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mercoledì 21 ottobre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MOUSE IN THE HOUSE 

Un topo in casa, Russel Ayto (trad. Maria Pia Secciani)

Edizioni Clichy 2020
 

 
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)


"'I topi non dovrebbero stare nelle case' dice il signor Rattofilus. 'Bene, entra in casa, piazza le trappole e CLAC! Siamo a posto' risponde il signor Toposky.
Ma il topo è troppo sveglio per le trappole. Le trappole catturano solo ciò che le calpesta.
'Non sento niente' dice il signor Rattofilus. 'Torna dentro e vedi se è tutto a posto' replica il signor Toposky. 'Subito, signor Toposky' dice Rattofilus."


Purtroppo le scarpe di Rattofilus hanno un difetto: squittiscono. Le scarpe però non sono l'unico difetto di questo apprendista acchiappatopi. Diversamente furbo, entrando, Rattofilus si mette a passeggiare proprio dove poco prima aveva piazzato la sua risma di trappole. Il suo capo, Toposky, non si scompone e gli dà ordine di procurarsi un gatto. Rattofilus arriva con qualcosa che, a suo dire, gli rassomiglia: un cane da guardia. Come le trappole, anche il cane viene piazzato. E come prima non sentiva, ora Rattofilus non vede niente. E come prima non gli rimane altro da fare che entrare... 
 

Con la gamba serrata tra le fauci del cane, Rattofilus torna da Toposky che non si scompone e insiste sull'idea di gatto.
In un crescendo di animali sempre meno 'adatti' l'apprendista acchiappatopi arriva alla soluzione finale che, a ben vedere, anche se a un prezzo piuttosto alto, riesce a rimuovere il topo dalla casa, e anche tutta la casa intorno...


Mouse in the house, che poi è il titolo in originale, mette già sull'avviso il proprio lettore: in questo libro si gioca con le parole. E se si gioca con le parole, è anche probabile che ci sia da leggerlo ad alta voce, un libro così. E se la lettura ad alta voce è auspicabile viene anche il sospetto che pure chi ascolta sia chiamato dentro a fare la sua parte. E se chi ascolta proprio non riuscisse a stare in religioso silenzio, ma invece irrompesse nella narrazione in un qualche modo o misura, è molto probabile che il divertimento già palpabile nell'aria esploderebbe...
Ecco, questo libro è un buon marchingegno per fare della lettura condivisa un'esperienza gustosa.
 

Un topo in casa è anche altro, però. Prima di tutto sembra essere un buon esempio per poter ragionare di come i due codici in un albo illustrato - iconografico e testuale - possano dialogare in modo così intelligente ed efficace da accrescerne il valore.
In questo caso, è subito evidente lo schema narrativo che si snoda in un dialogo fra tonti. Già dalla seconda pagina è chiaro che assisteremo a un crescendo di assurdità e di guai derivanti. A questo si aggancia un disegno e un colore sempre più presente e dilagante. Fino ad arrivare a quel rosso che non preannuncia nulla di buono per i due ignari clienti della ditta Toposky e Rattofilus - acchiappatopi. 
 

Piano piano, senza accorgersene, si perdono gli assi cartesiani dell'inizio - quelle casette, a metà tra la villetta a schiera e il razionalismo in architettura degli anni Venti e Trenta (per non parlare dell'unico arredo che sempre a quella temperie riporta) - e si arriva al ribaltamento e alla scomposizione disordinata di quel bell'ordine di partenza.
Tutto questo trova eco nelle figure geometriche, magari sbilenche, ma onnipresenti: dal muso del cane al tronco dell'unico albero.
Un talento naturale nel creare le inquadrature, ovvero il punto di vista di ogni scena, Ayto cavalca il grande vincolo del giro di pagina, con grande naturalezza per ottenere quanto più possibile l'effetto sorpresa, a ogni nuova apertura di porta.
 

