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sabato 31 dicembre 2022

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2022


perché
qui lo sguardo è in presa diretta, racconta ciò che lo stesso autore ha vissuto, negli anni venti del secolo scorso, a Bangu. una storia di povertà e di desiderio di riscatto: Zezé ci racconta il suo mondo, le case malandate, il treno che porta in città, il Natale senza regali, e nello stesso tempo il pensiero travolgente, che cambia natura alle cose, che permette di sognare di diventare un giorno poeti.


perché
tutto ruota intorno alla questione di un incontro, ossia c'è qualcuno che è solo e sta sostanzialmente fermo al suo posto e di lì - casualmente - transita qualcun altro che è però diretto altrove. Ma anche qui Stark non si accontenta, perché dal seme dell'incontro fa nascere anche un'altra pianta: quella del desiderio che si ha degli altri (un bisogno che sfiora il confine verso la maternità/paternità). A peggiorare la solitudine della Creatura e ad aumentare ancora una volta i divari tra le due, ritorna la questione tempo. Lei è tanto sola ed è in cerca di un affetto per sempre, mentre la Piccolina ha un'esistenza effimera. Se incontro ci sarà durerà lo spazio di un giorno. 
Altro struggimento per chi legge.

Agosto 2022


perché
Baccalario racconta questa storia che pesca a piene mani nella storia reale di una città, Trieste, e deL  manicomio, rivoluzionato da quel grande psichiatra che è stato Franco Basaglia; la arricchisce a ogni capitolo con un ritratto, fra il vero e l’immaginario, dei degenti giocatori, delle loro parabole di vita, con uno stile che mescola, in giusta dose, commedia e dramma, con quel necessario pizzico d’indignazione, dettata dalle ingiustizie e dai pregiudizi che circondavano queste persone.




perché
La serietà impera in tutti i suoi libri eppure, non mi risulta che ne esistano esempi in cui i lettori, grandi o piccoli che siano, non scoppino in risate fragorose e non saltino almeno una volta sulla sedia per lo stupore. Possibilmente alla fine delle storie che racconta. 
E come Buster Keaton aveva capito molto bene, vedendo che la gente al cinema si sbellicava molto di più alle sue facce inespressive, piuttosto che a quelle sofferenti o arrabbiate, tanto più Meschenmoser dà vita a personaggi che si prendono così tanto sul serio che i lettori non possono fare a meno di ridere di loro! 

Settembre 2022



perché
Scoprire gli animali nascosti nel cielo, fra le stelle e magari chiedersi quali storie possano raccontare; chiedersi anche cosa possano essere quei puntini luminosi che brillano nell’oscurità della notte (sempre che si riesca a vederli!), ecco aperta la strada a un’infinità di domande, che è poi il fine vero di ogni buon libro di divulgazione.


perché
Il racconto di Ahmed, quello di Aziz e in ultimo quello di Sony. Tre voci per un'unica storia. 
Una storia che è contemporaneamente il racconto verosimile di un percorso di crescita, difficile, attraversato dalla guerra, da separazioni, rimorsi, e tentativi di riscatto. 
Ma è anche lo spunto per porre in essere una tragedia - attraversata da un dilemma, come accade in quella classica o in quella shakespeariana. 
E ancora: è una parabola dal tono universale per ragionare sul male che incarna la guerra, senza remissione, senza redenzione. 
Ed è anche una galleria di una umanità diversissima nelle sue sfumature. Al suo interno si riconoscono la debolezza di un padre e la forza di una madre, l'indissolubilità di un legame tra fratelli, la spregiudicatezza di chi decide del destino di altri, l'incertezza e l'ingenuità di chi non sa, di chi della guerra - per sorte - ne ha solo sentito parlare... 
Un libro che dimostra una grande originalità nella struttura e nel suo punto di osservazione che, solo sul finale, arriva a coincidere con gran parte dell'esperienza creativa di chi lo ha scritto: Tremblay non è solo un romanziere, ma anche un drammaturgo di calibro. 

