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venerdì 14 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AMICI DI FAMIGLIA

Storie di paura
, Edward Marshall, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier) 
Lupoguido 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni)  

"'Andiamo giù in riva al lago” propose Lolly. 
'Lì si sta tranquilli e si può fare i compiti in santa pace.'
'Ottima idea!' approvò Spider. 'Troviamoci al lago alle sei in punto' disse Sam. 
'Se le nostre mamme ci danno il permesso.' 
Alle sei in punto al lago c’erano solo Lolly e Sam. 
'Forse la mamma di Spider non l’ha lasciato venire' disse Lolly. 
'Ecco che arriva' annunciò Sam. 
'Oh-oh' fece Lolly." 


Sono di nuovo loro. Più uno. 
Lolly, Sam e Spider, ai quali si è aggiunto il fratello minore di quest'ultimo, Willie. In quanto fratello piccolo non ha compiti da fare, al contrario degli altri tre. In quanto fratello piccolo è molesto, per contratto. Infatti è lì appeso all'albero sotto cui i tre stanno cercando di studiare la lezione. 
Sam prega Spider di tenere a bada suo fratello. Come se fosse possibile... 
Infatti è per questo che i tre decidono un secondo appuntamento per poter finire quei compiti: vedersi al tramonto in riva al lago, un posto appartato. 
Ammesso che le madri diano loro il permesso. E' storia nota che le mamme americane i permessi li danno più facilmente di quelle nostrane, così i tre si vedono al lago, ma... Willie è ancora lì. Spider non è riuscito a seminarlo e ora deve anche dare retta alle sue molteplici e petulanti richieste. 
Lolly, la ragazzina sveglia, escogita un piano: mentre scende la sera e il cielo si fa scuro, in riva al lago deserto, vicino al fuoco, circondati dal brusio del bosco che li circonda, sarà bello raccontarsi storie di paura e ancora più bello sarà vedere fuggire a gambe levate verso casa il piccolo e molesto Willie... 
Forse. 

Questa è la storia cornice che contiene i tre più uno racconti di paura. Uno di Lolly, uno di Sam, uno di Spider e uno di Willie che a casa a gambe levate non ci è mai tornato. 
Lo schema, salvo l'entrata in scena di un quarto personaggio, è identico a quello visto per Storie da spiaggia, in originale Three by the sea, che fa pure rima. 
Lì come qui sono tra loro concatenate, ovvero dove finisce una si ricollega la successiva. Più o meno. 


Qui, in Four on the shore, che rifa di nuovo rima ed è di poco successivo, le due cose che lievemente cambiano sono le relazioni interpersonali che un po' si complicano con l'arrivo del quarto, e il fatto che le surreali storie nonsense di un gatto e di un topo qui lasciano il posto a un più classico repertorio di storie del terrore: con lupi, streghe, fantasmi, punteggiato qui e lì dalle arguzie di Marshall: la prima delle quali è un piccolo siparietto tra moglie e marito in casa dei Lupi.


A parte la grazia dei disegni, in primo luogo lo scenario del lago che, con il passare delle ore, si scurisce sempre più fino a diventare notte, a parte le espressioni dei quattro ragazzini, uno dei quali sempre sorridente, mentre gli altri tre -solidali- sempre più perplessi e corrucciati o sardonici, a parte i loro gesti e le loro posture intorno al fuoco...


A parte tutto questo, la cosa che mi colpisce, in questa seconda uscita, sono proprio i personaggi che, se guardati in prospettiva, hanno inevitabilmente assunto un loro spessore maggiore rispetto a un anno addietro. 
Capita un po' la stessa cosa quando incontri una persona per la prima volta: certe cose non le noti. Ma già quando la rivedi in una seconda occasione, ti è più familiare. Per questa ragione, le serie - anche corte come questa che se non sbaglio ha solo tre titoli (aspettiamo il terzo!) - innescano nei loro lettori un gusto tutto particolare nel ritrovarsi e riconoscersi e volersi più bene. 
E se gli vuoi già bene, come a un amico, il libro e la sua lettura ti sarà più grata. 
E questa cosa quel geniaccio di Marshall e il suo compare Harry Allard la hanno sempre saputa, ragion per cui a loro si deve una galleria di personaggi che con un niente sono diventati di famiglia nelle case americane: Fox, George e Martha, o gli Stupids, oppure la già nota maestra Dolcini, alias Miss Nelson. 
In concreto, azzarderei qui alcune note in proposito. 
Cominciamo da Lolly, la bambina. Lei è quella sveglia del gruppo, quella che dà sempre la direzione. E anche qui non si smentisce. Lei è anche l'intellettuale del gruppo e anche la più sensibile al look, per cui sulla spiaggia era accessoriata il giusto e qui invece è perfettamente nel ruolo di una magnifica campeggiatrice hippie fuori tempo massimo (complice il falò sul lago?). 
Sam è il più convenzionale dei tre, un elegantone, un po' rigido e inappuntabile sempre, mentre Spider è quello più bonario nei confronti del mondo, e non a caso è lui ad avere un fratellino a carico. 
Ma le sue storie sono decisamente le più pulp. 


