima di qualità eccellente. Ma credo che tremino i polsi anche a chi è lì a cercare di superare se stesso.
Questo è per dire che il secondo libro che Sang-Keun Kim sulla sua piccola talpa corre un certo rischio. Rischio inevitabile nel confronto con Il desiderio di una piccola talpa
Viene da chiedersi: questa volta sarà stato altrettanto bravo come aveva dimostrato nel primo libro? 
Va da sé che comunque anche cercare e trovare conferme in in determinato autore, collezionandone i libri prova dopo prova, è sempre una piacevole sensazione. 
L'effetto sorpresa è diminuito per forza, tuttavia subentra quel sottile piacere di incontrare di nuovo quella talpetta con una spruzzatina di neve sul naso che la sensazione diffusa è quella di andare subito a vedere che farà questa volta. 
Sono diverse le costanti che tengono insieme le due storie, a parte l'iconografia. Tutto contribuisce a far sentire il lettore a casa tra vecchi amici: una nonna affettuosa e attenta, tanta neve. Proprio tanta. Che nel primo giorno di primavera fa un bel contrasto. Poi la passionaccia che la piccola talpa dimostra nei confronti della neve e le forme che essa può assumere sotto le sue moffole, dall'altra la sua sconfinata ingenuità. 


Come nella prima sua storia, anche qui la solitudine sembra essere una costante nella sua vita. 
E dal punto di vista più strettamente narrativo, Sang-Keun Kim come mette insieme la struttura che tutto regge? Organizza un bel gioco a contrasto tra quello che disegna e quello che racconta a parole. Quello che in gergo si chiama contrappunto. 
Da una parte c'è la piccola talpa che, come consiglia nonna, declama nel silenzio del bosco, i termini della sua preoccupazione e fa rotolare la sua palla di neve, dall'altro le immagini ci fanno vedere qualcosa di diverso. O meglio, qualcosa in più, di cui piccola talpa non si accorge. 


Il lettore capisce, non immediatamente cosa succede, ma lo percepisce abbastanza presto come una serie di muti testimoni, e quindi comincia a sorridere e poi a ridere, di pari passo con il crescendo delle dimensioni della palla di neve. In sostanza il lettore è l'onnisciente della situazione. 
Così Sang-Keun Kim, un po' come Hitchcock che ci fa vedere le scarpe dell'assassino dietro la tenda, ci fa vedere le diverse parti del corpo dei vari animali travolti. Poi, per trovare il modo di liberare tutta quella brava gente, si inventa le voci ovattate che la talpetta percepisce al momento giusto: un'altra delle sue molteplici belle idee. 
A questo punto il gioco è sostanzialmente risolto, se non fosse che di nuovo mette in scena la talpetta che scava un tunnel nella neve con le sue solite gambette che si moltiplicano come nei fumetti. 


Altra bella idea è fare tutto il percorso a rovescio, ma solo con il testo, mentre i vari animali si palesano piano piano nella massa di neve: orecchie, culetti ecc. in un altro crescendo acrobatico per uscirne tutti insieme, sani e salvi. 
Insomma ognuno di loro, una volta liberato, racconta cosa stava facendo un attimo prima di essere travolto. Così si costruisce una combriccola di altri animali soli che stavano aspettando qualcuno con cui condividere qualcosa: dalla musica al cibo, passando per il gioco solitario. 
Il gran finale, si illumina con il sole che sorge e si riavvolge come in un loop intorno alle palle di neve che vanno fatte quando si ha una preoccupazione a cui pensare. E lì sarebbe stato il momento giusto dove fare silenzio con il testo e lasciar parlare solo il disegno... 
Ma si sa, che la sindrome della "seconda prova" è sempre lì in agguato...



Carla

lunedì 11 dicembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL BEL SILENZIO! 

