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mercoledì 11 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNO STRANO MERCOLEDÌ


In una anonima cittadina della provincia americana, Amber Springs, è consuetudine che l’ultimo mercoledì prima della fine della scuola, gli alunni di terza media ricevano una camicia nera e la foto tessera di un ragazzo o una ragazza morti in un incidente stradale: per un giorno sono invisibili a tutti, non fanno lezione, non sono puniti.
È proprio all’alba di un Mercoledì dei Morti che conosciamo Bruco, il timido protagonista dell’ultimo romanzo di Jerry Spinelli, ‘Ricordami di mercoledì’, pubblicato recentemente da Mondadori con la traduzione di Angela Ragusa.
Naturalmente, la maggior parte dei ragazzini non percepisce il lato educativo di questa tradizione, quanto un insperato giorno di festa in cui tutto è sostanzialmente permesso.
Robbie, questo è il suo vero nome, si alza pregustando una giornata di scherzi e imprese mitiche, come una rissa già organizzata per il pomeriggio, cui pensa di assistere insieme al suo amico del cuore Eddie. Tanto Eddie è popolare, quanto Bruco si considera invisibile, un osservatore del mondo, nascosto dietro i suoi brufoli.
La mattina dunque scorre come previsto fino a quando non si arriva al momento clou della giornata: l’assegnazione della foto tessera e della camicia nera. Accade l’imprevedibile, Bruco si trova di fronte l’inquieto fantasma della sua ‘spiaccicata’: Rebecca Ann Finch, morta a diciassette anni, gli si presenta davanti in pigiama e pantofole color lampone.
Comincia così un percorso stravagante in cui Becca e Bruco si confrontano, raccontandosi le rispettive vite: Becca era passata alla storia per aver rinchiuso in un barattolo tante lucciole e per averle fatte morire tutte, essendosi dimenticata di praticare dei buchi nel tappo; questa esperienza infantile l’ha segnata, ma non le ha impedito di vivere un grande amore; proprio l’amore per il suo Pupucchio, nomignolo che aveva assegnato al ragazzo che amava, è stato l’origine del suo incidente: una bravata, alla vigilia di Natale, per non stare lontano da lui e fargli avere il regalo più bello. Nello stesso tempo, Bruco non può sottrarsi al racconto della sua vita, dei rapporti con gli amici e con le ragazze, che riesce solo a guardare da lontano.
In questo confronto è difficile dire chi aiuti chi, se sia Bruco ad aiutare Becca a superare i suoi sensi di colpa, o se sia Becca che aiuti Bruco ad accettarsi così come è.
Alla fine di questa giornata entrambi hanno raggiunto una diversa consapevolezza di sé.
Jerry Spinelli mostra come sempre una straordinaria capacità di cogliere i turbamenti profondi che attraversano le vite dei ragazzi e delle ragazze, li descrive con acume e sensibilità, riesce ad avere sempre uno sguardo che si muove alla loro altezza, senza giudicare le debolezze, i difetti, le incertezze dell’inquieta età di mezzo.
Tuttavia, mi sembra che la situazione presentata in questo romanzo risenta di una certa astrattezza, appesantita dalla necessità di parlare di un tema difficile, come la morte degli adolescenti negli incidenti stradali. Avrebbe potuto trarne una trama in chiave drammatica, ha preferito i toni semi seri della commedia, sicuramente efficaci con un pubblico di lettori e lettrici intorno ai tredici, quattordici anni.
Anche la narrazione tutta al presente, in presa diretta, incentrata sulla lunga passeggiata dei due protagonisti, si traduce in immediatezza, in una sorta di corpo a corpo fra i protagonisti e il lettore.
Però, anche qui, vedo il limite di un racconto che si esprime in una sorta di flusso di coscienza, di una sequenza di confessioni intime che si intrecciano a degli squarci di realtà: lettrici e lettori giovani spesso si disorientano in una narrazione che non si incanali sulla sequenza di fatti, azioni e, preferibilmente, colpi di scena.
Nonostante le difficoltà sopra esposte, il romanzo può essere consigliato a ragazzi e ragazze, sopra i dodici anni, che abbiano una forte propensione all’introspezione.

