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lunedì 7 luglio 2025

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

ARTISTS ARE TO WATCH 

"Puoi scrivere libri su qualsiasi cosa. Ad esempio, la frutta. La prima pagina potrebbe essere una banana, la seconda un'arancia e la terza delle ciliegie, e così via. Se non sai ancora scrivere, potresti semplicemente disegnare. Allora il libro potrebbe essere adatto soprattutto a qualcuno che non sa ancora leggere. 
Oppure potresti scrivere un libro per qualcuno che sa leggere solo una parola. Potresti disegnare un cavallo sulla prima pagina e scrivere CIAO, e la seconda pagina potrebbe essere un orso e scrivere CIAO, e la terza pagina potrebbe essere un gattino e scrivere CIAO, e la quarta potrebbe essere una scimmia e scrivere CIAO, fino a quanti ne vuoi. Alla fine forse potresti scrivere ADDIO, solo per divertimento..." 


Questo scrive Ruth Krauss, nel capitolo su come si scrive un libro, in How to make an Earthquake, illustrato da Crockett Johnson e pubblicato nel 1954 da Harper. 
A me pare illuminante per 'fare luce' su due libri, che segnano il principio e la fine della sua collaborazione con Maurice Sendak: A hole is to dig, 1952 e Open House for Butterflies, 1960. 
Entrambi pubblicati all'epoca da Harper, sotto l'occhio vigile di Ursula Nordstrom, e ora usciti in Italia per Adelphi come Un buco è per scavare e Una casa per le farfalle, entrambi tradotti da Sergio Ruzzier. 
I due libri si rassomigliano molto: hanno lo stesso formato, lo stesso tipo di disegno a china, lo stesso passo. Entrambi parlano di quel qualsiasi cosa con cui ho aperto il ragionamento. 
Entrambi sono adatti per chi non sa ancora leggere, infatti brulicano di disegnini, e sono entrambi pensati anche per chi sa leggere anche una sola parola. Per esempio la parola buca, la parola farfalla, la parola bebè, la parola montagna. 
Il criterio che ha guidato Ruth Krauss è il medesimo, non a caso il titolo provvisorio era Definitions. L'idea di partenza è dello psicologo Arnold Gesell che osservando un bambino di 5 anni lo definisce un pragmatico, ossia il bambino di ogni oggetto coglie immediatamente l'uso, lo scopo. A horse is to ride, A fork is to eat. E a tal proposito, non si può non pensare al libro di Margaret Wise Brown The Important Book che va esattamente nella medesima direzione. 
Entrambe condividono una radice comune e una comune fonte di ispirazione : la pedagogia della Bank Street School (entrambe la frequentano ed entrambe prendono spunto dall'ascolto diretto dei bambini che sono tra i banchi di quella magnifica scuola). 


Dal 1950 al 1951 Ruth Krauss raccoglie il materiale, ossia annota frasi autentiche di bambini autentici e quando ne ha a sufficienza propone a Ursula Nordstrom di farne un libro. Lei ne è entusiasta. Ancora una volta è sotto i suoi occhi la straordinaria abilità di Krauss di tradurre poeticamente il parlato (e quindi il pensiero) dei bambini. 

 "Una faccia è per fare le facce. 
Una faccia è una cosa da avere sul davanti. 
I cani ci sono per baciare la gente.
Le mani ci sono per tenersi per mano. 
Una mano è da alzare quando vuoi che sia il tuo turno. 
Un buco è per scavare." 

In particolare quest'ultima frase è la risultante di un fulmineo dialogo sulla spiaggia tra Ruth Krauss e due bimbetti cinquenni che stanno lì a scavare, come se non ci fosse un domani. Alla domanda diretta della Krauss il primo dei due si allontana, guardandola come se fosse matta a fare una domanda tanto ovvia, mentre il secondo, più accomodante, le risponde lapidario: un buco è per scavare. 
Per Nordstrom, Krauss è l'autrice ideale, un amalgama insuperabile di umorismo, intelligenza, intuizione, anticonformismo, raffinatezza, grazia, sapienza, rigore. Un occhio infallibile che ha il dono di avere la misura esatta dell'infanzia e il senso dell'età adulta. 


Così comincia a pensare a un illustratore adatto. 
Lo propone a Nicolas Mordvinoff che però rifiuta l'offerta, trovandolo “frammentario ed elusivo” . Ed è a questo punto che Nordstrom pensa a Maurice Sendak, ventitré anni che ha già all'attivo qualche libro, uno dei quali con Harper. 
Sendak ama immediatamente quel testo che trova congeniale al suo spirito. 
 E sebbene si sia presentato all'incontro con Krauss molto nervoso, fra i due nasce subito un'intesa profonda e un rapporto molto complesso: Sendak è pieno di timore reverenziale e Krauss lo 'adotta', diventa la sua maestra severa ed esigente perché a fiuto ne percepisce l'enorme talento. Tutti i fine settimana, Sendak si carica i suoi disegni per andarli a sottoporre all'inflessibile giudizio di Ruth. Per sua fortuna, di Sendak, Crockett Johnson è sempre lì a tranquillizzarlo e a portarselo a fare un giro in barca rilassante, quando lei appare troppo critica sul suo lavoro settimanale. 
La Krauss ha capito che i disegnini di bambini un po' selvatici di Sendak sono perfetti per i suoi testi.
 

