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venerdì 22 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL BOSCO E' 'ZONA FRANCA' 

Il momento perfetto, Susanna Isern, Marco Somà 
Glifo edizioni 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Quando Scoiattolo si sveglia, è pieno giorno. Tra uno sbadiglio e l’altro, si alza e comincia a preparare la colazione. Nella tazza delle nocciole si trova la misteriosa busta. Scoiattolo legge la lettera, sgrana gli occhi e, di scatto, scappa a prepararsi. È così agitato che esce di casa vestito in modo strano, con le scarpe al contrario e lo zaino aperto che gli ciondola dalle spalle. Scoiattolo corre a più non posso, ma, mentre attraversa un campo, Cervo lo ferma... "

Dove sia diretto, e cosa ci sia scritto nella lettera, questo non lo può sapere nessuno, tranne Scoiattolo e chi quella lettera l'ha scritta. 


L'unica cosa certa è che durante la sua corsa per arrivare chissaddove, Scoiattolo incontra un buon numero di altri abitanti del bosco che gli chiedono un piccolo aiuto, perché è proprio il momento perfetto per farlo: la Tartaruga avrebbe bisogno della sua velocità per andare a prendere da pecora un altro gomitolo di lana per finire la sua coperta; Orso avrebbe bisogno della sua agilità per raccogliere un po' di miele dalla cima di un albero; Riccio avrebbe bisogno della sua gentilezza per togliersi dai propri aculei sulla schiena le pesche che teneva lì a maturare... 
Scoiattolo non si sottrae mai, complice forse anche il fatto che si tratta sempre del momento giusto per prestare il suo aiuto. Tuttavia la sua preoccupazione di arrivare in ritardo aumenta con lo scorrere della giornata. Arrivato finalmente a un passo dalla sua destinazione, però Scoiattolo inchioda perché gli viene in mente che non è proprio il caso di presentarsi a mani vuote. 
Per la gran fretta, proprio lui, così premuroso e generoso, si è dimenticato di portare un regalo.... 
Ma si sa, a far del bene ci si guadagna sempre... 

Due fatti importanti della vita di Susanna Isern attraversano le sue storie e le caratterizzano. 


La prima: Susanna Isern è nata in un piccolo paese dei Pirenei catalani e ha passato tutta la sua infanzia a stretto contatto con il bosco e con i suoi abitanti. A parte scrivere storie sul suo quaderno, da piccola, è lei stessa a raccontarlo, passava le sue giornate camminando tra gli alberi intorno al suo paesino a cercare di salvare animali che fossero in difficoltà. 
In questo libro, come anche in molti altri suoi titoli, trova spazio quel suo immaginario di infanzia. 
Ha provato in alcune circostanze a staccarsi dagli alberi, dagli orsi e dagli scoiattoli, ma poi inevitabilmente sempre lì torna. 
Lei, tra gli alberi, è a casa. 
E questo è sotto gli occhi di tutti.
 

La seconda: sempre in quella sua infanzia un po' fuori dalle grandi strade del mondo, nessuno ha avuto il coraggio, la sensibilità di alimentare la sua passione per la scrittura. 
I ragazzini di adesso hanno ben chiaro che fare lo scrittore può diventare un lavoro vero e proprio, ma quarant'anni fa, è di nuovo lei a raccontarlo, in quel paesino nei Pirenei nessun maestro e nessun genitore si è preso la briga di assecondare la sua passione e, a conti fatti, il suo talento. 
Così lei decide di studiare psicologia. Psicologia clinica, con particolare interesse per l'infanzia, cui dedica i suoi tirocini. 
Il primo incontro con il suo primo piccolo paziente si rivela un fallimento. 
Però lì lei capisce che le potrebbe tornare utile l'altro suo talento: la scrittura. E per entrare in dialogo con il bambino in questione, scrive un racconto per lui, per leggerglielo, per creare un luogo 'terzo' quello che io chiamo nei miei corsi di formazione la 'zona franca' - in cui incontrarsi e dialogare. 
Magicamente funziona. 
Così la Isern comincia a usare la scrittura come metodica per attivare un dialogo con i propri pazienti. 
La china potrebbe essere molto pericolosa: perché da lì a pensare che i libri siano 'medicine', il passo è breve. 


