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lunedì 27 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incatare)

LA SUA VALLE (II PARTE) 

Il piccolo popolo del fiume. Come i Sassifonde affrontarono la grande piena
Nicoletta Gramantieri, Irene Penazzi 
Il Castoro 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)

Ancora sensazioni. 
La terza riguarda la forma prescelta e la consapevolezza che Gramantieri e Penazzi, in questo libro di poco meno di duecento pagine, sono come pane e burro - perfette insieme.


Appunto. Qui entrano in gioco il lavoro di Irene Penazzi e il conseguente piacere di seguirla nell'accuratezza delle sue scenette tra un blocco di testo e l'altro (solo talvolta in tavole a piena pagina). 


Si tratta di un libro di narrativa illustrata, ossia a chi sta alle matite, ovvero alla matita - eccezion fatta per i risguardi - è dato tutto lo spazio possibile entro un confine che però è esiguo rispetto al testo. 
Non siamo di fronte agli universi di Claude Ponti, come per esempio La mia valle o La notte degli Zefirotti o ancora Biagio che hanno a disposizione un grande formato, pagine a colori e tanto spazio per grandi tavole. Ma siamo comunque di fronte a una storia di piccole creature che si muovono nel verde, un tratto di fiume boscoso, e agiscono in un reticolo di luoghi costruiti a loro misura, quindi altrettanto in miniatura. La brulicante visione di piccoli universi cui Irene Penazzi ci ha abituato a partire da Nel mio giardino il mondo è assolutamente perfetta. Sono una gioia i piccoli scenari casalinghi, pieni di dettagli, in cui si vedono in azione i molti personaggi della storia, tutti rigorosamente con le pinne ai piedi... 


La quarta sensazione che si prova leggendo Il piccolo popolo del fiume è quella del costante brusio di fondo, prodotto delle molte altre storie di popoli minuscoli, sconosciuti ai più, oppure di mondi cresciuti sul greto di fiumi o torrenti che siano, di piccole società virtuose che si prodigano per il bene comune, oppure ancora di personaggi che portano nomi indimenticabili, pieni di senso e frutto - ciascuno - di una scelta pensata e mai furbetta. 
L'andatura scelta e il ritmo dato al racconto rientrano in un canone preciso. 
La volontà di ispirarsi a precisi topoi letterari - primo fra tutti il fiume con la sua acqua in perenne movimento, generoso ma anche pericoloso, oppure anche l'albero come luogo perfetto da abitare in condominio, sembra confermare una precisa scelta prospettica e di cadenza. 
Da De Fombelle a Norton, passando per Cosseau fino ad arrivare al Greenriver di Holly Webb, per citarne solo alcuni, si percepisce che molte altre storie, molte altre letture siano a monte di questa. Che questo brusio sia consapevolmente cercato o che invece sia solo il risultato di una scrittura che abbia attraversato e si sia nutrita di molte altre, non fa differenza. 
Proseguendo di sensazione in sensazione, si direbbe che tra le righe e non solo tra le righe si senta l'esigenza da parte di chi scrive di raccontare anche qualcos'altro, qualcosa di più profondo e significativo. Qualcosa che non riguarda solo quelle creaturine verdi a cui ci siamo affezionati, ma qualcosa che ci riguarda tutti come umanità. 
Due casi esemplari sono le pagine dedicate alla biblioteca e quelle che ruotano intorno al grande evento della piena. 
Della prima, e dei bibliotecari che l'hanno in custodia, si dice un gran bene: è il luogo dove si conservano e si condividono i saperi e le storie, dove il passato diventa presente e anche futuro. 
Analogamente anche la grande piena, di fronte alla quale il piccolo popolo del fiume cerca di trovare un'efficace difesa, è una piena in sé e letterariamente parlando un innesco per l'avventura, ma è anche un simbolo molto chiaro di un pericolo più generale e duraturo per l'intera comunità. Non credo di sbagliare troppo se percepisco che dietro la grande piena raccontata si debba leggere qualcosa di molto più reale e attuale: il cambiamento del clima che mette in pericolo il nostro pianeta. Lo proverebbe il fatto che anche nel dipanarsi del racconto dalle quelle case sugli alberi, appese come grandi goccioloni ai rami più alti, non si torna indietro. Le abitudini del piccolo popolo si modificano in modo irreversibile. Così come non si torna indietro da un disastro climatico. L'unica cosa possibile, ammesso che sia bastevole, tanto nella storia quanto nella realtà, è provare a modificare i propri criteri di vita. Se così è, a salvare il libro da un pericoloso scivolone nella retorica interviene di nuovo la lunga militanza ed esperienza di Nicoletta Gramantieri sulle barricate che da anni cercano di difendere la grande letteratura da quella mediocre, di proteggere i propri utenti di biblioteca, ma più in generale tutti i lettori e le lettrici, dalle infide paludi che si nascondono nel panorama variegato della letteratura per l'infanzia.


Questo è per dire che Il piccolo popolo del fiume lo si può leggere come un libro di avventura pura di un manipolo di creaturine in pericolo, ma anche come storia che interroga i propri lettori su questioni ben più universali. 
E in questo, mi parrebbe di cogliere un ideale lettore o lettrice che, forte di una più lunga esperienza tra i libri, abbia maturato la consapevolezza che le storie sono innanzitutto storie, ma possono essere anche molto altro. 

