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venerdì 13 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

alla Vale e alle sue galline

LA GALLINA NON È UN ANIMALE...   

Che bestie, Gek Tessaro 
Lapis 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

“Cara mamma” ho domandato 
 perché proprio sei galline?” 
 Mi ha risposto che al mercato 
 le sembravano carine. 
“Ma non era meglio un cane, 
 una palla o un fratellino? 
 Cara mamma, tu hai presente 
 che sarei anche un bambino?” 

“Cosa c’entra?” mi ha risposto 
“Sei mio figlio, sei speciale: 
 per te voglio solo il meglio 
 e un regalo originale. 
Però certo tu non devi 
accettarle ad ogni costo 
se il regalo non ti piace 
posso sempre farle arrosto!” 

 Brevissimo antefatto. 
 Quel giorno è il giorno del suo compleanno: sei anni. La mamma, che è strana forte, si presenta davanti al suo bambino esterrefatto con un regalo originale. Sei galline (ma a contarle sembrano cinque). Vive.
 


Fine dell'antefatto. 
La minaccia di farle arrosto convince il ragazzino ad accettarle in dono e qui comincia il suo strano pomeriggio, passato dietro alle pennute. Quelle piangono disperate perché temono un infausto destino e il ragazzino fa fatica a concentrarsi per studiare geografia. 
Alla fine lascia i libri e con le galline gioca - dagli scacchi a mosca cieca - e la situazione seppure lievemente, ma migliora. Ma quelle, nonostante quel che si dice, di andare a dormire non ci pensano nemmeno e anche quando a casa è una tigre a suonare il campanello, quelle non fuggono atterrite, ma le si mettono davanti e ricominciano a frignare. 
 La tigre, dal suo canto, sebbene di mangiarle avesse in mente, a vederle così bagnate non le apprezza e si sdraia tristemente sul pavimento. 
Quelle ne approfittano e anche con lei vogliono giocare e mentre in casa si è creato quindi un bel baccano, quel ragazzino riesce anche a ripassare greco e storia... Ma la giornata non può finir così. 
Entra il padre, lui è quello strano veramente, con la sesta gallina, che evidentemente si era smarrita (ecco che ora i conti tornano!), tenuta per il collo, ma con al seguito anche un regalo tutto suo, per quel povero bambino. Un dono degno di lui! 

Le piacevolezze di questo libro sono almeno cinque (!).


La prima, ovviamente, è l'idea di partenza. 
Quella di costruire una storia bella assurda dove una madre originale regala, per il suo sesto compleanno, al proprio figlio un animale (in verità sei) che non ha gran fama di essere particolarmente interessante. Ecco. Ancora una volta le galline sono il bersaglio ideale per chi vuol far ridere la gente. 
Dalla Gallina , monologo-canzone di Cochi e Renato in poi, per questi poveri pennuti non c'è stato più riscatto. Dove c'è una gallina - qui addirittura 5 e poi 6 - si riderà per certo. Un po' come succede con la pistola che nei film viene inquadrata: prima o poi sparerà... 
La chiave sta nell'aver creato, grazie alla loro fama, un inceppamento mentale, una variabile impazzita nella consuetudine del regalo di compleanno. 
Per di più, queste galline hanno la lacrima facile, circostanza che le rende ancora più assurde dell'assurdo loro essersi trasformate in dono. 
La seconda cosa è il testo scoppiettante che va avanti in rima con allegro ritmo cadenzato. 


Lo zampino di chi ha curato l'editing si percepisce nella ricerca di termini non così scontati: lo sgomento con il tormento... le galline come commosse, e anche appiccicose, ma il meglio lo si raggiunge con

 “Le galline sono mie 
 io ho il senso del possesso.” 

Leggerlo ad alta voce è un obbligo morale.


La terza cosa sono i disegni, ossia i coloratissimi quanto sbilenchi collage di Gek Tessaro che riempiono ad arte il bianco delle pagine. E che fanno ridere quasi quanto il testo. 
E soprattutto che ci raccontano una storia nella storia, un conto che non torna agli occhi di tutti quelli che sono stati attenti... 
La quarta cosa è la capriola del finale sulla quale si deve solo tacere. 
La quinta è l'allegria diffusa che di norma si genera quando si ha in mano la maggior parte dei libri di Gek Tessaro. 

Carla 

Noterella al margine. Resta da capire quali siano effettivamente le bestie cui allude il titolo. Io un'idea l'avrei...

lunedì 28 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA GRAZIA

Il compleanno dello scoiattolo
, Toon Tellegen, Kitty Crowther 
(trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Un po' più in là, in un angolo dove lo scoiattolo non andava quasi mai, c'era attaccato un altro biglietto, ma era così distante che lo scoiattolo lo leggeva solo una volta l'anno. Sopra c'era scritto: 'Il mio compleanno' . 
Una mattina, dopo aver letto per due volte il biglietto con la scritta 'Ghiande di faggio' e meditato davanti a quello con la scritta 'Essere allegro', lo scoiattolo rivide il terzo biglietto. 'Il mio compleanno' lesse. Allora si batté la fronte, strinse gli occhi e disse: - È vero! me n'ero quasi scordato! Il mio compleanno... Il cuore gli batteva forte. 
 Era quasi il suo compleanno." 