Ottobre 2022


perché
Sono dunque due i fili narrativi che si intrecciano, in un racconto incalzante e avvincente: uno riguarda la crescita di Dima, la maturazione di un senso di alterità e di distanza da quegli adulti che all’inizio ammirava e aveva preso a modello, un sentimento all’inizio confuso e poi, via via, più chiaro di amore per la natura e soprattutto di rispetto per essa.



perché
come sempre dietro l'ironia che lo attraversa, si intravedono anche moltissime altre cose che hanno a che fare con l'umanità intera. Sotto le piume di quell'anatra zoppa e di quella gallina cieca ci siamo tutti noi, per un verso o per l'altro. 
A titolo di esempio, si guardi quell'anatra codarda che preferisce il proprio cortile buio e polveroso, la sua comfort zone, a qualsiasi altro luogo di cui ha contezza solo per sentito dire. Non se ne parla di partire senza una meta. 
Quanti di noi di fronte all'idea di intraprendere un viaggio, mai e poi mai lo farebbero da soli, mai e poi mai andrebbero alla ventura, senza aver già tutto pianificato... 


Novembre 2022



perché
Bomber’ è un romanzo complesso, che affianca alla dimensione avventurosa, che contraddistingue le scelte stilistiche di Dowswell, un intreccio che connette diversi aspetti di un brevissimo lasso di tempo, dall’agosto al dicembre del ‘43: le battaglie nei cieli, la vita nelle città sotto attacco, la guerra combattuta dai civili, dagli eserciti regolari e irregolari.




perché
è segnale di un profondo ragionamento di un genio creativo, nel romanzo si coglie all'istante una sua grande capacità di dare corpo - e soprattutto anima - a tutti quelli che transitano sulla pagina. E di farlo, ed è qui lo scatto di qualità, senza spendere neanche una parola su quello che esula dal mero accadimento. 
Mi spiego. Noi capiamo chi sia Theo solo attraverso quello che Theo fa o dice. Lo stesso accade per il signor Bunchley, per la piccola Victoria, per il signor Jones e il signor Norton e per tutti gli altri: da un punto di osservazione distante quanto basta li vediamo agire, li sentiamo parlare o tacere, dialogare o arrabbiarsi, lavorare, dormire, uscire, tornare, pranzare... e lentamente ma inesorabilmente sappiamo chi sono fino in fondo. 
Non una parola spesa da Raschka per spiegarci le cose. Lui, semplicemente, le fa succedere. Nessuna 'voce fuori campo' che spieghi. 
L'intelligenza del lettore è fatta salva.

Dicembre 2022



perché
Una storia di sentimenti, di emozioni represse, di solitudine raccontata con leggerezza, ironia, poesia. Lilo esprime uno sguardo ingenuo, che coglie però l’essenziale dei rapporti umani, scova la paura, suscita entusiasmo e allegria.




perché
la capacità di saper disegnare così bene i bambini e di saperlo fare attraverso una linea liquida con le trasparenze dell'acquerello. 
E tutto, meraviglia, in digitale. La loro individualità colpisce sopra ogni cosa. Primi piani o visioni di insieme sempre attenti, colti con grande attenzione e sensibilità e restituiti con grande talento e soprattutto onestà. Ed è proprio questa ultima caratteristica che li rende capaci di andare al di là del segno in sé e di muovere le corde dell'emotività. 

[FINE]


 

venerdì 31 dicembre 2021

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 

CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2021



perché

Imperdibile. Per svariate ragioni. La prima e la più evidente è la qualità della scrittura, che noi apprezziamo attraverso una traduzione impeccabile.
La seconda è il tono impresso alla narrazione: una leggerezza che prende forza dall'ironia e dalla comicità, a tratti surreale, ma nel contempo da una evidente partecipazione emotiva di chi scrive, nei confronti di tutti i suoi personaggi e riguardo alla questione di fondo. In una modalità di sospensione di giudizio, tutta nordica. Neanche un cedimento per tutte le trecento pagine.
La terza ragione che lo rende speciale è l'intreccio narrativo: anche qui nessuna debolezza, al contrario una tensione forte che sostiene la lettura. Un plot fitto fitto di fatti che si susseguono e si incastrano ad arte l'uno dopo l'altro, creando nella storia in sé una robusta rete di avvenimenti che sono la base solida su cui poggiano i piedi, loro, i personaggi. Questi, e credo sia la qualità migliore del libro, costituiscono una galleria molto varia di caratteri umani. Tutti a loro modo unici.