Fortunatamente, Susanna Isern si ferma a un passo dal burrone e decide di concentrarsi sull'aspetto più 'letterario' della questione. Sebbene non riesca a dimenticare del tutto la sua metà psicologa, scrivendo anche una serie di libri dichiaratamente 'terapeutici' che basta non leggere, a un certo punto del suo percorso di autrice di libri per l'infanzia, l'aspetto narrativo diventa preponderante, anche se non sempre dimostra di saper tenere nel cassetto la sua formazione universitaria. 
Nella sua ricchissima produzione (quasi 40 libri in poco più di sette anni) che dalla Spagna arriva in Italia attraverso case editrici come Logos, Fragatina e soprattutto Nubeocho (tutte e tre strettamente legate all'editoria di lingua spagnola) ci sono libri che si occupano di inclusione, di esclusione, di bugie, di relazioni interpersonali, di disturbi del sonno. E via andare. 
Tuttavia, tanto più passa il tempo, e tanto più gli editori si dimostrano bravi a potenziare le sue storie affiancandole una illustrazione di livello, tanto più lei stessa acquisisce sicurezza riguardo alla scrittura e tanto più si affida solo alla propria creatività letteraria senza aver bisogno di un 'tema' da sbandierare. Magicamente funziona. 
Di nuovo con Marco Somà che di questo bosco, di questa comunità silvestre, di questo scoiattolo servizievole e generoso dà una sua versione originale e, come sempre, molto piacevole per lo sguardo. 
A tal punto da mettere quasi in secondo piano la morale della storia, ossia il contenuto educativo del racconto: la generosità dello scoiattolo e degli altri. 
Somà porta in primo piano qualcosa che può considerarsi a tutti gli affetti una vera e propria esperienza estetica, educativa e necessaria anch'essa, al pari della prima. 


Come sempre, con il suo segno al filo dell'ossessione per la linea e la precisione del dettaglio (tutte le tegole, tutti i punti a maglia, tutte le piume del postino, tutti i peli della coda di un scoiattolo, tutte le foglie, tutti i fili d'erba, tutti gli aghi di pino, tutte le venature delle cortecce, tutti i petali hanno la medesima dignità di esistere nel disegno e di farsi notare), con la sua palette di colori identificativa, con la sua grazia di stilista/sarto di tartarughe e giraffe, con la sua originalità per i contesti abitativi si dimostra ancora una volta inarrivabile architetto di boschi e foreste e con uno spiccato talento da arredatore di interni. 
Almeno per quel che mi riguarda, gli affiderei al volo le chiavi di casa e avrebbe carta bianca (!) su tutto.

Carla

lunedì 18 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LE QUESTIONI DI UN CERTO PESO

Jeppe in missione, Jutta Bauer (trad. Giulia Mirandola) 
Terre di Mezzo, 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno il mio Re mi fece chiamare nel suo castello. Aveva sentito dire che ero un animale molto veloce e mi ordinò di portare un messaggio importante al Re suo vicino. Oltre le colline, lungo il fiume e poi sempre dritto verso ovest. Presi il rotolo con il messaggio e corsi via subito. Ma già dopo la prima collina mi dovetti fermare." 

Tirato giù dal letto da una voce che lo chiama, Jeppe indossa la sua camicia a quadretti e i pantaloni della tuta e corre al cospetto del suo Re. In segno di devozione, non osa neanche guardarlo, e prende rapido il rotolo avvolto in un nastro che il sovrano gli porge. 


