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mercoledì 10 aprile 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

OTTOBRE


Questo è il nome proprio di una ragazzina cresciuta dal padre in un bosco nelle vicinanze di Londra. La scelta di vivere ai margini, nel senso letterale e geografico, del mondo civile è all’inizio condivisa dalla madre, che però, dopo quattro anni, decide di tornare a Londra.
La vita di Ottobre, il cui nome viene spesso declinato due volte, quasi in una invocazione, è naturalmente più selvaggia e avventurosa di quanto non possa essere quella di un bambino o una bambina cresciuti in città. Pochissime comodità, molte sane abitudini, moltissimo lavoro, per tenere il bosco ‘in ordine’, e molta fantasia: il personaggio centrale di ‘Ottobre, Ottobre’, scritto da Katya Balen e pubblicato nel 2023 da Einaudi Ragazzi, sostituisce la tecnologia, che nella casa nel bosco è ridotta al minimo, con la cura degli alberi e con l’invenzione di infinite storie, che poi racconta al padre. Storie che partono dagli oggetti che via via ritrova fra sassi e foglie cadute e che costituiscono il suo tesoro segreto. Due eventi segnano la sua vita a ridosso del suo undicesimo compleanno: il ritrovamento di un pulcino di barbagianni, che lei accoglie e cerca di salvare, per poi doversene separare, e l’incidente che inchioda il padre in ospedale per mesi. Questo è il punto nodale in cui il destino della ‘selvaggia’ Ottobre si ribalta: è costretta ad affidare il suo piccolo barbagianni, chiamato Stig, a un centro di recupero di animali selvatici, e ad andare a vivere con la madre, detestata, nella ostile e grigia Londra.
Per Ottobre tutto è nuovo: la casa riscaldata dai termosifoni, la scuola, la divisa scolastica, le ruvide amicizie che nonostante tutto riesce a costruirsi, soprattutto dal momento in cui coinvolge l’amico del cuore Yunus a cercare oggetti smarriti, o abbandonati, lungo le rive limacciose del Tamigi, ritrovando un po’ della selvaticità perduta.
Il suo futuro non è però nella grande metropoli; sarà costretta a vivere la sua duplice natura, cercando di conciliarne gli aspetti più singolari.
‘Ottobre, Ottobre’ è un romanzo imperfetto, e questo non è necessariamente un peccato capitale. Il suo punto di forza sta nel descrivere efficacemente quell’aspirazione ad una intensa connessione con la natura che molti, soprattutto adulti, fantasticano; il personaggio di Ottobre non può che ispirare simpatia per la sua ruvidezza e per l’ostilità a tutte le regole del cosiddetto vivere civile; è una ragazzina fondamentalmente libera, che indirizza la sua fervida immaginazione nel costruire storie fantastiche. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di una bambina priva di qualsiasi istruzione: si fa i maglioni da sola, ma legge molti libri e sa calcolare con precisione quanta terra ci vuole per coltivare le patate. Di conseguenza, l’impatto con il mondo ‘civilizzato’ della scuola londinese che è costretta a frequentare non è poi così duro.
Quanto questo sia credibile non saprei dire: in realtà le molteplici attività che portano avanti padre e figlia fanno pensare a una natura molto addomesticata; il bosco in cui vivono, descritto come luogo di battaglie epocali fra i vari alberi, con buona pace di Stefano Mancuso, rappresenta più che altro uno sfondo per le vicende umane della famiglia di Ottobre. Più che il rapporto con la natura, sembra contare la lontananza dalla metropoli e dalle sue nevrosi.
Un altro punto di forza è il linguaggio spesso poetico che coinvolge lettrici e lettori in una dimensione emotiva.
Infine, il punto dolente della continua confusione terminologica relativa alla piccola Stig: nel testo viene usato alternativamente il termine ‘gufo’ e il termine ‘barbagianni’, cosa che può sconcertare il lettore, considerando la rilevanza che il personaggio riveste. Che si tratti di un barbagianni è fuori dubbio, considerate anche le immagini di Angela Harding. Credo che la traduttrice, Lucia Feoli, sia stata disorientata dal termine inglese owl, che indica genericamente gufi e civette: lo stesso barbagianni è chiamato barn owl. Immagino che l’autrice abbia usato più del dovuto il termine generico, che in italiano non esiste.
Detto questo, credo si possa dire che il romanzo può essere una lettura piacevole e coinvolgente per ragazzi e ragazze a partire dagli undici anni.

Eleonora

“Ottobre, Ottobre”, K. Balen, ill. A. Harding, Einaudi Ragazzi 2023



venerdì 26 maggio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


IL CLIMA CHE CAMBIA (E FA PAURA)