Ma, come si dice, buon sangue non mente... 
E questo è (di nuovo) tutto. 
Leggere per credere. 

 Carla

lunedì 21 ottobre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FACEVA UN FREDDO CANE

L'amico inatteso
, Ivan Canu, Gianni De Conno 
Lapis 2024
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Dentro la tana, tremando nel suo pelo grigio, Lupo socchiuse gli occhi. 
Voleva dormire, ma nella grotta entrò la creatura che Cervo, Pernice, Lepre, Lince, Falco, Puma e anche Lupo temevano di più. 
Cacciatore portava in mano i suoi artigli di osso e pietra ed era coperto di pellicce. Alcune erano di lupo." 

Antefatto: quando un mattino il freddo si fa sentire Lupo si accorge di essere scontento perché è solo. E con la solitudine il freddo è ancora più freddo. Così si incammina e a tutti gli animali che incontra chiede amicizia. Lo fa con Cervo, con Pernice, con Lepre, persino con Lince e Puma e Falco. Nessuno lo asseconda. Tutti, chi per un motivo chi per un altro, gli fanno capire che di lui non si fidano, gli fanno capire che tra loro sono rivali. Allora Lupo capisce che forse deve cercare chi sia più simile a lui. 
E con questo pensiero entra nella sua tana fredda. E cerca di addormentarsi. 
Fine dell'antefatto. 


Cacciatore, la creatura che tutti devono temere, entra nella caverna. Probabilmente anche lui in cerca di riparo dal freddo e dalla neve che adesso cade abbondante. 
Quel che succede dopo è il fuoco che l'uomo accende per cuocere la carne, le radici e le bacche che ha con sé. L'odore che si diffonde è buono. 
Entrambi hanno fame. Si studiano. Il lupo sta a distanza e l'uomo gli tira un pezzo di carne... 
E il resto è il principio di una storia che non è ancora finita. 

La domesticazione del lupo è roba di 15.000 anni fa e, a leggere gli studi sulla questione, non deve essere andata poi troppo diversamente da come la racconta Ivan Canu. 
Comunque, così come la racconta lui è bella. 
Ed è bella perché è piena di sottintesi, di cose non dette o solo evocate, e quindi ha un bel po' di silenzio intorno. 


Proprio quel silenzio di cui Gianni De Conno ha amato avvolgere i suoi scenari sempre un po' velati, nebbiosi. Mai nitidi, così come Leonardo ha teorizzato nel Quattrocento. Una voluta rappresentazione della obiettiva mancanza di nitidezza che si prova nel guardare un paesaggio, ma anche un volto, da una certa distanza. La percezione visiva dell'atmosfera, con la sua umidità sospesa: quella 'nebbiolina' appunto. 
In Gianni De Conno 'lo sfumato leonardesco' sembra alludere anche a un qualcos'altro: a un tempo sospeso, un tempo quasi fermo, che si fa attraversare da pochi fatti e personaggi che lui mette lì ad abitarlo. Più che creature, paiono simboli. 
Ivan Canu e Gianni De Conno, che sono due giganti, hanno condiviso molte cose assieme e sono stati tra loro grandissimi e fedeli amici. Ma di libri fatti assieme, a parte questo, io non ne conosco altri. E trovo magnifico il caso, ma forse non lo è affatto un caso, che proprio su questa storia ci abbiano lavorato assieme, nel 2013 per l'editore francese Casterman che quell'anno lo ha pubblicato con il titolo, Froid de loup (il nostro freddo cane, direi). 
Ora il libro torna in qualche modo a casa, attraverso Lapis che lo pubblica, facendo un'operazione che con il titolo ha una curiosa risonanza: "l'amico inatteso", almeno a me è subito venuto in mente, è proprio De Conno alle figure. 


Fortunatamente, nonostante lui sia sfortunatamente morto nel 2017, i suoi libri circolano ancora, ma vederne di nuovi non capita dal 2018. 
Quindi ora vedere il suo muso di lupo, già quasi di cane, nella nebbiolina, vederlo attraversare mari diversi, foglie, erba, neve, dà esattamente quel brivido di chi incontra un amico che non si aspettava di vedere... 
A parte questa magnifica sorpresa, anche solo sfogliandolo, verrebbe da dire che le qualità di questo libro sono proprio, e ancora una volta, nelle sfumature. 
La stessa delicatezza che c'è nel testo, in questi brevi dialoghi tra il lupo e gli animali che incontra, in cui ogni volta si rinnova il canone del lupo feroce e infido, altrettanta la si ritrova in questo mondo nuovo e quasi vuoto che De Conno crea. 
Lo sfumato di De Conno, e certa ambiguità nel disegnare un lupo per niente vicino al lupo vero, ma invece cucirlo sull'icona che ognuno di noi ha del lupo letterario, corrisponde alla medesima mancanza di nettezza che mette Canu nel descrivere l'esigenza del lupo di avere un compagno con cui affrontare l'inverno - fino alla fine non è detto e non è chiaro se davvero quel lupo lì stia impersonando il suo omologo delle fiabe, o se invece sia davvero in cerca di un amico... 
Beh, De Conno per parte sua salta a piè pari oltre il problema e ancora una volta va diritto all'icona di ciò che vuol rappresentare. Riuscendo in qualche modo già ad anticipare i connotati del cane. 
Altrettanto evanescente sembra essere l'incontro nella caverna tra uomo e lupo. Alcune frasi alludono alla loro affinità che non parrebbe solo di intenti, ma arriva quasi a essere fisica, quegli occhi gialli e quelle zampe e quella pelliccia che indossano entrambi... 