Parte Jeppe di gran carriera per portarlo al re del regno accanto. Durante il il tragitto tuttavia ci sono una serie di cose che Jeppe proprio non si può esimere dal fare, nonostante questo lo faccia rallentare: aiutare papà scoiattolo che è precipitato dall'albero, recuperare un pallone, intrattenere la prole di una mamma indaffarata... 
Il tempo passa, i giorni e le settimane si susseguono e Jeppe, di gentilezza in gentilezza, prosegue sicuro il suo tragitto verso il castello del re vicino. 
Tuttavia quando non si conosce molto bene la strada, e per di più si incontrano ostacoli che sembrano insormontabili, c'è il rischio concreto di allungare il tragitto o addirittura di sbagliare direzione e di tornare inavvertitamente al punto di partenza. Mentre intanto al castello... 

I libri di Jutta Bauer sono indelebili. E di solito capita che lo facciano per la loro leggerezza nel dire cose di un certo peso. 
La prima, la leggerezza, la si percepisce nella semplicità della storia che racconta, nella quotidianità che detta storia attraversa. La quotidianità di una tuta da ginnastica, come ognuno ha o ha avuto appesa nel proprio armadio. Di un paio di pianelle e di una barba incolta. Di un libro letto a dei piccolini. Di una sedia a rotelle. Nel segno che è sempre così tondo e morbido. 


Ecco, la morbidezza che qui non si esaurisce nel solo segno della matita, ma è un'attitudine mentale, è invece quell'ingrediente necessario affinché attraverso un tono leggero si possano dire cose notevoli, significative. 
Jon Klassen, un giorno, in una bella intervista racconta che la 'morbidezza', ossia la gentilezza dei modi che ha a disposizione un autore, può essere la chiave che apre la porta a qualsiasi argomento si voglia affrontare. 
In altri termini, trovando il tono e la parole adatte, ai bambini tutto - ma davvero tutto - può essere raccontato e detto. Se non ricordo male, era a un libro in particolare, che Klassen faceva riferimento: L'anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch. 
Chi lo conosce, riconoscerà immediatamente il senso delle parole di Klassen. Ed è anche dimostrato che nei suoi libri, in quelli di Klassen intendo, almeno fin qui, anche lui lo ha sempre considerato la gentilezza un criterio irrinunciabile nell'atto di raccontare. 
Ecco. 
Esattamente la stessa cosa mi pare la si possa dire per i libri di Jutta Bauer. 


Da Urlo di mamma in poi. Con leggerezza si possono dire cose fondamentali. 
Qui con Jeppe in missione, le questioni 'di un certo peso' sono diverse e si intrecciano magnificamente l'una nell'altra. Ma il tono con cui vengono raccontate resta quello lieve, un venticello leggero che è in grado di raggiungere le orecchie di tutti, volendo. 
Vediamole, dunque, queste cose di peso. 
Da una parte, si ragiona sul fatto che ciascuno di noi non dovrebbe mai perdere, come capita a Jeppe, i propri valori, le personali priorità. Il fatto di essere veloce e coraggioso, non gli fa dimenticare mai di essere anche generoso, paziente e servizievole, doti che sono parte della sua indole, del suo carattere, del suo essere quello Jeppe lì e non un altro. 
Accanto a questa grande verità, se ne aggiunge subito un'altra che ha a che fare il senso che ogni viaggio dovrebbe avere: essere innanzi tutto un percorso, durante il quale si inanellano incontri ed esperienze che costituiscono, a conti fatti, e ad arrivo raggiunto, l'autentico e profondo valore del viaggio stesso. 


A questo si aggiunge anche una riflessione sulla qualità e lo spessore che il tempo porta con sé. Da una parte c'è la linea temporale del viaggio di Jeppe, con tutte le sue soste impreviste, di cui non si riesce mai troppo a percepirne la durata, mentre ne esiste una seconda, in un 'sottofondo' in bianco e nero, che invece riguarda l'esistenza del re. Si vedono le notti succedersi alle giornate, belle o brutte che siano, si percepisce la noia, data dall'immobilità, si percepisce la nascita e la fine di un bel po' di cose, si percepisce addirittura l'avvicendamento degli umori: dall'euforia di un amore alla malinconia della solitudine, dalla cura di sé all'abbandono in cui decidere di vivere. Tutto molto ombelicale.