Eleonora

“Ricordami di mercoledì”, J. Spinelli, trad. A. Ragusa, Mondadori 2023


mercoledì 4 gennaio 2023

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

UN BRICIOLO DI OTTIMISMO


Dopo un anno, al seguito di altri due segnati dalla pandemia, che ci ha lasciato in eredità i tempestosi venti di guerra, una situazione economica preoccupante e il nulla di fatto sulle tematiche ambientali, dei libri che ci lascino il sapore fresco dell’ottimismo sono quasi obbligatori.
A svolgere questo compito ci pensa il pluripremiato scrittore canadese Jean-François Sénéchal con i due romanzi dedicati a Chris e Chloé, entrambi tradotti da Claudine Turla e pubblicati da Giralangolo.
Incontriamo entrambi i personaggi nel primo romanzo, ‘Semplice la felicità’, pubblicato nel 2020; ma a raccontare la propria storia in prima persona è Chris, che il giorno del suo diciottesimo compleanno scopre che sua madre se n’è andata. Tutta la narrazione non è che il racconto che Chris immagina di fare a sua madre, in attesa di un suo ipotetico ritorno. Certo l’inizio è abbastanza sconvolgente: la madre è, infatti, il suo unico vero punto di riferimento: il padre è andato via poco dopo la sua nascita. Il diciottenne Chris è un ragazzo particolare: per usare una sua espressione ‘è in ritardo con la testa’. Di sicuro la sua visione del mondo e dei rapporti umani è semplificata, ma questo non gli impedisce di costruirsi un proprio ruolo nel mondo, ovvero all’interno della comunità che lo accoglie e lo protegge.
In primo luogo la signora Sylvester, proprietaria del palazzo in cui vive e che lo nomina ‘portiere’: si occuperà della pulizia e della manutenzione degli appartamenti, cosa che lo renderà economicamente autosufficiente, o quasi. Per il resto ci sono i lavoretti da fare in giro, sotto la supervisione di Joe. Poi c’è Jessica, la bellissima ragazza, con sogni di gloria, che gli dà il primo bacio sulla guancia; e il bullo Luc Boutin, innamorato di lei, e improvvisamente diventato l’angelo custode di Chris. Insomma, un’intera comunità stretta intorno ad un ragazzo che deve muovere i suoi primi passi da solo nel mondo. Oltre questi, ci sono gli altri amici, quelli come lui ‘in ritardo’: Felix e Chloé, cui Chris costruisce dei perfetti manichini per i berretti e le sciarpe che lei espone con grande successo al mercato rionale. Chloé è una persona positiva, che non si scoraggia mai, sostenuta da una madre onnipresente. Proprio lei farà nascere in Chris un sentimento diverso, mai provato prima, l’amore.


L’amore fra Chris e Chloé è al centro del secondo romanzo, ‘Semplicemente due’: i due ragazzi, così pieni di ingenuo entusiasmo per la vita, vanno a vivere insieme e un passo dopo l’altro costruiscono il proprio futuro, con nuovi lavori per Chris, nuove incombenze, il ritorno insperato del padre di Chris , fino alla svolta rappresentata dalla gravidanza di Chloé, che getta nello scompiglio la loro comunità di parenti ed amici. La madre della ragazza è travolta dall’ansia e anche nella mente di Chris si affaccia il pensiero che anche suo figlio potrebbe essere ‘in ritardo’. Intanto, intorno alla coppia di ragazzi, si alternano vicende felici e tristi: Joe si ammala, Jessica riesce ad ottenere delle piccole parti in alcuni film; la signora Sylvester torna , per poco, in Inghilterra, per raccogliere l’eredità della donna da lei amata in gioventù.
Raccontati così, questi romanzi potrebbero sembrare come storie rassicuranti, dal tono quasi fiabesco. In realtà il vero punto di forza è rappresentato dal modo di raccontare il mondo attraverso gli occhi e la mente di un ragazzo che con fatica affronta il trauma dell’abbandono e, un pezzo alla volta, si appropria del mondo che lo circonda. La sua semplicità e la sua ingenuità rendono trasparenti le dinamiche interpersonali, costringono gli altri a raccontarsi la verità sui propri sentimenti. Non è il primo romanzo che evoca la rete di solidarietà che aiuta ragazzi ‘speciali’ ad affrontare la vita, basti pensare alla magica Willow de ‘Il mondo fino a 7’. Qui il racconto è più diffusamente corale ed è questa coralità a rendere credibile la trama del secondo romanzo, in cui nuovamente al centro sono i temi della libertà e della responsabilità, che ciascun personaggio interpreta a proprio modo. L’arrivo di un figlio è proprio il più grande banco di prova su questi temi e i due ragazzi non sono più smarriti degli adulti che li circondano.
Lo stile narrativo rispecchia la linearità del pensiero del protagonista, i suoi dubbi, le incertezze su un mondo che comprende solo in parte.
I romanzi di Sénéchal sono un buon viatico per iniziare il nuovo anno con il sorriso sulle labbra, un briciolo di ottimismo rispetto a un tempo che non lo consentirebbe. Consiglio la lettura, quindi, a tutti quei ragazzi e quelle ragazze, a partire dai tredici anni, che vogliano coltivare la speranza.

