mercoledì 7 gennaio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

È GIÀ TUTTO SOTTO I NOSTRI OCCHI


Tobia, il romanzo di Timothée De Fombelle, torna in Italia con una nuova traduzione di Maria Bastanzetti presso Terre di Mezzo e con un nuovo titolo: al precedente Tobia, un millimetro e mezzo di coraggio si sostituisce il Tobia, una vita sospesa, più fedele al testo originale e di fatto al senso dell’intero libro.

La scelta del primo editore, San Paolo, che portò questa storia in Italia nel 2012, fu quella di focalizzare l’attenzione sulla dimensione eccezionale del protagonista, di fornire un’informazione che funzionasse da gancio incuriosendo e spingendo alla lettura.

Il sottotitolo attuale gioca un’altra carta, quella dell’incertezza esistenziale e quindi apre a un ventaglio anche più alto di significati, laddove il primo connotava la storia in senso avventuroso.

Che la storia sia avvincente e molto coinvolgente è indubbio, ma forse ora i tempi sono anche più maturi rispetto a una decina di anni fa perché il valore di questo racconto si possa cercare anche in altro.

La produzione per ragazzi più recente preferisce storie in cui il livello di tensione sia molto alto, in cui la componente di mistero sia in ogni caso presente. E i motivi sono noti, tra questi il fatto che i lettori attuali (badate bene, non soltanto giovani!) fatichino a tenere la concentrazione su un testo che richieda uno sforzo prolungato: i ritmi lenti, le lunghe descrizioni sono di fatto banditi, sostituiti da improvvisi cambi di scena ed eventi non attesi.

La storia in oggetto di fatto possiede tutte le caratteristiche ritmiche per essere ancora amata dai più giovani, di qui la scelta di una proposta nuova che però cerchi di veicolare anche tutta un’altra serie di contenuti che nel frattempo sono diventati cruciali nel dibattito sociale. Mi riferisco alla questione ambientale che De Fombelle ripercorre in tutte le sue tappe e che soprattutto propone come uno dei tasselli di un discorso molto più articolato, a dimostrazione del fatto che nel nostro pianeta, come sulla quercia su cui vive Tobia, la degenerazione del contesto ambientale è una delle conseguenze di un modo di intendere la vita e il rispetto che scegliamo di riservare agli altri. Che sia su un ramo, o in un intero continente, cercare di ottenere un profitto nell’immediato, trascurando o peggio ignorando completamente le conseguenze, è un gesto mai neutrale, ma fortemente politico.
Tobia è un ragazzino di appena tredici anni, fa parte di una comunità di individui dell’altezza media di un paio di millimetri. La popolazione è organizzata in gruppi che abitano le varie sezioni di una grande quercia, dai rami più alti (arieggiati, scaldati dal sole e raggiunti dalla luce) occupati dai più abbienti, ai più bassi (luoghi quasi sempre in ombra e quindi caratterizzati da grande umidità) dove trovano alloggio quelli che possiedono meno.
Il padre di Tobia, Sim, è un noto e stimato scienziato che ha studiato l’albero e i suoi abitanti e che è riuscito a scoprire le grandi potenzialità di una sostanza che sgorga all’interno del tronco, la linfa nella sua forma grezza, e che riuscirebbe a fornire energia e autonomia di movimento a marchingegni costruiti dall’uomo. E lo rivela mostrando come, alimentato da questa sostanza, un piccolo insetto di legno, Balaina, sia in grado di muovere le zampe e camminare autonomamente
Sì, il metodo Balaina avrebbe cambiato la loro vita e loro erano pronti a portare mio padre in trionfo.
Ma lui continuò: “L’unico problema è che a me questa vita piace così com’è e non ho voglia di cambiarla. L’unico problema è che io volevo solo dimostrare che l’albero è vivo”.

Non è difficile immaginare quale possa essere la reazione dell’intera comunità che dopo aver assistito a una grande scoperta in grado di rivoluzionare la vita di tutti, si veda poi privata di questa possibilità dall’autore della scoperta che, in nome della salvaguardia della salute dell’albero, si rifiuta di rivelarne i dettagli.

Sim e la sua famiglia saranno costretti all’esilio in un primo momento. I due adulti verranno poi catturati, Tobia riuscirà a fuggire grazie alla scaltrezza del padre, ma gli anni che seguiranno saranno segnati da una corsa senza sosta. Il ragazzino, custode di una preziosissima pietra, sarà il ricercato numero uno e la sua lunga e faticosa fuga lo condurrà alla conoscenza di numerose persone, ma soprattutto gli svelerà la disonestà di tante che credeva amiche.
Il romanzo parte dalla fuga per poi ricostruire pian piano, per mezzo di flashback e racconti dello stesso protagonista, i fatti che conducono fino a quel punto. Come in un puzzle che si completa progressivamente di parti mancanti, il quadro si conclude alla fine della storia e a sua volta si rivela solo il punto di partenza per la prosecuzione nel volume che uscirà nella primavera 2026.
Il padre di Tobia si dimostra figura centrale per l’integrità della sua morale che ostinatamente decide di perpetrare. Quella che lui aveva tra le mani era di fatto una bomba che avrebbe decretato la fine della vita sull’albero. 
Non penso di esagerare ipotizzando che De Fombelle abbia costruito questo personaggio pensando a quei fisici, Fermi e Oppenheimer, tra gli altri, che si trovarono di fronte a una scoperta (l’energia nucleare) che avrebbe deciso le sorti dell’intera umanità.

La letteratura è per fortuna ancora il luogo in cui possiamo immaginare che ci sia qualcuno che scelga di tirare il freno e procedere in una direzione contraria rispetto a quella di tutti.

Il giovane Tobia è di fatto il portavoce di questo valore assoluto, si muove avendo ben presente quel pensiero che, come un faro, lo guida e lo sostiene nelle durissime prove che affronta.

Il mondo costruito in questo romanzo non è alternativo a quello reale, lo riproduce nei modi di organizzarsi e nelle sue degenerazioni. Il salto compiuto riguarda piuttosto le dimensioni. A un certo punto, così come è successo alla specie umana quando è riuscita ad alzarsi in volo, anche Tobia guarda al proprio albero rendendosi conto che non si tratta dell’unica realtà esistente. La quercia sulla quale lui e gli altri abitanti hanno costruito la loro vita è proprio quella che si trova nei nostri boschi; Tobia, Elisha (personaggio assolutamente centrale e lo sarà ancora di più nel seguito di questa storia) sono esseri che “potremmo” scorgere se dotati di potentissime lenti di ingrandimento. Lo sforzo che De Fombelle chiede al lettore è quello di sprofondare tra le pieghe di una corteccia, tra le foglie e i buchi scavati nei rami. È già tutto davanti ai nostri occhi, occorre solo aguzzare lo sguardo.

Teodosia


Tobia. La vita sospesa di Timothée De Fombelle, traduzione di Maria Bastanzetti
Terre di mezzo, 2025



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