Al centro dei suoi libri lei mette sempre i bambini: mucchi, cataste, montagne di bambini; bambini sempre in movimento, in quella condizione assai indaffarata che è l'infanzia. 
Bambini che fanno cose, come scavare buchi, mangiare purè, ballare, viaggiare, andare in slittino, costruire castelli di sabbia, soffiarsi il naso, fischiare, volare a cavallo di un uccello, fare picnic, impilare sassi, guardare un libro, sedere su un gradino, baciarsi, scuotere uova di Pasqua, gridare, invitare farfalle a una festa notturna, essere identici al proprio amico del cuore, rimirarsi allo specchio, imitare cani (e gatti), fare angherie a fratelli piccoli, pensare assurdità, abbracciare fratelli piccoli, cantare bumpety bump, osservare facce, immaginare di essere un leone, regalare la propria coda a un scimmia, ascoltare un ruscello, parlare con un unicorno, porsi quesiti felicemente irrisolvibili, aspettare un amico, perdere sbadatamente il proprio elefante, mangiare insieme minestra di pollo, avere una gemella, correre, diventare un cavallo, litigare con sei fratelli, riparare dal freddo una bambola vestita leggera, andare dappertutto, ridere al telefono, gironzolare, filosofare, essere felici e molto altro. 
Va da sé che A Hole is to dig diventa subito un fenomeno culturale. Un libro epocale. 
La freschezza e l'ironia così come la falsa percezione sia un libro dolce e sentimentale sono tutti fattori che hanno contribuito al suo successo. 
Nel suo piccolo è un libro radicale in cui gli impulsi 'incivili' dei bambini sono preservati. Essere bambino voleva dire non avere potere, non avere voce, corretto nel parlare e costretto nell'agire. 
In A Hole is t dig si assiste alla garanzia di rispetto dei bambini, del loro fare e del loro parlare. 
Alla fine del 1957 la Nordstrom sancisce la sua stima nei confronti dei due organizzando un'edizione commemorativa del libro che a cinque anni dalla prima edizione ha venduto in totale 80.000 copie! 


Ma se così è andata, perché Open House for Butterflies - Una casa per le farfalle - esce solo nel 1960? Tutti e tre, Sendak Krauss e soprattutto Nordstrom patiscono la sindrome della seconda prova. 
Sendak, quando legge il testo, percepisce una sorta di seconda puntata di un capolavoro irripetibile. Avverte una certa mancanza di spontaneità che smentisce la vivacità del libro a cui ha lavorato alacremente tutto il 1951. 
I suoi personaggini non hanno più quella spontaneità, quella goffaggine, quella silliness. Ora gli sembrano come irrigiditi rispetto al primo libro. Inoltre percepisce la sempre maggiore fatica di Krauss a confrontarsi con i propri illustratori. 
 Anche Nordstrom dubita che il nuovo progetto, dal titolo provvisorio New Words for Old, possa dimostrarsi all'altezza del primo. 
Non le sembra che abbia la stessa freschezza (effettivamente...) e quindi suggerisce alla Krauss di continuare a lavorarci. 


Lei, piccata, sostenendone la medesima autenticità delle fonti e sei mesi di duro lavoro sul campo, lo difende. Ma tant'è. Il libro esce solo a otto anni di distanza. 

 "Nonsucco è una bella parola per quando hai un bicchiere di non succo. 
Canecane è una bella parola per quando vedi un cane che vedi anche allo specchio 
Io ho un bi-ciclo Io ho un tri-ciclo Io ho un rotto-ciclo. 
Rotto-ciclo è una bella parola da sapere." 

E nel frattempo, accade l'imprevedibile: Ruth Krauss, con il tempo che passa, smette di considerarsi un'autrice di libri per bambini. 
Ora, nel 1960, dice di sé di essere poeta, e come tale dichiara di non essere più sicura di nulla...
I guess I like Open House for Butterflies. I'm not sure, of course! 

