Visualizzazione post con etichetta medio oriente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta medio oriente. Mostra tutti i post

venerdì 11 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PUNTINO DI CONTATTO

Fin qui tutto bene!, Quentin Gréban 
Babalibri 2025 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni) 

"SULL’ARANCIA ERA POSATA UNA FARFALLA BLU. 
QUANDO IL FRUTTO CADE, LA FARFALLA VOLA VIA... 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO! 
LA FARFALLA BLU ATTERRA POCO LONTANO, SUL MUSO DI UN TOPOLINO CHE DORME DELLA GROSSA. CON IL SUO DELICATO BATTITO D’ALI, GLI SOLLETICA IL NASO... ED ECCO CHE IL TOPO INIZIA A STARNUTIRE, E NON RIESCE PIÙ A FERMARSI. 
«FIN QUI TUTTO BENE» DIRETE VOI... SÌ, MA ASCOLTATE IL RESTO!" 

Chiaro il gioco? 
Il topo cerca un posto più tranquillo per poter smettere di starnutire. Così quando vede l'asino ci salta sopra, ma uno starnuto fa sobbalzare l'asino che, imbizzarrito, comincia a correre e a sballottare il mercante che ha in groppa, per poi schiantarsi su una pacifica mandria di cammelli che partono all'impazzata in tutte le direzioni. Compreso il mercato che mettono a soqquadro... babbucce spaiate, spezie rovesciate e tappeti a brandelli. 
Qui bisogna intervenire. La cittadinanza infuriata si rivolge al gran sultano che - nella sua infinita saggezza - emette una sentenza nei confronti dei cammelli che si scagionano facilmente, indicando l'asino come il vero colpevole che a sua volta fa il nome del topo.
Questa è la storia di una povera arancia che non poté discolparsi.


Ma poi diventa la storia di 10 pesanti cocomeri da regalare a un'innamorata che alla fine si ridurranno al nocciolo (!), pur mantenendo la loro attrattiva...

La frase Fin qui tutto bene! a me fa venire in mente il film francese L'odio, in cui si racconta che un uomo, precipitando dal 50 piano, per farsi coraggio, a tutti i piani ripeteva a sé stesso fin qui tutto bene... Il film francese, di Kassovitz, è un film durissimo quanto bellissimo. Un film dove davvero precipita. Quindi vedere questa frase che mi riporta a quella periferia parigina in bianco e nero e grigio in un Superbaba tutto rosa fa il suo bell'effetto. 
A separare immediatamente i due contesti ci pensano gli acquerelli sempre così luminosi di Gréban e il fatto che la storia, al suo interno, allude evidentemente all'effetto farfalla, quello di Turing e poi di Edward Lorenz, sul battito d'ali di una farfalla che potrebbe essere la causa di un uragano altrove... 
Ma per un puntino Gréban, Kassovitz e Lorenz sembrano proprio toccarsi, ossia in tutti i casi il senso ultimo della frase: sperare che le cose possano migliorare. 
Anche nel libro di Gréban l'appoggiarsi di una farfalla che poi diventa un precipitare rocambolesco di topi su asini e poi di asini su cammelli e quindi di cammelli su banchetti del mercato ha una sua ineluttabilità: tutto sta precipitando verso il peggio.
 

Ma siccome siamo in un libro per bambini e non in un film sull'emarginazione di una banlieue francese, e non stiamo discutendo di modelli matematici, tocca dare una seconda possibilità al destino e trovare una soluzione che rimetta tutto in ordine.
Gréban, che ambienta la storia in un Medio Oriente non meglio identificato - ma cammelli, suk, fez e sultani, scimitarre, archi e cupole islamici e teiere di metallo inciso farebbero oscillare tra Marocco e Turchia - affida al sultano il compito di far tornare tutto a posto, individuando il colpevole. 
E così come era andato crescendo il parapiglia sempre più grande, dalla metà in poi del libro si va a ritroso fino a tornare alla magnifica arancia di partenza. 
A voler proprio cercare il pelo nell'uovo, l'arancia, come tutti gli altri personaggi coinvolti, è frutto (!) di un meccanismo ineluttabile e più grande. 
Lei come gli altri sono concause. Il famoso concorso di colpa... 
Ma tant'è è lei sola a farne le spese. 
E perché? Perché è l'unica che non può difendersi al tribunale del gran sultano e quindi tanto meno prendersi la sua responsabilità, solo in quota parte.
 