Non sono certo poche le pubblicazioni, gli articoli che parlano del cambiamento climatico e dei suoi effetti; nel caso del libro divulgativo di Mario Tozzi, ‘Perché il clima sta cambiando?’, pubblicato da Einaudi Ragazzi, l’involontario tempismo è davvero singolare. Uscito ai primi di maggio, il testo, articolato e preciso come si conviene, spiega il cambiamento climatico proprio quando a misurarne le conseguenze, per quanto indirette, sono migliaia di persone che, nel nostro Paese hanno subito una devastante alluvione.
Attualità a parte, il libro di Tozzi, geologo, ricercatore e divulgatore scientifico, si sofferma su diverse problematiche legate al tema del clima. Innanzitutto, fornisce una serie di dati statistici che attestano le variazioni di temperatura, l’aumento della siccità e i fenomeni estremi, tutti fra loro interconnessi; viene messa in evidenza la tragica influenza che il consumo del suolo, legato alle attività produttive, ha sugli effetti dei fenomeni atmosferici, già di per sé ‘eccezionali’.
Fare un passo indietro, rispetto allo sfruttamento delle risorse naturali e al consumo di suolo, non è solo necessario, è impellente; ma è sufficiente? Per rispondere a questa domanda, l’autore analizza i dati relativi alla responsabilità dei combustibili fossili e della produzione di metano, legata agli allevamenti intensivi, nell’aumento delle temperature a livello globale.
Non ci sono molti dubbi al riguardo; per mettere mano a questa tematica è necessario mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, il nostro stile di vita. La domanda a questo punto è: possiamo gestire il cambiamento oppure è necessario stravolgere il nostro modello di sviluppo per invertire la tendenza all’aumento della temperatura?
In questo ambito il problema cruciale è il fattore tempo: la capacità di reazione dimostrata dai sapiens finora è veramente scarsa: il grande fotografo brasiliano Salgado, in un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, afferma che abbiamo già oltrepassato il confine del non ritorno e che, quindi, il nostro destino è segnato, mentre la Terra, la sua biosfera, come successo in altre ere, troverà il modo di ricominciare.
Questa è una visione pessimistica, forse rassegnata, ma l’ottimismo della volontà è quello che ci fa dire che libri come questo forse possono aprire gli occhi ai più giovani, in modo che a protestare non siano più solamente i coloriti e irriverenti guerrieri di Friday for Future o Ultima Generazione.
Il tema del cambiamento climatico è stato varie volte affrontato nei libri per ragazzi; per i più grandi, sopra i dodici anni, per esempio da Luca Perri in ‘Pinguini all’equatore’ ; molto diverso l’approccio, nel libro di Mario Tozzi molto serio, documentato, assertivo, pur nella semplicità dell’esposizione; nel libro di Perri, l’approccio era più ironico, problematico, coinvolgente, pur arrivando alle stesse identiche conclusioni.
Questioni di stile, dunque, ma non solo: la difficoltà ad affrontare testi argomentativi di una certa serietà è nota; cercare un percorso espositivo più vivace non è una banalizzazione, ma rappresenta un tentativo di superare le difficoltà di comprensione che spesso ragazze e ragazzi hanno.
Mario Tozzi sceglie un approccio più didattico, sistematico, usando qua e là terminologie obbiettivamente difficili.
Detto questo, la tematica è talmente importante che, magari con l’aiuto di un adulto, è più che opportuno che questo e altri testi simili entrino nelle bibliografie ideali destinate ai ragazzi e alle ragazze della scuola media.
Capire è il presupposto per poter agire, poi, a ragion veduta.

Eleonora

“Perché il clima sta cambiando?”, M. Tozzi, Einaudi Ragazzi 2023


mercoledì 12 ottobre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL RACCONTO DI UNA INFANZIA


La storia di un’infanzia felice, che viene poi travolta dalla tragedia dell’Olocausto, è al centro del libro illustrato ‘La storia di Bodri’, di Hédi Fried con le illustrazioni di Stina Wirsén.
Bodri è un cane, un bel cane gioioso e protettivo nei confronti della sua bambina, Hédi, che così ce lo racconta. La bambina e la sorella Lena vivono in Romania, sono allegre e spensierate; Hédi passa molto tempo con la sua vicina di casa, Marika, e col suo cane Banti. Sono un’allegra combriccola di bambine e cani, che scorrazzano nei prati del parco, si rincorrono, si confidano sotto lo sguardo attento e protettivo dei loro cani.


Fino al giorno in cui Hédi e Marika, perché non pregano nello stesso modo, vengono brutalmente separate. Hédi appartiene a una famiglia ebrea e, dopo che la Romania viene invasa dalle truppe naziste, è costretta a vivere separata dagli altri bambini.


Ma questo a Hitler, lontano migliaia di chilometri, non basta: vuole eliminare ogni ebreo sul suo cammino di conquista dell’Europa. Anche Hédi e la sua famiglia vengono rastrellati e portati ad Auschwitz. Il povero Bodri cerca di rincorrere il treno su cui è stata caricata Hédi, ma invano. Però in qualche modo continua a vegliare su lei: ogni giorno in cui la bambina riesce a ricordarlo, a ricordare le corse a perdifiato, gli abbracci, le torna un po’ di vita, un sottile filo di speranza. Pensa continuamente al suo cane, sperando che qualcuno se ne prenda cura.
Fino al giorno in cui viene liberata e, tornando a casa, lo ritrova. Lui, sì, riconosce Hédi e la sorellina, nonostante la magrezza, i vestiti logori, il dolore che trapela dalle loro parole.
Questa è una piccola storia, che con poche parole racconta le vicende di tanti: il brusco passaggio da una vita normale a una vita di segregazione, l’incredulità che potesse esistere qualcosa di peggiore ai divieti e alla solitudine imposta.
Qui, lo sguardo innocente della bambina e del suo cane descrivono l’assoluta gratuità e assurdità della violenza che il regime nazista ha elevato a sistema. Proprio nelle poche parole, nella estrema sintesi dei fatti emerge l’inconcepibile: da un giorno all’altro le regole del mondo civile possono andare in mille pezzi ed essere sostituite dal puro arbitrio. Noi, dall’alto della comprensione storica, sappiamo che tutto questo non è stato solo il progetto di un folle, ma anche una sistematica, razionale, burocratica macchina di morte, che funzionava già da tempo.
Lo sguardo della bambina e del suo cane tutto questo non lo possono comprendere e ci restituiscono l’esperienza del dolore, della separazione, del lutto, con grande sobrietà e delicatezza.