De Conno però se ne impossessa e, sebbene distingua il lupo scuro dal cacciatore chiaro, gioca da solo la sua partita: il gesto di chi comanda è evidente...
Ma, laddove Canu al principio di questo incontro nella caverna scrive "si fissarono con gli stessi occhi gialli", De Conno si inventa invece uno sguardo in tralice che è portatore di significati ancora ulteriori e anche più veritieri. Non ultimo quello che "guardarsi dritto negli occhi" nel mondo animale è forse il gesto di maggiore sfida possibile... 


Ci sta che il mattino dopo quando De Conno li raffigura davvero occhi negli occhi, l'attimo successivo il lupo abbia abbassato i suoi... per farsi cane. 

Carla

venerdì 30 agosto 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A VOLER CONTARE LE COSE INTERESSANTI

Una storia troppo corta, Davide Calì, Marianna Balducci 
Edt Giralangolo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"C’erano una volta 3 porcellini. 
Venne un lupo e uno dopo l’altro se li mangiò. FINE 
Che storia corta. La voglio più lunga! 
C’erano una volta 4 porcellini. 
Venne un lupo e uno dopo l’altro mangiò i primi tre. Poi mangiò anche il quarto, ma per quello ci mise un po’ di più perché era più grasso. FINE. 
Ma è sempre corta! Devono capitare delle cose!" 


I porcellini diventano 5, ma il lupo se li mangia, con dedizione, uno dopo l'altro. L'unica variante è la festa di carnevale che ha luogo nel bosco accanto. 
Protesta formale da parte dell'ascoltatore e lieve disappunto per questa intrusione carnascialesca. Quando i porcellini diventano 6 si scoprono le loro singole attitudini: ce n'è persino uno che sa andare sullo skate, circostanza che però non lo salva dalle fauci del lupo. 
Protesta formale da parte dell'ascoltatore e lieve perplessità sulla questione skate che in verità avrebbe dovuto metterlo al sicuro. 
I porcellini diventano 7 e prendono i colori dell'arcobaleno, ma nonostante questo il finale è tetro: nero, addirittura. 
Solita protesta formale. 
Quando diventano 8... no non diventano otto, ma direttamente 11: quanti ne servono per formare una squadra di calcio. Finale della partita 0 a 0 e lupo a pancia piena. 
Protesta formale. 
I porcellini aumentano: diventano quante sono le lettere dell'alfabeto della tastiera: quello completo di j,k,w,x e y! Ma niente. 
E così, si va avanti di decine e di centinaia e di cifre a tre zeri, tra una protesta formale e l'altra perché le storie che la misteriosa voce fuori campo racconta non superano mai le quattro righe di testo. Oltre a finire tutte immancabilmente in una gran carneficina. 
Finale a sorpresa. 

In questo libro, che si appoggia comodamente su una trama che tutti conoscono, succedono diverse cose interessanti.
A prescindere dal fatto che si rende necessaria lettura condivisa tra un grande e un piccolo.
A prescindere dalla scelta vincente di Calì di far ridere tutti, con il meccanismo di rilanciare sempre un po' di più, creando un crescendo sempre più esagerato che decolla verso assurdo. E di farlo chiamando dentro il bambino ascoltatore, che protesta dopo protesta, può fraternizzare con la voce che pretende di essere accontentata.


Le cose più interessanti io le trovo nelle pieghe. 
La prima è di nuovo nel testo: ovvero la capacità di chi scrive di mettere a disposizione di chi poi sarà lì a illustrare un bel po' di spazi di silenzio e nel contempo un bel po' di ganci a cui eventualmente appendersi con le proprie figure. In questo senso le cifre che Calì snocciola hanno tutte un preciso senso che serve a lui per costruire la pur esile trama, ma nello stesso tempo alludono a contesti che Balducci potrebbe, se vuole, seguire come sentierini da percorrere. 
I numeri 26 con allusione all'alfabeto, il numero 29 con riferimento a un calendario, il 101 con il suo collegamento cinematografico, sono esempi di questo bel modo di costruire la storia. 
L'altro fatto interessante è nel disegno, che compete altrettanto allegramente con il testo. 
La cifra della Balducci qui si riconferma. La commistione di fotografia di oggetti e il disegno che si aggiunge, sono l'espressione di quel suo sguardo originale sulla forma delle cose. Lei le reinterpreta spesso e volentieri attraverso un segno o una pennellata che si aggiunge, e questo rende la risultante finale inaspettata, e spesso divertente. 
In questo suo modo di lavorare, non so quanto consapevolmente, Balducci sa farsi apprezzare - altra cosa nelle pieghe - da tutti gli osservatori attenti, adulti compresi. L'aver capito che la qualità di un albo illustrato la si ottiene anche e soprattutto sapendo parlare, ovvero avendo cose da dire, a grandi o piccoli, è quindi siamo a tre cose interessanti. 
Altro motivo degno di nota è il fatto che Balducci sappia prendersi il suo spazio, quello dell'illustrazione, senza cederne neanche un cincino di troppo al testo. 