La qualità del testo è lì nelle orecchie di tutti quelli che si cimentano con la lettura. A parte le onomatopee che sono inneschi di divertimento assicurato, si diffonde il piacere per le ripetizioni, veri e propri tormentoni, che costituiscono i dialoghi di questi due fessacchiotti
Tuttavia il divertimento maggiore sta proprio nelle loro figure: uno un po' pingue con la sicumera di essere il capo e quindi di sapere 'come si fa' e l'altro, allampanato, che impone al primo la propria inesperienza, facendosi perdonare ogni volta con la sua obbedienza cieca e assoluta.
E con il suo costante immolarsi per il buon esito della missione.
Sembra di rivedere e riascoltare lo spirito e il disegno di una maestra del divertimento nelle pagine degli albi illustrati, altrettanto britannica quanto lui: Lauren Child. Ayto, sulle sue orme, insegue da anni la Carnegie Medal e la Kate Greenaway, ma prima o poi la vince anche lui.


Carla

mercoledì 5 giugno 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA POETICA DELLA SALOPETTE

La fattoria di Pina, Lucy Cousins
Terre di Mezzo, 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Pina e i suoi amici vanno alla fattoria.
Ciao pecore! Ciao maiali!
Pina guida il trattore nei campi.
Guarda lo spaventapasseri!"

Pina con Lillo e Piopio aprono il cancelletto del recinto della fattoria. 


Hanno molto da fare: prendersi cura degli animali, pulirli, sfamarli e poi coltivare la terra e quindi fare il raccolto nell'orto. A fine giornata, quando il sole va giù, vorrebbero, forse, mettere tutti a dormire.
Quando la fattoria sembra ormai volgere al silenzio, qualcosa di inatteso sta per succedere. L'interno della stalla si anima: gatti, cavalli, pulcini, gufi, ragni, conigli, un maialino, due pipistrelli e un panda (di peluche) hanno tutti gli occhi sgranati perché - chi l'ha detto che è ora di andare a dormire? - ora ci si diverte davvero. Che il gioco abbia inizio!

È tornata. La Pina è finalmente tornata. La gioia nasce dalla semplice constatazione che la Pina (un po' come Stanlio e Ollio, i Mumin, come Winnie the Puh, Pippi o Mary Poppins) è necessaria per crescere. Non si può diventare grandi per bene senza averli conosciuti, tutti costoro, senza averli attraversati, e senza averci passato almeno un po' di tempo assieme. E alludo a quel tempo che ognuno di noi trascorre senza consapevolezza ma che poi, è sperabile, non si dimentica: l'infanzia.


La Pina è lì insieme a una moltitudine di altri personaggi che hanno contribuito a costruire l'immaginario di ognuno.
Racconta Lucy Cousins che la Pina è la risultante di una sua lunga ricerca iconografica per trovare un animale che potesse diventare personaggio. Personaggio versatile per creare una infinita varietà di libri per bambini piccoli piccoli.
Fogli riempiti di molti altri animali, elefanti, giraffe, fino ad arrivare a questa topetta che ha saputo imporsi e prevalere su tutti gli altri.
La Pina, è chiaro a tutti, è volitiva, indipendente e molto curiosa di tutto ciò che la circonda. Dovrebbe avere circa due anni e mezzo, al massimo tre - è la Cousins a supporlo - e fa cose piuttosto consuete, ma non disdegna l'avventura che spesso condivide con i suoi amici di cui si prende cura, perché lei in un certo qual modo è sempre quella che tiene le fila di tutto.
È gentile e nello stesso tempo non ama troppo smancerie o leziosità. Per esempio nel vestire: indossa salopette o magliette e pantaloni e solo per le grandi occasioni, matrimoni e compleanni, sfodera un vestitino. Come tutti ha un abbigliamento preferito in cui si sente perfettamente a suo agio: la maglietta rossa e i calzoni a righe verdi. Le righe, comunque, le piacciono parecchio, e anche le salopette passioni che condivido entrambe e che testimoniano una scelta di campo. Non ha fiocchi, non ha lustrini, non ha coroncine e neanche cuori sulle magliette. Vorrà pur dir qualcosa...
È sempre molto appropriata: stivali quando c'è da lavorare, e scarpe da ginnastica quando c'è da correre, sciarpa quando fa freddo.
Lucy Cousins la disegna con quella riga nera di contorno sempre molto evidente, veloce e volutamente imprecisa, quel naso 'importante' usa principalmente colori brillanti e puri, unica eccezione è il rosa Pina con cui colora orecchie, muso, coda, mani e baffetti. 
Il resto del corpo ricorda il tipico candore britannico.
Quali sono le ragioni per amarla? Esattamente quelle fino a questo momento elencate più una: è un personaggio di grande inventiva; è piena di interessi; non è leziosa (al contrario di Giulio coniglio) ; quel che dice fa, in altre parole è affidabile, non è saccente (al contrario della Pimpa), ma sa essere istruttiva, non è ironica ma sa far subito squadra. Attraversa la realtà, sempre sorridente. 
Ed è bella!

