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venerdì 3 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I PASSI DA FARE 

L'albero di lillà, María Teresa Andruetto, Mara Cerri 
(trad. I. Carmignani, C, Balestri, E. Casali, R.Cazzato Lombardi, F. Febi, C. Innocenti-Corso FUSP)
Gallucci 2022 


POESIA 

"Lei uscì di casa. 
Attraversò la strada, 
 superò la piazza e passò accanto 
 al lillà in fiore. 
Lanciò un'occhiata all'uomo. 
Poi all'albero. 
Ma non si fermò 
Era uscita a cercare, 
e aveva fretta."

L'uomo che era seduto sotto il lillà la vide allontanarsi e scomparire, perché lei era in cerca. E per cercare nel mondo intero. 
L'uomo incontrato a Nord non era ciò che lei cercava e non lo erano neanche quelli a Sud, a Est e a Ovest. Ciascuno di loro aveva però una caratteristica diversa che la colpiva: le mani di seta, i piedi alati, la voce rotta... 
Fu la zingara incontrata per caso che l'avvertì che colui che lei stava cercando per il mondo era seduto sotto un albero di lillà. 
Lei tornò sui suoi passi e riattraversò il mondo... 

Quando l'incanto dell'Andruetto incrocia quello della Cerri, questo è quello che può capitare. 
Un grande albo pieno di bellezza allo stato puro che sommerge. 
Provare ad arginare la bellezza entro i confini di una definizione è inutile. 
Provare a restituirla a parole in tutta la sua potenza è inefficace. 
Le uniche cose che si può tentare di fare da qui sono due. 
Partiamo dalla seconda: consigliare di prendere in mano questo libro, in silenzio, guardarlo, leggerlo e farsi inondare. Ognuno per sé.


La prima,invece, è quella di abbassare lo sguardo, puntandolo su singoli dettagli. Pagina dopo pagina, in mia compagnia. 
Il primo verso della prima strofa. Piccolo è l'uomo e nulla si sa di lui. Grande è il lillà con la sua ombra e la sua fioritura. 
Mara Cerri ce lo restituisce così, sottolineando i rapporti di forza: una natura preponderante: carnose le foglie a sinistra, acceso il rosso inaspettato e dissonante dei suoi fiori. La pelle del ragazzo riflette i colori circostanti. L'effetto che provoca è quello di essere assorbito dal verde e dal rosa che lo circondano. 
Nelle successive pagine, nella carrellata dei personaggi che interrogano l'uomo su cosa stia facendo - invece di lavorare, conquistare una donna, giocare, essere felice -, tanto María Teresa Andruetto quanto Mara Cerri spostano lo sguardo sull'umanità. 


Lentamente esce dal testo e dalla scena il giardino e la sua potente natura, entrano i dialoghi e nelle tavole si arriva fino alla pagina bianca con un eco di quel rosso iniziale. Tutto lo spazio va ai personaggi, ai loro volti. 
La seconda strofa è dedicata a colei che è in cerca. 
Come nel testo, così nella grande tavola entra in scena, per uscirne immediatamente dalla sinistra. 
Un gesto e un'occhiata veloci, un abito (ah, averlo...) blu lapislazzuli. Uno sguardo veloce, distratto e trasverso verso chi legge e l'uomo sotto l'albero, dalla parte opposta della doppia pagina, quasi trascolora. Lo si vede esattamente come potrebbe averlo intravisto lei. Occorre cercarlo con attenzione per volerlo notare davvero. 
I versi successivi sono dedicati a cosa noti lui nel vederla attraversare senza fermarsi lo spazio davanti a sé.


Mara Cerri riutilizza la pagina bianca - forse una delle più emozionanti del libro - contrapposta al mare di rosa e di verde che segnano ciò che lui vede, riabbassando lo sguardo dopo che lei è passata senza avvicinarglisi. 
Laddove la poesia accelera, i diversi incontri ai quattro angoli del mondo, e si movimenta, altrettanto fa Mara Cerri che cambia spesso la scala delle proporzioni. 
Poi arriva lei, la terza e ultima strofa che, a livello visivo, ospita l'altra tavola che, fosse anche da sola, sarebbe in grado di sostenere il valore del libro. 
Tanto nel testo quanto nelle tavole, la presenza e le parole della zingara sono necessarie. 