 Carla 

Un buco è per scavare, Ruth Krauss, Maurice Sendak (trad. Sergio Ruzzier) Adelphi 2025 
Una casa per le farfalle, Ruth Krauss, Maurice Sendak (trad. Sergio Ruzzier) Adelphi 2025 
How to make an EarthquakeRuth Krauss, Crockett Johnson,  Harper 1954 
Crockett Johnson and Ruth Krauss: How an Unlikely Couple Found Love, Dodged the FBI, and Transformed Children's Literature, Philip Nel, University Press of Mississippi 2012

venerdì 24 novembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LUPI SPAVENTOSI


Questa storia è piena di topoi letterari, che vanno dal fiabesco al fantastico, non disdegnando complotti, istitutrici sadiche, saggi servitori e colpi di scena ben distribuiti.
Si tratta della cifra stilistica di Joan Aiken, scrittrice britannica insignita nel 1999 dell’Ordine dell’Impero Britannico per i meriti conseguiti nella letteratura per l’infanzia, che ama mescolare sapientemente generi letterari e linguaggi.
Adelphi ci propone, con la traduzione di Irene Bulla, le illustrazioni di Pat Marriott, un saggio finale illuminante di Brian Phillips e una magistrale copertina di Edward Gorey, ‘I lupi di Willoughby Chase’, scritto nel 1962, ma dal sapore nettamente ottocentesco.
La trama parte da un antefatto fantastico, che vede la Gran Bretagna retta da un ipotetico Re Giacomo III e collegata alla Francia da un tunnel sottomarino, da cui, imprevedibilmente, i lupi sono tornati ad invadere il territorio inglese.
Nella tenuta di Willoughby Chase vive la famiglia di sir Willoughby Green, in partenza con la moglie per le Indie a causa della cagionevole salute della consorte; i coniugi affidano la giovane vivacissima figlia Bonnie ad una severa istitutrice, Letitia Slighcarp. Bonnie sarà raggiunta dalla cugina Sylvia che vive in condizioni miserevoli con l’anziana zia Jane.
Già qui si mescolano i temi del fantastico, in cui dominano gli affamati lupi che popolano il paesaggio invernale, e del realismo dickensiano, con la descrizione minuziosa delle miserabili condizioni dei più poveri. E, in più, il prevedibile complotto di miss Slighcarp e dei suoi complici, ai danni delle bambine e della devota servitù, che ammanta la vicenda di mistero e di avventura, in cui i buoni faticano non poco ad affermare le proprie ragioni nei confronti di cattivi senza redenzione come l’ambiguo signor Grimshaw e la perfida signora Brisket.
Tutto ruota intorno alle proprietà di sir Green, cui aspirano senza ritegno miss Slighcarp e compari, mettendo in piedi una gigantesca truffa per impossessarsi dell’ingente patrimonio, relegando le due inopportune, ma intraprendenti bambine in un orfanotrofio che assomiglia strettamente ad un carcere. L’occasione per portare avanti il complotto si presenta con la notizia del naufragio della nave su cui viaggiavano i coniugi Green.
Non svelo il finale, che è prevedibile, e qui sta il suo bello, anche nell’articolata e severa punizione dei cattivi.
Nel mescolare i generi letterari, l’autrice si compiace ad inserire, in un racconto in cui la prevedibilità è necessaria, passaggi paurosi: l’attacco dei lupi al treno, o l’imprudente pattinata sul fiume gelato, orchestrata dalle due bambine, mentre da lontano si sentono agghiaccianti ululati.
Le illustrazioni in bianco e nero di Marriott sottolineano con un pizzico d’ironia la cattiveria dei cattivi e l’innocenza dei buoni.
La lettura, divertente per i lettori più allenati, appassionante per lettrici e lettori alle prime prove impegnative, si presta perfettamente anche alla lettura ad alta voce.
Lettura caldamente consigliata a partire dai nove anni.

Eleonora

“I lupi di Willoughby Chase”, J. Aiken, trad. I. Bulla, Ill. P. Marriott, con un saggio di B. Phillips, copertina di E. Gorey, Adelphi 2023







mercoledì 29 aprile 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PROFUMO DEL GI-NE-PRO

Il riccio nella nebbia, Sergeij Kozlov, Jurij Norstein, 
illustrazioni di Francesca Yarbusova, (trad. Livia Signorini)
Adelphi 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Ogni sera Riccio andava a casa di Orso a contare le stelle. Accovacciati su un tronco i due sorseggiavano il tè e guardavano il cielo stellato, sospeso sopra il tetto proprio dietro al comignolo. Le stelle a destra del comignolo appartenevano a Orso. Quelle a sinistra erano di Riccio."


Con il suo fagottino che contiene un barattolo di marmellata di lamponi Riccio si mette per strada, attraversa la pineta e non smette di guardare il cielo stellato, anche nel riflesso della pozzanghera. Un gufo lo segue e lo imita, anche quando, passando, Riccio manda il suo saluto al fondo del pozzo.
All'improvviso la nebbia. 