Eleonora

“Semplice la felicità”, J. F. Sénéchal, Giralangolo 2020
“Semplicemente due”, J.F. Sénéchal, Giralangolo 2022



mercoledì 7 settembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA TEMPESTA PERFETTA


L’epidemia del coronavirus è stata una tempesta perfetta, una tempesta sanitaria, in primo luogo, ma anche sociale. Nei libri per ragazzi se ne parla poco, anche se sappiamo per certo che questi anni incerti lasceranno il segno. Un romanzo che parla proprio della prima fase, la primavera del 2020, e lo fa dal punto di vista dei più giovani è ‘Ti aspetterò alla fine del mondo’, scritto da Francesco Fadigati per le Edizioni San Paolo.
La storia riguarda un ragazzo, Nic, un giovane liceale, chiuso in casa e costretto ad una finta presenza scolastica garantita dalla Dad, il cui unico sfogo sono un sacco da box e la musica rock.
Non ha un bel rapporto con la scuola e nemmeno con il fratello minore. I genitori sono separati e il lockdown complica tutte le cose, chiudendo le persone in casa e impedendo ai ragazzi e alle ragazze qualsiasi tipo di socialità.
Ci si mette anche l’insegnante d’italiano, che impone un lavoro di gruppo, del tutto virtuale, sui primi due libri dell’Eneide. Nic non l’avrebbe preso in considerazione se del gruppo non facesse parte Chiara, la ragazza di cui è segretamente innamorato. Purtroppo, non ha studiato affatto, ma un incontro casuale risolve la situazione: nei suoi vagabondaggi clandestini (non si potrebbe andare in giro), incontra un ex insegnante, Filippo Grandi, che di buon grado l’aiuta a comprendere il senso dei versi di Virgilio.
La vita in quei giorni non molto lontani, ma che vorremmo dimenticare, è complicata e dolorosa: uno zio di Nic contrae il virus e viene ricoverato in ospedale; anche la mamma si ammala, meno gravemente; così Nic e il fratello si trasferiscono dalla zia Nives. I giorni di quarantena servono ai due fratelli per scoprire la zia e il misterioso cugino Carlo, che in realtà, grazie al suo impianto stereo e alla collezione di ‘lp’ conquista, da lontano, il cuore di Nic.
Ovviamente anche il rapporto con Chiara si complica, ma grazie ad un romanzo, scritto tempo prima da Filippo Grandi e proposto in lettura alla classe, molti nodi si sciolgono e il dolore, qualunque sia la sua forma, può essere affrontato.
Molte, forse troppe, le tematiche messe in campo in questa storia; due di queste spiccano in modo particolare: una, più diretta, riguarda meritoriamente la pandemia vista con gli occhi dei ragazzi: lo straniamento, la lontananza, la difficoltà, che è stata di tutti, ad affrontare le paure e le incertezze di questi anni del tutto lontane dall’esperienza comune. La seconda riguarda il lutto e la sua indicibilità, ma anche la possibilità di affrontarlo e superarlo grazie alla vicinanza delle persone più care.
Mi sembra importante che si cominci a ragionare sugli effetti perversi che la situazione straordinaria che abbiamo vissuto ha provocato nelle vite di bambine e bambini , ragazze e ragazzi, cui sono stati sottratti due anni di vita ‘normale’.
La lettura è quindi consigliata a ragazzi e ragazze che vogliano specchiarsi in questo ritratto generazionale così inconsueto, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Ti aspetterò alla fine del mondo”, F. Fadigati, Edizioni San Paolo 2021



venerdì 2 settembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRA MUSICA E VIDEO GIOCHI