L. Cousins, Maisy Big, Maisy Small, Walker 2007

La Pina è compagna ideale di letture con bambine e bambini, all'incirca suoi coetanei. Ed è per questo che Terre di Mezzo ha stondato il cartonato quadrato, piccolo e quindi più maneggevole anche per giovanissime mani.
Come nella maggioranza dei libri di Pina, almeno nella loro edizione originale, l'interazione del lettore è richiesta, anzi necessaria. Si tratta di pop-up che si costruiscono con linguette che si tirano, personaggi che si muovono. In questo caso specifico si ottiene l'interno della stalla in cui far agire i personaggi con una semplice apertura di tre fustelle a fine libro. Probabilmente la scelta di un prezzo contenuto ha fatto sì che si è dovuto sacrificare qualcosa del pop up originale che prevedeva oltre trenta fustellati. 


Non sempre si può avere tutto.
Solo su una scelta si potrebbe dissentire, ovvero la doppia lingua.
Il testo originale in inglese è rimasto sulla pagina anche se non in neretto come quello in italiano, comprese le onomatopee. 


E così la pagina si riempie un po' troppo. Sebbene l'intento dichiarato in quarta di copertina 'scopri le prime parole in inglese' sia in linea di principio lodevole, all'atto pratico sembra non esserlo davvero. E soprattutto a scapito di una buona leggibilità dell'immagine.

L. Cousins, Maisy Big, Maisy Small, Walker 2007
Non sempre si deve avere tutto.

Carla

mercoledì 23 marzo 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SENZA SPIGOLI

In una famiglia di topi, Giovanna Zoboli, Simona Mulazzani
Topipittori 2016



ILLUSTRATI PER PICCOLI

"IN UNA FAMIGLIA DI TOPI CI SI SVEGLIA PRESTO
E CI SI DÀ IL BACIO DEL BUONGIORNO,
MA C’È SEMPRE QUALCUNO CHE SI SVEGLIA
UN PO’ DOPO O UN PO’ PRIMA.
IN UNA FAMIGLIA DI TOPI SI FA UNA BELLA COLAZIONE INSIEME
E OGNUNO FA LA SUA PARTE, ANCHE SE SPARECCHIARE
NON PIACE A NESSUNO. "


La famiglia di topi vive in una casa a misura di topo, con entrata a misura di topo, con arredo e suppellettile a misura di topo. Ma non sono a misura di topo alcuni oggetti che forse vengono dal mondo di sopra, se il mondo di sotto è, convenzionalmente, quello dei topi.
Nella famiglia di topi le cose vanno come in molte altre famiglie, anche di non topi. Si litiga un po', ci si lava, si mangia assieme, qualcuno fa un po' più di cose, qualcun altro ne fa un po' meno. Tutti quanti sanno che durante il giorno si sta lontani: chi a scuola, chi al lavoro, chi a occuparsi dei neonati e chi a far la spesa o a curare il giardino. E questo è un bene perché quando ci si riunisce, la sera, tutti hanno qualcosa da raccontare agli altri. E fa bene anche pensare qualche volta che è bello stare lontano dalla propria famiglia di topi. Così poi, la sera, quando si è di nuovo tutti insieme è bello godere dell'essere di nuovo tutti lì e che è una gran cosa, unico e insostituibile, l'odore della propria casa.
I mezzi di locomozione che la famiglia dei topi usa sono la bicicletta, gli sci se ha nevicato, l'autobus giallo groviera se si vuole risparmiare. Nella casa dei topi magari non tutti hanno la loro stanza personale, ma di certo tutti hanno almeno un angolo riservato e gli altri per accedervi devono chiedere permesso.
Per quanto anche nella famiglia dei topi non manchino occasioni per il battibecco, quando è il momento di sedersi a tavola, tutti si rasserenano perché mangiare insieme è sempre una gran cosa. 