Per non dimenticarsi le cose Scoiattolo si appunta dei bigliettini sulle pareti di casa. Su uno c'era scritto La formica su un altro Ghiande di faggio...


Quello su cui era scritto Il mio compleanno gli fece venire in mente di organizzare una grande festa. Tutti invitati. Proprio tutti ricevettero la succinta lettera di invito scritta sulla corteccia di betulla. E tutti risposero entusiasti all'invito con un bel sì. 
A questo punto lo scoiattolo cominciò a curare l'organizzazione: preparò torte a non finire. Ognuna pensata in base ai gusti degli invitati. E lavorò alacremente e finì solo quando la festa era in procinto di iniziare. 
Nel frattempo gli invitati dalla loro parte preparavano regali: ognuno il proprio. Grandi o piccoli o minuscoli era tutti confezionati con cura. Poi passarono a pensare cosa indossare. A una festa non si può andare vestiti con ciò che si indossa ogni giorno... Tutt'al più lo si mette al rovescio! 
Poi si misero in cammino, uno dietro l'altro. 
Il primo ad arrivare (e meno male che arrivò perché lo scoiattolo era già lì che temeva di restar solo) fu l'orso che si informò delle torte... 
A ruota arrivarono tutti gli altri. 


Tutti, felici, consegnato il regalo e fatti gli auguri, mangiarono allegri e poi ballarono fino ad essere esausti, ma proprio in uno stato di grazia. 
Proprio una gran bella festa, nessuno avrebbe potuto dire il contrario. Quando si fece l'ora di tornare a casa, tutti, con i piedi stanchi, si rimisero in cammino, non prima di aver ringraziato e salutato con affetto sincero lo scoiattolo. Seduto nel silenzio sotto il faggio, sotto la luna si guardò intorno e concluse che era stata proprio una bella giornata... Poi si arrampicò sul faggio con tutti i regali che erano una pila. E poi si sedette sul tavolo con le gambe a penzoloni. Ed è proprio in questo momento, quando la notte arriva, dopo una giornata così importante, che nel cuore dello scoiattolo nasce un nuovo sentimento... 
E intanto la notte prosegue nel suo cammino. 

Un altro libro meraviglioso di Toon Tellegen, qui illustrato da Kitty Crowther. 
Si potrebbe chiedere di più? 
Pochi giorni fa, parlando con una amica, ho detto: a mio parere, tutto quello che è stato scritto finora, potrebbe essere assolutamente sufficiente per soddisfare l'intera umanità dei lettori. Per millenni si potrebbe campare di rendita. 
E lo penso davvero: a me, in tutta sincerità, basterebbero una trentina di libri del genere, di autori e autrici come questi due, per potermi sentire appagata come lettrice. Fino all'ultimo mio giorno, non credo di aver bisogno di altro. 
Forse non sono l'unica a pensarla così, visto che Feltrinelli adesso lo ripubblica, dopo averlo fatto uscire per la prima volta nel 2003. 
Toon Tellegen e Kitty Crowther, chi mi conosce lo sa, sono due stelle che hanno illuminato e guidato e ancora oggi fanno una bella luce nel mio firmamento personale. E mi indicano la rotta. 
In queste nove storie che hanno a che fare con il festeggiare e che sono abitate dai suoi magnifici animali del bosco si ritrovano i toni propri di tutti gli altri racconti di questo straordinario autore. 
Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 


Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento. 
Scoiattolo, uno dei personaggi di punta dell'immaginario di Tellegen, è pieno d'affetto per i suoi amici e li vuole tutti intorno a sé, prepara torte per tutti, conoscendo e assecondando i gusti di tutti. E tutti contraccambiano il piacere di stare con lui. Ognuno a modo proprio. Ed è in questo che Tellegen dà il meglio di sé: nel portare il proprio lettore in giro a vedere cosa significhi vivere bene, in una comunità, tra tanti e così diversi: una gioia leggere i differenti tipi delle torte - quelle pesanti che sprofondino all'occorrenza nel terreno, quelle di miele, quelle di erba, quelle color sangue per la zanzara. 
E ancora le varie mise che ciascun invitato sceglie per sé - dalle giacchettine rosse agli spolverini, dai berrettini lilla o verdi ai papillon gialli del tricheco. 
E ancora il confezionamento dei regali - grandi piccoli, rossi caldi o freddissimi. 
Una gioia profonda andargli dietro, pagina dopo pagina, nella costruzione di un mondo di pace e armonia... Un mondo di creaturine e creaturone, un mondo luminoso ma anche nero come la pece, di notte, un mondo assolutamente ideale per Kitty Crowther che le corrisponde fin nel profondo.
 

Insieme sono uno dei rari casi di binomio felice, oppure di assoluta perfezione raggiunta nella vicinanza: come pane e burro... 
E questa era solo la prima delle nove... 

Carla

Noterella al margine. Per saperne di più circa la mia passione per Tellegen e Crowther si può fare anche solo una ricerca qui in Lettura candita...

lunedì 22 maggio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MAGARI...