La seconda storia, anche questa, ma per motivi diversi, andrebbe ben discussa. Come la precedente, anche qui è intorno a un frutto che si ruota: il cocomero. 
E, simmetrica al precedente crescendo, qui si assiste a un diminuendo dei cocomeri e a un crescendo delle dimensioni degli aiutanti del giovane innamorato. 
La grazia di queste due piccole storie sta proprio in questo loro essere circolari, nel loro interno ripetersi, nell'essere movimentate, ma pur sempre tiritere, utilissime per chi sia alle prime armi con la lettura.

Per entrambe però, a lettura fatta, si potrebbe aprire un bel dibattito. Discutere sulle responsabilità con la prima e con la seconda ragionare ed eventualmente ribellarsi all'idea che le ragazze siano tutte golose, sensibili, romantiche e con il cuore tenero e i maschi tutti... timidi.
Tzè.

Carla

venerdì 30 settembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CORAGGIO DI AVER PAURA

L'aranceto, Larry Tremblay (trad. Fabio Regattin) 
Beisler 2022 



NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Se Ahmed piangeva, piangeva anche Aziz. Se Aziz rideva, rideva anche Ahmed. Per prenderli in giro la gente diceva: 'Un giorno si sposeranno'. La loro nonna si chiamava Shahina. Con quei suoi occhi malandati li confondeva sempre. Li chiamava 'le mie due gocce d'acqua nel deserto'. Diceva: 'Smettetela di tenervi per mano, mi sembra di vederci doppio'. Diceva anche: 'Un giorno non ci saranno più gocce, ci sarà soltanto acqua e basta'." 

Ahmed e Aziz sono fratelli. Gemelli. Ahmed sente le voci nella sua testa, Aziz è molto malato. 
Vivono nel deserto, con i genitori, Zahled e Tamara. Non lontano dalla loro povera casa, quella dei nonni e l'aranceto - un'oasi di colori e profumi - che suo padre coltiva con ostinazione. 
C'è la guerra. Una guerra che ha distrutto la loro scuola e ha appena ridotto in macerie la casa dei nonni. Il giorno in cui li seppelliscono, il padre riceve una strana visita che mette in grande allarme Tamara Dalla jeep avvolta nella polvere scende Soulayed che instilla nel cuore di Zahled il seme della vendetta. Le bombe che hanno ucciso i vecchi genitori provengono dalla montagna, dietro cui si nasconde il nemico. 
Occorre reagire e portare la morte tra gli avversari, anche se questo comporterà il sacrificio di una giovane vita: quella di Ahmed o quella di Aziz. Uno di loro due, questo è il piano che Soulayed espone a Zahled, dovrà arrivare sull'altro versante del monte e farsi esplodere per portare la morte a casa del nemico. 
Un sacrificio enorme che sembra avere il sapore dell'eroismo e della gloria. 
Un dilemma enorme per un padre: quale dei due figli mandare al sacrificio. 
Un estremo tentativo di opporsi a un destino ingiusto per una madre: quale dei due figli salvare. 