Carla

venerdì 24 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SUA VALLE (I PARTE)

Il piccolo popolo del fiume. Come i Sassifonde affrontarono la grande piena,
Nicoletta Gramantieri, Irene Penazzi
Il Castoro 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA per MEDI (dai 7 anni) 

"Si narra che i loro piccoli vengano depositati direttamente dal fiume sulla porta della casa in cui sono destinati a vivere. Si tratta di un evento molto raro: questi doni del fiume capitano solo ogni cinquant'anni. 
Cinquant'anni nelle vite dei Sassifonde sono una misura in realtà non troppo lunga; pare, infatti, che ognuno di loro, di anni, ne viva almeno trecentocinquanta. 
Queste lunghe vite le trascorrono sul greto, fra i sassi, in abitazioni comode costruite con sterpi e fango, occupando il tempo nel rendere confortevoli e contenti i giorni." 

I Sassifonde sono esserini alti circa 6 centimetri, orecchie tonde e occhi grandi. Rassomigliano vagamente a dei ranocchi, per via delle loro zampine palmate e perché il verde è il colore loro prediletto per vestirsi. I capelli sono biondini tendenti, anche quelli, al verdognolo del muschio dei sassi che si trovano sul greto del fiume dove loro abitano. Almeno per adesso. 
Divisi in sei diverse colonie che si sono insediate lungo le tre anse successive del fiume, per capirci quelle che vanno dal gorgo piccolo fino alla rupe alta, vivono in quella valle da millenni e si narra che al principio fossero molto numerosi, mentre ora saranno poco più di cento. Ma per loro fortuna gli uomini non li hanno mai visti davvero. 
Ciascuno di loro, all'arrivo, ossia quando il fiume lo consegna a chi dovrà prendersene cura, ha un nome che gli viene assegnato e che in qualche modo lo rappresenta. E ciascuno di loro è, o per meglio dire, si sente parte di questa piccola ma operosa comunità. Ogni Sassifonde ha una caratteristica precipua, un carattere ben definito, passioni e attitudini precise intorno a cui ruotano le sue attività e che segnano il contributo che dà per il benessere della piccola società di cui è parte integrante. 
Questa è la loro storia. 
In realtà è la storia di una parte importante di essa, un momento epocale della loro vita, lungo poco più di un anno. 

Sono molte le sensazioni che si provano leggendo questo piccolo libro, circa centosessanta pagine, tra il color verde muschio e il color verde acqua.
Per prima cosa si capisce che qualcuno ci sta portando in un altrove. 
Tutti i segni sono lì a dimostrarlo: a partire dalla mappa dei luoghi nei risguardi, fino alla sezione delle loro originali e nuove abitazioni sospese. 
Come tutte le buone storie di questo genere, è necessario che chi legge non trovi sbavature o imprecisioni. Tutto l'impianto deve funzionare come un orologio svizzero in modo che il lettore accetti di buon grado di farsi condurre in un luogo sconosciuto e allo stesso tempo identificabile, ma solo in parte. A quello stesso lettore va garantito, altrettanto, il gusto di poter lasciare alla partenza ogni certezza, come anche quello di sentirsi capace, con lo scorrere del tempo, di orientarsi da solo in questo mondo tutto nuovo.
Non tutto gli va detto, ma pagina dopo pagina, lo si deve convincere della bellezza del viaggio e in qualche modo gli vanno garantite, con parole e fatti, piccole sorprese, ma anche la possibilità di ritrovare la strada di casa con una bussola personale. 
In questo senso vengono in mente i bellissimi mondi minuscoli di Kitty Crowther, che sa portare i propri lettori in piccoli universi nascosti, li sa mettere di fronte a ogni sobbalzo emotivo, ma si impegna anche a ricondurli sani e salvi alla base. Naturalmente cambiati, come dopo ogni viaggio che si rispetti. 
Insomma, se si vuole portare il proprio lettore in un altrove occorre che questo altrove abbia una propria coerenza interna, bella robusta. 
E qui accade. 
La seconda sensazione che si ha fin dal principio (in realtà un po' dopo, magari muniti - almeno al principio di un calepino per segnarsi i nomi dei molti e brulicanti personaggi) è quella di fare la conoscenza di un'umanità riconoscibile, ma sotto mentite spoglie. 
Per essere più precisi, in questo caso particolare, di un'umanità migliore di quella che è nota. 
E anche questo accade.  
Nella tessitura dei personaggi è possibile riconoscere quel tanto che li rende familiari, ma nello stesso tempo si cerca di organizzare i loro rapporti interpersonali, i loro affetti, le loro cure reciproche in modi alternativi a quelli reali. In quel mondo di là, si vedono di fatto nascere famiglie, anche se i piccoli li porta il fiume, si vedono coppie che si formano e si separano con serenità, si vede gente invecchiare e morire senza lacrime e drammi: tutto è sempre un po' diverso da come avviene nel mondo di qua. 
E soprattutto, sopra ogni cosa, regna un'armonia profonda e diffusa. Ragione ulteriore che segna una netta distanza con il mondo reale. 
E a proposito di questo popolo di Sassifonde (già il nome è lievemente più strano del prevedibile), va notato quanto solidi e rispettosi siano i legami che li tengono assieme: una vera e propria rete senza smagliature in cui ciascuno fa la sua parte. 
E la fa con la robusta convinzione che sia per il bene comune!

