mercoledì 13 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DELLA NOTTE E BASTA

Storie della notte, Kitty Crowther (trad. Lisa Topi)
Topipittori 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Non molto lontano da qui, in mezzo al bosco, viveva la custode della notte.
Ogni sera, prima che facesse buio, suonava il gong.
Dooooonnnng - Dooooooong
'È giunta l'ora di andare a dormire', gridava la custode, 'tutti, grandi e piccini'.
'Aspetta', supplicò il pesce, 'voglio giocare ancora un po''.
'Ti eserciterai domani a saltar fuori dall'acqua'.
Dooooonnnng - Dooooooong"

Ed è così che comincia il primo dei tre racconti che Mamma Orso ha promesso al suo piccolino che le ha detto tre volte ti prego.
La custode della notte, dopo aver messo a dormire pesci, formiche ed ermellini, torna a casa per trovare anche lei il suo sonno, ovvero la sua stella che la porterà fino a domani. Non prima di un altro colpo di gong e di un gioco con se stessa.
Il racconto di Mamma Orsa prosegue con la storia della ragazzina con la spada che si è perduta: la piccola Zhora in cerca di mora. Tra tramestii e pipistrelli anche la sua avventura si conclude con un buon sonno, per poi lasciare posto alla terza storia in programma: quella di Bo, un omino con cappello e cappotto che ogni notte va in cerca del sonno perduto. Nonostante le piume di civetta lunatica che gli rendono morbido il letto, Bo si gira e rigira insonne e parte verso il mare con l'idea di trovare il suo amico Otto, lontra poeta sui sassi. Un buon consiglio, un regalo, una poesia e un caro amico sono gli ingredienti necessari perché anche Bo abbia un sonno sereno.
E quello di Orsetto, di sonno? Con la stella giusta e le tre promesse fatte da Mamma Orso che sono ponti verso domani, può chiudere gli occhi e addormentarsi tranquillo tra bambine, custodi e omini.

Piccolo, quasi quadrato, rosa, meravigliosamente e fermamente rosa (di un rosa che non ha uguali; un rosa quasi fosforescente che fa da sfondo, che si sfuma con l'acqua e che colora di sé persino il firmamento ed è ideale contrappunto con i diversi neri che lo circondano) il nuovo libro di Kitty Crowther riconferma il valore di questa autrice.
Uno a uno si ritrovano i motivi che caratterizzano il suo stile, il suo registro, il suo tono e i temi a lei cari.
All'interno della storia cornice che ne contiene altre tre, ancora una volta la Crowther costruisce una calda, accogliente e rassicurante relazione piccolo-grande. Nonostante gli orsi protagonisti, lontana anni luce da ogni mielosa cadenza, sulla scia di Minarik e Milne.


Una Mamma Orsa affettuosa e nello stesso tempo ferma nel tenere la barra del timone di una barca che sta per intraprendere il viaggio notturno del suo piccolino. Condiscendente nel raccontare tre storie al posto di una e partecipativa nel saper creare aspettativa verso nuovi progetti per il domani: raccogliere more o scrivere sassi, Mamma Orso è solida nel suo ruolo. Disegnata nel suo grigiore peloso ha sempre un lieve sorriso e gli occhi attenti e pieni di cura, rivolti a Orsetto, unico vezzo concessole: un gonnellone a righe che le copre le zampe, evidente omaggio alla mamma di un altro Orsetto, quello di Minarik e Sendak, appunto.
Accanto ai due protagonisti della storia cornice, una sfilata di personaggi unici, belli nella loro imperfezione, aggraziati nelle loro sproporzioni: dalla custode dalle lunghissime e ordinate chiome (che richiama la capelluta mamma di Medusenkind), alla bambina con la zucchetta a pois e le trecce (che rende omaggio a Elsa Beskov e nella postura alle bambine di Astrid Lindgren), fino al goffo e tenero Bo con Otto, la lontra poeta.

L'altra confortante conferma risiede nei contesti che la Crowther crea. Da un lato gli interni: una tana calda quella degli orsi, una grotta accogliente quella della custode della notte, con materasso di foglie, scendiletto, panorama stellato dalla finestra e brocca dell'acqua per sete notturna. Altrettanto accoglienti la tana di Jacko Mollo con teiera e stufa economica, e quella di Bo, un nido dismesso pieno di morbide e calde piume. Pochi segni, apparentemente incerti, creano l'atmosfera calda di quattro piacevoli ripari dal buio e dal freddo notturni che però trovano sempre modo di comunicare con l'esterno.

Dall'altro, per l'appunto, gli esterni: con la botanica diffusa, animata e in qualche misura parallela a quella nota. Funghi, fiori, erbe, cespugli, fusti, tronchi e rami espressionisti, ottenuti con linee parallele di molti colori. E con la notte, essa stessa da considerare personaggio accanto agli orsi, a Bo, alla custode e a Zhora.
Appare declinata talvolta con ombre scure di boschi e cespugli, ma più spesso con un orizzonte rosa acceso (che ricorda più l'aurora, se non fosse che è stellato) che ne connota e conferma la quasi univoca scelta cromatica e la sua originalità rispetto alla consuetudine di colorarla di scuro.


Accanto a tutto questo ruota l'indefinitezza, data da certa incertezza e velocità del tratto a matita, che ha il compito implicito di sfumare i contorni (si potrebbe dire confondere lo sguardo verso l'inessenziale) per creare una sorta di alone foschioso (come quello che si crea talvolta intorno alla luna), di sogno impalpabile, di tempo sospeso in cui tutto accade.


Ecco, si potrebbe ancora parlare del tempo sospeso che è un ulteriore carattere comune in diversi suoi libri, oppure concentrarsi sull'aspetto un po' magico, quasi mitico, che permea personaggi e situazioni. Purtroppo però sento in lontananza, ormai da ore, un gong che suona anche per me...
Sarà per un'altra volta.

Carla

Noterella al margine: che bellezza che nel titolo non c'è traccia dell'aggettivo che da sempre perseguita la parola notte. E' finalmente una notte e basta. Come è giusto e saggio che sia.

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