Intendo dire che quel pallottoliere, fino a che l'oggetto in sé glielo permette e poi solo le sue palline, che lei non lo fa mai uscire di scena e che diventa appunto il suo personale palcoscenico in cui muovere i porcellini, è tutta farina del suo sacco. 
Con questa sicurezza che compare fin dalla prima illustrazione Balducci fa la quarta cosa interessante, ovvero decide di volta in volta a quale gancio di Calì appendersi e a quale no. Per esempio i 101 porcellini non risentono del riferimento alla ben più nota Carica, ma offrono un divertente repertorio di comparse in attesa di scrittura. Quindi lei sa perfettamente di poter decidere di raccontare tutto quello su cui sapientemente Calì tace. E lo fa. Con molto gusto, si direbbe. 
A questo proposito i dettagli diventano la chiave di lettura di molte tavole. Dal ritratto di Calì nei risguardi in poi. Per esempio le singole soluzioni che trova quando si parla di arcobaleni o quando si gioca sui mesi di febbraio negli anni bisestili oppure ancora quando decide di 'interpretare' la lista di nomi dalla A alla Zeta che Calì mette giù.


O ancora quando, lasciandoci nel dubbio su quello che stiamo vedendo, racconta a modo suo la raggiunta sazietà del lupo. Siamo di fronte a un estremo atto di gentilezza del maialino azzurro o a uno di assoluta perfidia? 


Mi augurerei si tratti di sana vendetta, di certo è la quinta cosa interessante!

Carla

Noterella al margine. Come in ogni buona somma, se le cose dovessero essere andate tutte al contrario, ovvero essere stato Calì ad aver scritto il suo testo sulle immagini della Balducci, il risultato finale non cambierebbe. 

lunedì 15 aprile 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

LUPI ITALIANI

Finanziato dal progetto europeo Life Wolfalps Eu, esce il bel libro dedicato ai lupi, ‘I lupi delle Alpi’, scritto da Laura Scillitani, con le illustrazioni di Irene Penazzi e la revisione scientifica di Francesca Marucco. L’editore è Editoriale Scienza, che, come sempre, propone libri di grande rigore e attendibilità.
In Fiera di libri di divulgazione ne ho visti diversi: belli, affascinanti, intriganti, divertenti, talvolta anche superficiali e poco curati. Ne parlerò nelle prossime settimane. ‘I lupi delle Alpi’ è un bel libro, preciso nella descrizione del lupo e del suo habitat alpino; è un bel libro anche perché affronta la questione più spinosa, quella della coabitazione fra umani e selvatici, con il giusto equilibrio, respingendo un approccio romantico, e mistificatorio, a uno degli animali più affascinanti e, nello stesso tempo, coinvolgendo il giovane lettore e la giovane lettrice in una prospettiva di nuova convivenza fra natura selvatica e uomo.
Il libro, ampiamente illustrato, descrive le caratteristiche biologiche e comportamentali del lupo; in particolare sottolinea la struttura sociale a base familiare. Ogni branco, infatti, è costituito da una coppia di riproduttori e dai loro figli; il branco non diviene mai troppo numeroso e i giovani adulti sono via via indotti ad allontanarsi dal branco. Questo momento, detto della dispersione, è il più pericoloso per i giovani lupi, che devono affrontare percorsi accidentati fra strade, città, fiumi, terreni coltivati e così via. Quando incontrano un altro individuo isolato, di sesso opposto, possono formare un nuovo branco. Ed è proprio questa la storia di una coppia di lupi divenuta celebre: Slavc, maschio proveniente dalla Slovenia, e Giulietta, lupa italiana nella zona dei Monti Lessini.
La loro è una bella storia, sono rimasti insieme una decina d’anni, dando vita a ben quarantadue cuccioli che speriamo popolino ancora la zona delle Alpi Venete (alla faccia di cacciatori e amministrazioni locali ostili).
Questo infatti è un altro tema scottante: nonostante l’espansione del lupo sia un fenomeno naturale, in molti nel Nord Italia sostengono che debba cessare le legislazione a protezione del lupo, rendendolo di nuovo cacciabile.
Fra interessi economici reali, soprattutto di allevatori, e pressioni di una delle lobby più potenti d’Italia, quella dei cacciatori, il destino del lupo europeo è sempre appeso ad un filo.
Per questo progetti come quello che ha dato vita anche a questo libro, con il contenuto di informazione corretta e approfondita che lo distingue, sono indispensabili affinché non si facciano altri passi indietro nella conservazione di aree di natura selvatica e della fauna che le abita.
Per quanto sia difficile pensarlo nel prossimo futuro, la conservazione non può che passare dal rispetto della selvaticità, dal riconoscimento della alterità di ambienti e animali che non possono ridursi agli ambienti antropizzati.
Speriamo che le prossime generazioni, grazie anche a libri come questo, facciano tesoro di questa consapevolezza.
Consiglio caldamente la lettura di questo libro a bambini e bambine a partire dagli otto anni.