Il racconto di Ahmed, quello di Aziz e in ultimo quello di Sony. Tre voci per un'unica storia. 
Una storia che è contemporaneamente il racconto verosimile di un percorso di crescita, difficile, attraversato dalla guerra, da separazioni, rimorsi, e tentativi di riscatto. 
Ma è anche lo spunto per porre in essere una tragedia - attraversata da un dilemma, come accade in quella classica o in quella shakespeariana. 
E ancora: è una parabola dal tono universale per ragionare sul male che incarna la guerra, senza remissione, senza redenzione. 
Ed è anche una galleria di una umanità diversissima nelle sue sfumature. Al suo interno si riconoscono la debolezza di un padre e la forza di una madre, l'indissolubilità di un legame tra fratelli, la spregiudicatezza di chi decide del destino di altri, l'incertezza e l'ingenuità di chi non sa, di chi della guerra - per sorte - ne ha solo sentito parlare... 
Un libro che dimostra una grande originalità nella struttura e nel suo punto di osservazione che, solo sul finale, arriva a coincidere con gran parte dell'esperienza creativa di chi lo ha scritto: Tremblay non è solo un romanziere, ma anche un drammaturgo di calibro. 
La prima parte del romanzo, quella raccontata con la voce e lo sguardo di Ahmed, è decisamente quella che inchioda il lettore alla pagina e lo bombarda di quesiti interiori di rilevante importanza: lo mette di fronte alla guerra, alla sua insensatezza. Per come è congegnata, è proprio difficile ignorare i termini della questione. E diventa necessario prendere posizione: per questa volta è davvero impossibile potersi consolare con l'idea che sia solo 'finzione'. 
E altrettanto impegnativo è districarsi nelle ragioni dell'uno o dell'altro, nello scegliere tra il coraggio e la paura, tra il sacrificio e il senso di colpa. 
Non è difficile constatare che alla radice della guerra ci sia l'uomo, la sua sete di vendetta e odio, mentre parrebbe che spetti alla donna il coraggio di fare una scelta che abbia in sé, seppur dilaniante, un nocciolo di futuro. Ed è proprio questo slancio verso il domani che porta il lettore alla seconda parte, quella raccontata dalla voce di Aziz.
Sono passati dieci anni, lo scenario è del tutto diverso: negli Stati Uniti, sulle tavole di un palcoscenico durante le prove di uno spettacolo che sta per debuttare. Tutto il passato che ha arrovellato il lettore, adesso si intreccia con il presente, lo appesantisce, o per meglio dire, gli dà la giusta profondità e complessità di visione e lettura. 
Un dialogo serrato tra un professore che mette in scena un racconto di guerra, una guerra raccontata per sentito dire, e un ragazzo che sulla propria pelle la guerra e le sue conseguenze le ha incise in modo indelebile. 
L'impossibilità da parte sua di accettare le approssimazioni e le ingenuità del professore, porta il ragazzo lontano dalla scena, salvo poi tornarci, inaspettato, a chiudere il cerchio. 
A dimostrare a se stesso e a tutti che forse proprio attraverso la finzione, attraverso un palcoscenico di un teatro, ma verrebbe da dire anche attraverso le pagine di un gran bel libro come questo, si prende coscienza di quello che si è. 
Con l'auspicio che leggerlo possa contribuire alla crescita del 'fragile albero della convivenza', per usare le parole di Giuseppe Cederna che questa storia la chiude con un suo pensiero tanto accorato quanto pieno di speranza. 


Carla

mercoledì 23 settembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

QUANDO HODJA NON MISE LA TESTA A POSTO

Il tappeto volante del Bulgistan, Ole Lund Kirkegaard
(trad. Maria Valeria D'Avino)
Iperborea 2020
 

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"'Io voglio andare in giro a conoscere il mondo'. Papà Hodja scuoteva la testa.
'Che sciocchezze', diceva. 'Chi ti ha messo tanti grilli in quella stupida testa. No, figliolino, tu resterai qui a Pjort e diventerai un sarto. Allora sì che sarai in una botte di ferro'. 'Io non voglio finire in nessuna botte!' protestò Hodja. 'No, no ridacchiò divertito il vecchio Hodja, strofinandosi uno dei suoi occhi storti. Volevo dire che avrai una bella casetta, un giardino con la fontana e... eh eh, forse anche una bella mogliettina, che ne pensi?'"

Spesso, e a latitudini diverse, tra padri e figli non c'è comunanza di obiettivi.
E così capita che anche in questo villaggetto del lontano Bulgistan, Pjort, tra i due Hodja non ci sia intesa. 
 