Quando è il momento di andare a letto, chi prima e chi dopo, i gesti sono gli stessi per tutti: si legge una storia per aprirsi la testa per fare entrare aria fresca ché fa dormire meglio e ci si dà il bacio della buonanotte. Quello non può mancare, perché ha il senso di suggellare la fine come l'inizio.

Come può andar male in quella famiglia dei topi se la giornata si apre con un bacio e con un altro si conclude? Certo, come in molte famiglie, ci sono alti e bassi, ci sono litigate e cose un po' noiose da fare, ci sono obblighi e doveri, ma c'è anche tanto gusto nel condividere spazi, cibo, tempo, storie...


E viene da chiedersi di conseguenza: e come può andare male un libro in cui autore e illustratore hanno tanta convergenza di vedute?
Dico un'ovvietà: se c'è una buona intesa tra autore e illustratore, e questo mi pare il caso, le cose poi vengono da sé, con naturalezza.
Una famiglia di topi mi pare che sia un libro senza spigoli, come spesso lo sono i libri di questa accoppiata vincente (penso a Vorrei avere, Al supermercato degli animali, Il grande libro dei pisolini).
Scorre secondo un calendario naturale, che spesso e volentieri chiama dentro le giornate dei bambini e delle bambine, permettendogli di riconoscersi, dietro quei musi grigi. E a sancire questo patto di fratellanza e sorellanza tra la storia dei quattro zampe e quella dei bipedi concorre il disegno. I topi, ma anche l'arredo e il contesto, sono specchio del mondo che ci circonda. Topette in mutande e reggiseno, lampade di stoffa a cilindro, polacchine con le stringhe, pandistelle a colazione. Il contagio è avvenuto. 


Ma a questo si aggiunge quel 'quid' di cui Simona Mulazzani è padrona incontrastata. E alludo a quella sua naturale (anche questa) capacità di intenerire lo sguardo di chi spigola tra i dettagli dei suoi disegni. Una rete fitta di dettagli che vanno dai pattern dei tessuti, agli autobus, i letti e le case con le orecchie, dai gesti sempre composti e gentili al senso della Natura, con la enne maiuscola.
In questa agenda quotidiana di una famiglia di diversi individui è possibile cogliere una buona dose di spunti di riflessione su quelle che sono le nostre abitudini, le nostre idiosincrasie, il nostro modo di metterci in relazione con gli altri, il nostro modo di cercare la felicità...

Carla

Noterella al margine. Resta da capire quanto noi che amiamo Giovanna Zoboli, in veste di autore ed editore, dobbiamo effettivamente cominciare a preoccuparci di questa sua predilezione per i libri che contengono roditori.
Ossessione? O solo stretta ortodossia editoriale? O né l'una né l'altra?

venerdì 16 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL LIBRO CHE NON C'ERA

Il topo che non c'era, Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea
Topipittori 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Era un gatto molto scrupoloso: aveva programmato che per il suo diciottesimo compleanno avrebbe immaginato 1 milione di topi. Questo lo pensava nei giorni in cui era ottimista.
A volte invece: se non li penso io, si diceva, chi lo farà? Questo capitava quando si sedeva composto a tavola. In compagnia del suo senso del dovere."