Il romanzo di Daniele Nicastro ‘Vengo io da te’, pubblicato da Einaudi Ragazzi, in primo luogo è un viaggio nei linguaggi degli adolescenti, direi un viaggio necessario. Leggendolo, ho avuto la misura precisa della distanza rispetto ai riferimenti culturali dei più giovani, conosciuti solo in parte. Parliamo innanzi tutto di musica e del mondo dei gamer, l’universo dei video giochi che costituiscono spesso una realtà parallela alla vita reale.
In breve, la trama: Giada e Nico, i due protagonisti, sono due adolescenti che si incontrano in un laboratorio multimediale, a scuola: devono lavorare al tema di Enea e Didone, rielaborandolo secondo i linguaggi a loro più congeniali; Giada è una brava ragazza, molto determinata e dalla lingua troppo lunga; Nico è un ragazzo timido e introverso. A unirli è la musica ‘indie’, che costituisce il filo conduttore della loro versione dell’amore di Enea e Didone. Comunicano fra loro intensamente attraverso i versi delle canzoni che ogni giorno si scambiano, riuscendo così a parlare di sé, dei propri stati d’animo, senza che, in realtà, sappiano granché della vita l’uno dell’altro.
Giada in realtà ha una storia sentimentale con un altro ragazzo, del tutto diverso da Nico; è una storia che si sta spegnendo, ma questa ambiguità determina l’allontanamento di Nico, che scompare da scuola e dalla vita di Giada. Lei, che è una ragazza determinata, tenta in tutti i modi di riprendere i contatti, ma la scuola finisce e tutto sembra restare congelato in questo limbo. Giada non si arrende e alla ripresa della scuola, con la sua amica del cuore Kikka, cerca di riallacciare il rapporto con Nico sull’unico terreno in cui lui ancora si manifesta: un gioco online, Death or Defence, in cui i giocatori si affrontano in battaglie estenuanti. Per rintracciare Nico, Giada mette insieme una squadra di amici, mentre, nello stesso tempo, riesce a trovare la sua casa e a mettersi in contatto con la madre.
Dunque, una storia d’amore, o meglio una storia che gira intorno a quel groviglio di sentimenti che spesso si affaccia confusamente nella mente e nel corpo degli adolescenti, con tutta la grande difficoltà di riconoscere i sentimenti e di dargli un nome. Ma, oltre questo, ‘Vengo io da te’ è un ritratto generazionale, che cerca di usare i riferimenti propri dei ragazzi di oggi, usando il loro linguaggio, le loro playlist, la loro socialità, i loro drammi, la difficoltà degli adulti di comprenderli.
Il personaggio di Nico incarna la fragilità più estrema, quel fenomeno indicato col termine giapponese hikikomori, ovvero il ritiro da qualsiasi forma di socialità esclusa quella virtuale.
Si tratta di quei ragazzi e ragazze che vivono quasi esclusivamente nella loro camera, riducendo al minimo i contatti con la famiglia, rinunciando alla scuola. Non è un fenomeno frequentissimo, ma nemmeno inconsistente, così come sono tanti, troppi, i ragazzi e le ragazze che hanno rinunciato a far sentire la propria voce.
Se negli anni ‘70 e a seguire ‘i giovani’ costituivano un elemento di traino del cambiamento sociale e culturale, oggi prevale lo scetticismo, la solitudine e la percezione di reciproca incomprensione.
Importante, quindi, costruire storie che provino a parlare la lingua dei più giovani, che si calino nel loro mondo dove, a fianco delle eterne questioni di cuore, di amicizie che vanno e che vengono, si inseriscono gusti e costumi a prima vista ‘alieni’. Agli occhi di schiere di genitori e insegnanti attoniti.
Consiglio la lettura a ragazze ragazzi, a partire dai tredici anni, che si sentano incompresi e, perché no?, anche ai rispettivi genitori, per cercare un linguaggio comune.