Il racconto di Hédi Fried, trasferita in Svezia nell’immediato dopoguerra, è accompagnato dalle immagini, a inchiostro e acquerello, dell’illustratrice svedese Stina Wirsén. Tavola dopo tavola, vediamo scorrere la vita serena delle bambine ebree e del loro imponente cane marrone, per arrivare a quel grigio incombente del lager cui fortunosamente sono sopravvissute. Se il testo è scarno, le immagini forniscono il tessuto emotivo, le atmosfere serene del prima e l’angoscia del dopo.
Lontano dalle pubblicazioni legate alla Giornata della Memoria, questo libro, pubblicato da Einaudi Ragazzi, ricorda con delicatezza quello che non dovrebbe mai essere dimenticato, soprattutto nei tempi cupi che stiamo vivendo.
Lettura indicata, e caldamente consigliata, a bambine e bambini sensibili e attenti, a partire dagli otto anni.

Eleonora

“La storia di Bodri”, H. Fried, ill. di Stina Wirsén, Einaudi ragazzi 2022




 

venerdì 2 settembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRA MUSICA E VIDEO GIOCHI


Il romanzo di Daniele Nicastro ‘Vengo io da te’, pubblicato da Einaudi Ragazzi, in primo luogo è un viaggio nei linguaggi degli adolescenti, direi un viaggio necessario. Leggendolo, ho avuto la misura precisa della distanza rispetto ai riferimenti culturali dei più giovani, conosciuti solo in parte. Parliamo innanzi tutto di musica e del mondo dei gamer, l’universo dei video giochi che costituiscono spesso una realtà parallela alla vita reale.
In breve, la trama: Giada e Nico, i due protagonisti, sono due adolescenti che si incontrano in un laboratorio multimediale, a scuola: devono lavorare al tema di Enea e Didone, rielaborandolo secondo i linguaggi a loro più congeniali; Giada è una brava ragazza, molto determinata e dalla lingua troppo lunga; Nico è un ragazzo timido e introverso. A unirli è la musica ‘indie’, che costituisce il filo conduttore della loro versione dell’amore di Enea e Didone. Comunicano fra loro intensamente attraverso i versi delle canzoni che ogni giorno si scambiano, riuscendo così a parlare di sé, dei propri stati d’animo, senza che, in realtà, sappiano granché della vita l’uno dell’altro.
Giada in realtà ha una storia sentimentale con un altro ragazzo, del tutto diverso da Nico; è una storia che si sta spegnendo, ma questa ambiguità determina l’allontanamento di Nico, che scompare da scuola e dalla vita di Giada. Lei, che è una ragazza determinata, tenta in tutti i modi di riprendere i contatti, ma la scuola finisce e tutto sembra restare congelato in questo limbo. Giada non si arrende e alla ripresa della scuola, con la sua amica del cuore Kikka, cerca di riallacciare il rapporto con Nico sull’unico terreno in cui lui ancora si manifesta: un gioco online, Death or Defence, in cui i giocatori si affrontano in battaglie estenuanti. Per rintracciare Nico, Giada mette insieme una squadra di amici, mentre, nello stesso tempo, riesce a trovare la sua casa e a mettersi in contatto con la madre.
Dunque, una storia d’amore, o meglio una storia che gira intorno a quel groviglio di sentimenti che spesso si affaccia confusamente nella mente e nel corpo degli adolescenti, con tutta la grande difficoltà di riconoscere i sentimenti e di dargli un nome. Ma, oltre questo, ‘Vengo io da te’ è un ritratto generazionale, che cerca di usare i riferimenti propri dei ragazzi di oggi, usando il loro linguaggio, le loro playlist, la loro socialità, i loro drammi, la difficoltà degli adulti di comprenderli.
Il personaggio di Nico incarna la fragilità più estrema, quel fenomeno indicato col termine giapponese hikikomori, ovvero il ritiro da qualsiasi forma di socialità esclusa quella virtuale.
Si tratta di quei ragazzi e ragazze che vivono quasi esclusivamente nella loro camera, riducendo al minimo i contatti con la famiglia, rinunciando alla scuola. Non è un fenomeno frequentissimo, ma nemmeno inconsistente, così come sono tanti, troppi, i ragazzi e le ragazze che hanno rinunciato a far sentire la propria voce.
Se negli anni ‘70 e a seguire ‘i giovani’ costituivano un elemento di traino del cambiamento sociale e culturale, oggi prevale lo scetticismo, la solitudine e la percezione di reciproca incomprensione.
Importante, quindi, costruire storie che provino a parlare la lingua dei più giovani, che si calino nel loro mondo dove, a fianco delle eterne questioni di cuore, di amicizie che vanno e che vengono, si inseriscono gusti e costumi a prima vista ‘alieni’. Agli occhi di schiere di genitori e insegnanti attoniti.
Consiglio la lettura a ragazze ragazzi, a partire dai tredici anni, che si sentano incompresi e, perché no?, anche ai rispettivi genitori, per cercare un linguaggio comune.