Questo bel gatto tigrato ai topi ci pensa tutto il giorno e tutti i giorni.
A volte ne pensa uno solo in ogni suo dettaglio. Altre volte li vede offuscati come dietro a un suffumigio. A volte li vede che ballano, oppure in coda per comprarsi gli stivali antipioggia, o in un autobus a tre piani. Fatto sta che quando gli amici lo invitano a pescare o a caccia di lumache lui declina sempre l'invito: ho da fare oggi. Devo pensare ai topi.


E nonostante fino a quel momento ne avesse pensati almeno 348 tipi diversi, stando alle stime, gliene mancava uno. Uno che non gli veniva in mente e rimaneva misterioso, nell'ombra della sua mente. Avrebbe tanto voluto vederne almeno un particolare, ma quello continuava a negarsi, finché un giorno il gatto sente suonare alla porta. Troppo concentrato sul pensiero del topo sfuggente decide di non aprire, dichiarandolo a gran voce: Non ci sono per nessuno! Non apro, chiunque tu sia! Il silenzio troppo silenzioso che c'è al di là della porta però è troppo anche per un gatto fermo nelle sue decisioni: apre.
Sei tu.



Sei tu. Ecco una storia che decolla con sole due parole, 5 lettere e un punto.
La Giovanna Zoboli nostra preferita, per intenderci quella di Nove storie sull'amore, del Viaggio di Miss Timothy, de L'uomo dei palloncini è di nuovo qui a far filosofia. E noi gli andiamo dietro, peraltro in ottima compagnia di moltissimi topi (loro ce l'hanno nel sangue di andare dietro a qualcuno...) e di un bellissimo gatto.
Si parte da una situazione convenzionale, ovvero un gatto che pensa sempre ai topi. Tuttavia, già alla pagina successiva, siamo precipitati in un vortice vertiginoso, come lo sono di solito le liste, di miriadi di topini che fanno varissime cose (e intanto Lisa D'andrea non si spaventa e li disegna tutti, uno per uno come se ogni volta fosse l'unico). Questo avvincente catalogo topesco, scopro, ha il merito e anche un po' la funzione di far uscire allo scoperto dalla matita piena di talento di Lisa D'Andrea i suoi migliori animali. Ottima idea, Lisa D'Andrea se lo merita.


Come al solito, però, c'è anche molto altro dietro.
Prima di tutto c'è un elemento che ci mette sull'avviso che queste due, la Zoboli e la D'Andrea si intendono un bel po'. Basta guardare come testo e immagine siano voci in sincrono perfetto e, all'interno di quel mare di bianco, siano in un perenne dialogo, fitto fitto.
E proprio questo bel bianco metafisico e straniante a mio avviso ha la stessa funzione del silenzio. Altro grande protagonista del libro.
Di quel silenzio di cui a un certo punto si parla: di quel silenzio perfetto, di quel silenzio così, di quel silenzio che fa chi non esiste. Di quel silenzio che ti svuota la testa e ti chiama a sé, ti cattura 'per assenza', ti risucchia i pensieri. Di quel silenzio che ti fa aprire la porta.
Il ritmo incalzante e ridondante si placa, si ferma, tace. E la storia spicca il volo. E quella che era una magnifica assenza diventa una magnifica presenza. E non so se questa mia sia una lettura visionaria, ma di fronte alla presenza tanto attesa, scompaiono le parole, le parole del racconto. Un po' come a dire che le parole fino a quel momento riempivano un vuoto dell'anima e che ora, colmato, non c'è più bisogno di dire nulla. 


Resta un ultimo grande pregio da menzionare. Lo spazio aperto che la storia lascia al lettore in cerca di una identità per quel tu che arriva. D'accordo, lo so che non è altri che il topo che non c'era, ma come già capitò all'orso di Lavie, quando da un'assenza si passa a una presenza, quando ci si trova o ri-trova nulla può essere più come prima.
Nascosto in quel 'sei tu' c'è la consapevolezza e la serenità di un traguardo, di una scelta, di un trovarsi, di una completezza.
Un amore, un figlio, un compagno di giochi?
Di sicuro, uno che prima non c'era.