Eleonora

“Vengo io da te”, D. Nicastro, Einaudi Ragazzi 2022



venerdì 30 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SPERANZA E I SUOI PANINI PER IL VIAGGIO
 
Ci conosciamo? Sentimenti, emozioni e altre creature,
Tina Oziewicz, Alexandra Zając (trad. Valentina Parisi)
Terre di mezzo 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)


La curiosità si arrampica più in alto che può, in cima a un albero, su un tetto o su un camino. [...] L'ansia è un giocoliere. [...] La pazienza ha un bel giardino.[...] La compassione raccoglie lumache dal marciapiede.


Il terrore si nasconde in un posto davvero introvabile: una lattina arrugginita che è abbandonata in un angolo buio, sotto l'armadio e da una fessura sbircia fuori il mondo. E la paura? Lei si mimetizza con la carta da parati per non essere vista. Mentre il coraggio se ne sta spaparanzato in una radura in mezzo alla foresta. La gratitudine fa un maglione e la serenità fa le coccole a un cane, mentre la rabbia, al contrario, esplode.


Si tratta di un catalogo di 31 tra sentimenti, emozioni e altre creature. Potenzialmente un libro pericolosissimo, in particolare per tutti i 'segugi' sempre in cerca di libri assertivi sull'argomento.
Il primo pericolo si annida nella circostanza che il libro dichiara, nel suo sottotitolo italiano, di cosa tratterà all'interno. In qualche modo questo sottotitolo per un'insegnante-segugio ha la medesima funzione dell'indumento con l'odore della persona scomparsa per il tartufo di un cane poliziotto. Questa pericolosità si stempera in quel 'altre creature' misteriose che potrebbero mandare fuori pista l'insegnante-segugio. Meno male.
 

 
Il secondo grande pericolo continua ad annidarsi nel medesimo sottotitolo italiano, ovvero nel mettere insieme sentimenti ed emozioni. Questo perché sarebbe bene che almeno l'insegnante-segugio avesse consapevolezza della loro differenza.Non si chiede a un bambino di saper distinguere tra le tre categorie, ma potrebbe succedere che sia lui a interrogare l'adulto in tal senso. E a quel punto l'insegnante-segugio, sperando ne abbia le competenze, dovrebbe poter essere in grado di rispondere. Le emozioni sono qualcosa che ha a che fare con la chimica corporea e sono in linea di massima di rapido passaggio e tutto sommato insopprimibili. Per governarle, ovvero addomesticarle, gestirle arrivano per l'appunto i sentimenti. Che hanno a che fare molto poco con la chimica, mentre moltissimo con l'elaborazione mentale, l'educazione e finanche la cultura. Sarebbe utile che l'insegnante-segugio sapesse distinguere tra attrazione e amore, tra gioia e felicità. Questo perché uno dei suoi compiti dovrebbe proprio essere quello di educare (si badi bene non insegnare) ai sentimenti. Sulle emozioni, invece, non c'è molto da fare, a parte registrarle.
Superati i due pericoli del sottotitolo, c'è da augurarsi che l'insegnante-segugio si faccia solleticare dal titolo in sé, che è una bella domanda, che rimane aperta, apertissima fino alla fine. Evviva le domande.
A questo punto non resta che aprire il libro e scoprire i 31 soggetti messi a catalogo. 
 

 
Nella sequenza sono mischiati. E questo è un primo pregio. Ovvero si passa dall'emozione che salta sul trampolino, al sentimento che lavora ai ferri. Per poi approdare nella strana creatura che con il vento nei capelli chiude gli occhi di fronte a un trivio...
L'altro valore di cui il libro è portatore sta nella scelta degli esempi illustrativi.
Alcuni esempi sono molto felici ed è anche molto interessante la loro modulazione di intensità. Il terrore sta chiuso in una lattina arrugginita, in un angolo buio sotto l'armadio. Accidenti, funziona. E lo fa con immediatezza: la forza del terrore è subito palpabile in tutta la sua esasperazione - quella ruggine, quel buio, quell'angolo - soprattutto se messa a confronto con la paura che, con molta più pacatezza, si mimetizza tra i fiori della carta da parati. Mentre dell'ansia si percepisce all'istante la sensazione di niente terra sotto i piedi. E in quegli occhi stralunati.
 