Il desiderio di una piccola talpa, Sang-Keun Kim (trad. Andrea De Benedittis) 
Kite Edizioni 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Nevica. È la prima volta quest’anno. 
Una piccola talpa sta tornando a casa, sola soletta. 
Durante tutto il tragitto non incontra nessuno, 
finché a un certo punto non s’imbatte in una palla di neve. 
La talpa le avvicina il suo nasino e la saluta: - Ciao! 
E poi aggiunge con tono pacato: - Sai, non è da molto che mi sono trasferito qui.
Tutto è nuovo per me e non ho nemmeno un amico... 
La palla di neve la ascolta, ma non dice nulla." 

La piccola Talpa la spinge fino alla fermata del bus che la riporta a casa, da nonna. La vorrebbe con sé: potrebbe essere la sua nuova (e unica) amica. Sempre muta ma molto più grande, la palla di neve però non ha il permesso di salire sull'autobus. 


L'autista è molto chiaro, nonostante le argomentazioni della Talpa, non si può essere amici di un mucchio di neve. Men che meno farlo salire a bordo. 
La talpa non si dà per vinta e modella la sua palla e la fa diventare un orso. Un grande orso. 
Ma anche l'autista dell'autobus successivo, la volpe, non permette alla talpa e all'orso - quel grosso ammasso di neve - di salire a bordo. 
Talpa non si arrende e rimodella la neve e la fa diventare un orso piccolo. Forse è quella la chiave giusta. Ma adesso di autobus non sembra di vederne all'orizzonte. 
Si fa notte, si fa gelo, la talpa cede il suo cappello all'orsetto. Alla comparsa nel cielo di una stella cadente esprime il desiderio di vedere un autobus che, infatti, puntualmente arriva. 
L'autista, un cervo al volante (che bella idea!), che con gentilezza li fa salire. Entrambi. 
Ma il tepore e il lieve dondolio dell'autobus, fa sì che la Talpa si addormenti un pochino e che l'orso di neve... 

I libri con tanta neve dentro sono spesso pieni di bei silenzi. E anche questo albo così innevato è ricchissimo di meravigliose cose taciute. 


Esiste una regola non scritta ed è questa: tanto più un libro contiene cose non dette, ma evocate, suggerite, delicatamente appoggiate lungo il percorso della storia perché qualcuno più attento le possa cogliere e capire, interpretare, tanto più quel libro sarà un buon libro. 
E questo lo è. 
Grandi silenzi avvolgono i momenti chiave della storia, in particolare il finale, in cui nulla viene detto, ma tutto è facilmente intuibile. Chi è adulto capisce al volo come sono andate sul serio le cose, ma chi è piccolo può anche decidere in tutta libertà di credere a quello che vede, ossia alla temporanea, magari è sceso alla fermata prima, sparizione dell'orso di neve dall'autobus. 


E altrettanto può decidere di credere al suo ritorno inaspettato. 
Chi siamo noi per minare la fede dei bambini? E chi siamo noi per decidere che i primi due autisti di bus siano migliori e più realisti del terzo? 


E ancora, chi siamo noi per smentire e smontare il desiderio di avere un amico con sé, fatto di sola neve? Ecco, sarebbe bene fare un passo indietro e lasciarli credere. Credere fino a far diventar vero quello che sperano. 


In un continuo andirivieni tra realtà e sogno, tra logica e assurdo, la storia si dipana. La palla di neve a cui si rivolge non risponde perché è di neve e la logica così prevede, poi però quella stessa palla di neve la ascolta ed è capace di muoversi per mano al piccola Talpa e la logica di prima va a farsi una passeggiata... 
Insomma: da una parte ci sono le cose come abbiamo imparato che sono e dall'altra ci sono le cose come desideriamo che siano, stelle cadenti comprese. 
Da un lato ci sono i piccoli e il loro modo di creare il mondo, c'è la loro tenerezza e dall'altra ci sono i grandi che, con le loro rigidezze, quel mondo lo smontano. Nonna esclusa. 
La piccola Talpa, pare evidente a tutti, ha scelto da che parte stare. Dall'altra, gli autisti del bus hanno il compito di riportare tutto al comune buon senso. E, con questo, di sparire nel nulla. 
Questo altalenare di visioni genera da parte del lettore, la necessità di prendere partito e, se il lettore è un grande ed è anche una brava persona, speriamo nutra e protegga tanta delicatezza. 