perché

Karol Ruth Silverstein ha una penna felice, la lettura scorre via veloce senza eccessi di enfasi, ma al contrario con meritevole leggerezza, fornendoci un realistico ritratto del mondo giovanile. Sono convinta che tante ragazze e ragazzi leggerebbero con piacere questo romanzo, che racconta la loro vita senza compiacimenti. Ma non so quante mamme e zie regalerebbero una storia così, con un argomento così difficile e con un linguaggio colorito, in cui il turpiloquio non è un’inutile volgarità, ma l’espressione di uno stato d’animo, di una effettiva impotenza di fronte ad un cambiamento così radicale.
Per questo, consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi dai quattordici anni in poi e la consiglio anche a quegli adulti che vogliano capire un po’ di più il mondo degli/delle adolescenti.


                                                Agosto 2021



perché

Il contrappunto, ovvero quel preciso rapporto dialogico tra testo e immagine costruito sulla distanza più che sull'assonanza, è evidente fin dal principio. Quello che vediamo e quello che sentiamo sembrano in apparenza armonici, mentre invece - proprio giocando sull'ambiguità costruita su un raffinatissimo montaggio di immagini - a lungo andare si separano, creando uno iato, che è il 'segreto' cui si alludeva prima. Un dettaglio fondamentale, a una prima lettura, tende a sfuggire, perché Smith, come ogni bravo regista, guida il nostro sguardo altrove, dove vuole lui.



perché 

Questo è un esempio di quel καλὸς καὶ ἀγαθός che rappresenta la filosofia sottesa all’opera di Renzo Piano: un bello che è buono, l’estetica unita all’etica. Il ‘bello’ che non è negato agli ultimi, alle periferie, ai paesi molto meno ricchi del nostro.
 Sono molte le riflessioni sul lavoro dell’architetto, del costruttore, contenute in questo libro ampiamente illustrato da Tommaso Vidus Rosin: il rapporto con il territorio, la scelta dei materiali, le soluzioni ardite anche quando sembrano irrealizzabili, la ricerca costante di armonia e misura, le cui idee erano così presenti nella cultura greca classica.
Sicuramente, proprio per le molte implicazioni concettuali, non è una lettura facilissima, ma può essere uno spunto interessante, stimolante per ragazzi e ragazze curiosi e attratti in particolare dalle tematiche della bellezza, dell’ambiente, delle città, magari in chiave ecologica. Parliamo quindi di ragazzi e ragazze dai dodici anni in su, possibilmente affiancati da genitori e insegnanti illuminati.

Settembre 2021



perché

A me che arrivo buona ultima su questo libro restano da fare solo due cose.
La prima: gioire che finalmente anche i bambini italiani possano avere questa meraviglia per le mani, una meraviglia piena di senso raccontata con parole e disegni di una chiarezza disarmante. Una storia che ruota intorno a un fatterello, ma che ha la potenza di un testo di filosofia morale. Sulle ragioni perché ci abbia messo quasi ottant'anni ad attraversare l'oceano, è meglio tacere. Gioisco della traduzione e della scelta del titolo che saggiamente slitta di poco rispetto all'originale, del fatto che nella copertina e nel frontespizio, come nella prima edizione americana, il nome di Ruth Krauss sia poco più grande di quello di Crockett Johnson.
La seconda: sostenere che i disegni e i testi possono essere considerati un canone, i primi per come sono distribuiti sulla pagina, per la loro estrema sintesi di segno e colore e nel contempo per la loro forte comunicabilità espressiva, piccoli dettagli nei gesti che si amplificano nel vissuto di ciascuno: quella mano interlocutoria della mamma, cui fa eco un testo possibilista, quella mano perentoria del fratello, cui fa eco un testo lapidario. 