Carla

mercoledì 7 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI NUOVO UOVO

Buffa bestia, Mon Daporta, Óscar Villán
Kalandraka 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"GUARDA UN PO' CHE BUFFA BESTIA HO TROVATO SOTTO IL LETTO.
ERA FATTA COME UN UOVO: GRASSA SOPRA, MAGRA SOTTO.
AVEVA I PIEDI SULLA TESTA E UNA CODA LUNGA E STRETTA.
AI DUE LATI LE DUE MANI CON LE DITA SECCHE SECCHE"


La descrizione di questa buffa bestia continua: ha mani secche e al posto dell'ombelico spunta un naso. Gli occhi sono in basso e si siede sulle orecchie.
Ma poi tutto cambia e, seguendo le frecce che suggeriscono di capovolgere il libro, quello che sembrava un animale sorprendente si rivela essere un comune topetto a cui nella vita finora era andato tutto bene, finché all'improvviso gli è capitato qualcosa di imprevisto, che lo ha ridotto - passo dopo passo - al punto di essere di nuovo un uovo per ricominciare.


Ah, che bella cosa che si sono inventati Daporta e Villán.
Un oggetto, questo libro, che è tante cose insieme: è un gioco sorprendente, un bell'oggetto da toccare, una storia senza fine, un racconto esilarante di un destino agghiacciante...
Come spesso accade nella vita, è quasi sempre un fatto di prospettiva.
La realtà può essere letta da diverse angolazioni e rivelarsi ogni volta differente. 

Ecco un caso evidente di 'capovolgimento' prospettico applicato alla superficie piana di una pagina di un libro cartonato. Capovolgimento che, proprio come se il libro fosse una clessidra, segna un tempo preciso di racconto: quando finiscono le parole che vanno in una direzione, come quando il filo di sabbia si esaurisce nel bulbo di vetro superiore, occorre capovolgere il libro, come faremmo con l'antico segnatempo, e le parole ricominciano a fluire. E in tutto questo leggere in un senso e nell'altro il libro, il nostro uovo diventa topo e poi di nuovo uovo e poi topo e poi uovo.
Finché dura il fiato del lettore, la storia si ripete e la buffa bestia dalle sue spoglie si rigenera.
Bravo Villán illustratore di razza della scuderia Kalandraka (suo è Il piccolo coniglio bianco, Kalandraka 2008). Da un fondo così scuro emerge un uovo color grigio topo, segnato da impercettibili peletti e da sfumature rosa che preludono all'arrivo di coda e zampe, nonché di naso e orecchie. In un crescendo di rosa e di connotati, la bestia buffa prende forma e quando è completa, sebbene a testa in giù, denuncia a tutti la sua inconfondibile natura di sorcio. Ma a questo punto il lettore ha già fatto il suo primo giro di clessidra perché son finite le parole del primo lato e, seguendo le frecce, come in una strada a senso unico, procede con il libro sottosopra e, ahimè, assiste al successivo sgretolamento, pezzo dopo pezzo, del povero topo destinato a tornare al suo punto di partenza.


Cartonato per sostenere con una propria robustezza intrinseca il continuo suo ribaltamento, questo libro è una gioia al tatto (altra circostanza che invoglia questa continua manipolazione): stondato, liscio e opaco. Una gioia per gli occhi è il contrasto armonico tra tutto quel nero/bruno dato a pennellate che allude al buio sotto un letto e quel rosa delle estremità del topo.
Bravo Daporta. Esilarante il testo che suona, come se fosse in rima e invece non lo è. Un capolavoro il testo 'di ritorno' che racconta con toni da film horror le sventure del topo che si smonta. Brava, di nuovo, Elena Rolla che lo ha tradotto.
Ultimo pregio che gli ascrivo: le 7 pagine cartonate così organizzate valgono come se il libro fosse lungo 777 o 7777 o 77777 pagine. Un bel risparmio di carta e di denaro se si ha abbastanza fiato per non fermarsi mai...