Il desiderio di Tricorno, Florence Parry Heide, Edward Gorey 
(trad. Paolo Maria Bonora) 
Bompiani 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Forse non era affatto l'addetto alla lettura del contatore, pensò Tricorno. Forse era un genio. Tricorno aveva letto un sacco di cose sui genii. Vivevano in brocche o in bottiglie finché qualcuno non li liberava. Forse questo genio viveva nella brocca che Tricorno aveva trovato in cortile ed era uscito quando Tricorno aveva tolto il tappo. 
Non voleva chiedergli se fosse un genio, casomai fosse stato l'addetto alla lettura del contatore. Aveva l'aria piuttosto assonnata. Forse era solo annoiato. Leggere i contatori deve essere un lavoro abbastanza noioso." 

Chiarito si tratti di un genio, effettivamente tediato dalla sua routine di esaudire desideri di gente mai vista di cui ignora i nomi e che peraltro non vuole neanche sapere, Tricorno ha tre desideri da esprimere. Due, diciamo così, se li brucia chiedendo una torta e le candeline perché oggi è - combinazione - il giorno del suo compleanno. 


Non sapendo cosa potrebbero regalargli i genitori, Tricorno fa spazio nell'armadio e soprattutto ragiona moltissimo su quale possa essere la terza richiesta, perché si sa che i desideri di un genio non sono mai più di tre. Mentre suo padre gli propina saggi consigli sull'impegno e sulle cose da fare ogni primo giorno del mese, dall'altro spera di essergli stato d'esempio nel cercare di risolvere i problemi man mano che si presentano: nella fattispecie, un insolito rialzo della bolletta del gas con relativa richiesta di un tecnico che venga a controllarne il contatore. 
Al contrario, sua madre ha la testa occupata da due ordini di problemi: smaltire tutti gli avanzi del frigo e acquistare un cappello che sia dello stesso verde del suo nuovo abito. 
Come di norma, il racconto di Tricorno relativo al rinvenimento fortuito della brocca contente il genio, lascia entrambi indifferenti e come di solito anche Moshie, il suo amico, è concentrato sulle sue piccole sventure e non è di alcun aiuto, o addirittura si rivela dannoso per Tricorno nella scelta del terzo e ultimo desiderio. 
Questa è la storia di quella giornata, in qualche modo memorabile e piena di speranza. 

Setacciando il racconto si raccolgono alcune pepite, da far fruttare per chi si occupi di letteratura illustrata per l'infanzia. 
La prima pepita è proprio l'illustrazione. Quanto di più lontano esista dal canone di illustrazione per bambini: figure piccole, piuttosto statiche, rigorosamente in bianco e nero, chiuse in una cornice e attraversate da un catalogo inesauribile di motivi decorativi: dalla carta da parati ai tessuti degli abiti, in una precisione asfittica e maniacale e quasi ipnotica. Talmente lontana da qualsiasi canone, da rivelarsi una scelta provocatoria e rivoluzionaria. Una scelta scomoda, poco accogliente e per questo molto interessante. 


Non so se sia un azzardo pensare questo paragone, tuttavia il Tricorno di Gorey ricorda il catalogo di bambini e bambine di Heidelbach. Pur essendo diversissimi autori, si direbbe che condividano il medesimo gusto per il congelamento temporaneo dell'immagine nell'istante esatto in cui un pensiero diventa gesto, azione. E altresì condividono il gusto per disegnare i loro personaggi con uno sguardo assente, lontano; e ancora, entrambi prediligono la cura del dettaglio. In Gorey più ancora che Heidelbach, complice il bianco e nero, diventa addirittura ossessione geometrica delle superfici e degli spazi. 
Ma questa loro rappresentazione, fredda e glaciale del mondo, quindi scomoda, che inquieta e perturba l'osservatore, preannuncia una precisa scelta di campo, lontana da ogni addomesticamento. Lontana da ogni accondiscendenza nei confronti del pubblico. E questo, direi, preannuncia la seconda pepita. 
Altrettanto preziosa, essa si materializza soprattutto nel testo. Per chiarezza: nella constatazione che tra il mondo degli adulti e il mondo dei bambini esiste una differenza, una distanza anche fisica, così abissale che sancisce in modo indubitabile l'appartenenza a due universi distinti. 


Diversi sono i modi di leggere la realtà, diversi, sono i linguaggi, diverse sono le aspettative, diverse le esigenze. E questo crea inevitabilmente attrito. Con buona pace degli adulti che faticano a prenderne atto e soprattutto a digerirlo e quindi a rassegnarsi serenamente ad avere sempre per le mani questa sabbiolina che inceppa l'armonia di cui vorrebbero circondarsi. 
Parry Heide e Gorey, dunque, ognuno con le proprie modalità, nelle storie di Tricorno, si sono dati il compito di esasperare questa condizione oggettiva, l'incomunicabilità, attraverso il registro dell'ironia, ma è innegabile che il fatto rimanga lì in tutta la sua pienezza. 
Uno dei capitoli del saggio Di cosa parlano i libri per bambini, Giorgia Grilli imposta il suo discorso proprio su questo contrasto, intitolandolo come se fosse un match o un famoso scontro legale da risolvere in tribunale, Kramer vs. Kramer, Adulti vs. bambini