Quella stessa istintiva dolcezza che si legge nei pensieri e nelle azioni della piccola talpa, che non perde occasione per essere accudente nei confronti della palla di neve. 
Pastelli leggeri e molti piccoli dettagli da cercare in un lago di bianco. 
Io, fossi in voi, non perderei il calore di una storia che si scioglie in tanta tenerezza. 

Carla

mercoledì 8 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INIZIA SEMPRE TUTTO CON UNA STORIA

Morris
, Bart Moeyaert, Sebastiaan Van Doninck (trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"'Qui' gridò Morris. L'animale si girò ancora un istante, poi fu come se venisse inghiottito dalla neve. Morris si girò a sinistra, e si girò a destra. Sperava di vedere muovere chiazze nere da qualche parte sulla neve. Ma quello che sperava Morris non successe. 
Houdini era scomparsa. 
Morris pensò quello che pensava molto spesso: che tutto cambia sempre, proprio quando non vuoi. Naturalmente allora tutto cambiò di nuovo. 
Smise di nevicare. 
E lui era lì, al freddo, senza cane." 

Morris vive - solo per un po' - con la sua nonna che va matta per la sua canetta sempre fuggiasca. E compito del bambino è quello di andarla a recuperare per bricchi, con due pezzi di salame in tasca. 
Anche questa volta, sotto una nevicata mai vista, Houdini si è divincolata dall'abbraccio e ora chissà dov'è. 
Così Morris, che ha imparato a conoscere quella montagna, nonostante la neve ovunque, prova a cercarla, ma al suo posto incontra un ragazzo con il suo montone, Ajax. 
Non è amicizia a prima vista: il ragazzo sembra un duro, ma Bart non dà segno di voler indietreggiare. E così, quando il vento diventa bufera, complice il rifugio di fortuna che condividono, le durezze tra i due parrebbero risolversi. Fino alla repentina partenza del ragazzo con il montone. 
La notte si sta avvicinando, lucine dal paese si stanno staccando per salire in montagna, Morris gli va incontro fino a incrociare sui suoi passi il gelido signor Peck con un sacco per le patate, in cui un cane prigioniero si sta divincolando. 
A Houdini è sempre bastato poco per scappare, ma questa volta la sua direzione non è verso la libertà ma verso la giacca calda di Morris. 
Al signor Peck, sfuggitogli il cane, tuttavia, piace avere una preda e Morris accucciato nella neve è perfetto. Non ha fatto però i conti con coloro che lì non dovrebbero essere: il ragazzo e il suo montone, o per meglio dire, suo figlio e il suo montone. 
E siccome è proprio vero che tutto cambia sempre, proprio quando non vuoi, quello che sembrava un finale di storia già segnato dal male non lo sarà. 

Accidenti, che potenza. 
Che Moeyaert sia un eccellente scrittore e la Pignatti la sua valente voce italiana per Sinnos, non credo vada ancora dimostrato, ma in Morris, con le sue scarse sessanta pagine, riesce a concentrare così tanto valore che diventa anche difficile ragionarci senza perdersi pezzi importanti lungo la strada. 
Forse la cosa che appare più evidente è la sua capacità di essere elusivo. In qualche modo dimostra di saper usare uno degli strumenti principali dello scrittore, ossia il silenzio. 
Moeyaert tace. Sa tacere quando è il momento giusto per farlo. Per esempio, avvolge nel silenzio le prime 5 pagine. Tace su quel 'è meglio così' e lascia a chi legge il compito di annodare i fili. 
Tace sull'abete più storto del solito e Van Doninck ci scherza su.
 