Carla

mercoledì 20 agosto 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LEGGERE È COSA BUONA E GIUSTA
 
Un libro per Orso, Bonny Becker, Kady MacDonald Denton
Nord-Sud Edizioni 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Orso non era mai stato in biblioteca. In casa aveva già sette libri: tre parlavano di re e di regine, tre parlavano delle api e uno era sui cetrioli. Orso era certo di avere tutti i libri di cui aveva bisogno."


Ma un giorno sentì bussare alla sua porta (circostanza che lo irritava sempre molto). Era il topolino, quello conosciuto quattro libri fa, come sempre piccolo, grigio e con gli occhi sfavillanti. In progetto c'è una visita alla biblioteca ma Orso, lunatico come sempre, fa il ritroso. Ma una promessa è una promessa.


Per Orso tutti quei libri sono davvero troppi ma il topolino si impegna a trovare un libro interessante per lui: un libro che parli di cetrioli. Ma quell'orso ha davvero un caratteraccio e tutto si complica. Così accade che con uno dei suoi proverbiali urlacci dia fastidio al gruppetto di piccoli lettori che stanno ascoltando la bibliotecaria che legge loro una storia: sta disturbando il momento del racconto.
I libri muti sugli scaffali non interessano Orso, ma una voce gentile che legge una bella storia su un orso, un tesoro di cetrioli d'oro e diamanti è tutt'altra cosa...


Dal finale si deduce quanto segue:
1) che la lettura ad alta voce è un meraviglioso modo per trascorrere tempo assieme
2) che ognuno ha bisogno di un libro adatto a sé
3) che le brave bibliotecarie di solito la sanno lunga
È uscita la quinta storia di Orso con il fedele topolino. Li abbiamo conosciuti in occasione del loro incontro, Un topolino per amico (Nord-Sud, 2009), il più bello dei cinque titoli in catalogo. E in quel contesto abbiamo capito che tipi sono: un orso bisbetico e un topolino un po' invadente. Li abbiamo visti passare una notte insieme, come cari amici in Buona notte, Orso! (Nord-Sud, 2010) e abbiamo scoperto che Orso, oltre al caratteraccio, è anche fifone. A distanza di un anno, abbiamo festeggiato con loro il compleanno con Buon compleanno, Orso! (Nord-Sud, 2012) e quindi li abbiamo visti con un problema di salute in Che raffreddore, Orso! (Nord-Sud, 2012) e ora li vediamo, per la prima volta, in azione fuori dalle quattro mura domestiche.
Questo Orso è simpatico ed è facile che i piccoli lettori si siano affezionati a lui e al topo insistente. Di certo amano ritrovare ogni volta nella lettura situazioni e frasi ricorrenti. Tuttavia, nonostante il tema del libro che è funzionale a se stesso, ad ogni nuova uscita della serie di Orso e topolino, le storie perdono un po' della loro freschezza e della potenza.
Il ritmo tra testo e immagini che era perfetto in Un topolino per amico è andato via via diminuendo. Lo stesso direi per la forza dei singoli racconti. In quest'ultimo, in particolare, mi pare che tutto sia troppo subordinato alla finalità del libro: leggere è cosa buona e giusta. Si mantiene, invece, sempre molto alta la qualità dell'illustrazione, bistrattata dal testo che scambia un procione per un panda!


È contro i nostri principi recensire libri che non ci hanno convinto del tutto, tuttavia qui facciamo una eccezione per onorare il glorioso passato di questa serie di albi illustrati che abbiamo amato.

Carla


Noterella al margine: per chi volesse assaporare l'atmosfera da biblioteca pubblica americana, qui già molto ben descritta, consigliamo la lettura di un altro bellissimo albo illustrato sul tema, decisamente meno didascalico di questo: Un leone in biblioteca di Michelle Knudsen e Kevin Hawkes (Nord-Sud, 2007)

giovedì 17 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CACCIATORI E CACCIATI

This is the cheese - Questo è il formaggio, Andy Goodman
Corraini 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"This is the cheese. Questo è il formaggio.
This is the trap that held the cheese. Questa è la trappola che reggeva il formaggio.
This is the mouse that beat the trap that held the cheese. Questo è il topo che rovesciò la trappola che reggeva il formaggio.
This is the broom..."