Un cavallo bianco ha le sue zampe immerse in quella lattigine impalpabile. Riccio la attraversa, gioca con le falene, con una foglia secca che nasconde una lumaca sotto di sé. Schiva un volo di pipistrelli, ma ormai la nebbia lo avvolge sempre di più, facendogli sparire ogni cosa davanti.
Con l'aiuto di un bastoncino arriva a rifugiarsi nella cavità di un grande albero, ma poi scappa perché la nebbia gli turbina intorno e gli sembra di essere inseguito da pipistrelli, lumache elefanti e dal gufo. Anche il fagotto sembra introvabile, fino a che un cane, arrivato dal nulla, non glielo posa sulle zampine. Perso ogni orientamento finisce nel fiume e dalla corrente si fa trasportare, ma quando le forze lo stanno abbandonando, Qualcuno lo trasporta al sicuro sulla riva. Sfinito Riccio si siede su un tronco, finché Orso, che lo aveva invocato nella disperazione, non lo raggiunge trafelato. Ha preparato ogni cosa e, finalmente di nuovo insieme, sulle sedie di vimini, prenderanno il tè e conteranno ancora una volta le stelle.
Solo un pensiero di Riccio scappa verso il Cavallo nella nebbia, se la caverà?

Tra i criteri di scelta di un libro c'è quello che si fonda sulla fiducia nei progetti editoriali. Il progetto editoriale di Adelphi non è affare da raccontare qui. Forse però vale la pena mettere in chiaro e per iscritto che la fiducia la merita. Tutta e sempre.
Rari e preziosi sono i libri che Adelphi pubblica nella collana I cavoli a merenda, una collana dedicata ai lettori più giovani, di cui però solo di rado i grandi flussi di comunicazione si occupano. Forse non è un caso, perché i libri in collana sono oggetti molto raffinati, che hanno spesso radici che affondano nel passato, in odore di classici. Purosangue i suoi autori: da Sendak a Sis, da Cneut a Gorey, da Richler a Sto, dai coniugi Dugin alla coppia Norstein-Yarbusova.
Questo è per dire che un libro del genere non va lasciato giù. 
A prescindere, non può tradirti.
Chi siano questi due artisti russi, entrambi provenienti dal mondo della cinematografia, Jurij Norstein (qui nella scrittura supportato da Kozlov) è considerato il miglior autore russo di animazione e la Yarbusova è la sua scenografa di sempre. La storia di questo personaggio particolarissimo, un artista visionario con una inguaribile nostalgia per un'Unione sovietica che non esiste più, che da trentanove anni lavora all'animazione de Il cappotto di Gogol, la si può apprendere ancora una volta grazie ad Adelphi, nel libro che racconta la sua storia (Verrà il lupetto grigio, di Brian Phillis). Delle qualità della Yarbusova parlano le illustrazioni. Una su tutte, il cavallo nella nebbia. La storia di questo piccolo riccio che ha abitudini tenere e che attraversa la natura con un intreccio di timore e di meraviglia e che non può e non vuole dimenticare ciò che ha incontrato sulla sua strada, sembra essere, ironia della sorte, una sorta di alter ego di Norstein. 


Dimostrano entrambi, a vedere le loro storie, di avere la medesima sensibilità e purezza d'animo, la medesima poesia espressiva, il medesimo stupore negli occhi.
Il riccio e la nebbia nasce, ovviamente, come breve animazione nel 1975. La Petruševskaja, con la quale all'epoca stava progettando la scrittura di un altro film di animazione, gli disse camminando in un parco che il progetto era in un vicolo cieco, perché mai e poi mai avrebbe potuto fare qualcosa di più bello del Riccio nella nebbia

 
Le cose andarono diversamente, forse anche per merito della scrittura di Ljudmila: con Il Racconto dei Racconti del 1979 vincerà importanti riconoscimenti anche internazionali e tutti lo considereranno la sua summa poetica e il più bel film di animazione di sempre.
La cosa che lascia stupiti i lettori del libro, all'epoca lasciò senza parole sia i bambini che gli animatori che si chiesero come fosse possibile renderla così viva.
Nel libro tutto questo si attenua, ma quella nebbia è davvero una magia, nel suo nascondere e svelare. 

In questa rarefatta, quanto (o)scura atmosfera ci sono alcuni punti fermi e luminosi: l'amicizia tra Riccio e Orso, che è ad evidenza una sicurezza per entrambi; l'esplorazione della natura che ha una sua voce molto precisa ed è protagonista e non solo sfondo. A tal proposito, Norstein afferma che nessuno meglio della Yarbusova dimostra di avere sensibilità più adatta per raccontare la natura. Questa attraversata di bosco, ovviamente, assume carattere onirico e diventa esercizio spirituale nei confronti delle proprie inquietudini.
Dunque, dopo amicizia, esplorazione nella natura ed esplorazione nel proprio intimo, si aggiunge l'altra grande questione che il libro pone: il mistero che fino in fondo non si svela. Da un parte, le visioni di Riccio, che ricordano per costruzione del Il sonno della ragione di Goya e dall'altra, l'arrivo di Qualcuno, il traghettatore gentile; ecco la gentilezza, per esempio in quel paziente ripetere gi-ne-pro, è l'altro elemento che tiene insieme questa storia.