Un luccichio nella bocca, le rughe profonde, un occhio più chiaro che sembra spento. 
Tanto è nitida lei, tanto è ambiguo il volto successivo che si compone di disegni sovrapposti, esattamente come accade nella nostra testa quando torniamo al passato, attraverso la memoria: immagini che si accavallano e si confondono. 
Tutto ritorna da dove è partito: all'albero di lillà e tutto si riempie di nuovo di verde e di rosa, ma anche di occhi grandi pieni di stupore nel constatare che - come in un tango argentino - i passi nella vita devono essere tanti, ma devono essere quelli e non altri. 

Carla 

Noterella al margine. Si legge nella pagina dei crediti, quanto segue a proposito di Mara Cerri: "Dopo aver frequentato la Scuola del Libro di Urbino, si è dedicata all'illustrazione, spinta dalla curiosità di ricercare relazioni tra parole e immagini." Si può dire con sicurezza, obiettivo raggiunto.

mercoledì 16 febbraio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PIU' SI E' MEGLIO E' 

Barnabus, The Fan Brothers 
(trad. a cura del lab. Tradurre la letteratura per ragazzi, Fond. Unicampus San Pellegrino) 
Gallucci 2020 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il laboratorio si trovava in una strada come tante altre, nascosto sotto il negozio Perfect Pets. Laggiù, nessuno l'avrebbe mai scoperto. Era lì che fabbricavano gli animaletti perfetti, Barnabus, però, tanto perfetto non era. Per questo lo avevano depositato nella sezione dei Progetti Scartati." 

Barnabus era per metà topo e per metà elefante e in quel laboratorio ci viveva da sempre insieme a tante altre creaturine insolite come lui. Quella che lui considerava la sua casetta, facile da tenere pulita, era una campana di vetro. Anche tutti gli altri erano sotto vetro. 
Quelli che Barnabus chiamava i Giganti Verdi un giorno si affacciarono nel corridoio del laboratorio, non per distribuire il cibo, ma per stampigliare su ciascun involucro di vetro un timbro a lettere rosse: scarto. 
Pip, l'amico scarafaggio di Barnabus, libero di entrare e uscire, che tante cose belle del mondo di fuori gli aveva raccontato, è quello che sa cosa sta succedendo là sotto: Barnabus e tutti gli altri verranno riciclati, perché così come sono non sono conformi. 
Barnabus, spiega Pip, avrà un pelo più soffice e avrà gli occhi più grandi, solo così, sostiene con sicurezza Pip potrà accedere al piano di sopra, nel negozio dei Perfect Pets. 
Il fatto è che due cose ostano: Barnabus vorrebbe tanto vedere il mondo di fuori che Pip gli ha descritto come meraviglioso, e soprattutto non ha nessun desiderio di avere occhi più grandi e pelo più soffice: lui si piace così. 
Complice un sospiro più forte degli altri, complice la proboscide, Barnabus capisce che ha per le mani una concreta possibilità di fuga. 


Questa è la storia dell'evasione di un manipolo di creaturine più una creaturona, guidati da uno scarafaggio che sa cosa significa essere liberi. 

Quando i due fratelli Fan, Terry ed Eric, diventano tre. 
Fino al libro su Barnabus, il terzo fratello, Devin, con loro non aveva mai collaborato, se non in un libro fatto da ragazzi.
Ma con Barnabus la sua presenza è diventata necessaria: è infatti suo il disegno originale di un pupazzino meccanico, metà elefante e metà topo, un disegno che i due fratelli ricordavano lui avesse fatto circa 25 anni prima, quando di anni ne aveva solo 19. 
Il disegno, come per incanto, torna a galla e, rispettosi della sua 'paternità', i due chiamano dentro anche il terzo fratello Fan. E a proposito di paternità, la presenza di Devin, per Eric e Terry ormai molto affiatati, ha significato parecchio. 
Dato che lui è l'unico ad avere figli di fatto ha rappresentato una maggiore garanzia di realizzare un libro che intercettasse gli interessi autentici di un bambino e soprattutto ne attestasse lo scarto di pensiero rispetto a quello di un adulto. Ma non solo, la sua collaborazione di fatto ha in qualche modo scardinato e smontato certe 'routine' esistenti tra i due, smuovendo le cose. 
Cosa che in ambito creativo è sempre un bene. 
Sulla copertina dell'edizione canadese si vedono due bolli di prestigiosi premi vinti in patria e, come se non bastasse, dal 2020 in poi ha continuato a vincerne ed è shortlisted per la Kate Greenaway 2022. Come sempre nei loro libri, quello che colpisce all'istante è la qualità altissima dell'illustrazione, minuziosa e coerente fino all'ossessione e la capacità che essa ha di dire cose. 
Si può già partire dalla copertina, scura con una fonte luminosa alla sua sinistra che sbatte su una campana di vetro dentro cui un piccolo - metà elefante e metà topo - ci guarda dritto negli occhi e con le sue zampe preme sul vetro. 
Le interpretazioni, ognuno faccia le proprie. 