perché

I testi sono di una chiarezza cristallina, nella loro semplicità e precisione, e sono accompagnati dalle belle immagini di Gioia Marchegiani, dettagliate quanto è necessario, ma anche evocative entrando nel testo per esprimere quello che il testo non può dire: che questo microcosmo non solo è importante, è anche pieno di bellezza.
L’immagine forse più evocativa è quella che domina la copertina, in cui la struttura evanescente di un alchechengi è resa in tutta la sua fragilità.
Credo che questo volume sia una delle migliori uscite della notevole collana PiNO, che Topipittori dedica alla divulgazione, ma anche una delle migliori uscite, in campo no-fiction, di quest’anno.

Ottobre 2021



perché

una recensione di una signora che si firma Valeria e che conclude le 10 righe di motivi per cui NON leggere il libro di Stark, con l'affermazione perentoria che il libro andrebbe ritirato.
Per amor di giustizia, ma anche per un po' di competenza (esperienza?) in questo ambito, diventa non solo utile, ma anche necessario sostenere da qui, che tutte le motivazioni che lei adduce come negative, andrebbero invece considerate come ragioni forti per leggerlo, farlo leggere e diffonderlo nell'aria con gli altoparlanti nei cortili delle scuole.




perché

Le illustrazioni di Gapaillard sono dettagliatissime, sia nella parte architettonica che in quella naturalistica, richiamando, in alcuni momenti, le stampe di Piranesi. Ma non c’è in queste immagini solo la precisione descrittiva dell’ambiente in cui si svolge il racconto: c’è il senso di stupore, c’è il grottesco delle figure umane asservite al dogma, c’è la disperazione di una rovina inarrestabile.

Novembre 2021



perché

Con Munari, con Iela Mari, con Carle, ma soprattutto con Ungerer, ma anche forse con Folon, con Delessert, Goffin condivide un percorso formativo comune. 
La loro esperienza di graphic designer li tiene insieme e gli permette di avere uno sguardo particolare e in qualche modo diverso da quello che può essere quello di un illustratore puro. 
Il grafico non teme la solitudine degli oggetti sulle pagine e non teme di concentrare lo sguardo su una forma singola, grande e solitaria. 
Un grafico affida al profilo dell'oggetto la sua forza comunicativa. Affida il dialogo con il lettore non tanto alla narrazione quanto piuttosto alla purezza del segno che deve colpire all'istante per leggibilità. 



perché

È un romanzo che apre numerose questioni: sul ruolo che abbiamo avuto e abbiamo nella biosfera dell’unico pianeta che abbiamo, su cosa sia vero coraggio, talvolta il non fare sarebbe meglio del fare, ma non siamo capaci di fermarci. Siamo ancora quel piccolo caparbio cacciatore, che non può vedere a cosa porterà uccidere tanti mammut, che non può pensare il futuro?
Non è un romanzo ‘facile’, nonostante sia avvincente, sostenuto dal ritmo dei colpi di scena, delle battute di caccia, delle svolte narrative, delle delusioni e dei tradimenti che portano il protagonista alla solitudine; è, al contrario, spiazzante, molto più denso di quanto potrebbe apparire a dare una scorsa alla trama. Un romanzo utile ad aprire questioni, direi quasi necessario, per diventare grandi.

Dicembre 2021

La traversata degli animali, Vincent Cuvellier, Brice Postma Uzel 


perché

Un grande libro, pieno di cose belle, che va letto e riletto, guardato e riguardato. 
Ha contemporaneamente il tono della favola con una sua morale non dichiarata, ma anche quello del racconto filosofico. Talvolta arriva anche la meraviglia del testo poetico. Però è anche una storia che racconta un'avventura, e nello stesso tempo sembra un testo per una breve pièce di teatro (da leggere per forza ad alta voce) e, come se non bastasse, è anche pieno di ironia e sapienza, ma è anche un'esperienza visiva che, tavola dopo tavola, ripete echi che arrivano da lontano, ma che sono parte di un immaginario estetico che in qualche modo ci appartiene.