 
Il vecchio sarto Hodja, strabico e un po' indolente, come la maggioranza degli abitanti del villaggio, non asseconda il desiderio del piccolo Hodja che, pur di non andare a scuola, si è messo in testa di voler vedere un po' di mondo. Tutti i grandi a cui lo chiede lo prendono in giro e nessuno è disposto ad aiutarlo nell'impresa.
Tutti, tranne il vecchissimo el-Faza. Forse perché ha gli occhi diversi da tutti gli altri, questo tessitore di tappeti è l'unico che asseconda il desiderio di questo bambinetto curioso, offrendogli in prestito un tappeto di un bel rosso fiammeggiante, che può volare.
A cavallo del tappeto, a parte una prima partenza rocambolesca, Hodja spicca il volo e finalmente vede un po' di mondo. Da solo.
 

Attraversa il cielo del suo villaggio abitato da uomini in babbucce, grandi bevitori di acquavite e donne vestite di nero e con il velo in testa, vola sui terrazzi dove spesso la notte le persone si sdraiano per vedere le stelle e addormentarsi con il profumo di zagara nelle narici, ma si spinge anche più in là. Arriva nella grande città di Naga dove le strade brulicano di gente e il grande palazzo del sultano svetta.
La grande città però si rivela pericolosa e il piccolo Hodja ne passa di cotte e di crude. Nonostante ladri, imbroglioni, potenti, guardie con le lance e carcerieri grami cerchino di fargli del male, con lui non ce la fanno ad averla vinta: il mondo degli adulti fatto a pezzi dall'inventiva di un ragazzino.

La banda dei bambini di Ole Lund Kirkegaard è roba forte.
Tutto è cominciato in Danimarca nel 1967 con il piccolo Virgil, poi a regolare cadenza annuale, sono nati dalla sua penna Albert, Jakob e co. in Orla Mangiarane, Hodja, poi Topper e co. in Otto, Ivan Olsen, il Tarzan di Gomma e tra quelli postumi Tippe con il suo cappello a punta.
Bambini speciali che in Italia hanno già avuto una loro veste editoriale, pubblicati da Mursia tra gli anni Ottanta e Novanta, nella collana i Corticelli. E ora, uno dopo l'altro, speriamo, stanno arrivando nel catalogo di Iperborea con le nuove traduzioni di Maria Valeria D'Avino. E a colori!
In patria, la Danimarca, sui suoi libri sono cresciute intere legioni di bambini e bambine. Tradotti da subito in molte lingue, trasformati anche in film di successo, i libri che raccontano le avventure di tutti loro sono tenuti insieme da un Leitmotiv molto preciso che probabilmente ne ha decretato il successo e l'entrata a tutto diritto tra i classici della letteratura.
La costante è il fatto che questi bambini incarnano l'esatto contrario del mondo degli adulti. Sono agli antipodi.
 

Tutti loro infatti in un modo o nell'altro si trovano a dover combattere una personale battaglia contro la stupidità diffusa dei grandi che hanno intorno. Lo abbiamo visto già con il Piccolo Virgil (e io personalmente ne ho avuto contezza leggendo al principio della mia storia con i libri per l'infanzia su un librino Mursia ora tutto scollato, l'esilarante Orla Mangiarane, un bullo fatto e finito a cui due ragazzini svegli fanno scherzi tremendi).
Lo constatiamo nuovamente qui, seguendo il piccolo Hodja che vuole vedere il mondo, invece di mettere la testa a posto.
Due sono i protagonisti assoluti di questa storia. Da un lato c'è Hodja -un po' anche fratello di Alì Baba- con la sua tenacia, capace di cavarsela, di realizzare i suoi sogni, con la sua scaltrezza, abile e svelto a organizzare imbrogli per chi l'ha imbrogliato. 
 

Dall'altro, il contesto in cui agisce. La descrizione di questo villaggio mediorientale, una buffa commistione tra mondo scandinavo e levantino (a partire dalla toponomastica), andrebbe apprezzata e meditata. Contesto che si costruisce, innegabilmente sulla percezione del Medio Oriente da parte di un danese, attraverso il racconto dei dettagli e una ironica descrizione delle abitudini locali: le babbucce, i narghilè, il bianco delle case, i loro tetti piatti (quanto devono suonare esotici in tutto il Nord Europa), le donne con il velo, il brulichio del mercato e della grande città, la grassezza del sultano, il cicaleccio delle sue 234 mogli, e la loro passione per i bambini, la pigrizia diffusa, il grande caldo che mette sete... di acquavite. 
 