Nei risguardi, viste dall'alto e sparpagliate, si vedono schede con figure di creaturine, catalogate numericamente e per nome. E un riccio di mare. 
Si gira pagina e, accanto ai crediti, la storia in qualche modo è già cominciata: un topo/elefante alle prese con una nocciolina; a destra sul frontespizio la scheda che si vede è quella del protagonista e nei fogli che contiene si intuiscono i calcoli per costruirlo. E uno scarafaggio. 
Se si va avanti, sul fondo candido della doppia pagina successiva c'è lui: Barnabus e qualche riga di presentazione. 
Segue uno scorcio di quella che Devin in un'intervista ricorda essere uno scenario tipico di un quartiere periferico di Toronto, dove i tre (anzi sei) Fan sono cresciuti, e dove loro si sono divertiti a disegnare i negozi dell'infanzia e a popolare la strada di amici e parenti. Circostanza questa, che, non saprei dire come, ma si percepisce chiaramente: quelle non sono comparse. 
E per di più nella pagina successiva si sono mosse, come se le due immagini fossero due frame di una pellicola. 
Sotto la sede della Wilke's Paperclips su cui svetta una insegna che è difficile non notare, c'è il negozio dei Animaletti Perfetti, frutto di ingegneria genetica, a leggere quanto scritto sul vetro. Davanti alle vetrine si accalcano le persone Ma c'è anche un'elica di DNA, davanti alla quale già qualcuno si interroga. Bel colpo! Neanche a dire che nella doppia pagina successiva il punto di vista si allarga per vedere in sezione, sotterraneo, il complesso laboratorio dove i Perfects Pets vengono prodotti.
 


A osservare con attenzione tutti i dettagli si possono scoprire, sempre a posteriori, un sacco di cose che il testo non dice. E che è - ci si può scommettere - il risultato del lavoro delle tre teste diverse dei Fan su un unico progetto. Questo per dire che poter condividere e i propri spunti con degli altri, magari anche affiatati come fratelli, non può mai far male. 
Mentre il lettore è lì tutto concentrato arriva una pagina illuminante. 
Il testo chiarisce una serie di particolari e nel contempo tocca l'emotività, definendo "casa piccolina e facile da tenere pulita" una campana di vetro spoglia che contiene Barnabus e basta. Accanto a lui, sullo stesso scaffale e sotto campane di vetro analoghe, altre creature frutto di ingegneria genetica. 
Una di loro è irresistibile oltre che essere - e lo si capisce solo dopo - l'origine del raggio luminoso della copertina.

 
Già da due pagine il lettore è nell'oscurità del laboratorio, e poi della città notturna, e poi del sogno di Barnabus. Poi quell'incanto si interrompe. Sparisce l'ombra e certa tranquillità e arriva il Verde, ingombrante e spaventoso. E la luce e i timbri. 
Di come prosegue la storia non c'è bisogno di dire altro a parte un particolare che, e parrebbe sia stata una idea di Devin, mi ha colpito il cuore, perché inaspettato. 
Mentre si viene catturati dal ritmo incalzante della fuga attraverso i meandri del grande laboratorio e si corre con il pensiero verso il finale glorioso verso la libertà e la luce, c'è una battuta d'arresto: il libro stesso si deve girare perché la pagina non ce la farebbe a contenere per intero una delle grandi cisterne, snodo del reticolo di tubi. Sulla lamiera c'è il solito timbro rosso.



Intrappolato lì dentro c'è qualcuno, o meglio c'è lo sguardo di qualcuno. E, come a me ha insegnato la vita, se i tuoi occhi incrociano quelli di qualcuno che soffre, non è più possibile far finta di niente. Barnabus si ferma, non può fare diversamente e questo, come in ogni buon film di azione, mette a repentaglio il risultato finale. 
L'ultima frase tiene in sé il senso di tutta la storia, ma anche il senso di questa collaborazione fraterna. 
E nessuno mi convincerà che i due anziani foraggiatori di noccioline agli scoiattoli non siano il loro papà e la loro mamma. 