Non credo di dover spiegare a nessuno che, tra gli altri fattori, lo scorrere del tempo ha la capacità di modellare le nostre esistenze, i nostri pensieri. 
E come se non bastasse, attraverso questo albo, si possono fare ragionamenti anche sulle diversità umane che tengono distinti coloro che sanno - e vogliono - vivere in armonia con gli altri e partecipano delle loro vite e coloro che, invece,  dal loro egocentrismo e individualismo non traggono altro che miseria umana e solitudine coatta.



Con redenzione finale, perché è pur sempre un libro concepito per un pubblico di bambini che meritano di vedere sempre una strada da percorre davanti ai loro occhi. 
Tralascio volutamente la questione che spesso è attraverso l'esempio che si può imparare molto dagli altri e che la generosità e la cura nei confronti del prossimo riempiono la vita e spesso tornano indietro come boomerang... 
Tutto questo accade in un libretto che non supera la cinquantina di pagine e le quattromila battute. 


Nicht schlect, ne? 

Carla

martedì 22 dicembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GENEROSITA' NON SI INSEGNA 
 
Il Natale più bello, Klaus Kordon, Jasmin Shäfer, (trad. Anna Becchi)
San Paolo Edizioni 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"C'era una volta, tanto tempo fa, un bambino di nome Andreas che viveva in un villaggio molto povero. Soltanto di rado riusciva ad avere la pancia piena e spesso d'inverno gli toccava patire il freddo. E lo stesso valeva per i suoi fratellini, Anna e Paul.
Un giorno, in prossimità del Natale, Andreas decise di esprimere un desiderio, quello di essere più fortunato."

Il vecchio Hinnerk gli suggerisce di scrivere il suo desiderio sulla neve fresca durante la quarta domenica dell'Avvento alle quattro del mattino in punto. Il consiglio ha il tono della magia e al piccolo Andreas le magie fanno paura...
Eppure in quella famosa notte, dopo giorni e settimane di secco, nevica abbondantemente e il piccolo, scivolando nei vestiti, esce a scrivere sulla neve fresca le seguenti parole: PIU' FORTUNA e più in basso firma con il nome ANDREAS.


Arriva la notte di Natale e alla sua porta bussa uno sconosciuto signore che pare abbia tutte le intenzioni di dare ad Andreas un po' della sua fortuna. Un sacchetto per non dover più patire la fame, uno per non patire più il freddo. Sul tavolo però mette anche un terzo sacchetto con l'esplicita condizione che sia utilizzato in un modo soddisfacente per lo sconosciuto. Se così sarà ogni anno lui ritornerà e gli regalerà un sacchetto analogo. Per tutto un anno Andreas ha tempo di pensare come meglio impiegare quel gruzzolo e alla fine la scelta si concentra su un qualcosa che duri nel tempo e quindi sull'acquisto di un fazzolettino di terra da coltivare: patate, rape, bietole e un po' di frumento. 


Allo scadere dell'anno lo sconosciuto torna e considera la scelta di Andreas un passo avanti nelle direzione giusta, ma è ancora poco. Nuove monete e nuova terra, e anche del bestiame. Allo scoccare dell'anno lo sconosciuto, arrivato dal nulla, se ne compiace ma non è ancora abbastanza. Così di anno in anno, i possedimenti della famiglia di Andreas aumentano, ma l'adagio dello sconosciuto non varia. In cerca di consiglio, il piccolo Andreas capisce che la risposta la deve trovare in se stesso. 


E quando una notte gelida vede una bimbetta che è in cerca di qualcosa, ricorda e capisce. Capisce che la fortuna va spartita, altrimenti non sarà mai vera fortuna...