E fa tacere anche i suoi personaggi: un po' come accade a Morris che tiene per sé alcuni pensieri su Peck che, se detti, diventerebbero molto pericolosi. O ancora quando tace nel percepire il pianto sommesso del ragazzo tra i Ricci. 
Il silenzio porta con sé la pazienza. Infatti, silenziosa e paziente è la nonna quando Morris di notte si sente solo e piange; lei aspetta che il suo respiro si regolarizzi poi dice una frase qualsiasi, che le lenzuola hanno un profumo buono, e chiude con 'sogni d'oro Superman'. 
E paziente è anche Moeyaert nel respiro lungo e cadenzato (adatto per le storie di montagna) che dà alla sua storia e nel tempo che si prende per la scelta delle parole. Circostanza che porta inevitabilmente a testi in grado di toccare la perfezione. E allora perfetto è il contrasto tra Piccoletto e Superman. Illuminante quel 'quasi' che potrebbe passare inosservato a proposito dell'essere fortunati. Perfetto è il nome del cane.


Elusivo, paziente, ma anche sapiente. 
Moeyaert infatti racconta una storia che è quella, unica, ma all'interno di questa trama singolare incastona perle di sapienza, per renderla ancora più bella e duratura, così come la nonna di Morris cuce assieme i suoi quadrati di stoffa che si trasformano in qualcosa di bello e destinato a durare: coperte patchwork. 
Ecco, le perle di saggezza che Moeyaert dissemina qui e là tutti le possono riconoscere, quindi sono universali. Ti colpiscono per essere così perfette nella loro rotondità e lucentezza. La prima: inizia sempre tutto con una storia. La seconda: quando piangi da solo, in segreto, non finisci mai del tutto il pianto. La terza: se taci, scompari a metà. La quarta: una cosa che serve è tenere alto il mento. La quinta: con un nome esisti più che senza
Elusivo, paziente, sapiente, ma anche evocativo.


In questo racconto, complice anche 'l'impressionismo' delle tavole, i sensi sono sempre in all'erta: senti il freddo che sale, vedi la luce che va giù, percepisci il rumore del silenzio, senti un cane in lontananza, vedi la nevicata potente, ti scaldi al calore di una casa, vedi le lucine che salgono dal paese, ti sembra di assaggiare la torta di pere e annusare la cannella e toccare il pezzo di salame. 
Elusivo, paziente, sapiente, evocativo, ma anche metaforico. 
Mi verrebbe da dire che se non sai essere metaforico, è inutile che tu scriva libri che poi finiranno in giovani mani. 
Per brevità è meglio elencare. La prima: lo sportello nelle nuvole. La seconda: nell'aria non c'era nemmeno posto per l'aria. La terza: lo schiocco dello schiaffo, che spegne di colpo tutte le lucine. La quarta: trasformare le parole in una specie di gomma americana e, ultima, in questa giornata di febbraio piena di gelo una pecora porta tre giacche, un montone probabilmente anche quattro
Beato il montone e beato chi legge Morris. 

Carla

lunedì 9 agosto 2021

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

'IN SOLITARIO'
 
Piccolo in città, Sydney Smith
Orecchio acerbo 2021

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Io so che vuol dire essere piccoli in città.
La gente non ti vede e i rumori forti possono spaventarti.
E sapere cosa fare a volte è difficile.
I taxi suonano il clacson. Le sirene vanno e vengono in ogni direzione.
I cantieri battono e trivellano e urlano e scavano.
Le strade sono sempre trafficate..."
 
Ma chi sta dicendo tutto questo? E a chi si rivolge?
 
 
Sta cominciando a nevicare, un bambino, seduto su un autobus che attraversa una grande città, scende e comincia a camminare. Il suo riflesso appare sui vetri dei grattacieli. Ha un piccolo zainetto sulle spalle e un berretto calato sugli occhi. Il suo percorso sembra conoscerlo. Passa davanti a vicoli deserti, dietro un cancello ci sono grandi cani che abbaiano. Si arrampica su un albero e la neve diventa sempre più fitta. Si ferma davanti a uno sfiatatoio dell'aria calda, passa davanti a un pescivendolo, davanti ai giardinetti e sul fianco della chiesa... Il suo cammino prosegue verso un punto preciso.
Mentre lo vediamo muoversi con una certa sicurezza per la città, la voce non smette mai di dare consigli e di infondere coraggio...