 Carla 

[continua]

venerdì 29 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

EDIMBURGO MISTERIOSA


Se c’è qualcosa che ho apprezzato particolarmente nel nuovo romanzo di Elle McNicoll, ‘Come un incantesimo’, pubblicato recentemente da Uovonero, è la scelta di presentare la giovane protagonista, neuro divergente, come un personaggio pieno di asperità, tutt’altro che accattivante. Questa è una scelta coraggiosa, che non coinvolge la lettrice e il lettore in un approccio empatico, al contrario costringe tutti a riflettere su cosa significhi essere ‘diversi’.
Naturalmente il personaggio di Ramya Knox compie un necessario arco narrativo che la porterà a vestire il ruolo di eroina nello scontro titanico contro le oscure creature che complottano nella Edimburgo più misteriosa che si sia mai letta.
Ma veniamo alla trama: Ramya è una ragazzina disprassica, sostanzialmente ha gravi difficoltà nel gestire i propri movimenti; per questo motivo nella scuola, che frequenta insieme al cugino Marley, deve seguire degli odiatissimi corsi particolari, che dovrebbero insegnarle a essere più ‘normale’.
A scuola la raggiunge la notizia della morte del nonno, cui era legata da un sentimento profondo e che non aveva più avuto occasione di frequentare a partire dalle festività natalizie di sette anni prima. In quell’occasione, c’era stato uno sgradevole episodio con una degli invitati e da quel momento i genitori di Ramya avevano imposto la rottura di ogni rapporto con il nonno. I suoi funerali sono l’occasione di una riunione di famiglia, in cui sono presenti anche le zie, Opal e Leanna, oltre alla nonna.
La ragazzina, che si sente sempre più sola e isolata nella sua stessa famiglia, riceve dal nonno in eredità un libro dalle pagine bianche, in cui lei dovrà scrivere la verità sul Popolo Nascosto. Ramya, infatti, ha un dono, riesce a vedere oltre il Glamour, lo schermo che gli ‘altri’ abitanti della città di Edimburgo frappongono per non farsi vedere dai ‘normali’.
Comincia in questo modo un’avventura, che coinvolge il cugino Marley, alla scoperta del mondo sotterraneo della città scozzese. Si tratta di un mondo complesso, in cui compaiono esseri di tutti i tipi, dai troll alle fate, dai vampiri alle sirene, solamente che non sono come la tradizione vuole. Fate e sirene, per esempio, sono crudeli manipolatrici di esseri umani, perché crescono e prosperano nel conflitto e nella rabbia. Il viaggio di Ramya, dunque, diventa sempre più una lotta contro il male che si annida nel mondo di sopra e, ancor di più, nel mondo di sotto.
Il tema della diversità viene quindi declinato utilizzando i registri del fantasy, fondato su magia e avventura, ma anche raccontando la concretissima vita quotidiana della protagonista, registrandone la solitudine, la rabbia, mai la rassegnazione. Un personaggio resiliente, che ama la moda e l’acqua in tutte le sue manifestazioni.
Il racconto si snoda attraverso un susseguirsi di colpi di scena, che è impossibile svelare; il ritmo sostenuto, la varietà di personaggi umani e non umani, il ricorso via via crescente alla magia rendono il romanzo adatto per lettrici e lettori di almeno undici anni. Consiglio la lettura a chi ama il fantasy e a chi apprezza punti di vista divergenti sul mondo.

Eleonora

“Come un incantesimo”, E. McNicoll, Uovonero 2024





venerdì 8 dicembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CREATURE IMPOSSIBILI


Katherine Rundell torna in libreria con il primo romanzo di una trilogia fantasy, ‘Creature impossibili’, tradotto da Mara Pace e pubblicato da Rizzoli. Questo romanzo non passerà inosservato, perché rappresenta l’audace tentativo dell’autrice inglese di percorrere la strada della Rowling, un fantasy adatto a una lettura giovanile, nello stesso tempo denso di riferimenti e di riflessioni che non possono sfuggire al lettore adulto.
Ed ecco la trama: conosciamo i due protagonisti in luoghi distinti, da una parte c’è Christopher Forrester, un ragazzino amato dagli animali, che, arrivato nella casa di campagna del nonno, scopre improvvisamente la cima di una collina proibita, in cui si fondono due mondi; all’altro mondo appartiene Mal Arvorian, che vive nell’Arcipelago, un luogo nascosto agli indiscreti occhi umani.
Mal la conosciamo mentre fugge da uno spietato assassino, gettandosi in un fiume insieme al suo grifone. E proprio da quel fiume la salva il giovane Christopher, che scopre in questo modo, grazie al nonno, di appartenere a una stirpe di guardiani, esseri umani la cui missione è vegliare sul mondo magico dell’Arcipelago.
C’è però qualcosa che turba la vita di questo animato regno della magia, o glimourie, in cui vivono alcune creature mitologiche e molte altre creature fantastiche.
C’è qualcuno che trama per indebolire la magia che si sprigiona da un albero posto al centro di un labirinto sotterraneo, per impossessarsi del suo potere e così molte creature muoiono e tutto sembra inesorabilmente degradare. L’unica creatura che può fermare questo disastro è l’Immortale, depositario della memoria millenaria del luogo.
Mal, sempre inseguita dall’assassino, decide di andare in cerca dell’erede dell’ultimo Immortale, accompagnata dal grifone Gelifen e da Christopher, ormai completamente coinvolto nella vicenda.
Lungo la strada incontra il gigantesco Fidens Nighthand, un potente berserkr, ovviamente anche lui una creatura magica. Gli incontri sono molteplici, le avventure si susseguono in ambientazioni sempre diverse, fino alla rivelazione che costringe Mal a prendere atto della sua vera natura.
Non potendo svelare altro, sottolineo alcuni punti rilevanti: questo romanzo rispetta i canoni del fantasy: la magia, la lotta fra il bene e il male, la figura dell’eroe/eroina. Ed è scritto seguendo una struttura lineare: le diverse prove che l’eroe/eroina deve affrontare per comprendere la propria missione e portarla a compimento si susseguono con ritmo sostenuto, senza sostanziali digressioni e questo lo rende fruibile da lettrici e lettori anche alle prime armi.
Ma, nello stesso tempo, la Rundell sapientemente costruisce situazioni che le permettono di affrontare, anche esplicitamente, temi quali l’amore, la lealtà, il potere, il tradimento. Proprio il fatto di scrivere per ragazzi dà all’autrice la libertà di esplicitare riflessioni che altrimenti sarebbero state nascoste fra le pieghe del testo.
I richiami alla letteratura del mondo classico abbondano, così come i riferimenti alla letteratura inglese, dando alla scrittura spessore che può sfuggire ai lettori più giovani; così come si notano i giochi di parole, a partire dal doppio significato del nome della protagonista femminile, che per esteso è Malum, che in latino significa sia ‘malanno’ che ‘melo’ e se vi ricordate cosa c’è al centro del labirinto...
Curiosamente in alcune sinossi, Mal diventa Mel, perdendo completamente il senso del gioco linguistico.
Accompagnano il testo le illustrazioni di Tomislav Tomic, che ben rendono l’immaginario fantastico fra il mitologico e il surreale.
Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo a lettrici e lettori, a partire dai dieci anni, che amino il fantasy e la buona letteratura.