Lontano dalla diffusa e facile retorica che di questi tempi finisce sulle pagine dei libri per bambini a tema natalizio, Il Natale più bello, racconta una grande verità e lo fa al di là della circostanza contingente che ci vorrebbe tutti più bravi e tutti più buoni, almeno per dicembre, ovvero un mese all'anno.
Mettere in condivisione ciò che si ha, separarsi da ciò che si possiede e offrirlo a chi ne ha bisogno è un piacere che va in una direzione opposta e contraria a quello che sembra il comune sentire. In fatto di fortuna, l'essere generosi e inclusivi non è pratica diffusa. Parlarne e scriverne, costruirci sopra un racconto sembra addirittura fuori moda.
Come capita talvolta nella letteratura e nell'illustrazione per ragazzi di matrice tedesca, anche in questo racconto natalizio di Kordon e Shäfer ci si trova di fronte a storie forse un po' troppo didascaliche, ma la cui sostanza, in altre parole il nucleo di senso, è condivisibile, in tutto e per tutto.
Tento di riassumere per sommi capi.
Il bambino è in cerca di fortuna, come esige la più nobile tradizione del romanzo di formazione ottocentesco, e sperimenta, attraverso un lungo processo di elaborazione dei fatti, una via che lo porti ad essere finalmente felice e pacificato con se stesso e con gli altri. E, giustamente, viene lasciato da solo, di fronte alla prova.
La generosità non è qualcosa che si possa insegnare ed è per questo che tutti i saggi della storia si guardano bene dal dare consigli, o suggerire soluzioni e scorciatoie al quel ragazzino in crescita.
Nella vita, l'empatia può essere risolutiva per costruire una buona relazione con l'altro.


Un pezzetto di terra dà agli uomini e alle donne la consapevolezza di esistere e di essere capaci di mettere radici e di non essere, quindi, troppo effimeri...

Carla

lunedì 24 marzo 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DALLA FIERA (pad. 33)

E tu dove leggi? Géraldine Collett, Magali Le Huche
Edizioni Clichy 2014



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Lucie il suo librino
lo legge sotto il piumino.
A Mariùs
piace leggere in bus.
Paul non è mai stanco
e legge sotto il banco."

Capito, il gioco? Undici bambini dai nomi un po' esotici sono grandi lettori e coltivano la loro passione, leggendo ciascuno in un luogo diverso. Ma la dodicesima bambina, di nome Lorette, sembra non sapere ancora dove accomodarsi in pace a leggere il suo libro sul profumo dei fiori.
La risposta è semplice, chiamandosi Lorette, lei ha in mente di andare a leggere alla....
Lasciamola in pace. 



In rima, spiritoso e raffinato nei disegni che raccontano, tavola dopo tavola, piccoli particolari sui singoli giovani lettori. Può essere letto con una lunga filastrocca e diventare un libro per una lettura interattiva, dialogata.
Magali Le Huche si conferma brava illustratrice, con un gusto per l'ironia che abbiamo già visto nel recente Ettore. L'uomo straordinariamente forte (Settenove) di cui è anche autrice e in Rosa Luna (Edizioni Clichy, 2012) e nel più vecchio Gustavo Super-caribu (Motta Junior, 2010). Mi pare che nel suo modo di costruire l'immagine e di raccontare l'infanzia si inserisca nella scia di autori con Marc Boutavant, l'autore della serie a fumetti di Ariol. Molto francesi e molto divertenti, entrambi!

Extra Yarn, Mac Barnett, Jon Klassen
Walker Books 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"Annabelle found a box filled with yarn of every colour. So she went home and knitted herself a jumper.
And when Annabelle was done, she had some exrra yarn. So she knitted a jumper for Mars, too.
But there was still extra yarn."