Di questo libro non va raccontato di più. Porta in sé un segreto che sarebbe una crudeltà svelare a chi lo voglia leggere per la prima volta.
Piccolo in città è il primo albo di un autore che fino ad adesso ha 'solo' illustrato libri di altri. Per dodici anni, e per circa dodici libri Sydney Smith ha ragionato su come si concepisce un buon albo illustrato. In questo tempo, oltre ad aver imparato molti meccanismi e aver imparato a potenziarli al massimo, ha collezionato premi su premi. Ma, dopo dodici anni, evidentemente ha pensato che fosse arrivato il momento di mettersi alla prova. Su tre grandi questioni interconnesse che regolano la costruzione di un albo illustrato di qualità: il contrappunto, il montaggio e l'ambiguità.
Ma prima di qualsiasi ragionamento, forse può valere la pena raccontare un po' la genesi di questa storia.
Al principio, è lo stesso Smith a raccontarlo in un'intervista, il nocciolo della questione doveva ruotare intorno alla difficoltà di un bambino che scava nella neve una sorta di labirinto in cui si perde. In questo modo tutto avrebbe ruotato intorno all'emotività del protagonista. In tal modo la storia non aveva un plot degno di questo nome e sarebbe stato un libro di sola atmosfera.
Poco convincente sia per Smith, sia per Neal Porter, suo futuro editore, che con ironia gli suggerisce quello che spesso nei libri risolve impasse del genere: aggiungere un cane. Questo suggerimento non convince Smith, ma ha il merito di continuare a ronzargli in testa. A questo si deve aggiungere un altro episodio, un misunderstanding di un testo musicale, sentito durante un suo viaggio in macchina, in cui una voce, tra lo struggente e il protettivo, dice più o meno "perché non posso vederti di nuovo?"
Ed ecco che scatta la scintilla tra i due poli e nasce la storia di Piccolo in città

 
Il bambino diventa coprotagonista e la neve si mette sullo sfondo dell'intera vicenda, pur non perdendo il suo ruolo di elemento drammaturgico fondamentale e imprescindibile per il finale.
A questo punto, con la storia in testa, Smith sa di dover lavorare con i tre fondamentali: contrappunto, montaggio e ambiguità.
Sa anche che la città, quasi come la neve, è elemento di drammaturgia importantissimo. Come la bufera di neve, la grande metropoli crea la necessaria tensione emotiva.
 

Il contrappunto, ovvero quel preciso rapporto dialogico tra testo e immagine costruito sulla distanza più che sull'assonanza, è evidente fin dal principio. Quello che vediamo e quello che sentiamo sembrano in apparenza armonici, mentre invece - proprio giocando sull'ambiguità costruita su un raffinatissimo montaggio di immagini - a lungo andare si separano, creando uno iato, che è il 'segreto' cui si alludeva prima. Un dettaglio fondamentale, a una prima lettura, tende a sfuggire, perché Smith, come ogni bravo regista, guida il nostro sguardo altrove, dove vuole lui.
 

Il grande lavoro di ricerca lui lo ha fatto nel rendere la città con molta onestà: servendosi spesso di vecchie foto che suo padre aveva scattato quando lui era piccolo e scattandone di nuove lui stesso, con quella stessa macchina fotografica paterna. La risultante è una città molto vera, con i suoi angoli trascurati, e con una serie di luoghi che il piccolo protagonista riconosce come familiari. D'altronde ogni bambino ha in testa una mappa del proprio quartiere, con qualche negozio, un giardinetto, un vicolo laterale, una chiesa, ed è proprio quella cui vuole alludere Smith.
Impossibile non notare soprattutto la luce, il tipo di disegno, il taglio di alcune immagini e il ritmo dato dalle tavole di diverso formato.
Uno dei talenti che Sydney Smith dimostra di avere è la sensibilità per la luce e la sua resa attraverso il colore. In questo senso, al principio vediamo le superfici a specchio dei grattacieli che moltiplicano lo splendore della luce, poi il nitore di una giornata di pieno sole si va attenuando via via con l'arrivo della neve che lentamente va ottundendo, nei toni del grigio, tutte le superfici. 
 