Eleonora

“Creature impossibili”, K. Rundell, trad. M. Pace, Rizzoli 2023




mercoledì 27 settembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA MALEDIZIONE DEL RAGNO


Torna in libreria la scrittrice inglese Frances Hardinge, con un corposo romanzo di spiccata vocazione fantasy: ‘La Maledizione del Ragno’, pubblicato come di consueto da Mondadori.
Scritto durante il lockdown, ha visto diversi rimaneggiamenti e riscritture che hanno dato corpo ad una vicenda complessa, articolata, intrisa del materiale fiabesco e di storie tradizionali di diverse località inglesi.
L’ambientazione fantasy consente anche in questo romanzo di creare un mondo immaginario, fatto di terre desolate, paludi, città fortificate, villaggi dispersi in un mondo popolato da creature il più delle volte malvagie. Le creature più particolari sono i Piccoli Fratelli, dalle sembianze di ragni e come i più comuni aracnidi capaci di tessere tele. Ma la loro proprietà più inquietante è quella di instillare negli umani il seme dell’odio, trasformandoli in maledicenti, ovvero persone in grado di scagliare maledizioni che solo un essere umano particolare può risolvere, sciogliendo uno ad uno i nodi del rancore. Si tratta del giovane Kellen, punto tempo prima proprio da un Piccolo Fratello e da quel momento diventato un Risolutore, una creatura a cavallo di due mondi. I Piccoli Fratelli, infatti, vivono nei Meandri, zone paludose o boschive, all’interno delle quali si muovono le più strane creature, alcune delle quali sono state vittime dei maledicenti.
Un’altra creatura si muove fra due mondi ed è Nettle, una ragazza che ha subito una tragica maledizione, che aveva trasformato lei e i suoi fratelli in uccelli, e qui il riferimento ad Andersen è chiarissimo; anche lei è stata salvata da Kellen, ma il suo ritorno alla forma umana è stato drammatico e non completo, mentre uno dei fratelli, Yannick, ha preferito rimanere gabbiano.
Da quando è tornata umana, Nettle si è legata indissolubilmente a Kellen, lo accompagna nelle sue peregrinazioni e lo affianca nei salvataggi operati nei confronti delle persone colpite da maledizione, fino a quando non compare nella loro vita un personaggio inquietante, Gall, con un occhio solo a causa di un patto di sangue che lo ha trasformato in un cavaliere di palude: infatti si accompagna ad un cavallo palustre, creatura potente e feroce, temuta da tutti.
Il messaggio di Gall li coinvolge in una trama di tradimenti e complotti: da una parte Leona Tharl, una magistrata che cerca di svelare gli intrighi di Salvezza, una società segreta che raccoglie e fa fuggire i maledicenti catturati e rinchiusi in una fortezza; dall’altra i congiurati che vogliono togliere potere alla Gilda, una sorta di governo dei diversi territori di Raddith, questo mondo pauroso e complicato in cui si muovono umani e non umani, mossi in gran parte dall’odio e dal desiderio di rivalsa.
Leona Tharl vuole assoldare i due giovani protagonisti per riuscire a sventare il complotto, ma è un’impresa difficile e pericolosa, in cui nessuno è esattamente quello che dichiara di essere.
L’intero svolgimento del romanzo è il racconto di questa lotta senza quartiere di una fazione contro l’altra, ogni capitolo rappresenta un incontro, o uno scontro, con creature misteriose, nemici invisibili, uomini e donne colpiti dalla maledizione e trasformati in modi crudeli.
Una vicenda tutt’altro che lineare, dunque, ricchissima di particolari, di dettagli, di deviazioni dal percorso principale, tutte caratteristiche che possono disarmare il lettore o la lettrice alle prime armi.
La Hardinge conferma una vocazione sempre più netta nella direzione del romanzo fantasy, così come conferma una rara capacità di adeguare la lingua ad un mondo fantastico; una lingua ricca di metafore, che sottolineano il senso del magico che percorre le pagine, di immagini sorprendenti che stupiscono il lettore. Anche in questo romanzo ritorna il tema potente dell’odio che divide gli uomini, del rancore, della vendetta,cui difficilmente le persone riescono a sottrarsi.
Si comprende bene, dalla ricchezza dei personaggi e degli episodi, come l’autrice abbia lavorato su un materiale corposo e ne abbia tratto una storia complessa e affascinante. Personalmente trovo che questo romanzo sia fra i migliori della scrittrice inglese, anche se non eguaglia l’equilibrio narrativo e la forza della protagonista de ‘L’albero delle bugie’.
Complessità di struttura narrativa e di linguaggio rendono questo romanzo consigliato per lettrici e lettori a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“La Maledizione del Ragno”, F. Hardinge, trad. G. Iacobaci e A.M. Biavasco, Mondadori 2023