Eleonora

“I lupi delle Alpi”, l. Scillitani, ill. I. Penazzi, Editoriale Scienza 2024



venerdì 24 novembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LUPI SPAVENTOSI


Questa storia è piena di topoi letterari, che vanno dal fiabesco al fantastico, non disdegnando complotti, istitutrici sadiche, saggi servitori e colpi di scena ben distribuiti.
Si tratta della cifra stilistica di Joan Aiken, scrittrice britannica insignita nel 1999 dell’Ordine dell’Impero Britannico per i meriti conseguiti nella letteratura per l’infanzia, che ama mescolare sapientemente generi letterari e linguaggi.
Adelphi ci propone, con la traduzione di Irene Bulla, le illustrazioni di Pat Marriott, un saggio finale illuminante di Brian Phillips e una magistrale copertina di Edward Gorey, ‘I lupi di Willoughby Chase’, scritto nel 1962, ma dal sapore nettamente ottocentesco.
La trama parte da un antefatto fantastico, che vede la Gran Bretagna retta da un ipotetico Re Giacomo III e collegata alla Francia da un tunnel sottomarino, da cui, imprevedibilmente, i lupi sono tornati ad invadere il territorio inglese.
Nella tenuta di Willoughby Chase vive la famiglia di sir Willoughby Green, in partenza con la moglie per le Indie a causa della cagionevole salute della consorte; i coniugi affidano la giovane vivacissima figlia Bonnie ad una severa istitutrice, Letitia Slighcarp. Bonnie sarà raggiunta dalla cugina Sylvia che vive in condizioni miserevoli con l’anziana zia Jane.
Già qui si mescolano i temi del fantastico, in cui dominano gli affamati lupi che popolano il paesaggio invernale, e del realismo dickensiano, con la descrizione minuziosa delle miserabili condizioni dei più poveri. E, in più, il prevedibile complotto di miss Slighcarp e dei suoi complici, ai danni delle bambine e della devota servitù, che ammanta la vicenda di mistero e di avventura, in cui i buoni faticano non poco ad affermare le proprie ragioni nei confronti di cattivi senza redenzione come l’ambiguo signor Grimshaw e la perfida signora Brisket.
Tutto ruota intorno alle proprietà di sir Green, cui aspirano senza ritegno miss Slighcarp e compari, mettendo in piedi una gigantesca truffa per impossessarsi dell’ingente patrimonio, relegando le due inopportune, ma intraprendenti bambine in un orfanotrofio che assomiglia strettamente ad un carcere. L’occasione per portare avanti il complotto si presenta con la notizia del naufragio della nave su cui viaggiavano i coniugi Green.
Non svelo il finale, che è prevedibile, e qui sta il suo bello, anche nell’articolata e severa punizione dei cattivi.
Nel mescolare i generi letterari, l’autrice si compiace ad inserire, in un racconto in cui la prevedibilità è necessaria, passaggi paurosi: l’attacco dei lupi al treno, o l’imprudente pattinata sul fiume gelato, orchestrata dalle due bambine, mentre da lontano si sentono agghiaccianti ululati.
Le illustrazioni in bianco e nero di Marriott sottolineano con un pizzico d’ironia la cattiveria dei cattivi e l’innocenza dei buoni.
La lettura, divertente per i lettori più allenati, appassionante per lettrici e lettori alle prime prove impegnative, si presta perfettamente anche alla lettura ad alta voce.
Lettura caldamente consigliata a partire dai nove anni.

Eleonora

“I lupi di Willoughby Chase”, J. Aiken, trad. I. Bulla, Ill. P. Marriott, con un saggio di B. Phillips, copertina di E. Gorey, Adelphi 2023







venerdì 20 ottobre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!



