lunedì 14 giugno 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

EVAN IL TERRIBILE
 
Un'isola tutta per noi, Sally Nicholls (trad. Anna Becchi)
San Paolo Edizioni 2021
 

NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)
 
"Ho aperto il cassetto. Era pieno di cose sue, cose che credo zio Evan e Jo avessero portato o tirato fuori dalla sua borsetta o giù di lì. 'Cosa? Queste?' ho tirato su gli auricolari. 'Questa?'. Una scatola di pillole. 'Questo?'. Un pacchetto di polo alla menta. 'Questo?' Ho tirato fuori quello che sembrava un libro e lei ha iniziato ad agitarsi veramente parecchio. Ha smesso di dare colpi e ha mosso le mani facendomi dei segni. Ho guardato ciò che tenevo fra le mani. Era un albo fotografico, uno di quelli piccoli con una singola foto per ogni pagina e con in tutto lo spazio per una ventina di foto.
Mi ha sorpreso che zia Irene avesse una cosa del genere."


Zia Irene, è sempre stata una donna molto particolare: tecnologica e, da sempre, piena di segreti e misteri riguardo ai suoi possedimenti; convinta che nella vita ognuno dovesse guadagnarsi il proprio posticino nel mondo attraverso l'impegno personale.
Ora è in fondo a un letto di ospedale: ha avuto un ictus. A gesti e a bocconi di parole sta cercando di convincere Holly, 12 anni, a prendere quell'album e considerarlo un suo regalo, ma soprattutto la incita a 'uuaare... uuaare'. E ancora di più le preme che né il marito Evan né la figlia Jo, assistano alla scena. Ma loro fortunatamente sono al bar dell'ospedale...
In quelle poche foto - non si tratta di foto artistiche, o foto ricordo di persone, piuttosto sembrano foto per provare un nuova macchina fotografica - sono immortalati luoghi ai loro occhi sconosciuti: rotaie, spiagge, uffici. Un vero mistero per i tre orfani Kennet, ai quali evidentemente la zia, in punto di morte, sta offrendo un bandolo di una intricata matassa per arrivare ai suoi gioielli, di cui saranno - per sua espressa volontà testamentaria - i futuri proprietari.
Bisognosissimi di soldi, i tre orfani Kennet - Jonathan 18 anni tutore dei suoi fratelli, Holly di 12 e Davy di 7 dal momento della morte della loro mamma - sono per ovvie ragioni un nucleo familiare piuttosto originale che può contare poco sull'aiuto dei parenti, mentre un po' di più sul sistema di welfare britannico. Ma è sempre poca cosa: finiti i risparmi della madre, con il sussidio dello stato e il magro stipendio di barista, Jonathan a malapena riesce a pagare l'affitto della loro casa e il cibo (spesso vanno a 'panini'). Ma tutto ciò che è un extra o, peggio, un imprevisto, come per esempio la malattia di Sebastian, il coniglio di Davy, mette in crisi il loro precario sistema di autosussistenza.
Quindi i gioielli di zia Irene, sarebbero proprio un bel colpo di fortuna, che metterebbe i tre fratelli nelle condizioni finalmente di fare una vita un po' più adatta alla loro età. E magari anche di salvare il loro coniglio.
Grazie a una serie di felici intuizioni di Holly, con il supporto di una squadra di 'aiutanti' adulti un po' sui generis, comincia così la loro avventurosa, quanto macchinosa ricerca di questo 'tesoro' che li porterà fino su una piccola isola scozzese, nell'arcipelago delle Orcadi.


La cosa che colpisce di più in questo buon romanzo è l'abilità della Nicholls di essere credibile, pur nell'apparente assurdità dell'intera vicenda.
Il piacere che spesso la buona letteratura genera nei propri lettori, ovvero la c.d. sospensione dell'incredulità: lo so che non è vero ma ci voglio credere, qui è diffuso e capillare.
In primo luogo, la situazione di partenza: tre fratelli che vivono da soli, sotto la tutela del maggiore, è già un bell'avvio, narrativamente parlando. Di fatto, nella vita di questi ragazzini ora non c'è nessun adulto di riferimento: padri andati o morti, madre fatta fuori da un cancro, nonni affettuosi, ma anziani e in una casa di riposo, zia Grace anaffettiva e basata in Australia, cugina Jo troppo occupata, zio Evan gretto e meschino, al limite della perfidia: di certo il peggiore. Se tutto questo può sembrare effettivamente un buon inizio per un romanzo di fine Ottocento, nel 2021 potrebbe sembrare inverosimile, e anche un po' stucchevole. E invece questo non succede. Perché nella voce narrante, quella di Holly, c'è talmente tanta verità che il lettore, pagina dopo pagina, le va dietro. E basta. I singoli personaggi che, attraverso gli occhi di Holly, anche il lettore vede riga dopo riga, assumono spessore e credibilità nel loro essere la risultante di un complesso intreccio tra bene e male, tra difetti e pregi, tra debolezze e forza. Esattamente come accade nella realtà: qui nessuno è buonissimo o cattivissimo, ma tutti si muovono in quella zona intermedia che appartiene alla finitezza umana. Holly sa vedere i difetti, le manie, le fragilità, i limiti, ma anche le aspirazioni, le sensibilità e in generale i sogni di ciascuno.
Attraverso il suo racconto, ci si rende conto che anche l'inverosimiglianza che un diciottenne possa avere legalmente la gestione dei propri fratelli minori, può stare in piedi (non a caso è la stessa Nicholls a presentare, sotto forma di ringraziamento, le sue pezze d'appoggio sulla questione).
Lo stesso si può dire per il surreale scenario umano del Maker Space: i tre fratelli frequentano uno di questi luoghi di condivisione tecnologica che nella realtà esistono (anche ai loro frequentatori è tributato un sentito ringraziamento) e sono 'abitati' da nerd 'socievoli', ovvero che hanno, al contrario del nerd duro e puro, uno spiccato senso di comunità e mettono i loro sapere al servizio degli altri. Qui, fondamentali per la soluzione della questione.
Ovviamente sono verissime anche le isolette delle Orcadi.
Un po' meno verosimile invece risulta la questione delle valigette disseminate per il mondo dalla zia Irene, contenenti pezzi di eredità da recuperare. Ma anche qui lo sforzo di crederci arriva sulla scia di tutto il resto e quindi lo si può prendere per buono. D'altronde è più volte detto che la zia Irene era molto originale.
A conclusione forse vale la pena tornare indietro e fare un'ultima considerazione su quanto detto prima, ovvero sull'autenticità di quello sguardo, di quella voce di tredicenne in cerca di felicità. In lei c'è un pragmatismo e una ferma volontà di superare i problemi che mi sento di riconoscere come proprio dei più piccoli: poche chiacchiere, mettiamoci in moto! Per capire a cosa si vuole alludere, basterebbe metterlo a confronto con la prudenza velata di pessimismo del fratello maggiore, e l'inconsapevolezza in cui abita ancora il piccolino di casa.
Nessuna deroga alla retorica, al contrario divertenti siparietti nel reparto biancheria di un grande magazzino, o al capezzale di una afasica moribonda. 
E brava la Nicholls che riconosce che questa bella mistura di fragilità e forza è il marchio di fabbrica di chi non ha ancora passato il guado dall'infanzia all'essere adulto.
 
Carla



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