 

perché

‘L’esercito degli schiaccianoci’ è un romanzo notevole, intenso, drammatico senza mai superare la misura dell’orrore che la guerra comporta. C’è una componente magica, ma vive sotto traccia, è una delle spiegazioni possibili degli avvenimenti; c’è la sacrosanta esigenza di trovare un lieto fine anche quando le circostanze lo impedirebbero ed è questo il pensiero di un bambino che vuole essere rassicurato che il brutto momento passerà. C’è l’ottimismo stupito di un momento di tregua prima che la guerra, quella vera, incrudelisca ulteriormente, producendo quei milioni di morti che descrivono i libri di storia. Ma c’è, sopra tutto, la consapevolezza che l’orrore della guerra, con le sue leggi spietate, non può essere cancellato dai canti natalizi che si levano dalle trincee o dall’apparizione di un angelo.

giovedì 30 dicembre 2021

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 

CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio  2021



perché

Niente migranti, qui sono anime in viaggio. Questo modo di inquadrare la questione è frutto di una evidente 'abitudine' a leggere oltre la realtà dei fatti, a darne un contorno e una definizione inaspettati, a coglierne il senso profondo, a volare un po' più in alto del consueto rasoterra.
Volare alto significa anche essere capaci di rendere il più universale possibile le vicende dei singoli protagonisti. Vuol dire anche aver 'masticato e digerito' con maturità le questioni; in questo caso la storia personale di Angela Tognolini ha aiutato. Tuttavia, senza una profonda sensibilità e capacità di elaborazione, questo libro avrebbe potuto essere tutt'altro.
Questa angolazione, frutto di una diretta esperienza trasformata in buona letteratura, nei fatti, incolla le singole storie e i personaggi al nostro sentire, inevitabilmente.Ed è empatia.



perché 

Questo romanzo della Rosoff ha non pochi punti di forza: la descrizione dell’ambiguità dei sentimenti, della confusione adolescenziale è rappresentata con estrema semplicità e naturalezza: il conflitto fra pulsioni irrefrenabili e consapevolezza di sé e dell’altro emerge chiarissimo nella protagonista, attratta da Kit, ma nello stesso tempo consapevole di essere una pedina nel gioco perverso del ragazzo. La seduzione è un gioco di sguardi, di inviti e di ritrosie, qui però privi di innocenza. La stessa ambivalenza sessuale, che nell’adolescenza rientra nella confusa ricerca dell’identità, è tratteggiata con sensibilità e intelligenza: la protagonista potrebbe benissimo essere un ragazzo: non ci sono descrizioni fisiche, né passaggi in cui questo sia chiaro, così come il finale svela come Kit sappia giocare con la seduzione a prescindere dall’oggetto del desiderio. 

                                                          febbraio  2021



perché

Rari sono quei libri che invece si pongono in modo maturo, intelligente, e sanno restituire la complessità della questione e, nel contempo, sono in grado di solleticare il pensiero del giovane lettore. 
Tra questi rari, L'ospite. Rari, fortunatamente, non unici.