Se è vero quanto sostiene Gottschall ne Il lato oscuro delle storie, ossia che la nostra comunicazione ha come scopo prioritario quello di influenzare le menti altrui, e se è vero ciò che Grilli sostiene, ossia che gli adulti sono 'naturalmente' portati a prediligere i bambini conformi, ossia quelli che si adeguano più in fretta di altri ad assomigliare per forma mentis a un adulto, ecco che con il Tricorno di Parry Heide e Gorey si mette in scena proprio questo: un mondo di adulti cui non interessa comunicare, mettersi in gioco, quanto piuttosto convincere e omologare. 
La terza pepita sta nella descrizione della controparte che Parry Heide e Gorey fanno, ed è Tricorno in persona: quanto di più strutturalmente refrattario al tentativo messo in atto dagli adulti che vogliono portarlo dalla loro parte. 
Il bambino Tricorno, anche in quel suo sguardo imperturbabile, è impermeabile ai consigli paterni, pur non essendo affatto ribelle. 


Al contrario, è educato, paziente, condiscendente in tutte le situazioni (compresa quella che lo vede con la madre al reparto sartoria di un grande magazzino perché lei trovi il suo cappello adatto). In quel suo silenzio che solo un idiota potrebbe interpretare come remissivo, custodisce il suo tesoro più prezioso, che, sediovuole, nessun adulto può sottrargli: la facoltà di immaginare, sperare, sognare. 
Impermeabile alle chiacchiere di padre e madre, impermeabile al fatto che loro in tutta evidenza non lo ascoltano, impermeabile di fatto a tutti gli altri adulti, con cui peraltro non smette di cercare un confronto, Tricorno non cessa neanche per un secondo di sognare un mondo migliore per lui e neanche per un secondo si perde d'animo di fronte al fatto di non essere ascoltato e neanche di fronte alla scelta del terzo desiderio, fatta in tutta fretta. 
Fa spazio nel suo armadio per accogliere i regali che riceverà, magari un televisore tutto per sé, magari. E mangiando le sue prugne di colazione riflette: "magari un cane. Magari in quel preciso momento c'era un cane in cortile, magari perfino un pony. Non gli era mai stato permesso di avere un animale, ma magari i suoi genitori avevano cambiato idea..." Magari.
Per non smettere di immaginare, sperare, sognare non serve un genio...

Carla

lunedì 30 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SEMPLICE COME BERE UN BICCHIER D'ACQUA

Il signor Filkins nel deserto, Quentin Blake (trad. Luigi Berio) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Si era messo in cammino per andare a festeggiare il suo novantesimo compleanno con la nipote Miranda e la sua famiglia. 
Si era mangiato tutti i tramezzini al formaggio, ma per fortuna nello zainetto aveva ancora una bottiglia con un po' di acqua minerale frizzante. 
Era una giornata molto calda e il viaggio sembrava davvero molto lungo. Ogni tanto si chiedeva se ce l'avrebbe fatta ad arrivare a destinazione. 
Sapeva che il deserto pullulava di creature poco piacevoli." 

Le creature spiacevoli sono lo Snervio, che mr Filkins evita nascondendosi dietro una roccia, quindi un Cianfrusaglio che schiva arrampicandosi su un albero stento. 
Ma è lo Zagoberto quello che lo terrorizza più di ogni altro. 
Ed effettivamente uno Zagoberto è sul suo cammino, ma a guardar bene sembra inoffensivo perché è a terra semi secco e con tre occhi già chiusi: sta morendo di sete. 
Per quanto uno possa essere spaventato, tuttavia di fronte a una così grande emergenza, il pensiero di tirare dritto e lasciarlo lì a finire di essiccarsi al sole cocente del deserto neanche lo sfiora. 
Quel po' di acqua minerale frizzante basterà per lui e lo Zagoberto. 
E così avviene: alzatosi sulle sue sette zampe, riaperti i suoi sei occhi, si mette in groppa Filkins e con lui attraversa tutte le asperità del deserto per arrivare in tempo alla festa di compleanno, dove tutti lo aspettano per brindare... con l'acqua minerale frizzante! 

Lunga vita a Mr Filkins e di conseguenza lunga vita a Sir Quentin Blake che, coetaneo del suo personaggio, ma guarda il caso..., prende china e pennelli e scrive e illustra la storia di Mr Filkins e la dedica a Dick Edwards e a l'Hastings Storytelling Festival nel 2016, di cui lui stesso è angelo custode e mecenate. 
Come nella migliore tradizione, anche qui si ritrovano i caratteri distintivi del Blake scrittore, ossia la semplicità di una storia, un buon sense of humor, una qual ricercatezza venata di follia nella nomenclatura di luoghi o personaggi, una gentilezza e un'allegria radianti e diffuse, un lieto fine. 


Tra tutte queste caratteristiche, trova posto il Blake illustratore con il suo segno a china che anche sessant'anni fa era così volutamente tremolante e solo apparentemente impreciso, con i suoi acquerelli ancora più anarchici del disegno, e con il suo dominio assoluto dello spazio del foglio. 
Come accade di norma quando si ha davanti una storia scritta e illustrata da Sir Quentin, così come accade anche in questa ultima, ci si diverte e si ride parecchio.