È quella stessa gentilezza e premura per l'altro che ricorda gli animali del bosco di Tellegen o quelli della Perret o ancora Luigi di Katharina Valckx. Ultimo elemento, trattandosi di una trasposizione su carta di quello che Miyazaki considera uno dei film d'animazione suoi preferiti, è la meraviglia.
La meraviglia di perdersi e di ritrovarsi, la meraviglia di saper guardare con occhi sempre nuovi: il volo delle falene, la lucciola sul filo d'erba, la poltroncina di vimini e quel magnifico cavallo.


Sì, è meraviglia.

Carla

venerdì 4 gennaio 2019

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


DEL MARE E DEI SUOI ABITANTI

Comincio questa passeggiata fra balene e capodogli, e anche orche, fra indiani mapuche e feroci balenieri, con l’ultimo racconto firmato da Luis Sepulveda per Guanda: ‘Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa’.


Confesso che all’inizio ho pensato che cominciare l’anno con una storia che, contro qualsiasi previsione, non è affatto consolatoria e non prevede lieto fine, non fosse proprio di buon auspicio per l’anno che è appena iniziato. Ma ho anche pensato che è una storia che regala consapevolezza e di questa abbiamo e avremo tanto bisogno.
L’incipit è di quelli che restano impressi: su una spiaggia del sud del Cile si è arenato un grande capodoglio grigio, quasi bianco; i pescatori del luogo portano la carcassa al largo, dove, svuotata, potrà sprofondare negli abissi dell’oceano. A piangerla un bambino, un mapuche che ricorda le antiche leggende del mare. Ma a raccontarle al nostro narratore sarà la balena stessa, attraverso una conchiglia. Ed ecco quindi dipanarsi la storia di questo gigante del mare che nel tempo ha protetto la popolazione dei cetacei e degli umani che vivono in sintonia con essi. Sono antiche leggende che legano i lafkenche, popolazione rivierasca appartenente all’etnia mapuche, al mare e ai suoi abitanti. In particolare alle balene, custodi del viaggio che le anime dei defunti compiono verso l’isola di Mocha.
E’ anche la storia di una lotta mortale con i balenieri, predatori spietati e incoscienti, disposti a tutto per il loro inconsistente bottino.
E’ una lotta mitica, che ripercorre, al contrario, il racconto di ‘Moby Dick’.
Da mostro inconoscibile e violento, il capodoglio diventa il simbolo di un’altra civiltà, meno predatoria, distrutta insieme agli animali che la rappresentano simbolicamente.
In questa storia, raccontata con il consueto stile di Sepulveda, che sceglie ancora una volta i toni della favola e della leggenda, non è pensabile un lieto fine. Per la storia già nota, ma anche più direttamente per quello che racconta, una lotta impari contro la ‘civiltà’ della distruzione e del consumo compulsivo delle risorse naturali. Non c’è gara.
Per questo, il libro di quest’anno non ha scalato le classifiche di vendita: non è una storia rassicurante, non ci dice che tutto andrà bene, al contrario ci racconta come la nostra cultura abbia fatto e faccia tuttora il deserto intorno a sé. Temi attualissimi, urgenti, esposti qui in forma favolistica, ma non per questo meno efficace.
Il capodoglio di cui si parla in queste pagine non è la creatura potentemente simbolica del romanzo di Melville e nulla della complessità del romanzo traspare nel racconto di Sepulveda. E’ proprio un altro mondo, quello di cui parla l’autore cileno: un mondo reale, concreto, fatto di vite umane legate al mare da vincoli strettissimi, di animali padroni dei grandi spazi oceanici, distrutti entrambi, o quasi, dall’incedere ossessivo del ‘progresso’.


Di questi animali, padroni dei grandi spazi oceanici, e del loro mistero parla anche l’albo dell’autrice inglese Jo Weaver, ‘Piccola balena’, pubblicato da Orecchio Acerbo. Ancora una volta il racconto per immagini del viaggio affrontato da una balena grigia con il suo cucciolo, dai mari caldi della California verso il grande Nord, è suggestivo, ma per nulla retorico: racconta di un’impresa, durissima e pericolosa, soprattutto per una giovane esemplare inesperta che trova l’unico aiuto nella madre. Madre e piccola, infatti lasciano le latitudini meridionali per ricongiungersi al resto del branco, nei freddi mari del Nord. 


Le immagini, tutte giocate sulle sfumature di un perfetto disegno a carboncino, raccontano quello che il testo non dice: la maestosità, l’imponenza e l’eleganza di animali di grandissime dimensioni e di sorprendente agilità. E gli spazi infiniti, le immensità abissali di cui sappiamo veramente poco. Questo albo, come il precedente ‘Piccola orsa’, rappresenta una particolare modalità di racconto, e racconto per immagini, coinvolgente ma nello stesso tempo rispettoso della realtà naturale.