 
In più di un caso quindi si possono quasi percepire nella loro fisicità le diverse emozioni e le loro declinazioni corporee (in cui tutti possono riconoscersi): la vergogna con le mani sugli occhi.
In altri casi, il fatto di essere emozione o sentimento abusati nell'editoria per l'infanzia non ha giovato: per intenderci la rappresentazione della rabbia o della felicità non spostano un granché.
Di nuovo nella sfera dei sentimenti e delle altre creature ci sono gli esempi più interessanti, per originalità di relazione tra testo e immagine, per originalità nell'esemplificazione e nelle posture: la compassione accucciata con le sue lumachine di strada, l'ospitalità che spignatta tra le pentole, la nostalgia di spalle con la sua sciarpa, la solitudine, persa in un mare di sabbia. Quasi impercettibile allo sguardo. Ecco è forse questa la chiave. Mimare le emozioni. In tal modo lo spettro delle mille sfumature si allarga e ognuno potrà decidere di riconoscersi, senza 'farsi male'.
 

Fortunatamente, così come è stato concepito, c'è la speranza (con i suoi panini) che l'insegnante-segugio lo riappoggi sullo scaffale per lasciarlo a chi ai libri non chiede certezze.


Carla




mercoledì 6 gennaio 2021

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DELL’AMORE E DEL CORPO

 

Quando si guarda alla produzione editoriale dedicata alle teenager, si nota come una parte importante sia rappresentata da ‘romanzi d’amore’, o, se vogliamo essere più precisi, testi dedicati alle dinamiche dei sentimenti, alle molteplici sfumature che essi possono assumere, agli intrecci di storie tormentate secondo canoni abbastanza noti.
Poco tempo fa ho parlato di una novità interessante, capace di sparigliare le carte dei luoghi comuni: ‘Un attimo perfetto’, di Meg Rosoff coglie con uno sguardo per niente compiaciuto le relazioni sentimentali ed affettive dei componenti di una famiglia, all’arrivo di un personaggio perturbante.
 

Un altro romanzo di successo è stato ’Ogni giorno’, di David Levithan, pubblicato nel 2013 da Rizzoli. L’idea di partenza è senza dubbio originale: il protagonista, A, vive svegliandosi ogni giorno in un corpo diverso e in qualche modo se n’è fatta una ragione, fino a quando non incontra Rhiannon, con cui si intrattiene mentre è ‘ospite’ del corpo del suo ragazzo. Da quel momento, di giorno in giorno, di corpo in corpo, il suo scopo è rimanere vicino alla ragazza per conquistarne l’amore.
A prescindere dal finale, si vede con chiarezza come questa traccia narrativa incarni l’ideale dell’amore ‘romantico’, celebrando l’incontro fra anime gemelle, che si incontrano e si cercano al di là della corporeità. Tutto il racconto si fonda sull’assunto della ‘persistenza’, cioè sull’idea che l’identità del nostro A sia del tutto disgiunta dai corpi che attraversa. E’ più o meno quello che le ragazze vogliono farsi raccontare: un amore così forte da travalicare i limiti imposti dalla nostra materialità di esseri umani. Ma questo implica pensare che il corpo, con tutte le sue mutevoli implicazioni, non faccia parte dell’identità e, ancor di più, non modifichi il nostro modo di essere attraverso le sensazioni, i cambiamenti fisici, la crescita o l’invecchiamento. Implica pensare che l’amore non abbia niente a che fare con il nostro essere giovani o vecchi, sani o malati, con le nostre sensazioni e con la nostra storia.
Ma noi siamo il nostro corpo e, secondo il mio modestissimo parere, la stessa spiritualità deve fare i conti con la nostra cogente materialità.
Se il corpo per Levithan in fondo è un accessorio, un tramite di contatto col mondo, in Rosoff entra con tutta la sua potenza nel cuore del racconto: è il corpo desiderante dei ragazzi e delle ragazze travolti dalla seduzione di Kit, è il corpo ‘ambiguo’ del/la protagonista, il maschile e il femminile che rispondono insieme al richiamo della trasgressione.
Se non ci fosse la presenza fisica di Kit, nessun aspetto delle vite degli altri personaggi sarebbe modificato, mentre il passaggio seduttivo della sua fisicità mette in discussione tutto.
Abbiamo di fronte due modi molto diversi di vedere il mondo dei sentimenti. E’ interessante questa differenza proprio perché entrambi i romanzi hanno bene in mente il mondo giovanile e rispondono a quella richiesta di chiarezza che un’adolescente pone quando si parla della sfera sentimentale e sessuale. Bello credere nell’amore assoluto, nell’amore salvifico, più forte di qualsiasi ostacolo (o perversione). Peccato che le cose siano più complicate e che si passi buona parte della vita a ragionarci sopra.
Penso sarebbe utile estendere questi confronti a tanti altri romanzi che ruotano intorno a questi argomenti, compresi i romanzoni commerciali che tanto appassionano le ragazze; confrontare i punti di vista, le chimere costruite su misura per gratificare, le implicazioni non subito evidenti. Credo che sarebbe un modo onesto e rispettoso delle giovanili intelligenze per mostrare le complessità che tanto spaventano.
Entrambi i romanzi li vedrei proposti a partire dai quattordici anni.
 