Carla 

Noterella al margine.  Se è vero il motto finale, sarà facile dimostrare che 4 occhi vedono meglio di 2 e 2 teste ragionano meglio di 1. Quindi non resta altro suggerimento che quello di mettersi lì insieme a dei bambini a ragionare fra i risguardi che chiudono il libro e la tavola in cui i Progetti Scartati sono tutti lì sotto le loro campane di vetro. A me è capitato di farlo con una bambina di 29 anni. Oltre a essere un bellissimo gioco per aguzzare lo sguardo è un esercizio mentale per capire che tra perfetto e imperfetto la differenza è spesso e volentieri ininfluente ai fini di una vita felice, imperfetta, libera, al posto di una infelice, perfetta, inscatolata.

lunedì 18 ottobre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!


BESTIARI E CURIOSITA’


Abbiamo già incontrato più volte libri dedicati al mondo animale e che non lo trattassero in chiave tassonomica; e soprattutto, proprio in questo genere di libri non sistematici, è frequente un approccio umoristico. Ricordiamo tutti la ‘Strana Enciclopedia’, di Barman, vedi qui e poi molti altri emuli fino al documentatissimo ‘Bufale Bestiali’, di Coccia.


Su questa falsa riga è uscito recentemente ‘Bestiario degli animali niente male’, di Sophie Corrigan, pubblicato da De Agostini: anche in questo caso non c’è nessun approccio tassonomico; assistiamo viceversa ad una carrellata di ritratti animali, divisa in due parti: una prima raccoglie gli ‘insulti’ e le ‘maldicenze’ su un certo animale, nella doppia pagina successiva il castello di menzogne viene smontato a favore di una più generosa descrizione dell’animale in oggetto.
Gli animali con una cattiva fama non mancano e qui ne sono riportati alcuni: la iena, il coccodrillo, l’avvoltoio, corvi e cornacchie, la puzzola, le lumache e così continuando.
L’impianto grafico è tale da inserire le parti scritte, molto brevi, all’interno di un’illustrazione che occupa la doppia pagina; c’è quindi un grande impatto visivo e una caratterizzazione dei soggetti animali in chiave umoristica, come del resto il testo richiede. La giovane autrice britannica non è nuova a testi di divulgazione e questo è uno dei pochi testi tradotti in italiano.
La semplicità dei contenuti, lo stile con cui sono raccontati, le illustrazioni divertenti rendono questo libro adatto a bambine e bambini dai sette anni in su.
Sullo stesso genere, di bestiari stravaganti, c’è anche ‘Cosa fanno gli animali tutto il giorno?’ di Wendy Hunt, pubblicato da Gallucci; l’editore anglosassone è lo stesso, la Quarto Publishing ed è evidente quanto questi testi siano coerenti con una linea editoriale ben definita.


In questo libro, di qualche anno fa, la trattazione è più sistematica: ogni capitolo descrive un ambiente, ma poi, nelle pagine successive, i singoli protagonisti animali vengono descritti per una specifica abilità, ‘umanizzata’: così ci troviamo circondati da agopuntori, architetti, assaltatori.
L’impostazione grafica, dovuta allo studio Muti, è più schematica, con un’alternanza di illustrazioni che occupano una doppia pagina, seguita da altre pagine occupate da tanti ritratti animali.
In entrambi i casi, siamo di fronte a proposte interessanti, anche se non rivoluzionarie, che possono avvicinare alla lettura anche i bambini e le bambine più riottose.
Sono libri ricchi di aneddoti e curiosità, sfatano numerosi luoghi comuni, arricchiscono il bagaglio zoologico dei bambini con molte informazioni.
Consiglio la lettura di questi testi a bambine e bambini privi di pregiudizi, almeno per quel che riguarda gli esseri umani, con tante curiosità da appagare, che abbiano almeno sette anni.