Piano piano la neve si mangia i colori e quei pochi che restano visibili, si attenuano, fino ad arrivare a essere solo puntini rossi di fari o fiorellini di una siepe.
Il tipo di disegno, almeno in principio, dato dall'intreccio di linee nere che si spezzano e si intersecano ha un preciso scopo di creare tensione emotiva. Come pure la sequenza del bambino nell'autobus raccontato con una silhouette nera è una pura citazione cinematografica, in quella città sfocata al di là del vetro, ma ha lo scopo di far intuire già molto del protagonista. La tavola intera anticipa quella successiva che, per contrappunto, si compone di una sequenza di 7+7, proprio con la funzione di creare spaesamento e disagio nel lettore e nel protagonista. 
 

I molti silenzi del testo, i gap di cui si parlava a proposito dei libri di Wiesner, hanno il fine di chiamare dentro i propri lettori e le proprie lettrici. E inesorabilmente questo si verifica. L'ambiguità latente diventa ipnotica e fa perdere l'orientamento al lettore, per poi ricompensarlo alla fine, aspettandolo, in uno con il protagonista, in un abbraccio sul finale.
 

Ecco: un autore che al suo primo libro 'in solitario' riesce a creare tutto questo, a portare i propri lettori esattamente nel punto che lui si è prefissato (la sua unica incognita è quella di non poter sapere quando il lettore svelerà il segreto), coinvolgendoli emotivamente fino alla pelle d'oca, merita un premio.
Premio che infatti è arrivato, anche questa volta.
 
Carla

 

venerdì 13 dicembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ARTE 'NERO SU BIANCO'

Peter nella neve, Ezra Jack Keats (trad. Giulio Genovesi)
Terre di mezzo, 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (di 3 anni)

"Un mattino d'inverno Peter si svegliò e guardò fuori dalla finestra. Durante la notte aveva nevicato, la neve copriva ogni cosa, fin dove Peter riusciva a guardare.
Dopo aver fatto colazione, si mise la sua tutina e corse fuori. La neve era stata raccolta in grandi mucchi ai lati delle strade, per fare in modo che si potesse passare.
Crick crock crick crock...i piedi di Peter sprofondavano nella neve."

A questo punto il piccolo Peter fa grossomodo tutte le cose che i bambini (e spesso anche i cani) fanno con la neve nuova: ci gioca. Lascia le impronte in così e in cosà, facendo singoli passi oppure lunghe linee che ottiene trascinando i piedi per terra, ci disegna sopra con un bastoncino, la fa crollare dai rami bassi di un albero, ci costruisce un pupazzo di neve, lascia l'impronta di un angelo, ci scivola sopra in discesa e ne raccoglie una manciata, la stringe forte e poi la mette in tasca. Per dopo, a casa.
Il caldo di una casa fa bene a un bambino, ma non tanto alla neve. Peter non smette di pensare al bianco là fuori e, scoperto che quel tepore si è portato via il suo tesoro dalla tasca, teme e sogna che il giorno seguente il sole caldo la la possa cancellare del tutto.
Ma a New York quando nevica, nevica!

Finalmente, a poco meno di sessant'anni dalla sua prima edizione in USA, anche in Italia arriva Peter, il bambino nero nella tutina rossa sulla neve bianca. E in tal modo si aggiunge una ulteriore stella nel firmamento dei classici per l'infanzia che non vanno dimenticati.