perché

Il viaggio è un grande tema, legato spesso alla crescita e alla scoperta di sé; qui è anche la scoperta di un territorio, evidentemente molto amato, di cui si enumerano le piante, gli alberi, gli uccelli, gli insetti: dare un nome alle cose è dargli dignità e vita, è riconoscerne l’importanza, è vederle davvero per la prima volta. Da qui anche l’importanza della lingua, l’attenzione alla precisione dei dettagli, l’uso di immagini e metafore che danno vita anche al più banale dei suoni, al più comune animale.
Baccalario in questo riesce a mantenere un registro fra il realistico e il fantastico, a trasmettere alla lettrice e al lettore la magia della scoperta del mondo. Il viaggio di Billy è anche un omaggio alla vita del nonno e di chi ha vissuto la straordinaria stagione degli anni Sessanta e Settanta, con i miti, gli eccessi, le rivoluzioni che quegli anni hanno portato.
Billy è un personaggio ben disegnato, un ragazzino che si porta sulle spalle il peso delle assenze degli adulti: la madre mai conosciuta, il padre travolto dai propri problemi, il nonno lontano. Eppure ha imparato a cavarsela, ha imparato a gestire i momenti difficili con l’esercizio della enumerazione, degli elenchi mentali che acquietano le sue ansie.
A caldo, mi viene da dire che questa è la prova migliore di Baccalario, un romanzo che i ragazzi leggeranno come un’avventura appassionante, ma che sarà apprezzato anche da chi, come me, può girarsi a guardare gli anni passati e riconoscersi qua e là nel ritratto di un’epoca.

                                                  marzo  2021



perché

La bellezza del libro è sotto gli occhi di tutti. 
La prima cosa che colpisce è la qualità del disegno. Una linea chiara, pochissimi colori, il marrone dei capibara e del cane, il rosso del tetto dei bargigli e dei cappelli dei cacciatori. Il resto è la matita, sapientissima, di Alfredo Soderguit, uruguaiano, che ha al suo attivo più di 50 libri illustrati e un film d'animazione, Anina, pluripremiato anche quello.
Immediatamente dopo arriva un testo che è essenziale, si potrebbe definire addirittura lapidario. 



perché

La realizzazione richiama la pittura su tavola, con diversi strati di fondo, che traspaiono nell’ultima stesura, dando una profondità inconsueta all’immagine, uno spessore, giocando, nello stesso tempo, sui richiami cromatici fra fondi e oggetto in primo piano; basti guardare l’immagine del cane, in cui le ombre, tratteggiate con un colore freddo, alla Cezanne, sono tratte dal verde dello sfondo, mentre il rosa carne e il rosso fungono da lumeggiature.
I fondi scuri sono quelli che più direttamente richiamano lo stile delle nature morte, con il soggetto esposto con un contrasto cromatico forte: la pera intera e la pera a metà, il limone, il baccello di piselli aperto e chiuso, sono tutti realizzati così.
Grande tecnica, quindi, al servizio di una sorta di repertorio naturalistico messo a disposizione di osservatori e osservatrici curiosi.

aprile 2021



perché

Oliver Jeffers in una delle sue maggiori eccellenze.
Su una fitta rete di riferimenti costruisce una storia che assume all'istante il carattere archetipico della favola e inizia come una fiaba. La favola d'altronde ha il merito, nonché il compito, di parlare una lingua universale e di farlo con poche ma esatte parole. Non sono forse questi alcuni degli elementi utili, ovvero necessari, per creare un albo illustrato? Brevità, chiarezza e senso?
E questo è un fatto.
 riferimenti, che i lettori più piccoli non hanno neanche bisogno di cogliere, sono invece fondamentali per tutti coloro che apprezzano e studiano questo autore, riconoscendogli un talento fuori dal comune e un pensiero di spessore.



perché

Regina Giménez è un’artista affermata, con uno stile pittorico molto definito, che si sposa perfettamente con le necessità esplicative di un libro di divulgazione.
Il suo universo è geometrico, richiama alcune opere di Kandinskij, laddove il gioco dei cerchi di diverse dimensioni costruisce lo spazio. Qui propone le sue immagini con le necessarie imperfezioni, i tratti a matita che traspaiono, senza mai perdere in precisione. Si potrebbe a lungo filosofare sul rapporto fra arte e scienza, rapporto sempre vitale e che qui trova una bella esternazione. Ma quello che è più importante, qui, è che questo linguaggio, che risponde alle necessità di equilibrio di forme e di colori, è perfettamente funzionale alla missione che si è data: spiegare l’Universo ai bambini, per quel poco che ne sappiamo. Realizzando un piccolo miracolo: essere perfettamente fruibile dai bambini, anche alle prime armi nell’affrontare il Cosmo, ma, nello stesso tempo, essere un’apprezzabile prova d’artista.
maggio 2021