Eleonora


“Bestiario degli animali niente male’, S. Corrigan, De Agostini 2021
“Cosa fanno gli animali tutto il giorno?”, W. Hunt, Gallucci 2018




lunedì 4 ottobre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

FILOSOFARE. 2


Mi ha davvero incuriosito la coincidenza dell’uscita quasi contemporanea di due testi, dedicati alla filosofia, che hanno il medesimo editore originale, la britannica Dorling Kindersley.
Nel giro di poche settimane, l’editore Gallucci ha stampato ‘Il libro della filosofia per ragazze e ragazzi. Scopri i pensatori di tutti i tempi, le loro idee e le teorie più importanti’, pubblicato nel mercato anglosassone nel 2015; Gribaudo, l’editore che pubblica la versione italiana delle collane di divulgazione della DK, propone ‘Filosofia.
 

Un’enciclopedia per ragazzi che cercano risposte alle grandi questioni della vita’. La prima osservazione riguarda i sottotitoli, aggiunti dagli editori italiani penso per avere una maggior presa sul pubblico. I sottotitoli inglesi sono molto più sobri: ‘Children’s Book of Phlilosophy’ e ‘Philosophy. A visual Encyclopedia’.
Sembrano dettagli, ma non lo sono: piuttosto che dichiarare onestamente quale sia il contenuto del libro, si preferisce evocare tematiche e suggestioni che incoraggino i genitori riluttanti ad acquistare libri ponderosi dal contenuto che può risultare ostico a tanti adulti.
Nel merito dell’esposizione, frutto di un lavoro essenzialmente redazionale il primo, prodotto da un’equipe di specialisti il secondo, in realtà i due testi hanno molti punti in comune: l’esposizione è essenzialmente tematica, espressa da grandi domande nel primo caso e nella contrapposizione di scuole di pensiero nel secondo. In entrambi i casi ha un ruolo importante l’aneddotica, sia in relazione della vita dei diversi pensatori, sia nell’esposizione di teorie complesse. Si fa riferimento a filosofie non occidentali, anche se in modo sommario. Infine l’impaginazione e l’uso delle immagini sono fondamentali per rendere più fluida la lettura e più semplice la comprensione dei passaggi più complicati.
Nel merito, se dovessi esprimere una preferenza, direi che nel secondo caso, L’Enciclopedia visuale, c’è una più chiara sistematicità, una più evidente linea del tempo, che consente una maggiore contestualizzazione, e si dà rilievo a tematiche di grande interesse: logica e linguaggio, caratteristiche della conoscenza scientifica, bioetica.
Già da queste righe si capisce qual’è la vera difficoltà: il pensiero astratto. Un conto è comprendere le problematiche che hanno dato origine alle diverse teorie, comprendere, cioè, le domande di fondo che, attraverso i secoli, hanno impegnato tanti studiosi, un altro è confrontare le risposte, i percorsi, le terminologie che hanno caratterizzato le diverse teorie.
Ragazzi e ragazze dai dodici anni in poi sono sicuramente in grado di comprendere domande, paradossi, metafore che avvicinano all’universo mentale di questo o quel pensatore; ma seguirne il pensiero, comprenderne i concetti, anche astrusi, contestualizzarli, è altra cosa.
Lontani anni luce dalle tristissime pubblicazioni dedicate a personaggi famosi, questi libri hanno un grande merito e un limite: il merito sta nell’introduzione a tematiche importanti e ad una metodologia critica che può diventare importante nella vita scolastica e non; il limite sta nella necessaria mediazione adulta, che aggiunga qualcosa nel non detto e crei collegamenti più forti con la vita reale.
Tematiche di stampo filosofico sono all’ordine del giorno: la natura dell’intelligenza artificiale, il rapporto che abbiamo con il resto del mondo naturale, il diritto alla manipolazione del codice genetico, il concetto di verità e di giustizia.
Indiscutibilmente non è sufficiente sollevare questioni e mostrare a ragazze e ragazzi di quanta incertezza sia fatto il nostro mondo: c’è bisogno di informazione e di formazione, e questi libri vanno nella giusta direzione nel soddisfare queste esigenze. Eppure, mi sembra che ancora non siamo riusciti a trovare la giusta modalità di rappresentazione della complessità, che può essere una teoria fisica o filosofica, in modo così semplice da poter essere fatta propria dai più giovani.
Siamo in tempi di sperimentazioni interessanti anche nell’ambito della divulgazione, sono certa che emergeranno altre proposte. Nel frattempo, proviamo ad insinuare qualche dubbio socratico qua e là, per preparare il campo a nuove domande.