Eleonora

“Vengo io da te”, D. Nicastro, Einaudi Ragazzi 2022



mercoledì 12 gennaio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

NEL NOME, UN DESTINO

‘Dopo la notte. In fuga dall’Olocausto’ è un libro illustrato dall’autore, Uri Shulevitz, e pubblicato da Einaudi Ragazzi. Racconta con semplicità esemplare le vicissitudini di una famiglia ebrea polacca, durante la Seconda Guerra Mondiale e poi nel dopo guerra.
Si tratta di un racconto del tutto privo di retorica, di enfasi, di sottolineature emotive anche dove descrive situazioni estreme, disperate.
Uri ha quattro anni quando inizia il calvario della sua famiglia, come di tante altre, nel 1939, anno in cui la Germania invade la Polonia. La prima reazione è la fuga nella Russia sovietica ed è per puro caso che al padre di Uri viene impedito di tornare indietro; così come per puro caso avviene che l’intera famiglia non riesca ad ottenere documenti sovietici. Così vengono internati in un durissimo campo di detenzione nel nord della Russia, per poi arrivare a Turkistan, in Kazakistan. Ovunque lavori durissimi e fame, una fame senza rimedio, malattie.
La permanenza in Unione Sovietica è contrassegnata da questa costante precarietà, in cui si alternano momenti migliori, in cui magari il padre di Uri può sfruttare le sue doti di decoratore e scenografo, a momenti di assoluta disperazione. Tutta la famiglia è consapevole che la permanenza nell’Unione Sovietica ha consentito la loro sopravvivenza, ma non vogliono certo rimanere lì alla fine della guerra. Comincia così un lunghissimo viaggio di ritorno, che li porta a Varsavia, la loro città, in cui però l’accoglienza è apertamente ostile. E dunque è necessario ripartire, fino ad arrivare a Parigi, dove finalmente possono abbracciare un fratello del padre, anche lui scampato all’Olocausto. Qui le cose vanno meglio, ma è qui che Uri rischia davvero la vita, ammalandosi di difterite e a salvarlo è quella penicillina da poco entrata nella medicina, o forse, come ironicamente chiosa l’autore, sono state le preghiere di un rabbino a salvargli la vita.
Uri a Parigi cresce, studia, coltiva il suo naturale talento artistico; emigra con i genitori in Israele e poi va a studiare a New York, dove si fermerà, diventando uno dei più apprezzati autori di libri illustrati per ragazzi, vincitore di numerosi riconoscimenti, fra cui la Caldecott Medal.


Questa è la trama, per pochi accenni, che possono far pensare ad una di quelle uscite editoriali di rito, che ricordano con maggiore o minore efficacia l’Olocausto. Questo libro, però, non ha niente di rituale. Racconta le vicende di una famiglia ebrea polacca durante la guerra da un punto di vista particolare: non i campi di concentramento, ma le vicende drammatiche di chi è riuscito a sfuggire alle strette maglie della Soluzione Finale. E quindi conosciamo la vita da rifugiati nella Russia sovietica, tutt’altro che accogliente ed essa stessa travolta dalla povertà e dalla fame. Conosciamo delle condizioni di vita che ci sembrano inimmaginabili e che pure hanno consentito di sopravvivere ai pochi sfuggiti ai nazisti. E l’antisemitismo che sembra pervadere ogni angolo dell’Europa dell’est, compresa quella Polonia che ha dato un così grande tributo di sangue alla macchina infernale dell’Olocausto. Qualcosa che dovrebbe farci riflettere attentamente quando parliamo di Europa e dei suoi valori.


In tutto questo, lo sguardo di Uri, con la sua ingenuità, la sua semplicità, è uno sguardo limpido, lucido, consapevole di aver fiancheggiato la tragedia, senza esserne totalmente travolto.
Lui, bambino pieno di talento, che disegnava sui muri con pezzi di carbone, che annotava caratteri e personaggi incontrati sulla sua strada, salvato dalla sua arte e dalle storie, prima solo ascoltate, poi lette nei libri.
Perché non si perda la memoria delle tragedie patite da milioni di persone durante la Seconda Guerra Mondiale, questo è un libro necessario, uno di quelli che metterei in ogni casa, in ogni scuola, per la sua semplicità e il suo rigore. Adatto a lettrici e lettori dai dodici ai novantanove anni.

Eleonora

“Dopo la notte. In fuga dall’Olocausto”, U. Shulevitz, Einaudi Ragazzi 2021



 

lunedì 24 maggio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SCOMPARSO


Guido Sgardoli ama attraversare i cosiddetti generi letterari con grande disinvoltura, adattando mimeticamente linguaggio e riferimenti dei suoi racconti.
In ‘Scomparso’, pubblicato da poco da Einaudi Ragazzi, i riferimenti si moltiplicano: c’è il linguaggio e la struttura del gioco di ruolo, c’è il giallo classico, con la sua logica deduttiva; c’è la speciale soggettività del protagonista, Jupiter/Julius, all’interno del particolare gioco di ruolo da lui stesso creato, che rimanda ai protagonisti di altri romanzi, come ‘Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte’ e ‘Il mistero del London Eye’.
Dunque, Jupiter/Julius si è creato un suo gioco di ruolo che lo aiuta ad affrontare i momenti difficili della sua vita; è un ragazzino ‘strano’, speciale, dalla logica stringente, con una grande passione per le parole e una certa difficoltà di relazione con il genere umano, che lo fa vivere all’interno della sua bolla di aria azzurrina, per tenere a distanza il resto del mondo. Uno come lui non può che essere la vittima predestinata dei bulli, così quando li vede avvicinarsi, lancia il suo dado e tenta la sorte, facendo leva sulle proprie abilità. Non sempre gli va bene, e, in una mattina come tante, incappa nei suoi persecutori, che stanno per avere la meglio, quando interviene un ragazzo che, prima di andarsene, gli regala una vecchia foto, una polaroid.
Dopo poco tempo, quel ragazzo viene trovato in stato confusionale vicino al cadavere di un uomo, l’ex capo della polizia Tony Malden.
Da questo momento iniziano le indagini parallele della polizia, da un lato, rappresentata dalla coppia di investigatori Sal La Dulce ed Helmut Rossi, nonché dalla psichiatra Karen Zaius, e del nostro coraggioso protagonista, dall’altro, che indizio su indizio, cerca di ricostruire l’oscura vicenda.
Tutto è complicato dal doppio ruolo che tanti personaggi finiscono con l’avere: non solo il protagonista, anche il ragazzo che lo ha salvato nasconde un terribile segreto che riguarda un bambino scomparso molto tempo prima, Adam, e il suo amico Leo; lo stesso ex capo della polizia, la vittima del delitto, in realtà aveva un’inquietante doppia vita, irreprensibile funzionario e feroce serial killer.
La narrazione alterna, con ritmo incalzante, la descrizione oggettiva delle indagini alle ricerche portate avanti da Julius, raccontate in prima persona. Il linguaggio del protagonista è intriso del gergo dei giochi di ruolo, il suo mondo è ontologicamente diviso in Ghast (i cattivi), Amorfi, Zoog. Come qualsiasi bravo eroe, Jupiter/Julius deve affrontare le sue prove facendo leva sulle proprie abilità, sull’appoggio di altri Zoog o Amorfi, e sulla fortuna indicata dal tiro di dado. Come qualsiasi bravo eroe, non sarà più lo stesso alla fine dell’avventura e potrà affrontare i Ghast in carne e ossa con una sicurezza insperata.
Questo è un giallo classico che più classico non si può e ogni riferimento a Poe è pienamente voluto; è un giallo classico ‘contaminato’ dal linguaggio e dalla logica dei giochi di ruolo, giochi fra i più intellettuali all’interno dei giochi da tavolo, che stanno vivendo un nuovo splendore. È un linguaggio forse meno conosciuto dai ragazzini, rispetto ai più popolari giochi da play station.
Questo è un romanzo divertente, in cui ci si diverte in modi diversi, districandosi fra gli indizi, o immaginandosi una città trasformata in mappa per i movimenti reali o immaginari di un gamer. Ma è anche una finestra socchiusa sul lato nero della vita, sulle storie orribili di orchi e di bambini.
Credo si sia divertito molto anche l’autore, sempre attentissimo a dare coerenza alle storie fin nel minimo dettaglio, con un uso sapiente del linguaggio; ed è un piacere leggere queste pagine anche per la cura con cui la storia è costruita, i rimandi impliciti ed espliciti, per il divertimento nel vedere le carte dei generi letterari n po’ sparigliate.
Considerarlo solo un ‘giallo’ può essere riduttivo, consiglio la lettura soprattutto a lettrici e lettori alla scoperta di nuovi territori narrativi, a partire dai dodici anni.
 