In tutto questo, l'elemento magico che spesso arriva nei libri di Kirkegaard, è l'elemento simbolo per eccellenza di quel mondo: un tappeto volante.
Puro divertimento sono i suoi disegni a china. Con quella giusta percentuale di ironia caricaturale che un bambino o una bambina riconoscono immediatamente come affine.
Ecco. Ed è proprio l'affinità che Kirkegaard dimostra di possedere nei confronti dei più piccoli che rende la banda dei suoi bambini roba forte. Vissuto in un piccolo centro della Danimarca, Kirkegaard per diversi anni ha fatto il maestro. A questo osservatorio privilegiato un giorno però ha voluto rinunciare per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Scelta che ha regalato ai suoi lettori tante buone storie, ma a lui diversi rimpianti e qualche fragilità di troppo. 
 
 
A soli trentotto anni è caduto nella neve e non si è più rialzato.

Carla


lunedì 6 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LENTI E ATTENTI
Sufi, bestie e sultani, Jalâl âlDîn Rûmî, Nooshin Safakhoo
Topipittori 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Il califfo disse a Laila: 'Sei tu veramente la ragazza per la quale Majnun ha perso la testa e il senno? Eppure non sei più bella delle altre belle'. E Laila rispose: 'Taci, tu non sei Majnun! Se tu avessi gli occhi di Majnun, riusciresti a vedere la differenza. Tu sei in te, Majnun è fuori di sé. In amore essere in sé impedisce di vedere."


Chi è troppo concentrato sulla propria mente, difficilmente sa amare. Allo stesso modo quando la mente pensa di poter capire ogni cosa, è proprio allora che non riesce a vedere la Bellezza, perché concentrata a seguire le inutili preoccupazioni.
Questa è la sapiente risposta di Laila riguardo all'amore.
Tutto, in questo libro, ruota intorno alla sapienza.
La filosofia di Jalâl âlDîn Rûmî, poeta e mistico sufi vissuto otto secoli fa, è 'lente' per guardare meglio nel profondo dell'animo umano.
La stupidità, l'astuzia, la capacità di saper moderare il proprio linguaggio, la saggezza di saper prevedere il pericolo incipiente o, al contrario, la dabbenaggine di chi si fida troppo, sono alcuni dei grandi nodi intorno a cui ragionano i testi di Jalâl âlDîn Rûmî, riscritti da Anna Villani e Giovanna Zoboli.
Il pappagallo stupido che si paragona a un sufi che gli passa accanto, o il leprotto astuto che, nonostante le aspettative, riesce a far precipitare in un pozzo il leone che si era creduto invincibile, o ancora il pesce intelligente che fugge nel mare, scampando le reti dei pescatori sono alcuni dei personaggi che popolano questi 16 racconti, da centellinare in una lettura lenta e attenta.


Occorre prendersi il dovuto tempo, il dovuto silenzio, occorre sgombrare la mente dai molti stereotipi su cui viaggia a gran velocità il nostro pensiero occidentale e quindi, solo dopo tutto questo, si può prendere in mano il libro per leggerlo e capirlo.
Ci si potrà soffermare a ragionare su alcune grandi verità, come quella di Laila sull'amore, o quella del sufi sulla prudenza, o ancora quella del pesce intelligente solo a metà, si potrà sorridere nel leggere la storia di una partita a scacchi tra un bravo giocatore e un principe collerico o quella di una moglie bugiarda e ingorda e di un gatto innocente.
Un racconto per pagina, una tavola di Nooshin Safakhoo per ogni racconto. La sensibilità e la capacità di sintesi di questa illustratrice iraniana è in assoluta sintonia con Jalâl âlDîn Rûm. Astrazioni e simbolismi rendono ogni illustrazione emblema di quanto raccontato nel testo. I volumi diradano, spariscono le ombre e con loro il senso della realtà, del quotidiano, del contingente per privilegiare il registro filosofico, direi universale, dell'immagine. E così le architetture, poche e geometrizzate a tal punto da cancellare quasi del tutto il senso di profondità, sono piuttosto cornici che focalizzano il centro dell'azione; i personaggi, anche loro, così poco caratterizzati nelle fisionomie, sono leggibili come veri 'archetipi' dell'uomo e della donna, al pari degli animali, moltissimi, vere e proprie icone di volpi e cammelli. 