Certo, le balene o i capodogli o le orche fra loro non parlano con parole umane; eppure esprimono una grande raffinatezza espressiva, come ha estesamente documentato Carl Safina in ‘Al di là delle parole’, pubblicato da Adelphi.
Qui, a dimostrazione della fondatezza di alcune osservazioni espresse dalle popolazioni locali, si afferma l’esistenza di ‘menti’ animali, soggettività complesse alla base di gruppi sociali molto articolati. Soggettività che possono cambiare la vita di un branco.
Sepulveda parla di un capodoglio mitico, talmente eccezionale da entrare nella leggenda; Weaver descrive con partecipe attenzione un aspetto della vita delle balene grigie. Safina ci porta dentro il loro mondo, per mostrarci quanto poco ne sappiamo e con quale tracotante arroganza l’abbiamo finora trattato.
Come nel mondo mapuche, noi e loro partecipiamo in realtà della stessa natura senziente; e questo mondo, in gran parte sconosciuto, è proprio ciò che stiamo pervicacemente distruggendo.
La consapevolezza di questo è l’unico vero antidoto a un mondo che rifugge il pensiero e la riflessione, che ignora le contraddizioni e nega un futuro diverso.
Per fortuna ci sono i libri ad aprirci gli occhi, a noi grandi in cerca di risposte e a bambine e bambini in cerca di domande ancora più ardite.
Eleonora

“Storia di una balena bianca raccontata da lei medesima”, Guanda 2018
“Piccola balena”, J. Weaver, Orecchio Acerbo 2018
“Al di là delle parole”, C. Safina, Adelphi 2018


venerdì 5 agosto 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER CHI VUOLE VEDERE LA SIRENA
 
Papà Orso torna a casa, Else Holmelund Minarik, Maurice Sendak
(trad. Livia Signorini)
Adelphi 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (da 4 anni)

"'Ciao Gallina'.
'Ciao Orsetto'.
'Indovina un po'' dice Orsetto.
'Cosa?'
'Oggi Papà Orso torna a casa'.
'Ah sì?' dice gallina.
'E dov'era?'.
'A pescare in alto mare, al largo' risponde Orsetto.
Al largo. Perdindirindina!'.
'Sì' dice Orsetto 'e forse ha visto una sirena'."

Pescare una sirena è una cosa che sanno fare solo i grandi, forse.
Orsetto pesca pesci piccoli, ma a Mamma Orsa vanno bene anche così. E questo è certo.


Con il suo amico Gufo pesca polipi e balenotte, forse.
E mentre tutto questo accade, Papà Orso fa ritorno a casa. E questo è certo.
Tra la realtà e la fantasia, l'attesa si fa grande e diffusa: Orsetto ha raccontato a tutti che suo papà pesca al largo dove forse ha visto le sirene. Lo aspettano trepidanti anche Anatra, Gallina, Gatto, con la grande curiosità di vedere la sirena, con i suoi capelli blu e verdi e gli occhi d'argento, forse.


Papà Orso, però, non ha nessuna sirena da mostrare. Nessuna sirenina, ma d'altronde Orsetto aveva detto forse...Ma in quelle belle conchiglie che lui ha portato per davvero si sente il mare e anche una sirena, forse.
Il sogno di vedere una sirena non passa e, durante un pic nic al fiume, il desiderio si riaccende. Chissà, se non è troppo timida forse si farà vedere e la potremmo invitare a giocare con noi. Con le sirene non si può mai dire. Mai.
 

Un libro che ha i miei anni esatti. Io invecchio, lui no. Adelphi, che è casa editrice sapiente ed elegante, pubblica per l'infanzia solo pochi libri, in una collana che già solo con il titolo ne denuncia la 'stravaganza', libri che però, nonostante siano come I Cavoli a merenda, rispettano alla perfezione l'impronta dell'editore (Roberto Calasso, L'impronta dell'editore, Adelphi 2013): pochi nomi ma potenti, tra cui Peter Sìs, Edward Gorey, Carll Cneut e Sendak in coppia con Else Holmelund Minarik.
Tutti libri che possono considerarsi classici della letteratura.
Questa seconda uscita della saga di Orsetto, scritta da questa autrice trapiantata negli Stati Uniti, ma di origine danese, e illustrata da Maurice Sendak testimonia una volta di più come un libro diventi un classico quando ha ancora cose da dire a 57 anni dalla sua prima pubblicazione. Quattro brevi racconti, costruiti essenzialmente su dialoghi serrati, che raccontano l'immaginario sconfinato dei bambini e delle bambine, raccontano le aspettative che essi nutrono nei confronti dei genitori, e dall'altra raccontano la capacità dei genitori di alimentare i sogni dei loro piccoli. 


In un mondo tutto abitato da animali, quello creato da Sendak, dove però abiti e abitudini sono  presi a prestito dal mondo degli uomini, in un mondo di altri tempi (anche per il 1959 erano altri tempi), dove le mamme sono in cucina e i babbi leggono il giornale in poltrona, si riescono comunque a riconoscere emozioni e sentimenti di assoluta attualità.
Impossibile non fare il paragone tra Orsetto e Piccolo Elefante di Sesyle Joslin e Leonard Weisgard (Orecchio acerbo 2014, 2016).
Non credo siano casualità i percorsi di Weisgard e Holmelund Minarik, tra USA e Danimarca, non credo sia casualità che Sendak illustrasse anche i libri di Sesyle Joslin...