Eleonora


“Scomparso”, G. Sgardoli, Einaudi Ragazzi 2021



martedì 6 aprile 2021

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

FRA MENZOGNE E VERITA’

Non so quanto appassionino i giovani lettori e le giovani lettrici, ma le questioni che sto per trattare mi appassionano da tempi immemorabili. E’ possibile distinguere fra verità, per quanto relativizzate, e menzogne, si tratti di ‘fake’ che girano sul web o antiche credenze popolari? Ha senso seminare spirito critico e metodo scientifico, in un mondo che sembra dominato dal prevalere del ‘senso comune’, in qualsiasi modo, anche fraudolento, esso si determini?
Alla nobile schiera dei paladini della verità si annoverano gli autori dei libri che vi propongo, Graziano Ciocca e Daniele Aristarco.


Il primo, biologo e divulgatore, è autore di ‘Bufale Bestiali. Perché gli animali non sono quello che crediamo’, pubblicato da De Agostini, nella collana di divulgazione dedicata a lettrici e lettori dai dodici anni in poi.
Di cosa parla questo libro, arricchito dalle vignette del fumettista Lorenzo De Felici? Di una serie di luoghi comuni e credenze relative agli animali, dal suicidio di massa dei lemming al cimitero degli elefanti per arrivare ai super-poteri ‘bestiali’ dei supereroi. Il libro, che affronta numerosi argomenti, smonta le affermazioni fallaci, raccontandone la genesi e dimostrandone l’assenza di basi reali: un po’ per tradizione, molto per la tendenza a trovare risposte semplici a questioni complesse, spesso e volentieri ci accontentiamo dei luoghi comuni per spiegare alcuni comportamenti animali. Un esempio su tutti: lo struzzo che per nascondersi da un predatore, nasconde la testa nel terreno. Non falso, falsissimo: in realtà lo struzzo, il maschio a guardia del nido, si china per occuparsi delle uova, mentre può tranquillamente affrontare un predatore, essendo velocissimo e anche agguerrito. Di esempi di questo genere ce ne sono moltissimi.
Quello che trovo interessante, oltre la capacità di sostenere un testo abbastanza lungo con uno stile ironico e preciso allo stesso tempo, è l’individuare la linea di demarcazione fra una convinzione nata dal senso comune, o dalla tradizione, o anche dal patrimonio fiabesco, ed una derivante da osservazione e metodo, cioè dal confronto di dati. Quello che sappiamo oggi, ed è ‘provvisoriamente vero’, come dice l’autore citando un testo di fisica, nasce dal paziente lavoro di osservazione, catalogazione e interpretazione svolto dai tanti biologi, specialisti nelle diverse branche.



Alla disanima delle ‘bufale’, è anche dedicato il libro di Daniele Aristarco, con le illustrazioni di Giancarlo Ascari e Pia Valentinis, ‘Fake. Non è vero ma ci credo. Il libro, pubblicato da Einaudi ragazzi nel 2018, analizza il meccanismo di costruzione delle ‘false notizie’, come nascono e con quali strumenti vengono fatte accettare da chi è in grado di manipolare i mass media. 