Questa rarefazione di segno e, sottile ma brillante, la trama di particolari quali l'abbigliamento, gli intrecci geometrici e floreali, ci portano immediatamente nella cultura iconografica mediorientale, che contribuisce a rendere questo libro 'qualcos'altro'.
Andrebbe spiegato ai bambini che anche noi veniamo da lì, ma che, troppo spesso, ce lo dimentichiamo (purtroppo per noi). 

Carla

lunedì 13 febbraio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PICCOLO, GRIGIO E CON GLI OCCHI SFAVILLANTI

CHE RAFFREDDORE,ORSO!, Bonny Becker, Kady Mac Donald Denton
Nord-Sud 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Orso era malato, molto molto malato.
Aveva gli occhi rossi, il muso rosso,
la voce rauca e un gran mal di gola.
Era assolutamente certo di essere il malato
più malato del mondo!

Una mattina, Orso sentì bussare alla porta.'Avanti!' mugugnò."


Eccolo, è tornato! Questa volta in veste di premuroso 'infermiere'. E' lui il topo più simpaticamente invadente che io conosca. Piccolo, grigio e con gli occhi sfavillanti (questo è un vero mantra per chi conosce i due libri che questo hanno preceduto). La coppia topino/orso è già molto collaudata: uno molto esuberante, l'altro molto riottoso. Tutto ebbe inizio nel lontano 2009 quando il topino, con pervicace insistenza, tentò di introdursi nella casa dell'orso che per sua scelta aveva deciso di non avere MAI ospiti tra i piedi. D'altronde non si dice a chi si dimostra forastico: Mamma mia, sei proprio un orso! Non sarà mica un caso?
Come andò a finire tra topo e orso? Così:


l'orso recalcitrante cedette su tutta la linea e non solo in quella occasione lo ospitò per il tè, ma i due diventarono amici. Così, a un anno esatto di distanza, nel 2010 il topino pensò fosse giunto il momento di passare una notte insieme al suo amico orso che, seppur a malincuore -sempre di orso si tratta, non dimentichiamolo- gli offrì un comodo giaciglio nel cassetto del suo comodino. Va da sé che la notte insieme fu piuttosto burrascosa...


e adesso ci siamo di nuovo. L'orso è malato. A voler dare retta a lui, addirittura sul punto di morire Per il topino è il momento di sfoderare tutta la sua baldanzosa amicizia e tutte le sue cure per portare l'amico verso una pronta guarigione. Non serve però leggergli un buon libro, né cantare o suonare per lui. Né tanto meno aiutarlo a coricarsi, rincalzargli le coperte o preparargli una fumante zuppa di ortiche. Orso si sente alla fine, vuole fare testamento, ma è proprio nel momento dell'assegnazione dei suoi beni terreni, dai pattini allo spazzolone per lavare, che il topolino dice una parola di troppo...

Siamo di fronte a una vera e propria 'saga' del topo piccolo, grigio e con gli occhi sfavillanti e del suo amico orso. Tre titoli fanno già una serie (ne esiste un quarto non ancora tradotto).
Tutti e tre i libri sono divertenti, ma con il passare delle puntate mi pare si sia persa l'allegria iniziale. Il primo, Niente ospiti,era davvero geniale: poche scene, una situazione che si ripete a loop (cosa che ai piccoli piace da morire) e che ha sempre un'uscita a sorpresa (altra cosa che fa ridere molto). Bellissimo. Nella seconda puntata, il tormentone prosegue, ma si ingarbuglia l'intreccio e i ruoli non sono sempre così chiari.
Qui, nella terza puntata, è soprattutto il finale ad essere debole e, a mio giudizio, non così di così immediata comprensione per un piccolo lettore.
Ciò nonostante Bonny Becker mi pare molto talentuosa e molto adatta al picture book, se si pensa che è solo da tre anni che scrive libri per bambini.
L'illustrazione è invece sempre all'altezza. A me personalmente, questo tipo di disegno ad acquerello, molto legato alla tradizione anglosassone, piace molto. Ma questo lo sapete già...