martedì 11 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL GRANDE MANCA


Un nuovo romanzo di Baccalario, pubblicato da Il Castoro, non passa inosservato: ‘Il Grande Manca’ si fa notare intanto per la curiosa copertina, con un buco di lato che attraversa tutte le pagine e che svela, in parte, di cosa si leggerà: c’è un dado a venti facce, un dado da master, un drago vicino a un vulcano e l’immensità del cielo stellato.
Ecco la trama: Vittorio è un quattordicenne annichilito dall’incidente che ha causato il coma vegetativo nel fratello più grande, Federico. L’incidente non è affatto chiarito, non si sa chi o cosa abbia provocato l’emorragia cerebrale al ragazzo, all’interno della sua casa dalla porta blu.
I genitori, il fratello, gli amici sono appesi al filo di speranza che a un certo punto Federico si risvegli. Vittorio però non si accontenta di questo, cerca un modo scaramantico di aiutarlo ad uscire dal coma e, insieme ai suoi amici, tutti coinvolti nel gioco di ruolo di cui Federico era l’insostituibile master, decide di completare le serie di libri che il ragazzo collezionava. Libri rari, collezioni di fantascienza, gialli, fumetti, tutte prime edizioni a cui manca qualche volume. Nella lista ci sono anche i Libri Impossibili, frutto del lavoro di un editore pazzo, collana che sembra proprio richiamare ‘La Biblioteca di Babele’, diretta da Borges.
I ragazzi, oltre a Vittorio ci sono Enzino, Shining, il Cavo e Yole, per poter acquistare i libri, mettono in vendita le loro meravigliose scatole di Lego, anche queste da collezione.
Grande rinuncia per una grande impresa.
Vittorio, nel frattempo, cerca di ricostruire gli avvenimenti, di capire cosa è realmente accaduto; ma questa è solo la superficie del suo percorso, per riconnettersi al fratello deve riattraversare le sue paure, i momenti critici della sua vita. Vale lo stesso per i suoi genitori, entrambi scienziati che vanno alla ricerca di ciò che non è visibile, forse solo ipotizzabile, la materia oscura, e lo fanno nelle viscere della Terra, sotto le gallerie del Frejus, nel cuore delle Alpi piemontesi.
Non posso dire di più della trama, se non che questo durissimo passaggio di vita farà ritrovare i personaggi, alla fine, ancora insieme, anche se molto cambiati.
Ma c’è molto da dire su questa storia, che ha diversi livelli di lettura: può essere letta come una emozionante ricostruzione d’ambiente degli anni in cui imperversavano la fantascienza e il fantasy, cui si ispiravano i giochi di ruolo. I titoli dei capitoli, che procedono con una numerazione decrescente, sono una grande bibliografia dell’immaginario, in cui, non casualmente mi sono ritrovata, anche se avrei aggiunto altri titoli. Con questi libri, con questo straordinario immaginario sono cresciute generazioni di ragazzi e ragazze, immaginario che i più giovani di oggi in gran parte ignorano.
Da questo punto di vista, mi sembra che questo romanzo si ricolleghi a Hoopdriver, in cui veniva ricostruita la colonna sonora degli anni ‘70 e a seguire; qui, invece, l’esplosione di generi letterari e dei giochi di ruolo, che, nonostante tutto, resistono ancora oggi.
E poi c’è il tema dell’assenza, del vuoto da colmare, del senso da dare ad una vita privata di una sua componente fondamentale.
Gestire la perdita, l’assenza, è crescere, vedere la vita non solo attraverso l’ottica letteraria del coraggio e delle grandi battaglie, ma anche sentendo sulla propria pelle il peso degli errori, della sconfitta. Accettare le proprie, e altrui, debolezze, e magari superarle davvero, non solo con l’immaginazione.
Letture e mondi immaginari ad esse collegati, quanto possono essere importanti nella crescita di un ragazzo, o di una ragazza, e quanto condividerle crei una comunità che si riconosce in un immaginario; e quanto è importante portarsi questo bagaglio nella vita e potervi ritornare, magari cambiati, quando se ne sente la necessità. Succede anche a me, che nel ritorno a letture giovanili proprio di questo tipo ho coinvolto coetanei e giovanissimi.
Questo romanzo è tutto questo e probabilmente molto di più. Lo consiglio caldamente a ragazze e ragazzi in cerca di una via, ma lo consiglio a tutti quei lettori di mondi fantastici, di universi paralleli, di viaggi siderali che non si siano stancati di viaggiare nell’altrove.
Lettura consigliata a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Il Grande Manca”, P. Baccalario, Il Castoro 2023


venerdì 23 settembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ANCORA SCUOLE PER GIOVANI SPECIALI