Messe a confronto le due serie, quella di Orsetto e quella di Piccolo Elefante, si ritrovano gli stessi dialoghi serrati che costituiscono la spina dorsale dei racconti e lo stesso tono sottilmente ironico. Si ritrova un mondo ormai passato con le mamme con i vestiti alle caviglie e con i grembiuloni da cucina e i babbi con le vesti da camera, sprofondati in poltrona in attesa della cena. Si ritrova una visione dell'infanzia che si alimenta di immaginazione, di curiosità, di scoperta, di illimitatezza, di scarso senso del tempo e della realtà. Si ritrova una tipologia di adulti che, pur nella loro dichiarata alterità rispetto ai piccoli (non sono mai pericolosi genitori amici), sanno essere genitori attenti ascoltatori e sanno altresì avere rispetto dei sogni e dei desideri dei loro bambini e, soprattutto, sanno nutrirli di possibilità.



Carla

giovedì 10 aprile 2014

FAMMI UNA DOMANDA


LORENZ E IL SUO ANELLO


Ci sono libri che ti restano nel cuore e qualche volta ti condizionano la vita. Per me un libro fondamentale è stato L’anello di Re Salomone, di Konrad Lorenz, letto in età giovanile, quando la passione per gli animali era un hobby. In quel libro, rivolto ai ragazzi, ma apprezzato tuttora anche dai neofiti dell’etologia , raccontava la sua straordinaria vita nella casa di Altenberg, vicino a Vienna; lì Lorenz allevò ogni specie di animali, ma soprattutto taccole, simili ai corvi, e oche selvatiche, che studierà a lungo. In questo luogo fantastico si svolgerà buona parte della sua vita, vi cresceranno i suoi figli e una quantità smisurata di animali.
Questa vita straordinaria, gli studi che Konrad condusse, le scoperte, fino al premio Nobel sono raccontate dal bravo Luca Novelli in Lorenz e il segreto di re Salomone, nella collana di Editoriale Scienza Lampi di genio. Lorenz era un medico ed un naturalista, convinto che studiare il comportamento degli animali in natura avrebbe permesso di valutare l’nfluenza del comportamento nell’evoluzione delle specie. Fino a quel momento l’osservazione del comportamento animale avveniva nei laboratori, poveri animali!, oppure era occasionale, aneddotico. Con il rivoluzionario metodo di Lorenz, osservare il comportamento spontaneo degli animali nel loro ambiente, fu scoperto, per esempio, l’imprinting, quel processo per cui il pulcino appena nato ‘fissa’ l’immagine della madre, determinando l’attaccamento ad essa e la successiva scelta di un compagno. Famosa la foto che ritrae Lorenz far il bagno con un gruppo di anatroccoli, che lo avevano individuato come madre.
L’etologia da allora ha fatto enormi progressi e alcune delle teorie di Lorenz sono state modificate o superate. Resta l’approccio rivoluzionario, l’aver trasformato una passione in metodo, in conoscenza; in qualche modo ha avvicinato gli animali agli uomini e viceversa, in quanto tutti parte dello stesso mondo animale. Su questa strada lo hanno seguito in tanti, per esempio Jane Goodal, che ha studiato per anni gli scimpanzé e su cui Il Castoro ha pubblicato un illustrato, Io...Jane , e Dian Fossey, che ha passato buona parte della sua vita insieme ai meravigliosi e pacifici gorilla di montagna. Editoriale Scienza ha da poco ristampato La mia vita tra i gorilla, la vita della Fossey raccontata da Vichi de Marchi.
Quando scrivevo la tesi sulla storia dell’etologia, ho avuto fra le mani un’edizione del testo di Darwin L'espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo, dell’inizio del '900, quando ancora l’evoluzionismo era scandalosamente rivoluzionario. E lo è ancora oggi, poiché, nel pensiero comune, ci si sente diversi e superiori al resto del regno animale. Ma è da lì che veniamo, lì sono le radici di alcuni comportamenti, lì ci possiamo ancora interrogare su cosa, per esempio, sia la coscienza.
Se Konrad Lorenz verrà ricordato per i suoi studi, lo sarà anche per la vita strordinariamente libera e felice che ha potuto condurre. In uno dei suoi ultimi libri racconta la sua grande incredibile emozione quando il suo stormo di oche selvatiche, dopo una migrazione di centinaia di chilometri, tornando ad Altenberg rivolgeva a lui e solo a lui, fra gli umani, il saluto del ritorno.
Questo è uno dei casi in cui una passione nata nell'infanzia diventa lo spunto formidabile per il lavoro di una vita. Anche se non si diventerà mai dei geni, coltivare le curiosità infantili è un modo per custodire delle possibili felicità. Citando il titolo di un recente saggio di pedagogia, Lasciateli giocare con gli orsi! E avrete dei bambini/e più felici.
Eleonora
Lorenz e il segreto di re Salomone”, L. Novelli, Editoriale Scienza 2014
L’anello di re Salomone”, K. Lorenz, Adelphi 1967
La mia vita tra i gorilla. Dian Fossey si racconta”, V. De Marchi, Editoriale Scienza 2006, 2014
Io…Jane”, P. McDonnell, Il Castoro 2012


lunedì 1 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL LIBRO E LA SUA FORMA