Carla

Bonny Becker, Kady Mac Donald Denton, Un topino per amico, Nord-Sud Edizioni 2009
Bonny Becker, Kady Mac Donald Denton, Buonanotte, Orso!, Nord-Sud Edizioni 2010

giovedì 24 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL NARRATORE  DI HEIDELBERG
 
IL DONO INCANTATO DEL BRIGANTE, Rafik Schami
Garzanti, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Con le mani tremanti l'aprì e lesse il titolo scritto in svolazzanti caratteri arabi, tra le variopinte decorazioni della prima pagina: La mia avventurosa vita e le mie esperienze oltremodo sorprendenti con uomini e animali, scritte da un devoto servo di Dio, lo smisuratamente giusto e coraggioso brigante Adel. 
Un sorriso sfiorò le labbra di Adel al pensiero che suo padre avesse creato tutto quel mistero attorno a una semplice fiaba di briganti. Pieno di curiosità voltò pagina. Dal libro uscì sibilando un fumo bianco..." (p.12)

Un bambino incuriosito da un libro misterioso e parlante che giace nascosto sotto chiave è l'inizio del primo racconto, Il cammelliere di Heidelberg.
Questo strabiliante tomo scritto con svolazzanti caratteri arabi, un fumo che si sprigiona alla sua apertura, un cammello e il Cammelliere che compare nel titolo sono tutti elementi che ci conducono ad un'ambientazione mediorientale, tra deserti e carovane, ma nel titolo c'è anche Heidelberg, romantica città tedesca circondata da selve e boschi, posta al centro dell'Europa.
Proprio in questa commistione tra mondo fiabesco della migliore tradizione mediorientale e un Occidente moderno risiede la cifra distintiva di questo racconto, ma in verità dell'intero libro: otto storie che viaggiano tra la fiaba più classica tra morbidi cuscini e incensi e quella contemporanea di gusto tutto occidentale. 

 
Ne Il cammelliere di Heidelberg l'elemento magico apre e chiude questo lungo racconto costruito sulla memoria delle proprie origini e sulla nostalgia della propria terra. Gusto decisamente da Mille e una notte ha il racconto Fatima ovvero la liberazione dei sogni, salvo poi richiamare alla memoria la fiaba di Barbablu e la sua camera segreta.
Ne Il corvo acrobata oppure in Albin e Lila o nel Leone Benilo i protagonisti sono gli animali che, in chiave un po' favolistica, incarnano atteggiamenti e caratteri umani. 


Bobo e Susu, il mio racconto preferito tra gli otto, è una storia d'amore struggente e meravigliosa con un coupe de théâtre finale tra una topolina e un elefante. Immaginifico e assurdo il racconto de Il drago e il matto come anche L'albero volante, che chiude il libro; quest'ultimo piacerà tanto ai bambini e sarebbe piaciuto tanto anche a Rodari, perché racconta di un albero che decide di non decidere quale albero essere, si alza in volo con le rondini e prende a schiaffi un pellicano.
Come d'abitudine accade nelle fiabe che arrivano dal Medio Oriente, vorrei chiudere tornando al punto di partenza, ovvero la sapiente commistione tra antico e moderno, tra Oriente e Occidente, tra realtà e magia.
La ragione di questa sapiente fusione di elementi diversi sta nell'autore stesso del libro: Rafik Schami strepitoso e pluripremiato romanziere siriano esiliato ed emigrato in Germania nel 1971. Grande affabulatore, Rafik Schami ha sempre raccontato nei suoi romanzi il suo mondo di un tempo e il suo mondo di adesso. Ne Il dono incantato del brigante tocca tutti i temi a lui più cari che abbiamo letto nei suoi numerosi romanzi 'da grandi': la nostalgia della sua terra e della sua cultura, il rispetto per le diversità, l'elogio della pazienza e della gentilezza, la grande ironia e autoironia, e dentro ogni cosa un grande senso di magia e di meraviglia...

Carla