Questa bambina fece maglioni a tutti, a partire dal suo cane, ai suoi amici, agli animali del bosco, alle macchine alle cassette della posta. E a chi non sopportava proprio i maglioni, fece un berretto di lana. E così quel mondo che prima era tutto grigio di fuliggine, con tutti quei maglioni colorati, migliorò parecchio. Fino a che un torvo e lugubre arciduca non le portò via la scatola con la lana che non finiva mai.
Ma arrivato al suo nero castello, la scatola risultò vuota.
Buttata dalla finestra e caduta in mare, essa cominciò a navigare a ritroso per tornare da Isabelle e nulla poté la maledizione di infelicità scagliatale contro.
È dimostrato che lei rimase una bambina felice, con il suo cane e i suoi molti maglioni colorati.
Jon Klassen, una certezza di qualità. Questo libro ha vinto il Boston Globe Horn Award, il Caldecott Honor, il Zena Sutherland Award, and the E.B. White Read-Aloud Award. Ed è la prima segnalazione che vi facciamo dal padiglione 33, NON DITELO AI GRANDI!
Carla
continua...







martedì 27 novembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ALBA E BELLA AMICHE PER LA PELLE, Dafna ben Zvi, Ofra Amit
Arka, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"La sveglia, puntuale a meraviglia, ogni mattina suona alle sette. Con un balzo Alba si alza, si stiracchia, scodinzola, sbadiglia e in un attimo rifà il suo letto.
E Bella? Lei di alzarsi proprio non se la sente. Fare stretching non è divertente. E che noia lavarsi, ordinare la casa e persino giocare! Meglio il dolce farniente. Solo per mangiare a volte mette un piede giù dal letto.
A volte..."

Se adesso vi dicessi che le protagoniste di questa storia sono un cane e un gatto, credo che non avreste dubbi su chi sia Bella, regina di pigrizia e Alba, campione di efficienza.
Nonostante la loro visione del mondo così diversa, le due sono grandi amiche. 


Alba, un nome un destino, si sveglia presto, rassetta la casa, prepara torte, pulisce, lava e va a caccia di pulci nascoste, gioca, legge e ascolta un po' di musica e aspetta che Bella si alzi. Dall'altra Bella, altro nome altro destino, sta invece tutto il giorno comodamente sdraiata sul suo canapè pieno di cuscini. Di alzarsi non se la sente.


La noia in quella giornata uggiosa spinge Alba a fare un bel giro nel bosco in cerca di funghi da cucinare per la sua pigra amica. E Bella che fa nel frattempo? No, lei di alzarsi ancora non se la sente.

Un violento temporale coglie impreparata la povera Alba che trova rifugio nel tronco cavo di un albero. Lampi e tuoni la fanno tremare. Con tutto il fiato che ha prova a chiamare. Ma nessuno la sente. E Bella? Continua a dormire, ovviamente!
Sarà la fame e tutto quell'insolito silenzio intorno a stanarla dal suo morbido giaciglio.
Ed eccola finalmente in azione per cercare la sua amica per la pelle. E tra lampi e tuoni, sotto una pioggia battente chiama Alba disperatamente. È nel bisogno che si vedono i veri amici.
Il lieto fine è in agguato!


Una cagnotta rosso acceso, con due belle orecchie lunghe da segugio, tenute come due vezzose treccioline, accanto a una gattona a righe, tanto pigra da aver la forma a pera: così Ofra Amit le ha immaginate, le due amiche per la pelle.