 
Un sensibile contributo alla risata qui lo porta Luigi Berio che, da grande e devoto conoscitore e cultore di Blake, capta al volo il tono giusto per tradurre lo Snerg in Snervio e il Clutterbunk in Cianfrusaglio, per poi arrendersi di fronte alla perfezione del nome dello Zagobert e dei suoi parenti, compresa la Emily-Francesca, tale e quale nell'originale. 
Ma torniamo alla semplicità delle sue storie. 
Per essere grandi non è affatto necessario essere complicati, anzi. 
E Quentin Blake è la prova vivente che una buona storia può essere fatta di pochi ingredienti, a patto che siano quelli giusti e il dosaggio sia corretto.
In fondo, a voler essere pignoli, qui tutto ruota intorno a mezza minerale. 
A partire dai risguardi decorati a bicchieri pirotecnici e scoppiettanti di bollicine di anidride carbonica.
Sorge quindi spontaneo il paragone tra una bottiglia di acqua minerale frizzante e il tipo di storie che Quentin Blake va raccontando da sempre: sia l'acqua sia le sue storie sono trasparenti, sono tutte e due di facile reperimento e molto ben riconoscibili da chiunque.
Entrambe vanno giù che è un piacere. 


Entrambe hanno la capacità di migliorare una condizione di partenza, perché entrambe sono in grado di soddisfare un desiderio, o forse sarebbe meglio dire, un bisogno. 
Entrambe hanno in sé un ingrediente misterioso che le rende scoppiettanti. 
Ma soprattutto, entrambe sono necessarie per vivere. 

Carla

venerdì 24 aprile 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INFANZIA IMBROGLIONA

Il regalo, Emma Adbåge, (trad. Samanta K. Milton Knowles)
Beisler 2020



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Ho un’idea!' dico. 'Regaliamo il castello verde a Frej.
 E io mi tengo quello rosso'. Ma la mamma non è d’accordo.'Non si può, hai scelto tu il castello rosso per Frej.' 'Sì, ma quello era prima, quando il castello verde mi piaceva ancora!"


È il compleanno del piccolo Frej. Bisogna prepararsi per andare alla festa. Le attività fervono: pulizia corporea accurata, asciugatura dei capelli e lieve messa in piega per farli stare in ordine. Vestito simil elegante, con papillon che sancisca il fatto che non si è indossato la prima cosa presa a caso nell'armadio. Anche sua madre si sta facendo bella e sta pensando anche a scrivere un bel biglietto di auguri con il pennarello dorato. Ultima cosa da fare prima di uscire è impacchettare il regalo: un castello rosso. Ugualissimo al suo che però è verde. Accidenti, è verde. E qui arriva l'idea: io mi tengo quello rosso che mi piace di più ora e a Frej regalo il mio verde. Tale disinvoltura non è degli adulti che del 'cambiare idea' ne fanno una malattia. 



Non vale stringersi il pacchetto al cuore e macerarsi nel rammarico. Bisogna andare.
Alla festa tutto procede come alle feste e in ultimo arriva anche lo spacchettamento dei regali. Frej fa a brandelli la carta e spera tanto che nella scatola ci sia un castello...verde. Non rosso!

E finalmente arriva anche il secondo libro di Emma  Adbåge.
Dopo aver gioito per La buca (Camelozampa 2020), sfogliando Il regalo si riconfermano i pensieri già fatti sulla poetica così originale di questa giovane autrice svedese.
Si riconferma la grande capacità che la  Adbåge dimostra nel raccontare come funziona il pensiero nella mente dei quattrenni.
Senza ritocchi da 'adulta',  racconta i bambini per quello che sono spesso, ovvero imperfetti. Opportunisti, in questo caso.
La prima cosa che salta all'occhio è il racconto di una infanzia, letto attraverso la relazione reciproca tra questo bambinetto (o bambinetta) e sua madre, di fatto quasi l'unica adulta della storia, a parte quelli che fanno, come sempre nelle sue storie,  da 'tappezzeria' alla festa di compleanno di Frej, presumibilmente i genitori di quest'ultimo.
Lei, la madre, ovviamente, non molla sul punto fermo che il regalo è un castello rosso e non si può mettere in atto lo scambio.
E altrettanto caparbio appare il/la quattrenne che ha già in testa un piano preciso per raggirare l'adulto, al momento opportuno. In questo non patisce affatto l'autorità che la madre esercita, ne riconosce l'ineludibilità, ovviamente, ma si organizza opportunamente e in totale autonomia per arrivare al proprio scopo: avere un bel castello rosso, al posto di quello verde, ormai out of date. 

Ecco, la separatezza dei mondi, quello dei piccoli e quello dei grandi: alla festa il crocchio degli adulti che chiacchierano, ignorando i bambini, e i bambini che ignorano i grandi, bevendo, "decorati" a festa, i loro sciroppi al lampone e mangiando la torta, non prima di aver cantato tantiaguriate. Adulti che ignorano i capricci, adulti che cadono nei trabocchetti...


Seconda cosa degna di nota è la capacità di raccontare il quotidiano per quello che è. Senza veli. Ancora una volta a partire dal mondo dei bambini che si annoiano stravaccati in mille posizioni differenti, sulla poltrona di casa, in attesa che gli adulti siano pronti (come si differenzia la percezione del tempo tra piccoli e grandi...); che guardano con ammirazione e invidia un adulto che scrive, che si sbrodolano a una festa, che si siedono sulle ginocchia con le gambe a rana, che lasciano le scarpe in giro.



