Tobia,
il romanzo di Timothée De Fombelle, torna in Italia con una nuova
traduzione di Maria Bastanzetti presso
Terre di Mezzo e con un nuovo titolo: al precedente Tobia, un
millimetro e mezzo di coraggio si sostituisce il Tobia, una
vita sospesa, più fedele al testo originale e di fatto al senso
dell’intero libro.
La
scelta del primo editore, San Paolo, che portò questa storia in
Italia nel 2012, fu quella di focalizzare l’attenzione sulla
dimensione eccezionale del protagonista, di fornire un’informazione
che funzionasse da gancio incuriosendo e spingendo alla lettura.
Il
sottotitolo attuale gioca un’altra carta, quella dell’incertezza
esistenziale e quindi apre a un ventaglio anche più alto di
significati, laddove il primo connotava la storia in senso
avventuroso.
Che
la storia sia avvincente e molto coinvolgente è indubbio, ma forse
ora i tempi sono anche più maturi rispetto a una decina di anni fa
perché il valore di questo racconto si possa cercare anche in altro.
La
produzione per ragazzi più recente preferisce storie in cui il
livello di tensione sia molto alto, in cui la componente di mistero
sia in ogni caso presente. E i motivi sono noti, tra questi il fatto
che i lettori attuali (badate bene, non soltanto giovani!) fatichino
a tenere la concentrazione su un testo che richieda uno sforzo
prolungato: i ritmi lenti, le lunghe descrizioni sono di fatto
banditi, sostituiti da improvvisi cambi di scena ed eventi non
attesi.
La
storia in oggetto di fatto possiede tutte le caratteristiche ritmiche
per essere ancora amata dai più giovani, di qui la scelta di una
proposta nuova che però cerchi di veicolare anche tutta un’altra
serie di contenuti che nel frattempo sono diventati cruciali nel
dibattito sociale. Mi riferisco alla questione ambientale che De
Fombelle ripercorre in tutte le sue tappe e che soprattutto propone
come uno dei tasselli di un discorso molto più articolato, a
dimostrazione del fatto che nel nostro pianeta, come sulla quercia su
cui vive Tobia, la degenerazione del contesto ambientale è una delle
conseguenze di un modo di intendere la vita e il rispetto che
scegliamo di riservare agli altri. Che sia su un ramo, o in un intero
continente, cercare di ottenere un profitto nell’immediato,
trascurando o peggio ignorando completamente le conseguenze, è un
gesto mai neutrale, ma fortemente politico.
Tobia
è un ragazzino di appena tredici anni, fa parte di una comunità di
individui dell’altezza media di un paio di millimetri. La
popolazione è organizzata in gruppi che abitano le varie sezioni di
una grande quercia, dai rami più alti (arieggiati, scaldati dal sole
e raggiunti dalla luce) occupati dai più abbienti, ai più bassi
(luoghi quasi sempre in ombra e quindi caratterizzati da grande
umidità) dove trovano alloggio quelli che possiedono meno.
Il
padre di Tobia, Sim, è un noto e stimato scienziato che ha studiato
l’albero e i suoi abitanti e che è riuscito a scoprire le grandi
potenzialità di una sostanza che sgorga all’interno del tronco, la
linfa nella sua forma grezza, e che riuscirebbe a fornire energia e
autonomia di movimento a marchingegni costruiti dall’uomo. E lo
rivela mostrando come, alimentato da questa sostanza, un piccolo
insetto di legno, Balaina, sia in grado di muovere le zampe e
camminare autonomamente
“Sì,
il metodo Balaina avrebbe cambiato la loro vita e loro erano pronti a
portare mio padre in trionfo.
Ma
lui continuò: “L’unico problema è che a me questa vita piace
così com’è e non ho voglia di cambiarla. L’unico problema è
che io volevo solo dimostrare che l’albero è vivo”.
Non
è difficile immaginare quale possa essere la reazione dell’intera
comunità che dopo aver assistito a una grande scoperta in grado di
rivoluzionare la vita di tutti, si veda poi privata di questa
possibilità dall’autore della scoperta che, in nome della
salvaguardia della salute dell’albero, si rifiuta di rivelarne i
dettagli.
Sim
e la sua famiglia saranno costretti all’esilio in un primo momento.
I due adulti verranno poi catturati, Tobia riuscirà a fuggire grazie
alla scaltrezza del padre, ma gli anni che seguiranno saranno segnati
da una corsa senza sosta. Il ragazzino, custode di una preziosissima
pietra, sarà il ricercato numero uno e la sua lunga e faticosa fuga
lo condurrà alla conoscenza di numerose persone, ma soprattutto gli
svelerà la disonestà di tante che credeva amiche.
Il
romanzo parte dalla fuga per poi ricostruire pian piano, per mezzo di
flashback e racconti dello stesso protagonista, i fatti che conducono
fino a quel punto. Come in un puzzle che si completa progressivamente
di parti mancanti, il quadro si conclude alla fine della storia e a
sua volta si rivela solo il punto di partenza per la prosecuzione nel
volume che uscirà nella primavera 2026.
Il
padre di Tobia si dimostra figura centrale per l’integrità della
sua morale che ostinatamente decide di perpetrare. Quella che lui
aveva tra le mani era di fatto una bomba che avrebbe decretato la
fine della vita sull’albero.
Non penso di esagerare ipotizzando che
De Fombelle abbia costruito questo personaggio pensando a quei
fisici, Fermi e Oppenheimer, tra gli altri,
che si trovarono di fronte a una scoperta (l’energia nucleare) che
avrebbe deciso le sorti dell’intera umanità.
La
letteratura è per fortuna ancora il luogo in cui possiamo immaginare
che ci sia qualcuno che scelga di tirare il freno e procedere in una
direzione contraria rispetto a quella di tutti.
Il
giovane Tobia è di fatto il portavoce di questo valore assoluto, si
muove avendo ben presente quel pensiero che, come un faro, lo guida e
lo sostiene nelle durissime prove che affronta.
Il
mondo costruito in questo romanzo non è alternativo a quello reale,
lo riproduce nei modi di organizzarsi e nelle sue degenerazioni. Il
salto compiuto riguarda piuttosto le dimensioni. A un certo punto, così come è
successo alla specie umana quando è riuscita ad alzarsi in volo,
anche Tobia guarda al proprio albero rendendosi conto che non si
tratta dell’unica realtà esistente. La quercia sulla quale lui e
gli altri abitanti hanno costruito la loro vita è proprio quella che
si trova nei nostri boschi; Tobia, Elisha (personaggio assolutamente
centrale e lo sarà ancora di più nel seguito di questa storia) sono
esseri che “potremmo” scorgere se dotati di potentissime lenti di
ingrandimento. Lo sforzo che De Fombelle chiede al lettore è quello
di sprofondare tra le pieghe di una corteccia, tra le foglie e i
buchi scavati nei rami. È già tutto davanti ai nostri occhi,
occorre solo aguzzare lo sguardo.
Teodosia
Tobia.
La vita sospesa di Timothée De Fombelle, traduzione di Maria
Bastanzetti
Terre di mezzo, 2025
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