LUPI PER PASSIONE


Il fascino dei lupi è fuori discussione, così come la loro presenza nel nostro immaginario; ma, proprio il lato simbolico, immaginifico che rivestono implica molti fraintendimenti e disinformazione sul loro reale comportamento.
Niente di meglio, per riportare le cose alla loro giusta dimensione, che far raccontare i lupi a chi li conosce veramente bene e combatte per proteggerli.
A raccontarceli, nel bel libro ‘Lupi. Storie vere’, pubblicato recentemente da L’Ippocampo, è Michał Figura, naturalista polacco specializzato nel monitoraggio della situazione di lupi e linci selvatici. I questo libro sono raccontate le ricerche svolte insieme ai biologi Sabina Novak e Robert Mysłajek.
Questo fa sì che il racconto abbia un taglio di assoluto rigore scientifico, ma, nello stesso tempo, grazie ai contributi ai testi e alle immagini di Alexandra Mizielinska e Daniel Mizielinski, abbia anche il fascino di un racconto avventuroso ed emozionante.
Il linguaggio scelto è quello del fumetto, in cui le minuziose tavole dei due autori polacchi ospitano i testi, sempre precisi, ma sintetici.


La struttura del libro prevede l’esposizione delle storie di otto lupi, o famiglie di lupi, in diverse parti dei parchi naturali polacchi. Ciascuna storia diventa l’occasione per parlare del comportamento di questi splendidi animali, sfatando numerosi luoghi comuni che li riguardano; delle tecniche utilizzate per rintracciarli; degli strumenti usati per monitorarli, dai radiocollari alle foto trappole. Viene esposta una vasta casistica, dall’animale che ha subito un incidente al cucciolo ritrovato, per seguirne gli sviluppi e mostrare quanto sia duro e difficile il lavoro di chi si dedica alla salvaguardia degli animali selvatici.
Da questi racconti, che in parte si potrebbero sovrapporre a quelli di chi svolge lo stesso lavoro in Italia, emergono secondo me due due aspetti: da una parte la consapevolezza che la salvaguardia della natura richiede persone dotate di altissima professionalità, ma anche animate da una passione così grande da far dimenticare i sacrifici, la fatica e la frustrazione di un lavoro difficile e poco riconosciuto. Dall’altra, si vede con chiarezza quanto una filosofia di rispetto e conoscenza della natura sia ancora minoritaria rispetto a chi vorrebbe continuare nel distruttivo sfruttamento di ogni forma vivente; sfruttamento o distruzione, come nel caso dei lupi, ma anche degli orsi. Facile fare spot pubblicitari che parlano di natura incontaminata, altra cosa è saperla preservare. Poi c’è l’indistruttibile lobby dei cacciatori, che vorrebbe eliminare qualsiasi limite all’attività venatoria. E poi, c’è chi vive di sensazionalismo e inventa false notizie per ottenere popolarità sui social.


Per fortuna, in questa nebbia di cattive intenzioni, c’è chi si muove per fare luce e lo fa con grande professionalità.
Questo libro va esattamente in questa direzione: precisione dei contenuti, ma anche delle immagini, alcune delle quali tratte direttamente dalle immagini delle foto trappole; documentazione minuziosa, anche nell’esposizione delle fonti scientifiche; ma anche una grande passione che traspare nella preoccupazione, nella cura, nell’attenzione rivolta al benessere degli animali.


Le immagini prodotte dagli artisti polacchi Mizielinski e Mizielinska sono come sempre attente al dettaglio, minuziose, suggestive, la cornice perfetta per un racconto di questo tipo.
A mio avviso questo è un libro che può piacere a molti: a bambine e bambini dai dieci anni in poi, ma anche ai più grandi che siano appassionati ai temi della salvaguardia della natura e che qui possono trovare un approccio che unisce il fascino dell’avventura all’amore per la natura.
Lo consiglio caldamente a tutti i giovani naturalisti che cerchino serietà e attendibilità, questo libro è davvero un esempio di quanto al divulgazione possa dare ai giovani lettori.

Eleonora


“Lupi. Storie vere”, M. Figura, A, Mizielinska, D. Mizielinski, L’Ippocampo 2023



mercoledì 1 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORRIBILMENTE BUONO

La doppia vita di Medoro, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2022 


 ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
 
"Una notte d'inverno, mentre un vento gelato flagellava la città, un povero cane macilento vagava per le strade deserte in cerca di un misero pasto. Qualcuno da qualche parte stava cucinando una saporita cenetta. Lasciandosi guidare da quel profumo delizioso, il cane giunse alla porta di questa casa: sì proprio questa, col tetto a punta, e bussò senza indugio. Venne ad aprirgli un'anziana signora. Impietosita, fece entrare la povera bestia e le offrì il proprio cibo. In realtà quello era il lupo!" 

Ma non va detto, altrimenti la storia finisce già qui. 
La signora che era di buon cuore, visto che viveva da sola, decise di adottarlo. E fece quello che fanno le vecchie signore: cominciò a viziarlo. E il lupo fece buon viso a cattivo gioco, ossia si lasciò trattare come se fosse un cagnolino da grembo. Perché per lui la cosa importante era avere ogni sera la ciotola piena di leccornie. Certo sottoporsi a lavaggi con il bagno schiuma, oppure a trattamenti di manicure e pedicure, o peggio, a concerti al pianoforte (in cui lui era il pianista) o a estenuanti visite al museo, metteva a durissima prova la sua pazienza (e forse anche l'indole), ma per quella ciotola piena, avrebbe fatto anche ben altro. Fino al giorno della disgrazia... 