Ecco, in questo quotidiano c'è raccontata tanta intimità: sederi che spuntano dalle porte, gente in mutande che gira, vai e vieni di scarpe messe e tolte e lasciate qui e là.  La scena in cucina, con un altro sederone in bella vista, insieme a una lavastoviglie piena di piatti sporchi è di nuovo uno scorcio di vita, che colpisce per la sua lucida autenticità. 




Il coraggio sta nel disegnare tutto un po' storto, ma maledettamente vero, senza mai cedere alla lusinga di una immagine anche solo impercettibilmente oleografica, manierata o stereotipata.
Per la
Adbåge chi è sovrappeso lo sia serenamente, chi è calvo lo sia altrettanto. Chi è un po' sciatto a fine festa, non si preoccupi di nasconderlo.
I bambini stessi sono come sono: capricciosi, furbi, viziati, e fortunatamente sempre piuttosto indipendenti e determinati a sopravvivere.
Il regalo, rispetto alla Buca, grazie alla circostanza di essere sempre in interni, mette sotto una luce forte anche uno degli altri temi cari alla Adbåge, ovvero l'accumulo di oggetti e minuscoli dettagli che con cura, sempre un po' sbilenca, mette sul foglio, a riempirlo. Dalle panoramiche sui buffet ai pavimenti sempre un po' ingombri, ai piani cottura che funzionano a pieno regime.
Su tutto però trionfa la questione centrale, la prima cosa che colpisce nei suoi libri: un ottimo racconto di infanzia. Di una sana infanzia che si garantisce il diritto di pensarla diversamente da un attimo all'altro, di una sana infanzia che vuole essere onnipotente e soprattutto che sa essere imbrogliona, per puro spirito di attaccamento alla vita.

Come darle torto?

Carla

mercoledì 12 febbraio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


COME A CASA

Il Lupo non verrà, Myriam Ouyessad, Ronan Badel
Lo Editions (Officina libraria) 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

- Dormi, leprottina mia.
- Sei sicura che il lupo non verrà?
- Sicurissima.
- Come fai a esserne così sicura?
- I lupi non ci sono più. I cacciatori li hanno cacciati.
- E non ce n'è proprio più nessuno?
- Sì, qualcuno è rimasto, ma pochi.
- Allora come fai a essere sicura che uno di questi lupi non verrà?

Interno notte.
Ora di dormire, ma non c'è modo. In un dialogo serrato tra madre e figlia di può dedurre che la maggior preoccupazione di quella piccolina sia l'arrivo del lupo e la maggior preoccupazione della madre sia quella di rassicurarla sul fatto che il lupo non arriverà. 


Parole pacate, accompagnate da gesti consueti: chiudere le tende, ripiegare i vestiti, prendere una coperta aggiuntiva dall'armadio, stenderla sul lettino, e darle il bacio della buonanotte prima di spegnere la luce grande e accendere quella piccolina, sul comodino.
Questo è quello che la madre dice, ma ben altra cosa è quello che immagina la leprotta, rilanciando domanda dopo domanda.
Spenta la luce, uscita la madre, qualcuno bussa alla porta di casa. La leprottina sfreccia ad aprire, certa che sia il lupo...
E lo è.

Ci sono dei libri che hanno il pregio di essere meccanismi narrativi perfetti.
Disegno, testo, ritmo dell'uno e dell'altro, tempo interno, contesto, lingua, segno, colore dialogano per poi convergere tutti verso un centro ideale che è il senso ultimo del racconto e che è anche un meraviglioso colpo di scena.


La circostanza che ha quasi del miracoloso è la doppia firma, ovvero il fatto che due teste separate concepiscano ognuna per proprio conto, oppure ammettiamolo comunque, in regime di collaborazione, una narrazione che di fatto è impeccabile nel suo essere armonica, da qualsiasi parte la si guardi.
Testo a sinistra e disegno a destra dialogano che è una bellezza!
Per chiarezza conviene mettere in lista le cose che sono successe sulla pagina perché tutto ciò avvenisse nel miglior modo possibile.
Anche se le parti sono osmotiche forse conviene separarle per capire meglio.
E una volta tanto si può partire dal lavoro compositivo dell'illustratore.
Una palette di colori ridotta, ma coerente: il bruno del lupo, dei leprotti, dei cacciatori, del bosco e del mobilio a cui risponde un rosa in crescendo: prima solo accennato e pieno di sfumature, poi sempre più sicuro di sé diventa colore pieno di pigiama, palloncini e scatola, nella sterzata finale. In mezzo, un azzurro polvere che aiuta nelle connessioni e favorisce le ombre notturne. 
  