Gli esempi sono tanti: il finto attacco alla radio di una cittadina tedesca ad opera di soldati polacchi, in realtà agenti segreti nazisti, che diede il via all’occupazione della Polonia e, di fatto, alla Seconda Guerra Mondiale; la gigantesca burla dei cerchi nel grano, opera di due pensionati americani, che ha dato il via ad una delle più durature ‘fake’ sulla presenza di extra-terrestri sul nostro pianeta; per finire con la gigantesca frottola sulla presunta cospirazione dietro al ‘finto’ sbarco sulla luna; la serie di false notizie relative ai migranti, che hanno sostenuto le campagne elettorali di alcuni partiti. In ultimo, ma non meno importante, la dimostrazione di come i cosiddetti cookies, espressione della pubblicità comportamentale, cerchino di trasformarci nel consumatore perfetto.
Importantissimo insegnare ai lettori e alle lettrici più giovani il metodo per smascherare le false notizie: la ricerca sulle fonti, il confronto con siti e personalità autorevoli e con opinioni differenti. Tutto quello che non ha a che fare con reazioni emotive o con l’adesione acritica a opinioni che non fanno che confermare quello di cui siamo già convinti, ma si fondano sull’analisi razionale, nei limiti del possibile, dei fatti.
Abbiamo ben visto, durante la pandemia, lo scontro fra chi proponeva opinioni (compreso ‘coviddi non ce n’è’) e chi tentava un approccio scientifico con tutti i limiti della scienza di fronte a qualcosa di sconosciuto.
Questo mi sembra il punto cruciale: non uno scontro fra ‘fedi’, fra credenze e opinioni contrapposti, ma fra metodi di conoscenza, fra chi si accontenta del senso comune e chi cerca le ragioni delle cose.
La ragione scientifica è fatta di domande e di risposte approssimative, di dubbi e di nuove risposte, che magari non rassicurano quanto potrebbe fare una clamorosa ‘bufala’; è fatta di ricerca continua e di infinita curiosità per un mondo che continua a meravigliare , e a spaventare, di quando in quando.
Letture consigliate caldamente, dai dodici ai novantanove anni, a quei ragazzi e quelle ragazze che vogliono vivere con gli occhi ben aperti.

Eleonora


“Bufale bestiali. Perché gli animali non sono quelli che crediamo”, G. Ciocca, Ill. L. De Felici, De Agostini 2021

“Fake. Non è vero ma ci credo”, D. Aristarco, Ill . G. Ascari e P. Valentinis, Einaudi Ragazzi 2018


venerdì 9 ottobre 2020

FAMMI UNA DOMANDA!

TUTTO IN UN DECIMO DI SECONDO

La filosofia, a quanto pare, riesce ad accendere fiammelle d’interesse, come mai nel passato. Si sono visti molti tentativi, non sempre riusciti, di avvicinare i più giovani a questa disciplina.

Ora ci prova Daniele Aristarco, ex insegnante, autore e divulgatore, formatore, con un libro il cui titolo è nei fatti un proclama pedagogico: ‘Corso di filosofia in tre secondi e un decimo’, pubblicato da Einaudi Ragazzi. 
Il decimo di secondo è il più importante di tutti, rappresenta il momento in cui si comprende intimamente ciò di cui si sta discutendo; è l’insight, ovvero l’intuizione così come l’ha descritta Köhler, o più filosoficamente, la meraviglia, lo stupore ben noti attraverso la citazione platonica dal Teeteto.L’assunto di Aristarco è che si può parlare di filosofia, o meglio fare filosofia, senza un corposo background, ma affrontando diverse tematiche col il metodo socratico della maieutica, il racconto, l’analisi di domande fondamentali che stanno ben piantate nella testa di ragazze e ragazzi.
 

Il libro, molto agile e con una scrittura discorsiva, prevede nove lezioni, e una decima di congedo, in cui si affrontano questioni davvero molto impegnative, dall’etica all’estetica, dall’ontologia alla politica, che girano attorno a domande come ‘chi sono io’, ‘a che serve l’arte’, ‘perché si muore’ e così discettando. Le risposte sono articolate in due momenti: una, da ‘tre secondi e un decimo’, è essenzialmente una citazione efficace di un autore; l’altra è più articolata e può servirsi di parti narrative e altre esplicative.Mi è sembrato particolarmente interessante il percorso dedicato all’identità, concetto all’apparenza assai chiaro, e chiaro è nella propaganda politica, in realtà sfuggente e problematico come pochi. All’interno dell’esposizione di questo affascinante problema c’è anche un accenno ai principi della logica aristotelica, qui applicati per mostrarne i limiti, ma sarebbe stato bello se si fosse aperta anche quella porta: come pensiamo e cosa conosciamo, tematiche che mi appassionano dalla più tenera età. Molto interessante anche l’esposizione delle ferite ‘narcisistiche’ subite dalla nostra cultura a partire dalla rivoluzione copernicana: non essere, appunto al centro dell’Universo, non essere il frutto di un disegno divino che ci mette all’apice della scala naturae, così come ha dimostrato l’evoluzionismo darwiniano, non conoscere nemmeno tutto di noi stessi, con la scoperta dell’inconscio da parte di Freud. Ne abbiamo parlato spesso e abbiamo mostrato come questa incertezza, questo riposizionamento dell’uomo nel cosmo sia ben lungi dall’essere terminato.Dunque viviamo in un tempo in cui le domande, anche estreme, non solo non sono scandalose, ma sono necessarie per costruire una visione del mondo differente da quella che ha gerarchizzato il cosmo per porre al centro l’uomo, inteso proprio come homo sapiens, maschio e adulto.Un altro grande merito è dato dall’importanza che rivestono le etimologie; la storia, l’evoluzione di una parola sono parte integrante del dibattito filosofico che le riguarda: l’esempio perfetto scelto dall’autore quando parla d’identità parte dalla parola ‘persona’, che in latino indica la maschera teatrale e da cui deriva il termine ‘personaggio’.Leggendo il libro si possono facilmente immaginare le interessanti situazioni che si possono creare in una classe, o in un gruppo di ragazzi e ragazze; ma devo dire che lo vedo più come uno strumento in mano a un adulto, in qualunque contesto operi, che come lettura autonoma da parte dei ragazzi, se non come lettura condivisa, in cui l’adulto svolga il ruolo di ‘mediatore linguistico’.
 
 
I testi sono accompagnati dalle immagini nitide e preziose di Giancarlo Ascari e Pia Valentinis, immagini che in qualche caso sono davvero illuminanti.Bella sperimentazione, cui immagino seguiranno le presenze in classe dell’autore. Le tematiche richiedono un discreto sviluppo logico e consiglierei la lettura a partire dai dodici anni.
 