© André Bouchard


L'anziana signora scivolò e si ruppe una gamba e fu portata d'urgenza in ospedale. Di Medoro nessuno si occupava più e la ciotola rimase vuota. Al terzo giorno di attesa Medoro decise di andarsene e di ricominciare esattamente dal punto in cui lo avevamo visto vagare affamato per la città, quando era lupo macilento. Fino al fatidico mattino in cui annusò quel meraviglioso profumo che usciva dai cestini della merenda di una combriccola di bambinetti al parco... 

Un dettaglio: il nome di André Bouchard non va per nulla confuso con quello di Andrea Bouchard. Sono due persone diverse e con due modi di raccontare lontani anni luce. 
André Bouchard, quello nato a Rennes, si riconosce per il suo guizzante senso dell'ironia con la parola e con il pennino (così tanto tratteggio e così tanto bianco e nero sono una gioia per lo sguardo in cerca di dettagli.) 
L'altro Bouchard, invece, guizza molto meno. 

© André Bouchard


Qui si parla di quello di Rennes, ovviamente. 
A prescindere dal colpo di coda finale, che fa scoppiare in una risata sonora chiunque - tranne i cani e i lupi macilenti - il libro scoppietta fin dal principio. 
Si passa da un tono sussiegoso da racconto notturno, con una raffinata scelta di parole che nella traduzione brillano, che ha il fine di immergere il lettore in una precisa atmosfera, per poi stupirlo con una frase a lui personalmente rivolta. Poi il tono riprende a essere quello consueto, per poi tornare di nuovo a chiedere in modo diretto la complicità del lettore: "ma non ditelo a nessuno, altrimenti la signora scapperà urlando e la storia finirà in un baleno!
Ecco fatto: nessuno più avrà voglia di richiudere il libro e fare altro. 
Il lettore è dentro fino alle orecchie. La storia prosegue e le parole fanno un passo indietro, si fanno volutamente generiche per lasciare campo libero alle immagini che per ben sei pagine diventano assolute protagoniste della scena. Poi arriva una iperbole, e poi la curva a gomito, con il cambio repentino di scenario. La disperazione e poi la riscossa con un divertente dialogo contrappuntistico tra immagini e testo: Al lupo! Al lupo! si legge e di fronte effettivamente c'è un famelico lupo che si lecca i baffi, mostra gli artigli affilati, e gli occhi gialli concentrati sulla vittima (che potrebbero essere i lettori stessi, se distratti), il pelo nerofumo e folto e poi, gli occhi vedono un vezzoso fiocco celeste che gli tiene legata la frangetta e al collare la medaglia, con la M di Medoro. 

© André Bouchard

E a proposito di medaglie, non si può non pensare al racconto di Saki, Il narratore, in cui le medaglie sono dirimenti per l'andamento finale della storia. Storia che, implicitamente, allude alla forza delle parole per tenere viva l'attenzione di chi ascolta. 
Lì c'è la narrazione di una fiaba in cui una bambina, Bertha, è orribilmente buona. 
La frizione che si crea tra orribilmente e buona sprigiona una scintilla di interesse. 
Tutto ruota intorno a questo contrasto. 
 Tutto questo André Bouchard lo ha molto ben chiaro. 
L'ambiguità visiva che compare nella penultima immagine in cui i cestini della merenda sono tutti a terra saccheggiati, e i ragazzini tutti spariti all'improvviso lasciando a terra palette e secchielli sparsi, nessuna traccia di mamme, nonne e tate, lascia uno spiraglio di speranza al fatto che il lupo sia davvero ridiventato lupo. 
Tanto più forte sarà l'impatto con la pagina finale! 
Pagina che della favola di La Fontaine è sonora smentita. 
Aspettiamo trepidanti altri libri di Bouchard, ben inteso quello di Rennes.

Carla

mercoledì 30 marzo 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SALE SALE SALE

Attenti ai ragazzi, Tony Blundell (trad. Laura Bernaschi) 
Il Barbagianni Editore 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Il lupo si leccò i baffi e rispose: 'Che domande! Mangiarti ovviamente!' 'Crudo?' domandò il ragazzino. Il lupo ringhiò.'Voglio dire, non vuoi nemmeno cuocermi prima?' Il lupo ci pensò su. 'E va bene allora... cosa suggerisci?' 'Neanche a farlo apposta conosco una ricetta per preparare un'ottima Zuppa di Bambino'. Il lupo che era tanto affamato quanto ingordo, non stava nella pelle. Con l'acquolina in bocca rispose: 'Mmmmmmm! E dimmi... cosa mi occorre?' Così il ragazzino prese a spiegare..." 