Come in ogni ballata che si rispetti a ogni strofa si aggiunge sempre un verso.
Si parte da un elemento iniziale, il formaggio, che diventa il centro di interesse del topo, che a sua volta diventa il centro di interesse della scopa e della domestica che la teneva in mano. Subentra un gatto che ha come interesse primario il topo e per raggiungerlo crea un bel po' si scompiglio, tirando giù una credenza con la farina e attirando dietro di sé l'interesse di un cane. Il tutto condito da un frigorifero attaccato da una sedia e da una pioggia di uova sulla farina (ne potrebbe nascere qualcosa di buono?).
Risultato finale: una cucina in subbuglio e tre che si inseguono a vicenda, se non altro con lo sguardo, pur senza mai perdere di vista l'elemento scatenante, ovvero un pezzo di emmental (mi raccomando da non confondere con il gruviera che è a pasta dura...), che ha generato questa divertente reazione a catena.

Non è il primo albo che mi capita di vedere che giochi sull'effetto domino, altrimenti detto reazione a catena lineare. Ricordo con grande piacere Il giorno in cui la mucca starnutì (orecchio acerbo 2011), laddove l'effetto domino in realtà si amplifica ad ogni passaggio creando il famoso paradosso del battito d'ali della farfalla. Qui siamo in un gioco analogo, molto raffinato nella differenza sottile che c'è tra testo e immagini. Il gatto che spia il grembiule a ben vedere è in realtà un gatto che spia il topo nascosto nel grembiule, oppure la scopa non sembra essere caduta per caso dalle mani della domestica, quanto piuttosto sembra essere stata lasciata all'improvviso perché il topo vi si stava arrampicando lungo il manico. 

Il gatto non vuole pesarsi, ma piuttosto usare il piatto della bilancia per spiccare il volo verso la mensola in alto dove il topo si nasconde. E la sedia non apre il frigo perché dotata di volontà propria ma perché un cane la sta mordendo su una zampa, provocandone la caduta in corrispondenza della maniglia del frigo.
In questo senso si tratta di un libro tutto da scoprire con i personaggi viventi (umani assenti, a parte le mani rosa della domestica) che da una tavola a una mensola giocano a nascondino, senza mai celarsi per intero, mentre gli oggetti di corredo non sono mai lì per caso. Quel rocchetto di filo - per esempio- che compare dal nulla a tre quarti della storia si rivela infatti di grande utilità al topo per raggiungere il pezzo di formaggio che la domestica, chissà come e chissà quando, ha pensato di mettere in sicurezza chiudendolo nel frigo.


Sebbene il libro non abbia un suo sonoro, anzi poche parole di testo che si ripetono uguali a se stesse, possiamo immaginare di sentire l'urlo di terrore della domestica. E a seguire i vari crash dei barattoli e e delle uova precipitati, nonché il tonfo della sedia caduta sul frigo. E miagolii e squitti e un sommesso ringhiare sotto il tavolo.
Quest'ultimo, un grande tavolo beige in obliquo, segna la linea tra sopra e sotto e attraversa la pagina come a volerne delimitare lo spazio. Una mensola grigia anch'essa fuori asse, un frigo rosa inclinato, una sedia rossa di design (unica macchia di colore), linee mai parallele, colori pantone dalle gamme sommesse, utensili resi in chiave grafica generano una sensazione di grande sintesi formale.
In perfetta sintonia con i precedenti titoli che Corraini ha in catalogo dello stesso autore, anche questo ultimo si muove appunto nella direzione del design e della grafica al servizio di una narrazione che sembra concludersi nell'ultima pagina con una incitazione a non abbassare mai la guardia perché nella vita da cacciatori si può diventare in un soffio prede...


Carla