 
Eleonora

“Corso di filosofia in tre secondi e un decimo”, D. Aristarco, immagini di G. Ascari e P. Valentinis, Einaudi Ragazzi 2020




 

lunedì 30 dicembre 2019

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
E PER FARE FESTA
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2019
 
perché
"Ha la forma della poesia, ma può diventare quasi una ninna nanna Qui ci sono le altalene. Se sussurrata, può addormentare i bambini e le bambine fin dal primo giorno che tornano a casa dopo il parto. Le parole che contiene sono una bella promessa di tutto quello che potrà venire.
In verità però questa poesia con una musica dentro e sotto non è nata per addormentare. Al contrario è nata per svegliare, per solleticare chi è in cammino ed ha ancora strada da fare e fa fatica a venirci incontro.
Questa poesia è stata pensata per tutti i piccoli prematuri che del mondo non hanno provato ancora nulla, perché sono lì un po' sospesi, tra il qui e il là.
Loro davvero sono su un'altalena che però non li fa volare al vento, ma li tiene chiusi dentro scatole trasparenti. La loro precaria posizione non trova sicurezza nelle corde o nelle catenelle, ma è legata a tubicini e a macchine complesse.
E loro sono lì che si dondolano avanti e indietro."
 
 
 
perché
"è una storia che gioca sulla sottile linea di demarcazione fra reale e fantastico: abbiamo a che fare con un ragazzino dotato di una grande immaginazione o la realtà ha degli aspetti che non possiamo spiegare? Tutto ruota intorno alla malattia della madre, oppure davvero in mare ci sono pesci che cercano di unirsi ad alcuni umani speciali? Essere Fish Boy vuol dire solo essere un eccellente nuotatore? Il tema della ricerca scolastica si inserisce nella narrazione e non è casuale: tratta della misteriosa scomparsa in mare di velivoli o imbarcazioni, di cui si sono perse completamente le tracce: come dire, ci sono più cose in cielo e in terra di quante siamo in grado di spiegare.
La lettrice e il lettore sono coinvolti in questi dilemmi e credo si possa dire che il romanzo, scritto con grande fluidità e un invidiabile ritmo, si lascia leggere a diversi livelli, come avventura, o come metafora della vita, quando attraversa momenti cruciali, di confine fra un prima e un dopo."
 
Febbraio 2019
 
 
 
perché
"Shaun Tan vola, è il caso di dirlo, sempre altissimo.
In un libro di poche pagine, in una rapida sequenza di frasi compresse crea un'icona di enorme potenza. Ed è lo stesso Tan a dirci che tanto del suo lavoro intorno a Cicala è stato quello di togliere, togliere, togliere. Per arrivare a mettere su carta solo il necessario. Infatti Cicala è immediatamente un'icona.
Da qualsiasi punto si voglia partire per ragionarci intorno, si trovano agganci che ne consolidano il senso e lo status di simbolo.
Uno. La cicala, animale che per eccellenza rappresenta la pigrizia, qui è lavoratore instancabile. Con riscatto finale.
Shaun Tan non ha paura di affondare le mani nel mito, nella favola di sempre, per darne una sua lettura e spiegazione originale.
Sarà difficile, da adesso in poi, d'estate, tra le cicale che friniscono, non andare con il pensiero alla sua Cicala libera e in pensione. E sarà difficile non sentirsi, con le dovute proporzioni, presi in giro come membri di quella stessa umanità che le libere cicale irridono."
Due...  
 
 
 
perché 
"La scelta della Einaudi Ragazzi di pubblicare questa graphic novel individua automaticamente un target preciso, le ragazzine e i ragazzini delle scuole medie, anche se il testo è godibilissimo anche per lettrici e lettori decisamente più grandi; mi sembra un’operazione editoriale coraggiosa e giusta, che coglie nel segno di una delle caratteristiche più vistose dei tempi correnti: l’idolatria dell’immagine, l’assoggettamento di tante e di tanti a cliché sfornati dagli ‘influencer’ e dall’esercito di abili pubblicitari, al servizio delle società di marketing.
Ma nello stesso tempo è una storia semplice, raccontata con garbo e con una moderata dose di ottimismo."
 
Marzo 2019

 
 
perché
"Si legge in un fiato la nuova piccola storia dei fratelli Janne e Ulf.
Ed è di nuovo un piccolo esempio di perfezione racchiusa in sole 45 pagine, illustrazioni di  Markus Majaluoma incluse.
In uno spazio di scrittura e di tempo narrativo che per altri sarebbero esigui e asfittici, Ulf Stark è in grado di mettere sul tappeto un bel numero di cose...
Tutto questo ha come sfondo il racconto di una quotidianità casalinga che è un vero piacere assaporare con la lettura. E non a caso mi pare si possa parlare di sapore o di odore o di rumore. Tutto passa attraverso una percezione sensoriale: dalla promiscuità tra fratelli nel bagno, sputi nel lavabo, alle macchie di cibo sulla faccia, polvere sotto i divani, piedi che spuntano dalle coperte.
Bello, come sempre. Anche per quel 'morsicare' al posto di 'mordere'."
 
 


 perché
"Non è solo ambizione ad aver guidato Sabina Radeva, brillante autrice inglese, a cimentarsi con qualcosa che sembra impossibile: ridurre in un albo illustrato il testo sacro della biologia moderna, ‘L’origine delle specie’ di Charles Darwin. Credo ci sia anche una grande autentica passione.
Sabina Radeva ha una solida formazione scientifica e nello stesso tempo è una valente illustratrice e quindi ha tentato l’impresa impossibile: ed ecco davanti a noi ‘L’Origine delle Specie di Charles Darwin’, pubblicato da Mondadori, un bel libro illustrato che riassume con semplicità e precisione i termini essenziali della teoria dell’evoluzione."
 