Eleonora


“Ogni giorno”, D. Levithan, Rizzoli 2013
“Un attimo perfetto”, M. Rosoff, Rizzoli 2020



mercoledì 12 giugno 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


AMORI SPERIMENTALI


Un gradito ritorno, quello di Rebecca Stead, con un nuovo romanzo, ‘L’amore sconosciuto’, pubblicato questa volta da Terre di Mezzo. Un gradito ritorno e una conferma del talento della scrittrice americana, premiata con la Newbery Medal per ‘Quando mi troverai’ e con il Guardian Prize con ‘Segreti e bugie’. Anche in questo caso racconta una storia di preadolescenti, di ragazze e ragazzi alle soglie di quella esplosione di vitalità e di contraddizioni, rappresentata dall’adolescenza.
In sintesi, la trama: ci sono tre storie che scorrono parallele il cui intreccio viene svelato solo alla fine. La prima, la più consistente, ha per protagonista una ragazzina, Bridge, alle prese con i problemi tipici di quell’età: l’amicizia, solidissima, con Emily e Tab, i dubbi su quel sentimento strano, misterioso e perturbante chiamato amore, che a volte si confonde con l’amicizia; e la seconda storia che ci viene raccontata riguarda proprio il migliore amico di Bridge, Sherm, che scrive lettere destinate a non essere spedite al nonno che ha pensato bene di abbandonare il tetto coniugale per cambiare vita. La terza storia è di un personaggio misterioso, una ragazza che scappa di casa, travolta dai sensi di colpa, e si rifugia nel locale del papà di Bridge.
Questi sono i personaggi principali, tutti disegnati con attenzione: i loro pensieri, i dubbi, gli errori inevitabili sono trattati come sempre con delicatezza. Bridge è sopravvissuta, da piccola, a un grave incidente stradale e si chiede costantemente se la sua vita abbia uno scopo particolare; Emily è innamorata e per il suo ragazzo commette il più ingenuo degli errori, gli manda una sua foto sexy, scatenando la vandea dei like di un’immagine condivisa da tanti.
Tab è quella più impegnata politicamente, segue con passione un corso di un’insegnate carismatica. Tutte e tre hanno sottoscritto un patto, non litigare mai.
Intorno alle vicende della foto compromettente si dipana il filone principale del racconto, che però non abbandona mai i personaggi minori, le storie parallele, che alla fine convergono in un’unica direzione, che consente alle tre protagoniste e ai loro amici di fare i conti realmente con l’amicizia, l’affetto fraterno, e l’oggetto misterioso che ossessiona soprattutto le ragazzine: l’amore, o quello che sembra tale e forse non è.
Anche in questo caso, come nei romanzi precedenti, la Stead dimostra grande abilità nella costruzione della trama, che, nonostante la molteplicità dei soggetti coinvolti, non perde mai ritmo e coerenza del racconto. C’è una indiscutibile capacità di mettersi nei panni di questi ragazzi e ragazze, rendendo credibili e importanti sentimenti, emozioni, riflessioni tipici di quell’età. Viene reso con affettuoso realismo la vita quotidiana, i sapori, i profumi di biscotti appena fatti, di pasti veloci preparati da genitori indaffarati. La vita vera, e quella rappresentata qui, è complicata, è difficile capire le ragioni degli altri, orientarsi nella giungla di silenzi, segreti, colpe apparentemente inconfessabili. L’unica differenza, fra questa rappresentazione e la realtà è che non sempre tutto trova una soluzione, nella realtà esistono i traumi, le sconfitte, silenzi che non vengono più superati.
L’immediatezza della scrittura della Stead fa di questo romanzo, nonostante la sua complessità, una lettura quasi obbligata per quelle ragazze, e quei ragazzi, che si interrogano sui sentimenti. A partire dai dodici anni.
Eleonora