Il segno alla Sempé, pieno di ironia e gusto per il piccolo dettaglio che ha la capacità di creare un ambiente familiare in cui tutti possono riconoscere porzioni del proprio vissuto. E non sono solo gli interni di un appartamento o gli esterni del bosco e della città a far sentire il lettore 'a casa'; grande contributo arriva dalla gestualità dei personaggi: per intenderci la madre che si intravede dietro un'anta aperta di un armadio, o vista di fronte a svuotare i piatti dai rimasugli di crema della torta, o quel padre sfinito da una festa di compleanno allo smontaggio delle decorazioni, o quel salto finale che mette in mostra un pigiama ormai troppo piccolo di taglia sono piccole pietre preziose: pezzi di vita quotidiana che un bambino o una bambina hanno già acquisito nella propria memoria visiva.
Che bel modo che hanno scelto Ouyessad e Badel di accogliere il lettore nel loro libro, nella loro storia, fin dai risguardi...
Il ritmo delle immagini è scandito con assoluta regolarità. Pagina di sinistra con disegno più piccolo, che si abbassa o si alza nella pagina per dar modo al testo di inserirsi, e racconta ciò che accade in casa; pagina di destra a disegno pieno senza margini che racconta la proiezione mentale della leprotta alle parole della madre. Questa cadenza, ovviamente, si interrompe sul più bello per finire in un trionfo della piena pagina con il fine di accogliere e accompagnare degnamente il colpo di scena finale. 


Il merito da assegnare alla Ouyessad è la costruzione di un dialogo che tiene su l'intera storia. Nessuna voce fuori campo: sono mamma e figlia che - in un botta e risposta continuo - si sfiniscono a vicenda (già questo basterebbe per far sentire nuovamente 'a casa' i lettori, grandi e piccoli).
Così come notato nel disegno, anche nel testo è possibile cogliere una serie di piccole gioie per l'ascolto. In questo, l'anonimo traduttore, ha fatto un gran lavoro per esempio per l'ambiguità della parola 'cacciati', per il metaforico 'stirato' del lupo nel traffico.


Il merito maggiore però ancora una volta è il ritmo: un lento quanto inarrestabile crescendo, una sorta di gara al rialzo che si tacita, almeno per un attimo, con lo spegnimento della luce e con il bacio della buonanotte.
Ecco, buonanotte. Ma domani procuratevelo.

Carla

domenica 22 aprile 2018


LIEVEMENTE DIVERSA

I compleanni tondi hanno a mio avviso un fascino particolare e quello dei sessant'anni non è cosa che ti capita due volte nella vita.
Non può e non deve passare inosservato, un giorno così.
Se l'ignavia da parte dei familiari lo ha reso un giorno qualunque è compito degli amici e delle amiche provvedere e renderlo lievemente diverso.
Ed eccoci qua, a tramare con la libraia accogliente per organizzare gli inviti di una piccola ma proprio piccola festa a sorpresa. Nella notte preparare panini con il salame (come nelle feste dei bambini) e una torta lievemente diversa, la chiffon cake, secondo la ricetta australiana di Zoe. Consiglio di leggere l'intero post perché è un capolavoro di abnegazione in cucina. Alta 12 cm senza neanche un granello di lievito.

Ingredienti per una chiffon cake da 20 cm di diametro

per l'impasto (tutti gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente)
100 gr di rossi d'uovo (circa 6)
50 gr di olio di semi di girasole
100 gr di latte
120 gr di farina 00
1/4 di cucchiaino di sale fino
per gli albumi (rigorosamente devono essere a temperatura ambiente)
210 gr di albumi (circa 6)
100 gr di zucchero


Preriscaldare il forno in modalità statica a 160°
In una ciotola mettere i rossi con l'olio e miscelarli molto bene con la frusta, quindi aggiungere nell'ordine il latte, la farina setacciata, il sale. Mescolare molto bene fino a che l'impasto si presenti liscio e lievemente montato.
A questo punto dedicarsi alle chiare che devono essere montate a neve fermissima con grande attenzione. Usare le fruste elettriche alla velocità più bassa, ovvero 1 per 10 minuti (non uno di meno) quindi aggiungere lo zucchero poco per volta e continuare a montare a velocità 2, fino a che non si crea il famoso 'baffo', ovvero un altro paio di minuti.
Poco per volta e molto lentamente incorporare all'impasto con i tuorli le chiare montate a neve, girando dall'alto in basso. Rompere sempre con molta delicatezza i possibili grumi di albume gonfio. L'operazione può durare almeno 5 minuti.
Versare l'impasto nella tortiera da chiffon cake che NON va unta o foderata.
Dare un paio di colpetti alla tortiera perche l'impasto si disponga con omogeneità. Con uno steccone da spiedino rompere eventuali bolle d'aria in superficie e sul fondo.
Informare la tortiera nel ripiano più basso e cuocere per un'ora tonda. Quindi abbassare la temperatura a 140° e cuocere almeno per un altro quarto d'ora abbondante, contollando che la superficie (che dovrebbe essersi gonfiata e spaccata come un soufflé) non brunisca troppo. Fare la prova stecchino e se esce asciutto, togliere la tortiera dal forno, farla cadere sul ripiano da un'altezza di 10 cm. per assestarne l'interno. Capovolgere la tortiera e lasciare freddare per almeno 6 ore. La torta non dovrebbe staccarsi dalle pareti della tortiera.
Una volta passato questo lunghissimo tempo, rimettere la torta in posizione eretta e con un coltello dalla lama sottile e lunga (ideale quello da prosciutto) tagliare intorno in modo che si stacchi dai bordi, quindi rigirare nuovamente la torta e staccarla dal fondo con il medesimo procedimento.
Per la glassa, vedete la ricetta dalla prima chiffon cake.
a questo punto non vi resta che comprare le candeline....