Eleonora


“Il libro della filosofia per ragazze e ragazzi”, AA.VV., Gallucci 2021
“Filosofia. Un’enciclopedia per ragazzi che cercano risposte alle grandi questioni della vita”, AA.VV. Gribaudo 2021





mercoledì 30 dicembre 2020

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 


Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2020
 
 

 perché

 
ogni pagina è come un’istantanea, un frammento di vita, colto nell’intimità delle case, dove ci si incontra, si prepara la cena, si riposa o si fa festa.  
Lo sguardo della piccola protagonista è uno sguardo curioso, che vede in questi sprazzi di vite altrui l’annuncio del suo arrivo a casa, dove un papà affettuoso l’accompagnerà verso il mondo dei sogni.
‘La strada verso casa’ è un albo delicatissimo e intenso nel raccontare qualcosa di impalpabile come un’atmosfera, uno stato d’animo, realizzato con tecnica raffinata e infinita poesia.
 
 
il garbo, la gentilezza, il rispetto reciproco tra gli interlocutori, nonostante i punti di vista differenti, già solo questo potrebbe bastare per considerare questo libro un oggetto di interesse.
Ma c'è di più: capitolo dopo capitolo, Béatrice Rodriguez cesella nel testo mai scontate domande di senso e apre con leggerezza a possibili e inaspettate risposte. Ed è proprio da queste aperture che si possono spiccare bei salti e fare bei voletti.
 
 
Febbraio 2020
 
 

perché
 
tra le tante proposte editoriali che cercano di raccontare il mondo giovanile, l’ultimo romanzo di Gabriele Clima, ‘Black Boys’, pubblicato da Feltrinelli, credo abbia più di un motivo per essere segnalato.
Com’era già avvenuto con ‘La stanza del lupo’,  si ha a che fare con la materia incandescente del disagio giovanile, comunque lo si voglia definire, riuscendo a evitare i rischi delle storie ‘a tema’, spesso intrise di retorica.
Se è interessante l’intento, va detto che anche questa volta l’autore riesce nella difficile impresa di tenersi alla larga dai facili moralismi e dagli happy end scontati.
 
 
 
perché
 
la caratteristica dei disegni di Marsol, siano essi fatti per le tavole di un libro, per manifesti pubblicitari, per oggetti o per animazioni, è quella di restare dentro lo sguardo. È plausibile che questa caratteristica gli derivi dalla sua formazione nel campo pubblicitario, ma poco importa: Marsol buca lo schermo. Sempre. 
[...] Su un disegno apparentemente semplificato Marsol riesce a mettere a fuoco una tale mole di dettagli, la maggioranza dei quali portatori di grande ironia, che è impossibile per l'occhio non mettersi in cerca. 
E per ciascuno di loro è rintracciabile un nesso forte con la storia in sé.
 
 Marzo 2020
 
 

 perché
 
si entra molto nel dettaglio e le informazioni, per quanto chiare, sono di una certa complessità. Richiedono quindi un lettore e una lettrice quanto meno delle scuole medie. Sicuramente, la scorrevolezza del testo, l’uso di un linguaggio discorsivo, con una traccia narrativa, aiutano a rendere poco accademico il discorso, senza però perdere in precisione. E’ un esperimento interessante che appartiene al filone sempre più interessante di una divulgazione non più ‘infantile’, ovvero basata sulla semplificazione, rivolta a ragazze e ragazzi di oggi che hanno a disposizione un mare di informazioni, magari mal assortite.
 
 

perché
 
probabilmente dipende dal fatto che l'uovo più di qualsiasi altra forma in natura rappresenta la perfezione (ben più del noto cerchio, da cui di solito non nasce nulla), ma è un fatto incontrovertibile che in questo libro non ci sia nulla che non sia al posto giusto.
Come in un uovo ben fatto.
Non suona azzardato dire che anche lui, come l'uovo, ha una sua armonia interna, un suo equilibrio delle parti che lo rende perfetto allo sguardo.
 
A partire dalla copertina che è un capolavoro di purezza e nello stesso tempo un avviso nei confronti di chi aprirà il libro, per quanto riguarda la particolarissima tecnica che contraddistingue i libri migliori della Teckentrup.  
 