Divertente storiellina illustrata per la collana delle Perle di Arka. Formato quadrato, insolito per questa casa editrice, la carta lucida delle pagine interne è invece una consuetudine.
Ma per chi come me ha amato le bellissime tavole di Ofra Amit per il libro Bruno. Il bambino che imparò a volare, edito da orecchio acerbo (2012) e per chi ha avuto la fortuna di vedere gli originali in mostra a Roma lo scorso anno, questa pagina così lucida che 'appiattisce' il colore costituisce un piccolo dolore. Le tonalità calde, le sfumature che di solito in Ofra Amit creano volumi si 'schiacciano' in una resa bidimensionale che non le fa onore.
Pubblicata per la prima volta in Israele nel 2009, la storia raccontata da Dafna ben Zvi è molto divertente e porta con leggerezza l'attenzione del lettore sulla capacità di volersi bene anche se così differenti; sulla generosità di rispettare nell'altro attitudini diverse dalle nostre; ma anche sulla capacità di saper capire quando assecondare se stessi comporta il rischio di perdere 'qualcosa', in questo caso la propria migliore amica.
Bella è anche la sua musicalità interna del testo, che stupisce il lettore.
Sebbene non sia una storia tutta in versi, tuttavia ogni tanto, in maniera disordinata, torna la rima quando meno te lo aspetti. 
Ed è una gioia.

Carla

lunedì 22 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA DIFFICILE ARTE DEL REGALO

I REGALI DI LULÙ, Freya Blackwood
LO Officina Libraria, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"A Lulù piace molto fare regali.
A volte i suoi regali non sono della misura giusta, non vanno bene, hanno un sapore strano, o non sono per nulla adatti.
Ma altre volte i suoi regali sono proprio azzeccati,..."

Lulù è una bambina proprio carina, con le guance rubizze. A vederla si potrebbe dire che abbia più o meno quattro anni. Sta prendendo dimestichezza con la difficile arte del regalo.
In giro per casa trova oggetti in apparenza senza padrone, lì abbandonati. Una scarpa, un paio di occhiali, una tazza di latte.
Irresisitibile per lei il richiamo ad essere generosa e a trasformarlo in dono.
Ma scegliere il regalo giusto richiede esperienza e buona conoscenza dell'altro, ovvero del destinatario. Regalare una scarpa a una lumaca, o gli occhiali al cane oppure offrire alla gallina un po' di latte non sortisce grande effetto e grande soddisfazione: tutti la guardano perplessi e lei stessa, a ben vedere, è piuttosto interdetta.
Meglio lasciar perdere lumache, cani, gatti e galline e provare a trovare i giusti destinatari di quei bei 'regali'. Dare gli occhiali alla nonna, la scarpa al papà e la tazza di latte alla mamma sortirà invece gioia in chi lo riceve e soddisfazione in chi lo dona.
Torna Freya Blackwood con un nuovo bell'albo (qui e qui ne abbiamo già parlato). E come in ogni albo illustrato ben fatto anche in questo testo e immagini si compenetrano a perfezione e, raccontando con linguaggi diversi la stessa storia vista da punti di vista diversi, offrono ad una trama sottile un respiro ben più ampio.
Le immagini ci raccontano Lulù alle prese con vari oggetti trovati sul suo cammino e il successivo desiderio di trovargli un nuovo proprietario. Distratti testimoni di questo primo giro di regali sono i membri della famiglia di Lulù, mamma, papà, nonna, sorella più grande e fratellino bebè. Tutti loro, sempre messi sullo sfondo del disegno, sembrano essere esornativi rispetto alla storia 'in primo piano' di Lulù che fa regali qua e là. A ben guardare, ad una seconda lettura più attenta, tutti loro sono interdetti, perché stanno cercando qualcosa di improvvisamente e inspiegabilmente scomparso...


Nella doppia pagina centrale, l'unica senza parole, spetta al disegno dare la svolta: da un lato riuniti tutti i membri della famiglia e, dall'altro, Lulù tra gatto, gallina, vitellino, lumaca e cane che tentano di liberarsi del regalo inadatto.
Lulù e anche il piccolo lettore che la segue capiscono. E allora i regali trovano finalmente il loro giusto destinatario, con soddisfazione e sorrisi da entrambe la parti.