 Carla

mercoledì 2 agosto 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DIRITTO DI NAVIGAZIONE

Il papà e i suoi dieci bambini,
Rosso non vuole fare il bagno, Il compleanno di Rosa,
Bénédicte Guettier (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy, 2017



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"C'era una volta un papà che aveva dieci bambini.
Ogni mattina preparava dieci colazioni.
Metteva dieci mutande, dieci magliette, venti calzini, dieci pantaloni e venti scarpine."


La sera, quello stesso papà, dopo aver dato loro la cena, aver raccontato una storia, aver dispensato il bacio a ciascuno, di nascosto costruisce una barca. Quando i bambini la vedono si stupiscono assai e, secondo me, pensano che sarebbe molto bello navigare tutti assieme. Il papà però vuole fare un viaggio per mare da solo, così con molta tranquillità affida i suoi 10 bambini alla nonna. Salpa su quella barca che sembra di carta, si riposa, poi pesca e alla fine si addormenta. Ed è così stanco che dorme per 10 giorni interi. Al suo risveglio, forse ancora insonnolito, comincia a preparare la colazione...10 colazioni. Fa rotta verso casa e arriva proprio nel momento giusto per la colazione e, secondo me, per salvare la nonna da frattura certa del femore. Tutti e 10 i suoi bambini salgono a bordo per mangiare e per navigare con lui... E la nonna è salva.


Era il 2003 e con un titolo lievemente diverso (ma che suonava meglio) usciva questo libro. Lievemente diversa anche la copertina, ma il dirompente contenuto è rimasto pressoché identico, nella sua meravigliosa 'cattiveria', anche se nella prima edizione il viaggio doveva durare 10 mesi e non solo 10 giorni (pazienza e largo al politically correct). Come accadde per Urlo di mamma, suo coetaneo, questo libro arrivato da Oltralpe mostra comunque una certa disinvoltura di rapporti tra genitori e figli. Troppa disinvoltura perché al tempo molti non apprezzarono l'assenza programmatica della mamma (ad Harvard a fare il suo PHD? oppure morta? oppure sfinita dalle 10 maternità e fuggita con la vicina di casa?), e molti altri non apprezzarono il fatto che quel padre la barca la costruisca per sé (anche se poi cede alla nostalgia dei suoi bambini e torna e li carica tutti). Per non parlare dei 10 mesi di navigazione...

Naturalmente il libro fu invece apprezzatissimo dai piccoli lettori e le copie in biblioteca si consumavano nell'essere sfogliate e risfogliate. Nei loro occhi quei colori sgargianti diventavano indelebili. Quei dieci marmocchi dalle tutine tutte differenti, ma sostanzialmente identici nei visi tondi, sormontati dal unico grande ricciolo, sono una entità unica. L'azzurro che avvolge la navigazione in solitario è una festa. Il tratto nero, grosso e impreciso, una sigla cercata dalla Guettier.
L'altro elemento che cattura l'attenzione di bambini e bambine sta nella pervicace precisione del testo nel ripercorrere tutte le fasi della giornata di quel papà, senza mai dimenticare di enumerare in dettaglio ogni passaggio.


Lo confermo a distanza di 15 anni: continua a essere un bel libro, divertente, adattissimo alla lettura ad alta voce, grazie anche al tipo di illustrazione così particolare e leggebile a 10 metri di distanza.
Come spesso accade nei libri così ben progettati, nel disegno si nota tutta una serie di dettagli che nel testo non sono raccontati, ma che hanno la funzione di dare 'profondità di campo' alla narrazione. Penso alla figura della nonna che è letteralmente a un passo dal farsi parecchio male. Penso all'espressività del padre, alla sua barba sempre un po' lunga. Penso ai colori della bandiera della barca o alla coperta.
Ecco, riguardo ai colori, c'è una coerenza interna necessaria perché, dico un'ovvietà, ogni bambino o bambina andrà a controllare, pagina dopo pagina, che tutti e dieci i marmocchi siano rappresentati e presenti. Fa parte del grande gioco.


E sono molto contenta nel constatare che a ciascuno dei 10 bambini con i loro 10 colori la Guettier abbia dedicato singoli libri. 


I primi due usciti sono Il compleanno di Rosa e Rosso non vuole fare il bagno raccontano belle storie che hanno il pregio di dare carattere ai singoli protagonisti. In quest'ultimo la pazienza del padre viene messa nuovamente a dura prova, cosa che genera immediatamente la ricomparsa di una barchetta, come quella che un giorno lo portò lontano per un po'. Anche in questi libretti più piccoli per formato, che, si può sperare, saranno dieci, continua a mancare la mamma (ma noi nel frattempo ci siamo un po' emancipati?) e anche la nonna pare essersela filata!

Carla

NOTERELLA AL MARGINE
Un applauso a scena aperta per la scelta del colore anice, capitato in sorte a uno dei dieci marmocchi. Chissà se scalfirà la definizione di verde acido? Io me lo auguro. Gioisco anche per l'assenza del fucsia (e di tutte le sue storpiature, fuschia, fuschian eccetera) e di tutti gli altri stereotipi cromatici che mi perseguitano.