Accanto ai nomi di Ruth Krauss, Crockett Johnson, Margaret Wise Brown, Arthur Geisel (in arte Dr. Seuss), Maurice Sendak, Shel Silverstein, William Steig si va ad aggiungere anche quello di Ezra Jack Keats.
Con la maggior parte di loro condivide gli stessi decenni di attività, la stessa provenienza, la stessa povertà di partenza. Figlio di emigrati polacchi, cresce a Brooklyn, quartiere povero che però, anche nel suo caso, si rivela zona fertile per chi voglia cogliere la propria opportunità. A trent'anni cambia il suo nome per uno che abbia un suono più americano e da Ezra Jacob Katz, diventa Ezra Jack Keats. Un talento naturale per il disegno, comincia come vetrinista anche se la sua passione sarà la pittura. Pittura che è sempre presente in molti dei suoi magnifici libri e che conferisce loro un carattere inconfondibile.
I suoi libri sono tutti attraversati da una grandissima audacia che si esprime nel disegno, ma soprattutto nell'uso spregiudicato, quasi violento, del colore. Keats, per i suoi tempi, è davvero un rivoluzionario: disegna la propria città, anche nel suo degrado, senza edulcorare mai la visione di muri scrostati, oggetti abbandonati, poster strappati. E nonostante tutto, riesce a infondergli sempre una grazia particolare, una bellezza inaspettata. 


Rivoluzionario, a suo modo, è stato anche The Snowy Day per il fatto di aver ritratto un bambino afroamericano come indiscusso protagonista. All'epoca l'America si spaccò in due; tra quelli che ne criticarono la scelta (alcuni si chiesero che cosa ne poteva sapere un ebreo bianco di bambini neri) e quelli che gridarono 'Era ora!'. La critica benpensante non apprezzò la scelta, ma a un anno dalla pubblicazione con la storica e benemerita casa editrice Viking, il libro fu premiato con la Caldecott Medal. E tutti si acquietarono. O quasi. Ancora nel 1965 si discuteva se la raffigurazione della madre fosse o no uno stereotipo per esempio della 'mammy' di Via col vento. E si parlò a lungo di tokenismo da parte di Keats. 



Ma Peter sopravvisse a tutto questo e anzi si moltiplicò in molti altri titoli che lo videro come protagonista, accanto a Willie il suo bassotto, a Amy di cui è innamorato e ad Archie, il suo miglior amico.
Queste polemiche da un lato lasciarono interdetto Keats, d'altro canto però il premio conferitogli segnò per lui la conferma che cercava delle proprie capacità, anche in veste di autore dei testi.
Nato dalla sua impellente urgenza di mettere finalmente un bambino di pelle scura sul foglio bianco (è storia risaputa che nel suo studio pendessero già da anni le immagini ritagliate da Life in cui un bambino afroamericano era stato fotografato nell'atto di chiedere l'elemosina), Keats - che della sua arte aveva contezza, ma molto meno della sua scrittura - convocò tutti i suoi migliori amici perché contribuissero a tirare giù un testo che meritasse tale nome.
E così Peter diventò un bambino vero che faceva cose vere sulla pagina. Questo lo rese subito molto amato dai bambini. Da tutti. Ma per quelli afroamericani rappresentò anche un'autentica presa d'atto che fece posare loro la matita rosa e prendere al suo posto quella marrone per disegnarsi.


In The Snowy Day Keats optò per il collage di carte anche molto diverse tra loro (una tela di Fiandra per le lenzuola di Peter, una carta per foderare i mobili diventa il vestito della madre), a grandi campiture di colore, accentuandone così gli aspetti di design, ma utilizzò anche altre tecniche oltre alla consueta pittura: per esempio sbruffò a inchiostro di china con uno spazzolino le due pagine notturne, ottenendone un effetto del tutto originale.
Nei titoli successivi l'arte pittorica prese ancora più spazio e la sperimentazione lasciò indietro il collage per un uso molto originale della guache.
La sua grande umanità, la sua audacia in campo espressivo, il suo talento artistico, il suo valore estetico, il suo dominio assoluto della pagina rendono il corpus dei suoi titoli (un centinaio tra quelli illustrati e quelli in cui è autore unico) una tappa imprescindibile per chi voglia ragionare sull'eccellenza nell'illustrazione dei libri per l'infanzia.


Sentiti i ringraziamenti a Terre di Mezzo.