Non l'avesse mai fatto! 
Quella che sembrava una semplice ricetta si trasforma in un incubo, perché sebbene gli ingredienti per cucinare quel ragazzino catturato nel bosco non siano poi tanto rari - patate, rape cipolle, caramelle, mattoni, carote e l'indispensabile pentolone, lo costringono comunque a correre di qua e di là, avanti e indietro, di sopra e di sotto e quando, raccattato in giro tutto l'occorrente, si presenta davanti al ragazzino per il controllo finale, il lupo apprende che a mancare è proprio il sale.
Nonostante il deluso lupo provi a muovere le proprie rimostranze, perché effettivamente il sale non era stato messo in elenco, il ragazzino non se ne cura e suggerisce una nuova ricetta, in cui il sale non serve: la Focaccia di Bambino. L'elenco degli ingredienti, nonostante manchi il sale, è ben più lungo e sempre più esotico. Ma ormai per il lupo è una sfida personale, oltre al fatto che la fame è ancora aumentata e così pure l'acquolina in bocca. 
Ricominciano le corse e l'approvvigionamento, ma una volta rientrato sfinito e carico, il lupo si sente ripetere la solita storia. 
Veramente, non c'è pietà. 
Altra ricetta, altro fallimento perché è sempre il sale a mancare. Nel frattempo gli ingredienti sempre più insoliti per un uso gastronomico, ma utilissimi in edilizia, sia accumulano davanti alla sua tana... Saranno tempi bui per il lupo, mentre quel ragazzino pestifero, degno erede di Max, come vuole la migliore tradizione letteraria, ha una cena calda a casa che lo aspetta... 

Nonostante questo libro sia all'origine degli altri due Beware che Tony Blundell ha scritto, in Italia non era ancora mai arrivato. Il suo secondo, Attenti alle ragazze, invece vanta ben due edizioni, forse forte del fatto che da noi il tema del riscatto 'sociale' delle ragazze sia un tema più caldo di quello effettivamente marginale e già un po' trattato dei bambini furbi contro i lupi senza sale... in zucca. 
Occorre gioire che Barbagianni, in questa sua attenta politica editoriale volta al recupero di grandi classici da rimettere in circolazione - va ricordata la imperdibile saga di Nate - abbia deciso di pubblicare anche Attenti ai ragazzi.


Sebbene per entrambi lo spunto di partenza sia Cappuccetto Rosso, partono da due momenti diversi della fiaba: qui per il lupo è il bosco foriero del bocconcino, mentre in Attenti alle ragazze a lui era toccato mettersi in marcia per tentare disperatamente di introdursi a casa di Cappuccetto, sotto le mentite spoglie della nonna. I due libri si allineano invece sul carattere dei ragazzini e del lupo, furbi e senza scrupoli i primi, farlocco al limite della tenerezza il secondo. Condividono il maglione rosso con la greca, la passione per le caramelle, ma soprattutto il ritmo: un continuo crescendo, che all'ultima pagina lascia senza fiato. A mancare qui, purtroppo il sospettoso cane, Rexy, molto difficile da rendere inoffensivo e muto. 
Attenti ai ragazzi ha una sua maggiore regolarità compositiva, grandi tavole incorniciate cui si alternano alcuni primi piani esilaranti del lupo o del bambino, scontornati e con il testo intorno. La pagina delle ricette, rigorosamente sempre a destra, ricorda un vero libro di cucina con il procedimento in rima baciata (di là c'erano poche rime ma soprattutto piacevoli assonanze). 


Una certa compostezza e regolarità si nota anche nelle pagine in cui il lupo parte alla ricerca. Insomma i dieci anni che li separano si sentono e dal punto di vista della resa estetica, data da un disegno più accurato e da scelte cromatiche meno urlanti il più vecchio non ha nulla da invidiare al più giovane. Anzi. 


L'altro elemento da non sottovalutare è il divertimento che genera la briglia sciolta nell'elenco degli ingredienti, che solo apparentemente sembra dettato da un mente bizzarra e che solo sul finale trova un suo preciso senso compiuto e dimostra di essere il frutto di una mente davvero malvagia, anche vedendo il destino che è stato riservato al lupo. Ma anche in questo caso, gli anni in cui è stato concepito hanno giocato un loro peso. 


Nel 1991 murare un lupo, anche se con la tana circondata da ossetti rosicchiati, non è reato (magari un piccone glielo si può lasciare), nel 2002 è più politicamente corretto farlo decollare attaccato a dei palloncini e lasciargli una chance di sopravvivenza un pochino più ariosa. 
Va da sé che anche Attenti ai ragazzi sia libro da condividere e da leggere a voce alta, molto alta a più persone possibile.

Carla 

Noterella al margine. Questo libro contiene una piccola vendetta postuma: la c.d. vendetta del narciso, probabilmente organizzata dal lupo ora murato, nei confronti di Tony Blundell e dell'editore originale. 


Poca cosa, se non confondergli per un attimo le idee nel comporre la sequenza dei disegni, per cui quei fiori entrano ed escono dal vaso azzurro una volta di troppo. Lunga vita ai lupi!