 Aprile 2019
 
 
 
perché 
"Lobel, e lo attestano le Caldecott e le Newbery Medals vinte, fa parte di quella nutrita schiera di autori americani (o ivi trapiantati) che dalla fine degli anni Cinquanta fino a tutti gli anni Settanta ha dato vita a un'epoca d'oro per il libro illustrato. Un disegno molto classico in una impaginazione altrettanto rispettosa dei canoni, Rana e Rospo sempre insieme rivede la luce grazie a una colta politica di progetto che qui si deve a Babalibri, ma anche diversi altri editori hanno intrapreso. 
Non si tratta solo di omaggi ai Padri e alle Madri della contemporanea letteratura illustrata, quanto anche di un'esigenza di riconfigurarsi, editorialmente parlando, su un canone che garantisca la qualità migliore all'interno di un panorama che sempre più spesso non dimostra di saper essere all'altezza delle aspettative."
 
 
 
perché 
"Sono scelte che non passeranno inosservate e che secondo me hanno un grande valore, quello di anticipare in qualche modo le scelte di lettura più mature, mettendo in fila personaggi femminili forti, diversi, originali, in qualche caso trasgressivi.er i lettori e le lettrici più giovani ci sarà sicuramente il gusto della scoperta: ‘Zazie nel metrò’, o ‘Bibi. Una bambina del nord'. Per quelli o quelle più allenati, il piacere di ritrovare, di rispolverare letture giovanili, o meno, ritrovandosi nel ritratto proposto da Beatrice Masini, che, appunto, dà una lettura per niente rassicurante, sottolineando sempre la forza, l’originalità, la libertà di queste splendide bambine, o donne, di carta.
Quanto ai ritratti proposti da Negrin, appare originale e adeguata la scelta di connotare stilisticamente in modo differente ciascun personaggio rappresentato, cercando di aderirvi o di trasmettere lo spirito di quel momento."
 
"La qualità del contenuto è tutta nella capacità di Pauli di mettere in uno scenario autentico una sequenza di dialoghi 'impossibili'.
E ulteriormente, lo spessore di queste conversazioni arriva dall'impronta filosofica che esse hanno.
Rigo e Rosa possono essere la rappresentazione in carne e pelo di come sia l'amicizia, ma questo non rende giusto merito a ciò che non sta in superficie, ma che prende corpo solo facendo sedimentare lentamente i dialoghi divertenti e surreali di quei due. Ricorda, in questo, la capacità di lettura del mondo in chiave filosofica che va riconosciuta ad autori come Toon Tellegen o, talvolta, Bernard Friot.
In sostanza si tratta di avere uno sguardo che sappia leggere la profondità e lo sappia fare con leggerezza."
 
 
 
perché 
"riesce a rendere chiaro qualcosa che qualcuno tende a dimenticare, cioè che l’Olocausto ha rappresentato il punto più oscuro della Storia umana, talmente oscuro da inghiottire anche la possibilità di narrazione; anche i personaggi delle fiabe, che possono rassicurare i piccoli con la loro magia, sono ammutoliti di fronte all’orrore fatto realtà.
Dunque la necessità del ricordo, il ripetere inesausto le vicende dei sommersi e dei salvati, dei portatori di morte e dei ‘giusti’, capaci di umili indispensabili eroismi. Nel racconto, efficacemente sono rappresentati i personaggi di questa tragedia: chi si asservì al nemico, chi voltò la testa dall’altra parte, chi divenne eroe suo malgrado.
Ne viene fuori un romanzo non comune, che per il linguaggio e l’evocazione di ambientazioni magiche può essere proposto a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, ma credo possa essere realmente apprezzato a partire dai quattordici anni, quando vi è maggiore consapevolezza della Storia e si può collocare il racconto nell’ambito etico che gli appartiene."
 
 Giugno 2019
 
 
 
perché 
"Concepito come un monolite dal punto di vista della costruzione narrativa, Il nostro avvenire dorato, compreso il finale letteralmente travolgente, ha molte qualità al suo attivo: l'universalità delle questioni che solleva e la relative prospettiva di lettura; una robustezza di impianto da romanzo classico; una capacità di rendere visiva, immaginifica, la narrazione che, in alcuni passaggi, diventa vero e proprio cinema sulla pagina (Heivisj ne è protagonista assoluto); più di un paio di piccole perle, brevi digressioni, incastonate nella narrazione più grande (una su tutte la storia di Trudi Strutto); un'indagine introspettiva sulla protagonista che dà dell'età di passaggio una chiave di lettura profonda, complessa e onesta; un crescendo 'drammatico' nel racconto della guerra, quella combattuta da chi è rimasto a casa.
E su tutto, a tenere insieme tanta bellezza, una scrittura fluida, tradotta con il consueto garbo e sensibilità.
Non leggerlo sarebbe un peccato."
 

 
perché
"è interessante la riflessione sul ‘passato’. Per Osh il passato è un bagaglio ingombrante, di cui non vuole quasi avere ricordo; per Crow, al contrario, il passato è un tassello mancante, un pezzo della sua storia che si perde nell’indistinto. E dunque per lei è una necessità ineludibile ricostruire i passaggi, individuare le persone, dare un senso al sua arrivo nell’isolotto di Osh. Questo tema si collega all’altro, altrettanto interessante, dei legami di sangue, o presunti tali, confrontati con le relazioni reali, con l’esserci affettivamente, svolgendo un ruolo, al di là delle relazioni di parentela. Tematiche, come si vede, che hanno a che fare con l’identità, quella essenziale richiesta di individuazione così presente nelle teste degli adolescenti. Anche in questo romanzo l’azione, raccontata in alcuni tratti a ritmo serrato, si accompagna a una grande capacità di ricostruzione delle atmosfere familiari attraverso gli oggetti di vita quotidiana, gli animali che condividono la vita dei protagonisti, i diversi personaggi secondari."
 
[continua]