lunedì 27 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incatare)

LA SUA VALLE (II PARTE) 

Il piccolo popolo del fiume. Come i Sassifonde affrontarono la grande piena
Nicoletta Gramantieri, Irene Penazzi 
Il Castoro 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)

Ancora sensazioni. 
La terza riguarda la forma prescelta e la consapevolezza che Gramantieri e Penazzi, in questo libro di poco meno di duecento pagine, sono come pane e burro - perfette insieme.


Appunto. Qui entrano in gioco il lavoro di Irene Penazzi e il conseguente piacere di seguirla nell'accuratezza delle sue scenette tra un blocco di testo e l'altro (solo talvolta in tavole a piena pagina). 


Si tratta di un libro di narrativa illustrata, ossia a chi sta alle matite, ovvero alla matita - eccezion fatta per i risguardi - è dato tutto lo spazio possibile entro un confine che però è esiguo rispetto al testo. 
Non siamo di fronte agli universi di Claude Ponti, come per esempio La mia valle o La notte degli Zefirotti o ancora Biagio che hanno a disposizione un grande formato, pagine a colori e tanto spazio per grandi tavole. Ma siamo comunque di fronte a una storia di piccole creature che si muovono nel verde, un tratto di fiume boscoso, e agiscono in un reticolo di luoghi costruiti a loro misura, quindi altrettanto in miniatura. La brulicante visione di piccoli universi cui Irene Penazzi ci ha abituato a partire da Nel mio giardino il mondo è assolutamente perfetta. Sono una gioia i piccoli scenari casalinghi, pieni di dettagli, in cui si vedono in azione i molti personaggi della storia, tutti rigorosamente con le pinne ai piedi... 


La quarta sensazione che si prova leggendo Il piccolo popolo del fiume è quella del costante brusio di fondo, prodotto delle molte altre storie di popoli minuscoli, sconosciuti ai più, oppure di mondi cresciuti sul greto di fiumi o torrenti che siano, di piccole società virtuose che si prodigano per il bene comune, oppure ancora di personaggi che portano nomi indimenticabili, pieni di senso e frutto - ciascuno - di una scelta pensata e mai furbetta. 
L'andatura scelta e il ritmo dato al racconto rientrano in un canone preciso. 
La volontà di ispirarsi a precisi topoi letterari - primo fra tutti il fiume con la sua acqua in perenne movimento, generoso ma anche pericoloso, oppure anche l'albero come luogo perfetto da abitare in condominio, sembra confermare una precisa scelta prospettica e di cadenza. 
Da De Fombelle a Norton, passando per Cosseau fino ad arrivare al Greenriver di Holly Webb, per citarne solo alcuni, si percepisce che molte altre storie, molte altre letture siano a monte di questa. Che questo brusio sia consapevolmente cercato o che invece sia solo il risultato di una scrittura che abbia attraversato e si sia nutrita di molte altre, non fa differenza. 
Proseguendo di sensazione in sensazione, si direbbe che tra le righe e non solo tra le righe si senta l'esigenza da parte di chi scrive di raccontare anche qualcos'altro, qualcosa di più profondo e significativo. Qualcosa che non riguarda solo quelle creaturine verdi a cui ci siamo affezionati, ma qualcosa che ci riguarda tutti come umanità. 
Due casi esemplari sono le pagine dedicate alla biblioteca e quelle che ruotano intorno al grande evento della piena. 
Della prima, e dei bibliotecari che l'hanno in custodia, si dice un gran bene: è il luogo dove si conservano e si condividono i saperi e le storie, dove il passato diventa presente e anche futuro. 
Analogamente anche la grande piena, di fronte alla quale il piccolo popolo del fiume cerca di trovare un'efficace difesa, è una piena in sé e letterariamente parlando un innesco per l'avventura, ma è anche un simbolo molto chiaro di un pericolo più generale e duraturo per l'intera comunità. Non credo di sbagliare troppo se percepisco che dietro la grande piena raccontata si debba leggere qualcosa di molto più reale e attuale: il cambiamento del clima che mette in pericolo il nostro pianeta. Lo proverebbe il fatto che anche nel dipanarsi del racconto dalle quelle case sugli alberi, appese come grandi goccioloni ai rami più alti, non si torna indietro. Le abitudini del piccolo popolo si modificano in modo irreversibile. Così come non si torna indietro da un disastro climatico. L'unica cosa possibile, ammesso che sia bastevole, tanto nella storia quanto nella realtà, è provare a modificare i propri criteri di vita. Se così è, a salvare il libro da un pericoloso scivolone nella retorica interviene di nuovo la lunga militanza ed esperienza di Nicoletta Gramantieri sulle barricate che da anni cercano di difendere la grande letteratura da quella mediocre, di proteggere i propri utenti di biblioteca, ma più in generale tutti i lettori e le lettrici, dalle infide paludi che si nascondono nel panorama variegato della letteratura per l'infanzia.


Questo è per dire che Il piccolo popolo del fiume lo si può leggere come un libro di avventura pura di un manipolo di creaturine in pericolo, ma anche come storia che interroga i propri lettori su questioni ben più universali. 
E in questo, mi parrebbe di cogliere un ideale lettore o lettrice che, forte di una più lunga esperienza tra i libri, abbia maturato la consapevolezza che le storie sono innanzitutto storie, ma possono essere anche molto altro. 

Carla

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