E dunque sì, continua a estendersi il filone che ruota intorno alle più o meno occulte scuole per giovani dotati di particolari capacità. Il richiamo che vedo più vivo è con l’universo Marvel, gli X-men, anche loro dotati di una scuola speciale e di un mentore, in sedia a rotelle. La serie di fumetti, degli anni ‘80, si interseca con quella degli Avengers, che la precede di una ventina d’anni. Ma non credo che il fascino di questi supereroi colpisca i giovani lettori e lettrici di oggi attraverso le loro storie disegnate, quanto con la trasposizione cinematografica. Questo forse spiega la fortuna, più o meno duratura, di libri e film che ruotano attorno a questo nodo narrativo: ragazzi e ragazze particolari, che siano mutanti o semplicemente super dotati, soli nel mondo, adottati da un mentore che li accoglie e li forma per svolgere, in modi diversi, la loro missione, salvare il mondo. Su questa falsa riga sono usciti fumetti, romanzi, serie televisive, film, un fortunato filone con molte sfaccettature e grande successo di pubblico.
Dunque è un tema che affascina particolarmente i più giovani: l’avventura, l’unicità dell’eroe, o del gruppo di eroi, il mondo che assiste stupito alle gesta di queste persone ‘speciali’. Il male è un male assoluto, il bene ha le sue fragilità, ma alla fine vince sempre, o quasi sempre.
Su questa lunghezza d’onda è anche la trilogia dello scrittore americano Trenton Lee Stewart, pubblicata fra il 2021 e il 2022 da Mondadori; la serie si intitola ‘La misteriosa Accademia per Giovani Geni’ e racconta le avventure di quattro ragazzini, due maschi e due femmine, selezionati dal misterioso signor Benedict, affetto da narcolessia. Nel primo romanzo, quello in questione, che introduce i personaggi principali e lo scheletro della serie, i quattro eroi si devono introdurre come spie nella inquietante scuola di Ledroptha Curtain: il Venerabile Istituto per i Veri Illuminati.
Qui si costruiscono trame occulte per condizionare il comportamento delle persone attraverso i messaggi veicolati da bambini e bambine. Innumerevoli colpi di scena e disvelamenti portano al prevedibile finale, che annuncia le successive avventure.
Siamo di fronte, quindi, a una classica produzione seriale, frutto di quell’onesto artigianato che riempie gli scaffali delle librerie. Narrazione scorrevole e trama avvincente rendono questi libri apprezzabili anche da lettori non troppo esperti. Nel nostro caso, c’è anche qualcosa in più: i personaggi appaiono credibili, nella loro particolarità e con la loro goffaggine, o impulsività suscitano nel lettore simpatia: Reynie Muldoon, Sticky Washington, Kate Wetheral e Constance Contraire sono ‘anomali’, ma anche credibili come ragazzini soli, troppo strani per essere capiti, anche se la loro diversità risiede solo nelle particolari capacità.
La lettura è adatta a quei giovani lettori e lettrici che apprezzino in particolare l’avventura, con un robusto risvolto fantastico e un pizzico di essenziale ironia. Età di lettura consigliata, dagli undici in poi.

Eleonora

“La misteriosa Accademia per Giovani Geni”, T. Lee Stewart, Mondadori 2021



venerdì 17 dicembre 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UN WESTERN DISTOPICO


Jonathan Stroud è un autore inglese famoso soprattutto per due serie di romanzi fantasy di discreto successo: la tetralogia di Bartimeus e la serie di Lockwood & Co. Quest’anno ha pubblicato con Mondadori, che ha utilizzato per la traduzione il talento di Licia Troisi, un nuovo romanzo, con un’ambientazione nettamente diversa: ‘La leggenda di Scarlett & Browne. Vivi secondo le regole o da fuorilegge muori’.
In realtà il romanzo mescola molti generi, dal western al fantasy, alle visioni distopiche della fantascienza, senza negarsi i super poteri da ‘ragazzi speciali’.
L’azione si svolge in una Gran Bretagna sconvolta da eventi drammatici che ne hanno cambiato e contaminato ambienti e creature viventi. La grande opulenta civiltà di un tempo non esiste più: al suo posto territori contaminati, creature mutanti, tutte ferocissime e gigantesche, fra cui anche esseri umani cannibali; le città sono poche, asserragliate entro mura inespugnabili, in cui si amministra una giustizia approssimativa e crudele. Solo che qui, invece di descrivere l’epopea di una conquista, tralasciandone il feroce sterminio di cui è stata portatrice, l’autore ci porta in un mondo post apocalittico, cupo, desolato, in cui spicca subito il prorompente personaggio di Scarlett, audace fuorilegge, rapinatrice di banche e valida pistolera. Sul suo accidentato percorso incontra Albert Browne, un ragazzo dall’apparenza inoffensiva, che lei salva dall’attacco di un orso gigantesco. Lei ha appena compiuto una rapina in banca, è in fuga; anche lui lo è, da una specie di prigione in cui vengono ‘curati’ i ragazzi portatori di di qualche super potere. Albert non solo è telepatico, ma, in alcune circostanze, sviluppa una potenza distruttrice formidabile. Un po’ come gli Avengers, solo che qui la direttrice non ha nulla di rassicurante.
Comincia così la loro fuga insieme verso le Isole Libere, dove Albert crede di poter essere accettato nonostante le sue doti particolari. Naturalmente sarà una fuga piena di colpi di scena, di incontri con creature straordinarie, mentre la perfida direttrice Calloway li insegue con i suoi scagnozzi fino alla fine del mondo.
Come si vede si usano a piene mani i canoni del romanzo d’avventura, del romanzo distopico, dell’universo fantastico del fantasy, con alcune venature horror, mantenendo sempre un ritmo incalzante che utilizza forse anche troppo l’alternarsi di colpi di scena in cui i fronti si capovolgono e le parti si invertono. C’è dunque soprattutto moltissimo mestiere nella stesura di questo romanzo, ma c’è anche qualcosa di più: Stroud sicuramente ha una grande capacità nel creare mondi, nel dargli spessore, una credibilità, anche se esagera un po’ nel creare orsi giganti, lupi giganti, lontre giganti, tutti incomparabilmente pericolosi. Crea anche dei personaggi a tutto tondo, con una loro coerenza interna, che rispetta, per altro, i canoni del genere: stiamo parlando di banditi, che sono però i ‘buoni’ della situazione, e il lettore e la lettrice non si aspettano in questo caso un grande approfondimento psicologico.
Si tratta dunque di un buon romanzo di genere, che piacerà soprattutto a lettrici e lettori amanti dell’avventura, che non si facciano turbare dal cupo futuro che viene immaginato.
Lettura consigliata a partire dai dodici anni.