Ma... C'è un ma, perché in un colpo di teatro finale di Freya Blackwood nelle ultime due tavole le cose vanno un po' diversamente.
La difficile arte del regalo prevede, oltre alla capacità di sapere scegliere il regalo giusto per la persona giusta, anche e soprattutto, lo slancio a voler regalare, ad essere generosi e talvolta capaci di saper rinunciare a qualcosa di proprio per la felicità di un altro.
A quel che so, si può nascere generosi, ed è una fortuna. Diventarlo col tempo, invece, è tutta un'altra cosa...

Carla

Noterella al margine. Grande cura nella traduzione di Paola Gallerani che nella scelta di vocaboli allude con puntualità anche al tipo di oggetto cui fa riferimento, giocando sulle sfumature che la lingua italiana offre.


martedì 6 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SECONDA POSSIBILITA'


LA CICALA E LA PICCOLA FORMICA dalla favola di Esopo, Božidar Stanišić, Dušan Kállay,
Bohem press, 2011

"'Oh, il mondo è diventato bianco!' si stupì Canzone, la cicala. Sporse una zampina da sotto una foglia secca di Acacia e tastò cautamente la neve caduta. 'Brrr! Chi sei?' Il freddo biancore taceva.
'Questa è neve' tossicchiò la foglia sotto il bianco peso. ' Ma io amo il sole e il caldo' disse Canzone'..."

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)


Un'altra cicala, come da sempre tutte le cicale, si è fatta cogliere di sorpresa dal freddo e dall'inverno. Prende il suo violino e si mette in cerca di un rifugio al caldo. Ma, secondo Esopo, per lei che ha cantato tutta l'estate, senza lavorare duramente per raccogliere le scorte per l'inverno, non c'è possibilità di sopravvivenza: se nel tempo estivo cantavi, nell'inverno non ti resta che ballare. questo è il tuo destino.
La cicala di Esopo non ha una sua seconda possibilità.

La cicala di Stanišić, invece, parrebbe più fortunata perché, camminando nella neve incontra passeri generosi, topi pronti al baratto e civette che le indicano la strada verso il formicaio. Ognuno di loro, inoltre, si priva di una piccola parte del proprio per farne dono alla cicala infreddolita, cosicchè essa possa proseguire nel suo cammino. Ma il punto di arrivo è proprio il formicaio. E che succederà al suo bussare sommesso alle varie porte? La risposta sarà sempre la medesima che hanno sempre ricevuto le cicale, da quella di Esopo in poi: No! Non ti lasciamo entrare.
Nell'ultima casetta del villaggio, però, c'è una festa. Cicala, sbirciando dalla finestra, vede infatti una grande torta: una festa di compleanno di piccole formiche. 

Bussa alla porta, e...

"...la porta si aprì. Qualcuno la tirò dentro."



Ecco, ci siamo: una seconda possibilità. Una circostanza inaspettata, un finale non previsto, un destino aperto. Non tutto è prestabilito.
Come in molti dei libri di Bohem press ci troviamo di fronte a una storia costruita sulle buone pratiche e sui buoni sentimenti. Entrambi, troppo spesso, messi a margine delle nostre esistenze.
Spiegare ad un bambino, attraverso questa favola 'rivisitata', come ogni essere abbia diritto di avere un proprio ruolo e un proprio posto nel mondo è cosa giusta e meritevole. E riuscire a spiegare loro che forse sono proprio i più piccoli, gli indifesi, i bambini come loro, quelli che per primi hanno sensibilità e capacità per poter invertire la direzione che ha preso il mondo e per poter vedere le cose secondo nuove prospettive è altrattanto meritorio.
Ma farlo attraverso una rilettura di un testo così paradigmatico e con delle immagini così fantasmagoriche, piene di colori e movimento, di un maestro indiscusso e caposaldo dell'illustrazione, quale è Dušan Kállay, rappresenta un quid ancora ulteriore, un valore aggiunto, che il libro porta in sé.
E, onore al merito, condivido quanto da sempre si legge sulle loro copertine: E' un libro Bohem!

Carla