perché

Ci sono autori che meritano un tempo diverso. Un tempo che si possa distinguere, possa essere percepito come 'altro' rispetto a quello consueto.
Tellegen e Cneut, due passioni che condivido con l'editrice, sono tra questi.
Un tempo che forse sono loro stessi a suggerire, o per meglio dire, a rendere necessario. Un tempo denso. Un tempo lungo abbastanza per godersi, tavola dopo tavola, la botanica di Cneut e il bestiario di Tellegen. Per farsi attraversare dalle scelte cromatiche dell'uno e dall'immaginazione dell'altro.
E da qui, la prima ragione per averlo 'covato' un bel po'.
È sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti che Toon Tellegen e Carll Cneut parlino lingue affini, condividendo una comune radice culturale. I Paesi Bassi, regione di grandi filosofi e pensatori e di immensi pittori e incisori, nederlandese l'uno e belga l'altro dimostrano in questo libro perfetta conoscenza del grande passato che li tiene insieme e che rende armonici i loro rispettivi linguaggi espressivi, i loro rispettivi immaginari.
Entrambi capaci di creare mondi alternativi alla quotidianità, e tutto sommato anche parecchio diversi, rispetto alla consuetudine cui ci hanno abituato i libri per l'infanzia. 



perché

Singolare, dunque, l’attualità di questo romanzo, anche al di là del suo contesto specifico; è un romanzo imperfetto, con un ricorso in alcuni punti eccessivo a metafore e paragoni; ma è una storia molto viva, vicina alla sensibilità di giovani lettori elettrici, dai dodici anni in poi, scritta con uno stile diretto, esplicito, e con un grande ritmo narrativo.
Vale la pena leggerlo.

giugno 2021



perché

La cosa che colpisce di più in questo buon romanzo è l'abilità della Nicholls di essere credibile, pur nell'apparente assurdità dell'intera vicenda.
Il piacere che spesso la buona letteratura genera nei propri lettori, ovvero la c.d. sospensione dell'incredulità: lo so che non è vero ma ci voglio credere, qui è diffuso e capillare.
In primo luogo, la situazione di partenza: tre fratelli che vivono da soli, sotto la tutela del maggiore, è già un bell'avvio, narrativamente parlando. Di fatto, nella vita di questi ragazzini ora non c'è nessun adulto di riferimento: padri andati o morti, madre fatta fuori da un cancro, nonni affettuosi, ma anziani e in una casa di riposo, zia Grace anaffettiva e basata in Australia, cugina Jo troppo occupata, zio Evan gretto e meschino, al limite della perfidia: di certo il peggiore. Se tutto questo può sembrare effettivamente un buon inizio per un romanzo di fine Ottocento, nel 2021 potrebbe sembrare inverosimile, e anche un po' stucchevole. E invece questo non succede. Perché nella voce narrante, quella di Holly, c'è talmente tanta verità che il lettore, pagina dopo pagina, le va dietro. E basta. I singoli personaggi che, attraverso gli occhi di Holly, anche il lettore vede riga dopo riga, assumono spessore e credibilità nel loro essere la risultante di un complesso intreccio tra bene e male, tra difetti e pregi, tra debolezze e forza. Esattamente come accade nella realtà: qui nessuno è buonissimo o cattivissimo, ma tutti si muovono in quella zona intermedia che appartiene alla finitezza umana. Holly sa vedere i difetti, le manie, le fragilità, i limiti, ma anche le aspirazioni, le sensibilità e in generale i sogni di ciascuno.



perché

Su questo mondo, segreto e affascinante, si svolge il racconto di questo bel libro, sintesi equilibrata di informazione e di ricerca estetica, che piacerà sicuramente a bambine e bambini curiosi a partire dai 7 anni, ma anche agli estimatori dei libri illustrati.


[continua]