“L’amore sconosciuto”, R. Stead, Terre di mezzo 2019

lunedì 17 febbraio 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


E, FINALMENTE, FELICITA'!




Ritorna Polleke, ritorna la sua omonima vitellina, grande ormai quasi come una mucca, il fidanzato Mimun e l'amica Caro, e l'insieme dei personaggi che le ruotano intorno, Spik, il padre, finito in Nepal a cercare una via di redenzione, la mamma che forse è nuovamente felice con il suo fidanzato, il maestro di Polleke. I serafici nonni, che hanno costruito una vita sulla serenità e sulla concretezza. C'è anche l'amico Tom e la nuova amica Consuelo, che viene dal Messico con un bagaglio di dolore.
Polleke sta crescendo, si sente grande e come sempre deve confrontarsi con problemi grandi, con domande che non si possono fare, per non offendere la sensibilità di chi ha sofferto, e con altre che restano per forza senza risposta: che questa sia davvero la volta buona e che Spik abbia intrapreso il giusto percorso per allontanarsi dalla droga, è difficile dirlo. Così come sono complicati i sentimenti che si affacciano prepotenti nella vita di una ragazzina che non è più bambina: si può voler bene ad un ragazzino, ma senza desiderare di starci insieme; si può essere gelose e ferite da un tradimento, ma si può anche perdonare. Cosa tiene davvero insieme due persone? E che cosa può renderle felici? Non certo l'amore eterno, come la vicenda dei suoi genitori ben insegna. Ma anche dai fallimenti, dalle sconfitte si può riemergere, anche da scelte sbagliate e pericolose. Si può imparare ad aspettare un ritorno forse improbabile e a rispettare il silenzio di una nuova amica.
Il filo di questa storia è la ricomparsa di Sop, l'orsacchiotto di pezza dell'infanzia di Polleke; questo orsacchiotto fa tornare il sorriso a Consuelo, india messicana emigrata da poco e riprenderà, questo vecchio orsacchiotto di pezza, la parola, in un modo assolutamente magico...
oh, che beltà
un'improvvisa
felicità!

come recita una delle poesie di Polleke nel capitolo finale. Ovvero, la vita può metterti alla prova, può costringerti alla resa, ma poi può offrirti nuovi spunti di imprevedibile felicità, di serenità ritrovata, di ritorni imprevisti e folgoranti. Questo è forse il romanzo in cui Kuijer maggiormente insiste sul tema della speranza, del futuro, della consapevolezza che le cose possono anche cambiare; senza retorica, anzi con il disincanto della giovane protagonista, che si è già scontrata con le infelicità e i tradimenti degli adulti, il padre e la madre prima di tutti.
Nei nostri tristi tempi, leggere libri come questo è quasi obbligatorio per una sana e doverosa iniezione di ottimismo nei giovani lettori. Anche in questo caso, come nei due romanzi precedenti (qui e qui)
la lettura è consigliata a partire dai dodici anni. Ma la consiglierei vivamente a tutti quei genitori pessimisti e smarriti che hanno perso, e non a torto, la visione del futuro. Ricredetevi con Polleke.

Eleonora

Un'improvvisa felicità”, G. Kuijer, feltrinelli kids 2014.