La conferenza degli uccelli, Peter Sís
Adelphi, 2013

ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)

  "Una bella mattina,
al risveglio da un sogno agitato,
il poeta Attar si accorse di essere un'upupa..."


E, da upupa, convocò tutti gli uccelli per parlar loro e farli riflettere sulle tante afflizioni del mondo: rivolte, poca acqua e poco cibo, infelicità. Solo un re che abbia tutte le risposte potrà salvarli e l'upupa che conosce molti segreti e ha visto il mondo sa dove trovarlo. Si chiama Simurg e vive sulla montagna di Kaf, aldilà di sette valli.
Il loro lungo e pericoloso viaggio comincia. Dall'alto, dai quattro angoli della Terra, ogni cosa pare loro minuscola: i pianeti sono lentiggini, le montagne fili di perle, i deserti granelli di sabbia, i mari gocce di pioggia.
Come in ogni percorso di viaggio iniziatico, non tutti gli uccelli arriveranno alla meta, almeno non nello stesso momento.
Dopo aver attraversato le sette valli, ognuna generatrice di una domanda interiore, di un dubbio esistenziale, solo trenta uccelli dell'intera moltitudine, giunti al loro traguardo, capiranno che il viaggio in realtà sta cominciando solo ora e che le risposte non vanno cercate negli altri, in un altrove esterno, ma sono sempre frutto di un percorso interiore.


Dal poema di Farid ad-Din Attar, poeta sufi della fine del secolo dodicesimo, uno dei principali mistici iraniani, Peter Sís parte a sua volta per un suo personale viaggio iniziatico che lo vede all'opera nel realizzare tavole di una complessità insolita anche per lui.
Migliaia di uccelli, disegnati uno per uno a pennello, ogni volta diversi tra loro. Ogni esemplare studiato nel dettaglio e, contemporaneamente, ciascuno parte di un tutto, come in un elaboratissimo puzzle. 


La complessità del testo ha una rispondenza simmetrica nell'illustrazione che, in alcune tavole, sembra addirittura voler rendere omaggio all'arte persiana, radice prima del libro.
Pubblicato due anni fa da Penguin, negli USA è stato acclamato come il primo libro di Peter Sís per adulti. In verità mi sembra più corretto definirlo un libro universale -obiettivo che lo stesso autore si prefigge.
Il senso più profondo del poema e del riadattamento di Sís mi pare possa essere condiviso al pari da un pubblico di lettori in crescita come pure da un pubblico di lettori cresciuti.
Il viaggio meraviglioso e terribile, cui si sottopongono gli uccelli in cerca di risposte e di soluzioni al loro malessere, non mi pare poi troppo diverso o distante dal percorso che ogni adolescente ha di fronte a sé nel naturale passaggio da un'età all'altra.
Ancora di più, la rivelazione finale di Farid ad-Din Attar mi sembra condivisibile e spendibile di fronte a ragazzi che sono in cerca di coordinate sicure per la loro personale rotta di viaggio.
Quindi ben venga la scelta coraggiosa di Adelphi di pubblicarlo nella collana Cavoli a merenda.
Due parole vanno dette sulla qualità editoriale di questo libro. Proprio una settimana fa Roberto Calasso, nel presentare il suo ultimo libro L'impronta dell'editore,  ragionava di libri ed editoria. Ogni singolo libro è parte di un tutto. Proprio come ogni singolo uccello è parte di un tutto che lo comprende. 


Strabilianti affinità tra libri.
Il libro di Peter Sís corrisponde perfettamente al concetto di 'forma' che lega e unifica tutti i libri Adelphi, ovvero un testo (e un'illustrazione, aggiungo io) che si distingue per densità di pensiero che poi si deposita sulle pagine di un libro, un libro che è frutto di un processo artistico e che è parte coerente di un processo più grande, un libro che porta in sé l'essenziale e in ultimo un libro che ha la facoltà di trasformare il lettore, nell'atto della lettura, da un prima a un dopo.
I libri Adelphi, e questo non fa eccezione, si possono considerare capitoli singoli di un libro unico che li comprenda tutti; vale a dire che ogni libro pubblicato va a combinarsi in senso armonico con tutti quelli che lo hanno preceduto e questo dà alla casa editrice una propria 'forma'.
Non tutti la hanno, ma quella di Adelphi da cinquant'anni è sotto gli occhi di tutti.

Carla