Eleonora

"La leggenda di Scarlett e Browne. Vivi secondo le regole o da fuorilegge muori",
J. Stroud, Mondadori 2021


mercoledì 9 dicembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ALDOBRANDO


Eccoci nuovamente alle prese con un fumetto: ‘Aldobrando’, sceneggiatura di Gipi e disegno di Luigi Critone, pubblicato da Coconino Press. ‘Aldobrando’ non è pensato come fumetto per ragazzi, tuttavia può essere proposto ai giovani lettori e lettrici come una bella lettura, ben scritta, ben disegnata, confezionata graficamente con grande cura, arrivata in Italia dopo il successo francese.
‘Aldobrando’ riprende l’ambientazione medievale, con molte licenze poetiche, del gioco di carte ‘Bruti’, che Gipi aveva realizzato tempo fa: maghi, uomini di corte, vassalli e paggi, donzelle virtuose; tutto raccontato con realismo e poesia nello stesso tempo.
Si tratta, in effetti, di un romanzo di formazione, che vede un bimbetto affidato dal padre, prossimo alla morte, a uno strego, che lo alleva nella sua casupola. Arriva però il giorno in cui deve affrontare una prova, ma la fallisce, provocando, almeno così pare, una ferita al mago. Per porre rimedio a questo incidente, Aldobrando deve partire alla ricerca di un’erba medicinale.
 
 
Ecco che comincia il suo viaggio nel mondo adulto, un mondo fatto di prepotenze e ingiustizie. Suo malgrado, si trova coinvolto in una congiura di palazzo, viene trascinato nelle segrete, dove attende il suo destino: qui incontra l’Ucciditore, un uomo buono e fortissimo, che, per reagire alle violente ingiustizie subite, è diventato un assassino; la sua amata, una schiava della principessa Bianca, lo aiuta a liberarsi. Per Aldobrando e la felice coppia ritrovata inizia una nuova vita, che però dura poco. Per salvare la principessa Bianca, i tre tornano a palazzo e lì finalmente si chiude l’era delle ingiustizie del re.
Aldobrando porta con sé un anello, riconosciuto dalla principessa Bianca. Ma il fatto che non venga data una spiegazione definitiva del significato del monile fa sperare che ci sia un seguito.
Come dicevo all’inizio, l’ambientazione pensata da Gipi è quella del gioco di carte fantasy da lui creato e da cui aveva anche tratto un primo fumetto, in cui son già presenti molti personaggi che ritroviamo in questo lavoro in cui l’autore si è ritagliato il ruolo di sceneggiatore, lasciando il disegno a Luigi Critone, caratterizzato da un tratto decisamente più realistico e meno intimo. Il giovanottone del fumetto originario diventa un ragazzetto mingherlino, per niente avvezzo alle cose del mondo, portatore di un candore e di un’ingenuità disarmanti. Ogni passaggio, il diventare scudiero, la reclusione nelle segrete, l’azione risolutiva finale, segna una crescita, una presa d’atto delle brutture del mondo, e nello stesso tempo il desiderio di non chinare la testa.
Aldobrando è un personaggio che alterna fasi di tranquillità ad altre movimentate, pericolose, è costretto a scelte importanti che solo un viaggio come quello raccontato poteva rendere possibili.
La resa delle situazioni, degli stati d’animo è data anche dall’accorta coloritura ad acquarello, realizzata da Francesco Daniele e Claudia Palescandolo, che assecondano il meticoloso disegno di Critone.
Le lettrici e i lettori più giovani troveranno in questo fumetto non solo le avventure di un ragazzino digiuno del mondo e costretto ad attraversarlo; troveranno anche una dissacrante immagine del potere, incarnato dal re e dalla sua corte, fatta di burocrati, di servi adulatori e di traditori. I singoli ritratti sono magistrali, mostrando, di volta in volta, vigliaccheria, ottusità, doppiezza come tratti fondamentali dei comportamenti degli uomini di corte. Di contro, i personaggi positivi, dalla Principessa Bianca all’Ucciditore, sono figure, almeno apparentemente, senza ombre; d’altra parte, lo schema narrativo del fantasy prevede, in linea di massima, una netta demarcazione fra il bene e il male.
Detto tutto questo, mi sembra di poter suggerire caldamente questa lettura a ragazze e ragazzi che vogliano avvicinarsi al fumetto d’autore, con una lettura divertente e appassionante.
Un bel regalo di Natale.
 