Aprile 2020
 
 

perché
 
l’originalità sta nel aver applicato un format di grande successo di questo stesso editore francese, in italiano sempre tradotto da Gallucci con il nome di collana ‘Scorri e gioca’: una cartotecnica efficace, che fa funzionare le animazioni anche nelle mani dei più piccoli, al servizio di illustrazioni molto chiare, dai colori vivaci e che raccontano oggetti della vita quotidiana, gli animali, le stagioni e così discorrendo. Se guardiamo ai titoli della nuova collana, ‘I colori’ e ‘Le forme’ viene da pensare alla solita , ma proprio solita, rassegna di cerchi e quadrati per spingersi, per i più audaci, fino ai rombi.
Invece la trovata geniale sta nel piegare riproduzioni di opere d’arte di artisti moderni all’illustrazione, appunto, di forme e colori.
 
 
 
perché
 
si riconferma la grande capacità che la  Adbåge dimostra nel raccontare come funziona il pensiero nella mente dei quattrenni.
Senza ritocchi da 'adulta',  racconta i bambini per quello che sono spesso, ovvero imperfetti. Opportunisti, in questo caso.
La prima cosa che salta all'occhio è il racconto di una infanzia, letto attraverso la relazione reciproca tra questo bambinetto (o bambinetta) e sua madre, di fatto quasi l'unica adulta della storia. [...]
Seconda cosa degna di nota è la capacità di raccontare il quotidiano per quello che è. Senza veli. Ancora una volta a partire dal mondo dei bambini che si annoiano stravaccati in mille posizioni differenti, sulla poltrona di casa, in attesa che gli adulti siano pronti (come si differenzia la percezione del tempo tra piccoli e grandi...); che guardano con ammirazione e invidia un adulto che scrive, che si sbrodolano a una festa, che si siedono con le gambe a rana, che lasciano le scarpe in giro.
 
 
Maggio 2020
 
 
perché
 
con grande onestà, Marc ter Horst mette in luce i diversi punti di vista, le obiezioni, spesso di natura economica e politica, alle teorie sul riscaldamento globale; e mette in luce anche il grande bivio che ci aspetta: attrezzarsi ad affrontare i cambiamenti climatici, con il loro portato più o meno catastrofico, o cercare di attaccare le cause di questi processi? Il primo atteggiamento è sostanzialmente tecnologico e cerca di trovare soluzioni pragmatiche, per esempio al moltiplicarsi di eventi meteorologici intensi; l’altro approccio è politico, ma soprattutto culturale, perché mette in discussione il modello di sviluppo oggi dominante.
 
 
 
perché
 
va detto che il fatto che questa sia una storia sostanzialmente vera, molto ben raccontata nei toni da Ivan Cenzi, dà una mano di lucentezza, di vivezza che non può essere ignorata.
Le storie vere ci colpiscono. È così e basta.
Ma qui c'è anche molto altro. 
C'è una lezione sul senso profondo dello sguardo. 
Tra i possibili fattori che concorrono a tenere viva l'attenzione di una persona, catturarne lo sguardo appunto, ce ne sono tre che qui sono molto presenti: il perturbante, l'insolito, l'ambiguo.
 
Giugno 2020
 
 

perché 
 
‘Plasticus maritimus’ è dunque un bel libro di divulgazione, dedicato a un argomento di grande attualità, ma si segnala anche per altri aspetti: il rigore dei contenuti scientifici, sottoposti a più revisioni, la semplicità e la precisione del testo, anche quando si affrontano temi più squisitamente scientifici; la bella impaginazione, fondata sulle illustrazioni coloratissime di Bernardo Carvalho, che accompagnano il testo in ogni pagina, prendendosi un piccolo riquadro o la pagina intera.
 
 
 
perché

La grande fuga, pubblicato postumo, ha il tono del regalo prima di andarsene.
Un regalo che, proprio perché così importante, ha meritato una confezione d'eccezione: le illustrazioni di Kitty Crowther.
Stark e Crowther sono in perfetta sintonia, come pane e burro.
E lo sono perché, nel fare libri, condividono un bel po' di cose.
Almeno sei in elenco, senza parole di commento. [...]
La prima è la capacità di andare in profondità con estrema leggerezza.
La seconda è la serenità, tutta nordica, nei confronti della morte.
La terza è l'esattezza, figlia di una grande coerenza nella costruzione narrativa e nella definizione dei personaggi.
La quarta è la spiritualità, laica, secondo cui tutto può avere un'anima. 
La quinta, connessa alla precedente e anche questa con solide radici nordiche, è la capacità di raccontare la meraviglia.
La sesta è lo sguardo nei confronti dell'infanzia.  
 
[continua]