Eleonora
 
“Aldobrando”, Gipi e L. Critone, Coconino Press 2020




 

venerdì 21 agosto 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LUCE DEGLI ABISSI


Uscito in un momento infelice, quando i lettori e le lettrici più giovani difficilmente entrano in libreria, l’ultimo romanzo di Frances Hardinge, ‘La luce degli abissi’, si segnalerà sicuramente come una delle uscite più interessanti del 2020.
Come i precedenti, anche questo è un romanzo ponderoso e complesso, sicuramente non privo di imperfezioni: proverò a raccontarlo in modo ordinato.
Ambientazione. Caratteristica della scrittrice inglese è la capacità di costruire contesti credibili, in cui la ricostruzione storica e la componente fantastica si integrano. Magistrale, in questo, ‘L’albero delle bugie’. Ne ‘La luce degli abissi’ abbiamo la costruzione di un mondo immaginario, che ‘pesca’ nelle storia dei bucanieri, ma anche nelle ricerche scientifiche fra ‘600 e ‘700.
Siamo, dunque, nell’arcipelago di Miriade, la cui isola più importante è Bramadidama. E’ un mondo tutto legato agli oceani e ai loro misteri. C’è stato un tempo remoto, ma non troppo, in cui tutta la vita dell’arcipelago era legato alle bizzarrie di oscure divinità marine, immense e crudeli, cui era necessario sottomettersi per sopravvivere. La crudeltà degli dei era imprevedibile e gratuita, placata talvolta da sacrifici umani. A gestire il rapporto con il mondo sottomarino sono i monaci che con le divinità parlano. Fino al giorno del Grande Cataclisma, in cui le divinità si sono distrutte l’una con l’altra. I loro resti, che giacciono sul fondo degli abissi oceanici, conservano le loro proprietà taumaturgiche e vengono raccolte, con prove di grande coraggio, dai cercatori di ‘divinio’, che si muovono con curiosi sottomarini, batiscafi e altre imbarcazioni sperimentali. Molte pagine sono dedicate al mondo sotto la superficie, dove il mare normale si incontra con l’Abissomare, il mondo degli dei, un’acqua respirabile e imprevedibile. La cifra di questo mondo è paura e mistero e non è un caso che molti dei coraggiosi che si sono calati in questi abissi sono rimasti Segnati, ovvero abbiano perso l’udito o riportino strane cicatrici, o abbiano i polmoni mal funzionanti.
Personaggi. Il personaggio principale, Hark, lo conosciamo nell’interessante incipit: è un ragazzino povero, analfabeta, ma grande affabulatore, abituato ai piccoli reati di strada, come truffare qualche mercante con storie strampalate. E’ molto abile in questo, ma il suo amico del cuore, nonché compagno di collegio, Jelt, lo coinvolge in avventure sempre più ardite. Il rapporto fra Hark e Jelt è uno degli aspetti più interessanti del romanzo, che ne segue l’evoluzione fino al finale tragico. Jelt è un po’ più grande di Hark e frequenta pessime compagnie, come la piratessa Rigg. Ed è in un’impresa pattuita con lei che Hark viene coinvolto, con il risultato di essere catturato e dato in vassallaggio alla dottoressa Vyne, che lo porta nel suo laboratorio al Santuario, dove riposano i vecchi monaci, ormai inutili. Vyne incarna la spregiudicatezza della scienza, che non crede ai miti e ricerca le vere ragioni delle peculiarità delle creature abissali. Ma non è un personaggio senza macchia, un contraltare positivo alle credenze religiose; è anche lei animata da ambizioni pericolose e spregiudicate. Così come il sacerdote chiamato Cercatore, che ha un ruolo decisivo nella parte finale, è una figura ambivalente: da un lato mosso dal nobile motivo di liberare gli umani, e la sua amata, dalla schiavitù di una religione primitiva, dall’altro pronto a tradire, per raggiungere questo scopo, e a sacrificare vite umane. Lui e solo lui è il depositario della verità sulla natura dei dei, manifestazione delle debolezze e fragilità umane. Non è la prima volta che la Hardinge dipinge personaggi così ambivalenti e così umani. Lo stesso rapporto fra Hark e Jelt, che potrebbe sembrare un puro rapporto d’amicizia, è in realtà un legame complesso, in cui trovano posto ricatti, sensi di colpa, tradimenti. Un altro personaggio interessante è Selphin, la figlia sordo muta di Rigg, che rifiuta il mare e le sue avventure, ma che, nel concitato finale, dovrà affrontare le sue paure.
Il ritmo. Questo è un romanzo che mette decisamente alla prova il lettore e la lettrice che si spaventano davanti a un tomo di oltre 400 pagine; l’inizio ha un ritmo decisamente lento, incentrato sul worldbuilding, la costruzione di questo universo fantastico e della sua mitologia. L’azione accelera progressivamente a partire dal ritrovamento di un frammento di divinio, che in realtà è ciò che resta del cuore della Dama Arcana. Questo sassolino, così appare, guarisce Jelt, che era rimasto incastrato in un batiscafo e dimostra di avere poteri curativi su ogni tipo di male. Ma trasforma chi lo detiene, rendendo Jelt un mostro. Il possesso del cuore della dea scatena conflitti e congiure, fino a un finale mozzafiato, in cui il mondo pare riconquistare un suo ordine.
Dunque segreti, tradimenti, avidità, paura come ingredienti incandescenti di un dramma individuale e collettivo; sullo sfondo una verità impietosa sulla credulità umana, la descrizione delle scelte difficili, che non sempre sono le più giuste, ma sono necessarie per rendere il mondo un poco migliore.
E’ un romanzo impegnativo, con una trascinante componente fantastica, che richiede un certo impegno nella lettura e soprattutto la capacità di leggere fra le righe, al di là dell’azione e dell’intreccio narrativo, quello che pensa l’autrice della nostra fragile umanità. Consiglio la lettura, quindi, a ragazzi e ragazze ben addestrati alla lettura, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“La luce degli abissi”, F. Hardinge, Mondadori 2020